Il 3 luglio 2007, presso il Ministero dello Sviluppo Economico, si è tenuta una riunione riguardante la Società Richard Ginori. Alla riunione, presieduta dall’On. Borghini, hanno partecipato la Dr.ssa Roberta Pasi del MiSE, per la Regione Toscana l’Ass. Gianfranco Simoncini e il Dr. Piergiorgio Cattini, per il Comune di Sesto Fiorentino il Sindaco Gianni Gianassi e le OO.SS. nazionali, territoriali, di categoria e le RSU. Preso atto della volonta’ espressa da alcuni azionisti facenti capo a Starfin di procedere alla ricapitalizzazione della Richard Ginori le Istituzioni e le OO.SS., auspicando un esito positivo di tale iniziativa, ribadiscono comunque la necessità che tale operazione venga conclusa in tempo utile a presentare un Piano industriale di rilancio della Richard Ginori che garantisca l’immediata ripresa produttiva, i livelli occupazionali e la salvaguardia del patrimonio industriale, del know-how e del marchio che la Richard Ginori rappresenta per il territorio e l’industria nazionale. Le Istituzioni e le OO.SS. hanno ribadito l’interesse alla piena riuscita dell’operazione anche perché ciò consente di evitare il ricorso all’Amministrazione Straordinaria.
Roma, 3 luglio 2007
LA DELICATISSIMA partita della Ginori si sposterà, oggi, sul tavolo del Governo. Proprio questa mattina alle 11 a Roma, nella sede del Ministero delle attività produttive, infatti l’onorevole Gianfranco Borghini, responsabile del coordinamento dell’Ufficio imprese in crisi presso la presidenza del Consiglio dei ministri, incontrerà le organizzazioni sindacali e le istituzioni (per il Comune di Sesto sarà presente il sindaco Gianni Gianassi e per la Regione l’assessore al lavoro Gianfranco Simoncini). L’incontro, fortemente e più volte sollecitato dal primo cittadino sestese, rappresenta indubbiamente un segnale importante anche se difficilmente dalla riunione scaturiranno decisioni fondamentali visto che l’attesa, in questo momento, è tutta rivolta al perfezionamento, entro il prossimo 20 luglio, dell’accordo fra il patron Carlo Rinaldini e Starfin.
IN QUESTA CHIAVE, con tutta probabilità, l’assemblea dei soci Ginori fissata per il 5 luglio pare destinata ad andare deserta. Anche l’assemblea di Pagnossin, convocata lo scorso 29 giugno e chiamata a decidere sulla proposta di un aumento di capitale fino a 30 milioni, si è infatti aggiornata al prossimo 26 luglio. L’assemblea ha invece approvato il bilancio 2006 che si è chiuso con una perdita di esercizio di circa 21,8 milioni e quello straordinario tra il primo gennaio e il 31 marzo 2007 chiuso con un ‘rosso’ di 1,8 milioni. Il bilancio 2006 di Pagnossin, fra l’altro, non è stato certificato dal revisore Kpmg: con le auspicate ricapitalizzazioni di Pagnossin e Ginori però la speranza è che i ‘conti’ possano essere certificati
L’assessore Saccardi ha risposto, in Consiglio provinciale, ad una domanda d’attualità di Rifondazione Comunista
Sulle ultime iniziative delle lavoratrici e lavoratori della Richard Ginori l’assessore al lavoro Stefania Saccardi ha risposto, in Consiglio provinciale, ad una domanda d’attualità di PRC. “Come tutti sanno mercoledì scorso è stata annunciata la cessione del controllo della società da Rinaldini a Starfin con la previsione di un aumento di capitale che dovrebbe avvenire entro il 27 di luglio. Questa è la prima notizia importante che fa intravedere una possibile evoluzione positiva di questa triste vicenda. Le pregresse vicende dell’azienda ci inducono ad essere ancora molto cauti – ha sottolineato l’assessore Saccardi – anche perché abbiamo sentito tanti di annunci che poi non si sono concretizzati. Auspichiamo un recupero di protagonismo dell’azienda e del gruppo dirigente affinché possa garantire l’occupazione ma anche, e soprattutto, prospettive industriali all’azienda e nuove relazioni sindacali”. Calò ha ricordato che: “C’è stato un incontro dei consiglieri comunali, provinciali e regionali con la RSU che continua a presidiare il cancello dello stabilimento. La RSU mostra cautela sulle intenzioni della Starfin e questo perché ancora non abbiamo potuto verificare fino a dove si spinge l’assunzione di responsabilità da parte del gruppo Starfin. La RSU e le organizzazione sindacali hanno messo come elemento dirimente, affinché si sblocchi la vertenza sulla Ginori, tre passaggi: un piano industriale, di cui parliamo ormai da mesi, che rilanci soprattutto la specificità manifatturiera della Richard Ginori; la salvaguardia dei livelli occupazionali e, infine, la certezza della realizzazione di un nuovo stabilimento. Intanto registriamo l’assenza di Provincia ed RSU al tavolo col Governo. Al Ministero, infatti, sono presenti solo Comune e Regione. Rimangano alcuni sospetti ed il presidio dei lavoratori vuol significare che la cittadella della Ginori non può essere saccheggiata”.
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«È stato un'operazione lampo», scherza Roberto Villa, numero uno della Starfin, il potenziale nuovo proprietario della Richard Ginori. Dopo tre anni di alti e bassi, alla fine Carlo Rinaldini ha mollato la presa sull'azienda di Sesto.
UNA TRATTATIVA lunga, molte volte interrotta bruscamente, a suon di dimissioni e denunce, prima a mezzo stampa e poi per vie legali. La tempesta è finita, ma la salvezza per la Ginori è ancora una strada in salita.
L'accordo firmato lo scorso 27 giugno ha messo nero su bianco l'ingresso dalla porta principale dell'azionista di minoranza Starfin, la finanziaria che raggruppa investitori bresciani e emiliani. «È stata un'operazione faticosa - racconta Villa - Rinaldini è un vero combattente». E ora si inizia a lavorare. «Abbiano di fronte una situazione tutta da verificare - spiega - ci sono bilanci non certificati, che non descrivono la realtà. Abbiamo dato mandato sempre alla Kpmg per una valutazione d'insieme». E Villa sa già che l'impresa non sarà semplice. «Rinaldini ha puntato troppo sulla Pagnossin, quando per un settore di lusso come la Ginori serviva un'altra strategia. Purtroppo gli anni non sono passati invano. Ora è tutto più difficile, ma il marchio è robusto e noi crediamo della risalita. Un po' come la Fiat».
Si parte con la Pagnossin. Entro il 20 luglio si dovrà siglare un accordo con le banche per la vendita dei crediti e per il 26 si dovrà deliberare un aumento di capitale di 30 milioni. Il passaggio successivo sarà «la vendita dello stabilimento Pagnossin, poi si vedrà cosa fare con la partecipazione». La liquidità serve, soprattutto per la Ginori, la vera miniera d'oro.
PER L'AZIENDA di Sesto è previsto un aumento di capitale di almeno di 20-25 milioni, poi si penserà allo stabilimento. «C'è un contratto con Fusi, lo siglai io. La fabbrica è vecchia e lo stabilimento verrà trasferito in un altro sito, sempre a Sesto, ma con canoni più vantaggiosi. Si dovrà aspettare almeno il 2012». Smentisce l'interessamento ai terreni. «Sarebbe un'operazione troppo lunga, l'azienda è un affare più interessante». In programma c'è comunque una razionalizzazione. «Ma è presto per parlarne, anche del piano industriale», spiega Villa, come è troppo prematuro parlare di tagli al personale.
I tempi però stringono. Da lunedì iniziano gli incontri con la Consob e la Borsa. «Che strano, nessuno ha mai controllato Rinaldini. Noi siamo stati chiamati il giorno dopo». E con lo storico patron, il rapporto è stato sempre di amore e odio. «È un incantatore di serpenti - racconta Villa - Tanti in questi anni si sono mostrati interessati all'azienda, ma non ha mai ceduto». Parole poco tenere anche per l'ex presidente Sarreri: «Me ne ha detto di ogni. "Ci vediamo tra un paio di mesi, pensavo, vediamo che mi racconti". E avevo ragione. È un misto di ingenuità e di eccessiva fiducia nelle sua capacità».
SOLO 26 ISCRITTI alla classe prima del l’Istituto Statale d’Arte di Sesto Fiorentino di via Giusti, prestigiosa scuola superiore che è stata voluta per dare un respiro anche culturale e formativo alla presenza di tante aziende ceramiche sul territorio e formarne le nuove leve professionali. Si misura anche da qui lo stato di salute dell’economia ceramica a Sesto e della sua azienda più prestigiosa: la Richard Ginori. Ormai l’appeal verso le giovani generazioni è abbastanza ridimensionato e scarso. I numeri delle iscrizioni alla prima classe sono eloquenti e parlano da soli, e probabilmente obbligheranno la scuola ad avere una sola sezione nei prossimi anni a meno di una inversione di tendenza.
«In realtà ci sono movimenti anche negli ultimi giorni, e spostamenti all’interno delle varie scuole, ad esempio da parte di studenti che sono stati bocciati e decidono i iscriversi ad altre scuole», spiegano e sperano alla segreteria didattica dell’Istituto Statale d’Arte di via Giusti.
Intanto anche la Sinistra democratica di Sesto prende posizione sulla vicenda Ginori, per affermare che non si deve “abbassare la guardia”. Nella sua nota Sinistra Democratica sostiene che “molte sono state le delusioni patite in passato” che adesso, dopo la sigla dell’intesa per il passaggio della quota di maggioranza da Carlo Rinaldini a Roberto Villa, “lavoratori, sindacati, amministrazione comunale e istituzioni locali devono continuare ad esercitare una forte e consapevole pressione”. La prossima settimana è fissata per il 5 (ma potrebbe slittare ha detto ieri il sindaco in consiglio Comunale) la data per l’assemblea dei soci di Richard Ginori che si terrà a Milano. L’assemblea dovrà deliberare l’atteso aumento di capitale da 20 milioni di euro, che servirà ad onorare i debiti più urgenti e a consentire all’azienda di proseguire l’attività. I sindacati dell’azienda hanno infatti lanciato l’allarme: “se non arrivano risorse fresche il proseguimento della normale attività, con l’acquisto di materiali indispensabili per consegnare gli ordini, è a rischio”. Ieri pomeriggio del caso Ginori si è parlato in Consiglio comunale. Sono intervenuti anche Leggiero (An) e Manola Aiazzi (Udc) che ha bacchettato la chiesa locale per una nota che appoggiava il ruolo dellle istituzioni, senza ricordare il lavoro fatto dalle opposizioni.
«MASSIMA cautela». La rappresentanza sindacale unitaria della Richard Ginori, non si sbilancia più di tanto, all’annuncio dell’accordo, raggiunto mercoledì tra Iprei di Carlo Rinaldini e la finanziaria Starfin, che prevede il passaggio a Starfin del controllo del pacchetto azionario pari al 50,8% di Pagnossin e di conseguenza il controllo della storica manifattura di porcellane di Sesto Fiorentino, da mesi in crisi, con i lavoratori preoccupati per il loro futuro.
Con una nota diffusa ieri la Rsu sottolinea che «siamo di fronte a un intento e niente più» e «siamo in presenza di un accordo sottoposto a una clausola sospensiva che prevede l'assunzione da parte di Starfin di tutti i debiti di Pagnossin, che ancora non un euro è stato versato e che il contratto stipulato prevede che l'aumento di capitale venga effettuato entro il 27 luglio prossimo». Come dire che i lavoratori aspettno l’evolversi della situazione e intanto annunciano che «continueranno a presidiare lo stabilimento per filtrare e impedire il passaggio a tutti coloro che non vogliono il bene della Richard Ginori», la Rsu aziendale ribadisce che «chiunque controllerà l'azienda dovrà confrontarsi con il sindacato e i lavoratori su tre punti fondamentali: un piano industriale che preveda il rilancio della Richard Ginori che passi per il mantenimento della peculiarità manifatturiera; la salvaguardia dei livelli occupazionali; la certezza della realizzazione di un nuovo stabilimento».
Senza nessuna intenzione di abbassare la guardia il sindaco di Sesto Fiorentino, Gianni Gianassi, esprime una moderata soddisfazione augurandosi che «sia la Starfin a prendere possesso del pacchetto di maggioranza e della gestione dell’azienda».
Il circolo sestese di Sinistra Democratica chiede ai sindacati di «tenere alta la vigilanza senza dare nulla per scontato: ancora nulla è effettivamente risolto e molte sono state le delusioni patite nel passato». Questa volta però potrebbe essere quella buona per superare la difficile crisi della Richard Ginori. È la convinzione del presidente del consiglio regionale, Riccardo Nencini. «Si apre veramente - ha affermato Nencini - la possibilità di uscire dal tunnel dopo che nelle ultime settimane c'era il timore che le prospettive di intesa si fossero pericolosamente allontanate».
DOPO i commenti positivi per l’intesa che ha portato al passaggio di mano di Ginori, finita alla Starfin di Antonio Villa insieme al pacchetto di maggioranza della controllante Pagnossin, ci pensano i sindacati a riportare tutti con i piedi per terra.
E a porre le condizioni per il rilancio dell’azienda. Indicando tre punti fermi sulle quali anche con la nuova proprietà sarà possibile stabilire un’intesa. Che dovrà partire da tre punti: mantenimento della peculiarità manifatturiera dell’azienda e quindi il rigetto della logica industriale di produzioni di massa, il mantenimento dei livelli occupazionali e certezze sul nuovo stabilimento.
Proprio su questo punto i sindacati — preoccupati perché «anche questa volta a Ginori si avvicina una realtà finanziaria e non un vero imprenditore» — vedono poco chiaro. Infatti «tutta la partita di Ginori Real Estate, quella che riguarda gli assets immobiliari non viene citata nell’accordo: rimane quindi oscuro chi e come la gestirà. Da un punto di vista finanziario l’attenzione si sposta al 3 luglio con l’incontro in programma al ministero dell’Industria a Roma, e al 20 luglio, data entro la quale le banche creditrici di Pagnossin devono dare il loro assenso alla cessione a Starfin dei crediti vantati nei confronti della società trevigiana. Il cuore dell’accordo prevede che Rinaldini esca da Pagnossin senza debiti ma anche senza guadagni, cedendo a Starfin a un prezzo simbolico i diritti di opzione relativi all’attuale pacchetto azionario di controllo (50,08% circa) di Pagnossin spa posseduto da Iprei e Carlo Rinaldini. E soprattutto che Starfin si faccia carico dell’esecuzione, nel più breve tempo possibile ma non oltre il 27 luglio, di un aumento di capitale sociale di Pagnossin spa sufficiente a ripianare le perdite e a ricostituire il capitale sociale minimo di legge.
IL VECCHIO leone della finanza Carlo Rinaldini ha ottenuto il diritto di acquistare da Starfin, entro il 30 giugno 2009, fino a 2 milioni di euro di azioni Richard-Ginori, a un prezzo uguale a quello dell’aumento di capitale, opzionando anche un consigliere di amministrazione in Richard-Ginori. «Con Roberto Villa siamo molto amici e abbiamo fatto un buon accordo, per entrambi ma anche per la Ginori, che è una azienda splendida e nella quale continuo a credere molto» ha commentato Rinaldini poco dopo aver siglato l’intesa. Ora la sfida sarà gestire al meglio questo nuovo delicato passaggio verso il rilancio che probabilmente costerà sacrifici in termini di posti di lavoro.
Carlo Rinaldini passa la mano. E cedendo il controllo di Pagnossin a Starfin potrebbe essere vicina una soluzione positiva nella vertenza Richard Ginori. L’accordo sottoscritto ieri prevede la cessione a Starfin per 100 euro dei diritti di opzione relativi al 50,08% di Pagnossin posseduto da Iprei e Rinaldini e l’esecuzione, non oltre il 27 luglio, di un aumento di capitale sufficiente a ripianare le perdite e a ricostituire il capitale sociale. Starfin concede inoltre il diritto ad Iprei di acquistare, entro il 30 giugno 2009 azioni Richard Ginori 1735 fino a due milioni di euro per un prezzo per azione pari al prezzo di emissione delle azioni rivenienti dall’aumento di capitale di Richard Ginori. Infine Starfin rinuncerà all’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori di Richard Ginori.
Richard Ginori, la Starfin firma l´acquisto. La finanziaria svizzera che controlla il 7 per cento della manifattura di porcellane più importante d´Italia ha firmato l´impegno a verificare lo stato dei conti nel giro di 15-20 giorni e, nel caso l´esito fosse positivo, ad acquistare le quote di maggioranza fino ad oggi in mano alla Pagnossin, controllata dal trevigiano Carlo Rinaldini attraverso la Iprei. Una firma subordinata alla verifica dello stato patrimoniale, ma comunque una svolta dopo le incertezze delle ultime settimane trascorse in un´altalena di ipotesi: da una parte la ricapitalizzazione, dall´altra l´avvio delle procedure di fallimento.
L´accordo prevederebbe la cessione a Starfin per 100 euro dei diritti di opzione relativi al 50,08 per cento di Pagnossin e l´esecuzione, non oltre il 27 luglio, di un aumento di capitale sufficiente a ripianare le perdite ed a ricostituire il capitale sociale minimo di legge. Inoltre opzioni di acquisto e vendita sugli immmobili di Iprei a Quinto di Treviso. Starfin concederebbe il diritto ad Iprei di acquistare, entro il 30 giugno 2009 azioni Richard Ginori fino a due milioni di euro per un prezzo per azione pari al prezzo di emissione delle azioni rivalutate dall´aumento di capitale.
«Forse questa volta siamo all´inizio della fine», commenta soddisfatto il sindaco di Sesto Fiorentino Gianni Gianassi. «Si apre veramente la possibilità di uscire dal tunnel, dopo il timore delle ultime settimane che le prospettive d´intesa si fossero pericolosamente allontanate», dice il presidente del Consiglio regionale Riccardo Nencini che negli ultimi mesi si è adoperato per favorire il superamento della crisi della storica manifattura che oggi occupa 360 dipendenti. Secondo l´accordo, Starfin rinuncerebbe all´azione di responsabilità nei confronti degli amministratori di Richard Ginori e Iprei s´impegnerebbe a far dimettere tutti i consiglieri e sindaci da lei nominati.
ROBERTO VILLA alla fine ce l’ha fatta. La sua Starfin ha conquistato la Richard Ginori. Il lungo pressing, diventato nelle ultime settimane un vero e proprio assedio, in un mix di azioni finanziarie, giudiziarie e anche su tavoli politici, alla fine ha sortito l’effetto desiderato. Nel tardo pomeriggio di ieri, la Richard Ginori ha cambiato padrone. Intorno alle 18.30 Carlo Rinaldini ha ceduto il controllo di Pagnossin, e con esso di Ginori, vero oggetto del desiderio, a Starfin, che già possedeva il 7% di Richard Ginori. Si pongono così le premesse per uscire dalla crisi e pensare al rilancio della storica manifattura di porcellane di Sesto. Un po’ complesso l’accordo da un punto di vista dell’architettura finanziaria.
In una nota congiunta Rinaldini e Villa spiegano che si prevede la cessione a Starfin per 100 euro dei diritti di opzione relativi al 50,08% di Pagnossin posseduto da Iprei e Rinaldini e l’esecuzione, non oltre il 27 luglio, di un aumento di capitale sufficiente a ripianare le perdite ed a ricostituire il capitale sociale minimo di legge che Starfin si obbliga a sottoscrivere. Assumersi l’onere di riequilibrare la posizione della indebitatissima Pagnossin è stato un passaggio fondamentale per Villa al fine di conquistare Ginori. L’accordo prevede anche opzioni di acquisto e vendita sugli immobili di Iprei a Quinto di Treviso e la possibilità per Rinaldini di rientrare in gioco, se ne avrà la possibilità, grazie alla concessione da parte della Starfin del diritto per Iprei di acquistare, entro il 30 giugno 2009, azioni Richard Ginori 1735 fino a due milioni di euro e ad un prezzo scontato.
Ovviamente Starfin – che si era mossa con spregiudicatezza anche sul terreno giudiziario – ha dichiarato che rinuncerà all'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori di Richard Ginori e che si impegna a non promuoverne nei confronti di amministratori di tutte le società del gruppo Pagnossin. Rinaldini farà al contempo dimettere i suoi consiglieri, dando il via ad un atteso rinnovamento del management. Sono all’insegna dell’ottimismo le prime reazioni sul fronte istituzionale.
Il primo a commentare l’accordo, quando di esso c’era solo le prime indiscrezioni, è stato il presidente del Consiglio Regionale Riccardo Nencini: «Esprimo soddisfazione – ha detto - per il fatto che si sta profilando una soluzione per salvare la Ginori grazie all’offerta presentata dalla Starfin. Si apre ora veramente la possibilità di uscire dal tunnel, dopo che, nelle ultime settimane, c'era il timore che le prospettive di intesa si fossero pericolosamente allontanate». Moderata soddisfazione anche da parte del sindaco di Sesto Gianni Gianassi: «Le notizie di queste ore su un probabile cambio di passo della vicenda Ginori mi fanno guardare con moderata fiducia al futuro dell’azienda. Anche se ci vorrà ancora qualche giorno per perfezionare gli atti è stato fatto un passo avanti. Spero che una volta verificati i conti e lo stato patrimoniale dell’azienda, Starfin possa entrare in possesso del pacchetto di maggioranza e della gestione della Ginori, che ha urgentemente bisogno di un gruppo dirigente, di un piano industriale e di nuove relazioni sindacali».
LA NOTIZIA della cessione della Ginori da parte di Carlo Rinaldini alla Starfin arriva a poche ore di distanza dalle dimissioni del presidente Luca Fabrizio Sarreri, che aveva rassegnato ogni incarico evidentemente nell’ottica dell’omai imminente accordo. E con quelle di Sarreri sono sette gli amministratori delegati di Richard Ginori che sono saltati negli ultimi 36 mesi, a dimostrazione del clima di incertezza e turbolenza che regnava nella società.
Nuovo colpo di scena alla Richard Ginori: Luca Fabrizio Sarreri alza bandiera bianca. L’immobiliarista milanese ha rassegnato ieri le sue dimissioni da presidente della manifattura di Sesto Fiorentino, rinunciando così a lanciare la scalata all’azienda di porcellane. Al suo posto entra Giovanni Rolandi, molto vicino, pare, al padrone della Ginori Carlo Rinaldini: è l’uomo-ponte che porterà la manifattura nelle mani di altri o l’ulteriore conferma che Rinaldini non vuole mollare la presa?
Sarreri, intanto, spiega le motivazioni che l’hanno spinto a dimettersi. «Fare il presidente era un incarico troppo impegnativo, troppo stressante», dice Sarreri, «se Rinaldini vuole io vado anche avanti, ma se la situazione non si sblocca non ha senso continuare».
Quello di Sarreri sembra proprio un addio a tutti gli effetti, e viene da chiedersi quanto sia «stressante» lavorare come semplice dipendente in un’impresa storica, ma che nessuno sembra voler salvare. ¦ P.C.
Si alterneranno in veri e propri turni di lavoro. Davanti ai cancelli, per tutto l’orario della giornata. Inizieranno lunedì ed andranno avanti per dieci giorni almeno. Fino, cioè, a quel 5 luglio in cui la proprietà si è aggiornata per decidere, una volta per tutte, di procedere all’aumento di capitale da 20 milioni di euro che dovrebbe servire a salvare la Richard Ginori.
I lavoratori della storica azienda di Sesto Fiorentino lo hanno deciso ieri mattina in assemblea, riuniti davanti alla Rsu e alle organizzazioni sindacali che hanno raccontato loro quanto accaduto nell’assemblea dei soci di giovedì. «Abbiamo cercato di trasmettere la nostra sensazione di nausea e di sdegno per tutto quello che sta accadendo - spiega Giovanni Nencini della Rsu aziendale - e i lavoratori hanno dimostrato di essere determinati a portare avanti questa durissima lotta per la salvaguardia del loro posto e il futuro stesso della loro azienda».
Da lunedì, insomma, i picchetti si alterneranno all’ingresso dello stabilimento di viale Giulio Cesare con un obiettivo ben preciso. «Vogliamo che in azienda entrino soltanto quelle persone che vogliono il bene di Ginori e che, in questi mesi, lo hanno dimostrato.
Entreranno gli operai perché, nonostante tutto, noi continuiamo a lavorare e produrre tutti i giorni, entreranno i camion con le materie prime e quelli che dovranno consegnare o ritirare merce. Ma al tempo stesso faremo di tutto perché chi ha ridotto l’azienda in questo stato non possa metterci piede».
la volontà dichiarata è quella di dare un segnale forte. L’ennesimo, in una vertenza estenuante, che sembra non conoscere fine.
«La nostra iniziativa - conclude Nencini - sarà per ora limitata all’orario di lavoro. Ma non neghiamo che, in una situazione così degradata, abbiamo il forte timore che qualcuno stia addirittura pensando di portare via qualcosa del patrimonio d’eccellenza contenuto in questa fabbrica. Ci sono stampi di prodotto, modelli che realizziamo soltanto qui. Ecco, anche su questo punto faremo di tutto per salvaguardare il patrimonio storico di una fabbrica che ha oltre 270 anni».
I LAVORATORI della Richard Ginori hanno perduto la pazienza. Dopo il rinvio al 5 luglio dell’assemblea dei soci che dovrebbe decidere il versamento di risorse fresche (20-25 milioni di euro per Ginori e 15 per Pagnossin) per mandare avanti la società che versa in gravissime difficoltà finanziarie, ieri i lavoratori si sono riuniti in assemblea e hanno deciso di andare giù con la mano pesante. Intanto ieri la fabbrica si è fermata per uno sciopero di 8 ore. Ma soprattutto è stato deciso di riprendere, a partire da lunedì, gli scioperi articolati con un presidio fisso davanti ai cancelli della fabbrica. «Non faremo entrare nessuno che non lavori per la Richard Ginori o per il bene della Richard Ginori» annunciano i lavoratori. Certamente non saranno fatti entrare in azienda i componenti della famiglia Rinaldini, i consiglieri di amministrazione, il presidente Sarreri.
«Tutta gente – spiega Luca Paoli della Cgil – che non sta certo lavorando per il bene della società. Tanto per dire in che mani si trova la Ginori, la data dell’assemblea è stata fissata per il 5 luglio invece che per il 4 perché uno dei soci ha insistito per essere libero in modo da poter festeggiare la giornata dell’indipendenza americana. Se non fosse una cosa tragica, sarebbe quasi da non crederci. Invece per fortuna eravamo all’assemblea dei soci in virtù della piccola quota di azioni che possediamo».
«Per garantire la presenza fissa dei lavoratori ai cancelli abbiamo deciso di organizzare scioperi di mezz’ora nei diversi settori. Allo stesso tempo – dice Giovanni Nencini della Filcem Cgil – data la situazione delicata vogliamo vigilare affinché pregiate produzioni e calchi storici presenti in azienda non siano portati all’esterno». Bisognerà vedere adesso come a questa sfida risponderà la proprietà, che lo scorso anno, quando i lavoratori attuarono forme anche fantasiose di scioperi articolati riuscendo a mettere in ginocchio la produzione, e quindi anche le vendite e le consegne, reagì con molta stizza, accusando i sindacati di aver messo la Ginori in crisi. Sindacati e lavoratori hanno preso in considerazione anche forme estreme di protesta – che ad esempio potrebbero interessare la vicina linea ferroviaria Firenze-Bologna – ma per il momento sono state congelate.
La partita si gioca comunque su vari tavoli. Dall’assemblea è partita anche la richiesta di rinnovare l’invito al Governo di battere un colpo. I sindacati fiorentini hanno inoltrato la richiesta alle segreterie nazionali affinché si attivino presso il ministro Bersani. «Il silenzio del Governo è stato assordante fin qui – prosegue Luca Paoli –. La spiegazione che ci è stata data da un punto di vista formale non fa una grinza, ma adesso la questione è politica: se il Governo resterà ancora a guardare si renderà complice del manipolo di persone che sta portando questa azienda nel baratro. Per questo abbiamo rinnovato la richiesta di convocare il tavolo di concertazione presso il Ministero dell’Industria prima del 5 di luglio. Pochi giorni prima di Natale firmammo un accordo per convocare quel tavolo a gennaio. Da allora silenzio totale. Ma davvero i politici possono avere così scarsa considerazione delle istituzioni che temporaneamente incarnano?».
22/06/2007 - Da lunedi' presidio ai cancelli della Ginori per 'filtrare' le presenze e lasciare entrare solo chi vuole il bene dell'azienda.
In poche parole questo significa che i dirigenti, a cominciare dal maggiore azionista Carlo Rinaldini, resteranno fuori. E'questa la nuova forma di lotta che i sindacati e gli operai della storica manifattura di porcellane di Sesto Fiorentino hanno scelto di mettere in piedi all'indomani dell'assemblea dei soci riunitasi ieri che per l'ennesima volta ha rinviato la decisione di ricapitalizzare.
La cosa andra' avanti per 8 ore tutti i giorni fino al 5 luglio, poi si vedra' se i vertici aziendali si decideranno a fare sul serio. Parallelamente sara' seguita anche un'altra strada, quella istituzionale, che portera' ad una richiesta di incontro urgente con il Governo da fissare prima del 5 luglio.
Nella conferenza stampa di questa mattina, i rappresentanti sindacali non hanno risparmiato parole dure alla proprieta' della Ginori definta come 'una banda di disonesti' che si stanno macchiando di un crimine economico e sociale per una partita puramente finanziaria.
MILANO (MF-DJ)--Il CdA di Pagnossin ha approvato il bilancio 2006 della capogruppo chiusosi con una perdita di 21,767 mln euro (perdita di 6,598 mln nel 2005), che verra' sottoposto all'approvazione dell'assemblea convocata per il 28 giugno ( 29/6 in 2ø).
Il bilancio, si legge in una nota, e' stato redatto applicando criteri di funzionamento, sul presupposto della continuita' aziendale per la quale occorre immediata ricapitalizzazione / rifinanziamento della societa' su cui la prossima assemblea straordinaria degli azionisti e' chiamata a deliberare.
Il risultato e' influenzato dalle rettifiche di valore di attivita' finanziarie complessivamente negative per 19,325 mln relative quasi interamente (18,744 mln) alla svalutazione della partecipazione Retma Holding B.V. (controllata al 100%) che a sua volta possiede la partecipazione di controllo (55,95%) in R.Ginori, che ha conseguito nel 2006 risultati negativi. In conseguenza di dette perdite, al 31 dicembre 2006 il patrimonio netto di Pagnossin e' negativo per 19,799 mln. I ricavi delle vendite ammontano a 2,543 mln (9,288 mln nel 2005). Il risultato operativo risulta negativo per 1,145 mln (-5,771 mln nel 2005). Gli oneri finanziari ammontano a 1,811 mln contro gli 1,834 mln dell'esercizio precedente. com/vz
RICHARD Ginori, sembra impossibile, ma è un´altra fumata nera. Niente di fatto neanche nell´assemblea dei soci di ieri che sia i sindacati che il sindaco di Sesto, Gianni Gianassi, e le istituzioni locali avevano pensato dovesse finalmente essere risolutiva per l´azienda ormai da mesi in mezzo al guado. Niente di fatto, invece, solo un ennesimo rinvio.
Nessun affanno da parte della proprietà e dei consiglieri di amministrazione non solo di risolvere una situazione che rischia di far colare a picco il marchio storico del made in Italy nel settore delle porcellane, un´azienda che fa ancora 30 milioni di fatturato e ha alle sue dipendenza 350 lavoratori, ma neanche di farsi vedere. All´assemblea, cui hanno partecipato anche i rappresentanti della Filcem-Cgil che aveva comprato le azioni proprio a questo scopo, non si è presentato praticamente nessuno. Assente il proprietario del gruppo Pagnossin di cui fa parte la Ginori, Carlo Rinaldini. Assente l´ultimo dei tanti amministratori delegati cambiati uno dopo l´altro negli ultimi anni, Luca Filippo Sarreri, assente il socio di minoranza Starfin che sembrava volesse comprare l´azienda, presenti solo due dei nove consiglieri di amministrazione. Uno dei due, la figlia di Rinaldini, Carlotta.
C´erano due cose da fare. Una, abbattere il capitale per fare fronte al debito ormai salito a 55 milioni. Due, ricapitalizzare: ormai non più per venti milioni ma per 40, di cui 15 per l´azienda madre Pagnossin e 25 per la Ginori. E questo era il punto, l´unica azione capace di salvare l´antica manifattura di Sesto dal fallimento. Ma il rappresentante di Retma Holding, la finanziaria di Rinaldini che detiene Pagnossin e Ginori, si è alzato e ha tranquillamente proposto di rimandare. Di non parlarne neanche per ora e fissare, invece, un nuovo appuntamento per il 5 luglio.
«Più che sdegnati siamo nauseati - dicono sia Giovanni Nencini delle rsu che Luca Paoli, segretario locale della Filcem - E´ l´ennesima volta che non si conclude niente con una superficialità e una leggerezza impensabili». I sindacalisti presenti all´assemblea rivendicano la loro «buona educazione» e il loro senso di responsabilità per non aver «buttato tutto in aria». Troppo grosso, secondo loro, l´affronto. «Davvero a questo punto si rischia di trascinare nel baratro un´azienda che sarebbe sana, centinaia di lavoratori e le loro famiglie». La richiesta dei lavoratori e dei sindacati va al governo: per un incontro urgente. «Non è la prima, perché già lo avevamo chiesto varie volte - dicono - Ma a questo punto siamo all´emergenza. Il governo deve mettere alle strette la proprietà, deve chiederle chiarimenti sulle intenzioni che ha. Ci deve aiutare».
Intanto oggi alla Ginori saranno sciopero e assemblea tra i lavoratori per decidere le iniziative della prossima settimana e in preparazione del 5 luglio.
FUMATA NERA Doveva essere il giorno in cui, finalmente, le nubi sul futuro di Richard Ginori si sarebbero dissipate. E invece, per l’ennesima volta, i lavoratori della storica fabbrica di Sesto Fiorentino hanno visto sfumare la tanto attesa ricapitalizzazione.
«Tutto rinviato al 5 luglio» è stata la decisione presa dall’assemblea dei soci riunitasi a Milano. Con buona pace delle attese e delle speranze di rilancio di un’azienda sempre più sull’orlo del baratro.
«Siamo schifati e nauseati dall’atteggiamento dell’azienda» si sfoga Luca Paoli, segretario provinciale della Filcem-Cgil subito dopo la conclusione dell’assemblea. «Hanno motivato il rinvio dicendo che devono attendere l’assemblea di Pagnossin (la società che controlla Ginori, Ndr), ma a noi sembra soltanto il solito giochino per prendere ulteriormente tempo». Tempo che, però, la fabbrica sestese non ha. «Ogni giorno che si perde è drammatico - spiega Giovanni Nencini della Rsu aziendale - Lo stabilimento è al limite della operatività. Non ci sono più soldi, mancano le materie prime per realizzare i prodotti, le forniture non arrivano più, i prodotti realizzati sono pignorati. Siamo al punto in cui possiamo fermarci da un momento. Ogni nuovo rinvio rischia di essere fatale. Ed è evidente che se anche il 5 non si procedesse alla ricapitalizzazione allora la strada del fallimento sarebbe spianata».
All’assemblea di ieri, raccontano i sindacati, si sono presentati soltanto due dei nove membri del consiglio d’amministrazione. Non c’era il patron Carlo Rinaldini, non c’era l’attuale presidente Luca Fabrizio Sarreri (pare per un improvviso malore), non c’era il rappresentante di Starfin. «E anche queste assenze generalizzate - commenta amaramente Nencini - sono il segno del disinteresse e della situazione di abbandono che vive Ginori». Stando alle indiscrezioni, la ricapitalizzazione non sarebbe avvenuta perché, dice Nencini, «ancora non c’è chi mette i soldi». Rinaldini avrebbe, insomma, una trattativa in corso ma il suo non concretizzarsi ha impedito di procedere all’aumento di capitale che è anche l’unica speranza di sopravvivenza di Ginori.
«Ormai - precisa Paoli - non ci sorprendiamo più. Ma l’atteggiamento tenuto da questa proprietà ci produce nausea e schifo. Dopo tutto quello che i lavoratori hanno sopportato in questi mesi, ancora una volta le dichiarazioni sono rimaste fini a se stesse, si è cercato di guadagnare altro tempo ed è sempre più forte il timore che si voglia cercare d’arrivare ad agosto per fare un porcaio quando i lavoratori non sono in azienda». Niente, in questo momento, sembra essere certo. Se non che il futuro della Ginori è appeso a un filo. «Ma è assurdo. Si sta mandando al macello un’impresa sana perché non si è capaci di gestirla. In nessun paese civile si dovrebbe permettere che persone di questo genere commettano un autentico crimine economico e sociale». Non solo. Relativamente all’assemblea di ieri, infatti, Paoli rivela un retroscena piuttosto inquietante. «Hanno approvato un bilancio - dice - dichiarando palesemente che non è stato redatto secondo le regole contabili. Solo qui si può arrivare a fare queste cose trattandosi, oltre tutto, di una società quotata in borsa».
Ancora una volta, insomma, non resta che aspettare. Oggi i lavoratori saranno in sciopero e si riuniranno in assemblea per decidere la linea di lotta da seguire nei prossimi giorni. In attesa del 5 di luglio. L’ennesimo appuntamento di una storia che sembra proprio non voler regalare un lieto fine.
NULLA DI FATTO. Tutto come prima: nessun aumento di capitale è stato deliberato per la Richard Ginori di Sesto Fiorentino. Soltanto un rinvio, l’ennesimo, l’ultimo di una lunga serie. Si è chiusa così, con molto rumore per nulla, l’attesa assemblea dei soci della Richard Ginori che si è svolta a Milano, e che si è limitata all’approvazione di un bilancio 2006, quello sì non più rinviabile. E con la decisione di rimandare ad un prossimo appuntamento (il 5di luglio) ogni decisione sull’aumento di capitale. Che intanto, però, visto che non si trova nessuno disposto ad acquistare la capogruppo Pagnossin, è passato dai 20 milioni annunciati prima dell’assemblea, a 40. Del totale che l’assemblea, forse, deciderà di chiedere ai soci il 5 luglio, 25 serviranno per Ginori e 15 per Pagnossin.
Il rinvio è stato deliberato nonostante fino all’ultimo soci e amministratori avessero detto che l’aumento di capitale sarebbe stato varato, e che non poteva essere altrimenti, pena la necessità di portare i libri in tribunale, vista la pesante situazione finanziaria in cui versa l’azienda.
“Non andrò in tribunale – ha commentato al termine dell’assemblea il presidente e amministratore delegato Luca Fabrizio Sarreri che in precedenza aveva dichiarato come l’aumento di capitale fosse assolutamente necessario per evitare salti nel vuoto – È stata lasciata aperta la finestra del 5 luglio, e poi siamo stati confortati dai pareri di fior di avvocati che ci hanno spiegato come deliberare oggi l’aumento di capitale non era possibile se non al costo di mettere nei guai gli amministratori di Pagnossin, che sta a monte di Ginori. Il fatto è che se non si risolve il problema di Pagnossin, non si risolve quello di Ginori”.
L’assemblea dei soci stata segnata da un duro affondo del finanziere Roberto Villa di Starfin, che si è proposto nuovamente come la persona disponibile a fare l’aumento di capitale, e a farlo subito. “Se vuoi comprare, allora compra tutto, anche Pagnossin e i suoi debiti”, è stata nella sostanza la risposta dei rappresentanti di Carlo Rinaldini, che era assente per motivi di salute, all’affondo di Villa. La stessa risposta che gli era peraltro stata anticipata il giorno prima nel vertice che si era svolta a Mantova.
«Quello che è successo a Milano è davvero scandaloso, nauseante – è il commento di Luca Paoli della Cgil – è una vergogna che persone con così scarso senso di responsabilità abbiamo la responsabilità di una società come Ginori, e del lavoro di oltre 350 famiglie. È un vero scandalo per tutto il Paese, sul quale il Governo dovrebbe sentirsi in dovere di spendere almeno una parola. Chi consente che tutto questo vada avanti ha le stesse responsabilità di chi sta guidando una società che non scordiamocelo è quotata in Borsa».
Adesso gli occhi di tutti sono puntati su Pagnossin e sull’assemblea dei soci della società trevigiana fissata per il 28 giugno. Intanto oggi i lavoratori di Ginori faranno nuovamente sciopero e terranno un’assembla. All’ordine del giorno la decisione di convocarsi in assemblea permanete che era stata annunciata come risposta all’eventualità che i padroni della Ginori non varassero l’aumento di capitale. Il rinvio di due settimane probabilmente indurrà a non passare subito alle vie di fatto ma di attendere ancora un po’, pur senza rinunciare ad azioni clamorose.
Tutto rinviato al 5 luglio. La ricapitalizzazione della Ginori salta ancora. «Vogliamo aspettare l'assemblea del 28 della capogruppo Pagnossin», dicono da Milano i vertici della manifattura di Sesto. «Siamo sdegnati - è il commento di Giovanni Nencini, Rsu Ginori - per la superficialità e l'irrespondsabilità dei vertici. 350 lavoratori, con altrettante famiglie, trattate in questo modo. È incredibile». Il presidente Sarreri, presente mercoledì alla prima convocazione dell'assemblea, ha marcato visita a causa «di un improvviso malore». Poche le novità? il Cda si riduce da 9 a 6 membri e l'assemblea ha un nuovo presidente, Giambattista Barlocco, chiamato a sostituire anche un sindaco dimissionario, Testa.
Intanto oggi i lavoratori della Ginori si riuniranno per decidere la prossima mossa, che molto probabilmente sarà l'assemblea permanente. Ma le novità arrivano dalla sede dell'Iprei. Fonti vicino alla società di Carlo Rinaldini parlano di una svolta: il patron della gruppo avrebbe “assoldato” un avvocato torinese esperto in diritto fallimentare per mettere in liquidazione la capogruppo Pagnossin e la Ginori C.D.A.
Ancora una volta l'occasione per salvare la Ginori è sfumata. Nel primo giorno di assemblea, convocata per votare l'attesa ricapitalizzazione, quasi tutti hanno marcato visita. E il nome di chi metterà i soldi resta ancora avvolto nel mistero.
TUTTI ASSENTI, dunque, tranne il presidente della società, Luca Fabrizio Sarreri e due esponenti della Rsu dello stabilimento di Sesto Fiorentino. Giovanni Nencini e Laura Stefanelli. L'occasione è stata comunque sfruttata: lontano da Sesto Fiorentino si è tenuto un inatteso faccia a faccia tra le due "fazioni". Il presidente ha cercato di tranquillizzare i dipendenti.
«Ha detto che la ricapitalizzazione si farà», dichiara Nencini. Ma nessuna certezza su chi metterà effettivamente i soldi. Scartate le new entry, sembra che il salvatore sia, a detta di Sarreri, «qualcuno che già conosce bene l'azienda». Un "mister X" che poi tanto sconosciuto non è. C'è chi fa già il nome di Rocco Bormioli. e poi rispunta l'ipotesi Starfin, la società che possiede il 7 per cento del capitale Ginori. ma da Milano arriva la smentita: «Non è assolutamente vero - dicono fonti vicine la società - anzi non parteciperemo nemmeno all'assemblea. Abbiamo una causa legale in corso». Il socio di minoranza da tempo cerca di crescere nell'azienda, ma il funambolico patron, Carlo Rinaldini, li ha sempre rifiutati, come quando, nel maggio del 2006, alla finanziaria preferì un altro cavaliere bianco, Bormioli. E anche con il nuovo presidente Sarreri le relazioni non sono mai state buone. Lo scorso aprile la Starfin presentò addirittura un ricorso contro il presidente al tribunale di Firenze. Come hanno fatto, più o meno nello stesso periodo, anche il collegio sindacale Ginori e il sindaco di Sesto Fiorentino (il primo cittadino è poi stato querelato da Sarreri pochi giorni fa per le sue dichiarazione fatte di fronte lo stabilimento, al momento dell'inventario dei beni pignorati dall'Erario).
Con questo spirito, oggi dovrebbero scoprirsi le carte. Ma il condizionale è d'obbligo, soprattutto se si parla di Ginori. Se anche l'assemblea di questa mattina si rivelasse un flop i 340 lavoratori hanno pronta la reazione: assemblea permanente con presidio davanti i cancelli. «Non resta che aspettare - dichiara Nencini - La situazione è paradossale. Potrebbe accadere di tutto, ma se anche domani la ricapitalizzazione salterà saremo pronti all'assemblea permanente». E oggi i due esponenti sindacali, con il loto pacchetto da cento azioni, saranno di nuovo a Milano, in corso Venezia, nella sede dell'Iprei di Carlo Rinaldini
ORE DECISIVE per il futuro della Ginori. Ieri l’assemblea dei soci convocata a Milano è andata deserta. Assieme al presidente e amministratore delegato Luca Fabrizio Sarreri c’era solo il rappresentante della Cgil. La seduta è saltata e l‘assemblea si terrà oggi, in seconda convocazione. Si tratta peraltro di un rinvio atteso.
Sempre ieri il patron Carlo Rinaldini ha invece convocato nel proprio quartier generale di Mantova tutti i suoi alleati e anche i rappresentanti delle due cordate che si contendono Ginori: quella che fa capo alla Starfin di Roberto Villa e quella raccolta attorno a Rocco Bormioli. Ma sull’esito del vertice viene mantenuto il più stretto riserbo e non sono trapelate indiscrezioni.
Uno scenario ipotizzabile per domani è che l’assemblea dei soci deliberi finalmente l’aumento di capitale da 20 milioni di euro che serve a Ginori come l’acqua ai pesci, per alleggerire una situazione finanziaria sempre più asfissiante, ma che i soci non si esprimano subito in merito ma piuttosto utilizzino tutti i 30 giorni che per legge sono riservati loro per dichiarare se aderire o meno. Una possibilità che offrirebbe a Rinaldini il modo di andare avanti ancora un po’ che le trattative riservate, e un ulteriore tempo supplementare per giocare qualche ulteriore carta e tentare qualche intesa.
Anche perché resta ancora da sciogliere al momento il nodo di Pagnossin. Se prima non verrà ceduta Pagnossin, attualmente legata a Ginori di cui è la controllante, il cui futuro industriale viene da tutti giudicato inesistente e la cui unica appetibilità è legata alla valorizzazione immobiliare delle ex aree industriali di Treviso, difficilmente si potrà chiarire anche la situazione per Ginori
Il sindaco di Sesto Fiorentino Gianni Gianassi non sarà più il custode giudiziario dei beni che l’erario pignorerà alla Richard Ginori. Ieri mattina, infatti, il concessionario della riscossione dei tributi Cerit ha comunicato al Comune di aver «reperito persona idonea» a svolgere il ruolo di custode giudiziario e ha contestualmente notificato la rinuncia al proseguimento della procedura di nomina nei confronti del sindaco. Pur contestando la procedura esperita da Cerit, lunedì il sindaco Gianassi insieme alla giunta comunale aveva ottemperato agli obblighi di legge presentandosi allo stabilimento Ginori per prendere in custodia i beni pignorati.
Intanto Andrea Barducci, segretario dell’Unione metropolitana Ds di Firenze, ha espresso in una nota «solidarietà» ai lavoratori della Richard Ginori e all’amministrazione comunale di Sesto Fiorentino, con «l’augurio che anche grazie al lavoro intenso del sindaco di Sesto Fiorentino e dell’amministrazione intera, le trattative per scongiurare l’irreparabile crisi societaria possano trovare una via d’uscita» in vista dell’assemblea prevista per domani. Barducci, inoltre, assicura che si adopererà «per sollecitare un impegno concreto del governo e del ministero competente affinché, attraverso una sinergica collaborazione, si possa arrivare ad una rapida risoluzione della vicenda».
Il sindaco Gianni Gianassi non sarà più il custode giudiziario dei beni che l´erario potrebbe pignorare alla Richard Ginori (di cui domani si terrà l´assemblea di ricapitalizzazione). Ieri il concessionario della riscossione dei tributi Cerit ha informato il Comune di Sesto di aver individuato come custode un dipendente dell´azienda. L´incarico a lui come sindaco era stato contestato da Gianassi. Il quale ieri è stato informato dall´azienda che il Tribunale di Firenze ha sospeso, come richiesto con un ricorso dalla stessa Ginori nel settembre scorso, il pignoramento dei beni voluto dal Cerit a causa del mancato versamento dell´Iva per 5,4 milioni di euro. La Ginori precisa quindi di aver chiesto la rateizzazione dell´Iva dovuta «prima che il Cerit provvedesse al pignoramento», e respinge le accuse di Gianassi contro i vertici aziendali, «che non fanno che gettare dannoso discredito nei confronti di chi da poco ha assunto l´onere del risanamento della società».
È SALITO su uno dei cancellini metallici bianchi proprio all’ingresso della fabbrica, incrociando le gambe per tenersi in equilibrio e in una posizione che, certamente volutamente, contrastava un po’ con l’ufficialità della fascia tricolore che aveva al petto. Ma ieri mattina il sindaco di Sesto Gianni Gianassi sentiva su di sè tutto il peso dell’operazione che stava per compiere. Così alle 11 in punto ha arringato i dipendenti della Richard Ginori riuniti ai cancelli per mezz’ora di sciopero e spiegato loro perché stava entrando in azienda per dare avvio al pignoramento dei beni dell’azienda, in veste di custode giudiziario dei beni pignorati dall’erario per i mancati pagamenti dell’Iva negli ultimi tre anni. 11 milioni di euro il valore dei beni pignorati, 5,3 i milioni di euro l’Iva non versata allo Stato nell’ultimo triennio. Un discorso di forte intensità quello del sindaco, che ha voluto essere accompagnato nel suo incarico da tutta la giunta comunale, sintetico quanto serve, chiaro, netto. Tanto quanto poco chiari sono i contorni dell’incarico affidato dall’erario al sindaco nella veste di custode giudiziario.
Il sindaco ha messo l’ufficio legale del comune a studiare il caso, ma finora non è chiaro cosa potrò e dovrà fare il sindaco.«Abbiamo a che fare con una proprietà di inetti e un gruppo dirigente vergognoso che non difende neppure i propri beni e il proprio patrimonio – ha detto – queste persone stanno portando quest’azienda nella fossa. Noi siamo venuti qui oggi per svolgere un lavoro che ci impone la legge e che si preannuncia molto lungo”. Nessun amministratore di Ginori si è presentato per l’avvio delle procedure, che sono propedeutiche alla messa all’asta dei beni in caso di mancato pagamento del debito con l’erario. Prima di essere accompagnati nei sotterranei dello stabilimento dove sono conservati prodotti da pignorare per un valore di milioni di euro, il sindaco Gianassi e la giunta hanno posto alcune questioni tecniche ai funzionari di Cerit. La controversia principale – che sarà anche oggetto di un ricorso che il Comune ha annunciato di voler fare – riguarda le procedure di subentro nella custodia giudiziaria dei beni dopo la rinuncia dei due dipendenti Ginori inizialmente designati. Nel corso dell’incontro è stato anche reso noto che il giudice avrebbe stabilito una sospensione del pignoramento. Il provvedimento, non ancora notificato al Comune, non interromperebbe tuttavia la custodia giudiziaria dei beni.
ALLE 12 la delegazione del Comune ha lasciato lo stabilimento dopo aver fissato con i funzionari di Cerit che l’inventario dei beni inizierà materialmente stamani mattina. “Forse – ha commentato infine il sindaco - Cerit credeva che stamani il Comune di Sesto Fiorentino li avrebbe sollevati con una firma dagli impegni onerosi previsti dalla custodia. Quando ci sono di mezzo i lavoratori della Ginori per noi non esiste niente di semplice e banale”. Il Comune va avanti insomma ma lo fa con i piedi di piombo. Un Un resoconto video della mattinata è scaricabile dalla rete civica del Comune di Sesto (www.comune.sesto-fiorentino.fi.it). Ieri mattina ai cancelli della Ginori c’era anche Luca Paoli, segretario della Filcam Cgil, che ha rivolto un duro attacco al mondo della politica: «la vicenda di Ginori sta avendo contorni davvero nebulosi. Qui non va di mezzo solo la presenza di una storica azienda fiorentina, ma il ruolo e il prestigio della politica e delle istituzioni. Ci siamo rivolti al presidente Napolitano e al presidente della Camera Bertinotti, affinché si facessero garanti del rispetto dell’accordo che imponeva al Governo di convocare le parti ad un tavolo ministeriale. Invece da Roma solo silenzi. Possibile che in sei mesi il Governo non si sia sentito in dover di informare i sindacati di quanto stava accadendo?».
- I dipendenti della Richard Ginori, nel caso in cui giovedi' prossimo non si verifichi la ricapitalizzazione dell'azienda, si riuniranno in assemblea permanente. Ad annunciarlo e' Luca Paoli, segretario provinciale della Filcem Cgil di Firenze, che stamani, insieme a circa 200 lavoratori della storica manifattura di porcellane, ha partecipato all'incontro con il sindaco di Sesto Fiorentino Gianni Gianassi. Il sindaco di Sesto Fiorentino, accompagnato dagli assessori della giunta, si e' presentato in azienda per comunicare di essere stato nominato custode giudiziario dei beni pignorati dall'erario alla Richard Ginori. Gianassi, ribadendo ai lavoratori quanto gia' anticipato in una nota sabato scorso, ha detto che lo stesso Comune presentera' ricorso contro il provvedimento di nomina a custode giudiziario e che ''sindaco e amministrazione comunale si fanno carico, ancora una volta, delle responsabilita' che appartengono a una proprieta' sciagurata che fugge dalle proprie responsabilita', che non ha neanche il pudore di garantire la piu' elementare forma di etica industriale difendendo e custodendo il patrimonio dell'azienda''
Sesto Fiorentino, 18 giugno 2007- Questa mattina alle 11 il sindaco Gianni Gianassi accompagnato dalla giunta comunale si è presentato cancelli dello stabilimento per dare avvio all’inventario. Prima di entrare Gianassi si è rivolto ai molti lavoratori riuniti all’ingresso della fabbrica spiegando: “una proprietà di inetti e un gruppo dirigente vergognoso che non difende neppure i propri beni e il proprio patrimonio stanno portando quest’azienda nella fossa. Noi siamo venuti qui oggi per svolgere un lavoro che ci impone la legge e che si preannuncia molto lungo”. Nessun amministratore di Ginori si è presentato per l’avvio delle procedure, che sono propedeutiche alla messa all’asta dei beni in caso di mancato pagamento del debito con l’erario. Prima di essere accompagnati nei sotterranei dello stabilimento dove sono conservati prodotti da pignorare per un valore di milioni di euro, il sindaco Gianassi e la giunta hanno posto alcune questioni tecniche ai funzionari di Cerit. La controversia principale – che sarà anche oggetto di ricorso da parte del Comune – riguarda le procedure di subentro nella custodia giudiziaria dei beni dopo la rinuncia dei due dipendenti Ginori inizialmente designati. Nel corso dell’incontro è stato anche reso noto che il giudice avrebbe stabilito una sospensione del pignoramento. Il provvedimento, non ancora notificato al Comune, non interromperebbe tuttavia la custodia giudiziaria dei beni. Alle 12 la delegazione del Comune ha lasciato lo stabilimento dopo aver fissato con i funzionari di Cerit che l’inventario dei beni inizierà materialmente domani mattina. “Forse – ha commentato infine il sindaco - Cerit credeva che stamani il Comune di Sesto Fiorentino li avrebbe sollevati con una firma dagli impegni onerosi previsti dalla custodia. Quando ci sono di mezzo i lavoratori della Ginori per noi non esiste niente di semplice e banale”.
Economia - a7.06.18.17.4
Undici milioni di valore, tra prodotti e macchinari. Prima pignorata dall’erario per un debito di 5,4 milioni mai saldato. Poi teoricamente tornata nella disponibilità dell’azienda almeno stando alle parole del presidente Luca Fabrizio Sarreri. E invece no. Perché le ultime ore dimostrano che il contenzioso di Richard Ginori col fisco è tutt’altro che risolto. Una nota arrivata l’altro ieri al sindaco di Sesto Fiorentino, Gianni Gianassi, infatti, lo nomina custode giudiziario dei beni pignorati dall’erario alla Richard Ginori e programma per domani l’inizio dell’operazione di inventario. Operazione, questa, propedeutica alla messa all’asta dei beni stessi «prevista - sostiene il primo cittadino - per l’inizio di luglio».
Un provvedimento del tutto inatteso col sindaco che, dal canto suo, ha preannunciato ricorso. «Il pignoramento - spiega Gianassi - era stato affidato in custodia giudiziaria a due dipendenti Ginori che hanno però rinunciato all’incarico. La Cerit ha fornito solo generiche motivazioni alla mancata nomina di altre figure idonee. Ma la legge chiede di cercarle prima di giungere all’indicazione del primo cittadino, partendo dai dirigenti e dagli amministratori dell’azienda». Ciò detto, però, Gianassi ribadisce di non volersi tirare indietro «per senso di responsabilità» nei confronti di quei lavoratori ormai da mesi impegnati in una lotta estenuante «pur consci del rischio penale e civile cui andiamo incontro». «Ancora una volta - prosegue - prendiamo sulle nostre spalle responsabilità che appartengono a una proprietà sciagurata che fugge dalle proprie responsabilità, che non ha neanche il pudore di garantire la più elementare forma di etica industriale difendendo e custodendo il patrimonio dell’azienda». Per Gianassi quella Ginori è una «proprietà di irresponsabili» che «dopo aver giocato in Borsa e fatto speculazioni finanziarie e immobiliari sta condannando l’azienda al fallimento per incapacità industriale e sordidi giochi finanziari». «Dopo i quali - conclude - vorrebbe riemergere spalleggiata dal sistema bancario senza che la Consob e la magistratura abbiano mosso un dito». f.san.
Domani alle 11 si presenterà puntuale alla Richard Ginori, con tanto di fascia tricolore, ma pur assolvendo all´incombenza per senso del dovere il sindaco di Sesto Gianni Gianassi farà ricorso contro quella che considera una «procedura totalmente irrituale»: ovvero la sua nomina a custode giudiziario dei beni che verranno pignorati alla Ginori dall´agenzia della riscossione dei tributi, la Cerit, causa 5,4 milioni di euro di Iva non versata. I due dipendenti della Ginori indicati in prima istanza come custodi hanno rifiutato, e l´incarico è passato al primo cittadino. Che domani, come prevede la legge, dovrà assistere all´avvio delle procedure di pignoramento di giacenze di magazzino e macchinari per un importo circa doppio del debito, 11 milioni di euro. Dei quali, oltretutto, l´azienda non ha nemmeno richiesto la rateizzazione. In caso di mancato pagamento, il pignoramento servirà per l´asta dei beni già prevista per i primi di luglio.
Venerdì sera la giunta ha deciso di «farsi carico», nonostante «i rischi penali e civili», della impropria «responsabilità» della custodia giudiziaria. E il sindaco ne è convinto: «Quest´ultima vicenda mostra che la proprietà sta definitivamente abbandonando la nave». In un comunicato, Gianassi parla di management «vergognoso», «in fuga totale dalle proprie responsabilità», privo di «etica industriale», che fa il paio con «una proprietà sciagurata, che ha condannato la Ginori al fallimento per incapacità industriale e sordidi giochi finanziari». Inutile, perciò, dice, attendersi novità positive dall´assemblea del 21 giugno per la tanto attesa e sempre rinviata ricapitalizzazione, causa «la scarsa consistenza dei presunti investitori e la pervicace volontà del proprietario Carlo Rinaldini di non vendere». La crisi della Ginori sembra insomma «irreparabile», nonostante un fatturato di quasi 30 milioni nel 2006 che ne fa un´azienda tuttora ben presente sul mercato. Guai, però, se dovesse prevalere un´eventuale intento della «cricca di irresponsabili», vertici e proprietà aziendali, di chiedere il fallimento per poi magari «riemergere nell´ombra», pagando i creditori con la svendita dei beni e trattando a parte il marchio: che sarebbe davvero la fine della Ginori.
L´ipotesi migliore per l´azienda e suoi 350 lavoratori, si fa capire in Comune, sarebbe invece un commissario straordinario, che per due anni congeli tutto e tenti il recupero. Intanto, sindaco e giunta invitano i lavoratori «alla calma e a non raccogliere le provocazioni della proprietà». Mentre a chi pensa che la «cricca» della Ginori conti di mettere a frutto il valore degli immobili - di proprietà di Ginori Real Estate, per metà Ginori e per metà Rinaldini - con eventuali modifiche degli strumenti urbanistici, il sindaco lo dice chiaro: «La condizione irrinunciabile per un valorizzazione degli immobili, è di avere di fronte un vero interlocutore industriale, che prima abbia già salvato l´azienda e rilanciato il marchio Ginori».
Una fetta della Ginori, la storica manifattura di porcellane, potrebbe essere messa all'asta. Macchinari e impianti per un valore di 2 milioni e mezzo. E poi prodotti, scorte di magazzino per più di 8 milioni e mezzo.
Tutto quello che, lo scorso 31 maggio, l'Agente per la riscossione dei tributi ha pignorato per il mancato versamento dell'Iva 2004 e 2005 potrà essere messo in vendita già il prossimo 29 giugno. La rateizzazione del debito verso l'Erario in 58 rate, 5.210.293 euro più un milione di euro di interessi e sanzioni (ma per garanzia, si è pignorato il doppio del valore della somma dovuta), concessa il 7 giugno era stata accolta con una condizione: una fideiussione da trasmettere entro dieci giorni dal 7 giugno. E finora niente è stato versato.
Un criptico Sarreri, presidente della Ginori, cerca di tranquillizzare: «Abbiamo impugnato tutto». Ma a quanto pare, la data dell'asta è già stata fissata. Con questa doccia fredda, i vertici della Ginori si preparano all'assemblea di mercoledì?, a Milano. In quella sede dovranno varare la tanto agognata ricapitalizzazione. Venti milioni di euro per rimpinguare le casse dell'azienda e ripartire dal Piano industriale 2007-2009, appena nato e già contestato. Ieri i 340 lavoratori della Ginori hanno posto l'ultimatum: «Se non si procede con la ricapitalizzazione - spiega Giovanni Nencini, Rsu Ginori - dal 22 giugno proclameremo l'assemblea permanente, presidieremo lo stabilimento a tutela dei lavoratori e della manifattura. Ci auguriamo che qualcuno metta i soldi per salvare l'azienda, altrimenti la strada del fallimento è spianata».
Due sono i punti contestati dai lavoratori: l'esternalizzazione della produzione Bone China Decorata e la terziarizzazione logistica. «Il piano così impostato - continua Nencini - prevede un numero molto alto di esuberi. Da una prima stima sarebbero almeno un centinaio i lavoratori a rischio ». E con questo stato d'animo, una delegazione di lavoratori parteciperà mercoledì all'assemblea della Ginori.¦
OCCUPAZIONE della fabbrica se non ci sarà l’attesa ricapitalizzazione della Richard Ginori. Questa la drammatica decisione presa ieri mattina dai lavoratori della Richard Ginori riuniti in assemblea straordinaria, con due ore di sciopero, le prime da diverso tempo a questa parte. Il conto alla rovescia in vista dell’assemblea dei soci della Ginori in programma il 20 giugno a Milano è davvero cominciato. E sindacati e lavoratori hanno inteso mandare un segnale forte. All’azienda, innanzitutto, ma anche alle istituzioni e al Governo, invitandoli a non concedere ulteriore tempo per proroghe e dilazionamenti.
«Per il futuro della Ginori non c’è più tempo da sprecare – dichiara Luca Paoli della Cgil – serve subito capire come verrà fatta la ricapitalizzazione, in quali termini. E siamo molto deluso per il fatto di non aver ricevuto ancora alcun segnale dal Governo». Nei giorni scorsi sindacati e lavoratori avevano fatto balenare l’ipotesi di problemi di ordine pubblico, nel caso in cui per Ginori non arrivassero i soldi freschi necessari ad evitare il fallimento.
L’occupazione sarà attuata nella forma di assemblea permanete dei lavoratori, a partire dal giorno successivo all’assemblea dei soci. A Milano, mercoledì prossimo, i sindacati avranno un loro esponente, in ragione di un piccolissimo pacchetto di azioni acquistato proprio con questa finalità due anni fa.Il clima insomma torna a farsi pesantissimo attorno alla Ginori.Sembra quasi di tornare indietro di mezzo secolo con l’occupazione della fabbrica che negli Anni 50 segnò una durissima vertenza che si chiuse con l’espulsione di decine di lavoratori dalla fabbrica, e la nascita, proprio per iniziativa di molti ‘fuoriusciti’, di quel tessuto di piccole e medie aziende della ceramica che per tre decenni ha costituito l’asse portante dell’artigianato locale.
A Mantova si scriverà il futuro della Ginori. Il 20 giugno e si riunirà l'assemblea dei soci per deliberare la tanto agognata ricapitalizzazione. Una data decisiva, l'ennesima. Venti milioni di euro che non si trovano, oppure che ci sono, ma chi li ha non è “gradito” al patron Carlo Rinaldini. Il Cda ha approvato il piano industriale, le perdite si sono ridotte e si stima per il 2007 un utile di 1,6 milioni. Un segnale positivo, certo, ma il rischio di fare un altro buco nell'acqua è forte. La cordata composta Bini (pratese, a capo della Borgosesia), il bresciano Zaniboni e l'ex Ad Ginori Biesuz sembrano avere intenzioni serie. Ma molto dipende da Rinaldini, che con gli ex non ha mai avuto buoni rapporti. E poi ci sono gli operai che presto si riuniranno in assemblea e mercoledì una loro delegazione partirà alla volta di Mantova. ¦ C.D.A.
Una boccata d’ossigeno è arrivata: il ricorso contro il sequestro di beni e macchinari per 11 milioni di euro è stato accolto ed è stata accettata una dilazione (in 60 mesi) nel pagamento del debito di 5 milioni col fisco. A una settimana dall’assemblea dei soci che dovrebbere definire, una volta per tutte, la ricapitalizzazione della società, la Richard Ginori tira un piccolo sospiro di sollievo. Ieri, intanto, il presidente della commissione lavoro del Consiglio regionale della Toscana Edoardo Bruno (Pdci) ha ascoltato in audizione il sindaco di Sesto Fiorentino Gianni Gianassi, le rsu dell’azienda e i sindacati. «La Ginori è di fronte ad un bivio - ha poi sintetizzato Bruno - la ricapitalizzazione o il commissariamento. In entrambe le direzioni sarà fondamentale l’impegno delle istituzioni locali. Nel primo caso faremo pressione sul ministro per le Attività produttive Pierluigi Bersani e sul presidente della Regione Claudio Martini, per il rilancio dell’attività produttiva secondo un piano concordato coi lavoratori e non secondo le logiche di speculazioni finanziarie». Nella seconda ipotesi Bruno ha sottolineato che «chiederemo al Governo di indicare un commissario preparato, che conosca il territorio e che abbia a cuore la ripresa produttiva e il rilancio della storica azienda». f.san.
I sindacati scrivono al ministero chiedendo un nuovo incontro per «fugare i dubbi sul reale impegno del governo»
UN’ATTESA snervante. Dieci giorni davanti, lavorando in una fabbrica che oggi c’è e domani chissà. Duecentosettantadue anni di storia sull’orlo del baratro chiamato fallimento. Alla Richard Ginori si aspetta il 20 giugno, giorno in cui è convocata l’assemblea dei soci. All’ordine del giorno c’è la ricapitalizzazione da 20 milioni di euro che, a oggi, è l’unica ancora di salvezza per la storica manifattura di Sesto Fiorentino. Non si dovesse procedere, si spalancherebbero le porte del baratro di cui sopra. E la situazione, a tutti i livelli, potrebbe davvero precipitare.
«È stato deciso - ha spiegato il segretario provinciale della Filcem-Cgil, Luca Paoli, dopo l’assemblea in fabbrica di giovedì - che, anche se si verificasse lo scenario peggiore, quello del fallimento, i lavoratori difenderanno l’azienda con tutte le loro forze e opporranno una forte resistenza a qualsiasi tentativo di speculazione. Non vorremmo - è la sibillina conclusione - che la Richard Ginori diventasse un problema di ordine pubblico».
È chiaro che l’ultima mossa (l’intervento della Cerit che ha sequestrato prodotti finiti e macchinari per un totale di circa 11 milioni di euro come recupero del debito dovuto al mancato pagamento Iva a partire dal 2004) ha gettato ulteriore benzina sul fuoco. «È una decisione che, per i tempi in cui è stata adottata, a ridosso dell’assemblea dei soci, desta sospetti perché rischia di allontanare la soluzione per la ricapitalizzazione dell’azienda e pare ispirata non per servire gli interessi comuni ma di qualche privato» ha paventato Paoli. Che, insieme ai segretari fiorentini di Femca-Cisl e Uilcem-Uil Alessandro Bianchi e Rolando Casini, ha deciso di scrivere una lettera al ministero delle attività produttive come ulteriore sollecito a un intervento governativo in materia. «Da tempo - si legge nella missiva - Richard Ginori 1735 sta vivendo una crisi tanto grave quanto paradossale. Le pressanti preoccupazioni finanziarie, che da troppi mesi avrebbero dovuto portare alla ricapitalizzazione della società, sono state fino a oggi mitigate da una condizione produttiva in ripresa».
Quello su cui i sindacati continuano a puntare il dito, però, è la necessità di una «solidità proprietaria» (negata, a oggi, dal suo azionista di maggioranza Carlo Rinaldini) «con relativi investimenti e da un intervento riorganizzativo che rilancerebbe sui mercati internazionali un’impresa competitiva». In questo senso, prosegue la lettera, «la scelta da parte dello Stato di avviare la procedura per il recupero del debito Iva di Richard Ginori 1735, benché giusta e legittima, rischia di innescare una spirale irreversibile poiché, attraverso il sequestro dei beni versati a magazzino, si paralizza l’unica fonte di fatturato dell’azienda». Ecco allora che, concludono, «alla luce dei fatti recenti, anche nell’intento di fugare dubbi riguardo il reale impegno del governo su uno dei marchi più prestigiosi del "made in Italy", le presenti organizzazioni sindacali ritengono che si recuperi con la massima urgenza quanto sottoscritto dalle parti e dal Ministero nel verbale del dicembre 2006».
Tre domande d’attualità per il Consiglio provinciale di lunedì 11 giugno, dalle ore 15.30. La consigliera DS Sara Biagiotti: “Appreso che l’agenzia delle entrate, attraverso la CERIT, ha posto sotto sequestro prodotti finiti e macchinari della Richard Ginori per un valore di € 11 milioni, a fronte di un debito per il mancato pagamento IVA, a partire dal 2004, per € 5,4 milioni; considerata l’imminenza della convocazione dell’assemblea dei soci per decidere la ricapitalizzazione dell’azienda; constatato che con il sequestro dei macchinari e dei prodotti si gettano le basi per avvicinare la Richard Ginori al fallimento, in quanto di fatto si impedisce la normale gestione operativa esprime forte preoccupazione per la vicenda che mette ulteriormente a rischio il futuro della Richard Ginori e dei 350 lavoratori, manifesta piena solidarietà ai lavoratori e alle RSU della Richard Ginori, condivide le loro preoccupazioni in quanto il legittimo sequestro effettuato per recuperare l’Iva arretrata, rischia di rappresentare il de profundis della storica azienda toscana, ritiene che la proprietà si sia manifestata inadeguata ad una gestione industriale dell’azienda e al rilancio di un prodotto di altissima qualità e con un mercato potenziale inestimabile, puntando soltanto a una speculazione finanziaria spericolata e peraltro senza risultati. Essa è la principale responsabile della situazione che si è generata in questi anni e dato l’aggravarsi della situazione di grave crisi che si profila con il blocco di fatto dell’attività produttiva e l’impossibilità di evadere gli ordini chiede se l’Amministrazione Provinciale è a conoscenza di ulteriori elementi e chiede all’Amministrazione Provinciale che si faccia promotore presso il Governo e i Ministeri delle Attività Produttive e del Lavoro perché intervengano urgentemente affinché si mettano in atto tutte quelle procedure necessarie al fine di scongiurare la definitiva crisi della Richard Ginori e con essa la perdita di una azienda storica e di una manodopera altamente qualificata quali sono i lavoratori che in essa operano, anche attraverso una serie di misure urgenti per l’avvicendamento della proprietà incapace di gestire l’azienda, di valorizzare e salvaguardare i lavoratori e di promuovere l’industria manifatturiera italiana nel mondo.
Sempre sugli sviluppi della situazione alla Richard Ginori i consiglieri di Rifondazione Comunista Sandro Targetti, Lorenzo Verdi e Andrea Calò che ricordano come: “Le RSU aziendali tornano a sollecitare l’incontro, più volte promesso, al il Ministero dello Sviluppo Economico, per scongiurare un fallimento che avrebbe, per la proprietà, le conseguenze di rendere disponibile lo storico marchio, che messo sul mercato potrebbe portare nelle casse di chi controlla l’azienda circa 20 milioni di euro e poi rendere disponibili per interventi edilizi del valore di circa 100 milioni di euro le aree su cui attualmente sorge lo stabilimento, ma che per i 300 lavoratori vorrebbe dire la perdita del posto di lavoro e per la comunità di Sesto Fiorentino la chiusura di un’azienda che è strettamente legata alla storia della città ed al suo tessuto produttivo ed economico. Per questi motivi i consiglieri provinciali di rifondazione Comunista chiedono al Presidente della Provincia ed all’Assessore competente di rispondere ai seguenti punti:
1. quali azioni intende prendere l’Amministrazione Provinciale, in accordo con il Comune di Sesto Fiorentino e con le Organizzazioni Sindacali, affinché sia prontamente convocata presso il Ministero dello Sviluppo Economico la riunione già concordata;
2. quali ulteriori azioni intende portare avanti per scongiurare la chiusura della Richard – Ginori, che causerebbe la perdita di 300 posti di lavoro ed il depauperamento del tessuto produttivo dell’area fiorentina.
Infine il gruppo di Alleanza Nazionale: Guido sensi, Nicola Nascosti e Piergiuseppe Massai che: “Viste le allarmanti notizie sul futuro della Richard Ginori e sul possibile fallimento della stessa; preoccupati dalle possibili ricadute socio, economiche e occupazionali che interesserebbero l’intera area della piana fiorentina ma considerato che vi sono anche notizie di possibili spirali di salvezza per la fabbrica domanda qual è la situazione reale e quali sono le prospettive per la Richard Ginori”.
Non arriveranno a Sesto Fiorentino a bordo del camioncino Fiat del 1956 con cui stanno girando l´Italia fermandosi davanti a fabbriche in crisi, fabbriche chiuse le cui vestigia raccontano storie di lotte operaie perse, fabbriche dove invece le minacce di chiusura sono state esorcizzate da uno schieramento compatto e deciso dei lavoratori. Ma il concerto che i Tete de Bois terranno stasera nel parco di Villa Solaria (viale Gramsci, ore 21.15, ingresso 5 euro) ospiti dell´Istituto De Martino, sarà comunque l´occasione per prendere contatti con i dipendenti della Richard Ginori, «ci faremo raccontare la loro storia ripromettendoci di tornare il prima possibile per suonare davanti ai loro capannoni» dice Andrea Satta, voce della band.
L´inquietudine lavorativa che attraversa questi anni di Co.co.co, contratti a termine, contratti a progetto e lavoro nero, è il tema del loro ultimo album Avanti pop; da qui l´idea di un tour operaio «che ci ha fatto entrare in contatto con un´Italia solcata da grandi contraddizioni e che, aldilà dello stordimento televisivo, conserva ancora oasi di coraggio. Nel nostro piccolo - prosegue Satta - cerchiamo di fare quello che i ciclisti rossi fecero nell´Italia del 1910: portiamo notizie di coraggio ovunque andiamo». Perché girando in lungo e in largo per il paese del precariato, i Tete hanno infatti toccato con mano «una certa disunione. Spesso il sud non sa quello che accade al nord in materia sia di lotta operaia; c´è una grande possibilità unirsi intorno ad un comune obiettivo che però non si realizza. Il nostro lavoro potrebbe essere un timido tentativo di dare un collegamento a realtà che non lo hanno, ma ne sentono il bisogno».
Con Avanti pop, questi nove musicisti che hanno suonato ovunque - il camioncino Fiat in questione è lo stesso con cui, ai loro esordi, viaggiavano da Roma a Berlino e Parigi per suonare ovunque capitasse, nelle piazze e nelle stazioni dei metrò - hanno realizzato un vero e proprio identikit delle loro radici: dentro ci sono pezzi di Paolo Pietrangeli (La leva, sul lavoro come alienazione), Chico Buarque (La costruzione, storia di una morte bianca), di Piero Ciampi (Andare camminare lavorare), di Giorgio Gaber (Il mio corpo, parla di mobbing), c´è 44 gatti cantato con Petra Magoni e Ferruccio Spinetti (altri ospiti illustri dell´album: Rocco Papaleo, Canio Loguercio, Claudio Santamaria), ci sono i versi (musicati da Satta e gli altri) di Rocco Scotellaro e Salvatore Poddighe, poeta e minatore. Un passato lungimirante, che torna a vibrare nell´attualità. E il pezzo che dà il titolo all´album, contiene tutto il senso dell´operazione dei Tete de Bois, tra memoria, contemporaneità e impegno perenne: «Avanti pop alla riscoop bandiera rock bandiera rock».
IL CDA DI RICHARD GINORI ha approvato il bilancio d'esercizio 2006 che si è chiuso con una perdita della spa di 14,7 milioni a fronte di una perdita di 5,9 milioni nel 2005. Il fatturato è sceso del 23,34% a 26,7 milioni. Per quanto riguarda il gruppo la perdita si è attestata a 13,6 milioni (+43,68% da 6,6 milioni). Il cda - si legge in una nota - è stato aggiornato al 9 giugno per la trimestrale e per l'ordine del giorno dell'assemblea del 20-21 giugno sulla ricapitalizzazione da 20 milioni.
La politica del tanto peggio, tanto meglio è denunciata intanto dal sindacato che teme manovre oscure ai danni dell’azienda e lancia un messaggio chiaro insieme ai lavoratori che ieri si sono riuniti in assemblea: se fate fallire l’azienda gli operai sono disposti anche a occuparla. «Il sequestro di prodotti finiti e macchinari della Richard Ginori - si legge infatti in una nota - per un totale di circa 11 milioni di euro, avviato dal Cerit per il recupero del debito dovuto al mancato pagamento Iva, a partire dal 2004 è una decisione che, per i tempi in cui e' stata adottata, a ridosso dell'assemblea dei soci, desta sospetti perchè rischia di allontanare la soluzione per la ricapitalizzazione dell'azienda e pare ispirata non per servire gli interessi comuni ma di qualche privato».
A dirlo è Luca Paoli, segretario provinciale della Ficem Cgil di Firenze. Paoli sottolinea che la sua posizione è la stessa espressa ieri mattina, nel corso di un'assemblea, dai dipendenti della storica manifattura di porcellane di Sesto Fiorentino, ora di proprietà del gruppo Rinaldini. «E' stato deciso - racconta il segretario provinciale della Filcem - che, anche se si verificasse lo scenario peggiore, quello del fallimento, i lavoratori difenderanno l'azienda con tutte le loro forze e opporranno una forte resistenza a qualsiasi tentativo di speculazione. Non vorremmo - conclude - che la Richard Ginori diventasse un problema di ordine pubblico».
Intanto si profila una cordata di imprenditori bresciani per rilevare Pagnossin e alleggerire la situazione di Richard Ginori. Tramontata l’ipotesi che ad acquisire la maggioranza dell’azienda trevigiana sia una società quotata in Borsa, dopo che la Consob ha dato parere negativo circa la possibilità di una deroga alla necessità che le società immobiliari abbiano un capitale di almeno 200 milioni di euro, adesso sembra che all’orizzonte si profili un nuovo accordo per Pagnossin. Più o meno alle stesse condizioni del precedente. L'intera Pagnossin è stata valutata poco meno di 20 milioni di euro, di cui 12,5 andrebbero alle banche creditrici, a compensazione forfettaria di un debito accumulato di circa 25 milioni. La cessione, per diventare definitiva, necessita quindi dell’ok degli istituti bancari coinvolti.
Intanto anche da Forza Italia e dall’Udc di Sesto arriva un appello a firma di Adrea Giachetti affinché il Governo si occupi della questione e attivi il tavolo di concertazione avviato a dicembre a mai più convocato.
La vicenda della manifattura Richard-Ginori sia oggetto di un incontro a livello nazionale: è quanto chiede l’assessore all’istruzione formazione e lavoro della Regione Toscana, Gianfranco Simoncini, che ha scritto ieri a Gianfranco Borghini, responsabile del coordinamento imprese in crisi presso la presidenza del consiglio, sollecitando un momento di verifica in tempi brevi, anche a seguito degli ultimi sviluppo della vicenda.
L’assessore ha deciso di sollecitare nuovamente il governo dopo essersi incontrato con il sindaco di Sesto Fiorentino Gianni Gianassi. Dal confronto, fanno sapere dalla Regione, sarebbe emersa l’utilità di un coinvolgimento del governo, pur nella consapevolezza che molte delle questioni aperte sono di carattere aziendale. Gli uffici regionali hanno già avuto contatti con l’unità di crisi che, nei prossimi giorni, dovrebbe comunicare la data dell’incontro.
Si è mosso anche Eduardo Bruno, presidente della commissione Speciale Lavoro del Consiglio regionale della Toscana, che ha convocato in audizione per martedì 12 giugno la Rsu della Ginori, il sindaco di Sesto Fiorentino e il presidente della commissione Lavoro e formazione professionale della Provincia di Firenze.
Fra le prese di posizione sullo stato di crisi alla Ginori c’è anche quella del presidente del consiglio regionale, Riccardo Nencini. «Avevo avuto rassicurazioni, non più tardi di venti giorni fa, che il Governo sarebbe intervenuto sulla gravissima crisi della Richard Ginori. Ora il tempo è veramante scaduto: il governo si faccia sentire, batta un colpo», afferma il presidente dell’Assemblea toscana. che su invito delle Rsu si è recentemete recato alla Ginori per un lungo faccia a faccia con la proprietà, ora richiama l’ esecutivo centrale a rispondere alle sollecitazioni ricevute. Lo stesso Nencini aveva donato un piatto della Ginori anche al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione di una sua visita a Firenze, e mesi or sono aveva sottoposto la questione della grave crisi che attanaglia l’azienda al presidente della Camera, Fausto Bertinotti. Sulla questione Richard Ginori sono poi intervenuto Andrea Barducci, segretario dell’Unione Metropolitana Ds Firenze, e Damiano Sforzi, segretario Ds di Sesto Fiorentino, chiedendo con forza «l’intervento urgente del Governo e dei ministeri delle Attività produttive e del Lavoro».
Due settimane. Tanto, se non ci saranno nuovi colpi di scena, manca alla famigerata ricapitalizzazione della Richard Ginori. Venti milioni di euro che dovrebbero essere ossigeno puro per le striminzite casse della storica manifattura di Sesto Fiorentino. Ma anche due settimane che rischiano di assestare un altro duro colpo alla fabbrica e ai suoi lavoratori dopo il sequestro di beni per 11 milioni di euro effettuato l’altro ieri dalla Cerit. Un gesto che non è andato giù né ai sindacati né al presidente della società Luca Fabrizio Sarreri.
«Ci siamo opposti al pignoramento - dice - perché abbiamo un credito nei confronti dell’Iva con la Ginori Real Estate di pari importo rispetto al debito che ha la Richiard Ginori. E stanti così le cose non vediamo perché sia stato deciso di procedere al sequestro». In realtà lo stesso Sarreri una ipotesi la avanza. Ed è la stessa che, l’altro ieri, avevano sottolineato i membri della Rsu. «Probabilmente rientra tutto nel gioco. La verità è che qualcuno vuole affossare la Ginori sempre di più. E con questo atto ostile ci vogliono portare al fallimento. È come se stessero sparando sulla Croce Rossa».
Non resta, insomma, che attendere l’appuntamento del 20. «Io ho dato e continuo a dare il mio appoggio - spiega Sarreri - a patto che vogliano che sia della partita. E perché questo avvenga ci vuole un partner. Non so se Rinaldini ne abbia già uno o meno. Io, se lui accetta, ce l’ho. Spero che abbia il buon senso di accettarlo». Il problema vero, caso mai, sarà come arrivare al 20 dal momento che il pignoramento ha, di fatto, bloccato le spedizioni. «Effettivamente adesso ci sono problemi - conclude Sarreri - ma adesso la priorità era lavorare a livello societario (nel cda di lunedì sono stati approvati anche i bilanci, Ndr) e dal 20 in poi penseremo anche al problema aziendale».
Certo è che l’intervento della Cerit col pignoramento di beni per 11 milioni di euro a fronte del debito di 5,4 milioni continua a far discutere. «Un’operazione legittima sul piano formale ma assolutamente inopportuna in questo momento» che «rischia di rappresentare il de profundis della storica azienda fiorentina» dicono in una nota i consiglieri regionali del Prc. Che sottolineano, inoltre, come «col sequestro dei macchinari e dei prodotti si dà un’altra spallata alla Ginori e la si avvicina pericolosamente al fallimento dato che le si impedisce di continuare a produrre e vendere, acuendone fortemente la crisi». Gli esponenti Prc hanno quindi annunciato in merito a quanto avvenuto un’interrogazione per «impegnare la giunta regionale a mettere in atto tutte le misure necessarie al fine di scongiurare la chiusura definitiva della Richard Ginori, a cominciare dall’attivarsi perché le Rsu e le organizzazioni sindacali vengano finalmente convocate dal ministero delle Attività Produttive e che sulla vicenda del debito Iva si arrivi ad una rateizzazione del pagamento con il conseguente parziale sblocco dei prodotti e dei macchinari».
E se da un lato il sindaco di Sesto Gianni Gianassi non concorda sull’inopportunità del provvedimento («sarebbe buffo se il sistema politico non chiedesse 10 miliardi che gli spettano»), dall’altro torna a puntare il dito in direzione di quello che lui ritiene l’unico vero colpevole di questa situazione. «Il solo responsabile di tutta questa situazione, debito con l’Iva compreso, è Carlo Rinaldini. Lui ha in mano questa azienda e lui la sta trascinando nella fossa con la sua storia e i suoi lavoratori».
SONO ORE di attesa e di trepidazione per il futuro di Richard Ginori. La storica manifattura di porcellane, è in bilico fra rilancio, con un aumento di capitale da 20-25 milioni ormai in dirittura d’arrivo in programma nell’assemblea dei soci del 20 giugno, e il rischio fallimento. A confermare che non c’è più tempo per i rinvii è l’attuale presidente e amministratore delegato di Ginori, Luca Fabrizio Sarreri, che due giorni fa avrebbe apposto la propria firma ad una nuova versione rivista e corretta del bilancio 2006, nel quale le perdite erano salite.
L’operazione si è resa necessaria in modo da non ricevere ulteriori ostacoli all’approvazione dei conti da parte della società di revisione, per portare il bilancio all’approvazione dell’assemblea. Sempre che al 20 giugno si arrivi senza che vi sia prima un terremoto finanziario, generato ad esempio dall’iniziativa di Cerit, la società incaricata della riscossione di crediti da parte dello Stato che ha posto sotto sequestro cautelativo beni e macchinari per 11 milioni di euro per un debito Iva non pagato di 5,4 milioni di euro relativo agli ultimi 3 anni. Sarreri al riguardo non ha peli sulla lingua. «Intanto – dichiara – abbiamo fatto formale opposizione a questo provvedimento».
Poi aggiunge: «Stanno facendo di tutto per spingere la società verso il baratro. Stanno buttando benzina sul fuoco quando dovrebbero gettarci acqua, nell’interesse degli azionisti, dei dipendenti e della società». Così rincara la dose: «Non si sono mai visti gli ispettori fare il sequestro 30 giorni dopo l’invio della cartella esattoriale. Si tratta perlomeno di una procedura sui generis». E infine l’affondo: «Mi sembra di poter dire che qualcuno lavora e preme affinché l’azienda fallisca, in modo da poterla comprare a due soldi. Spero di sbagliarmi, ma credo proprio che dietro quanto è accaduto ci sia questo». Difficile non pensare all’ennesimo episodio della lunga battaglia che in questi mesi ha contrapposto i soci di maggioranza e di minoranza. Una situazione complessa, giocata sul filo di lana e nel quale è decisivo il fattore tempo. Ma che tuttavia non impedisce a Carlo Rinaldini, patron di Ginori e socio di maggioranza, di giocare su vari tavoli, dai quali lo stesso Sarreri si sente in parte tagliato fuori: «A Rinaldini la mia famiglia ha ripetuto la disponibilità a stare nella partita nelle modalità a suo tempo indicate. Tuttavia ho anche scritto al presidente del collegio sindacale perché la società è in difficoltà e ho chiesto che Iprei, la finanziaria di Rinaldini, mi faccia ufficialmente sapere che cosa intende fare. Perché se non mi dicono come intendono risolvere la situazione, una volta per tutto, non voglio essere io quello che resta con il cerino in mano, ma sarò costretto ad andare io stesso in tribunale».
Intanto anche i sindacati si preparano a giocare al meglio tutte le loro carte: fra cui quella di partecipare all’assemblea dei soci e di far sentire anche in quella sede la voce dei lavoratori. La Cgil, che possiede una piccola quota di azioni, ha già fatto sapere che all’appuntamento non mancherà.
I funzionari dell’azienda per il recupero crediti hanno posto sotto custodia impianti e prodotti per un ammontare doppio rispetto al debito di 5,4 milioni di euro che l’azienda ha con l’erario LA RABBIA dei lavoratori: «Non possiamo spedire e quindi nemmeno fatturare» La Rsu se la prende anche con il governo: «Dovevano convocarci a gennaio, si sono fatti risentire solo così...»
Un altro colpo. Un’altra spallata che, per i lavoratori, è una nuova e pericolosa tappa d’avvicinamento al baratro. Ad assestarlo sono stati ieri i funzionari del Cerit (la società che si occupa del recupero crediti per conto dello Stato) che hanno compiuto un controllo in azienda relativamente al debito che la stessa vanta, nei confronti dell’erario, per un ammontare Iva pari a 5,4 milioni di euro.
«Quando arriva un controllo ci sono due ipotesi - spiega Giovanni Nencini della Rsu - O il debitore paga in contanti oppure gli vengono posti sotto sequestro beni per un importo pari al doppio del dovuto». Per la Ginori la strada obbligata è stata la seconda. «I funzionari - spiega la Rsu in una nota - hanno verbalizzato e posto sotto custodia, dunque di fatto sequestrato, prodotti e impianti per un valore pari a circa 11 milioni di euro». Ma più del gesto in sé, a preoccupare i lavoratori sono le conseguenze del sequestro.
«Gli impianti - spiega ancora Nencini - sono stati affidati a un custode che la Cerit ha nominato nella persona di un rappresentante dell’azienda. Ma la cosa più grave è che insieme a quelli si è proceduto anche al sequestro di una parte consistente di prodotto. E questo, di fatto, impedisce a Richard Ginori di spedire i prodotti stessi e, di conseguenza, di fatturare». Una situazione che era già difficile e che adesso diventa paradossale. «È come se fosse in atto una manovra di accerchiamento e strangolamento con il fine di portare l’azienda all’insolvenza così da aprire definitivamente la strada al fallimento». Non solo. «Se si considera che i terreni su cui sorge la fabbrica sono già venduti, che lo stesso è stato fatto anche con gli asset immobiliari come lo stabilimento e che ora si è proceduto anche a sequestrare gli impianti quello che ne consegue è che la Richard Ginori non ha più niente. Tutto il suo patrimonio non esiste più».
In un simile quadro, Rsu e organizzazioni sindacali dichiarano inoltre di essere «in attesa, da gennaio, che il governo le convochi presso il Ministero delle Attività Produttive». Un incontro che avrebbe dovuto seguire quello tenutosi a dicembre ma che poi, in realtà, non si è più tenuto. «L’unica risposta che è arrivata - attacca Nencini - è questa operazione di recupero crediti che rischia di causare il tracollo definitivo». Una mossa che li ha lasciati sorpresi perché, fanno notare, «i 5,4 milioni di euro di debito verso l’Iva non risalgono agli ultimi mesi ma almeno agli ultimi tre anni». Decidere dunque di porre sotto custodia prodotti e impianti quando la ricapitalizzazione sembra alle porte (l’assemblea dei soci è fissata per il 20 giugno e sarà seguita subito dopo dal Cda) è, concludono, «una decisione che si poteva rimandare per salvaguardare il futuro dell'azienda e i livelli occupazionali». f.san.
Un nuovo fulmine si abbatte sulle preziose e un tempo fortunate porcellane della Richard Ginori. La Cerit, la società di recupero dei crediti dello Stato, pone sotto sequestro prodotti e impianti della fabbrica di Sesto per 11 milioni di euro. Negli ultimi giorni ci si è accorti che il debito contratto dalla Ginori di Carlo Rinaldini (gruppo Pagnossin) con l´Iva dal 2004 a oggi ammonta a 5 milioni e 400 mila euro. I funzionari Cerit verificano, mettono a verbale il debito e, come è regola quando non si paga in contanti, lo raddoppiano. Per garantirsi, mettono sotto sequestro una parte dei preziosi servizi di porcellana giacenti in magazzino e tutti gli impianti più importanti della fabbrica. Undici milioni sono una cifra tale, riflettono le rsu, da aprire la strada al fallimento.
Iva non pagata, messi i sigilli a impianti e tazzine per 11 milioni. I lavoratori temono un piano oscuro
DRAMMATICA svolta nella vicenda della Richard Ginori. Per non aver pagato Iva per un totale di 5,4 milioni di euro dal 2004 ad oggi, la Cerit, la società incaricata della riscossione dei mancati pagamenti allo Stato, ha posto sotto custodia giudiziale cautelativa prodotti e macchinari della storica manifattura di porcellana per un valore di 11 milioni di euro.
“La prima conseguenza di questo atto è che ora Richard Ginori si trova nell’impossibilità di spedire e quindi di fatturare il prodotto sequestrato, rendendo ancora più paradossale una situazione che vede lo stabilimento di Sesto Fiorentino sempre più in difficoltà a causa di eventi esterni che rendono problematica la sua operatività” dichiarano i sindacati di categoria
La notizia del sequestro giudiziale arriva a pochi giorni dall’assemblea dei soci in programma per il 20 di questo mese, più volte rinviata, e che dovrebbe lanciare l’aumento di capitale da 20 milioni di euro, e portare all’ingresso di nuovi soci di riferimento.
Il fragile sistema di affidi bancari, di ricontrattazione dei debiti e di allargamento del monte-debiti verso lo Stato (oltre all’Iva c’è anche una consistente esposizione finanziaria) che finora ha tenuto in piedi Ginori potrebbe d’un colpo venir meno.
“E’ evidente – commentano ancora i sindacati - che l’importante valore sequestrato di fatto apre la strada, nel momento in cui non avvenisse la tanto attesa ricapitalizzazione, al fallimento di Richard Ginori. Intanto da fonti finanziarie milanesi si apprende che una cordata raccolta attorno a Giuseppe Biesuz, ex amministratore delegato di Ginori, all’imprenditore pratese del tessile Roberto Bini di Borgosesia e ad un immobiliarista bresciano, Roberto Zaniboni, avrebbe raccolto sufficienti mezzi per tentare la scalata a Ginori assieme a Starfin, ‘tentando’ Carlo Rinaldini con un’offerta molto più alta delle precedenti, peraltro non poche, finora sul tavolo.
DALL’AZIENDA per il momento non ci sono commenti ufficiali, così come mantiene il silenzio l’amministrazione comunale, i cui tentativi di coinvolgere il Governo per il momento non hanno sortito gli effetti sperati. Sono sempre i sindacati a lanciare un preoccupato grido d’allarme: “Tutto quanto è avvenuto è casuale o esiste una regia che ha pilotato gli eventi?” Di certo c’è una coincidenza di tempi che lascia spazio a qualche dubbio: “Da gennaio – proseguono i sindacati – aspettiamo che il Governo convochi le parti presso il ministero delle Attività Produttive, così come concordato sei mesi fa. Ad oggi non c’è stata nessuna risposta, però si dispone improvvisamente un azione di recupero crediti. Ma fino ad oggi non si erano accorti di niente? I 5,4 milioni di euro di Iva non pagata non risalgono agli ultimi mesi, bensì agli ultimi 3 anni. Perché allora, muoversi soltanto adesso, proprio quando la ricapitalizzazione sembra prossima?”.
DOMANDE che per il momento non trovano risposta, ma che fanno da apripista ad un altro interrogativo di cui le forze sindacali si fanno portavoci: “Il Governo fa forse da sponda agli interessi di qualcuno?”. Ombre e sospetti pesanti, che avvelenano il clima e rendono più difficile la gestione dei prossimi passaggi per la società: “Le lavoratrici ed i lavoratori di Ginori – concludono i sindacati - sono stanchi di questa lenta agonia e del gioco al massacro che si sta compiendo sulle loro teste. Anche il Governo deve decidere da quale parte stare, con i lavoratori oppure no. Sapendo che se scegliesse la salvaguardia di interessi diversi da quelli dei lavoratori e quindi di una minoranza, si dovrà assumere le proprie responsabilità, compreso quelle della gestione dell’ordine pubblico”.
Le prossime ore si annunciano quindi come decisive per il futuro della storica manifattura di porcellane fondata quasi 300 anni fa dal marchese Carlo Ginori. Sindacati e lavoratori da mesi hanno tenuto basso il profilo della vertenza, ma adesso potrebbero tornare ad alzare la voce e ad attuare forme di lotta e di protesta tali da mettere in crisi la normale operatività dell’azienda
SESTO - Una nuova convocazione dell’assemblea straordinaria potrebbe essere l’ultimo atto (positivo o meno) della vicenda che da circa quattro anni sta mettendo in ginocchio la Richard Ginori.
Il presidente Luca Fabrizio Sarreri ha firmato la convocazione prevista per il 20 e il 21 giugno (in seconda convocazione) sempre alle ore 11 nei locali della società di Corso Venezia 16 a Milano. All'ordine del giorno della parte ordinaria la presentazione del progetto di bilancio 2006, l’affidamento di alcuni incarichi societari; l’integrazione di alcuni membri mancanti al Cda e al collegio dei revisori oltre alla determinazione dei compensi per il presidente del collegio sindacale. A seguire, nella parte straordinaria dell’assemblea, l’ordine del giorno prevede la riduzione del capitale sociale ad ammortamento delle perdite pregresse e al conseguente aumento sociale, ormai un appuntamento che si attende da quasi un anno, per 20 milioni di euro come già deliberato dal Cda.
Questo appuntamento rappresenta l’ultima tappa di un
HANNO SCRITTO direttamente all’amministratore delegato di Ginori Real Estate, Riccardo Fusi, i tre segretari della Femca Cisl, Alessandro Bianchi, della Filcem Cgil, Luca Paoli e della Uilcem Uil, Gianfranco Natali. Lo hanno fatto per chiedere un incontro e avere, per così dire di prima mano, notizie e chiarezza sul futuro dell’area della Richard Ginori di Sesto.
Da tre anni Ginori ha ceduto i terreni e gli immobili di viale Giulio Cesare ad una società immobiliare, la Ginori Real Estate appunto costituita con alcuni imprenditori toscani del settore. «Dal maggio del 2004, l’area dove si trova lo stabilimento e la direzione di Richard Ginori 1735 è di proprietà della Ginori Real Estate – scrivono nella missiva i tre sindacati. Azienda e istituzioni ci hanno ripetuto di scadenze e accordi che comporterebbero costi onerosi o addirittura il trasferimento dell’attività presso altra sede».
Una prospettiva questa ultima in particolare che preoccupa i lavoratori. In base agli accordi al momento della vendita, mentre per i primi anni è stato stabilito un contratto di affitto ad un canone molto basso, per gli anni successivi, in prospettiva di un trasferimento della Ginori che nel 2004 sembrava certo, sono stati definiti spese di affitto molto più onerose per la manifattura. Per questo – i sindacati - vogliono sapere come stanno davvero le cose.
C’È LO scoglio delle banche e il nodo dei debiti da sciogliere sulla strada della vendita della Pagnossin. Annunciata come cosa fatta e attesa per la giornata di ieri, la formalizzazione della cessione dell'azienda di Treviso e la contemporanea scissione da Ginori è stata ancora una volta rinviata.
AD IMPEDIRE che la trattativa andasse per il momento a buon fine sono stati gli istituti bancari che vantano nei confronti dell’azienda Pagnossin un debito consistente, che si aggira intorno ai 25 milioni di euro. La vendita di Pagnossin significherebbe per Richard Ginori un’importante iniezione di fiducia da parte del mercato e da parte degli investitori. Pagnossin ha infatti rappresentato negli ultimi anni soprattutto un peso per la Ginori, su cui sono state sovente ribaltate le situazioni finanziarie negative della capogruppo. Il no delle banche, dunque, non rappresenta una buona notizia e potrebbe anche bloccare qualche eventuale trattativa. Ovviamente non si tratta di un no definitivo, ma, allo stato, i segnali non sembrano positivi. L'offerta che Carlo Rinaldini, patron di Pagnossin e di Ginori, ha ricevuto per Pagnossin e che le banche stanno analizzando prevede che per il passaggio della quota di maggioranza della società veneta in mano a Rinaldini vengano sborsati 20 milioni di euro, dei quali però solo 12 finiscano nelle mani degli istituti bancari, che dovrebbero quindi accettare di rinunciare a circa il 50% dei crediti da loro vantati. Un'ipotesi alla quale le banche creditrici starebbero al momento opponendo più di un ostacolo. «Da parte nostra contiamo di chiudere la partita al più presto possibile — conferma Luca Fabrizio Sarreri, presidente e amministratore delegato di Richard Ginori — in modo da poterci concentrare sul core business di Richard Ginori, che siamo convinti sarà in rado di garantire fin da quest'anno delle ottime performance, perché il prodotto di Richerd Ginori ha un mercato molto solido e apprezzato in tutto il mondo».
INTANTO sindacati e mondo istituzionale attendono con ansia la definizione del nuovo assetto societerio di Richard Ginori, dopo che sarà perfezionata la scissione da Pagnossin e dopo che la stessa società ha annunciato che c'è molto interesse da parte di diversi investitori ad entrare nel capitale della storica manifattura e ad aderire all'aumento di capitale che Ginori lancerà nel mese di giungo, in occasione della prossima assemblea dei soci. Franco Calamassi
Il futuro del prestigioso marchio della ceramica italiana sembra ormai affidato agli avvocati e alle aule del tribunale, con lo spettro del fallimento sempre più vicino. Infatti Starfin, azionista di minoranza Richard Ginori, ha richiesto al tribunale di Firenze la notifica di un atto di citazione contro Luca Fabrizio Sarreri, presidente di Richard Ginori. L'atto coinvolge anche Carlo Rinaldini, Maria Carlotta Rinaldini, Manfredo Turchetti, Domenico Dal Bò, Rocco Bormioli, Filippo Montesi Righetti, tutti in qualità di amministratori o ex-amministratori dell'azienda di ceramiche. La citazione fa seguito all'esposto presentato in marzo sempre da Starfin alla procura di firenze per gravi irregolarità degli amministratori.
L’escalation della crisi si è arricchita nelle ultime settimane di numerosi episodi. A c