12/03/2006

UMPA LUMPA

La Richard Ginori e gli “Umpa Lumpa”


Luca Paoli*

umpalumpa! Richard Ginori farà la stessa fine della fabbrica di Willy Wonka? Nel romanzo per l’infanzia di Rohald Dahl l’impresa di Wonka produce cioccolato di alta qualità, che miscela con altri ingredienti e idee geniali, innovando continuamente il prodotto.
Purtroppo la concorrenza gli copia le ricette segrete e Wonka chiude la sua fabbrica, licenziando tutti gli operai, per riaprirla completamente automatizzata e con pochissimi addetti, gli Umpa Lumpa, ometti scovati nella giungla, gran lavoratori e retribuiti con un chicco di cacao. Le idee di Domenico Dal Bò, neo amministratore delegato di Richard Ginori, sono simili: raddoppiare la produzione a Sesto Fiorentino con l’automazione, puntando sui regali aziendali (i premi a punti dei supermercati, per intendersi), trasformare il reparto decorazione in un atelier da mostrare con orgoglio a qualche ricco cliente in visita a Sesto, mettere in concorrenza il reparto della porcellana bianca con Cina e Romania, vendere il magazzino e ridurre il personale a pochi Umpa Lumpa. Senza una strategia di marketing orientata al cliente, senza una politica commerciale che rafforzi l’azienda sui mercati internazionali, senza puntare sulla qualità organizzativa e del prodotto, senza un’idea di innovazione delle forme, puntando magari, sull’esempio di Tom Ford per Gucci, su designer capaci di rinfrescare il marchio e aumentare il valore. Così come chiedono da mesi sindacati e R.S.U.
Peccato che l’attuale conflitto sindacale sia solo la tappa intermedia di un progetto con ben altre ambizioni e che lo stesso Dal Bò, quarto amministratore delegato in un anno, sia un comprimario nelle mani del proprietario Carlo Rinaldini. Banche e case: questi sono gli scogli veri del monopoli infernale in cui è incappata Ginori. Solo che a questo gioco non si sta fermi uno o due giri, ma si chiude.
Rinaldini deve fronteggiare i debiti con le banche, capeggiate dall’Antonveneta del “furbetto” Fiorani, per salvare se stesso è costretto da altri “furbetti” a salvare Pagnossin, azienda trevigiana di ceramica sa tempo decotta, e quindi cerca di rinviare le rate da pagare promettendo in un prossimo futuro la costruzione di tanti bei appartamenti a Sesto. Nel frattempo deve buttare qualche esca in bocca ai pescecani: i lavoratori della Richard Ginori.
La vicenda sarà dunque lunga, drammatica e aspra, molto aspra perché i lavoratori della Ginori non intendono diventare né Umpa Lumpa, né esche per banchieri pescecani. Anzi, si sono messi in testa di partecipare al monopoli infernale, puntando i loro pochi denari sulla casella degli scioperi e, soprattutto, della resistenza a qualsiasi ipotesi di smantella mento della Ginori. Fino a quando non arriverà qualcuno disposto a rilanciare la manifattura presentando un piano industriale degno di tale nome, che preveda investimenti, valorizzazione delle professionalità ed un nuovo stabilimento a Sesto Fiorentino. Su quest’ultimo scenario – puntare sulla qualità manifatturiera di Ginori invece che sui muri di case che non ci sono – dovrebbero riflettere le banche, specie se hanno a cuore i debiti che intendono recuperare. Perché da queste parti di Willy Wonka del nord e di favolette siamo stanchi.

*Segretario Filcem-CGIL Firenze

L’Unità – Firenze domenica 12 marzo 2006