STORIA DI UNA VERTENZA - "RICHARD GINORI"
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Vertenza R.G. (per salvare il pdf, tasto destro del mouse, poi salva oggetto con nome)
VERTENZA RICHARD GINORI
Nel 1997 Carlo Rinaldini, già proprietario dell’industria ceramica Pagnossin di Treviso, acquista da Salvatore Ligresti Richard Ginori, che comprende lo stabilimento di Sesto Fiorentino e lo stabilimento di Laveno (VR).
Da subito si da avvio all’esternalizzazione in Cina ed in Bangladesh di alcune produzioni, e si decide di costituire una sorta di polo italiano della ceramica. Per realizzarlo, oltre alle già acquisita Richard Ginori, Carlo Rinaldini acquista anche lo stabilimento di Trequanda (Siena) che produce terracotte di qualità. Insieme allo stabilimento Pagnossin di Treviso viene così creato un gruppo che si pone come leader italiano del settore e come uno dei più importanti in Europa.
L’esternalizzazione in Bangladesch della produzione di Bona-China (un particolare tipo di porcellana) porta progressivamente alla chiusura dello stabilimento di Laveno, unico produttore in Italia ed uno dei pochissimi in Europa di questo particolare e richiestissimo prodotto. Vengono posti in mobilità circa 80 lavoratori e si da avvio ad una speculazione edilizia su quelle aree.
Nel 2000/2002 l’azienda, per coprire le perdite, effettua una serie di operazioni al limite sui bilanci. Tra tutte spicca una grande operazione di conto vendita attraverso la quale si fattura ai clienti ingenti qualità di prodotto extra ricco, quindi di grande valore, che poi risulterà invenduto e che, dopo qualche anno, rientrerà tutto a Sesto Fiorentino. Inoltre si inizia a forzare la produzione mettendo a valore nei bilanci il magazzino che aumenta esponenzialmente.
Nel 2003 cominciano a trapelare le prime notizie di un forte indebitamento del gruppo Pagnossin: circa 50 milioni di Euro. Contemporaneamente esplode il caso Parmalat. La società di Revisione di conti, la stessa di Parmalat, ormai sotto i riflettori, diventa improvvisamente severa e non certifica più i bilanci Richard Ginori sino a quel momento tranquillamente certificati. A questo punto la situazione precipita.
Carlo Rinaldini cerca di recuperare liquidità vendendo gli assets immobiliari di Richard Ginori. Si costituisce una società al 50% denominata R.G. Real Estate, l’altro socio è la società Trigono, composta da costruttori edili toscani. L’operazione frutta a Carlo Rinaldini 30 milioni di Euro. Non un Euro rientrerà in Richard Ginori ma andrà a ripianare, ma solo in parte, il debito contratto con le banche.
Nel contratto di acquisto Richard Ginori si impegna a pagare un affitto a Trigono pari a 120.00 euro l’anno sino al 31/7/2010, per poi passare a 120.000 euro mensili sino al 31/7/2013 termine ultimo posto da Trigono a Carlo Rinaldini per liberare l’area e poter così iniziare la speculazione.
Richard Ginori richiede una CIG per 50 lavoratori, la causale è lo smaltimento dei magazzini. In realtà questo è solo un pretesto, la vera causa è presentare alle banche un piano che preveda un consistente taglio di costi in modo da poter convincere gli istituti di credito a prorogare le scadenze del debito.
Sindacato e R.S.U. raggiungono, per salvaguardare al massimo i lavoratori, un accordo sulla CIG. La Cassa Integrazione risulterà poi devastante sulla produzione, tanto che l’azienda richiamerà i lavoratori prima della fine della stessa.
Anche nello stabilimento di Treviso, Pagnossin, si da l’avvio ad una mobilità per tutti i lavoratori.
Altrettanto avviene nello stabilimento di Trequanda. In meno di 10 anni Carlo Rinaldini distrugge un’intero gruppo industriale composto da 5 stabilimenti. Si perdono quasi 200 lavoratori.
In Ginori riprende la produzione con grande difficoltà. La CIG ha depauperato i magazzini sia del prodotto obsoleto ma anche di quello da consegnare. Inoltre la grave crisi finanziaria mette a repentaglio la normale operatività dello stabilimento. Mancano i fondi per tutto: grosse difficoltà nell’acquisto di materie prime, mancata manutenzione degli impianti e dello stabilimento.
Le banche continuano a rinnovare il credito a Carlo Rinaldini ma appaiono nuovi indebitamenti: 5 milioni di Euro con l’IMPS in ragione di mancati contributi versati, altrettanti con l’erario e 9 milioni di euro con i fornitori.
Nell’ultimo anno la situazione finanziaria si aggrava ulteriormente. Carlo Rinaldini nomina e rimuove 4 amministratori delegati di fila. Ognuno di essi presenta un suo piano industriale (atteso da due anni), in contraddizione ed in contrapposizione con quello presentato da chi l’ha preceduto. Ogni Piano Industriale è comunque caratterizzato dal taglio di costi da ottenere attraverso una riduzione di personale.
In un Piano Industriale si taglia il magazzino e il settore logistico, in uno la fabbricazione, in uno la decorazione ed infine, nell’ultimo Piano presentato si taglia in ogni settore dell’azienda. Questo a dimostrazione che i Piani Industriali vengono presentati ad uso e consumo delle banche e degli investitori e non sono collegati alle esigenze ed alla realtà dello stabilimento.
L’accordo con il sindacato viene quasi raggiunto con il penultimo A.D., Giuseppe Biesuz, proveniente da Finmec. Nell’accordo viene terziarizzato il magazzino, lasciando però ai 20 lavoratori di quel settore la volontarietà se rimanere in Richard Ginori o passare nella società che poi gestirà la logistica. Vengono poi dichiarati altri 50 esuberi che verranno gestiti in maniera il più possibile indolore, prevedendo un blocco del turn over e la loro uscita nell’arco di tre anni una volta raggiunti i requisiti per la pensione.
In prossimità dell’accordo definitivo Biesuz viene licenziato e sostituito dall’attuale A.D. Domenico Dal Bò, già A.D. in Volare Web dove Carlo Rinaldini era stato nominato dal governo di centro destra come Commissario Straordinario. Strana situazione: viene chiamato a tentare di salvare un azienda un imprenditore che in poco tempo aveva dilapidato il proprio gruppo industriale.
Le banche cominciano a farsi più pressanti, sino a quando danno come termine ultimo di scadenza per il rientro di una prima tranche di debito pari a 28 milioni di euro il 31 giugno 2006.
E’ ormai evidente che Carlo Rinaldini è ad un bivio: o ricapitalizza la società cercando un nuovo socio o deve vendere la Richard Ginori.
La società Starfin si dichiara disponibile all’acquisto, per una cifra pari a 30 milioni di euro e con un piano di rilancio e di investimenti per lo stabilimento di Sesto.
Nel frattempo Domenico Dal Bò si presenta dichiarando nel primo incontro con sindacato ed R.S.U. la necessità di una CIG e la volontà di avviare una produzione massificata riservandosi la presentazione di un nuovo piano industriale.
Iniziano gli scioperi articolati e di settore.
L’Amministratore Delegato presenta finalmente il suo piano industriale: viene confermata la volontà di iniziare una produzione massificata e di più basso livello così da poter aggredire le fasce medie del mercato, e viene specificato il numero dei lavoratori in CIG: 109. Il piano industriale, al di là dell’annuncio di voler valorizzare alcuni settori ritenuti strategici, non prevede un solo euro di investimento, né sugli impianti , né in formazione, certificando così un impoverimento dello stabilimento, senza nessuna garanzia ne prospettiva per il futuro, e creando così i presupposti, a giudizio del sindacato, per una sua chiusura definitiva, o nella migliore delle ipotesi, in una trasformazione in una entità solamente commerciale.
Inoltre si dichiara la disponibilità alla realizzazione di un nuovo stabilimento pari ad un investimento di oltre 40 milioni di euro ma, per mancanza di fondi, si dichiara che essi andranno reperiti attraverso l’avvio della speculazione edilizia. Una volta terminata e messa a profitto, si potrà procedere alla costruzione del nuovo insediamento industriale.
I lavoratori riuniti in assemblea danno un mandato chiaro ai sindacati per la trattativa, riassumibile in tre punti:
- Un piano industriale concordato e quindi radicalmente diverso da quello presentato, che presenti garanzie per il futuro dell’attività.
- La salvaguardia dei livelli occupazionali e la salvaguardia dell’attività intesa come manifattura, requisito questo indispensabile al mantenimento della qualità e quindi garanzia per il futuro dell’attività.
- La certezza della costruzione di un nuovo stabilimento, attraverso un protocollo istituzionale di cui l’amministrazione comunale di Sesto Fiorentino sia garante.
Nell successivo incontro presso l’Associazione Industriali Fiorentina il sindacato ribadisce la disponibilità ad aprire una trattativa partendo da questi punti. La risposta dell’azienda è negativa, precisando che il piano industriale è immodificabile e che in realtà, visto le modalità di richiesta di cassa integrazione, cioè per crisi aziendale, e quindi Cassa Integrazione Straordinaria i lavoratori posti in CIG diventano esuberi strutturali e quindi, non rientreranno al loro posto di lavoro.
Nell’ultima assemblea, i lavoratori rinnovano il mandato al sindacato sui soliti tre punti, rifiutando ogni trattativa che presupponga la mancata salvaguardia di tutti i posti di lavoro e quindi rifiutando ogni trattativa sulla gestione di una cassa integrazione straordinaria e votano per la continuazione e la intensificazione delle iniziative di lotta.
Nel frattempo Rocco Bormioli, industriale del settore del vetro, si dichiara disponibile ad entrare in società con Carlo Rinaldini, versando alla fine di luglio circa 15 milioni di euro, i 15 milioni di euro restanti utili a coprire interamente la prima tranche di debito ( la seconda scade a settembre ed è pari ad altri 30 milioni) andranno ricercati sul mercato.
Intanto la società di revisione di conti KPMG non certifica il bilancio Richard Ginori adducendo le seguenti motivazioni:
La societa' di revisione ritiene che manchino i ragionevoli presupposti di continuita' aziendale a causa della concomitanza di fattori quali la perdita registrata nel 2005, l'assorbimento dei flussi di cassa operativi, il mancato rispetto dei parametri di garanzia dei finanziamenti bancari, il mancato pagamento di rate di finanziamento scadute e di debiti verso l'erario ed istituti previdenziali e infine la mancata formalizzazione di accordi e trattative con le banche per il riequilibrio della situazione finanziaria ed economica come descritto nella relazione sulla gestione.
Dopo tre mesi di dure lotte fatte di scioperi ed iniziative pubbliche, appoggiate e con il sostegno di importanti istituzioni, il presidente della Giunta Regionale Toscana lancerà un appello a salvaguardia di Richard Ginori che raccoglierà le adesioni del mondo politico ed intellettuale fiorentino e toscano, nonché l’adesione di migliaia di cittadini, sino ad arrivare ad una importante dichiarazione del Presidente della Repubblica a sostegno della storica manifattura, si giungerà, il 17 luglio alla firma di un accordo il cui risultato più importante sarà quello di una trasformazione della Cassa Integrazione da straordinaria a ordinaria, scongiurando così la possibilità di licenziamenti.
Nell’accordo Richard Ginori si impegna ad aprire entro il mese di settembre un tavolo sindacale per approfondire discutere e possibilmente condividere il contenuto del Piano Industriale, ed aprire un tavolo istituzionale da attivare presso il Comune di Sesto Fiorentino che avrà come obbiettivi l’individuazione e l’acquisizione delle aree per l’edificazione di un nuovo stabilimento, nonché la definizione dei tempi, le modalità, i costi e il piano di finanziamento.
A settembre i primi incontri del tavolo sindacale vanno falliti. L’Azienda si dimostra reticente e per niente disponibile ad aprire una discussione sul Piano Industriale.
Anzi, vengono ribadite con forza le direttrici principali sulle quali si muove il Piano Industriale elaborato dall’A.D. Domenico Dal Bò, che prevede una fortissima industrializzazione della produzione e il conseguente abbandono della attività manifatturiera, l’avvio di una produzione massificata con un prodotto di bassa qualità ed il conseguente ridimensionamento dell’occupazione.
Contemporaneamente, l’avvio della Cassa Integrazione, unita alla grave crisi finanziaria che investe l’azienda, mette in grave crisi Richard Ginori. La situazione diventa insostenibile, mancano le risorse per tutto, addirittura alcuni impianti vengono fermati per mancanza di materie prime. A questo si unisce la volontà dell’A.D. di dimostrare la validità del suo Piano Industriale e le scelte produttive che attua si rivelano fallimentari.
Le R.S.U. ed i lavoratori, di fronte a questa situazione, lanciano l’ennesimo grido d’allarme scrivendo una lettera aperta alle istituzioni locali, ai ministri competenti ed al Presidente della Repubblica, sottolineando come Richard Ginori stia piano piano morendo, come volontariamente si voglia chiudere un’esperienza industriale che per oltre trecento anni ha dato lustro all’Italia.
Nel frattempo viene definito l’accordo tra Carlo Rinaldini e Rocco Bormioli. Nell’accordo Rocco Bormioli si impegna a versare 12, 5 ml. di euro, i restanti 15 ml. di euro necessari all’aumento di capitale dovranno essere reperiti sul mercato. L’accordo è però soggetto ad una serie di clausole sospensive che lo mettono seriamente a rischio di realizzazione. L’accordo stesso è però, a giudizio sindacale, non soddisfacente in quanto l’apporto finanziario dell’operazione è insufficiente ad un effettivo rilancio di Richard Ginori, e perché viene ribadita dallo stesso Rocco Bormioli la fiducia all’attuale A.D. Domenico Dal Bò ed al suo Piano Industriale.
Nel mese di ottobre la società di revisione dei conti non certifica il bilancio semestrale Richard Ginori e successivamente il bilancio semestrale Pagnossin. Una delle clausole necessarie alla definizione dell’accordo Rinaldini-Bormioli viene quindi immediatamente a decadere mattendo in discussione fin da subito l’accordo stesso.
L’azienda apre una procedura di Cassa Integrazione ordinaria per 60 lavoratori
Nel primo incontro presso Assindustria di Firenze il nuovo A.D. dott. Ciarlini dichiara, in contraddizione con quanto precedentemente annunciato, assolutamente inapplicabile nella realtà Richard Ginori il piano industriale elaborato dal precedente A. D. Domenico Dal Bò e annuncia il ritiro della Cassa Integrazione.
Come era già nell’aria da tempo, il 30 novembre l’accordo tra Rocco Bormioli e Carlo Rinaldini non viene rinnovato.
Nel frattempo la Consob sospende a tempo indeterminato i titoli di Pagnossin e Richard Ginori.
Il 4 dicembre in un comunicato rilasciato da Iprei di Carlo Rinaldini si annuncia un nuovo accordo con due nuovi soci: Ronny Monelli, già editore con Giorgio Mondadori, impegnato nel settore con l’azienda La porcellana Bianca, e Luca Fabrizio Sarreri, immobiliarista.
L’intesa prevede la nascita di una newco, De Luxe 23 srl, controllata dal 50% dalla Basic Essence di Ronny Bonelli, per il 25% da Immobili Commerciali (Sarreri) e per il restante 25% da Iprei (Carlo Rinaldini). Entro il 31 marzo gli azionisti delibereranno un aumento di capitale di 26 milioni di Euro.
Il 18 dicembre, in un incontro già fissato presso il Ministero delle Attività Produttive a Roma, OO.SS e R.S.U dello stabilimento di Sesto Fiorentino incontrano i nuovi soci. Alla presenza dell’on. Borghini, il dott. Sarreri e i rappresentanti di Ronny Monelli, Bissi e Pancotti, illustrano ai sindacati i contenuti dell’accordo e le strategie che intendono adottare per rilanciare Richard Ginori. Al termine dell’incontro OO.SS. e R.S.U. dichiarano che tutte le preoccupazioni circa il futuro di Richard Ginori rimangono immutate. Nella sostanza sono due i punti contestati dai sindacati: l’annuncio dei nuovi soci che il piano industriale che sarà adottato sarà quello dell’ex A.D. Domenico Dal Bò già bocciato da OO.SS. e R.S.U. e che i lavoratori hanno contrastato con 29.000 ore di sciopero. E la reticenza circa l’accordo precedentemente siglato da Carlo Rinaldini con la società Trigono che ha visto la vendita del 50% degli assets immobiliari di Richard Ginori e la creazione della società Ginori Real Estate.
Alla sua prima visita in stabilimento il dott. Sarreri è stato accolto da uno sciopero di mezz’ora
I lavoratori sono ora in attesa di conoscere il nome del settimo A.D. in poco meno di due anni.
L’assemblea dei soci Richard Ginori nomina un nuovo C.d.A. don Sarreri presidente e da mandato al nuovo consiglio di amministrazione per un aumento di capitale atto a ristabilire l’equilibrio finanziario della società ed a convocare nel più breve tempo possibile un assemblea dei soci per ratificare l’a.d.c. stesso.
Il 13 febbraio 2007 si riunisce il nuovo CdA ma l’aumento di capitale previsto, non viene effettuato.
Il 17 febbraio il sindaco di Sesto Fiorentino Gianni Gianassi, dopo l’ennesima mancata ricapitalizzazione, presenta due esposti alla pretura di Firenze e Treviso affinché si verifichi la regolarità di quanto avvenuto negli ultimi tre anni. Il sindaco invia anche due lettere anche al presidente di Confindustria Montezemolo ed al ministro delle Attività Produttive Bersani in cui si denuncia la gravità della situazione.
La situazione finanziaria si fa sempre più grave. Richard Ginori ha una situazione debitoria pesantissima: 10,4 milioni di euro di debiti tributari di cui 5,4 di IVA non versata; 2,5 milioni di contributi previdenziali non versati; 7,8 i debiti verso i fornitori; 13 milioni verso le banche.
In aprile il sindacato viene a conoscenza che Richard Ginori non ha versato a Fonchim (fondo di previdenza complementare) i contributi dei lavoratori, nè quelli a carico dell’azienda. Vengono recuperati con un azione forte delle R.S.U. e gli scioperi dei lavoratori che costringono la società a provvedere ai versamenti dovuti.
Ormai l’operatività dell’azienda è compromessa. Mancano i fondi per l’acquisto delle materie prime, e del prodotto commercializzato. Tutti i fornitori pretendono pagamenti in contanti.
Nel frattempo si moltiplicano i CdA e le assemblee dei soci chiamate a ricapitalizzare la società che si concludono con dei nulla di fatto.
Il 31 maggio si dimette il direttore di stabilimento ing. Alessandro Mugnaioni.
L’azienda è ormai abbandonata a se stessa. Tutti i dirigenti sono fuggiti. In pratica Richard Ginori continua ad andare avanti in virtù dell’impegno dei lavoratori e dei quadri intermedi rimasti. Di fatto l’azienda è condotta dal responsabile del personale dott.ssa Marisa Albertoni.
Si susseguono voci di cordate di imprenditori interessate all’acquisto di Richard Ginori, che sfumano nel giro di poche settimane.
Un rappresentante dei Lavoratori di Richard Ginori, in un duro intervento presso l’assemblea dei quadri e dei delegati sindacali fiorentini, alla presenza di Guglielmo Epifani, attacca i responsabili del disastro della storica manifattura: le banche, che hanno permesso a Rinaldini proprietario di Richard Ginori, di continuare ad andare avanti in una situazione debitoria pesantissima; Consob che si è sottratta ai suoi doveri di controllo; Confindustria fiorentina, che aveva appoggiato piani industriali devastanti e senza prospettive per lo stabilimento mentre si sciacquava la bocca con il Made in Italy e l’importanza della qualità del prodotto per essere competitivi; ed anche la politica, incapace di elaborare soluzioni per la salvaguardia e la salvezza delle aziende in crisi.
Agli inizi di giugno la società di riscossione tributi Cerit sequestra prodotti e macchinari per il valore di 11 milioni di euro a fronte del debito che Richard Ginori ha verso l’erario.
Nessuno, né il presidente Sarreri, ne i membri del CdA, tantomeno la proprietà, firma i verbali relativi al sequestro che alla fine verranno firmati dal resp. del personale e dal resp. amministrativo.
La musica non cambia quando si deve nominare il custode dei beni posti sotto sequestro. Nessuno si prende la responsabilità di fare un atto che comunque va nella direzione di tutelare beni di Richard Ginori. Cerit, di fronte alla fuga generale, nomina, a norma di legge, il sindaco di Sesto Fiorentino Gianni Gianassi.
Il sindaco convoca una conferenza stampa per denunciare l’irresponsabilità della proprietà e di chi amministra lo stabilimento, in fuga di fronte alle proprie responsabilità, e lunedì 18 giugno si presenta, con l’intero Consiglio Comunale, davanti ai cancelli dello stabilimento per espletare il suo mandato. Dopo aver spiegato ai lavoratori in sciopero lo stato della situazione il sindaco si reca in azienda dove in un’accesa discussione conferma le sue accuse verso quelli che lui definisce “una cricca di irresponsabili”.
Il giorno dopo, la dott.ssa Marisa Albertoni, resp. del personale e semplice dipendente, si assume la responsabilità dela custodia dei beni sequestrati.
OO.SS. ed R.S.U. inviano una lettera al Ministro Bersani per sollecitare un’incontro sul futuro di Richard Ginori e per discutere dell’ipotesi di commissariamento dell’azienda, incontro già fissato per il gennaio 2007, ma al quale il governo non aveva mai dato seguito.
Il 21 giugno 2007 si svolge un’assemblea dei soci decisiva. Deve essere sottoscritto un aumento di capitale di 20 milioni di euro, unica soluzione che possa salvare Richard Ginori, sempre più sul baratro del fallimento.
Partecipa all’assemblea un rappresentante dei lavoratori, in virtù di un piccolo pacchetto di azioni acquistate dal sindacato.
L’assemblea si svolge in un clima di abbandono e dismissione. Non sono presenti la proprietà, il presidente ed amministratore delegato di Richard Ginori Luca Filippo Sarreri, il socio di minoranza Starfin. Sono presenti solo due membri del CdA su nove.
I sindaci revisori leggono una relazione sull’ultimo bilancio presentato e non certificato dalla società di rvisione dei conti, respingendolo, in quanto non conforme ai principi contabili e quindi non corrispondente alla realtà. Il bilancio viene comunque approvato con il voto favorevole di Retma Holding la finanziaria custode del 54% delle azioni di Richard Ginori di proprietà di Carlo Rinaldini.
L’assemblea delibera, a copertura dei 55 milioni di perdite della società di procedere, quanto a 39 milioni, all’azzeramento di tutte le riserve nette iscritte a bilancio, e quanto a 16 milioni, all’abbattimento del capitale sociale da 25 milioni di euro a 10 milioni di euro con la riduzione del valore delle azioni da euro 0,26 a euro 0,10.
Al momento di procedere all’aumento di capitale, il rappresentante di Retma Holding propone di sospendere l’assemblea e di rinviarla a dopo l’assemblea dei soci di Pagnossin fissata per il 28 di giugno. La data per la prossima assemblea dei soci Richard Ginori viene fissata per il 5 di luglio 2007.
Di fronte all’ennesimo rinvio i sindacati dichiarano di essere nauseati di fronte all’atteggiamento irresponsabile della proprietà che continua in un gioco esclusivamente finanziario infischiandosene del destino di 350 lavoratori e delle loro famiglie, e che rischia di condurre Richard Ginori verso un fallimento che ne sancirebbe definitivamente la sua fine. Il tentativo è chiaro: prendere altro tempo per poter arrivare ad agosto, e poter fare tutto quello che vogliono con lo stabilimento chiuso e senza i lavoratori a proteggerlo.
Il 22 giugno i lavoratori riuniti in assemblea decidono per un presidio di fronte allo stabilimento che abbia due obbiettivi: impedire l’ingresso alla proprietà ed a tutti quei dirigenti che abbiano, con i loro comportamenti, contribuito a condurre Richard Ginori nella situazione in cui si trova. Impedire, in un situazione ormai allo sbando, che qualcuno possa portare via dallo stabilimento materiali per la produzioni come gli stampi ed i calchi storici.
Il governo convoca, per il 3 luglio presso il Ministero delle Attività Produttive a Roma, OO.SS. e RSU, per fare il punto della situazione e discutere dell’ipotesi di un commissaiamento di Richard Ginori.
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