Rassegna stampa 2007

03/07/2007

Ministero dello Sviluppo Economico

Il 3 luglio 2007, presso il Ministero dello Sviluppo Economico, si è tenuta una riunione riguardante la Società Richard Ginori. Alla riunione, presieduta dall’On. Borghini, hanno partecipato la Dr.ssa Roberta Pasi del MiSE, per la Regione Toscana l’Ass. Gianfranco Simoncini e il Dr. Piergiorgio Cattini, per il Comune di Sesto Fiorentino il Sindaco Gianni Gianassi e le OO.SS. nazionali, territoriali, di categoria e le RSU. Preso atto della volonta’ espressa da alcuni azionisti facenti capo a Starfin di procedere alla ricapitalizzazione della Richard Ginori le Istituzioni e le OO.SS., auspicando un esito positivo di tale iniziativa, ribadiscono comunque la necessità che tale operazione venga conclusa in tempo utile a presentare un Piano industriale di rilancio della Richard Ginori che garantisca l’immediata ripresa produttiva, i livelli occupazionali e la salvaguardia del patrimonio industriale, del know-how e del marchio che la Richard Ginori rappresenta per il territorio e l’industria nazionale. Le Istituzioni e le OO.SS. hanno ribadito l’interesse alla piena riuscita dell’operazione anche perché ciò consente di evitare il ricorso all’Amministrazione Straordinaria.

Roma, 3 luglio 2007

Ginori, si apre oggi il tavolo col governo

Pagnossin: il debito e di oltre 23 milioni
da la Nazione 3/7/2007

LA DELICATISSIMA partita della Ginori si sposterà, oggi, sul tavolo del Governo. Proprio questa mattina alle 11 a Roma, nella sede del Ministero delle attività produttive, infatti l’onorevole Gianfranco Borghini, responsabile del coordinamento dell’Ufficio imprese in crisi presso la presidenza del Consiglio dei ministri, incontrerà le organizzazioni sindacali e le istituzioni (per il Comune di Sesto sarà presente il sindaco Gianni Gianassi e per la Regione l’assessore al lavoro Gianfranco Simoncini). L’incontro, fortemente e più volte sollecitato dal primo cittadino sestese, rappresenta indubbiamente un segnale importante anche se difficilmente dalla riunione scaturiranno decisioni fondamentali visto che l’attesa, in questo momento, è tutta rivolta al perfezionamento, entro il prossimo 20 luglio, dell’accordo fra il patron Carlo Rinaldini e Starfin.
IN QUESTA CHIAVE, con tutta probabilità, l’assemblea dei soci Ginori fissata per il 5 luglio pare destinata ad andare deserta. Anche l’assemblea di Pagnossin, convocata lo scorso 29 giugno e chiamata a decidere sulla proposta di un aumento di capitale fino a 30 milioni, si è infatti aggiornata al prossimo 26 luglio. L’assemblea ha invece approvato il bilancio 2006 che si è chiuso con una perdita di esercizio di circa 21,8 milioni e quello straordinario tra il primo gennaio e il 31 marzo 2007 chiuso con un ‘rosso’ di 1,8 milioni. Il bilancio 2006 di Pagnossin, fra l’altro, non è stato certificato dal revisore Kpmg: con le auspicate ricapitalizzazioni di Pagnossin e Ginori però la speranza è che i ‘conti’ possano essere certificati


RICHARD GINORI: LA VERTENZA VA AVANTI

L’assessore Saccardi ha risposto, in Consiglio provinciale, ad una domanda d’attualità di Rifondazione Comunista

Sulle ultime iniziative delle lavoratrici e lavoratori della Richard Ginori l’assessore al lavoro Stefania Saccardi ha risposto, in Consiglio provinciale, ad una domanda d’attualità di PRC. “Come tutti sanno mercoledì scorso è stata annunciata la cessione del controllo della società da Rinaldini a Starfin con la previsione di un aumento di capitale che dovrebbe avvenire entro il 27 di luglio. Questa è la prima notizia importante che fa intravedere una possibile evoluzione positiva di questa triste vicenda. Le pregresse vicende dell’azienda ci inducono ad essere ancora molto cauti – ha sottolineato l’assessore Saccardi – anche perché abbiamo sentito tanti di annunci che poi non si sono concretizzati. Auspichiamo un recupero di protagonismo dell’azienda e del gruppo dirigente affinché possa garantire l’occupazione ma anche, e soprattutto, prospettive industriali all’azienda e nuove relazioni sindacali”. Calò ha ricordato che: “C’è stato un incontro dei consiglieri comunali, provinciali e regionali con la RSU che continua a presidiare il cancello dello stabilimento. La RSU mostra cautela sulle intenzioni della Starfin e questo perché ancora non abbiamo potuto verificare fino a dove si spinge l’assunzione di responsabilità da parte del gruppo Starfin. La RSU e le organizzazione sindacali hanno messo come elemento dirimente, affinché si sblocchi la vertenza sulla Ginori, tre passaggi: un piano industriale, di cui parliamo ormai da mesi, che rilanci soprattutto la specificità manifatturiera della Richard Ginori; la salvaguardia dei livelli occupazionali e, infine, la certezza della realizzazione di un nuovo stabilimento. Intanto registriamo l’assenza di Provincia ed RSU al tavolo col Governo. Al Ministero, infatti, sono presenti solo Comune e Regione. Rimangano alcuni sospetti ed il presidio dei lavoratori vuol significare che la cittadella della Ginori non può essere saccheggiata”.

03/07/2007 10:58
Provincia di Firenze

30/06/2007

La crisi. Il numero uno della Starfin, Villa, spiega i progetti per il futuro della manifattura di ceramiche

Ginori, sempre un campo minato "Ci crediamo ma serve cautela"

«Conti tutti da verificare e per il nuovo stabilimento si dovrà aspettare almeno il 2012»
Clara D'Acunto su il Firenze 30/6/2007

«È stato un'operazione lampo», scherza Roberto Villa, numero uno della Starfin, il potenziale nuovo proprietario della Richard Ginori. Dopo tre anni di alti e bassi, alla fine Carlo Rinaldini ha mollato la presa sull'azienda di Sesto. UNA TRATTATIVA lunga, molte volte interrotta bruscamente, a suon di dimissioni e denunce, prima a mezzo stampa e poi per vie legali. La tempesta è finita, ma la salvezza per la Ginori è ancora una strada in salita.
L'accordo firmato lo scorso 27 giugno ha messo nero su bianco l'ingresso dalla porta principale dell'azionista di minoranza Starfin, la finanziaria che raggruppa investitori bresciani e emiliani. «È stata un'operazione faticosa - racconta Villa - Rinaldini è un vero combattente». E ora si inizia a lavorare. «Abbiano di fronte una situazione tutta da verificare - spiega - ci sono bilanci non certificati, che non descrivono la realtà. Abbiamo dato mandato sempre alla Kpmg per una valutazione d'insieme». E Villa sa già che l'impresa non sarà semplice. «Rinaldini ha puntato troppo sulla Pagnossin, quando per un settore di lusso come la Ginori serviva un'altra strategia. Purtroppo gli anni non sono passati invano. Ora è tutto più difficile, ma il marchio è robusto e noi crediamo della risalita. Un po' come la Fiat».
Si parte con la Pagnossin. Entro il 20 luglio si dovrà siglare un accordo con le banche per la vendita dei crediti e per il 26 si dovrà deliberare un aumento di capitale di 30 milioni. Il passaggio successivo sarà «la vendita dello stabilimento Pagnossin, poi si vedrà cosa fare con la partecipazione». La liquidità serve, soprattutto per la Ginori, la vera miniera d'oro.
PER L'AZIENDA di Sesto è previsto un aumento di capitale di almeno di 20-25 milioni, poi si penserà allo stabilimento. «C'è un contratto con Fusi, lo siglai io. La fabbrica è vecchia e lo stabilimento verrà trasferito in un altro sito, sempre a Sesto, ma con canoni più vantaggiosi. Si dovrà aspettare almeno il 2012». Smentisce l'interessamento ai terreni. «Sarebbe un'operazione troppo lunga, l'azienda è un affare più interessante». In programma c'è comunque una razionalizzazione. «Ma è presto per parlarne, anche del piano industriale», spiega Villa, come è troppo prematuro parlare di tagli al personale.
I tempi però stringono. Da lunedì iniziano gli incontri con la Consob e la Borsa. «Che strano, nessuno ha mai controllato Rinaldini. Noi siamo stati chiamati il giorno dopo». E con lo storico patron, il rapporto è stato sempre di amore e odio. «È un incantatore di serpenti - racconta Villa - Tanti in questi anni si sono mostrati interessati all'azienda, ma non ha mai ceduto». Parole poco tenere anche per l'ex presidente Sarreri: «Me ne ha detto di ogni. "Ci vediamo tra un paio di mesi, pensavo, vediamo che mi racconti". E avevo ragione. È un misto di ingenuità e di eccessiva fiducia nelle sua capacità».

Gli auspici di Gianassi: «Spero che si risolva tutto»

Restano i dubbi Le parole d'ordine sono cautela e attenzione. A tre giorni dal pre-accordo tra Rinaldini e la Starfin per la cessione della Ginori? nel consiglio comunale sestese non si poteva non parlarne. Il sindaco Gianassi ha auspicato che «gli ultimi sviluppi pongano fine a questa travagliata vicenda». «Comunque vada la trattativa tra Rinaldini e Starfin - ha detto invece Manola Aiazzi dell'Udc - resta la contraddizione tra le previsioni del Piano strutturale e quelle del Ruc sull'area Ginori: il primo prevede appartamenti , il secondo no».
SESTO LA CRISI E LE RIPERCUSSIONI

La Ginori spaventa Solo 26 nuovi iscritti all’Istituto d’Arte

da La Nazione 30/6/2007

SOLO 26 ISCRITTI alla classe prima del l’Istituto Statale d’Arte di Sesto Fiorentino di via Giusti, prestigiosa scuola superiore che è stata voluta per dare un respiro anche culturale e formativo alla presenza di tante aziende ceramiche sul territorio e formarne le nuove leve professionali. Si misura anche da qui lo stato di salute dell’economia ceramica a Sesto e della sua azienda più prestigiosa: la Richard Ginori. Ormai l’appeal verso le giovani generazioni è abbastanza ridimensionato e scarso. I numeri delle iscrizioni alla prima classe sono eloquenti e parlano da soli, e probabilmente obbligheranno la scuola ad avere una sola sezione nei prossimi anni a meno di una inversione di tendenza. «In realtà ci sono movimenti anche negli ultimi giorni, e spostamenti all’interno delle varie scuole, ad esempio da parte di studenti che sono stati bocciati e decidono i iscriversi ad altre scuole», spiegano e sperano alla segreteria didattica dell’Istituto Statale d’Arte di via Giusti.
Intanto anche la Sinistra democratica di Sesto prende posizione sulla vicenda Ginori, per affermare che non si deve “abbassare la guardia”. Nella sua nota Sinistra Democratica sostiene che “molte sono state le delusioni patite in passato” che adesso, dopo la sigla dell’intesa per il passaggio della quota di maggioranza da Carlo Rinaldini a Roberto Villa, “lavoratori, sindacati, amministrazione comunale e istituzioni locali devono continuare ad esercitare una forte e consapevole pressione”. La prossima settimana è fissata per il 5 (ma potrebbe slittare ha detto ieri il sindaco in consiglio Comunale) la data per l’assemblea dei soci di Richard Ginori che si terrà a Milano. L’assemblea dovrà deliberare l’atteso aumento di capitale da 20 milioni di euro, che servirà ad onorare i debiti più urgenti e a consentire all’azienda di proseguire l’attività. I sindacati dell’azienda hanno infatti lanciato l’allarme: “se non arrivano risorse fresche il proseguimento della normale attività, con l’acquisto di materiali indispensabili per consegnare gli ordini, è a rischio”. Ieri pomeriggio del caso Ginori si è parlato in Consiglio comunale. Sono intervenuti anche Leggiero (An) e Manola Aiazzi (Udc) che ha bacchettato la chiesa locale per una nota che appoggiava il ruolo dellle istituzioni, senza ricordare il lavoro fatto dalle opposizioni.

29/06/2007

«Cautela sull’accordo con Starfin»

I dipendenti della Richard Ginori continuano con il presidio della fabbrica di Sesto Fiorentino
sull'Unità / Firenze 29 Giugno 2007

«MASSIMA cautela». La rappresentanza sindacale unitaria della Richard Ginori, non si sbilancia più di tanto, all’annuncio dell’accordo, raggiunto mercoledì tra Iprei di Carlo Rinaldini e la finanziaria Starfin, che prevede il passaggio a Starfin del controllo del pacchetto azionario pari al 50,8% di Pagnossin e di conseguenza il controllo della storica manifattura di porcellane di Sesto Fiorentino, da mesi in crisi, con i lavoratori preoccupati per il loro futuro.
Con una nota diffusa ieri la Rsu sottolinea che «siamo di fronte a un intento e niente più» e «siamo in presenza di un accordo sottoposto a una clausola sospensiva che prevede l'assunzione da parte di Starfin di tutti i debiti di Pagnossin, che ancora non un euro è stato versato e che il contratto stipulato prevede che l'aumento di capitale venga effettuato entro il 27 luglio prossimo». Come dire che i lavoratori aspettno l’evolversi della situazione e intanto annunciano che «continueranno a presidiare lo stabilimento per filtrare e impedire il passaggio a tutti coloro che non vogliono il bene della Richard Ginori», la Rsu aziendale ribadisce che «chiunque controllerà l'azienda dovrà confrontarsi con il sindacato e i lavoratori su tre punti fondamentali: un piano industriale che preveda il rilancio della Richard Ginori che passi per il mantenimento della peculiarità manifatturiera; la salvaguardia dei livelli occupazionali; la certezza della realizzazione di un nuovo stabilimento».
Senza nessuna intenzione di abbassare la guardia il sindaco di Sesto Fiorentino, Gianni Gianassi, esprime una moderata soddisfazione augurandosi che «sia la Starfin a prendere possesso del pacchetto di maggioranza e della gestione dell’azienda».
Il circolo sestese di Sinistra Democratica chiede ai sindacati di «tenere alta la vigilanza senza dare nulla per scontato: ancora nulla è effettivamente risolto e molte sono state le delusioni patite nel passato». Questa volta però potrebbe essere quella buona per superare la difficile crisi della Richard Ginori. È la convinzione del presidente del consiglio regionale, Riccardo Nencini. «Si apre veramente - ha affermato Nencini - la possibilità di uscire dal tunnel dopo che nelle ultime settimane c'era il timore che le prospettive di intesa si fossero pericolosamente allontanate».


Il ‘day after’ dei sindacati Condizioni per il rilancio

Dopo l’intesa per il passaggio a Starfin 3 LUGLIO C’è attesa per l’incontro al ministero
da la Nazione 29 Giugno 2007 di FRANCO CALAMASSI

DOPO i commenti positivi per l’intesa che ha portato al passaggio di mano di Ginori, finita alla Starfin di Antonio Villa insieme al pacchetto di maggioranza della controllante Pagnossin, ci pensano i sindacati a riportare tutti con i piedi per terra. E a porre le condizioni per il rilancio dell’azienda. Indicando tre punti fermi sulle quali anche con la nuova proprietà sarà possibile stabilire un’intesa. Che dovrà partire da tre punti: mantenimento della peculiarità manifatturiera dell’azienda e quindi il rigetto della logica industriale di produzioni di massa, il mantenimento dei livelli occupazionali e certezze sul nuovo stabilimento.
Proprio su questo punto i sindacati — preoccupati perché «anche questa volta a Ginori si avvicina una realtà finanziaria e non un vero imprenditore» — vedono poco chiaro. Infatti «tutta la partita di Ginori Real Estate, quella che riguarda gli assets immobiliari non viene citata nell’accordo: rimane quindi oscuro chi e come la gestirà. Da un punto di vista finanziario l’attenzione si sposta al 3 luglio con l’incontro in programma al ministero dell’Industria a Roma, e al 20 luglio, data entro la quale le banche creditrici di Pagnossin devono dare il loro assenso alla cessione a Starfin dei crediti vantati nei confronti della società trevigiana. Il cuore dell’accordo prevede che Rinaldini esca da Pagnossin senza debiti ma anche senza guadagni, cedendo a Starfin a un prezzo simbolico i diritti di opzione relativi all’attuale pacchetto azionario di controllo (50,08% circa) di Pagnossin spa posseduto da Iprei e Carlo Rinaldini. E soprattutto che Starfin si faccia carico dell’esecuzione, nel più breve tempo possibile ma non oltre il 27 luglio, di un aumento di capitale sociale di Pagnossin spa sufficiente a ripianare le perdite e a ricostituire il capitale sociale minimo di legge.
IL VECCHIO leone della finanza Carlo Rinaldini ha ottenuto il diritto di acquistare da Starfin, entro il 30 giugno 2009, fino a 2 milioni di euro di azioni Richard-Ginori, a un prezzo uguale a quello dell’aumento di capitale, opzionando anche un consigliere di amministrazione in Richard-Ginori. «Con Roberto Villa siamo molto amici e abbiamo fatto un buon accordo, per entrambi ma anche per la Ginori, che è una azienda splendida e nella quale continuo a credere molto» ha commentato Rinaldini poco dopo aver siglato l’intesa. Ora la sfida sarà gestire al meglio questo nuovo delicato passaggio verso il rilancio che probabilmente costerà sacrifici in termini di posti di lavoro.

28/06/2007

Spiragli per la Ginori: Rinaldini cede a Starfin

da l'Unità 28/6/2007

Carlo Rinaldini passa la mano. E cedendo il controllo di Pagnossin a Starfin potrebbe essere vicina una soluzione positiva nella vertenza Richard Ginori. L’accordo sottoscritto ieri prevede la cessione a Starfin per 100 euro dei diritti di opzione relativi al 50,08% di Pagnossin posseduto da Iprei e Rinaldini e l’esecuzione, non oltre il 27 luglio, di un aumento di capitale sufficiente a ripianare le perdite e a ricostituire il capitale sociale. Starfin concede inoltre il diritto ad Iprei di acquistare, entro il 30 giugno 2009 azioni Richard Ginori 1735 fino a due milioni di euro per un prezzo per azione pari al prezzo di emissione delle azioni rivenienti dall’aumento di capitale di Richard Ginori. Infine Starfin rinuncerà all’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori di Richard Ginori.


Si profila l´intesa con la Starfin che si impegna a rilevare l´azienda di Sesto dopo aver verificato i conti

Un compratore per la Richard Ginori

La finanziaria svizzera detiene il 7% della manifattura, è disposta ad acquistare le quote Pagnossin
da la repubblica 28/6/2007

Richard Ginori, la Starfin firma l´acquisto. La finanziaria svizzera che controlla il 7 per cento della manifattura di porcellane più importante d´Italia ha firmato l´impegno a verificare lo stato dei conti nel giro di 15-20 giorni e, nel caso l´esito fosse positivo, ad acquistare le quote di maggioranza fino ad oggi in mano alla Pagnossin, controllata dal trevigiano Carlo Rinaldini attraverso la Iprei. Una firma subordinata alla verifica dello stato patrimoniale, ma comunque una svolta dopo le incertezze delle ultime settimane trascorse in un´altalena di ipotesi: da una parte la ricapitalizzazione, dall´altra l´avvio delle procedure di fallimento.
L´accordo prevederebbe la cessione a Starfin per 100 euro dei diritti di opzione relativi al 50,08 per cento di Pagnossin e l´esecuzione, non oltre il 27 luglio, di un aumento di capitale sufficiente a ripianare le perdite ed a ricostituire il capitale sociale minimo di legge. Inoltre opzioni di acquisto e vendita sugli immmobili di Iprei a Quinto di Treviso. Starfin concederebbe il diritto ad Iprei di acquistare, entro il 30 giugno 2009 azioni Richard Ginori fino a due milioni di euro per un prezzo per azione pari al prezzo di emissione delle azioni rivalutate dall´aumento di capitale.
«Forse questa volta siamo all´inizio della fine», commenta soddisfatto il sindaco di Sesto Fiorentino Gianni Gianassi. «Si apre veramente la possibilità di uscire dal tunnel, dopo il timore delle ultime settimane che le prospettive d´intesa si fossero pericolosamente allontanate», dice il presidente del Consiglio regionale Riccardo Nencini che negli ultimi mesi si è adoperato per favorire il superamento della crisi della storica manifattura che oggi occupa 360 dipendenti. Secondo l´accordo, Starfin rinuncerebbe all´azione di responsabilità nei confronti degli amministratori di Richard Ginori e Iprei s´impegnerebbe a far dimettere tutti i consiglieri e sindaci da lei nominati.


La Ginori nelle mani di Starfin

La storica azienda ha un nuovo proprietario. Rinaldini cede il controllo di Pagnossin

da la Nazione 28/6/2007 di FRANCO CALAMASSI

ROBERTO VILLA alla fine ce l’ha fatta. La sua Starfin ha conquistato la Richard Ginori. Il lungo pressing, diventato nelle ultime settimane un vero e proprio assedio, in un mix di azioni finanziarie, giudiziarie e anche su tavoli politici, alla fine ha sortito l’effetto desiderato. Nel tardo pomeriggio di ieri, la Richard Ginori ha cambiato padrone. Intorno alle 18.30 Carlo Rinaldini ha ceduto il controllo di Pagnossin, e con esso di Ginori, vero oggetto del desiderio, a Starfin, che già possedeva il 7% di Richard Ginori. Si pongono così le premesse per uscire dalla crisi e pensare al rilancio della storica manifattura di porcellane di Sesto. Un po’ complesso l’accordo da un punto di vista dell’architettura finanziaria.
In una nota congiunta Rinaldini e Villa spiegano che si prevede la cessione a Starfin per 100 euro dei diritti di opzione relativi al 50,08% di Pagnossin posseduto da Iprei e Rinaldini e l’esecuzione, non oltre il 27 luglio, di un aumento di capitale sufficiente a ripianare le perdite ed a ricostituire il capitale sociale minimo di legge che Starfin si obbliga a sottoscrivere. Assumersi l’onere di riequilibrare la posizione della indebitatissima Pagnossin è stato un passaggio fondamentale per Villa al fine di conquistare Ginori. L’accordo prevede anche opzioni di acquisto e vendita sugli immobili di Iprei a Quinto di Treviso e la possibilità per Rinaldini di rientrare in gioco, se ne avrà la possibilità, grazie alla concessione da parte della Starfin del diritto per Iprei di acquistare, entro il 30 giugno 2009, azioni Richard Ginori 1735 fino a due milioni di euro e ad un prezzo scontato.
Ovviamente Starfin – che si era mossa con spregiudicatezza anche sul terreno giudiziario – ha dichiarato che rinuncerà all'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori di Richard Ginori e che si impegna a non promuoverne nei confronti di amministratori di tutte le società del gruppo Pagnossin. Rinaldini farà al contempo dimettere i suoi consiglieri, dando il via ad un atteso rinnovamento del management. Sono all’insegna dell’ottimismo le prime reazioni sul fronte istituzionale.
Il primo a commentare l’accordo, quando di esso c’era solo le prime indiscrezioni, è stato il presidente del Consiglio Regionale Riccardo Nencini: «Esprimo soddisfazione – ha detto - per il fatto che si sta profilando una soluzione per salvare la Ginori grazie all’offerta presentata dalla Starfin. Si apre ora veramente la possibilità di uscire dal tunnel, dopo che, nelle ultime settimane, c'era il timore che le prospettive di intesa si fossero pericolosamente allontanate». Moderata soddisfazione anche da parte del sindaco di Sesto Gianni Gianassi: «Le notizie di queste ore su un probabile cambio di passo della vicenda Ginori mi fanno guardare con moderata fiducia al futuro dell’azienda. Anche se ci vorrà ancora qualche giorno per perfezionare gli atti è stato fatto un passo avanti. Spero che una volta verificati i conti e lo stato patrimoniale dell’azienda, Starfin possa entrare in possesso del pacchetto di maggioranza e della gestione della Ginori, che ha urgentemente bisogno di un gruppo dirigente, di un piano industriale e di nuove relazioni sindacali».


Valzer dei presidenti, ieri il settimo cambio con l’addio di Sarreri

LA NOTIZIA della cessione della Ginori da parte di Carlo Rinaldini alla Starfin arriva a poche ore di distanza dalle dimissioni del presidente Luca Fabrizio Sarreri, che aveva rassegnato ogni incarico evidentemente nell’ottica dell’omai imminente accordo. E con quelle di Sarreri sono sette gli amministratori delegati di Richard Ginori che sono saltati negli ultimi 36 mesi, a dimostrazione del clima di incertezza e turbolenza che regnava nella società.


Spiraglio per il futuro della Ginori, Starfin nuova proprieta'

. Cauti i sindacati - La storica azienda di ceramiche di Sesto Fiorentino ha un nuovo proprietario. Accordo raggiunto ieri. Ci vorranno alcune settimane per formalizzare il passaggio di mano, ma i sindacati avvertono: 'Si tratta, per ora, solo di un intento' La cautela e' d'obbligo, ma questa volta sembra davvero tutta in discesa la strada che salvera' la Richard Ginori. Il passaggio di mano c'e' stato ieri con l'accordo tra la Iprei di Carlo Rinaldini e la Starfin di Roberto Villa che prende il controllo del pacchetto azionario, il 50,8% del capitale di Pagnossin - e di conseguenza di Ginori - piu' il 7% che gia' possedeva, e diventa dunque il nuovo proprietario. Per i lavoratori un respiro di sollievo anche se la rappresentanza sindacale unitaria ricorda che quello raggiunto ieri e' per il momento solo un intento e niente piu'. 'Siamo in presenza - spiega il sindacato - di un accordo sottoposto a una clausola sospensiva che prevede l'assunzione da parte di Starfin di tutti i debiti, che ancora non un euro e' stato versato e che il contratto stipulato prevede un aumento di capitale entro un mese da ieri'. Come dire, insomma, che e' meglio andarci con i piedi di piombo. In effetti, di cose da fare per mettere nero su bianco l'acquisto della Ginori ce ne sono: ripianare la posizione dell'indebitatissima Pagnossin, formalizzare la possibilita' di acquisto e vendita degli immobili della Iprei, studiare la possibilita' per Rinaldini di rientrare in gioco attraverso l'acquisto ad un prezzo scontato di azioni della Ginori fino a due milioni di euro. Le mani di Starfin sull'azienda di Sesto Fiorentino hanno incontrato la soddisfazione del sindaco Gianni Gianassi che ha detto di guardare con 'moderata fiducia al futuro della Ginori anche se ci vorra' ancora qualche giorno per perfezionare gli atti'. I lavoratori, intanto, continuano a presidiare lo stabilimento per evitare colpi di scena non graditi. La rsu aziendale ha ricordato che 'chiunque controllera' l'azienda dovra' confrontarsi con il sindacato e i dipendenti su tre punti: piano industriale, salvaguardia dei livelli occupazionali, realizzazione di un nuovo stabilimento'.

Toscana Tv

27/06/2007

Sarreri se ne va: «troppo stress»

da il Firenze 27/6/2007

Nuovo colpo di scena alla Richard Ginori: Luca Fabrizio Sarreri alza bandiera bianca. L’immobiliarista milanese ha rassegnato ieri le sue dimissioni da presidente della manifattura di Sesto Fiorentino, rinunciando così a lanciare la scalata all’azienda di porcellane. Al suo posto entra Giovanni Rolandi, molto vicino, pare, al padrone della Ginori Carlo Rinaldini: è l’uomo-ponte che porterà la manifattura nelle mani di altri o l’ulteriore conferma che Rinaldini non vuole mollare la presa?
Sarreri, intanto, spiega le motivazioni che l’hanno spinto a dimettersi. «Fare il presidente era un incarico troppo impegnativo, troppo stressante», dice Sarreri, «se Rinaldini vuole io vado anche avanti, ma se la situazione non si sblocca non ha senso continuare».
Quello di Sarreri sembra proprio un addio a tutti gli effetti, e viene da chiedersi quanto sia «stressante» lavorare come semplice dipendente in un’impresa storica, ma che nessuno sembra voler salvare. ¦ P.C.

23/06/2007

Presidio dei lavoratori: «Entra solo chi vogliamo»

da l'Unità 23/6/2007

Si alterneranno in veri e propri turni di lavoro. Davanti ai cancelli, per tutto l’orario della giornata. Inizieranno lunedì ed andranno avanti per dieci giorni almeno. Fino, cioè, a quel 5 luglio in cui la proprietà si è aggiornata per decidere, una volta per tutte, di procedere all’aumento di capitale da 20 milioni di euro che dovrebbe servire a salvare la Richard Ginori.
I lavoratori della storica azienda di Sesto Fiorentino lo hanno deciso ieri mattina in assemblea, riuniti davanti alla Rsu e alle organizzazioni sindacali che hanno raccontato loro quanto accaduto nell’assemblea dei soci di giovedì. «Abbiamo cercato di trasmettere la nostra sensazione di nausea e di sdegno per tutto quello che sta accadendo - spiega Giovanni Nencini della Rsu aziendale - e i lavoratori hanno dimostrato di essere determinati a portare avanti questa durissima lotta per la salvaguardia del loro posto e il futuro stesso della loro azienda».
Da lunedì, insomma, i picchetti si alterneranno all’ingresso dello stabilimento di viale Giulio Cesare con un obiettivo ben preciso. «Vogliamo che in azienda entrino soltanto quelle persone che vogliono il bene di Ginori e che, in questi mesi, lo hanno dimostrato.
Entreranno gli operai perché, nonostante tutto, noi continuiamo a lavorare e produrre tutti i giorni, entreranno i camion con le materie prime e quelli che dovranno consegnare o ritirare merce. Ma al tempo stesso faremo di tutto perché chi ha ridotto l’azienda in questo stato non possa metterci piede». la volontà dichiarata è quella di dare un segnale forte. L’ennesimo, in una vertenza estenuante, che sembra non conoscere fine.
«La nostra iniziativa - conclude Nencini - sarà per ora limitata all’orario di lavoro. Ma non neghiamo che, in una situazione così degradata, abbiamo il forte timore che qualcuno stia addirittura pensando di portare via qualcosa del patrimonio d’eccellenza contenuto in questa fabbrica. Ci sono stampi di prodotto, modelli che realizziamo soltanto qui. Ecco, anche su questo punto faremo di tutto per salvaguardare il patrimonio storico di una fabbrica che ha oltre 270 anni».

Francesco Sangermano


LA RISPOSTA IERI STOP IMMEDIATO E PRESIDI DOPO L’ULTIMO RINVIO DEL CDA Ginori, scioperi per scacciare il crac

I lavoratori così esorcizzano la crisi. «Chi ci vuol male non entrerà più in questa fabbrica»

di FRANCO CALAMASSI su la Nazione 23/6/2007

I LAVORATORI della Richard Ginori hanno perduto la pazienza. Dopo il rinvio al 5 luglio dell’assemblea dei soci che dovrebbe decidere il versamento di risorse fresche (20-25 milioni di euro per Ginori e 15 per Pagnossin) per mandare avanti la società che versa in gravissime difficoltà finanziarie, ieri i lavoratori si sono riuniti in assemblea e hanno deciso di andare giù con la mano pesante. Intanto ieri la fabbrica si è fermata per uno sciopero di 8 ore. Ma soprattutto è stato deciso di riprendere, a partire da lunedì, gli scioperi articolati con un presidio fisso davanti ai cancelli della fabbrica. «Non faremo entrare nessuno che non lavori per la Richard Ginori o per il bene della Richard Ginori» annunciano i lavoratori. Certamente non saranno fatti entrare in azienda i componenti della famiglia Rinaldini, i consiglieri di amministrazione, il presidente Sarreri.
«Tutta gente – spiega Luca Paoli della Cgil – che non sta certo lavorando per il bene della società. Tanto per dire in che mani si trova la Ginori, la data dell’assemblea è stata fissata per il 5 luglio invece che per il 4 perché uno dei soci ha insistito per essere libero in modo da poter festeggiare la giornata dell’indipendenza americana. Se non fosse una cosa tragica, sarebbe quasi da non crederci. Invece per fortuna eravamo all’assemblea dei soci in virtù della piccola quota di azioni che possediamo».
«Per garantire la presenza fissa dei lavoratori ai cancelli abbiamo deciso di organizzare scioperi di mezz’ora nei diversi settori. Allo stesso tempo – dice Giovanni Nencini della Filcem Cgil – data la situazione delicata vogliamo vigilare affinché pregiate produzioni e calchi storici presenti in azienda non siano portati all’esterno». Bisognerà vedere adesso come a questa sfida risponderà la proprietà, che lo scorso anno, quando i lavoratori attuarono forme anche fantasiose di scioperi articolati riuscendo a mettere in ginocchio la produzione, e quindi anche le vendite e le consegne, reagì con molta stizza, accusando i sindacati di aver messo la Ginori in crisi. Sindacati e lavoratori hanno preso in considerazione anche forme estreme di protesta – che ad esempio potrebbero interessare la vicina linea ferroviaria Firenze-Bologna – ma per il momento sono state congelate.
La partita si gioca comunque su vari tavoli. Dall’assemblea è partita anche la richiesta di rinnovare l’invito al Governo di battere un colpo. I sindacati fiorentini hanno inoltrato la richiesta alle segreterie nazionali affinché si attivino presso il ministro Bersani. «Il silenzio del Governo è stato assordante fin qui – prosegue Luca Paoli –. La spiegazione che ci è stata data da un punto di vista formale non fa una grinza, ma adesso la questione è politica: se il Governo resterà ancora a guardare si renderà complice del manipolo di persone che sta portando questa azienda nel baratro. Per questo abbiamo rinnovato la richiesta di convocare il tavolo di concertazione presso il Ministero dell’Industria prima del 5 di luglio. Pochi giorni prima di Natale firmammo un accordo per convocare quel tavolo a gennaio. Da allora silenzio totale. Ma davvero i politici possono avere così scarsa considerazione delle istituzioni che temporaneamente incarnano?».

22/06/2007

Richard Ginori in sciopero. Conferenza stampa davanti alla fabbrica Sesto Fiorentino 22 Giugno 2007

Ginori, da lunedi' entrata 'filtrata': resta fuori chi non ama l'azienda

da Toscana TV

22/06/2007 - Da lunedi' presidio ai cancelli della Ginori per 'filtrare' le presenze e lasciare entrare solo chi vuole il bene dell'azienda.

In poche parole questo significa che i dirigenti, a cominciare dal maggiore azionista Carlo Rinaldini, resteranno fuori. E'questa la nuova forma di lotta che i sindacati e gli operai della storica manifattura di porcellane di Sesto Fiorentino hanno scelto di mettere in piedi all'indomani dell'assemblea dei soci riunitasi ieri che per l'ennesima volta ha rinviato la decisione di ricapitalizzare.
La cosa andra' avanti per 8 ore tutti i giorni fino al 5 luglio, poi si vedra' se i vertici aziendali si decideranno a fare sul serio. Parallelamente sara' seguita anche un'altra strada, quella istituzionale, che portera' ad una richiesta di incontro urgente con il Governo da fissare prima del 5 luglio.
Nella conferenza stampa di questa mattina, i rappresentanti sindacali non hanno risparmiato parole dure alla proprieta' della Ginori definta come 'una banda di disonesti' che si stanno macchiando di un crimine economico e sociale per una partita puramente finanziaria.


Pagnossin: perdita 06 capogruppo sale a 21,767 mln

da Borsa Italiana

MILANO (MF-DJ)--Il CdA di Pagnossin ha approvato il bilancio 2006 della capogruppo chiusosi con una perdita di 21,767 mln euro (perdita di 6,598 mln nel 2005), che verra' sottoposto all'approvazione dell'assemblea convocata per il 28 giugno ( 29/6 in 2ø).
Il bilancio, si legge in una nota, e' stato redatto applicando criteri di funzionamento, sul presupposto della continuita' aziendale per la quale occorre immediata ricapitalizzazione / rifinanziamento della societa' su cui la prossima assemblea straordinaria degli azionisti e' chiamata a deliberare.
Il risultato e' influenzato dalle rettifiche di valore di attivita' finanziarie complessivamente negative per 19,325 mln relative quasi interamente (18,744 mln) alla svalutazione della partecipazione Retma Holding B.V. (controllata al 100%) che a sua volta possiede la partecipazione di controllo (55,95%) in R.Ginori, che ha conseguito nel 2006 risultati negativi. In conseguenza di dette perdite, al 31 dicembre 2006 il patrimonio netto di Pagnossin e' negativo per 19,799 mln. I ricavi delle vendite ammontano a 2,543 mln (9,288 mln nel 2005). Il risultato operativo risulta negativo per 1,145 mln (-5,771 mln nel 2005). Gli oneri finanziari ammontano a 1,811 mln contro gli 1,834 mln dell'esercizio precedente. com/vz


ILCASO

Richard-Ginori quasi tutti i soci disertano l´assemblea

I sindacati "Nauseati più che sdegnati"
ILARIA CIUTI su la Repubblica 22/6/2007

RICHARD Ginori, sembra impossibile, ma è un´altra fumata nera. Niente di fatto neanche nell´assemblea dei soci di ieri che sia i sindacati che il sindaco di Sesto, Gianni Gianassi, e le istituzioni locali avevano pensato dovesse finalmente essere risolutiva per l´azienda ormai da mesi in mezzo al guado. Niente di fatto, invece, solo un ennesimo rinvio.

Nessun affanno da parte della proprietà e dei consiglieri di amministrazione non solo di risolvere una situazione che rischia di far colare a picco il marchio storico del made in Italy nel settore delle porcellane, un´azienda che fa ancora 30 milioni di fatturato e ha alle sue dipendenza 350 lavoratori, ma neanche di farsi vedere. All´assemblea, cui hanno partecipato anche i rappresentanti della Filcem-Cgil che aveva comprato le azioni proprio a questo scopo, non si è presentato praticamente nessuno. Assente il proprietario del gruppo Pagnossin di cui fa parte la Ginori, Carlo Rinaldini. Assente l´ultimo dei tanti amministratori delegati cambiati uno dopo l´altro negli ultimi anni, Luca Filippo Sarreri, assente il socio di minoranza Starfin che sembrava volesse comprare l´azienda, presenti solo due dei nove consiglieri di amministrazione. Uno dei due, la figlia di Rinaldini, Carlotta.

C´erano due cose da fare. Una, abbattere il capitale per fare fronte al debito ormai salito a 55 milioni. Due, ricapitalizzare: ormai non più per venti milioni ma per 40, di cui 15 per l´azienda madre Pagnossin e 25 per la Ginori. E questo era il punto, l´unica azione capace di salvare l´antica manifattura di Sesto dal fallimento. Ma il rappresentante di Retma Holding, la finanziaria di Rinaldini che detiene Pagnossin e Ginori, si è alzato e ha tranquillamente proposto di rimandare. Di non parlarne neanche per ora e fissare, invece, un nuovo appuntamento per il 5 luglio.

«Più che sdegnati siamo nauseati - dicono sia Giovanni Nencini delle rsu che Luca Paoli, segretario locale della Filcem - E´ l´ennesima volta che non si conclude niente con una superficialità e una leggerezza impensabili». I sindacalisti presenti all´assemblea rivendicano la loro «buona educazione» e il loro senso di responsabilità per non aver «buttato tutto in aria». Troppo grosso, secondo loro, l´affronto. «Davvero a questo punto si rischia di trascinare nel baratro un´azienda che sarebbe sana, centinaia di lavoratori e le loro famiglie». La richiesta dei lavoratori e dei sindacati va al governo: per un incontro urgente. «Non è la prima, perché già lo avevamo chiesto varie volte - dicono - Ma a questo punto siamo all´emergenza. Il governo deve mettere alle strette la proprietà, deve chiederle chiarimenti sulle intenzioni che ha. Ci deve aiutare».

Intanto oggi alla Ginori saranno sciopero e assemblea tra i lavoratori per decidere le iniziative della prossima settimana e in preparazione del 5 luglio.


Ginori continua a giocare col futuro dei lavoratori

Nel giorno della tanto attesa ricapitalizzazione, ennesimo rinvio al 5 luglio. Fallimento più vicino, oggi sciopero
di Francesco Sangermano/ Firenze sull'Unità 22/6/2007

FUMATA NERA Doveva essere il giorno in cui, finalmente, le nubi sul futuro di Richard Ginori si sarebbero dissipate. E invece, per l’ennesima volta, i lavoratori della storica fabbrica di Sesto Fiorentino hanno visto sfumare la tanto attesa ricapitalizzazione. «Tutto rinviato al 5 luglio» è stata la decisione presa dall’assemblea dei soci riunitasi a Milano. Con buona pace delle attese e delle speranze di rilancio di un’azienda sempre più sull’orlo del baratro.

«Siamo schifati e nauseati dall’atteggiamento dell’azienda» si sfoga Luca Paoli, segretario provinciale della Filcem-Cgil subito dopo la conclusione dell’assemblea. «Hanno motivato il rinvio dicendo che devono attendere l’assemblea di Pagnossin (la società che controlla Ginori, Ndr), ma a noi sembra soltanto il solito giochino per prendere ulteriormente tempo». Tempo che, però, la fabbrica sestese non ha. «Ogni giorno che si perde è drammatico - spiega Giovanni Nencini della Rsu aziendale - Lo stabilimento è al limite della operatività. Non ci sono più soldi, mancano le materie prime per realizzare i prodotti, le forniture non arrivano più, i prodotti realizzati sono pignorati. Siamo al punto in cui possiamo fermarci da un momento. Ogni nuovo rinvio rischia di essere fatale. Ed è evidente che se anche il 5 non si procedesse alla ricapitalizzazione allora la strada del fallimento sarebbe spianata».

All’assemblea di ieri, raccontano i sindacati, si sono presentati soltanto due dei nove membri del consiglio d’amministrazione. Non c’era il patron Carlo Rinaldini, non c’era l’attuale presidente Luca Fabrizio Sarreri (pare per un improvviso malore), non c’era il rappresentante di Starfin. «E anche queste assenze generalizzate - commenta amaramente Nencini - sono il segno del disinteresse e della situazione di abbandono che vive Ginori». Stando alle indiscrezioni, la ricapitalizzazione non sarebbe avvenuta perché, dice Nencini, «ancora non c’è chi mette i soldi». Rinaldini avrebbe, insomma, una trattativa in corso ma il suo non concretizzarsi ha impedito di procedere all’aumento di capitale che è anche l’unica speranza di sopravvivenza di Ginori.

«Ormai - precisa Paoli - non ci sorprendiamo più. Ma l’atteggiamento tenuto da questa proprietà ci produce nausea e schifo. Dopo tutto quello che i lavoratori hanno sopportato in questi mesi, ancora una volta le dichiarazioni sono rimaste fini a se stesse, si è cercato di guadagnare altro tempo ed è sempre più forte il timore che si voglia cercare d’arrivare ad agosto per fare un porcaio quando i lavoratori non sono in azienda». Niente, in questo momento, sembra essere certo. Se non che il futuro della Ginori è appeso a un filo. «Ma è assurdo. Si sta mandando al macello un’impresa sana perché non si è capaci di gestirla. In nessun paese civile si dovrebbe permettere che persone di questo genere commettano un autentico crimine economico e sociale». Non solo. Relativamente all’assemblea di ieri, infatti, Paoli rivela un retroscena piuttosto inquietante. «Hanno approvato un bilancio - dice - dichiarando palesemente che non è stato redatto secondo le regole contabili. Solo qui si può arrivare a fare queste cose trattandosi, oltre tutto, di una società quotata in borsa».

Ancora una volta, insomma, non resta che aspettare. Oggi i lavoratori saranno in sciopero e si riuniranno in assemblea per decidere la linea di lotta da seguire nei prossimi giorni. In attesa del 5 di luglio. L’ennesimo appuntamento di una storia che sembra proprio non voler regalare un lieto fine.


CLAMOROSO DA TREVISO

Dieci lavoratori hanno chiesto il fallimento della Pagnossin
di FRANCO CALAMASSI su la Nazione 22/6/2007

NULLA DI FATTO. Tutto come prima: nessun aumento di capitale è stato deliberato per la Richard Ginori di Sesto Fiorentino. Soltanto un rinvio, l’ennesimo, l’ultimo di una lunga serie. Si è chiusa così, con molto rumore per nulla, l’attesa assemblea dei soci della Richard Ginori che si è svolta a Milano, e che si è limitata all’approvazione di un bilancio 2006, quello sì non più rinviabile. E con la decisione di rimandare ad un prossimo appuntamento (il 5di luglio) ogni decisione sull’aumento di capitale. Che intanto, però, visto che non si trova nessuno disposto ad acquistare la capogruppo Pagnossin, è passato dai 20 milioni annunciati prima dell’assemblea, a 40. Del totale che l’assemblea, forse, deciderà di chiedere ai soci il 5 luglio, 25 serviranno per Ginori e 15 per Pagnossin.
Il rinvio è stato deliberato nonostante fino all’ultimo soci e amministratori avessero detto che l’aumento di capitale sarebbe stato varato, e che non poteva essere altrimenti, pena la necessità di portare i libri in tribunale, vista la pesante situazione finanziaria in cui versa l’azienda.
“Non andrò in tribunale – ha commentato al termine dell’assemblea il presidente e amministratore delegato Luca Fabrizio Sarreri che in precedenza aveva dichiarato come l’aumento di capitale fosse assolutamente necessario per evitare salti nel vuoto – È stata lasciata aperta la finestra del 5 luglio, e poi siamo stati confortati dai pareri di fior di avvocati che ci hanno spiegato come deliberare oggi l’aumento di capitale non era possibile se non al costo di mettere nei guai gli amministratori di Pagnossin, che sta a monte di Ginori. Il fatto è che se non si risolve il problema di Pagnossin, non si risolve quello di Ginori”.

L’assemblea dei soci stata segnata da un duro affondo del finanziere Roberto Villa di Starfin, che si è proposto nuovamente come la persona disponibile a fare l’aumento di capitale, e a farlo subito. “Se vuoi comprare, allora compra tutto, anche Pagnossin e i suoi debiti”, è stata nella sostanza la risposta dei rappresentanti di Carlo Rinaldini, che era assente per motivi di salute, all’affondo di Villa. La stessa risposta che gli era peraltro stata anticipata il giorno prima nel vertice che si era svolta a Mantova.

«Quello che è successo a Milano è davvero scandaloso, nauseante – è il commento di Luca Paoli della Cgil – è una vergogna che persone con così scarso senso di responsabilità abbiamo la responsabilità di una società come Ginori, e del lavoro di oltre 350 famiglie. È un vero scandalo per tutto il Paese, sul quale il Governo dovrebbe sentirsi in dovere di spendere almeno una parola. Chi consente che tutto questo vada avanti ha le stesse responsabilità di chi sta guidando una società che non scordiamocelo è quotata in Borsa».
Adesso gli occhi di tutti sono puntati su Pagnossin e sull’assemblea dei soci della società trevigiana fissata per il 28 giugno. Intanto oggi i lavoratori di Ginori faranno nuovamente sciopero e terranno un’assembla. All’ordine del giorno la decisione di convocarsi in assemblea permanete che era stata annunciata come risposta all’eventualità che i padroni della Ginori non varassero l’aumento di capitale. Il rinvio di due settimane probabilmente indurrà a non passare subito alle vie di fatto ma di attendere ancora un po’, pur senza rinunciare ad azioni clamorose.


Caso Ginori altro rinvio liquidazione più vicina

dal Firenze 22/6/2007

Tutto rinviato al 5 luglio. La ricapitalizzazione della Ginori salta ancora. «Vogliamo aspettare l'assemblea del 28 della capogruppo Pagnossin», dicono da Milano i vertici della manifattura di Sesto. «Siamo sdegnati - è il commento di Giovanni Nencini, Rsu Ginori - per la superficialità e l'irrespondsabilità dei vertici. 350 lavoratori, con altrettante famiglie, trattate in questo modo. È incredibile». Il presidente Sarreri, presente mercoledì alla prima convocazione dell'assemblea, ha marcato visita a causa «di un improvviso malore». Poche le novità? il Cda si riduce da 9 a 6 membri e l'assemblea ha un nuovo presidente, Giambattista Barlocco, chiamato a sostituire anche un sindaco dimissionario, Testa.

Intanto oggi i lavoratori della Ginori si riuniranno per decidere la prossima mossa, che molto probabilmente sarà l'assemblea permanente. Ma le novità arrivano dalla sede dell'Iprei. Fonti vicino alla società di Carlo Rinaldini parlano di una svolta: il patron della gruppo avrebbe “assoldato” un avvocato torinese esperto in diritto fallimentare per mettere in liquidazione la capogruppo Pagnossin e la Ginori C.D.A.

21/06/2007

La crisi. Oggi la seconda e ultima convocazione per ricapitalizzare l'azienda

Ginori, assemblea deserta un “mister X” mette i soldi

Il presidente“spera” nella Starfin, ma la società smentisce: «I soldi non li mettiamo noi»
Clara D'Acunto su Il Firenze 21/6/2007

Ancora una volta l'occasione per salvare la Ginori è sfumata. Nel primo giorno di assemblea, convocata per votare l'attesa ricapitalizzazione, quasi tutti hanno marcato visita. E il nome di chi metterà i soldi resta ancora avvolto nel mistero.
TUTTI ASSENTI, dunque, tranne il presidente della società, Luca Fabrizio Sarreri e due esponenti della Rsu dello stabilimento di Sesto Fiorentino. Giovanni Nencini e Laura Stefanelli. L'occasione è stata comunque sfruttata: lontano da Sesto Fiorentino si è tenuto un inatteso faccia a faccia tra le due "fazioni". Il presidente ha cercato di tranquillizzare i dipendenti.

«Ha detto che la ricapitalizzazione si farà», dichiara Nencini. Ma nessuna certezza su chi metterà effettivamente i soldi. Scartate le new entry, sembra che il salvatore sia, a detta di Sarreri, «qualcuno che già conosce bene l'azienda». Un "mister X" che poi tanto sconosciuto non è. C'è chi fa già il nome di Rocco Bormioli. e poi rispunta l'ipotesi Starfin, la società che possiede il 7 per cento del capitale Ginori. ma da Milano arriva la smentita: «Non è assolutamente vero - dicono fonti vicine la società - anzi non parteciperemo nemmeno all'assemblea. Abbiamo una causa legale in corso». Il socio di minoranza da tempo cerca di crescere nell'azienda, ma il funambolico patron, Carlo Rinaldini, li ha sempre rifiutati, come quando, nel maggio del 2006, alla finanziaria preferì un altro cavaliere bianco, Bormioli. E anche con il nuovo presidente Sarreri le relazioni non sono mai state buone. Lo scorso aprile la Starfin presentò addirittura un ricorso contro il presidente al tribunale di Firenze. Come hanno fatto, più o meno nello stesso periodo, anche il collegio sindacale Ginori e il sindaco di Sesto Fiorentino (il primo cittadino è poi stato querelato da Sarreri pochi giorni fa per le sue dichiarazione fatte di fronte lo stabilimento, al momento dell'inventario dei beni pignorati dall'Erario).

Con questo spirito, oggi dovrebbero scoprirsi le carte. Ma il condizionale è d'obbligo, soprattutto se si parla di Ginori. Se anche l'assemblea di questa mattina si rivelasse un flop i 340 lavoratori hanno pronta la reazione: assemblea permanente con presidio davanti i cancelli. «Non resta che aspettare - dichiara Nencini - La situazione è paradossale. Potrebbe accadere di tutto, ma se anche domani la ricapitalizzazione salterà saremo pronti all'assemblea permanente». E oggi i due esponenti sindacali, con il loto pacchetto da cento azioni, saranno di nuovo a Milano, in corso Venezia, nella sede dell'Iprei di Carlo Rinaldini


Assemblea deserta Oggi la salvezza o sarà il crac

da La Nazione 21/6/2007

ORE DECISIVE per il futuro della Ginori. Ieri l’assemblea dei soci convocata a Milano è andata deserta. Assieme al presidente e amministratore delegato Luca Fabrizio Sarreri c’era solo il rappresentante della Cgil. La seduta è saltata e l‘assemblea si terrà oggi, in seconda convocazione. Si tratta peraltro di un rinvio atteso.

Sempre ieri il patron Carlo Rinaldini ha invece convocato nel proprio quartier generale di Mantova tutti i suoi alleati e anche i rappresentanti delle due cordate che si contendono Ginori: quella che fa capo alla Starfin di Roberto Villa e quella raccolta attorno a Rocco Bormioli. Ma sull’esito del vertice viene mantenuto il più stretto riserbo e non sono trapelate indiscrezioni. Uno scenario ipotizzabile per domani è che l’assemblea dei soci deliberi finalmente l’aumento di capitale da 20 milioni di euro che serve a Ginori come l’acqua ai pesci, per alleggerire una situazione finanziaria sempre più asfissiante, ma che i soci non si esprimano subito in merito ma piuttosto utilizzino tutti i 30 giorni che per legge sono riservati loro per dichiarare se aderire o meno. Una possibilità che offrirebbe a Rinaldini il modo di andare avanti ancora un po’ che le trattative riservate, e un ulteriore tempo supplementare per giocare qualche ulteriore carta e tentare qualche intesa.
Anche perché resta ancora da sciogliere al momento il nodo di Pagnossin. Se prima non verrà ceduta Pagnossin, attualmente legata a Ginori di cui è la controllante, il cui futuro industriale viene da tutti giudicato inesistente e la cui unica appetibilità è legata alla valorizzazione immobiliare delle ex aree industriali di Treviso, difficilmente si potrà chiarire anche la situazione per Ginori

20/06/2007

Ginori, revocata la nomina del sindaco a custode giudiziario

da l'Unità 20/6/2007

Il sindaco di Sesto Fiorentino Gianni Gianassi non sarà più il custode giudiziario dei beni che l’erario pignorerà alla Richard Ginori. Ieri mattina, infatti, il concessionario della riscossione dei tributi Cerit ha comunicato al Comune di aver «reperito persona idonea» a svolgere il ruolo di custode giudiziario e ha contestualmente notificato la rinuncia al proseguimento della procedura di nomina nei confronti del sindaco. Pur contestando la procedura esperita da Cerit, lunedì il sindaco Gianassi insieme alla giunta comunale aveva ottemperato agli obblighi di legge presentandosi allo stabilimento Ginori per prendere in custodia i beni pignorati.

Intanto Andrea Barducci, segretario dell’Unione metropolitana Ds di Firenze, ha espresso in una nota «solidarietà» ai lavoratori della Richard Ginori e all’amministrazione comunale di Sesto Fiorentino, con «l’augurio che anche grazie al lavoro intenso del sindaco di Sesto Fiorentino e dell’amministrazione intera, le trattative per scongiurare l’irreparabile crisi societaria possano trovare una via d’uscita» in vista dell’assemblea prevista per domani. Barducci, inoltre, assicura che si adopererà «per sollecitare un impegno concreto del governo e del ministero competente affinché, attraverso una sinergica collaborazione, si possa arrivare ad una rapida risoluzione della vicenda».


Gianassi non sarà più il custode giudiziario

Pignoramento sospeso Ginori replica al sindaco

da la Repubblica 20/6/2007

Il sindaco Gianni Gianassi non sarà più il custode giudiziario dei beni che l´erario potrebbe pignorare alla Richard Ginori (di cui domani si terrà l´assemblea di ricapitalizzazione). Ieri il concessionario della riscossione dei tributi Cerit ha informato il Comune di Sesto di aver individuato come custode un dipendente dell´azienda. L´incarico a lui come sindaco era stato contestato da Gianassi. Il quale ieri è stato informato dall´azienda che il Tribunale di Firenze ha sospeso, come richiesto con un ricorso dalla stessa Ginori nel settembre scorso, il pignoramento dei beni voluto dal Cerit a causa del mancato versamento dell´Iva per 5,4 milioni di euro. La Ginori precisa quindi di aver chiesto la rateizzazione dell´Iva dovuta «prima che il Cerit provvedesse al pignoramento», e respinge le accuse di Gianassi contro i vertici aziendali, «che non fanno che gettare dannoso discredito nei confronti di chi da poco ha assunto l´onere del risanamento della società».

19/06/2007

Ginori, il giorno del pignoramento

Ma il giudice lo avrebbe sospeso all’ultimo secondo. Oggi comincerà l’inventario dei beni
da la Nazione 19/6/2007 di FRANCO CALAMASSI

È SALITO su uno dei cancellini metallici bianchi proprio all’ingresso della fabbrica, incrociando le gambe per tenersi in equilibrio e in una posizione che, certamente volutamente, contrastava un po’ con l’ufficialità della fascia tricolore che aveva al petto. Ma ieri mattina il sindaco di Sesto Gianni Gianassi sentiva su di sè tutto il peso dell’operazione che stava per compiere. Così alle 11 in punto ha arringato i dipendenti della Richard Ginori riuniti ai cancelli per mezz’ora di sciopero e spiegato loro perché stava entrando in azienda per dare avvio al pignoramento dei beni dell’azienda, in veste di custode giudiziario dei beni pignorati dall’erario per i mancati pagamenti dell’Iva negli ultimi tre anni. 11 milioni di euro il valore dei beni pignorati, 5,3 i milioni di euro l’Iva non versata allo Stato nell’ultimo triennio. Un discorso di forte intensità quello del sindaco, che ha voluto essere accompagnato nel suo incarico da tutta la giunta comunale, sintetico quanto serve, chiaro, netto. Tanto quanto poco chiari sono i contorni dell’incarico affidato dall’erario al sindaco nella veste di custode giudiziario.

Il sindaco ha messo l’ufficio legale del comune a studiare il caso, ma finora non è chiaro cosa potrò e dovrà fare il sindaco.«Abbiamo a che fare con una proprietà di inetti e un gruppo dirigente vergognoso che non difende neppure i propri beni e il proprio patrimonio – ha detto – queste persone stanno portando quest’azienda nella fossa. Noi siamo venuti qui oggi per svolgere un lavoro che ci impone la legge e che si preannuncia molto lungo”. Nessun amministratore di Ginori si è presentato per l’avvio delle procedure, che sono propedeutiche alla messa all’asta dei beni in caso di mancato pagamento del debito con l’erario. Prima di essere accompagnati nei sotterranei dello stabilimento dove sono conservati prodotti da pignorare per un valore di milioni di euro, il sindaco Gianassi e la giunta hanno posto alcune questioni tecniche ai funzionari di Cerit. La controversia principale – che sarà anche oggetto di un ricorso che il Comune ha annunciato di voler fare – riguarda le procedure di subentro nella custodia giudiziaria dei beni dopo la rinuncia dei due dipendenti Ginori inizialmente designati. Nel corso dell’incontro è stato anche reso noto che il giudice avrebbe stabilito una sospensione del pignoramento. Il provvedimento, non ancora notificato al Comune, non interromperebbe tuttavia la custodia giudiziaria dei beni.

ALLE 12 la delegazione del Comune ha lasciato lo stabilimento dopo aver fissato con i funzionari di Cerit che l’inventario dei beni inizierà materialmente stamani mattina. “Forse – ha commentato infine il sindaco - Cerit credeva che stamani il Comune di Sesto Fiorentino li avrebbe sollevati con una firma dagli impegni onerosi previsti dalla custodia. Quando ci sono di mezzo i lavoratori della Ginori per noi non esiste niente di semplice e banale”. Il Comune va avanti insomma ma lo fa con i piedi di piombo. Un Un resoconto video della mattinata è scaricabile dalla rete civica del Comune di Sesto (www.comune.sesto-fiorentino.fi.it). Ieri mattina ai cancelli della Ginori c’era anche Luca Paoli, segretario della Filcam Cgil, che ha rivolto un duro attacco al mondo della politica: «la vicenda di Ginori sta avendo contorni davvero nebulosi. Qui non va di mezzo solo la presenza di una storica azienda fiorentina, ma il ruolo e il prestigio della politica e delle istituzioni. Ci siamo rivolti al presidente Napolitano e al presidente della Camera Bertinotti, affinché si facessero garanti del rispetto dell’accordo che imponeva al Governo di convocare le parti ad un tavolo ministeriale. Invece da Roma solo silenzi. Possibile che in sei mesi il Governo non si sia sentito in dover di informare i sindacati di quanto stava accadendo?».

18/06/2007

Ginori: verso l'assemblea permanente

18/06/2007 Toscana TV

- I dipendenti della Richard Ginori, nel caso in cui giovedi' prossimo non si verifichi la ricapitalizzazione dell'azienda, si riuniranno in assemblea permanente. Ad annunciarlo e' Luca Paoli, segretario provinciale della Filcem Cgil di Firenze, che stamani, insieme a circa 200 lavoratori della storica manifattura di porcellane, ha partecipato all'incontro con il sindaco di Sesto Fiorentino Gianni Gianassi. Il sindaco di Sesto Fiorentino, accompagnato dagli assessori della giunta, si e' presentato in azienda per comunicare di essere stato nominato custode giudiziario dei beni pignorati dall'erario alla Richard Ginori. Gianassi, ribadendo ai lavoratori quanto gia' anticipato in una nota sabato scorso, ha detto che lo stesso Comune presentera' ricorso contro il provvedimento di nomina a custode giudiziario e che ''sindaco e amministrazione comunale si fanno carico, ancora una volta, delle responsabilita' che appartengono a una proprieta' sciagurata che fugge dalle proprie responsabilita', che non ha neanche il pudore di garantire la piu' elementare forma di etica industriale difendendo e custodendo il patrimonio dell'azienda''


Ginori: beni pignorati all’azienda dal concessionario dei tributi Cerit

da Nove da Firenze

Sesto Fiorentino, 18 giugno 2007- Questa mattina alle 11 il sindaco Gianni Gianassi accompagnato dalla giunta comunale si è presentato cancelli dello stabilimento per dare avvio all’inventario. Prima di entrare Gianassi si è rivolto ai molti lavoratori riuniti all’ingresso della fabbrica spiegando: “una proprietà di inetti e un gruppo dirigente vergognoso che non difende neppure i propri beni e il proprio patrimonio stanno portando quest’azienda nella fossa. Noi siamo venuti qui oggi per svolgere un lavoro che ci impone la legge e che si preannuncia molto lungo”. Nessun amministratore di Ginori si è presentato per l’avvio delle procedure, che sono propedeutiche alla messa all’asta dei beni in caso di mancato pagamento del debito con l’erario. Prima di essere accompagnati nei sotterranei dello stabilimento dove sono conservati prodotti da pignorare per un valore di milioni di euro, il sindaco Gianassi e la giunta hanno posto alcune questioni tecniche ai funzionari di Cerit. La controversia principale – che sarà anche oggetto di ricorso da parte del Comune – riguarda le procedure di subentro nella custodia giudiziaria dei beni dopo la rinuncia dei due dipendenti Ginori inizialmente designati. Nel corso dell’incontro è stato anche reso noto che il giudice avrebbe stabilito una sospensione del pignoramento. Il provvedimento, non ancora notificato al Comune, non interromperebbe tuttavia la custodia giudiziaria dei beni. Alle 12 la delegazione del Comune ha lasciato lo stabilimento dopo aver fissato con i funzionari di Cerit che l’inventario dei beni inizierà materialmente domani mattina. “Forse – ha commentato infine il sindaco - Cerit credeva che stamani il Comune di Sesto Fiorentino li avrebbe sollevati con una firma dagli impegni onerosi previsti dalla custodia. Quando ci sono di mezzo i lavoratori della Ginori per noi non esiste niente di semplice e banale”.

Economia - a7.06.18.17.4

17/06/2007

RICHARD GINORI

Beni pignorati: il sindaco nominato come custode

da l'Unità 17/6/2007

Undici milioni di valore, tra prodotti e macchinari. Prima pignorata dall’erario per un debito di 5,4 milioni mai saldato. Poi teoricamente tornata nella disponibilità dell’azienda almeno stando alle parole del presidente Luca Fabrizio Sarreri. E invece no. Perché le ultime ore dimostrano che il contenzioso di Richard Ginori col fisco è tutt’altro che risolto. Una nota arrivata l’altro ieri al sindaco di Sesto Fiorentino, Gianni Gianassi, infatti, lo nomina custode giudiziario dei beni pignorati dall’erario alla Richard Ginori e programma per domani l’inizio dell’operazione di inventario. Operazione, questa, propedeutica alla messa all’asta dei beni stessi «prevista - sostiene il primo cittadino - per l’inizio di luglio».

Un provvedimento del tutto inatteso col sindaco che, dal canto suo, ha preannunciato ricorso. «Il pignoramento - spiega Gianassi - era stato affidato in custodia giudiziaria a due dipendenti Ginori che hanno però rinunciato all’incarico. La Cerit ha fornito solo generiche motivazioni alla mancata nomina di altre figure idonee. Ma la legge chiede di cercarle prima di giungere all’indicazione del primo cittadino, partendo dai dirigenti e dagli amministratori dell’azienda». Ciò detto, però, Gianassi ribadisce di non volersi tirare indietro «per senso di responsabilità» nei confronti di quei lavoratori ormai da mesi impegnati in una lotta estenuante «pur consci del rischio penale e civile cui andiamo incontro». «Ancora una volta - prosegue - prendiamo sulle nostre spalle responsabilità che appartengono a una proprietà sciagurata che fugge dalle proprie responsabilità, che non ha neanche il pudore di garantire la più elementare forma di etica industriale difendendo e custodendo il patrimonio dell’azienda». Per Gianassi quella Ginori è una «proprietà di irresponsabili» che «dopo aver giocato in Borsa e fatto speculazioni finanziarie e immobiliari sta condannando l’azienda al fallimento per incapacità industriale e sordidi giochi finanziari». «Dopo i quali - conclude - vorrebbe riemergere spalleggiata dal sistema bancario senza che la Consob e la magistratura abbiano mosso un dito». f.san.


Domani via alle procedure di pignoramento dei beni a causa dell´Iva non versata

Ginori, il sindaco di Sesto nominato custode giudiziario

Gianassi: "Cricca di irresponsabili" L´azienda non ha neanche chiesto la rateizzazione del debito di 11 milioni
MARIA CRISTINA CARRATU´ su La Repubblica 17/6/2007

Domani alle 11 si presenterà puntuale alla Richard Ginori, con tanto di fascia tricolore, ma pur assolvendo all´incombenza per senso del dovere il sindaco di Sesto Gianni Gianassi farà ricorso contro quella che considera una «procedura totalmente irrituale»: ovvero la sua nomina a custode giudiziario dei beni che verranno pignorati alla Ginori dall´agenzia della riscossione dei tributi, la Cerit, causa 5,4 milioni di euro di Iva non versata. I due dipendenti della Ginori indicati in prima istanza come custodi hanno rifiutato, e l´incarico è passato al primo cittadino. Che domani, come prevede la legge, dovrà assistere all´avvio delle procedure di pignoramento di giacenze di magazzino e macchinari per un importo circa doppio del debito, 11 milioni di euro. Dei quali, oltretutto, l´azienda non ha nemmeno richiesto la rateizzazione. In caso di mancato pagamento, il pignoramento servirà per l´asta dei beni già prevista per i primi di luglio.
Venerdì sera la giunta ha deciso di «farsi carico», nonostante «i rischi penali e civili», della impropria «responsabilità» della custodia giudiziaria. E il sindaco ne è convinto: «Quest´ultima vicenda mostra che la proprietà sta definitivamente abbandonando la nave». In un comunicato, Gianassi parla di management «vergognoso», «in fuga totale dalle proprie responsabilità», privo di «etica industriale», che fa il paio con «una proprietà sciagurata, che ha condannato la Ginori al fallimento per incapacità industriale e sordidi giochi finanziari». Inutile, perciò, dice, attendersi novità positive dall´assemblea del 21 giugno per la tanto attesa e sempre rinviata ricapitalizzazione, causa «la scarsa consistenza dei presunti investitori e la pervicace volontà del proprietario Carlo Rinaldini di non vendere». La crisi della Ginori sembra insomma «irreparabile», nonostante un fatturato di quasi 30 milioni nel 2006 che ne fa un´azienda tuttora ben presente sul mercato. Guai, però, se dovesse prevalere un´eventuale intento della «cricca di irresponsabili», vertici e proprietà aziendali, di chiedere il fallimento per poi magari «riemergere nell´ombra», pagando i creditori con la svendita dei beni e trattando a parte il marchio: che sarebbe davvero la fine della Ginori.
L´ipotesi migliore per l´azienda e suoi 350 lavoratori, si fa capire in Comune, sarebbe invece un commissario straordinario, che per due anni congeli tutto e tenti il recupero. Intanto, sindaco e giunta invitano i lavoratori «alla calma e a non raccogliere le provocazioni della proprietà». Mentre a chi pensa che la «cricca» della Ginori conti di mettere a frutto il valore degli immobili - di proprietà di Ginori Real Estate, per metà Ginori e per metà Rinaldini - con eventuali modifiche degli strumenti urbanistici, il sindaco lo dice chiaro: «La condizione irrinunciabile per un valorizzazione degli immobili, è di avere di fronte un vero interlocutore industriale, che prima abbia già salvato l´azienda e rilanciato il marchio Ginori».

16/06/2007

La crisi. Gli impianti e i prodotti sequestrati dalla Cerit potranno essere messi in vendita il 29 giugno

Una fetta della Ginori va all'asta i lavoratori pronti alla battaglia

Gli operai minacciano l'assemblea permanente se non ci sarà la ricapitalizzazione
Clara D'Acunto su il Firenze 16 Giugno 2007

Una fetta della Ginori, la storica manifattura di porcellane, potrebbe essere messa all'asta. Macchinari e impianti per un valore di 2 milioni e mezzo. E poi prodotti, scorte di magazzino per più di 8 milioni e mezzo.

Tutto quello che, lo scorso 31 maggio, l'Agente per la riscossione dei tributi ha pignorato per il mancato versamento dell'Iva 2004 e 2005 potrà essere messo in vendita già il prossimo 29 giugno. La rateizzazione del debito verso l'Erario in 58 rate, 5.210.293 euro più un milione di euro di interessi e sanzioni (ma per garanzia, si è pignorato il doppio del valore della somma dovuta), concessa il 7 giugno era stata accolta con una condizione: una fideiussione da trasmettere entro dieci giorni dal 7 giugno. E finora niente è stato versato.
Un criptico Sarreri, presidente della Ginori, cerca di tranquillizzare: «Abbiamo impugnato tutto». Ma a quanto pare, la data dell'asta è già stata fissata. Con questa doccia fredda, i vertici della Ginori si preparano all'assemblea di mercoledì?, a Milano. In quella sede dovranno varare la tanto agognata ricapitalizzazione. Venti milioni di euro per rimpinguare le casse dell'azienda e ripartire dal Piano industriale 2007-2009, appena nato e già contestato. Ieri i 340 lavoratori della Ginori hanno posto l'ultimatum: «Se non si procede con la ricapitalizzazione - spiega Giovanni Nencini, Rsu Ginori - dal 22 giugno proclameremo l'assemblea permanente, presidieremo lo stabilimento a tutela dei lavoratori e della manifattura. Ci auguriamo che qualcuno metta i soldi per salvare l'azienda, altrimenti la strada del fallimento è spianata».

Due sono i punti contestati dai lavoratori: l'esternalizzazione della produzione Bone China Decorata e la terziarizzazione logistica. «Il piano così impostato - continua Nencini - prevede un numero molto alto di esuberi. Da una prima stima sarebbero almeno un centinaio i lavoratori a rischio ». E con questo stato d'animo, una delegazione di lavoratori parteciperà mercoledì all'assemblea della Ginori.¦

Perdite in calo credito bloccato
I primi tre mesi della Ginori si chiudono con una perdita di 721 mila, contro 1,774 milioni di euro del primo trimestre 2006. Da circa un mese le banche hanno revocato tutte le linee di credito.


LA DECISIONE PRESA IERI DAI LAVORATORI

‘Occuperemo la Ginori Intanto scioperiamo’

da la Nazione 16/6/2007

OCCUPAZIONE della fabbrica se non ci sarà l’attesa ricapitalizzazione della Richard Ginori. Questa la drammatica decisione presa ieri mattina dai lavoratori della Richard Ginori riuniti in assemblea straordinaria, con due ore di sciopero, le prime da diverso tempo a questa parte. Il conto alla rovescia in vista dell’assemblea dei soci della Ginori in programma il 20 giugno a Milano è davvero cominciato. E sindacati e lavoratori hanno inteso mandare un segnale forte. All’azienda, innanzitutto, ma anche alle istituzioni e al Governo, invitandoli a non concedere ulteriore tempo per proroghe e dilazionamenti.
«Per il futuro della Ginori non c’è più tempo da sprecare – dichiara Luca Paoli della Cgil – serve subito capire come verrà fatta la ricapitalizzazione, in quali termini. E siamo molto deluso per il fatto di non aver ricevuto ancora alcun segnale dal Governo». Nei giorni scorsi sindacati e lavoratori avevano fatto balenare l’ipotesi di problemi di ordine pubblico, nel caso in cui per Ginori non arrivassero i soldi freschi necessari ad evitare il fallimento.
L’occupazione sarà attuata nella forma di assemblea permanete dei lavoratori, a partire dal giorno successivo all’assemblea dei soci. A Milano, mercoledì prossimo, i sindacati avranno un loro esponente, in ragione di un piccolissimo pacchetto di azioni acquistato proprio con questa finalità due anni fa.Il clima insomma torna a farsi pesantissimo attorno alla Ginori.Sembra quasi di tornare indietro di mezzo secolo con l’occupazione della fabbrica che negli Anni 50 segnò una durissima vertenza che si chiuse con l’espulsione di decine di lavoratori dalla fabbrica, e la nascita, proprio per iniziativa di molti ‘fuoriusciti’, di quel tessuto di piccole e medie aziende della ceramica che per tre decenni ha costituito l’asse portante dell’artigianato locale.

14/06/2007

La crisi. Il Cda va avanti, ma molto dipende dall'assemblea del 20 giugno e da Rinaldini

Ginori, un piano ricco di incertezze

da il Firenze 14 Giugno 2007

A Mantova si scriverà il futuro della Ginori. Il 20 giugno e si riunirà l'assemblea dei soci per deliberare la tanto agognata ricapitalizzazione. Una data decisiva, l'ennesima. Venti milioni di euro che non si trovano, oppure che ci sono, ma chi li ha non è “gradito” al patron Carlo Rinaldini. Il Cda ha approvato il piano industriale, le perdite si sono ridotte e si stima per il 2007 un utile di 1,6 milioni. Un segnale positivo, certo, ma il rischio di fare un altro buco nell'acqua è forte. La cordata composta Bini (pratese, a capo della Borgosesia), il bresciano Zaniboni e l'ex Ad Ginori Biesuz sembrano avere intenzioni serie. Ma molto dipende da Rinaldini, che con gli ex non ha mai avuto buoni rapporti. E poi ci sono gli operai che presto si riuniranno in assemblea e mercoledì una loro delegazione partirà alla volta di Mantova. ¦ C.D.A.

13/06/2007

Ginori, accordo col fisco Dissequestrati i beni

da l'Unità 13/6/2007

Una boccata d’ossigeno è arrivata: il ricorso contro il sequestro di beni e macchinari per 11 milioni di euro è stato accolto ed è stata accettata una dilazione (in 60 mesi) nel pagamento del debito di 5 milioni col fisco. A una settimana dall’assemblea dei soci che dovrebbere definire, una volta per tutte, la ricapitalizzazione della società, la Richard Ginori tira un piccolo sospiro di sollievo. Ieri, intanto, il presidente della commissione lavoro del Consiglio regionale della Toscana Edoardo Bruno (Pdci) ha ascoltato in audizione il sindaco di Sesto Fiorentino Gianni Gianassi, le rsu dell’azienda e i sindacati. «La Ginori è di fronte ad un bivio - ha poi sintetizzato Bruno - la ricapitalizzazione o il commissariamento. In entrambe le direzioni sarà fondamentale l’impegno delle istituzioni locali. Nel primo caso faremo pressione sul ministro per le Attività produttive Pierluigi Bersani e sul presidente della Regione Claudio Martini, per il rilancio dell’attività produttiva secondo un piano concordato coi lavoratori e non secondo le logiche di speculazioni finanziarie». Nella seconda ipotesi Bruno ha sottolineato che «chiederemo al Governo di indicare un commissario preparato, che conosca il territorio e che abbia a cuore la ripresa produttiva e il rilancio della storica azienda». f.san.

09/06/2007

Ginori, lavoratori «pronti a tutto»

Paoli (Cgil): «In caso di fallimento non vorremmo diventasse un problema di ordine pubblico»

di Francesco Sangermano sull'Unità 9/6/2007

I sindacati scrivono al ministero chiedendo un nuovo incontro per «fugare i dubbi sul reale impegno del governo»
UN’ATTESA snervante. Dieci giorni davanti, lavorando in una fabbrica che oggi c’è e domani chissà. Duecentosettantadue anni di storia sull’orlo del baratro chiamato fallimento. Alla Richard Ginori si aspetta il 20 giugno, giorno in cui è convocata l’assemblea dei soci. All’ordine del giorno c’è la ricapitalizzazione da 20 milioni di euro che, a oggi, è l’unica ancora di salvezza per la storica manifattura di Sesto Fiorentino. Non si dovesse procedere, si spalancherebbero le porte del baratro di cui sopra. E la situazione, a tutti i livelli, potrebbe davvero precipitare.

«È stato deciso - ha spiegato il segretario provinciale della Filcem-Cgil, Luca Paoli, dopo l’assemblea in fabbrica di giovedì - che, anche se si verificasse lo scenario peggiore, quello del fallimento, i lavoratori difenderanno l’azienda con tutte le loro forze e opporranno una forte resistenza a qualsiasi tentativo di speculazione. Non vorremmo - è la sibillina conclusione - che la Richard Ginori diventasse un problema di ordine pubblico».
È chiaro che l’ultima mossa (l’intervento della Cerit che ha sequestrato prodotti finiti e macchinari per un totale di circa 11 milioni di euro come recupero del debito dovuto al mancato pagamento Iva a partire dal 2004) ha gettato ulteriore benzina sul fuoco. «È una decisione che, per i tempi in cui è stata adottata, a ridosso dell’assemblea dei soci, desta sospetti perché rischia di allontanare la soluzione per la ricapitalizzazione dell’azienda e pare ispirata non per servire gli interessi comuni ma di qualche privato» ha paventato Paoli. Che, insieme ai segretari fiorentini di Femca-Cisl e Uilcem-Uil Alessandro Bianchi e Rolando Casini, ha deciso di scrivere una lettera al ministero delle attività produttive come ulteriore sollecito a un intervento governativo in materia. «Da tempo - si legge nella missiva - Richard Ginori 1735 sta vivendo una crisi tanto grave quanto paradossale. Le pressanti preoccupazioni finanziarie, che da troppi mesi avrebbero dovuto portare alla ricapitalizzazione della società, sono state fino a oggi mitigate da una condizione produttiva in ripresa».
Quello su cui i sindacati continuano a puntare il dito, però, è la necessità di una «solidità proprietaria» (negata, a oggi, dal suo azionista di maggioranza Carlo Rinaldini) «con relativi investimenti e da un intervento riorganizzativo che rilancerebbe sui mercati internazionali un’impresa competitiva». In questo senso, prosegue la lettera, «la scelta da parte dello Stato di avviare la procedura per il recupero del debito Iva di Richard Ginori 1735, benché giusta e legittima, rischia di innescare una spirale irreversibile poiché, attraverso il sequestro dei beni versati a magazzino, si paralizza l’unica fonte di fatturato dell’azienda». Ecco allora che, concludono, «alla luce dei fatti recenti, anche nell’intento di fugare dubbi riguardo il reale impegno del governo su uno dei marchi più prestigiosi del "made in Italy", le presenti organizzazioni sindacali ritengono che si recuperi con la massima urgenza quanto sottoscritto dalle parti e dal Ministero nel verbale del dicembre 2006».


RICHARD GINORI: TRE DOMANDE D’ATTUALITÀ IN CONSIGLIO PROVINCIALE Di Sara Biagiotti (DS), e di PRC e AN

Tre domande d’attualità per il Consiglio provinciale di lunedì 11 giugno, dalle ore 15.30. La consigliera DS Sara Biagiotti: “Appreso che l’agenzia delle entrate, attraverso la CERIT, ha posto sotto sequestro prodotti finiti e macchinari della Richard Ginori per un valore di € 11 milioni, a fronte di un debito per il mancato pagamento IVA, a partire dal 2004, per € 5,4 milioni; considerata l’imminenza della convocazione dell’assemblea dei soci per decidere la ricapitalizzazione dell’azienda; constatato che con il sequestro dei macchinari e dei prodotti si gettano le basi per avvicinare la Richard Ginori al fallimento, in quanto di fatto si impedisce la normale gestione operativa esprime forte preoccupazione per la vicenda che mette ulteriormente a rischio il futuro della Richard Ginori e dei 350 lavoratori, manifesta piena solidarietà ai lavoratori e alle RSU della Richard Ginori, condivide le loro preoccupazioni in quanto il legittimo sequestro effettuato per recuperare l’Iva arretrata, rischia di rappresentare il de profundis della storica azienda toscana, ritiene che la proprietà si sia manifestata inadeguata ad una gestione industriale dell’azienda e al rilancio di un prodotto di altissima qualità e con un mercato potenziale inestimabile, puntando soltanto a una speculazione finanziaria spericolata e peraltro senza risultati. Essa è la principale responsabile della situazione che si è generata in questi anni e dato l’aggravarsi della situazione di grave crisi che si profila con il blocco di fatto dell’attività produttiva e l’impossibilità di evadere gli ordini chiede se l’Amministrazione Provinciale è a conoscenza di ulteriori elementi e chiede all’Amministrazione Provinciale che si faccia promotore presso il Governo e i Ministeri delle Attività Produttive e del Lavoro perché intervengano urgentemente affinché si mettano in atto tutte quelle procedure necessarie al fine di scongiurare la definitiva crisi della Richard Ginori e con essa la perdita di una azienda storica e di una manodopera altamente qualificata quali sono i lavoratori che in essa operano, anche attraverso una serie di misure urgenti per l’avvicendamento della proprietà incapace di gestire l’azienda, di valorizzare e salvaguardare i lavoratori e di promuovere l’industria manifatturiera italiana nel mondo. Sempre sugli sviluppi della situazione alla Richard Ginori i consiglieri di Rifondazione Comunista Sandro Targetti, Lorenzo Verdi e Andrea Calò che ricordano come: “Le RSU aziendali tornano a sollecitare l’incontro, più volte promesso, al il Ministero dello Sviluppo Economico, per scongiurare un fallimento che avrebbe, per la proprietà, le conseguenze di rendere disponibile lo storico marchio, che messo sul mercato potrebbe portare nelle casse di chi controlla l’azienda circa 20 milioni di euro e poi rendere disponibili per interventi edilizi del valore di circa 100 milioni di euro le aree su cui attualmente sorge lo stabilimento, ma che per i 300 lavoratori vorrebbe dire la perdita del posto di lavoro e per la comunità di Sesto Fiorentino la chiusura di un’azienda che è strettamente legata alla storia della città ed al suo tessuto produttivo ed economico. Per questi motivi i consiglieri provinciali di rifondazione Comunista chiedono al Presidente della Provincia ed all’Assessore competente di rispondere ai seguenti punti:

1. quali azioni intende prendere l’Amministrazione Provinciale, in accordo con il Comune di Sesto Fiorentino e con le Organizzazioni Sindacali, affinché sia prontamente convocata presso il Ministero dello Sviluppo Economico la riunione già concordata;

2. quali ulteriori azioni intende portare avanti per scongiurare la chiusura della Richard – Ginori, che causerebbe la perdita di 300 posti di lavoro ed il depauperamento del tessuto produttivo dell’area fiorentina.
Infine il gruppo di Alleanza Nazionale: Guido sensi, Nicola Nascosti e Piergiuseppe Massai che: “Viste le allarmanti notizie sul futuro della Richard Ginori e sul possibile fallimento della stessa; preoccupati dalle possibili ricadute socio, economiche e occupazionali che interesserebbero l’intera area della piana fiorentina ma considerato che vi sono anche notizie di possibili spirali di salvezza per la fabbrica domanda qual è la situazione reale e quali sono le prospettive per la Richard Ginori”.

09/06/2007 12:35
Consiglio provinciale - Gruppi

"Vogliamo suonare per gli operai della Ginori"

Stasera a Villa Solaria a Sesto Fiorentino la band di "Avanti pop"
FULVIO PALOSCIA su la Repubblica 9/6/2007

Non arriveranno a Sesto Fiorentino a bordo del camioncino Fiat del 1956 con cui stanno girando l´Italia fermandosi davanti a fabbriche in crisi, fabbriche chiuse le cui vestigia raccontano storie di lotte operaie perse, fabbriche dove invece le minacce di chiusura sono state esorcizzate da uno schieramento compatto e deciso dei lavoratori. Ma il concerto che i Tete de Bois terranno stasera nel parco di Villa Solaria (viale Gramsci, ore 21.15, ingresso 5 euro) ospiti dell´Istituto De Martino, sarà comunque l´occasione per prendere contatti con i dipendenti della Richard Ginori, «ci faremo raccontare la loro storia ripromettendoci di tornare il prima possibile per suonare davanti ai loro capannoni» dice Andrea Satta, voce della band.
L´inquietudine lavorativa che attraversa questi anni di Co.co.co, contratti a termine, contratti a progetto e lavoro nero, è il tema del loro ultimo album Avanti pop; da qui l´idea di un tour operaio «che ci ha fatto entrare in contatto con un´Italia solcata da grandi contraddizioni e che, aldilà dello stordimento televisivo, conserva ancora oasi di coraggio. Nel nostro piccolo - prosegue Satta - cerchiamo di fare quello che i ciclisti rossi fecero nell´Italia del 1910: portiamo notizie di coraggio ovunque andiamo». Perché girando in lungo e in largo per il paese del precariato, i Tete hanno infatti toccato con mano «una certa disunione. Spesso il sud non sa quello che accade al nord in materia sia di lotta operaia; c´è una grande possibilità unirsi intorno ad un comune obiettivo che però non si realizza. Il nostro lavoro potrebbe essere un timido tentativo di dare un collegamento a realtà che non lo hanno, ma ne sentono il bisogno».
Con Avanti pop, questi nove musicisti che hanno suonato ovunque - il camioncino Fiat in questione è lo stesso con cui, ai loro esordi, viaggiavano da Roma a Berlino e Parigi per suonare ovunque capitasse, nelle piazze e nelle stazioni dei metrò - hanno realizzato un vero e proprio identikit delle loro radici: dentro ci sono pezzi di Paolo Pietrangeli (La leva, sul lavoro come alienazione), Chico Buarque (La costruzione, storia di una morte bianca), di Piero Ciampi (Andare camminare lavorare), di Giorgio Gaber (Il mio corpo, parla di mobbing), c´è 44 gatti cantato con Petra Magoni e Ferruccio Spinetti (altri ospiti illustri dell´album: Rocco Papaleo, Canio Loguercio, Claudio Santamaria), ci sono i versi (musicati da Satta e gli altri) di Rocco Scotellaro e Salvatore Poddighe, poeta e minatore. Un passato lungimirante, che torna a vibrare nell´attualità. E il pezzo che dà il titolo all´album, contiene tutto il senso dell´operazione dei Tete de Bois, tra memoria, contemporaneità e impegno perenne: «Avanti pop alla riscoop bandiera rock bandiera rock».

08/06/2007

LA CRISI INFINITA

Ginori, nel 2006 triplicata la perdita I lavoratori verso il colpo di mano

Il sindacato: «Il sequestro dei beni favorisce qualcuno»
da la Nazione 8/6/2007

IL CDA DI RICHARD GINORI ha approvato il bilancio d'esercizio 2006 che si è chiuso con una perdita della spa di 14,7 milioni a fronte di una perdita di 5,9 milioni nel 2005. Il fatturato è sceso del 23,34% a 26,7 milioni. Per quanto riguarda il gruppo la perdita si è attestata a 13,6 milioni (+43,68% da 6,6 milioni). Il cda - si legge in una nota - è stato aggiornato al 9 giugno per la trimestrale e per l'ordine del giorno dell'assemblea del 20-21 giugno sulla ricapitalizzazione da 20 milioni.
La politica del tanto peggio, tanto meglio è denunciata intanto dal sindacato che teme manovre oscure ai danni dell’azienda e lancia un messaggio chiaro insieme ai lavoratori che ieri si sono riuniti in assemblea: se fate fallire l’azienda gli operai sono disposti anche a occuparla. «Il sequestro di prodotti finiti e macchinari della Richard Ginori - si legge infatti in una nota - per un totale di circa 11 milioni di euro, avviato dal Cerit per il recupero del debito dovuto al mancato pagamento Iva, a partire dal 2004 è una decisione che, per i tempi in cui e' stata adottata, a ridosso dell'assemblea dei soci, desta sospetti perchè rischia di allontanare la soluzione per la ricapitalizzazione dell'azienda e pare ispirata non per servire gli interessi comuni ma di qualche privato».
A dirlo è Luca Paoli, segretario provinciale della Ficem Cgil di Firenze. Paoli sottolinea che la sua posizione è la stessa espressa ieri mattina, nel corso di un'assemblea, dai dipendenti della storica manifattura di porcellane di Sesto Fiorentino, ora di proprietà del gruppo Rinaldini. «E' stato deciso - racconta il segretario provinciale della Filcem - che, anche se si verificasse lo scenario peggiore, quello del fallimento, i lavoratori difenderanno l'azienda con tutte le loro forze e opporranno una forte resistenza a qualsiasi tentativo di speculazione. Non vorremmo - conclude - che la Richard Ginori diventasse un problema di ordine pubblico».

Intanto si profila una cordata di imprenditori bresciani per rilevare Pagnossin e alleggerire la situazione di Richard Ginori. Tramontata l’ipotesi che ad acquisire la maggioranza dell’azienda trevigiana sia una società quotata in Borsa, dopo che la Consob ha dato parere negativo circa la possibilità di una deroga alla necessità che le società immobiliari abbiano un capitale di almeno 200 milioni di euro, adesso sembra che all’orizzonte si profili un nuovo accordo per Pagnossin. Più o meno alle stesse condizioni del precedente. L'intera Pagnossin è stata valutata poco meno di 20 milioni di euro, di cui 12,5 andrebbero alle banche creditrici, a compensazione forfettaria di un debito accumulato di circa 25 milioni. La cessione, per diventare definitiva, necessita quindi dell’ok degli istituti bancari coinvolti.

Intanto anche da Forza Italia e dall’Udc di Sesto arriva un appello a firma di Adrea Giachetti affinché il Governo si occupi della questione e attivi il tavolo di concertazione avviato a dicembre a mai più convocato.

07/06/2007

RICHARD GINORI

Regione e Ds chiedono al governo di salvare la fabbrica di Sesto Fiorentino

da l'Unità 7 Giugno 2007

La vicenda della manifattura Richard-Ginori sia oggetto di un incontro a livello nazionale: è quanto chiede l’assessore all’istruzione formazione e lavoro della Regione Toscana, Gianfranco Simoncini, che ha scritto ieri a Gianfranco Borghini, responsabile del coordinamento imprese in crisi presso la presidenza del consiglio, sollecitando un momento di verifica in tempi brevi, anche a seguito degli ultimi sviluppo della vicenda. L’assessore ha deciso di sollecitare nuovamente il governo dopo essersi incontrato con il sindaco di Sesto Fiorentino Gianni Gianassi. Dal confronto, fanno sapere dalla Regione, sarebbe emersa l’utilità di un coinvolgimento del governo, pur nella consapevolezza che molte delle questioni aperte sono di carattere aziendale. Gli uffici regionali hanno già avuto contatti con l’unità di crisi che, nei prossimi giorni, dovrebbe comunicare la data dell’incontro.
Si è mosso anche Eduardo Bruno, presidente della commissione Speciale Lavoro del Consiglio regionale della Toscana, che ha convocato in audizione per martedì 12 giugno la Rsu della Ginori, il sindaco di Sesto Fiorentino e il presidente della commissione Lavoro e formazione professionale della Provincia di Firenze. Fra le prese di posizione sullo stato di crisi alla Ginori c’è anche quella del presidente del consiglio regionale, Riccardo Nencini. «Avevo avuto rassicurazioni, non più tardi di venti giorni fa, che il Governo sarebbe intervenuto sulla gravissima crisi della Richard Ginori. Ora il tempo è veramante scaduto: il governo si faccia sentire, batta un colpo», afferma il presidente dell’Assemblea toscana. che su invito delle Rsu si è recentemete recato alla Ginori per un lungo faccia a faccia con la proprietà, ora richiama l’ esecutivo centrale a rispondere alle sollecitazioni ricevute. Lo stesso Nencini aveva donato un piatto della Ginori anche al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione di una sua visita a Firenze, e mesi or sono aveva sottoposto la questione della grave crisi che attanaglia l’azienda al presidente della Camera, Fausto Bertinotti. Sulla questione Richard Ginori sono poi intervenuto Andrea Barducci, segretario dell’Unione Metropolitana Ds Firenze, e Damiano Sforzi, segretario Ds di Sesto Fiorentino, chiedendo con forza «l’intervento urgente del Governo e dei ministeri delle Attività produttive e del Lavoro».

06/06/2007

«Vogliono far fallire la Richard Ginori»

Lo sfogo del presidente Sarreri dopo il sequestro di beni per 11 milioni: «Stanno sparando sulla Croce Rossa». Rifondazione chiede alla Regione di attivarsi per un nuovo incontro col governo IL SINDACO di Sesto, Gianni Gianassi punta nuovamente il dito contro Carlo Rinaldini: «È l’unico colpevole: lui ha in mano l’azienda e la sta trascinando nella fossa»
di Francesco Sangermano/ Sesto Fiorentino (FI) sull'Unità 6/6/2007

Due settimane. Tanto, se non ci saranno nuovi colpi di scena, manca alla famigerata ricapitalizzazione della Richard Ginori. Venti milioni di euro che dovrebbero essere ossigeno puro per le striminzite casse della storica manifattura di Sesto Fiorentino. Ma anche due settimane che rischiano di assestare un altro duro colpo alla fabbrica e ai suoi lavoratori dopo il sequestro di beni per 11 milioni di euro effettuato l’altro ieri dalla Cerit. Un gesto che non è andato giù né ai sindacati né al presidente della società Luca Fabrizio Sarreri.

«Ci siamo opposti al pignoramento - dice - perché abbiamo un credito nei confronti dell’Iva con la Ginori Real Estate di pari importo rispetto al debito che ha la Richiard Ginori. E stanti così le cose non vediamo perché sia stato deciso di procedere al sequestro». In realtà lo stesso Sarreri una ipotesi la avanza. Ed è la stessa che, l’altro ieri, avevano sottolineato i membri della Rsu. «Probabilmente rientra tutto nel gioco. La verità è che qualcuno vuole affossare la Ginori sempre di più. E con questo atto ostile ci vogliono portare al fallimento. È come se stessero sparando sulla Croce Rossa».

Non resta, insomma, che attendere l’appuntamento del 20. «Io ho dato e continuo a dare il mio appoggio - spiega Sarreri - a patto che vogliano che sia della partita. E perché questo avvenga ci vuole un partner. Non so se Rinaldini ne abbia già uno o meno. Io, se lui accetta, ce l’ho. Spero che abbia il buon senso di accettarlo». Il problema vero, caso mai, sarà come arrivare al 20 dal momento che il pignoramento ha, di fatto, bloccato le spedizioni. «Effettivamente adesso ci sono problemi - conclude Sarreri - ma adesso la priorità era lavorare a livello societario (nel cda di lunedì sono stati approvati anche i bilanci, Ndr) e dal 20 in poi penseremo anche al problema aziendale».

Certo è che l’intervento della Cerit col pignoramento di beni per 11 milioni di euro a fronte del debito di 5,4 milioni continua a far discutere. «Un’operazione legittima sul piano formale ma assolutamente inopportuna in questo momento» che «rischia di rappresentare il de profundis della storica azienda fiorentina» dicono in una nota i consiglieri regionali del Prc. Che sottolineano, inoltre, come «col sequestro dei macchinari e dei prodotti si dà un’altra spallata alla Ginori e la si avvicina pericolosamente al fallimento dato che le si impedisce di continuare a produrre e vendere, acuendone fortemente la crisi». Gli esponenti Prc hanno quindi annunciato in merito a quanto avvenuto un’interrogazione per «impegnare la giunta regionale a mettere in atto tutte le misure necessarie al fine di scongiurare la chiusura definitiva della Richard Ginori, a cominciare dall’attivarsi perché le Rsu e le organizzazioni sindacali vengano finalmente convocate dal ministero delle Attività Produttive e che sulla vicenda del debito Iva si arrivi ad una rateizzazione del pagamento con il conseguente parziale sblocco dei prodotti e dei macchinari».

E se da un lato il sindaco di Sesto Gianni Gianassi non concorda sull’inopportunità del provvedimento («sarebbe buffo se il sistema politico non chiedesse 10 miliardi che gli spettano»), dall’altro torna a puntare il dito in direzione di quello che lui ritiene l’unico vero colpevole di questa situazione. «Il solo responsabile di tutta questa situazione, debito con l’Iva compreso, è Carlo Rinaldini. Lui ha in mano questa azienda e lui la sta trascinando nella fossa con la sua storia e i suoi lavoratori».


’ALLARME DEL PRESIDENTE

«Vogliono far fallire la Richard Ginori per comprarla a poco»

di FRANCO CALAMASSI su la Nazione 6/6/2007

SONO ORE di attesa e di trepidazione per il futuro di Richard Ginori. La storica manifattura di porcellane, è in bilico fra rilancio, con un aumento di capitale da 20-25 milioni ormai in dirittura d’arrivo in programma nell’assemblea dei soci del 20 giugno, e il rischio fallimento. A confermare che non c’è più tempo per i rinvii è l’attuale presidente e amministratore delegato di Ginori, Luca Fabrizio Sarreri, che due giorni fa avrebbe apposto la propria firma ad una nuova versione rivista e corretta del bilancio 2006, nel quale le perdite erano salite.
L’operazione si è resa necessaria in modo da non ricevere ulteriori ostacoli all’approvazione dei conti da parte della società di revisione, per portare il bilancio all’approvazione dell’assemblea. Sempre che al 20 giugno si arrivi senza che vi sia prima un terremoto finanziario, generato ad esempio dall’iniziativa di Cerit, la società incaricata della riscossione di crediti da parte dello Stato che ha posto sotto sequestro cautelativo beni e macchinari per 11 milioni di euro per un debito Iva non pagato di 5,4 milioni di euro relativo agli ultimi 3 anni. Sarreri al riguardo non ha peli sulla lingua. «Intanto – dichiara – abbiamo fatto formale opposizione a questo provvedimento».
Poi aggiunge: «Stanno facendo di tutto per spingere la società verso il baratro. Stanno buttando benzina sul fuoco quando dovrebbero gettarci acqua, nell’interesse degli azionisti, dei dipendenti e della società». Così rincara la dose: «Non si sono mai visti gli ispettori fare il sequestro 30 giorni dopo l’invio della cartella esattoriale. Si tratta perlomeno di una procedura sui generis». E infine l’affondo: «Mi sembra di poter dire che qualcuno lavora e preme affinché l’azienda fallisca, in modo da poterla comprare a due soldi. Spero di sbagliarmi, ma credo proprio che dietro quanto è accaduto ci sia questo». Difficile non pensare all’ennesimo episodio della lunga battaglia che in questi mesi ha contrapposto i soci di maggioranza e di minoranza. Una situazione complessa, giocata sul filo di lana e nel quale è decisivo il fattore tempo. Ma che tuttavia non impedisce a Carlo Rinaldini, patron di Ginori e socio di maggioranza, di giocare su vari tavoli, dai quali lo stesso Sarreri si sente in parte tagliato fuori: «A Rinaldini la mia famiglia ha ripetuto la disponibilità a stare nella partita nelle modalità a suo tempo indicate. Tuttavia ho anche scritto al presidente del collegio sindacale perché la società è in difficoltà e ho chiesto che Iprei, la finanziaria di Rinaldini, mi faccia ufficialmente sapere che cosa intende fare. Perché se non mi dicono come intendono risolvere la situazione, una volta per tutto, non voglio essere io quello che resta con il cerino in mano, ma sarò costretto ad andare io stesso in tribunale».
Intanto anche i sindacati si preparano a giocare al meglio tutte le loro carte: fra cui quella di partecipare all’assemblea dei soci e di far sentire anche in quella sede la voce dei lavoratori. La Cgil, che possiede una piccola quota di azioni, ha già fatto sapere che all’appuntamento non mancherà.

05/06/2007

Ginori, sequestrati beni per 11 milioni

I funzionari dell’azienda per il recupero crediti hanno posto sotto custodia impianti e prodotti per un ammontare doppio rispetto al debito di 5,4 milioni di euro che l’azienda ha con l’erario LA RABBIA dei lavoratori: «Non possiamo spedire e quindi nemmeno fatturare» La Rsu se la prende anche con il governo: «Dovevano convocarci a gennaio, si sono fatti risentire solo così...»

sull'Unità / Sesto Fiorentino (FI) 5/6/2007

Un altro colpo. Un’altra spallata che, per i lavoratori, è una nuova e pericolosa tappa d’avvicinamento al baratro. Ad assestarlo sono stati ieri i funzionari del Cerit (la società che si occupa del recupero crediti per conto dello Stato) che hanno compiuto un controllo in azienda relativamente al debito che la stessa vanta, nei confronti dell’erario, per un ammontare Iva pari a 5,4 milioni di euro.
«Quando arriva un controllo ci sono due ipotesi - spiega Giovanni Nencini della Rsu - O il debitore paga in contanti oppure gli vengono posti sotto sequestro beni per un importo pari al doppio del dovuto». Per la Ginori la strada obbligata è stata la seconda. «I funzionari - spiega la Rsu in una nota - hanno verbalizzato e posto sotto custodia, dunque di fatto sequestrato, prodotti e impianti per un valore pari a circa 11 milioni di euro». Ma più del gesto in sé, a preoccupare i lavoratori sono le conseguenze del sequestro.

«Gli impianti - spiega ancora Nencini - sono stati affidati a un custode che la Cerit ha nominato nella persona di un rappresentante dell’azienda. Ma la cosa più grave è che insieme a quelli si è proceduto anche al sequestro di una parte consistente di prodotto. E questo, di fatto, impedisce a Richard Ginori di spedire i prodotti stessi e, di conseguenza, di fatturare». Una situazione che era già difficile e che adesso diventa paradossale. «È come se fosse in atto una manovra di accerchiamento e strangolamento con il fine di portare l’azienda all’insolvenza così da aprire definitivamente la strada al fallimento». Non solo. «Se si considera che i terreni su cui sorge la fabbrica sono già venduti, che lo stesso è stato fatto anche con gli asset immobiliari come lo stabilimento e che ora si è proceduto anche a sequestrare gli impianti quello che ne consegue è che la Richard Ginori non ha più niente. Tutto il suo patrimonio non esiste più».
In un simile quadro, Rsu e organizzazioni sindacali dichiarano inoltre di essere «in attesa, da gennaio, che il governo le convochi presso il Ministero delle Attività Produttive». Un incontro che avrebbe dovuto seguire quello tenutosi a dicembre ma che poi, in realtà, non si è più tenuto. «L’unica risposta che è arrivata - attacca Nencini - è questa operazione di recupero crediti che rischia di causare il tracollo definitivo». Una mossa che li ha lasciati sorpresi perché, fanno notare, «i 5,4 milioni di euro di debito verso l’Iva non risalgono agli ultimi mesi ma almeno agli ultimi tre anni». Decidere dunque di porre sotto custodia prodotti e impianti quando la ricapitalizzazione sembra alle porte (l’assemblea dei soci è fissata per il 20 giugno e sarà seguita subito dopo dal Cda) è, concludono, «una decisione che si poteva rimandare per salvaguardare il futuro dell'azienda e i livelli occupazionali». f.san.


La contestazione della Cerit, la società di riscossione crediti per conto dello Stato. Preoccupati i sindacati

Ginori, sequestro da 11 milioni Per Iva non pagata dal 2004 bloccati prodotti e impianti

ILARIA CIUTI su la Repubblica 5/6/2007

Un nuovo fulmine si abbatte sulle preziose e un tempo fortunate porcellane della Richard Ginori. La Cerit, la società di recupero dei crediti dello Stato, pone sotto sequestro prodotti e impianti della fabbrica di Sesto per 11 milioni di euro. Negli ultimi giorni ci si è accorti che il debito contratto dalla Ginori di Carlo Rinaldini (gruppo Pagnossin) con l´Iva dal 2004 a oggi ammonta a 5 milioni e 400 mila euro. I funzionari Cerit verificano, mettono a verbale il debito e, come è regola quando non si paga in contanti, lo raddoppiano. Per garantirsi, mettono sotto sequestro una parte dei preziosi servizi di porcellana giacenti in magazzino e tutti gli impianti più importanti della fabbrica. Undici milioni sono una cifra tale, riflettono le rsu, da aprire la strada al fallimento.

Iva non pagata, messi i sigilli a impianti e tazzine per 11 milioni. I lavoratori temono un piano oscuro

L´ombra degli speculatori

Sequestro Ginori, i sindacati: "Vogliono il fallimento"

"Perché ci si accorge solo adesso di questo debito?" (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) La Cerit ha anche nominato un custode per i beni sequestrati. Piatti e tazzine sotto sequestro non possono più venire consegnati a chi li ha ordinati, gli impianti possono ancora essere usati per produrre, ma per quanto tempo ancora non si sa. La supposizione delle rsu è che la Cerit possa pazientare fino all´assemblea per la tanto attesa e per ora sempre rimandata ricapitalizzazione fissata per il 20 giugno. Dopodiché, se gli 11 milioni non venissero pagati, il pignoramento si tradurrebbe in insolvenza e inevitabile fallimento. Né si vede con quali sostanze la Ginori potrebbe pagare visto che non possiede più niente. I terreni e le mura dello stabilimento sono passati in proprietà alla Ginori Real Estate, la società di costruttori locali di cui è capofila Baldassini-Tognozzi-Pontello e che dal 2010 ha diritto a costruire sulle sue proprietà sfrattando o facendo pagare penalità altissime all´attuale stabilimento Ginori.
Ora anche gli impianti sono sequestrati: all´azienda non resta proprio niente se non i circa 20 milioni di debiti con le banche che hanno irrevocabilmente chiuso i rubinetti, gli altri milioni di debiti con i fornitori e l´Inps, la relazione della società di revisione Kpmg che descrive l´ultimo bilancio come non veritiero e dunque la minaccia di un intervento della magistratura e della Consob (la Ginori è quotata in Borsa). Soprattutto resiste ancora un proprietario, Carlo Rinaldini, che, nonostante la crisi finanziaria della Ginori vada avanti dal 2004, non provvede né si toglie di scena, mentre intanto scappano tutti i possibili partner, da Rocco Bormioli all´attuale presidente Luca Sarreri.
L´unica, ma molto incerta, via di salvezza intravista per il 20 giugno, è la nuova cordata, l´ultima che sembrerebbe intenzionata a comprare la Ginori e che è formata dall´imprenditore tessile pratese Roberto Bini, patron di Borgosesia, dall´immobiliarista bresciano Claudio Zaniboni e dall´ex ad di Ginori, Giuseppe Biesuz, oltre al socio di minoranza di Ginori, Starfin. Ma gli ostacoli all´impresa non sono pochi a cominciare dai circa 40 milioni di euro da sborsare, una somma di cui poco o niente resterebbe in fabbrica dopo aver pagato i debiti, fino a Rinaldini da convincere a lasciare e le conseguenze del dissesto finanziario degli ultimi tempi da affrontare. Nel frattempo le rsu tirano in ballo anche il governo. Ricordano di essere in attesa da gennaio di una convocazione promessa ma mai realizzata preso il ministero delle attività produttive.
E soprattutto si domandano il perché di tante coincidenze. «Sono tre anni che Ginori non paga l´Iva e si interviene solo adesso nel bel mezzo della crisi?», polemizzano le rsu. «Non vorremmo - dice Giovanni Nencini, delegato Cgil - che ci fosse sotto l´intenzione di affossare la Ginori, spingerla al fallimento e poi permettere a un eventuale acquirente di rilevarla al miglior prezzo. Complice anche il governo». Il sospetto non è da poco. «Speriamo solo - attenuano le rsu - che si voglia facilitare un buon imprenditore che finalmente rilanci l´azienda che paradossalmente sta vivendo un momento di fortuna quanto agli ordini da parte dei clienti, pur non avendo poi le risorse finanziarie per completare le commesse. La nostra paura però è che il fallimento apra le porte all´arrivo di costruttori e finanzieri interessati solo alla speculazione immobiliare».


Richard Ginori tra sequestri e cordate

Sotto custodia del giudice impianti e prodotti per un valore di 11 milioni

da la Nazione 5/6/2007 di FRANCO CALAMASSI

DRAMMATICA svolta nella vicenda della Richard Ginori. Per non aver pagato Iva per un totale di 5,4 milioni di euro dal 2004 ad oggi, la Cerit, la società incaricata della riscossione dei mancati pagamenti allo Stato, ha posto sotto custodia giudiziale cautelativa prodotti e macchinari della storica manifattura di porcellana per un valore di 11 milioni di euro. “La prima conseguenza di questo atto è che ora Richard Ginori si trova nell’impossibilità di spedire e quindi di fatturare il prodotto sequestrato, rendendo ancora più paradossale una situazione che vede lo stabilimento di Sesto Fiorentino sempre più in difficoltà a causa di eventi esterni che rendono problematica la sua operatività” dichiarano i sindacati di categoria La notizia del sequestro giudiziale arriva a pochi giorni dall’assemblea dei soci in programma per il 20 di questo mese, più volte rinviata, e che dovrebbe lanciare l’aumento di capitale da 20 milioni di euro, e portare all’ingresso di nuovi soci di riferimento.

Il fragile sistema di affidi bancari, di ricontrattazione dei debiti e di allargamento del monte-debiti verso lo Stato (oltre all’Iva c’è anche una consistente esposizione finanziaria) che finora ha tenuto in piedi Ginori potrebbe d’un colpo venir meno. “E’ evidente – commentano ancora i sindacati - che l’importante valore sequestrato di fatto apre la strada, nel momento in cui non avvenisse la tanto attesa ricapitalizzazione, al fallimento di Richard Ginori. Intanto da fonti finanziarie milanesi si apprende che una cordata raccolta attorno a Giuseppe Biesuz, ex amministratore delegato di Ginori, all’imprenditore pratese del tessile Roberto Bini di Borgosesia e ad un immobiliarista bresciano, Roberto Zaniboni, avrebbe raccolto sufficienti mezzi per tentare la scalata a Ginori assieme a Starfin, ‘tentando’ Carlo Rinaldini con un’offerta molto più alta delle precedenti, peraltro non poche, finora sul tavolo.
DALL’AZIENDA per il momento non ci sono commenti ufficiali, così come mantiene il silenzio l’amministrazione comunale, i cui tentativi di coinvolgere il Governo per il momento non hanno sortito gli effetti sperati. Sono sempre i sindacati a lanciare un preoccupato grido d’allarme: “Tutto quanto è avvenuto è casuale o esiste una regia che ha pilotato gli eventi?” Di certo c’è una coincidenza di tempi che lascia spazio a qualche dubbio: “Da gennaio – proseguono i sindacati – aspettiamo che il Governo convochi le parti presso il ministero delle Attività Produttive, così come concordato sei mesi fa. Ad oggi non c’è stata nessuna risposta, però si dispone improvvisamente un azione di recupero crediti. Ma fino ad oggi non si erano accorti di niente? I 5,4 milioni di euro di Iva non pagata non risalgono agli ultimi mesi, bensì agli ultimi 3 anni. Perché allora, muoversi soltanto adesso, proprio quando la ricapitalizzazione sembra prossima?”.

DOMANDE che per il momento non trovano risposta, ma che fanno da apripista ad un altro interrogativo di cui le forze sindacali si fanno portavoci: “Il Governo fa forse da sponda agli interessi di qualcuno?”. Ombre e sospetti pesanti, che avvelenano il clima e rendono più difficile la gestione dei prossimi passaggi per la società: “Le lavoratrici ed i lavoratori di Ginori – concludono i sindacati - sono stanchi di questa lenta agonia e del gioco al massacro che si sta compiendo sulle loro teste. Anche il Governo deve decidere da quale parte stare, con i lavoratori oppure no. Sapendo che se scegliesse la salvaguardia di interessi diversi da quelli dei lavoratori e quindi di una minoranza, si dovrà assumere le proprie responsabilità, compreso quelle della gestione dell’ordine pubblico”. Le prossime ore si annunciano quindi come decisive per il futuro della storica manifattura di porcellane fondata quasi 300 anni fa dal marchese Carlo Ginori. Sindacati e lavoratori da mesi hanno tenuto basso il profilo della vertenza, ma adesso potrebbero tornare ad alzare la voce e ad attuare forme di lotta e di protesta tali da mettere in crisi la normale operatività dell’azienda

04/06/2007

Cavalieri bianchi Bini, Biesuz e Zaniboni trattano in extremis, ma sul piano di salvataggio pende la spada di Damocle della procura

Richard Ginori, in tre puntano al piatto

Si fa avanti una nuova cordata per rilevare il controllo dell’azienda. Ma Rinaldini tiene ancora duro
dal Correre della sera 4 Giugno 2007

Dal cilindro è uscito un altro coniglio. Ma il fattore tempo gioca a sfavore della Richard Ginori che vede avvicinarsi sempre più il baratro dell’insolvenza. E questa volta Carlo Rinaldini, funambolico azionista di maggioranza della storica società di Sesto Fiorentino, si gioca l’ultima partita. A farsi avanti per rilevare l’azienda-simbolo del made in Italy nel settore delle porcellane di lusso è una cordata italiana di cui fanno parte Roberto Bini, imprenditore tessile di Prato nonché patron della Borgosesia, Claudio Zaniboni, commercialista e immobiliarista bresciano, e Giuseppe Biesuz, ex amministratore delegato della Ginori. Cordata che vorrebbe aggregare anche Starfin, azionista di minoranza di Ginori con il 6,9% e da sempre interessata a rilevarne il controllo.

L’operazione di salvataggio però non è affatto semplice. In primo luogo, il progetto deve necessariamente partire a monte della Richard Ginori, coinvolgendo in prima istanza la controllante Pagnossin e poi, a cascata, il resto del gruppo. E ciò, oltre a complicare l’iter, aumenta significativamente l’impegno finanziario richiesto agli acquirenti (oltre 40 milioni) che solo in minima parte si trasformerà in mezzi freschi per Ginori. Il grosso servirà infatti a tacitare le banche creditrici di Pagnossin e a rimetterne in sesto i conti della controllante. Ma non è solo questione di soldi: troppo tempo è stato perso dall’azionista di maggioranza, Rinaldini appunto, in ipotesi di accordo con veri o presunti cavalieri bianchi e, nell’ultimo anno, la situazione economico-finanziaria del gruppo è precipitata, con possibili conseguenze — oltre che su quello patrimoniale — anche sul piano penale. La relazione della società di revisione Kpmg allegata all’ultimo bilancio parla da sola: «Non è redatto con chiarezza e non rappresenta in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria, il risultato economico, le variazioni del patrimonio netto ed i flussi di cassa della Richard Ginori». La relazione è datata 13 aprile 2007 e — essendo Ginori una società quotata — può considerarsi un piccolo miracolo il fatto che la procura della Repubblica e la Consob non siano ancora intervenute.
Paradossalmente, la spada di Damocle di un possibile intervento della magistratura più che pesare sul capo di Rinaldini pesa su quello della società e dei potenziali acquirenti, che temono di prestare il fianco a successive azioni revocatorie o addirittura all’accusa di concorso in bancarotta. Un quadro complesso che al di là delle tecnicalità del piano di salvataggio — creazione di una newco, esenzione dall’obbligo di Opa — rende oggettivamente difficile qualunque operazione. E, paradosso nel paradosso, a tenere il coltello dalla parte del manico nelle trattative non sono gli acquirenti, ma Rinaldini che non vuole mollare la presa sul gruppo e pretende di continuare a contare. Un atteggiamento che nel corso degli anni (il dissesto finanziario del gruppo risale al 2004) ha fatto saltare tutte le trattative, precludendo all’azienda di Sesto Fiorentino ogni possibilità di rilancio. Nel frattempo Rinaldini ha di fatto goduto di una sorta di impunità totale, non si sa garantita da chi e perché. Prova ne è la vicenda Volare, società di cui il proprietario di Richard Ginori e Pagnossin è stato commissario straordinario e che, in tale veste, ha ceduto ad Alitalia al termine di una contestatissima gara, in seguito annullata dal Tar del Lazio.

Anche la sentenza del Tar parla chiaro riferendosi all’opera di Rinaldini: «Dagli stessi verbali risulta che il commissario straordinario non ha agito in presenza di un notaio né è stato redatto apposito verbale della valutazione delle offerte e dell’assegnazione dei relativi punteggi, come richiesto dallo stesso bando». Non solo, il Tar aggiunge che «la predeterminazione dei pesi è stata effettuata dopo che il commissario si era posto in grado di prendere conoscenza degli specifici contenuti delle offerte». Un comportamento inqualificabile da parte di un commissario a nomina governativa. Eppure ad oggi nulla è successo così come nel caso della Ginori, dove le pressioni delle amministrazioni locali e l’attenzione delle più alte cariche dello Stato (presidenza della Repubblica e presidenza della Camera) non hanno finora prodotto risultati tangibili.
Pochi giorni fa è scattato il pignoramento dei beni per il mancato pagamento dei debiti tributari accumulati nel 2006 e ora appare più concreta una rapida escalation che potrebbe vanificare il tentativo di salvataggio in extremis della cordata Bini-Biesuz-Zaniboni. Non è detto però che tutto il male venga per nuocere: in caso di dichiarazione d’insolvenza Richard Ginori sembra avere le carte in regola per accedere all’amministrazione straordinaria. Un meccanismo che espropria gli azionisti tutelando l’azienda e i lavoratori e che in prospettiva può portare — come accaduto per Cirio e altre realtà industriali — a una soluzione positiva e al rilancio dell’azienda.

22/05/2007

Sesto Ginori alla resa dei conti

Assemblea dei soci nuova convocazione

dal Corriere di Firenze 22/5/2007

SESTO - Una nuova convocazione dell’assemblea straordinaria potrebbe essere l’ultimo atto (positivo o meno) della vicenda che da circa quattro anni sta mettendo in ginocchio la Richard Ginori.
Il presidente Luca Fabrizio Sarreri ha firmato la convocazione prevista per il 20 e il 21 giugno (in seconda convocazione) sempre alle ore 11 nei locali della società di Corso Venezia 16 a Milano. All'ordine del giorno della parte ordinaria la presentazione del progetto di bilancio 2006, l’affidamento di alcuni incarichi societari; l’integrazione di alcuni membri mancanti al Cda e al collegio dei revisori oltre alla determinazione dei compensi per il presidente del collegio sindacale. A seguire, nella parte straordinaria dell’assemblea, l’ordine del giorno prevede la riduzione del capitale sociale ad ammortamento delle perdite pregresse e al conseguente aumento sociale, ormai un appuntamento che si attende da quasi un anno, per 20 milioni di euro come già deliberato dal Cda.
Questo appuntamento rappresenta l’ultima tappa di un

20/05/2007

GINORI I sindacati scrivono alla Real Estate

da la Nazione 20/5/2007

HANNO SCRITTO direttamente all’amministratore delegato di Ginori Real Estate, Riccardo Fusi, i tre segretari della Femca Cisl, Alessandro Bianchi, della Filcem Cgil, Luca Paoli e della Uilcem Uil, Gianfranco Natali. Lo hanno fatto per chiedere un incontro e avere, per così dire di prima mano, notizie e chiarezza sul futuro dell’area della Richard Ginori di Sesto.
Da tre anni Ginori ha ceduto i terreni e gli immobili di viale Giulio Cesare ad una società immobiliare, la Ginori Real Estate appunto costituita con alcuni imprenditori toscani del settore. «Dal maggio del 2004, l’area dove si trova lo stabilimento e la direzione di Richard Ginori 1735 è di proprietà della Ginori Real Estate – scrivono nella missiva i tre sindacati. Azienda e istituzioni ci hanno ripetuto di scadenze e accordi che comporterebbero costi onerosi o addirittura il trasferimento dell’attività presso altra sede».
Una prospettiva questa ultima in particolare che preoccupa i lavoratori. In base agli accordi al momento della vendita, mentre per i primi anni è stato stabilito un contratto di affitto ad un canone molto basso, per gli anni successivi, in prospettiva di un trasferimento della Ginori che nel 2004 sembrava certo, sono stati definiti spese di affitto molto più onerose per la manifattura. Per questo – i sindacati - vogliono sapere come stanno davvero le cose.

10/05/2007

Pagnossin, le Banche bloccano la vendita

Salta la trattativa, scissione rinviata

da la Nazione 10/5/2007

C’È LO scoglio delle banche e il nodo dei debiti da sciogliere sulla strada della vendita della Pagnossin. Annunciata come cosa fatta e attesa per la giornata di ieri, la formalizzazione della cessione dell'azienda di Treviso e la contemporanea scissione da Ginori è stata ancora una volta rinviata.
AD IMPEDIRE che la trattativa andasse per il momento a buon fine sono stati gli istituti bancari che vantano nei confronti dell’azienda Pagnossin un debito consistente, che si aggira intorno ai 25 milioni di euro. La vendita di Pagnossin significherebbe per Richard Ginori un’importante iniezione di fiducia da parte del mercato e da parte degli investitori. Pagnossin ha infatti rappresentato negli ultimi anni soprattutto un peso per la Ginori, su cui sono state sovente ribaltate le situazioni finanziarie negative della capogruppo. Il no delle banche, dunque, non rappresenta una buona notizia e potrebbe anche bloccare qualche eventuale trattativa. Ovviamente non si tratta di un no definitivo, ma, allo stato, i segnali non sembrano positivi. L'offerta che Carlo Rinaldini, patron di Pagnossin e di Ginori, ha ricevuto per Pagnossin e che le banche stanno analizzando prevede che per il passaggio della quota di maggioranza della società veneta in mano a Rinaldini vengano sborsati 20 milioni di euro, dei quali però solo 12 finiscano nelle mani degli istituti bancari, che dovrebbero quindi accettare di rinunciare a circa il 50% dei crediti da loro vantati. Un'ipotesi alla quale le banche creditrici starebbero al momento opponendo più di un ostacolo. «Da parte nostra contiamo di chiudere la partita al più presto possibile — conferma Luca Fabrizio Sarreri, presidente e amministratore delegato di Richard Ginori — in modo da poterci concentrare sul core business di Richard Ginori, che siamo convinti sarà in rado di garantire fin da quest'anno delle ottime performance, perché il prodotto di Richerd Ginori ha un mercato molto solido e apprezzato in tutto il mondo».
INTANTO sindacati e mondo istituzionale attendono con ansia la definizione del nuovo assetto societerio di Richard Ginori, dopo che sarà perfezionata la scissione da Pagnossin e dopo che la stessa società ha annunciato che c'è molto interesse da parte di diversi investitori ad entrare nel capitale della storica manifattura e ad aderire all'aumento di capitale che Ginori lancerà nel mese di giungo, in occasione della prossima assemblea dei soci. Franco Calamassi

08/05/2007

Starfin porta in tribunale i soci Sarreri e Rinaldini

da l'Unità 8/5/2007

Il futuro del prestigioso marchio della ceramica italiana sembra ormai affidato agli avvocati e alle aule del tribunale, con lo spettro del fallimento sempre più vicino. Infatti Starfin, azionista di minoranza Richard Ginori, ha richiesto al tribunale di Firenze la notifica di un atto di citazione contro Luca Fabrizio Sarreri, presidente di Richard Ginori. L'atto coinvolge anche Carlo Rinaldini, Maria Carlotta Rinaldini, Manfredo Turchetti, Domenico Dal Bò, Rocco Bormioli, Filippo Montesi Righetti, tutti in qualità di amministratori o ex-amministratori dell'azienda di ceramiche. La citazione fa seguito all'esposto presentato in marzo sempre da Starfin alla procura di firenze per gravi irregolarità degli amministratori.
L’escalation della crisi si è arricchita nelle ultime settimane di numerosi episodi. A cominciare dalle dimissioni dal cda dell'azionista di minoranza, Starfin, lo scorso 13 aprile. Al centro della partita c’è un aumento di capitale di 20-30 milioni di euro che non si riesce ad effettuare. Anche i sindaci dell’azienda sono preoccupati della grave situazione finanziaria. A dipingere una situazione sull’orlo della crisi, ci si sono messi anche i revisori di Kpmg che, sempre in aprile, hanno bocciato il bilancio 2006 perché non redatto con chiarezza bollandolo come non veritiero e non corretto. Il grido d’allarme è stato poi nuovamente raccolto dal collegio sindacale che, lo scorso 19 aprile, ha richiesto l’intervento del tribunale di firenze per adottare azioni per preservare il patrimonio aziendale di Richard Ginori. è dei giorni scorsi, poi, la decisione del cda di convocare l’assemblea ordinaria e straordinaria per il prossimo 20 giugno, all'ordine del giorno: l'approvazione del bilancio 2006 e l'atteso aumento di capitale.


Sesto Fiorentino. Gli ordini ci sono, ma i soldi mancano. E la lotta tra gli azionisti si fa sempre più dura

Il paradosso Ginori una guerra tra soci

da il Firenze 8/5/2007

Da una parte un'azienda che lavora, ha ordini e commissioni. Dall'altra i vertici impantanati in una crisi sempre più nera, arricchita da bilanci non certificati, perdite al limite del fallimento e guerre interne tra soci entrate anche nelle aule dei tribunali. Un paradosso. Ma la saga della Ginori non è nuova a queste stranezze. «In azienda si lavora al di là di ogni aspettativa - dichiara Giovanni Nencini, Rsu Ginori - Ma i soldi per comprare le materie prime non ci sono». Il presidente Luca Fabrizio Sarreri ha chiesto, al massimo entro questa settimana, 1,5 milioni di euro per le spese più urgenti. Una boccata di ossigeno prima della tanto attesa ricapitalizzazione. «Se un'azienda del genere fallisce - continua Nencini - significa davvero che si è giocata una brutta partita sopra la Ginori e i lavoratori. Siamo riuscita a ritrovare una sorta di tranquillità, anche la fiducia dei fornitori. Sarebbe assurdo».
PAGATI la settimana scorsa anche i debiti con gli istituti di previdenza: in tutto 120mila euro.
Ma le buone notizie finiscono qui. Alessandro Mugnaioni, direttore dello stabilimento di Sesto Fiorentino, sembrerebbe intenzionato a lasciare entro questo mese. E sul fronte giudiziario le novità non mancano. In ballo c'è un'azione di responsabilità che il socio Starfin ha intrapreso contro i vecchi e nuovi dirigenti, Sarreri, Carlo Rinaldini (azionista di maggioranza del gruppo), Maria Carlotta Rinaldini, Manfredo Turchetti, Domenico Dal Bo’, Rocco Bormioli, Filippo Montesi Rigetti.
In altre parole si richiede un risarcimento, a favore degli azionisti, di 25,4 milioni di euro. L'azione è stata depositato lo scorso 4 maggio. Ginori ieri ha dichiarato di non essere in possesso di nessuna citazione, ma, a sentire l'azionista, è solo una questione di tempi tecnici. In fondo la Starfin ha un diritto d'opzione che scade a luglio. E ora è il momento di giocare tutte le carte in suo possesso.¦ C.D.A

05/05/2007

Comune di Sesto e Regione al Governo:

«Un tavolo per la Ginori»

sull'Unità 5/5/2007/ Firenze

IL SOLLECITO è partito ieri a mezzo scritto. Mittenti l’assessore regionale al lavoro Gianfranco Simoncini e il sindaco di Sesto Fiorentino Gianni Gianassi. Destinatario della missiva spedita dai due rappresentanti istituzionali è invece il governo nazionale. Il tutto, con un obiettivo estremamente chiaro: stabilire una prima, forte presa di contatto con l’esecutivo per sollecitarlo ad interessarsi più da vicino della vicenda Richard Ginori. La richiesta è stata fatta pervenire all’onorevole Gianfranco Borghini, responsabile del coordinamento dell’Ufficio imprese in crisi presso la Presidenza del Consiglio e non resta adesso che sperare che la questione possa davvero essere impugnata dall’esecutivo in tempi brevissimi, Regione Toscana e Comune di Sesto Fiorentino, insomma, hanno chiesto al Governo di valutare la possibilità di sedersi ad un tavolo, insieme alla proprietà dell’azienda, per fare il punto della situazione in attesa dell’assemblea dei soci, convocata inizialmente il 3 maggio e rinviata al prossimo 21 giugno. Una data, quest’ultima, in cui dovrebbe tenersi anche la parte straordinaria dell’assemblea che servirà (o forse è meglio usare il condizionale) per deliberare il tanto atteso aumento di capitale.
«La Giunta regionale - è scritto nella lettera inviata al governo - sta seguendo con grande attenzione gli sviluppi della vicenda, con frequenti rapporti con la Provincia di Firenze e con il Comune di Sesto Fiorentino, sia per l’importante numero di lavoratori coinvolti, sia per le possibilità di sviluppo dell’insediamento produttivo. Il nostro impegno è volto al consolidamento e alla salvaguardia della presenza della Richard Ginori e in tal senso auspichiamo che si possa arrivare rapidamente alla ricapitalizzazione dell’azienda e alla presentazione del piano industriale che garantiscano un solido futuro all’azienda stessa». f.san.

04/05/2007

Richard Ginori, rinviata l’assemblea straordinaria per l’aumento di capitale

da l'Unità 4/5/2007

Un altro rinvio, l’ennesimo. Richard Ginori, dopo aver spostato al 20 giugno prossimo l’assemblea ordinaria per l’approvazione del bilancio 2006, ha infatti deciso di rinviare alla stessa data anche l’assemblea straordinaria che era prevista per ieri e che sarebbe dovuta servire per ratificare l’aumento di capitale da 20 milioni di eiruo giudicato da tutti obbligatorio per garantire un futuro alla storica azienda sestese. Come precisa una nota, invece, l’assemblea «è stata sospesa ed aggiornata in prosecuzione rispetto all’assemblea ordinaria di approvazione di bilancio d’esercizio al 31/12/2006 che si terrà nei giorni 20 e 21 giugno 2007». «Arrivare a giugno - è l’amaro commento di Luca Paoli, segretario della Filcem-Cgil di Firenze - significa allungare i tempi in maniera preoccupante dato che si parla di un’azienda che non ha approvato il bilancio e che ha la minaccia dei libri in tribunale». f.san.


Sesto Fiorentino. Il socio esercita un'azione di responsabilità contro i vertici

Ginori, ora Starfin batte cassa chiesti 25 milioni per i danni

Citati tutti gli amministratori, vecchi e nuovi. Anche Rinaldini, Bormioli, Dal Bo' e Sarreri
Clara D'Acunto su Il Firenze 4/5/2007

Il guanto di sfida è stato lanciato. La Starfin ora chiede ai vertici Ginori, vecchi e nuovi, un risarcimento di 25,4 milioni di euro. Il socio di minoranza (al sette per cento, ma nessun posto in consiglio dopo le dimissione di Cenni) in queste ore starebbe varcando ancora una volta, la terza, le porte della Procura di Firenze. Questa volta con una vera e propria azione di responsabilità. Obiettivo: ottenere un risarcimento contro “la cattiva gestione”, come dicono fonti interne alla finanziaria bolognese, portata avanti dai piani alti dell'azienda di ceramiche.
L'AZIONE sarebbe stata esercitata contro Carlo e Maria Carlotta Rinaldini (il primo azionista di maggioranza del gruppo Pagnossin-Ginori mentre lei, la figlia, consigliere e ex amministratore delegato), Domenico Dal Bo', Ad fino al novembre 2006, Manfredo Turchetti, anche lui ex amministratore. E poi il re del vetro Rocco Bormioli, consigliere e presidente dall'estate 2006 fino a metà dicembre. Infine, Luca Fabrizio Sarreri, attuale presidente Ginori.
Tre i temi “sotto accusa”. Il primo riguarda la mancata ricapitalizzazione, più volte annunciata e mai eseguita. La cifra indicata è un massimo di 20 milioni di euro. Ma ad oggi, ancora non è chiaro chi metterà i soldi.
Altro tema per cui Starfin chiede chiarimenti è l'acquisto e la successiva vendita da parte di Ginori delle Vaserie Trevigiane. Un'operazione intragruppo datata 2001 in cui, secondo fonti interne alla Starfin, il capitale della Ginori avrebbe subito un duro colpo. L'acquisto del ramo dello stabilimento di Trequanda sarebbe stato fatto a mezzo contanti (4,5 miliardi di lire) e il ritrasferimento a Vaserie, per 1,3 milioni di euro (il valore con il tempo, secondo una stima del Tribunale era molto calato), a mazzo azioni. In totale il danno stimato ammonta a 5,4 milioni di euro.
L'ultimo punto è il mancato pagamento dei debiti, compreso quello verso l'erario e gli istituti previdenziali. In tutto 25,4 milioni di euro che la Starfin chiede agli amministratori a titolo di risarcimento per gli azionisti, più o meno piccoli.
Un'ennesima battaglia, che dalle sale del Cda si trasferisce ora nelle aule dei tribunali. Una battaglie che sancisce la fine delle trattative più o meno “amichevoli” con Rinaldini per acquisire la maggioranza Ginori. Ma il patron del gruppo ha, come al solito, un asso nella manica: il fondo britannico con Giuseppe Biesuz, ex Ad non citato da Starfin. E intanto ieri un'assemblea straordinaria flash, subito sospesa e rinviata al 20 giugno, ha deliberato una riduzione del capitale per perdite e un aumento fino a venti milioni di euro. Nulla di nuovo sotto il sole. Almeno per ora. ¦

03/05/2007

Ginori la Regione sollecita l’intervento del governo

dall'Unità/ Firenze 3/5/2007

«LA GIUNTA regionale, di concerto con Provincia di Firenze e Comune di Sesto Fiorentino, prenderà in considerazione l’opportunità di chiedere una valutazione comune al governo nazionale sulle iniziative da intraprendere a garanzia della permanenza sul territorio della Richard Ginori e a salvaguardia dell'occupazione».
La vertenza Ginori è finita ieri nell’aula del consiglio regionale ed è stato con queste parole che l’assessore regionale al lavoro Gianfranco Simoncini ha risposto all’interrogazione presentata sulla storica manifattura sestese.
«Gli sforzi della Regione - ha proseguito l’assessore - sono tesi al consolidamento e alla salvaguardia della presenza della Ginori sul nostro territorio, non solo per l’importante numero di lavoratori, ma anche per le possibilità di sviluppo che l’insediamento produttivo può avere per il futuro». Di qui l’augurio che «si possa arrivare in tempi rapidi ad una ricapitalizzazione dell’azienda ed alla presentazione del piano industriale», in modo da garantirne un solido futuro. Al tempo stesso, ha quindi concluso Simoncini, «la giunta, senza voler entrare nella dialettica fra i soci, auspica che si arrivi rapidamente a dare certezza e tranquillità nella gestione aziendale».
Ieri, intanto, è arrivato l’ennesimo sollecito al governo sulla situazione della storica manifatura sestese. «È necessario salvaguardare la Richard Ginori e il futuro dei suoi 360 dipendenti. L'azienda è ormai ad una stretta decisiva: o si trovano investitori per dare nuova linfa all’azienda o lo stabilimento si avvia alla chiusura certa creando un vuoto inaccettabile nella realtà produttiva toscana e un danno enorme per i lavoratori dell’indotto» ha detto Severino Galante, capogruppo PdCI in Commissione difesa alla Camera dei Deputati, che a tal proposito ha presentato un’interrogazione al Ministro dello sviluppo economico. «Urge - ha concluso - un intervento diretto del Ministro Bersani per scongiurare la definitiva chiusura della storica azienda e soprattutto al fine di salvaguardare i livelli occupazionali». f.san.


Sesto Fiorentino. Rinaldini ha incontrato ieri il suo avvocato per studiare l'offerta dell'ex amministratore

Ginori, torna Biesuz è guerra con Starfin

su il Firenze 3/5/2007

Tra rinvii e false partenze, continua la saga delle Richard Ginori. Lontano da Sesto Fiorentino, a tenere le fila del gioco è sempre lui, l'imprevedibile patron del gruppo Pagnossin-Ginori, Carlo Rinaldini. In questi mesi di crisi sempre più nera, l'azionista di maggioranza (con il 58% di Ginori e il 50,8% di Pagnossin) è stato l'unico punto fermo di un vertice aziendale fin troppo “ballerino”.
Ed ecco che ieri a Milano, Rinaldini ha vagliato con il suo avvocato l'offerta lanciata dal fondo britannico specializzata in operazioni di salvataggio, cha agisce tramite una cordata di imprenditori fiorentini guidata dall'ex amministratore delegato della Ginori, Giovanni Biesuz. Il fondo ha intenzione di acquisire la maggioranza del gruppo e rilanciare le aziende, naturalmente dopo i necessari aumenti di capitale, stimati intorno ai 30 milioni di euro. La rosa dei candidati si è dunque ristretta.
IL PRESIDENTE della Ginori, Luca Fabrizio Sarreri sembra stare alla finestra. I rapporti con Rinaldini e i “suoi” non sono mai stati idilliaci e in queste ore sembra che il “boss” della ceramica abbia escluso senza troppi complimenti l'immobiliarista genovese. È guerra aperta invece con la Starfin, azionista di Ginori al 7 per cento.
La finanziaria bolognese ha già depositato un esposto alla procura di Firenze contro Sarreri e la sua ultima offerta, dopo quella del maggio 2006 (acquisto della manifattura di Sesto a 0,50 euro per azione), riguardava solo la Ginori libera, come si sentiva dire da Milano, «dal carrozzone di debiti Pagnossin e dall'ingombrante presenza di Rinaldini». Condizione che stanno troppo strette al “grande capo” che, prima di andare in pensione, vuole piazzare ad un prezzo più alto il suo martoriato gruppo. Intanto ieri la Giunta regionale ha chiesto maggiori certezze sul futuro dell'azienda. Ma c'è da mettersi in fila. Una fila lunga 350 lavoratori.C.D.A.


Sesto Fiorentino. Un fondo britannico potrebbe intervenire nella manifattura. Pagnossin: vendita a giorni

Ginori, un altro rinvio mire da oltremanica

La telenovela Richard Ginori continua tra vecchi scenari che si riaprono e possibili ritorni inaspettati. E ormai va “in onda”anche di domenica, come dimostra il consiglio d’amministrazione convocato in tutta fretta ieri mattina a Milano. Il cda si sarebbe dovuto svolgere oggi poco prima dell’assemblea dei soci, ma è stato improvvisamente anticipato a ieri proprio per poter rinviare l’assemblea. Prima di riunire i soci è infatti necessario che i revisori dei conti approvino il bilancio della manifattura, cosa che finora non è avvenuta: la società di revisione, la Kpmg, ha sospeso il giudizio in attesa che sia chiarita la situazione finanziaria e patrimoniale dell’azienda. E anche la Consob ha invitato alla chiarezza, spedendo una lettera in cui si chiede ai vertici aziendali di spiegare come hanno intenzione di rispondere alle osservazioni della Kpmg. Dati questi presupposti, il cda ha deciso di rinviare l’assemblea dei soci al 20 e al 21 giugno.
MA SUBITO dopo la conclusione del consiglio, ecco spuntare le novità. «La vendita di Pagnossin (la controllante di Ginori, ndr) dovrebbe essere questione di giorni - dice il presidente della manifattura Luca Sarreri - grazie ad una operazione che ho condotto personalmente. Se Pagnossin si sgancia, si riapre la partita per Ginori».
Sarreri avrebbe trovato un accordo con un’importante società immobiliare di Milano che ha un “braccio” finanziario molto potente. Ma per Pagnossin e Ginori paiono esserci altri agguerriti pretendenti: qualche giorno fa il “Sole 24 ore” ha dato la notizia che un fondo britannico «specializzato in salvataggi di aziende in crisi» sarebbe pronto a ripianare i debiti delle società per poi rilanciarle. L’uomo - ponte dell ’operazione sarebbe una vecchia conoscenza Ginori: Giuseppe Biesuz della Finmek, ex amministratore delegato della manifattura di Sesto Fiorentino. PA.C

24/04/2007

La crisi. Il presidente Sarreri e il direttore dello stabilimento Mugnaioni sono vicini a lasciare Sesto Fiorentino

Ginori, addii e ritorni inaspettati

Intanto gli istituti bancari chiudono i rubinetti e all'orizzonte ricompare Rocco Bormioli
Paolo Ceccarelli su il Firenze 24/4/2007

Forse fa gola agli imprenditori, di sicuro mette paura alle banche. La Richard Ginori ha vissuto ieri l’ennesima giornata schizofrenica, tra indiscrezioni sui tanti industriali che starebbero contrattando con il patron Carlo Rinaldini e la certezza che per il momento gli istituti bancari hanno chiuso i rubinetti.
IN ATTESA di vedere cosa succederà nell’assemblea dei soci in programma il 3 maggio, le banche hanno sospeso linee di credito per 150mila euro. La cifra non è significativa, ma il segnale è chiaro e allarmante: gli istituti creditori non si fidano più dei proprietari dell’azienda di Sesto Fiorentino. Per far fronte alle spese urgenti, il presidente della Ginori Luca Sarreri ha chiesto agli azionisti una finanziamento-ponte di un milione e mezzo di euro. La risposta è stata l’ennesimo rinvio del consiglio d’amministrazione.
«Aspetto un segnale – dice Sarreri – se i soci non accordano il finanziamento lascio. Sono già stanco di questo stallo». Non è il solo: un’altra figura chiave della manifattura, il direttore dello stabilimento sestese Alessandro Mugnaioni, starebbe pensando alle dimissioni. Questo almeno è ciò che si dice nei corridoi dell’azienda, e Sarreri conferma: «Sì, anche Mugnaioni è stanco e sta pensando di lasciare. Ma sono convinto che se ci fosse un po’ di chiarezza il direttore resterebbe. Come io del resto».
Le cattive notizie non finiscono qui, perché il socio di minoranza Starfin ha presentato un’integrazione all’esposto depositato al Tribunale di Firenze il 22 marzo. L’ex consigliere Ginori Gabriele Cenni è tornato a chiedere di adottare provvedimenti alla luce del giudizio senza appello pronunciato dai revisori dei conti sul bilancio dell’azienda.
LA BUONA NOTIZIA è invece che Carlo Rinaldini pare avere una fila di imprenditori fuori dalla porta: almeno tre nomi pronti a partecipare all’aumento di capitale necessario a salvare la Ginori. Uno di questi potrebbe essere Rocco Bormioli, il re del vetro che già qualche mese fa tentò la scalata alla manifattura. Ieri Bormioli era nella sede di Iprei, la società di Rinaldini dove si è tenuto il Cda. Ma la storia recente della Ginori dimostra che uno più uno non fa due.¦

20/04/2007

Il Collegio Sindacale ha presentato un ricorso Ginori, interviene il tribunale

dal Corriere dio Firenze 20/4/2007

FIRENZE - Alza bandiera bianca il collegio sindacale della Richard Ginori. I sindaci dell’azienda sestese hanno presentato un ricorso al tribunale civile di Firenze. Chiedono, in base all’articolo 2409 del codice civile, “l’adozione di eventuali azioni o provvedimenti più opportuni e idonei a preservare il patrimonio aziendale in relazione alla crisi in cui versa la società”.
Il Collegio sindacale avrebbe adottato la decisione dopo la mancata approvazione della relazione del bilancio, chiuso il 31 dicembre 2006. Una scelta maturata, pare, in seguito all’analisi del bilancio fatta dalla Kpmg, società di revisione incaricata dalla storica azienda. Proprio la società di revisione avrebbe definito il bilancio un documento “non idoneo alla veritiera e corretta rappresentazione della situazione patrimoniale e finanziaria nonché del risultato economico della società”.
Il ricorso è stato presentato lo scorso 17 aprile e il presidente del tribunale di Firenze ha assegnato il fascicolo alla prima sezione. Il collegio sindacale, dopo aver illustrato nel documento la storia recente della Richard Ginori, controllata da Pagnossin (gruppo Rinaldini), ricorda anche i due diversi esposti presentati alla procura della Repubblica di Firenze dal sindaco di Sesto Fiorentino e dal consigliere di amministrazione Gabriele Cenni.
Nel primo il sindaco, Gianni Gianassi ha chiesto di verificare “il comportamento del Cda di Richard Ginori”. Cenni si è rivolto alla Procura della Repubblica di Firenze dopo che, secondo lui, “gli era stato negato l’accesso ai dati contabili da parte del presidente del Cda, Luca Fabrizio Sarreri”.
La notizia del ricorso presentato al Tribunale di Firenze dal Collegio dei Sindaci ha provocato l’immediata reazione del segretario provinciale della Filcem Cgil di Firenze, Luca Paoli. “Sindacato e lavoratori pretenderanno che al primo posto delle scelte del tribunale ci sia la salvaguardia della Richard Ginori e non altri interessi”. La situazione che si è profilata fa temere per la sorte dei 350 dipendenti dello storico stabilimento sestese. “Dal punto di vista sindacale - aggiunge Paoli - si profila uno scenario molto preoccupante, sia per le speranze di rilancio dell’azienda, sia perche’, purtroppo, potrebbe innescare strategie. speculative difficili da arginare”.

19/04/2007

Ginori: pressing dei sindacati sul governo

da la Nazione 19/4/2007

I SINDACATI fanno pressing sul governo affinché batta un colpo per la Richard Ginori. Cgil, Cisl e Uil sono tornate ad avanzare la richiesta che il governo faccia sentire se non direttamente la sua voce sulla vicenda, per lo meno quel peso istituzionale che forse potrebbe servire a sbloccare una vicenda nella quale invece l’assenza delle istituzioni è stata finora pesante, con il mercato e la finanza a farla da padroni.
«Stiamo aspettando di essere convocati dal ministero dell’Industria, e non capiamo francamente perché questo non sia ancora avvenuto – dichiara Luca Paoli della Cgil – Abbiamo un verbale firmato anche dal rappresentante del governo che ci indicava come fine gennaio il termine per la convocazione del tavolo istituzionale nel quale avremmo dovuto discutere e condividere le linee guida del piano industriale di rilancio della Ginori. Non è bello che un documento firmato da una carica istituzionale sia di fatto carta straccia. Continuiamo a chiedere e sollecitare che questo incontro venga fissato, indipendentemente dalla vicenda della ricapitalizzazione o meno. Tanto, l’hanno capito tutti, qui Rinaldini continua a fare il bello e, soprattutto, il cattivo tempo».
Il patron della Ginori infatti va avanti da un paio d’anni di accordo in accordo con partner che poi disconosce, trascinando una situazione che in molti considerano non più sostenibile. Adesso sembra che i sindaci revisori abbiano dato l’ultimatum a Rinaldini, mettendolo con le spalle al muro e inchiodandolo alla necessità di portare 20 milioni di euro entro la prossima assemblea dei soci, oppure minacciando in caso contrario di avviare le procedure per il fallimento della società, colma di debiti.
E IL SINDACATO annuncia anche che il 30 maggio sarà a Milano per partecipare all’assemblea dei soci della Ginori, in virtù dei diritti assicurati dal pacchetto di 100 euro di azioni acquistate circa un anno fa, proprio per avere la possibilità di seguire dal di dentro gli appuntamenti finanziari dela società. «Ci saremo – conclude Paoli – e faremo sentire la voce dei lavoratori». Oggi pomeriggio, intanto, sarà a Sesto Fiorentino a parlare proprio di Ginori Riccardo Nencini, presidente del Consiglio Regionale della Toscana. L’appuntamento per i lavoratori della Ginori ma anche per i cittadini interessati è alle ore 17.30 nella sala convegni della Villa San Lorenzo in via Scardassieri.

18/04/2007

Tra Starfin e Sarreri spunta la terza possibilità: un fondo di investimento vuole le azioni di Rinaldini

da l'Unità 18/472007

L’ATTESA si consuma tra voci che si rincorrono e preoccupazioni che nessuno riesce a fugare. All’indomani di un nuovo turbolento cda, la situazione della Richard Ginori continua ad essere avvolta da nubi di incertezza sul futuro. Il nodo principale che resta da sciogliere, riguarda la figura di colui che dovrebbe rilevare Carlo Rinaldini come azionista di maggioranza. Una corsa che doveva essere a due e vedere protagonisti da una parte Luca Fabrizio Sarreri, attuale presidente della storica manifattura di Sesto, e dall’altra la finanziaria svizzera Starfin, attuale socio di minoranza. E invece, adesso, pare spuntare a sorpresa anche una terza possibilità. Si tratterebbe, infatti, di un importante fondo di investimento che sarebbe interessato ad accaparrarsi “pro tempore” le quote di Rinaldini salvo poi procedere alla loro vendita nel giro di un paio d’anni.
Per sapere quale sia la verità, insomma, non resta che aspettare il 30 aprile, giorno in cui è stata convocata l’assemblea dei soci. Un appuntamento che vedrà, nella parte straordinaria, la riduzione del capitale sociale per perdite e il contemporaneo aumento di capitale sociale fino a un massimo di 20 milioni di euro come già comunicato al mercato il 12 aprile scorso. L’assemblea sarà anche chiamata per la parte ordinaria ad approvare il bilancio 2006, a nominare un consigliere, a ridurre il numero dei componenti il consiglio e a nominare un sindaco effettivo e il presidente del collegio sindacale. f.san.


GINORI DAL CAPPELLO A CILINDRO DI RINALDINI NUOVA SORPRESA

Spunta fuori un fondo d’investimento

GIOCHI PERICOLOSI Fine del mese vicina ma ancora non è chiaro chi abbia davvero i contanti in mano
da la Nazione 18/4/2007

SPUNTA ORA anche l’ipotesi di un fondo di investimento nel futuro della Richard Ginori di Sesto alle prese con frenetiche trattative per evitare il fallimento. Carlo Rinaldini, il patron della Ginori di cui detiene circa il 57%delle azioni, avrebbe preso contati con un fondo d’investimento, per valutare la possibilità di valorizzare al meglio la sua partecipazione, ottenendo quanto più possibile, e soprattutto con la speranza di non uscire definitivamente di scena (come ad esempio invece prevede l’offerta Starfin che dovrebbe concludersi con un’Opa).
La notizia è confermata da uno degli stessi attori in gioco, e anche se il condizionale in questi casi è d’obbligo, è lo stesso Rinaldini ad aver affermato di stare percorrendo nuove vie ed esplorando alternative diverse rispetto alle due opzioni sul tappeto, quella di Sarreri e quella di Starfin, parlando dell’ingresso di “un nuovo importante gruppo”. Anche se non è da escludere che si tratti dell’ultimo bluff con finalità di alzare il prezzo agli altri contendenti, è proprio la possibilità di non abbandonare completamente la scena uno degli aspetti che sembra più stare a cuore a Carlo Rinaldini, sull’interpretazione delle mosse del quale nessuno è più disposto a scommettere.
Un fondo d’investimento infatti offrirebbe una prospettiva tutta finanziaria (per almeno un paio d’anni) a Ginori, con la prospettiva, ora che i conti vanno meglio, che al termine di un periodo di risanamento, l’azienda possa valere molto di più. E’ questa la prospettiva a cui starebbe pensando Rinaldini, che potrebbe ottenere di più di quanto gli viene offerto adesso. Ma proprio il fattore tempo sembra giocare contro questa ipotesi. Infatti i fondi di investimento richiedono informazioni e analisi tecnico-finanziarie approfondite e accurate, per le quali sono necessarie alcune settimane, di cui in questo caso Rinaldini non dispone, con la scadenza fissata per l‘assemblea dei soci al 30 aprile.
PER QUELLA data, o al massimo tre giorni dopo, con la seconda convocazione, dovranno arrivare i soldi della ricapitalizzazione: 20 milioni. Scappatoie diverse sono negate dall’iniziativa dei sindaci revisori che minacciano di avviare le procedure di fallimento.
Intanto i sindacati formalmente e le istituzioni locali in maniera più discreta stanno esercitando pressioni sul Governo affinché faccia sentire il proprio peso e la propria influenza su tutta a questione, non lasciandola alla semplice evoluzione del mercato, per dir così, attivando quel tavolo istituzionale che ha conosciuto una sola convocazione, a dicembre, e poi non è stato più attivato presso il Ministero dell’Industria.

17/04/2007

La crisi. Tutto rinviato all'assemblea del 30 aprile. Ancora dubbi su chi metterà i soldi per il rilancio

Ginori, il piano industriale c'è ma gli attacchi non si placano

La società di revisione picchia duro contro il bilancio 2006, ma i vertici sono tranquilli
Clara D'Acunto su Il Firenze 17/4/2007

Si va avanti. Una lunga e difficile risalita. Il consiglio d'amministrazione della Richard Ginori ha approvato il piano industriale 2007- 2009 e ribadito l'aumento di capitale a 20 milioni, ma su chi metterà materialmente i soldi sul tavolo, ancora non c'è alcuna certezza.
Bisognerà aspettare ancora. Questa volta il 30 aprile, data in cui è stata convocata l'assemblea dei soci a Milano, nella sede della Iprei di Carlo Rinaldini.
«I GIOCHI si faranno lì - dicono fonti finanziarie - Ora i soci interessati inizieranno trattative separate con Rinaldini». Il Cda di ieri, secondo quanto si apprende, sembra sia stato più tranquillo del precedente. La previsione per il 2007 è di 31 milioni di fatturato (il 19 per cento in più del 2006). Ma su questo quadro, che sembra dare un po' di respiro alla martoriata azienda di Sesto Fiorentino, arriva una doccia gelata dalla società di revisione, chiamata a certificare il bilancio del 2006. Un giudizio dal forte sapore di sentenza. La società di revisone Kpmg, con la relazione del 13 aprile, ma resa nota solo ieri, non ha certificato il bilancio 2006 perché, si legge, «non è redatto con chiarezza e non rappresenta in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria, il risultato economico, le variazioni del patrimonio netto e dei flussi di cassa della società». Conti che fanno acqua da tutte le parti.
La società ha rilevato una forte «carenza informativa» nella nota esplicativa fornita dagli amministratori in relazione alle azione da intraprendere per recuperare le perdite in alcune società controllate o collegate, come Vaserie Trevigiane, Museo Richard Ginori e Imgt. Il bilancio non spiega neppure le cause del mancato avanzamento del piano di sviluppo del complesso immobiliare di Sesto, rispetto a quanto previsto dall'originario piano di valorizzazione. La Kpmg rileva anche il «mancato pagamento dei crediti verso l'erario e gli istituti previdenziali». Insomma, la società ha rilevato molte difformità rispetto a quanto richiesto dai principi e dalle norme contabili di riferimento.
Le reazioni dei vertici appaiono molto composte: «I toni della società sono molto duri, certo - si sente dire - ma in termini operativi non cambia nulla». Nell'assemblea del 30 aprile prossimo, all'ordine del giorno è prevista l'approvazione del bilancio 2006. Operazione molto complessa, a causa del giudizio negativo della Kpmg. Cambiamenti anche nelle poltrone del Cda, con la nomina di un consigliere (ma non si esclude la riduzione dei membri del consiglio).
Per la parte straordinaria è prevista un riduzione del capitale sociale per perdite e la ricapitalizzazione da 20 milioni di euro


Richard Ginori la Kpmg boccia il bilancio 2006

da l'Unità 17/4/2007

Il cda di Richard Ginori proporrà all’assemblea (convocata in prima per il 30 aprile e in seconda per il 3 maggio) la riduzione del capitale sociale per perdite e il contemporaneo aumento di capitale sociale fino a un massimo di 20 milioni di euro già comunicato al mercato il 12 aprile scorso.
Lo si apprende da una nota della società secondo cui l' assemblea sarà anche chiamata per la parte ordinaria ad approvare il bilancio 2006, a nominare un consigliere e a ridurre il numero dei componenti il consiglio, nominare un sindaco effettivo e il presidente del collegio sindacale.
Intanto la kpmg ha bocciato i conti 2006 di Richard Ginori. Il bilancio, non sarebbe stato certificato dai revisori perchè «non è redatto con chiarezza e non rappresenta in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria, il risultato economico, le variazioni del patrimonio e finanziario e i flussi di cassa della richard ginori 1735».
La relazione della kpmg ha acceso i fari su alcuni punti oscuri della gestione aziendale. In particolare, sulle partecipazioni in alcune società controllate che registrano perdite significative e non generano alcun flusso di cassa. La società al 31 dicembre 2006, inoltre, ha evidenziato una flessione dei ricavi e perdite che hanno superato un terzo del capitale. A tale proposito, gli amministratori non hanno fornito alcuna indicazione per superare la situazione allarmante sul fronte perdite e non hanno dato indicazioni sui presupposti di continuità aziendale.
La difficile situazione patrimoniale si riflette anche all'interno del consiglio di amministrazione della società fiorentina sull'orlo del fallimento. Venerdì scorso, la famiglia Sarreri ha avviato il disimpegno dal gruppo. Luca Sarreri ha comunicato alla cda della controllante Pagnossin le sue dimissioni da presidente e la moglie, Nicla Grizzetti.

14/04/2007

Ginori, si dimette il consigliere di Starfin

Cenni si dice in «totale disaccordo» con l’attuale Cda. All’assemblea dei soci sarà proposto di dimezzare il valore delle azioni
di Francesco Sangermano sull'Unità 14/4/2007

L’ENNESIMA attesa, nuove scadenze segnate sul calendario nella speranza che, prima o poi, le parole si traducano in fatti e possano diradarsi le nubi sul futuro. All’indomani del consiglio di amministrazione che ha ratificato la volontà di procedere all’aumento di capitale, i lavoratori della Richard Ginori continuano a vivere nell’incertezza. E come se non fosse bastata la turbolenta seduta dell’altro ieri con l’attuale presidente Luca Fabrizio Sarreri sull’orlo delle dimissioni per contrasti con Rinaldini, ieri le dimissioni sono arrivate davvero da parte di Gabriele Cenni, rappresentante della finanziaria e socio di minoranza Starfin. Una scelta che Cenni avrebbe motivato a causa del «totale disaccordo con l’attuale cda» che proprio nella seduta di giovedì aveva deliberato un aumento da 20 milioni di euro.
Una quota che Cenni (unico voto contrario) aveva da subito definito «non sufficiente» dato che, a suo dire, considerando la perdita 2006 di 12,3 milioni e il debito residuo in linea capitale di 13, la reale entità dell’aumento sarebbe stata intorno ai 7,5 milioni. Non solo. Oltre ai 12,5 milioni di perdita (nel 2005 erano 5,8) il bilancio di Ginori ha evidenziato anche un calo del fatturato del 23% a 34,69 milioni e un risultato operativo netto negativo per 8,634 milioni con l’indebitamento che al 31 dicembre si attesta a 14,703 milioni (-2,794 milioni rispetto a dicembre 2005).
Numeri, questi, a fronte dei quali il cda ha convocato, per il 30 aprile in prima e il 3 maggio in seconda, l’assemblea dei soci per procedere all’approvazione del bilancio 2006. Il cda proporrà in quella sede che la perdita di esercizio sia coperta mediante il totale utilizzo delle riserve e, a seguito delle perdite, di ridurre il valore nominale delle azioni in circolazione (pari a 99.880.000) da 0,26 a 0,13 euro.
Ieri mattina, intanto, gli operai della storica manifattura di Sesto hanno proclamato un’ora di sciopero e le Rsu hanno cercato di spiegare quello che sta accadendo rimandando ogni eventuale ulteriore iniziativa a dopo domani, Sarà allora, infatti, che il consiglio d’amministrazione di Ginori tornerà a riunirsi e si potrà capire con quali modalità Rinaldini deciderà di procedere all’annunciato aumento di capitale. Due sono le strade percorribili. L’una porta all’attuale presidente, Luca Fabrizio Serrare, che offre 26 milioni per acquisire il 70% delle azioni ora in mano a Rinaldini e che valgono il 57% del pacchetto azionario di Ginori. La Starfin, di contro, di milioni ne offre 31 ma se Rinaldini dovesse accettare questa ipotesi Sarreri ha già fatto sapere che uscirà di scena.
Ultimo, ma non certo meno importante, c’è poi il capitolo relativo alla volontà, espressa da parte dei sindaci revisori della società (vicini a Starfin), di presentare istanza di fallimento qualora non si procedesse alla effettiva ricapitalizzazione. La società, ieri, ha ripetuto che «non risultano ad oggi intraprese azioni da parte del collegio sindacale» a conferma del fatto che la volontà di ricapitalizzazione espressa dal cda pare, per il momento, aver congelato ogni decisione. Appare però altrettanto certo che, in caso non si proceda materialmente all’aumento previsto, sarà automatico spostare la vicenda sui banchi del tribunale. Un’ipotesi che Rinaldini rigetta sapendo bene che, se così fosse, dovrebbe farsi da parte ed ogni interlocutore interessato all’acquisizione del suo pacchetto azionario dovrebbe confrontarsi con un giudice fallimentare.


La crisi. Dopo il caotico Cda di mercoledì, ora si lavora nell'ombra: il patron Rinaldini punta su Starfin

Ginori, trattative nel silenzio Sarreri prepara l'addio a Sesto

I lavoratori : «L'azienda non ha ancora versato i contributi per la pensione integrativa»
Paolo Ceccarelli su Il Firenze 14/4/2007

Le trattative per la Richard Ginori vanno avanti e sembrano favorire il socio di minoranza Starfin. Ma sulla manifattura di Sesto Fiorentino continua a gravare lo spettro del fallimento, con l’istanza fallimentare presentata dai sindaci revisori che già giace su un tavolo del Tribunale di Firenze. DOPO IL CAOTICO consiglio d’amministrazione di mercoledì, che non ha deliberato l’annunciato aumento di capitale rinviando tutto a lunedì, l’azionista di maggioranza Carlo Rinaldini ha ripreso a tessere la sua tela nel silenzio (o mistero) che ormai lo contraddistingue.
Il patron di Retma, la holding che detiene la maggioranza delle azioni Ginori, sembra puntare sulla finanziaria milanese Starfin per varare la ricapitalizzazione necessaria a salvare la manifattura. Ma per chiudere l’accordo i milanesi pongono una condizione precisa e forse indigeribile per Rinaldini: la sua definitiva uscita di scena dalla Ginori. Prima di discutere di soldi, Starfin vuole che l’imprenditore trevigiano si impegni formalmente a vendere le sue quote, ma Rinaldini sembra temporeggiare e guardarsi intorno.
Da Milano giungono rumors sull’arrivo di possibili «investitori esterni all’azienda» , un’ipotesi forse messa in campo da Retma per tenere sulle corde proprio Starfin. Quel che pare certo è l’uscita di scena dell’attuale presidente di Ginori, Luca Fabrizio Sarreri. Dopo la furibonda litigata con Rinaldini durante il cda di mercoledì, i due non si sono più sentiti. «Rinaldini potrebbe anche deliberare l’aumento di capitale – fanno sapere dall’entourage di Sarreri – ma se poi non ce la fa a rispettare l’impegno economico, oppure Starfin si ritrae, i giochi si riaprono». L’altro punto fermo nella confusa vicenda della manifattura di ceramiche è la rottura insanabile tra il cda e i sindaci revisori dell’azienda.
IL COLLEGIO sindacale vuole un intervento immediato e fattivo, ma i soci rinviano tutto alla fase che si aprirà dopo l’accordo tra Rinaldini e il partner prescelto.
E mentre a Milano si discute, a Sesto arriva la notizia che la Ginori non ha versato i contributi per la pensione integrativa dei lavoratori. «Hanno trattenuto sia la nostra quota che quella dell’azienda – dice Giovanni Nencini delle Rsu, che ieri hanno proclamato mezz’ora di sciopero e hanno riunito gli operai in assemblea – abbiamo subito chiesto spiegazioni alla direzione aziendale e ci hanno assicurato che la situazione sarà sanata al più presto». Anche perché, nel caso non venga sanata, i lavoratori potrebbero adire le vie legali.
Sul fronte della vertenza, i sindacati sono tornati a condannare «il teatrino indecente che è stato il cda di mercoledì» ma si sono anche detti molto delusi dalla politica, e in particolare dal governo. «In campagna elettorale tutti sono passati dalla Ginori – si sfoga Nencini –ma dopo chi li ha più rivisti. Non è stato e non è un bello spettacolo».


Lavoro. Un consiglio lungo e difficile: votata la proposta di ricapitalizzazione. I sindaci revisori in Tribunale

Il presidente Sarreri prima si dimette ma poi ci ripensa. Tutto rinviato a lunedì

Clara D'Acunto su Il Firenze 13/4/2007


«L'andamento del Cda - dicono dalla Starfin - è stato sconcertante. Siamo disponibili a finanziare l'aumento di capitale, come dichiarato nella scorsa assemblea dei soci, ma ad oggi non c'è alcun patto formale. Resta sempre vivo il nostro interesse ad acquisire il controllo dell 'azienda».
IL PRESIDENTE Sarreri invece commenta: «Mi sono arrabbiato con Rinaldini, ma poi ha prevalso il buon senso e sono rientrato. Ci sono troppi interessi economici in ballo». Il consiglio d'amministrazione dunque c'è, in bilico, ma è presente. I sindaci revisori non hanno perso tempo e hanno inviato l'istanza di fallimento preparata nei giorni scorsi al Tribunale Fallimentare.
Ora verrà richiesta la situazione patrimoniale aggiornata al 28 febbraio 2007 e, se ci saranno gli estremi, si procederà al commissariamento dell'azienda. Non resta che aspettare lunedì, per vedere se la ricapitalizzazione verrà perfezionata con l'indicazione del prezzo e se Rinaldini troverà un accordo con Sarreri o la Starfin.
Intanto, stamattina, è prevista un'assemblea dei lavoratori dello stabilimento di Sesto Fiorentino per fare il punto dell'intricata situazione. Sconcerto e solidarietà sono stati espressi dalle istituzioni, che chiedono a gran voce l'intervento del Governo.

12/04/2007

NUOVO APPELLO DALLA PROVINCIA PER LA RICHARD GINORI

L’assessore Saccardi ha risposto, in Consiglio, ad una domanda d’attualità di Biagiotti (DS) Nel giorno in cui si svolge il Consiglio d’Amministrazione il Consiglio provinciale è tornato a discutere della crisi alla Richard Ginori con una domanda d’attualità della consigliera DS Sara Biagiotti. “Il Consiglio d’Amministrazione – ha risposto l’assessore al lavoro Stefania Saccardi – dovrebbe portare alla ricapitalizzazione o meno della Ginori. C’è una forte preoccupazione sia in Provincia che nel Comune di Sesto Fiorentino perché la situazione è paradossale: c’è un’azienda che ha delle buone possibilità di restare in modo fruttuoso sul mercato, che ha la possibilità di mantenere sul mercato uno dei prodotti più importanti del manufatturiero fiorentino, spendibile e conoscibile in tutto il mondo e, paradossalmente rischia il fallimento. Riprendo l’appello del Sindaco Gianassi affinché il Ministero intervenga per risolvere una situazione di questo genere e continuiamo a fare appelli all’imprenditoria perché si faccia carico di questa realtà, per i 350 dipendenti della Ginori e perché si corre il rischio di mettere in discussione un valore straordinario per la nostra città”. Per Biagiotti: “Occorre rimettere un po’ la barra dritta, perché non si riesce a risollevare la Ginori con questo rischio di fallimento. La Richard Ginori è un’azienda che interessa il settore manifatturiero di pregio ed offre un prodotto di qualità spendibile per il nostro territorio e che può aggredire quei mercati importanti che sono il punto di riferimento dell’industria manifatturiera italiana, cioè quella di qualità. C’è, inoltre, da tutelare la professionalità di 350 lavoratori altamente qualificati che producono un prodotto di qualità elevata e che rischiano di essere dispersi. Quello che ci preoccupa è che manca una capacità imprenditoriale e che stiamo assistendo solo a manovre prettamente finanziarie, di speculatori finanziari che con il mondo dell’imprenditoria non hanno nulla a che fare”. 12/04/2007 16:13 Provincia di Firenze


Ginori, Gianassi chiama il governo

Il sindaco di Sesto ha scritto al coordinatore ministeriale sulle vertenze chiedendogli un intervento urgente che scongiuri il fallimento. Oggi in programma il cda ma la proprietà potrebbe rinviarlo
IN FABBRICA la preoccupazione dei lavoratori che vivono un paradosso: «Gli ordini aumentano e si fanno nuove assunzioni. Com’è possibile che si rischi la chiusura?»
di Francesco Sangermano/ Firenze sull'Unità 12/4/2007

Un intervento diretto del governo per scongiurare il rischio del possibile fallimento della Richard Ginori. A chiederlo è il sindaco di Sesto Fiorentino, Gianni Gianassi, che ieri ha inviato un telegramma all’onorevole Gianfranco Borghini, coordinatore del tavolo ministeriale sulle vertenze chiedendogli di intervenire con urgenza. A spingere la richiesta di Gianassi è stata la notizia, diffusa l’altro ieri, che i sindaci revisori dell’azienda sarebbero pronti a presentare istanza di fallimento qualora il maggior azionista, Carlo Rinaldini, non procedesse alla ricapitalizzazione da 20-30 milioni di euro che servirebbe al riequilibrio del conto economico.
«Appresa la notizia e vista l’impossibilità di comunicare con te - è scritto nel telegramma firmato dal sindaco - ti chiedo un rapido intervento a nome del Governo». L’ultimatum dei sindaci, secondo quanto emerso, dovrebbe scadere proprio oggi, giorno in cui è stato convocato il consiglio d’amministrazione.
Eppure, stando alle voci che si rincorrevano ieri in azienda, non è escluso che la proprietà decida per un rinvio dell’assemblea dei soci a data da destinarsi. «Se così fosse - attacca Luca Paoli, segretario fiorentino della Filcem-Cgil - significherebbe portare il braccio di ferro alle estreme conseguenze». L’accusa che il sindacato ripete all’azienda è quella di continuare a «navigare a vista» e a suffragio di questo pensiero porta il fatto che «ormai da mesi la società non ha un amministratore delegato e, di conseguenza, non si ha idea di quali siano le scelte e le decisioni della proprietà».
Ma Paoli non esita a chiamare in causa anche la componente politica. A partire proprio da quel governo sollecitato da Gianassi. «Abbiamo la sensazione - dice - che ci si sia un po’ dimenticati della Ginori. Nella migliore delle ipotesi viene da pensare che la classe politica denunci la propria impotenza verso quello che è a tutti gli effetti un patrimonio nazionale. E diventa inutile parlare tanto di rilancio e di crescita se poi non si sostengono aziende importanti come questa ma colpite da gravi situazioni finanziarie. Evidentemente casi come la Parmalat o la Cirio non hanno insegnato niente. Nella peggiore delle ipotesi, invece, vien da pensare che le realtà industriali non interessino più e si sia deciso di puntare tutto sul terziario».
Ginori, l’angoscia dei lavoratori «Eppure le cose vanno bene...»
La giornata in fabbrica tra preoccupazioni e attesa. «Come si può parlare di fallimento ora che aumentano ordini e fatturato e si fanno assunzioni per far fronte al lavoro?»
/ Segue dalla prima
IN FABBRICA, ieri, si è intanto vissuta l’ennesima giornata surreale. Perché in un momento in cui i lavoratori erano tornati a respirare ottimismo, la nuova coltre nera rappresentata dalle dichiarazioni dei sindaci revisori è arrivata davvero inattesa. «È un assurdo paradosso - attacca Giovanni al termine di una giornata troppo piena di dubbi e domande di ogni tipo - Il fatto è che la fabbrica sta andando bene». Snocciola i segnali positivi finalmente arrivati dopo mesi di incertezze. «Sono aumentati il fatturato e gli ordinativi, abbiamo raggiunto un ottimo risultato con l’estero e in particolare col Giappone che è il nostro più grosso importatore».
Il lavoro, insomma, c’è e i reparti sono saturi. «Però all’improvviso siamo ripiombati nell’angoscia e nella preoccupazione». Tra le linee è un continuo chiedere, nei momenti di pausa il discorso cade sempre lì, a un futuro scevro di certezze. «Ma com’è possibile che Pagnossin (la società che controlla la Ginori, Ndr) stia peggio di noi eppure si parli di fallimento per la Ginori?» si chiede un gruppetto di operai alla fine del turno.
Parole che fa proprie anche Paoli. «La logica direbbe che dovrebbe essere il contrario - dice - E invece si minaccia di far fallire la realtà che funziona. Eppoi fino a sei mesi fa la proprietà voleva licenziare 110 persone, oggi ne assume tre per far fronte alla mole di lavoro. Ma dove sta la verità?».
E così non resta che attendere l’esito del cda di oggi, sempre che non si arrivi a un nuovo rinvio. «Preoccupazione», «speranza», «apprensione» sono parole che si rincorrono tra tutti quelli che escono dallo stabilimento di Sesto Fiorentino. «Ad ogni modo - conclude orgogliosamente Giovanni - se anche si dovesse arrivare al peggio i lavoratori non molleranno. Siamo pronti a ripartire con le lotte come abbiamo fatto l’anno scorso. Abbiamo tutti la consapevolezza che questa fabbrica deve essere salvata. Stanno facendo di tutto per affossarla ma non ci riusciranno». Francesco Sangermano

L’ACCUSA

La Cgil: «Ma la colpa è anche delle banche»

C’è una domanda che aleggia come uno spettro sull’intera vicenda della Richard Ginori. Com’è possibile che un marchio prestigioso e conosciuto in tutto il mondo possa ritrovarsi sull’orlo del fallimento? La risposta che arriva dal sindacato, impegnato da anni in una vertenza durissima, è laconica. «C’è una grande responsabilità delle banche quando una società come la Ginori arriva a una simile situazione di dissesto finanziario - dicono dalla Cgil - È la stessa storia di Cirio, di Parmalat, della americana Enron. Le banche fanno credito basandosi sulle conoscenze e non sulle capacità di onorare il debito. E così la situazione degenera e si arriva al crac». Con un’unica soluzione possibile. «Il fallimento, a un certo punto, diventa l’unica strada che le banche stesse hanno per poter recuperare il denaro prestato - concludono - Vogliamo sperare che anche con la Ginori non si sia deciso di percorrere questa strada».


Richard Ginori

Nuova lettera al Governo ma la risposta è negativa

da il Firenze 12/4/2007

Il sindaco di Sesto Gianni Gianassi torna a chiedere l’intervento del governo per scongiurare il fallimento della Richard Ginori. Dopo la notizia che i sindaci revisori sarebbero pronti a presentare istanza di fallimento in caso di mancata ricapitalizzazione dell’azienda, Gianassi ha inviato un telegramma al coordinatore del tavolo ministeriale sulle vertenze, Gianfranco Borghini. «Vista l’impossibilità di comunicare con te - ha scritto - ti chiedo un rapido intervento a nome del governo».
Da Roma, l’onorevole Borghini fa sapere che il ministero dello Sviluppo economico segue passo passo la vicenda, ma che «non può fare più di quello che ha già fatto, anche davanti alla Consob». Il commissariamento dell’azienda resta un’ipotesi, un’eventualità a cui Borghini spera non si arrivi ma che «non sarebbe drammatica per gli operai di Ginori: la legge Prodi sui commissariamenti garantisce innanzitutto i lavoratori, la continuità produttiva dell’impresa. Ed in più la vigilanza del ministero».P.C.

11/04/2007

Richard Ginori verso il fallimento

Una delle più prestigiose aziende della Toscana rischia di morire L’unica via d’uscita una ricapitalizzazione da 20/30 milioni In gioco il lavoro di 350 persone
di Francesco Sangermano sull'Unità 11/4/2007

TRIBUNALE La lettera sarebbe già pronta. Ed attenderebbe “solo” di essere depositata presso il tribunale fallimentare. Mittenti: i sindaci revisori di Richard Ginori. Il futuro di una delle più prestigiose aziende toscane (oltre un secolo e mezzo di storia che hanno reso il marchio di ceramica famoso in tutto il mondo) sembra davvero appeso a un filo. E stando alle ultime indiscrezioni l’ultimatum dei sindaci avrebbe anche una scadenza molto precisa nel consiglio d’amministrazione fissato per domani. In sintesi: o Carlo Rinaldini, azionista di controllo dell’azienda. si presenta con un accordo, sottoscritto e garantito, per la ricapitalizzazione da 20-30 milioni di euro che garantirebbe il riequilibrio finanziario della società o i libri contabili varcheranno le soglie del tribunale.
«Chi dovesse portare la Ginori al fallimento sarà ricordato come un criminale economico - ha tuonato ieri Gianni Gianassi, il sindaco del Comune di Sesto Fiorentino dove sorge la fabbrica - perché fallire con un prodotto come Ginori è una cosa che non si è mai vista. In gioco ci sono 350 lavoratori qualificati, la storia operaia della provincia di Firenze ed il destino del manifatturiero in Toscana».
L’iniziativa dei sindaci, comunque, era in qualche modo già nell’aria. Nel febbraio scorso, infatti, lo stesso collegio sindacale aveva indirizzato una lettera al cda definendo l’aumento di capitale «assolutamente necessario per la sopravvivenza della società». Ma da allora ad oggi non è arrivata alcuna modificazione in una crisi aziendale che si trascina ormai da oltre un anno e che ha visto i lavoratori impegnati in mesi di durissima vertenza. Ed a niente, almeno per ora, pare esser servita l’alleanza del patron Rinaldini dapprima con Rocco Bormioli e ora con Luca Sarreri. Di rinvio in rinvio i soldi per l’aumento di capitale non sono mai comparsi così che l’ultima voce (quella di un ritorno in pista di Starfin) viene considerata con molto interesse dalle parti in causa. La finanziaria che fa capo all’uomo d’affari Roberto Villa e che è azionista di Ginori con una quota pari al 7%, infatti, già l’anno scorso aveva avanzato un’offerta da 0,5 euro per azione. Rinaldini, in quell’occasione, aveva sbarrato la porta a un possibile accordo ma non è escluso che adesso, con la pressione dell’ultimatum dei sindaci revisori, il finale possa essere diverso.
«Spero - ha spiegato Luca Paoli, segretario fiorentino della Filcem-Cgil - che sia l’ultimo atto di questo braccio di ferro che ha come posta in gioco la Ginori e che con la ricapitalizzazione si possa mettere fine a questa situazione. È una storia che ha del vergognoso non solo per la Ginori e la proprietà ma anche per l’atteggiamento di banche e Consob che hanno permesso a Rinaldini di fare il bello e cattivo tempo. A noi l’unica cosa che interessa è ovviamente una soluzione che eviti fallimento e rilanci l’azienda».


La crisi. Il patron storico pronto a lasciare, Sarreri: «Il loro sarà un inciucio». Pronta un'istanza di fallimento

Ginori, Starfin avanza Rinaldini vuole vendere

da il Firenze 11/4/2007

Si torna a parlare di Starfin per la Ginori, mentre all'orizzonte si profila la minaccia di fallimento. I sindaci revisori dell'azienda starebbero infatti a lavoro per preparare un'istanza fallimentare da presentare nel caso in cui si rimandasse ancora l'aumento di capitale. L'attesa è tutta per il Cda di domani.
Un anno di crisi sembra abbia ammorbidito il patron Carlo Rinaldini che da circa una settimana sta portando avanti trattative con il rivale di sempre, la Starfin di Roberto Villa, azionista al 7% della storica azienda di ceramiche, di Sesto Fiorentino. Uno partita giocata alle spalle del presidente Luca Fabrizio Sarreri, che potrebbe essere messo alla porta senza troppi complimenti. Trattative aperte, dunque, e chiare le condizioni: se la Starfin finanzia l'aumento di capitale, Rinaldini dovrà uscire definitivamente dalla Ginori.
Una condizione, questa, su cui la finanziaria non ha intenzione di trattare. Dopo, d'intesa con il sistema bancario, la società nominerà il consiglio d'amministrazione e un nuovo amministratore delegato. Sarreri non si scompone più di tanto.
«RINALDINI mi ha tenuto aggiornato - ha dichiarato - ma la questione è un'altra. Se vuole bene all'azienda sceglie me, ma se il suo scopo è di fare un “inciucio” con la Starfin, un'operazione esclusivamente finanziaria, allora me ne vado». Molto si deciderà nel Cda Ginori di domani. «Io propongo un aumento di capitale a 0.50, loro a 0.20 - spiega Sarreri - Ora sta a Rinaldini scegliere. Credo di aver lavorato bene e sono pronto a continuare».
Intanto sembra che il presidente Ginori abbia intenzione di lasciare la Pagnossin e continuare solo su Sesto, sempre che le trattative tra Rinaldini e Starfin non si concludano prima. Entro metà maggio tutto verrà chiarito. E da Sesto, si è fatto sentire anche il sindaco Gianassi, che ha definito «criminale economico» chi farà fallire la società. ¦C. D. A.

29/03/2007

Sesto Fiorentino. Il presidente dell'azienda Sarreri è tranquillo nonostante i 13 milioni di perdita rilevati

«Ginori, tutti pronti al rilancio» ma i guai ancora non sono finiti

Fissata al 30 aprile l'assemblea straordinaria. Continua la guerra con il socio Starfin
Clara D'Acunto su Il Firenze 29/3/2007

Tredici milioni di euro di perdita sono difficili da gestire, soprattutto se l'azienda in questione è la Richard Ginori. Prossimo obiettivo, non più rimandabile (ora è la legge a imporlo), è la ricapitalizzazione. L'assemblea straordinaria è prevista per il prossimo 30 aprile, a Milano. Lo dichiara un tranquillo Luca Fabrizio Sarreri, presidente della manifattura di Sesto Fiorentino. «La perdita - ha spiegato - è frutto di una svalutazione, ma non è un problema. Ora sto lavorando per salvare l'azienda, sono fiducioso, e prima della fine di aprile ci saranno grosse novità. Talmente grosse - ha continuato - da calmare anche la Starfin».
Una stoccata al socio di minoranza più scomodo della compagine azionaria Ginori. Alla Starfin quel 7 per cento scarso sta stretto e rilancia: «Siamo pronti a prendere il comando - dichiarano fonti interne alla società - ma ora i 20 milioni di euro non bastano più, ce ne vogliono almeno 33 per coprire le perdite. Ma poco importa, noi siamo interessati al rilancio». Per Sarreri, dietro la volontà di Starfin c'è solo «una speculazione finanziaria e nulla più». LA STARFIN, invece, replica a suon di esposti contro le presunte irregolarità nella gestione compiute dal presidente.
Una guerra, insomma. Per il prossimo futuro, Sarreri ha in mente cambiamenti. Uno su tutti, il distacco dalla Pagnossin. «Due società da gestire sono troppe - dichiara - ho già avuto delle offerte molto interessanti, valuteremo la più adatta». E intanto a Treviso andrà un “pezzo” della Ginori, ma Sarreri tiene a fare una precisazione: «Si tratta di un magazzino che non contiene però nulla lavoro a nessuno, sia chiaro. Il materiale verrà lavorato dalla Pagnossin per la vendita». E rimanendo a Treviso, indiscrezioni sembrano dare per imminente un nuovo terremoto giudiziario. Sembrerebbe infatti che un gruppo di azionisti di minoranza di Pagnossin abbia dato incarico a legali di portare a conoscenza della magistratura fatti ritenuti gravi avvenuti nella gestione di Pagnossin. Gli illeciti, stando sempre alle indiscrezioni, sarebbero frutto della gestione dell'azionista di maggioranza Carlo Rinaldini ai danni degli azionisti di minoranza.
In particolare, i fatti sotto accusa sarebbero la cessione (non andata a buon fine) delle Vaserie Trevigiane nel 2001, la cessione nel 2003 del 2 per cento della Ginori da Pagnossin all'Istituto Finanziario Veneto Spa e alcune delibere presa dalla Retma Holding, socio di maggioranza Pagnossin, a firma singola e sembrerebbe di entità tale da incidere sull'andamento della Ginori e della controllante.

28/03/2007

«Ginori rifiorita se si staccherà da Pagnossin»

da la Nazione 28/3/2007

SGANCIARE i destini di Richard Ginori da quelli di Pagnossin. Sa di toccare un punto delicato ma efficace Luca Fabrizio Sarreri quando a margine del cda di Ginori — che ieri ha preso atto che la situazione debitoria supera un terzo del capitale sociale, e quindi di rinviare l’aumento di capitale della società quotata in Borsa — annuncia di avere «avviato importanti trattative per vendere Pagnaossin e sganciare la società di Treviso da Richard Ginori».
Che Pagnossin sia per Ginori un pesante vincolo sono in molti a pensarlo, a cominciare da istituzioni locali e sindacati. Per questo le parole del presidente e ad di Richard Ginori sono dense di significato: «In queste ore — spiega Sarreri, alla guida della manifattura sestese di porcellane da metà gennaio — stiamo definendo la ripartenza produttiva del sito di Treviso, con la cassintegrazione che non sarà per chiusura dell'attività ma per ristrutturazione.
STIAMO raccogliendo i frutti di tre mesi di lavoro. Abbiamo anche intrapreso importanti trattative per arrivare a cedere l'attività di Pagnossin, operazione che ci permetterebbe di concentrarci solo sull'attività industriale di Richard Ginori: noi siamo pronti a scommettere e ad impegnarci, senza dare spazio a chi pensa a speculazioni finanziarie». Riferimento al socio di minoranza Starfin, con cui è in corso una guerra aperta a suon di esposti: «Se dovesse prevalere la linea di Starfin, che propone un aumento di capitale a 0,20 euro a azione, nonostante il titolo in Borsa ne valga 0,45 — dice Sarreri — allora si determinerebbe una colossale operazione speculativa, a danno dei piccoli risparmiatori, oltre che dell’azienda, che noi intendiamo difendere nel suo valore produttivo e industriale».

27/03/2007

Ginori. Il presidente in guerra con il socio

Sarreri va al contrattacco esposto contro la Starfin

da il Firenze 27/3/2007

«È guerra aperta». Il presidente della Ginori, Luca Fabrizio Sarreri si prepara ad una nuova battaglia contro la Starfin, socio al 7% dell'azienda di ceramiche di Sesto, che pochi giorni fa ha presentato un esposto contro il numero uno della Ginori.
L'accusa mossa è di irregolarità nella gestione. Antonio Gabriele Cenni, socio Starfin e membro del Cda, pare abbia ricevuto per ben tre volte un secco “no” alle sue richieste di accedere ai documenti societari e contabili oltre che il divieto di entrare in azienda. E Sarreri si prepara a rispondere con le stesse armi. «Domani sarà pronto un esposto e una denuncia contro Cenni per diffamazione nei miei confronti - ha dichiarato Sarreri - Chiederemo anche il sequestro delle azioni possedute dalla Starfin».
Per il presidente Ginori, in carica da dicembre, l'obiettivo del socio di minoranza «è di convincere Rinaldini a fare un aumento di capitale di 20 milioni a 0,20 euro - ha continuato - Qui si parla di aggiotaggio. Il titolo è sospeso a quota 0,40. Un'operazione del genere sarebbe solo speculazione finanziaria».
Sarreri ha in mente altro: «La ricapitalizzazione ormai slitta di un mese e credo che un aumento di 10 milioni di euro, a 0,50, basti e avanzi». Ma non è solo la Starfin nel mirino di Sarreri: presto partirà un esposto anche contro il collegio sindacale «per il modo in cui ha gestito la crisi». Intanto ieri in azienda sono arrivati alcuni esponenti Starfin, ignari del rinvio dell'assemblea¦ C. D. A.

24/03/2007

Sesto Sindacati preoccupati

Più lontana la soluzione per la Richard Ginori

dal Corriere di Firenze 24 Marzo 2007

SESTO - C’è sgomento tra i lavoratori della Ginori dopo le notizie poco incoraggianti che sono venute da Milano dove il Cda, che doveva preparare l’assemblea straordinaria per l’aumento di capitale in programma per lunedì prossimo, avrebbe fatto un buco nell’acqua. Da Milano, infatti, oltre alla notizia di nuove beghe giudiziarie tra il socio di minoranza Starfin e il presidente Luca Sarreri, viene anche la notizia che l’assemblea straordinaria, voluta dal collegio dei sindaci revisori, potrebbe slittare al 10 aprile.
Oltre a questo sembra che un esposto inviato alla magistratura da Starfin parli esplicitamente del superamento della soglia civilistica per le perdite societarie. In pratica siamo alla vigilia della consegna dei libri contabili in Tribunale a all’arrivo del commissario ministeriale.
“La cosa ci lascia senza parole - commenta Giovanni Nencini della Rsu Ginori - qui lavoro e ordini ci sono nonostante i problemi quotidiani con i fornitori. Manca una soluzione finanziaria alla crisi dell’azienda. Ci aspettavamo tutti una ricapitalizzazione in grado di portare fuori dal guado la Ginori. Ma queste notizie ci fanno vedere un prolungamento di una crisi che ha fortemente stancato lavoratori”.
Negli ultimi due anni i lavoratori della Ginori sono diminuiti di 40 unità sia per il blocco del turn over sia per la ricerca di soluzioni alternative da parte di operai che portano via con loro un patrimonio di i professionalità difficilmente rimpiazzabile. D. C.

23/03/2007

Ginori, esposto alla Procura Ora il cda è nella bufera

da la Nazione 23/3/2007

SI ARRICCHISCE di un nuovo capitolo la lotta per il controllo della Richard Ginori. E stavolta la guerra fra soci — che ha contrapposto quelli di maggioranza al socio di minoranza, la Starfin di Villa, che due anni fa si è vista rispedire al mittente una proposta di Opa su Ginori — assume la forma di carta bollata. Il rappresentante di Starfin nel consiglio di amministrazione, Gabriele Cenni, ha depositato ieri un esposto alla Procura di Firenze e per conoscenza alla Consob, al consiglio d’amministrazione e al collegio sindacale della società.
L’esposto è diretto contro Luca Fabrizio Sarreri, presidente di Richard Ginori, dal 15 gennaio. Secondo Cenni Sarreri si sarebbe reso responsabile di «gravi irregolarità, negando in modo reiterato, quanto del tutto non giustificabile, la stessa possibilità di esercitare il proprio diritto di prendere visione e conoscenza di documentazione sociale e contabile inerente all’amministrata Richard Ginori».
Il consigliere di minoranza chiedeva informazioni sul bilancio 2006, ancora non approvato, per il quale però nell’esposto Cenni sostiene anche di temere «fortemente che le perdite subite siano ormai superiori a un terzo del capitale sociale e che pertanto la società versi nella situazione di cui all’articolo 2446 del codice civile». La lotta si è riproposta nel cda ieri sera nella sede milanese della società, dopo che in mattinata si era svolto quello della controllante Pagnossin. Il consiglio avrebbe deciso di rinviare al 10 di aprile l’assemblea dei soci in programma per lunedì prossimo, nel corso della quale dovrebbe essere varato un importante aumento di capitale.


Sesto Fiorentino. Ennesimo rinvio per l'aumento di capitale

Ginori, caos nei conti i soci pronti al duello

Continua la guerra tra l'immobiliarista Sarreri ed il partner di minoranza Starfin
Paolo Ceccarelli su il Firenze 23/3/2007

Il momento della verità per la Richard Ginori slitta ancora una volta. Ieri il consiglio d’amministrazione della manifattura di Sesto Fiorentino si è riunito per discutere l’aumento di capitale da varare durante l’assemblea dei soci del 26 marzo.
MA LA RIUNIONE si è conclusa con un nulla di fatto e la confusione che ormai caratterizza le vicende della Ginori. I consiglieri hanno deciso di rinviare ogni decisione in attesa dell’incontro tra il collegio sindacale della manifattura e la Kpmg, la società esterna di revisione dei conti. Secondo il presidente dell’azienda sestese, Luca Sarreri, il rinvio è dovuto «alla mancanza dei dati sulla svalutazione del capitale delle società partecipate» (tra le altre Vaserie trevigiane e Ginori Real estate).
Da altre fonti si apprende invece che i revisori dei conti hanno già comunicato la cifra complessiva della svalutazione, che si aggirerebbe intorno ai 4 milioni di euro, ma Sarreri non l’ha recepita. Se l’avesse fatto, le perdite dell’universo Ginori sarebbero salite a 11 milioni di euro e, a norma di legge, sarebbe stato necessario convocare un’assemblea dei soci per svalutare il capitale e poi ricostituirlo.
LA CONFUSIONE comunque durerà poco: lunedì la Kpmg darà le cifre esatte della svalutazione. Sarreri ribadisce che «l’aumento di capitale verrà fatto comunque», o da lui o dal socio di minoranza Starfin. Da parte sua, Starfin fa sapere che sarà sicuramente presente all’assembla dei soci del 26 e 27 marzo.
Ma intanto è guerra aperta tra l’immobiliarista e la società milanese. Starfin ha confermato di aver presentato alla Procura di Firenze un esposto contro Sarreri, accusandolo di «gravi irregolarità». Secondo Starfin, Sarreri ha negato più volte l’accesso alla documentazione relativa al bilancio 2006 e alla proposta di ricapitalizzazione. Non solo: le perdite di Ginori sarebbero già superiori a un terzo del suo capitale sociale.¦

22/03/2007

Sesto Fiorentino

Caso Ginori è guerra tra Starfin e Sarreri

da il Firenze 22/3/2007

È guerra aperta nei piani alti della Ginori. Oggi è in programma a Milano il consiglio d'amministrazione dell'azienda di ceramiche. Una riunione super blindata che, già dalla vigilia, si preannuncia molto calda.
Sembrerebbe infatti che il socio di minoranza Starfin abbia presentato un esposto alla Procura di Firenze accusando il presidente Luca Fabrizio Sarreri, in carica dal 15 gennaio di quest'anno, di irregolarità nella gestione. Antonio Gabriele Cenni, socio Starfin e membro del Cda, pare abbia ricevuto per ben tre volte un secco “no” alle sue richieste di accedere ai documenti societari e contabili oltre che il divieto di entrare in azienda. E per il Cda di oggi, sembra che alla Starfin non sia arrivata nessuna lettera di convocazione.
I consiglieri Ginori dovranno affrontare il nodo dell'aumento di capitale, oltre che discutere sul piano industriale. Preparare il campo, insomma, per la tanto attesa e decisiva Assemblea straordinaria di lunedì prossimo.¦C. D. A.

11/03/2007

Crisi Ginori tutto pronto per il tavolo col governo

da Il Firenze 11/3/2007

Il governo è pronto a convocare un tavolo di confronto sulla Richard Ginori, ma aspetta di conoscere l’esito dell’assemblea dei soci che si terrà il 26 marzo. A prendersi l’impegno è il sottosegretario allo Sviluppo economico Alfonso Gianni, che ieri è giunto a Sesto Fiorentino per incontrare i sindacati, le Rsu della Ginori e il sindaco Gianni Gianassi.
Dopo l'incontro, Gianni ha anche specificato che il tavolo ministeriale sarà dedicato esclusivamente alla manifattura di porcellane.
«Ora siamo ad un bivio – ha detto il sottosegretario – o i soci ricapitalizzano oppure l’impresa va verso l’amministrazione controllata». Soddisfatti i sindacati, secondo cui l’unica nota stonata è stata «una polemica innescata dal sindaco di Sesto».
«Gianassi non ha capito lo spirito della lettera con cui abbiamo chiesto di dividere la vertenza Ginori da quella di Pagnossin – ha spiegato Luca Paoli della Cgil – L’ha letta come un attacco nei suoi confronti, ma non è così».¦PA.C.


IL SOTTOSEGRETARIO GIANNI

«Ginori, il governo convocherà azienda e sindacati a Roma»

da la Nazione 11/3/2007

IL GOVERNO riaprirà il tavolo presso il Ministero dell’Industria sulla Ginori e convocherà azienda e sindacati subito dopo l’assemblea dei soci di Ginori in programma per il 26 di marzo. Questo l’impegno che si è assunto il sottosegreteraio al Lavoro Alfonso Gianni al termine dell’incontro avuto ieri mattina nella sede fiorentina di Borgo dei Greci con i sindacati di fiorentini di categoria e le rappresentanze di base. Al vertice era presente anche il sindaco di Sesto Fiorentino, Gianni Gianassi.
“L’incontro è andato molto bene e si è chiuso con un impegno preciso, dimostrazione evidente di come il Governo stia seguendo con attenzione la vicenda della Richard Ginori – dichiara Luca Paoli della Cgil - Il sottosegretario ha anche chiarito che il tavolo aperto a dicembre è ancora in piedi ed è l’unico riconosciuto a livello governativo. Se fino ad oggi non ha avuto sviluppi concreti è solo perché dalla parte dell’azienda anche il Governo si è trovato a che fare con interlocutori poco affidabili, che nonostante gli impegni sottoscritti ancora non hanno ricapitalizzato la società”.
La convocazione a Roma di azienda e sindacati avverrà quindi subito dopo l’assemblea dei soci di Ginori, in programma per il 26 di marzo. Da quell’appuntamento tutti quanti, il mondo politico-istituzionale, quello sindacale, quello finanziario e anche quello degli enti locali, aspettano risposte chiare. “Noi speriamo che in questa occasione si proceda alla ricapitalizzazione della società, mantenendo fede agli impegni assunti – prosegue Paoli – tuttavia l’importante è che l’azienda esca dalla situazione di perdurante limbo nel quale si trova ormai da troppo tempo”.
Secondo i programmi azienda il managment dovrebbe lanciare un consiste aumento di capitale, per dare nuove risorse fresche all’azienda, e metterla in grado di rilanciare attività produttiva e commerciale. Le stime indicano in 20-25 milioni di euro l’importo complessivo della ricapitalizzazione, che in parte dovrebbe essere sottoscritta dai nuovi soci e in parte essere affidata al mercato. Una sfida di non poco conto per un titolo, come quello Ginori, che finora ha sofferto parecchio, anche prima di arrivare alla sospensione di dicembre.

09/03/2007

Sesto Domani le rappresentanze incontreranno il sottosegretario Gianni

“Non mescolate la Ginori con Pagnossin”

Un invito ai sindaci di Sesto e Treviso: “Il sindacato siamo noi”
dal Corriere di Firenze 9/3/2007

SESTO - Giù le mani dalle questioni sindacali, pare dicano Luca Paoli della Filcem-cgil, Roberto Aiazzi della Uilcem-uil e Alessandro Bianchi della Femca­cisl, con una nota che interviene sul recente incontro tra i sindaci di Sesto e Treviso che hanno affrontato le questioni legate a Ginori e Pagnossin.
I sindacalisti esprimono preoccupazione per le azioni, al di fuori del sindacato, che rischiano di frapporsi alle attività fin qui svolte comprese le circa 30mila ore di sciopero collezionate dai lavoratori Ginori. “Ultimo episodio di questa esposizione mediatica di Ginori - si legge nella nota - è l’alleanza tra i comuni di Sesto e Treviso. E un’iniziativa lodevole - affermano i sindacalisti - a condizione che siano chiari i termini della questione. Altrimenti si rischia d’ingenerare fraintendimenti e ambiguità’. Secondo i sindacati “a differenza di quanto scritto dai sindaci di Sesto e Treviso, non esistono stabilimenti della Ginori: ci sono due stabilimenti, uno a Treviso e uno a Sesto, di due aziende distinte, Pagnossin e Ginori che, in comune, hanno la stessa proprietà”.
I sindacati sottolineano anche che le situazioni del­le due società sono decisamente differenti: da una parte Pagnossin, ormai decotta, dall’altra Ginori con un’enorme potenziale commerciale grazie alla grande qualità dei suoi prodotti. Se i sindacalisti concordano sulla necessità di “concordare strategie parallele da parte delle istituzioni che consentano il salvataggio di Pagnossin e il rilancio di Ginori, magari con l’aiuto di strumenti urbanistici che coinvolgano gli amministratori dei terri­tori coinvolti” negano che sussistano caratteristiche comuni. Inattesa di conoscere e incontrare i nuovi proprietari di Ginori a seguito della ricapitalizzazione annunciata per questo mese, domani, sindacato e Rsu incontreranno, alla Camera del lavoro di Sesto, il sottosegretario Alfonso Gianni al quale illustreranno la situazione e ribadiranno la loro linea.

07/03/2007

CGIL - CAMERA DEL LAVORO METROPOLITANA DI FIRENZE UFFICIO COMUNICAZIONE CENTRO SERVIZI BORGO DEI GRECI
COMUNICATO STAMPA

Richard Ginori: una nota di precisazione da parte del sindacato

FILCEM Cgil, FEMCA Cisl e UILCEM Uil fiorentine esprimono la massima solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori trevigiani della Pagnossin, impegnati da settimane a evitare la chiusura dello stabilimento, ma, nello stesso tempo, esprimono qualche perplessità riguardo il moltiplicarsi di dichiarazioni politiche sul futuro di Richard Ginori e dello stabilimento di Sesto Fiorentino, che vorrebbero accomunare il destino della manifattura sestese a quello di Pagnossin. È questo il succo di una nota che i tre sindacati hanno presentato alle lavoratrici e ai lavoratori della storica manifattura di viale Giulio Cesare.
"Da tempo leggiamo prese di posizione di questo o quell’esponente politico in merito al futuro di Richard Ginori," dichiarano Luca Paoli della FILCEM, Roberto Aiazzi della UILCEM e Alessandro Bianchi della FEMCA, "senza considerare che è tuttora in corso una trattativa sindacale e che l’obiettivo principale della trattativa, dalle istituzioni locali alle RSU, è l’accordo per la salvaguardia dell’occupazione e per il rilancio dell’attività su Sesto Fiorentino. Altri aspetti, per quanto comprensibili, possono compromettere il lavoro sindacale di un anno e vanificare una lotta che, tra l’altro, conta oltre trentamila ore di sciopero."
Ultimo episodio di questa esposizione mediatica di Ginori è l’alleanza tra i Comuni di Sesto Fiorentino e di Treviso. "È un’iniziativa lodevole, che senza dubbio va apprezzata," affermano Paoli, Aiazzi e Bianchi, "a condizione che siano chiari i termini della questione. Altrimenti si rischia d’ingenerare fraintendimenti e ambiguità.
In primo luogo è utile precisare che, a differenza di quanto scritto dai sindaci di Sesto Fiorentino e Treviso, non esistono stabilimenti della Ginori; viceversa, ci sono due stabilimenti, uno a Treviso e uno a Sesto Fiorentino, di due aziende distinte, Pagnossin e Richard Ginori, che in comune hanno la stessa proprietà. Per secondo, conviene sapere che le situazioni industriali ed economiche di Pagnossin e Richard Ginori sono affatto differenti: da una parte c’è un’azienda, Pagnossin, che vive da anni una pesante crisi produttiva e, con la sua ceramica di medio - basso livello, è esposta alla forte concorrenza di sistemi industriali a minor costo, come per esempio quello cinese; dall’altra c’è Richard Ginori che è stata risucchiata dai pasticci finanziari combinati dalla proprietà, ma la cui porcellana di qualità ha un potenziale commerciale e produttivo enormi, come confermano gli ordini di questi mesi, in particolare dall’estero.
Di conseguenza," proseguono i sindacalisti di FILCEM, FEMCA e UILCEM, "va benissimo concordare strategie parallele da parte delle istituzioni che consentano il salvataggio di Pagnossin e il rilancio di Ginori, magari con l’aiuto di strumenti urbanistici che coinvolgano gli amministratori dei territori coinvolti, ma riteniamo sbagliato mescolare vicende che hanno pochissime caratteristiche in comune. È risaputo che nei problemi, mettendo accanto mele con pere, non si trovano le soluzioni: Pagnossin e Richard Ginori sono, dunque, due debolezze che insieme non fanno una forza, ma solo una debolezza più grande, capace d’abbattere entrambe." Per Paoli, Bianchi e Aiazzi il percorso di Richard Ginori è già delineato in un documento del Ministero per lo Sviluppo, nel quale c’era l’impegno, dopo la ricapitalizzazione che dovrebbe avvenire nel mese di marzo, a un incontro tra gli eventuali nuovi proprietari e i sindacati fiorentini per discutere e concordare il piano industriale per Richard Ginori.
"Fino a oggi sindacato e RSU," concludono Paoli, Aiazzi e Bianchi, "sono riusciti a difendere pienamente l’occupazione della Ginori, rimandando i sacrifici a una contropartita precisa: il rilancio e il rafforzamento della manifattura di viale Giulio Cesare. Siamo stati e restiamo indisponibili a qualsiasi soluzione che, all’occupazione, anteponga il salvataggio d’interessi particolari o speculazioni immobiliari."
Nel frattempo sabato prossimo sindacato e RSU incontreranno, presso la Camera del Lavoro di Sesto Fiorentino, il sottosegretario del Ministero allo Sviluppo Alfonso Gianni, al quale illustreranno la situazione e ribadiranno la loro linea.
Inviato a cura dell’Ufficio Comunicazione Centro Servizi Borgo dei Greci David Buttitta


Ieri faccia a faccia trai due sindaci

Ginori, ritorna il governo vertice tra Sesto e Treviso

da il Firenze 7/3/2007

Il governo torna a Sesto Fiorentino per affrontare il caso Richard Ginori. Sabato mattina il sottosegretario allo Sviluppo economico Alfonso Gianni arriverà in città per parlare con i sindacati e l’amministrazione comunale. Gianni doveva venire a Sesto già 20 giorni fa, ma la visita era saltata all’ultimo momento.
Ieri, intanto, il sindaco Gianni Gianassi ha incontrato il suo collega di Treviso Gianpaolo Gobbo per fare il punto sulla crisi della Ginori e della trevigiana Pagnossin, che controlla la fabbrica di Sesto. L’incontro, riservatissimo per volere dei due, è avvenuto in un ristorante di Sesto e si è concluso con un appello congiunto al ministero dello Sviluppo economico affinché s’impegni a garantire i posti di lavoro di Ginori e Pagnossin.
Per una prima risposta basta aspettare sabato.P.C.

04/03/2007

Ginori. La Starfin non molla e attacca il patron Rinaldini: «La disdetta non è valida»

Una firma illeggibile e scoppia la polemica

DAL FIRENZE 4/3/2007

Una firma illeggibile è all’origine della nuova battaglia tra due soci della Richard Ginori, la Retma holding di Carlo Rinaldini e la Starfin. Nei giorni scorsi la Retma aveva annunciato la disdetta del patto parasociale che la legava a Starfin, l’accordo che nel 2004 aveva portato la società milanese a versare oltre 4 milioni e 700mila euro nelle casse della Ginori in cambio dell’ingresso di un suo uomo nel cda della manifattura di Sesto Fiorentino.
Per tutta risposta Starfin ha smentito la disdetta e ha deciso di citare in giudizio la società di Rinaldini. Nell’atto di citazione depositato al tribunale di Milano, il socio di minoranza della Ginori spiega il motivo per cui considera non valida la lettera spedita dagli uomini di Rinaldini.
«Per quanto su carta intestata di Retma – scrivono gli avvocati di Starfin – tale missiva resta sostanzialmente anonima»: in calce alla dichiarazione compare «un segno grafico continuo, oggettivamente non divisibile né distinguibile». Inoltre, aggiungono i legali della società d’affari, la lettera di disdetta non è arrivata nei tempi stabiliti dal patto (sei mesi prima della scadenza).
La settimana scorsa il presidente di Ginori, Luca Sarreri, aveva sostenuto di aver inviato personalmente la lettera. Ora, a due settimane dal cda decisivo, la parola passa ai giudici.¦P.C.

28/02/2007

Ginori

Pace fatta tra Starfin e Retma di Rinaldini: patto sociale fino al 2010

dal Corriere di Firenze 28/2/2007

SESTO - Il patto parasociale fra Retma Holding, la società di diritto olandese che controlla il portafoglio di Carlo Rinaldini, e la Starfin srl è stato rinnovato l’altro ieri a termine di un incontro tra le due società. Con il rinnovo del patto parasociale che legherà le due sigle fino al 2010 ha come oggetto il 50% delle azioni di Richard Ginori 1735 spa. Con una nota riportata dalle agenzie specializzate si smentiscono le notizie finora diffuse a proposito di una disdetta dello stesso patto che era in scioglimento lo prossimo 16 luglio. Retma controlla il 57,974% e Starfin il 6,973% dell’azionariato Ginori.


Il vertice

Sarreri: «La Ginori tornerà in Borsa»

da Il Firenze 28/2/2007

«La Consob è pronta a riammettere il titolo Richard Ginori quanto prima». Il presidente della manifattura di Sesto, Luca Sarreri, dopo l'incontro di ieri con la commissione per le società e la Borsa si è detto «tranquillo, anzi ottimista sul futuro della Ginori». Alla Consob l’immobiliarista ha ribadito la volontà di procedere all’aumento di capitale per salvare la manifattura. «È andata bene, ci siamo chiariti», racconta Sarreri.
«La commissione ha chiesto lumi sullo scioglimento del patto parasociale Starfin-Rinaldini». Ma ieri Starfin ha smentito la disdetta del patto e ha annunciato di voler agire in giudizio.
Sarreri ribatte: «ho inviato io la raccomandata». «Starfin sta giocando tutte le carte per restare nei giochi - continua - ma i loro sono solo 'atti di terrorismo'». E l’ipotesi di estromissione definitiva del titolo Ginori da Piazza Affari? «Cazzate», risponde il numero uno della manifattura di porcellane, che annuncia anche la nomina di «un nuovo uomo».P.C.

27/02/2007

Richard Ginori

La Starfin convoca Rinaldini in tribunale

da il Firenze 27/2/2007

Il socio di minoranza della Ginori porta Carlo Rinaldini in tribunale. La Starfin smentisce lo scioglimento del patto parasociale con Retma holding di Rinaldini e, per fugare le «voci non corrette» al riguardo, agisce in giudizio. Cioè porta la Retma di fronte al tribunale di Milano per chiarire i termini dell’accordo.
La società d’affari milanese sostiene di non aver mai ricevuto «valida disdetta» del patto sul 50% delle azioni di Ginori e dunque lo considera rinnovato fino al 2010. La decisione della Starfin è stata comunicata dall’Ad unico Antonio Gabriele Cenni, membro nel Cda della manifattura di Sesto, alla Consob, a Borsa italiana e alla stessa Ginori. Il patto parasociale tra i milanesi e Rinaldini dovrebbe scadere il 16 luglio, e nei giorni scorsi la stampa aveva dato notizia della disdetta. Il 26 marzo i soci di Ginori si riuniranno in un’assemblea straordinaria per procedere all’aumento di capitale e ridisegnare gli assetti societari.Ma la battaglia è già iniziata. P.C.

26/02/2007

Sesto. Sarreri chiama l'impresa edile: «Pronti a lasciarvi la nostra area se ci costruite un altro stabilimento»

Ginori, trattativa per il terreno offerta a Baldassini e Tognozzi

«A noi non interessa edificare. Credo che con Fusi si possa fare un ragionamento serio»
Ceccarelli - D'Acunto su il Firenze 26/2/2007

Richard Ginori chiama Baldassini e Tognozzi: se ci costruite un nuovo stabilimento siamo pronti a lasciarvi i terreni. Il nuovo presidente della manifattura di porcellane, Luca Fabrizio Sarreri, lancia un appello all’impresa edile fiorentina che detiene la maggioranza di Trigono, la società che possiede il 50 per cento degli asset immobiliari dell’area Ginori.
Per aprire la strada dell’accordo, l’immobiliarista si rivolge direttamente al patron della Baldassini e Tognozzi, Riccardo Fusi. «Lo cerco da alcuni giorni ma non sono ancora riuscito a trovarlo – dice Sarreri – Gli vorrei dire che se lui ci costruisce la nuova fabbrica e ci toglie tutte le penali del caso, noi trasferiamo la Ginori e i terreni di viale Giulio Cesare diventano suoi. Da subito, da appena sarà pronto il nuovo stabilimento».
L’AREA di oltre 110mila metri quadri su cui sorge attualmente la manifattura di Sesto è di proprietà della Ginori Real Estate, una società di cui fanno parte il gruppo di Carlo Rinaldini e un cartello di imprenditori toscani che ha in Fusi il suo “capofila ”.
«Per investire sull’area Ginori ci vogliono montagne di soldi – continua Sarreri – alla mia azienda (Immobili commerciali, ndr) non interessa, abbiamo già un’area molto più ampia a Milano. Credo che con Fusi sia possibile fare un ragionamentoserio». Il ponte lanciato al socio di maggioranza di Trigono sembra l’ennesima mossa in vista dell’assemblea dei soci Ginori del 26 marzo, l’appuntamento decisivo per varare l’aumento di capitale e il conseguente riassetto societario. Sarreri vuole diventare il socio di maggioranza. Una spalla per raggiungere l'obiettivo potrebbe essere proprio la Baldassini e Tognozzi. Ma in mezzo c’è sempre Carlo Rinaldini, patron di Pagnossin, la società che controlla Ginori.
«Rinaldini l’ho conosciuto nel l’ambito di alcune compravendite di palazzi a Mantova – racconta il nuovo numero uno della manifattura di porcellane – Un anno fa mi prospettò un’operazione di natura immobiliare sulle aree di Sesto e mi presentò Ronny Bonelli, la persona che doveva lanciare con me la scalata alla Ginori». Ma tra Sarreri e Bonelli c’è da subito poco feeling, «già dopo quindici giorni è apparso chiaro che non eravamo compatibili caratterialmente, io sono un genovese con il cuore a sinistra e il portafoglio a destra». Con o senza un altro socio, l’immobiliarista è comunque pronto a diventare azionista di maggioranza della Ginori. «Sta a Rinaldini trovare un altro socio. Per quanto ci riguarda, possiamo benissimo andare avanti da soli».
Intanto, oggi, i sindaci revisori dovranno fare il punto della situazione con al Consob. E domani toccherà proprio a Sarreri.

25/02/2007

In fabbrica. Viaggio tra i lavoratori della manifattura di ceramiche. Tra delusioni e orgoglio operaio

L'anima mortificata della Ginori «Siamo noi la storia di Sesto»

Lo sfogo: «Qui manca tutto. Siamo ormai dei tappa buchi, ma la passione resta la stessa»
In azienda sono passate intere generazioni, ma da anni non è più così. Ora il personale è stato decimato

Ceccarelli - D'Acunto su il Firenze 25/2/2007
Per rispondere alla domanda “che cos’è la Richard Ginori” Cinzia fa due passi avanti e ti guarda come se fosse arrabbiata. «Prima di me qui ci ha lavorato mia madre – dice indicando il pavimento che ha sotto i piedi – è entrata in Ginori nel ’62 ed è andata in pensione nel ’92». Daria è entrata in azienda nel 1971, «quando eravamo in 700», e si ricorda la madre di Cinzia con il pancione. «L’abbiamo vista fidanzarsi, sposarsi e poi restare incinta di lei – racconta –Ma qui non è un caso isolato, è capitato spesso di trovarsi a lavorare accanto ai figli degli ex colleghi». Capita sempre meno, però.
DA QUALCHE ANNO i lavoratori che vanno in pensione non vengono sostituiti né dai figli né da altri, e la Ginori non è più la fabbrica dove ha lavorato o lavora almeno un membro di ogni famiglia di Sesto Fiorentino. «Io sono entrata qui diciotto anni fa, appena ho smesso di studiare - s’inserisce Caterina - e prima di me ci avevano lavorato i miei suoceri». Caterina aveva iniziato come guarnitrice, ora invece la spostano da un settore all’altro a seconda delle esigenze del giorno. «Una mattina lavoro da una parte, quella dopo da un’altra. Sono diventata una “tappabuchi”». E purtroppo non è l’unica.
«In lavori come la filettatura (il disegno eseguito a pennello sui bordi degli oggetti) non si finisce mai di imparare – s’accalora Daria – Invece qui ci fanno saltare da un settore all’altro come se fossimo a lavorare vecchie ferraglie, e i giovani non hanno mai la possibilità di essere formati».
Sono loro le donne della Ginori, la forza della storica azienda. Un'abilità, la loro, mortificata dalla crisi di una fabbrica gloriosa, in decadenza sotto i colpi impietosi del tempo e del gruppo di uomini che il presidente Luca Fabrizio Sarreri non ha esitato a bollare come “furbetti”. Quelli che, secondo lui, non hanno saputo gestire «il tesoro che Rinaldini aveva tra le mani». Un patrimonio d'esperienza costruito dagli operai, che sanno cosa significa lavorare ore e ore con le mani, toccare la ceramica, trasformare la polvere in tazzine, piatti, vasi e statue.
Una vita scandita dalla sirena, un suono diventato oramai triste e malinconico, come quelle della navi quando rientrano nel porto. «Ma lo sapete quanti passaggi ci vogliono per fare una semplice tazzina? - dice Daria - tanti, e senza l'ausilio delle macchine, solo con queste mani». «T'innamori di questo lavoro», aggiunge Cinzia. E solo guardandola negli occhi capisci che è vero, che è solo la passione che ha guidato e guida tutti i dipendenti di Sesto. «Secondo me si può ancora dire che la Ginori è la Fiat di Sesto», dice Caterina.
Ma oggi il problema della Richard Ginori non è soltanto il futuro, la trasmissione delle arti e delle tecniche. Il problema è il presente, la giornata lavorativa che inizia domani. «Da cinque anni siamo in queste condizioni - dicono in coro le donne della ceramica - mancano le materie prime, persino le scarpe anti infortunio. L'ultimo camice me l'hanno dato tre anni fa». «Io mi sono comprata i pennelli», dice un'altra. Eppure il lavoro non manca, le commesse ci sono.Ma i soldi no, ecco il punto. «Siamo delusi, sfiduciati - e con un sospiro gli occhi si velano di tristezza - Sapete quanti ne sono passarti di qua? Tanti e mai nessuno ha fatto niente». Si sentono soli, abbandonati anche chi gli aveva dato qualche speranza con le promesse.
«Il Governo e tutte le istituzioni non fanno nulla. E chi viene qui pensa solo a come guadagnarci qualcosa dagli oltre 110mila metri quadrati su cui sorge lo stabilimento». Un'area enorme, dominata dalla “palla” Ginori che svetta su tutta Sesto. «Vedrete se alla fine non resterà solo quella».


La chiave

1 La fondazione nel 1735 Nel 1735 il marchese Carlo Ginori fonda la “manifattura di Doccia ”. L'azienda prende il nome dalla zona di Sesto Fiorentino in cui sorge la tenuta della famiglia Ginori e su cui viene costruito lo stabilimento.
2 La fusione e lo sviluppo Nel 1896 la manifattura di Doccia e la società ceramica di Milano Richard si fondono e danno vita alla Richard Ginori. L’azienda di porcellane conosce uno sviluppo che la porta ad essere tra le prime imprese del mondo nel settore.
3 L'inizio del declino I guai iniziano negli anni Cinquanta. Nel 1958 la Richard Ginori è costretta a lasciare lo stabilimento di Doccia. Al vertice dell’azienda si avvicendano vari imprenditori, ma nessuno riesce a rilanciare davvero la manifattura.

24/02/2007

«La Ginori è ostaggio dei “furbetti” di Sesto»

Luca Sarreri, nuovo presidente della manifattura di porcellane, spara a zero sul socio di minoranza Starfin, bacchetta il sindaco Gianassi e il patron Rinaldini. E annuncia: «Il piano industriale è ormai pronto».
di Paolo Ceccarelli e Clara D'Acunto su Il Firenze 24/2/2007

«Il primo cittadino non può fare l'imprenditore. Viene il sospetto che dietro di lui ci sia qualche interesse di parte»
Le ultime vicende della Richard Ginori mi ricordano quelle dei furbetti del quartierino». Il nuovo presidente della manifattura di Sesto Fiorentino, Luca Fabrizio Sarreri, è un fiume in piena. Non si risparmia negli attacchi. Critica l'operato del socio di minoranza Starfin e del patron storico Carlo Rinaldini, senza dimenticare il sindaco Gianni Gianassi. Anzi inizia proprio da lui. L'esposto presentato dal primo cittadino alle Procure di Firenze e Treviso non è andato giù al nuovo numero uno. «Un sindaco ha il dovere di tutelare il territorio - spiega Sarreri - invece Gianassi si è messo a fare azienda. Mi viene da pensare che dietro la sua iniziativa “investigativa” ci sia la Starfin».
E proprio l'agguerrito socio di minoranza sembra essere il primo nemico del presidente. «Dietro l'idea del commissariamento dell'azienda c'è Roberto Villa, uomo di Starfin. È lui che è andato al ministero dello Sviluppo economico per suggerire la procedura. L'ultima disperata iniziativa per tenere in gioco Starfin prima della scioglimento del patto parasociale, in scadenza il 16 luglio». Il presidente Sarreri parla di «interessi forti» e di attacchi quasi pilotati «che puntano a mettere in difficoltà l'azionariato», ma, tiene a precisare, lui di Starfin non ha paura. «A maggio dell'anno scorso, i milanesi bussarono alla porta di un mio socio chiedendo risorse finanziarie per lanciare la scalata alla Ginori. Non temiamo chi è venuto a chiedere i nostri soldi».
I PROBLEMI dell'azienda sono tanti e vengono da lontano, Sarreri lo sa. «In questi anni la Ginori è stata massacrata. Rinaldini non ha capito il tesoro che aveva in mano e non ha sorvegliato l'operato dei suoi uomini. Ha affidato il comando alle persone sbagliate. Ma gli sbagli si pagano: è giusto che il socio storico ora vada in minoranza». Agli errori di gestione si aggiunge il fardello che pesa sulle spalle di Ginori, la Pagnossin, in profonda crisi da quando si è trovata a competere con i mercati emergenti.
«La salvezza della controllante - incalza Sarreri - richiede qualche investimento mirato e lo sviluppo dell'area dove sorge lo stabilimento». Uno sviluppo che implica il cambio di destinazione d'uso delle aree Pagnossin, da industriale a residenziale. Ma su questo punto sarà decisivo il parere del consiglio comunale di Treviso, su cui il numero uno Ginori non fa affatto affidamento. «La vedo difficile. Lassù c'è un'amministrazione che... mamma mia. A chi governa non frega niente dei posti di lavoro». Ma a Sesto, dice Sarreri «non sono venuto a fare l'immobiliarista. Il vero business è l'azienda, la sua capacità produttiva, non le aree in cui s'insedia. La Ginori è una macchina da soldi, può fatturare fino a 60 milioni di euro».
Sul piano industriale, il presidente è fiducioso. «È pronto, mancano solo alcuni ritocchi. Potenzieremo la rete di vendita e con 32 milioni di entrate arriveremo al pareggio di bilancio». Non prevede nessun taglio ai posti di lavoro e annuncia che per l'aumento di capitale “bastano” 10 milioni di euro e il rinnovo del finanziamento in pool da parte di Unicredit. «Se ancora non si fosse capito - conclude - non sono il Dal Bo' di turno».

22/02/2007

Ginori Convocata l’assemblea per l’aumento di capitale

dal Corriere di Firenze 22/2/2007

SESTO - E’ finalmente giunto il primo atto concreto che, in molti sperano, dovrebbe portare alla ricapitalizzazione della Richard Ginori 1735 spa.
Il Cda ha convocato l’assemblea straordinaria dei soci seguendo un puntiglioso e inattaccabile iter procedurale: l’assemblea si terrà in tre possibili convocazioni fissate per il 26 marzo in prima convocazione alle 11 presso la sede sociale di Sesto Fiorentino. Nel caso in cui non vi fosse il numero legale, l’assemblea passerà alla seconda convocazione fissata per il 27 marzo alle 11 sempre a Sesto. E se anche la seconda convocazione andasse buca il 10 aprile non vi sarà appello possibile perché l’assemblea si térrà, comunque, ancora una volta alle 11 sempre nella sede di via Giulio Cesare (leggi Museo delle porcellane di Doccia).
All’ordine del giorno una sola voce: “aumento di capitale di 20 milioni di euro o della maggior somma che il Cda vorrà indicare specificando altresì modalità e termini del richiesto aumento nel corso della prossima riunione consiliare comunicandola ai Soci’.
Parrebbe che la questione dell’autorizzazione Consob ad evitare l’Offerta pubblica d’acquisto possa essere stata superata così come parrebbe individuato il “ricapitalizzatore” visto che in molti dubitano sulle capacità di reperire liquidità da parte degli attuali soci. Un labile spiraglio nel buio della crisi della Richard Ginori.


Ginori, la Consob ora convoca il collegio

da Il Firenze 22/2/2007

Sul fronte Richard Ginori qualcosa inizia (forse) a muoversi: la Consob ha convocato il collegio sindacale dell’azienda di Sesto Fiorentino per il 26 febbraio.
Dopo aver sospeso mesi fa il titolo Ginori, la commissione vuole ora fare il punto della situazione con i sindaci revisori.
Anche perché tra un mese la manifattura sestese arriverà ad un punto di svolta: il 19 marzo è convocato a Milano il consiglio d'amministrazione, il 26 marzo si terrà poi l’assemblea straordinaria dei soci in cui si dovrà decidere sull’aumento di capitale, secondo le stime almeno di venti milioni di euro, necessario a salvare l’azienda

P.C.

20/02/2007

APPELLO A MONTEZEMOLO PER LA RICHARD GINORI

Lo ha lanciato l’assessore al lavoro Saccardi rispondendo ad una domanda d’attualità di Rifondazione Comunista
La Provincia è tornata sulla questione della Richard Ginori con un appello, lanciato dall’assessore al lavoro Stefania Saccardi che, in Consiglio provinciale, ha risposto ad una domanda d’attualità di Rifondazione Comunista. “Ci troviamo di fronte ad un’azienda che rappresenta un’eccellenza nel panorama italiano e che aumenta il fatturato: si parla anche quest’anno di 25 milioni di euro, ma che rischia di chiudere e di mandare a casa 300 lavoratori in una situazione aziendale estremamente dignitosa. La Provincia è a fianco del Sindaco di Sesto Fiorentino Gianni Gianassi nel ribadire che i sogni di eventuali speculazioni edilizie nella zona al momento attuale si scontrano con un piano regolatore che è lo stesso di prima e che comunque nessuno, nemmeno l’azienda che si vanta e auspica questi mutamenti di destinazione urbanistica, ha richiesto.
Faccio un appello – ha detto l’assessore Saccardi – ed è il medesimo che ha fatto Gianassi: sulla vicenda Richard Ginori deve intervenire la Confindustria col suo Presidente Luca di Montezemolo, affinché imprenditori degni di questo nome e capaci di elaborare un piano industriale si facciano carico di una realtà aziendale che si colloca tra le eccellenze del Made in Italy. Montezemolo è stato nei giorni passati con Prodi in India a dire che le nostre aziende possono giocare una grande partita anche sui mercati in via di sviluppo. Possiamo competere sul piano della qualità del prodotto e la Richard Ginori è un banco di prova straordinario per dimostrare non solo la qualità del prodotto ma anche la qualità della nostra imprenditoria in Italia. Su questo piano, e solo su questo piano, ci sarà la disponibilità del Comune di Sesto e della Provincia di Firenze”.
Calò ha ricordato che: “Il nuovo Presidente ha dichiarato che non ci saranno licenziamenti, che ci saranno investimenti sulle risorse umane, valorizzando lo stabilimento e combatterà gli sprechi. Non voglio fare polemica ma la prima cosa da chiedere al nuovo Presidente della Richard Ginori è la presentazione immediata del piano industriale. Quello che manca è, secondo noi, un pressing, da tutti i punti di vista, affinché si obblighi il gruppo a presentare il piano industriale. Sono tre anni che c’è questa situazione di conflitto, di ambiguità e di grossa speculazione finanziaria all’interno del gruppo e viene da chiedersi se è normale che il sindaco abbia predisposto solo ora il ricorso in Procura. Ma questo è un elemento che, a noi, interessa meno”.

20/02/2007 12:01

Richard Ginori, anche Martini sollecita Bersani

da l'Unità 20/2/2007

La “richiesta” era stata avanzata in mattinata dal presidente della commissione regionale lavoro Edoardo Bruno. «Dopo la ferma presa di posizione del sindaco di Sesto Fiorentino Gianassi, anche il presidente Martini faccia lo stesso per tutelare e salvaguardare il futuro della Richard Ginori». Detto fatto. Il presidente della Regione Toscana ha infatti fatto sapere in serata che chiederà al ministro delle attività produttive Pierluigi Bersani di attivarsi «perché ci sia un intervento sui vertici aziendali» di Richard Ginori «per chiarire le prospettive dell’azienda e chiedere un intervento serio e credibile sulla ricapitalizzazione».
Martini è intervenuto così sulla vicenda della storica fabbrica fiorentina attualmente controllata dalla Pagnossin di Carlo Rinaldini. Una fabbrica che, vista la pesante situazione debitoria, continua ad avere dubbi sul suo futuro dopo l’ennesimo rinvio della ricapitalizzazione deciso il 12 febbraio dai vertici aziendali. Il presidente della Toscana precisa anche di concordare «con le preoccupazioni» espresse da Gianni Gianassi, sindaco di Sesto Fiorentino, dove ha sede Richard Ginori, che hanno portato il primo cittadino a presentare due esposti alle Procure di Firenze e Treviso. f.san.

19/02/2007

Gianassi mette la Ginori in mano ai giudici

Il sindaco di Sesto Fiorentino ha presentato due esposti, uno a Firenze e uno a Treviso, per conoscere eventuali irregolarità nella gestione degli ultimi tre anni. Lettere anche a Montezemolo e Bersani
LA RABBIA del primo cittadino contro l’ennesimo rinvio della ricapitalizzazione. «Siamo stanchi delle parole degli imprenditori, adesso vogliamo vedere i fatti»

di Francesco Sangermano/ Sesto Fiorentino (FI) sull'Unità 19/2/2007

Il tempo della pazienza è scaduto. Il tono della voce si alza, le frasi diventano perentorie e le azioni decise a perseguire un unico obiettivo: salvaguardare il futuro della Richard Ginori non soltanto a parole ma con azioni concrete. Il sindaco di Sesto Fiorentino, Gianni Gianassi, ha sentito troppe volte snocciolate le belle intenzioni di chi si è alternato a capo della storica fabbrica del suo comune. E così, all’indomani dell’intervista rilasciata all’Unità dall’attuale presidente dell’azienda, Luca Fabrizio Sarreri, Gianassi passa al contrattacco in maniera inaspettatamente dura.
Dapprima annunciando l’invio di due lettere, una al ministro Bersani (che per conoscenza è arrivata anche al presidente della Regione Martini e a quello della Provincia Renzi) e l’altra ai presidenti di Confindustria nazionale e regionale, Luca Cordero di Montezemolo e Sergio Ceccuzzi, sollecitando un loro intervento sulla situazione che sta vivendo «la seconda più vecchia fabbrica d’Italia». Poi illustrando un esposto da lui stesso redatto e firmato e presentato alle procure di Firenze e di Treviso. «Quello che chiedo ai magistrati - spiega - è che verifichino la regolarità di quanto è stato fatto in questi ultimi tre anni».

Una decisione per certi versi estrema, ma presa da Gianassi dopo l'ennesimo rinvio della ricapitalizzazione deciso nei giorni scorsi dal CdA di Richard Ginori. «Il mio vuole essere un forte segnale di allarme per il futuro dello stabilimento sestese e dei suoi 360 lavoratori» ripete con forza a ribadire che questa situazione di stallo prolungato, in un modo o in un altro, deve aver termine. «Lo storico marchio Richard Ginori e lo stabilimento di Sesto Fiorentino sembrano di fronte a una svolta: o si procede a una ricapitalizzazione annunciata troppe volte e mai effettuata realmente o si rischia la fine dell’attività produttiva».
La scadenza fissata per lo scorso 12 febbraio è stata disattesa (il cda si è aggiornato a data da destinarsi) e ora Gianassi vuole capire esattamente quali siano le strategie relative al futuro della Ginori e dei suoi lavoratori. Le parole di Sarreri («non licenzieremo nessuno, investiremo sui nuovi mercati del lusso») non riescono a convincerlo. «Da quando sono stato eletto nel 2004 - dice - l’azienda ha cambiato cinque volte amministratore delegato e ognuno ha delineato le sue linee guida per rilanciare l’azienda. Ma i piani industriali li fanno i proprietari e, ancora, l’azionista di maggioranza è Carlo Rinaldini. Siamo stufi di sentire le solite parole da parte dell’imprenditore di turno senza che poi, però, si passi ai fatti. Per quel che ci riguarda, di fronte a imprenditori veri, faremo a pieno la loro parte.
Ma la realtà che emerge dalle parole di Sarreri è che il futuro di Ginori sia legato al buon esito di una speculazione immobiliare che hanno in mente di fare a Treviso sullo stabilimento di Pagnossin». Tutte azioni i cui tempi sono tutt’altro che certi e a fronte delle quali Gianassi ha deciso di adire anche le vie della magistratura. «Si tratta di un’iniziativa doverosa - conclude - perché i lavoratori, la città e le istituzioni sono stanchi di imprenditori che parlano tanto senza investire sul serio. La verità è che da due anni la società di revisione non certifica i bilanci, la situazione debitoria è pesante eppure si dice che il fatturato è in aumento a testimonianza che l’azienda è tutt’altro che decotta. Una verifica, dati i presupposti, è necessaria. E se qualcosa in questi anni è stato nascosto è arrivato il momento, per il bene di tutti, che venga a galla».

18/02/2007

IL CASO

Gianni Gianassi chiama in causa i magistrati di Firenze e Treviso, dove ha sede la Pagnossin "Ginori, molte parole e pochi fatti" E il sindaco di Sesto fa due esposti

Il primo cittadino ha scritto anche a governo, enti locali e Assindustria "Voglio sapere se nei comportamenti degli organi societari si ravvisano violazioni"

MARZIO FATUCCHI su la Repubblica 18/2/2007

Il titolo sospeso in borsa da mesi, assieme a quello dei finanziatori. Cinque amministratori delegati cambiati nel giro di 3 anni, carica ora vacante. Annunci di ricapitalizzazioni mai avvenuti. Sono troppi, secondo il sindaco di Sesto Gianni Gianassi, gli intoppi degli ultimi anni di vita della Richard Ginori. Guai ora segnalati alla procura della Repubblica. Il primo cittadino della città dove ha sede la storica azienda nata nel 1734, si è armato di carta e penna ed ha posto il problema del futuro della Ginori e dei suoi 340 dipendenti ai vertici del governo, degli enti locali, dell´Assindustria nazionale e fiorentina, ma soprattutto alla procura di Firenze ed a quella di Treviso, città sede della Pagnossin, la società che controlla la maggioranza della Ginori.
Gianassi nei due esposti alle procure chiede di valutare «se si ravvisano, nei comportamenti degli organi societari e delle proprietà, violazioni di legge».

«Si tratta di un´iniziativa doverosa - spiega Gianassi - i lavoratori, la città e le istituzioni sono stanchi di imprenditori che parlano tanto senza investire sul serio». Nelle lettere al presidente della Regione Claudio Martini, al ministro Luigi Bersani ed al presidente della Provincia di Firenze chiede un «personale interessamento» alla vicenda. Ma Gianassi chiama in causa anche i presidenti di Assindustria nazionale e locale, Luca Cordero di Montezemolo e Sergio Ceccuzzi, chiedendo un intervento perché «l´Italia è un è un paese in cui ci sono imprenditori capaci di rischiare e di mettere in gioco capitali, saperi, relazioni e lavoro» mentre finora il patron della Pagnossin-Ginori, Carlo Rinaldini, «ha portato ai minimi termini il titolo, ha millantato costantemente la possibilità di salvataggio» ma ha sempre rinviato la decisione di ricapitalizzare, «senza mai manifestare la volontà di vendere» insiste Gianassi.
Una situazione che sembra votata al fallimento: questa la preoccupazione di Gianassi, che ha anche letto le notizie su quotidiani finanziari di problemi per le linee di finanziamento dell´imprenditore trevisano da parte di Capitalia. Al sindaco rimane «un grande dubbio: a Roma, il neo presidente di Ginori, Luca Sarreri, ha parlato di aumento di capitale. A Treviso, ha invece detto che se non parte l´operazione edilizia sui terreni della Ginori, l´azienda non si salva. Frasi che a noi non ha mai detto. E ricordo che, con la modifica che abbiamo fatto al regolamento edilizio, quell´area è blindata». E le rassicurazioni di Sasseri che parla della Ginori come di una «azienda viva» e giura che «nell´ultimo Cda si è deciso fortemente di arrivare all´aumento di capitale»? «Sarreri non è il proprietario, parla a titolo personale - fa notare Gianassi - Se manterrà le promesse fatte al ministero, sarà un passo in avanti. Ma se va tutto così bene come dice Sarreri non capisco perché è stato rinviata l´assemblea con l´aumento di capitale».

17/02/2007

«Nessun licenziamento alla Ginori»

Il presidente Luca Fabrizio Sarreri svela il piano per rilanciare l’azienda di Sesto: «Sbarcheremo presto in Russia e Medio Oriente e consolideremo la nostra presenza negli Usa. I lavoratori stiano tranquilli: non li toccheremo» LA RICETTA per garantire un futuro alla manifattura: risparmi sugli sprechi e investimenti in risorse umane. «Creeremo una nostra rete commerciale e sbarcheremo in due outlet»

di Francesco Sangermano/ Firenze sull'Unità 17/2/2007

L’ultimo campanello d’allarme era stato suonato l’altro ieri dal presidente della commissione regionale lavoro Edoardo Bruno. «Non possiamo più aspettare, siamo fuori tempo massimo. L’incontro per affrontare la crisi della Richard Ginori è assolutamente urgente» ha scritto in una raccomandata al ministro Bersani. Il giorno dopo la risposta arriva direttamente dal neopresidente della società, Luca Fabrizio Sarreri. «La Ginori - scrive in una nota - non è un’azienda sull’orlo del baratro o con un piede dentro». Non solo. In questa intervista all’Unità, infatti, svela in parte il piano industriale che intende attuare per rilanciare la storica manifattura di Sesto Fiorentino. Presidente Sarreri, c’è grande preoccupazione per il futuro dell’azienda. Ci sono ingiunzioni di pagamento da parte dei fornitori e contributi non pagati ai dipendenti. «Richard Ginori ha fino ad oggi pagato regolarmente gli stipendi e i contributi correnti. Per i contributi arretrati ha ricevuto l’approvazione dall’Inps al pagamento dilazionato. E ai fornitori ha già effettuato pagamenti per circa un milione di euro. Lo scaduto ammonta a 3,5 milioni e non è aumentato rispetto agli anni precedenti». Ma la situazione finanziaria è comunque molto delicata. Non è preoccupato? «Nell’ultimo cda s’è deciso fortemente di arrivare all’aumento di capitale. Ma è altrettanto vero che la Ginori è un’azienda viva, che lavora e il cui fatturato potrà solo crescere. A gennaio 2007 è aumentato del 35% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente e il commissionato di febbraio fa segnare un +25%. Prevediamo per l’anno in corso un di arrivare a 31/32 milioni di euro che per noi rappresenta il punto di pareggio. Poi basterà sciolgiere un nodo e tutta la situazione andrà a posto». Quale nodo?
«Il fulcro del problema è il salvataggio di Pagnossin. Il governo ci ha dato una grande mano prorogando la cassa integrazione straordinaria per altri 18 mesi, noi stiamo lavorando per vendere l’area di Treviso salvaguardando però i livelli occupazionali. Quando questo avverrà ci saranno ricadute positive anche per la Ginori». Cosa risponde a chi paventa che l’obiettivo sia quello di far fallire l’azienda per fini speculativi col conseguente licenziamento dei lavoratori? «Che non è asolutamente così. Non c’è nessuna speculazione in vista ed è assurdo pensarlo. Se volevamo ragionare da immobiliarsiti non avremmo scelto di entrare in una realtà come la Ginori. E i lavoratori possono stare tranquilli. Non licenzieremo nessuno. Lo dico e lo ripeto: ogni allarmismo che genera incertezza e sfiducia nelle famiglie dei nostri dipendenti è ingiustificato». Nega dunque che stiate pensando a un ridimensionamento della fabbrica di Sesto Fiorentino? «Il ridimensionamento ci sarà sugli sprechi, non sui lavoratori. Penso alle vetture, alla dispersione di consulenti esterni che servono solo a innalzare i costi. Le risorse risparmiate saranno usate per rilanciare l’azienda attraverso un robusto piano di investimenti». Investimenti di che tipo?
«Investiremo in risorse umane. Il primo passaggio fondamentale sarà andare a prendere quei mercati dove non siamo presenti ma che rappresentano le nuove frontiere del lusso. Lì un marchio d’eccellenza come Richard Ginori può sfondare. Penso alla Russia, a Dubai, a tutto il Medio Oriente. Stiamo anche cambiando il nostro organico negli Usa perché lì facciamo poco rispetto al potenziale. E in tutti questi paesi spingeremo molto sull’alberghiero cercando di coinvolgere le grosse catene presenti ovunque». E sul mercato interno?
«Abbiamo iniziato un lavoro per creare nuovi punti vendita diretti al fine di realizzare una nostra rete commerciale. Eppoi vogliamo essere presenti in almeno due outlet, uno dei quali sarà quello di Serravalle Scrivia. Sarà un modo ulteriore per far fuori la zavorra dell’obsoleto». Lei attualmente detiene il 25% delle azioni, l’altro 75% è sempre in mano a Rinaldini e c’è Ronny Bonelli che avrebe dovuto entrare ma che pare essersi defilato...
«Rinaldini andrà presto in minoranza e non avrà potere decisionale. Quanto a Bonelli dico solo che è stato firmato un contratto che portava ad avere degli obblighi ma non so se siano o meno stati adempiuti». Però finché non ci sarà un’autorizzazine della Consob il pacchetto di maggioranza resterà in mano a Rinaldini.
«Ripeto: Rinaldini presto andrà in minoranza. Qualche garanzia in mano per poterlo dire ce l’ho...».


SESTO FIORENTINO IL PRESIDENTE SARRERI REPLICA AI SINDACATI

«La Richard Ginori è viva I problemi si chiamano Pagnossin»

— SESTO FIORENTINO — su la Nazione 17/2/2007

LA RICHARD GINORI non è morta anzi «è una azienda viva, che lavora, e in questa situazione il fatturato può solo crescere». Dopo le polemiche seguite all’ultimo consiglio di amministrazione Ginori, con la mancata ricapitalizzazione da 20 milioni di euro, il presidente dell’azienda Luca Fabrizio Sarreri dà la sua versione, con tanto di dati e cifre, sulla reale situazione della storica manifattura, ricordando fra l’altro che fino ad oggi gli stipendi ed i contributi correnti sono stati sempre pagati e che sono stati effettuati pagamenti ai fornitori per circa un milione di euro (ma lo scaduto è ancora di 3,5 milioni).
«Il fatturato riferito al mese di gennaio — sostiene Sarreri — si è incrementato del 35% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente ed il commissionato del mese di febbraio è in incremento del 25% rispetto allo stesso mese del 2006. La previsione di fatturato per il 2007 è di 31-32 milioni che per noi rappresenta il punto di pareggio, come verrà ampiamente illustrato nel piano industriale che stiamo predisponendo». L’attenzione della proprietà è rivolta anche alla contrazione dei costi «in aree non attinenti la produzione per un valore di circa 700mila-un milione di euro annui. Tutto questo è per confermare che è vero che ci troviamo di fronte a una situazione delicata tanto che, nell’ultimo consiglio di amministrazione, si è deciso fortemente di arrivare all’aumento di capitale, ma è altrettanto vero che la Ginori è una azienda viva».
Sarreri riconosce comunque quello che i sindacati vanno ripetendo da tempo cioè che il vero e unico problema per la Ginori è la controllante Pagnossin: «Da persone corrette, diligenti, responsabili ci siamo posti l’impegno di salvare Pagnossin formulando un piano concreto al capo pool Banca Antonveneta. Il Governo ha deciso di concedere la proroga della cassa integrazione straordinaria per ulteriori 18 mesi, abbiamo ricevuto una valida proposta d’acquisto sull’area, inoltre il Comune, la Provincia di Treviso, la Regione e i sindacati si stanno impegnando per salvaguardare l’occupazione e l’azienda».

Sandra Nistri

16/02/2007

Richard Ginori. Smentito l'addio alla fabbrica di Sesto

Mugnaioni non lascia la Regione si muove: «Intervenga Bersani»

Il direttore: «Resto qui, qualcuno ha strumentalizzato un mio sfogo del momento»
Paolo Ceccarelli su il Firenze 16/2/2007

«Io resto qui. Forse qualcuno ha strumentalizzato un mio sfogo, una di quelle cose che capita di dire nelle situazioni difficili». Il direttore dello stabilimento della Richard Ginori, Alessandro Mugnaioni, nega di volersi dimettere e spiega come potrebbero essere nati i rumors insistenti sul suo addio. «In uno sfogo momentaneo può capitare di dire ‘così non si può andare avanti, io me ne vado’ - racconta - Ma questo non significa che sto pensando di dimettermi». Mugnaioni definisce «inimmaginabile» l’ipotesi secondo cui sarebbe intenzionato a chiedere all’azienda un’ingente buonuscita.
MA I RAPPORTI con la proprietà come sono? «Il filtro tra gli azionisti e il personale operativo è l’amministratore delegato - risponde il direttore di fabbrica - Io mi sono sforzato di confrontarmi con tutti gli ad che si sono succeduti in questi mesi, il mio obbiettivo è mandare avanti lo stabilimento». Un compito non facile, visto che come denunciano le Rsu nella fabbrica di viale Giulio Cesare mancano materiali e soldi in cassa.
La Ginori è talmente allo stremo che ieri la Regione è tornata a chiedere al Governo la convocazione di un tavolo di confronto. Il presidente della commissione Lavoro, Eduardo Bruno, ha inviato un telegramma direttamente al ministro Bersani. «Non possiamo più aspettare - dice Bruno, commentando il rinvio della ricapitalizzazione da parte del cda dell’azienda -È urgente l’incontro per affrontare la crisi della Richard Ginori». Bruno ha poi annunciato che le Istituzioni continueranno ad insistere «con fermezza» affinché il gruppo dirigente dell’azienda renda chiare le proprie intenzioni. «Confidiamo nell’intervento del ministro, al quale chiediamo di attivare un tavolo che affronti e risolva questa vicenda», ha concluso.

L'incontro mancato
È saltata all’ultimo momento la visita del sottosegretario allo Sviluppo Alfonso Gianni. Come annunciato da giorni, oggi l’esponente del governo doveva arrivare a Sesto Fiorentino per fare il punto sulla situazione della Richard Ginori insieme ai sindacati e alle Rsu. Ma ieri in tarda serata il ministero ha fatto sapere che oggi il sottosegretario Gianni sarà trattenuto a Roma da «altri impegni istituzionali» .


Ginori, appello a Bersani: «Non possiamo più aspettare»

Bloccato l’aumento di capitale, il presidente della commissione regionale lavoro, Edoardo Bruno, chiede un incontro urgente al ministro Situazione sempre più critica in azienda: primi decreti ingiuntivi dai fornitori e ritardi nel pagamento di contributi e Irpef ai dipendenti IL RISCHIO è il fallimento. Per poter poi speculare su marchio e stabilimento
di Francesco Sangermano sull'Unità 16/2/2007

«Non possiamo più aspettare: ministro Bersani siamo fuori tempo massimo. L’incontro per affrontare la crisi della Richard Ginori è assolutamente urgente». Più che una dichiarazione quella di Edoardo Bruno, presidente della commissione speciale lavoro in Regione, è un vero e proprio appello per cercare di evitare una strada che altrimenti pare ormai imboccata: il fallimento della storica fabbrica di Sesto Fiorentino.
L’ultima notizia (negativa) è arrivata da Milano col mancato accordo del consiglio d’amministrazione dell’azienda sull’aumento di capitale che sarebbe stato in grado di salvare la Ginori. «Sembrano caduti nel vuoto - ha spiegato Bruno - gli appelli che abbiamo lanciato con la commissione Lavoro della Provincia di Firenze e il sindaco di Sesto Fiorentino, per arrivare ad una posizione chiara, da parte della proprietà, su ricapitalizzazione, investimenti e futuro produttivo della storica impresa manifatturiera». È per questi motivi che Bruno ha deciso di inviare un telegramma al ministro dello sviluppo economico Pierluigi Bersani al fine di «attivare un tavolo di confronto che affronti e risolva questa vicenda, complessa e di lungo corso».
Sono infatti ormai mesi che la vertenza va avanti senza far registrare novità positive per i lavoratori. «In tutto questo - spiega Mauro Fuso della segreteria fiorentina della Cgil - l’unica costante è che Rinaldini è sempre il padrone assoluto e che ogni nuovo ingresso nella società non ha modificato la situazione di maggioranza del pacchetto azionario». L’ultima iniziativa, in ordine di tempo, era quella che prevedeva l’ingresso di Sarreri e Bonelli. Ma se il primo ha effettivamente acquisito un quarto del pacchetto azionario, il secondo pare essersi già defilato. «In un quadro del genere - prosegue Fuso - la ricapitalizzazione non c’è stata e il titolo è fermo in Borsa ormai da settimane col rischio concreto che possa essere anche delistato. Senza contare che l’azienda deve fare sempre più i conti con una situazione economica disastrosa».
E se da un lato gli stipendi continuano ad arrivare regolarmente, dall’altro si registrano anche i primi scricchiolii nella contabilità quotidiana sotto forma di ingiunzioni di pagamento arrivate da parte di fornitori non pagati e mancata corresponsione ai dipendenti di parte dei contributi e dell’Irpef. Nessuno, ufficialmente, pronuncia la parola “fallimento”, ma è fin troppo chiaro che aleggia lo spettro di qualcuno che possa decidere di portare i libri in tribunale. «La nostra sensazione - chiosa Fuso - è che interessi solo del marchio e della possibilità di rivenderlo così come di speculare sull’area dove sorge lo stabilimento. Non si può pensare altro di fronte a un rilancio industriale che non c’è e alla totale assenza di sforzi in questa direzione».
Adesso la speranza è riuscire ad esercitare un po’ di pressione politica sulla proprietà. Ecco, dunque, che alla raccomandata spedita a Bersani si aggiunge l’incontro, previsto per oggi a Firenze, tra il sottosegretario allo sviluppo economico Alfonso Gianni e i delegati sindacali dello stabilimento di Sesto.


L’APPELLO EDUARDO BRUNO

«Ministro Bersani il tempo per la Ginori è già scaduto»

da la Nazione 16/2/2007 di SANDRA NISTRI

TEMPO SCADUTO, o quasi per la Ginori. Ne è convinto il presidente della commissione speciale lavoro della Regione Toscana Eduardo Bruno che, dopo le ultime notizie davvero poco positive per l’azienda, lancia una sorta di appello-ultimatum al Governo: “Non possiamo più aspettare, ministro Bersani siamo fuori tempo massimo- commenta. E’ urgente l’incontro per affrontare la crisi della Richard Ginori”. Parole velatamente polemiche nei confronti del Governo Prodi che potrebbe avere temporeggiato troppo: “Sembrano caduti nel vuoto- aggiunge infatti Bruno- gli appelli che abbiamo lanciato con la commissione Lavoro della Provincia di Firenze e il sindaco di Sesto per arrivare a una posizione chiara, da parte della proprietà, su ricapitalizzazione, investimenti e futuro produttivo della storica impresa manifatturiera. Continueremo a insistere con fermezza perché il gruppo dirigente espliciti le proprie intenzioni. E confidiamo nell’intervento del ministro che sollecitiamo con un telegramma e al quale chiediamo di attivare un tavolo di confronto che affronti e risolva questa vicenda, complessa e di lungo corso”.
Una prima risposta sulle intenzioni del Governo potrebbe intanto arrivare oggi alle 15 con l’arrivo, nella sede della Camera del lavoro di Sesto, del sottosegretario allo sviluppo economico Alfonso Gianni che incontrerà la Rsu Ginori e le delegazioni sindacali provinciali. “E’ un incontro che avevamo sollecitato come sindacati- spiega Giovanni Nencini della Rsu Ginori- e il sottosegretario, che domani (oggi ndr.) sarà a Firenze, ha dato la sua disponibilità ad incontrarci per una illustrazione della situazione della Ginori. A lui chiederemo un intervento del Governo sulla vicenda. Intanto incredibilmente la proprietà continua a non dare notizie: nemmeno dopo un evento straordinario come la mancata ricapitalizzazione è stato diffuso un comunicato ufficiale dell’azienda che illustri i motivi di questa scelta”.
Mentre l’ipotesi commissariamento sembra poter prendere campo la preoccupazione investe però non solo i lavoratori Ginori (quasi 360) ma anche i piccoli risparmiatori che hanno investito in azioni Ginori. Il titolo Ginori è infatti sospeso da tempo come già quello della controllante Pagnossin ma il rischio è che la società di revisione incaricata di certificare i bilanci decida ancora di non esprimersi (sarebbe la terza volta): il titolo potrebbe essere così tolto dalla Borsa con ripercussioni evidenti non solo per i grandi investitori. “E pensare- commenta Nencini- che una volta il marchio Ginori rappresentava da solo una garanzia anche in Borsa…”.

15/02/2007

Lavoro. Il direttore di fabbrica Mugnaioni è ad un passo dal presentare le dimissioni

Ginori perde il timoniere e il posto a Piazza Affari

Se la società di revisione non approverà i bilanci, c'è il rischio “delisting ”dalle quotazioni
Paolo Ceccarelli su il Firenze 15/2/2007

Lo stabilimento della Richard Ginori rischia di restare senza timoniere: il direttore di fabbrica Alessandro Mugnaioni, una figura storica della manifattura di Sesto Fiorentino, è ad un passo dal presentare le dimissioni.
L’ADDIO DI MUGNAIONI, che pare intenzionato a chiedere centinaia di migliaia di euro come liquidazione, andrebbe ad aggiungersi alla mancanza di materiali e soldi per la gestione quotidiana della fabbrica denunciata dalle Rsu dei lavoratori e sarebbe un colpo durissimo per la storica azienda di ceramiche. Intanto da Milano, dove martedì sera si è tenuto il consiglio d’amministrazione della Ginori, arrivano nuovi particolari sul mancato accordo per l’aumento di capitale necessario a salvare la manifattura.
Secondo quanto appreso, i consiglieri non hanno proceduto alla ricapitalizzazione per motivi esclusivamente tecnici: l’azienda non ha ancora avuto la certificazione del bilancio, quindi non ha potuto ricorrere al pubblico risparmio per fare l’aumento di capitale. Gli azionisti hanno concordato di convocare un altro Cda il 12 marzo, per procedere all’approvazione del bilancio provvisorio ed eventualmente riunire una nuova assemblea straordinaria dei soci (un passaggio obbligato per fare la ricapitalizzazione).
Pare che durante la riunione di martedì tutti i consiglieri abbiano ribadito la volontà di ricapitalizzare, ma dal socio di minoranza Starfin trapela un senso di attesa. «Aspettiamo il verbale del consiglio d’amministrazione (arriverà stamattina o al più tardi domani sera, ndr) e poi prenderemo le decisioni del caso», spiegano da Milano.
L’INCOGNITA MAGGIORE resta comunque la certificazione del bilancio. Se la società di revisione incaricata di controllare i conti deciderà di non esprimersi per la terza volta consecutiva sul bilancio – così come prospettato ieri da Il Sole 24 ore – la Consob potrà delistare la Ginori dalla Borsa. Il titolo è già sospeso, ma la decisione della Consob sarebbe un’ulteriore mazzata alla credibilità dell’azienda.
«L’esito di questo nuovo consiglio d’amministrazione è un film già visto – spiega Mauro Fuso, segretario della Camera del Lavoro di Sesto – Si continua a prendere tempo senza dare una vera prospettiva. L’impressione che gli azionisti di maggioranza stiano facendo un gioco di sfilacciamento, che porta ad una lenta agonia della Ginori. Mi sembra chiaro che gli interessi reali dei proprietari siano la vendita del marchio e lo sfruttamento dei terreni su cui sorge lo stabilimento».
Tra i lavoratori, tira la brutta aria di sempre. «Purtroppo abbiamo fatto abitudine alle cattive notizie – dice Giovanni Nencini delle Rsu – Di questa vicenda non se ne vede la fine».


Il Governo torna sull'emergenza

Arriva il sottosegretario Il governo torna a Sesto Fiorentino e non può che occuparsi della Richard Ginori. Domani il sottosegretario allo Sviluppo economico, Alfonso Gianni, s’incontrerà con i sindacati nella sede della Camera del Lavoro. L’ultima visita di un membro dell’esecutivo risale a luglio, con la visita del ministro del Lavoro Cesare Damiano.


Fallimento o commissario per la Richard Ginori

Salta l’accordo sulla ricapitalizzazione

da la Nazione 15/2/2007
di SANDRA NISTRI

UN MARCHIO che ha sempre rappresentato un biglietto da visita da spendere in tutto il mondo. Fin dal 1735 anno in cui viene fatto risalire l’avvio della manifattura Ginori da parte del marchese Carlo Ginori infatti i prodotti dell’azienda di Sesto Fiorentino sono stati sinonimo di qualità, eleganza, classe. Intere collezioni Ginori si trovano ancora oggi sulle tavole di famiglie reali europee blasonate ma — cosa forse ancor più importante — hanno da sempre rappresentato l’elemento immancabile nelle liste di nozze delle famiglie italiane e non solo.
Partendo da questi scenari fa ancora più impressione la situazione della Richard Ginori, fino a pochi anni fa fiore all’occhiello dell’imprendoria nazionale, ora ridotta a vegetare in uno stato di continua incertezza e di conti perennemente in rosso da ripianare. L’ultima mazzata per la fabbrica che i sestesi sentono profondamente loro è arrivata dalla più recente seduta del consiglio di amministrazione che si è svolta a Milano due giorni fa. I soci non hanno infatti trovato l’accordo per la ricapitalizzazione necessaria a salvare l’azienda: un aumento di capitale di 20 milioni di euro che avrebbero dovuto coprire i debiti.
Il presidente del Cda Luca Fabrizio Sarreri, a capo della Milanese immobili commerciali insieme a Ronny Bonelli titolare della Porcellana bianca di Arezzo, aveva dato nei giorni scorsi la disponibilità a tentare il salvataggio della Richard Ginori con una ricapitalizzazione da attuare in accordo con il socio di maggioranza Rinaldini, ma, evidentemente, l’accordo è saltato. Anche Starfin, società controllata dall’uomo d’affari Roberto Villa che a sua volta controlla il 5% di Richard Ginori e che ha rapporti molto burrascosi con Rinaldini, nell’assemblea del 15 gennaio scorso aveva fatto mettere a verbale la proposta di farsi integralmente carico di un aumento di 20 milioni ma l’ipotesi non si era poi realizzata. Prima del consiglio di martedì scorso, fra l’altro, il collegio sindacale aveva dato un vero e proprio ultimatum agli azionisti attraverso Ferruccio Lino Bellini, sindaco di Richard Ginori, che, in una lettera indirizzata al Cda, aveva definito l’aumento di capitale «assolutamente necessario per la sopravvivenza della società» sciorinando una serie di dati impressionanti sulla situazione finanziaria ma anche sull’assetto organizzativo dell’azienda.
In mancanza di una ricapitalizzazione infatti per la ‘manifattura’ del marchese Ginori si aprono solo due possibili alternative, il fallimento immediato oppure il commissariamento. Una ipotesi già ventilata nelle scorse settimane e che potrebbe essere meno traumatica del fallimento è infatti quella del provvedimento di autorità disposto dal ministero delle Attività economiche con il commissariamento dell’azienda e la dichiarazione dello stato di crisi con la conseguente applicazione della legge Marzano. Intanto la preoccupazione dei quasi 360 lavoratori all’interno della Ginori è palpabile e il quadro che i sindacati descrivono è a dir poco surreale: nelle stanze e laboratori che hanno visto nascere i capolavori di Giò Ponti, i piatti destinati a re e regine, i capolavori dipinti a mano ora si lavora senza alcuna risorsa economica e elemosinando — letteralmente — i materiali dai fornitori. La porcellana si è davvero rotta e forse in maniera irreparabile


LA CRISI INFINITA

Ginori schiacciata da un mare di debiti ‘Ormai elemosiniamo le materie prime’

da la Nazione 15/2/2007
di SANDRA NISTRI

UNA DOCCIA fredda inaspettata e perciò tanto più dolorosa. Il consiglio di amministrazione della Richard Ginori che si è riunito a Milano martedì pomeriggio (con un giorno di ritardo rispetto alla data preventivata) non ha infatti trovato l’accordo sull’aumento di capitale necessario per salvare l’azienda, 20 milioni di euro in totale.
Nell’ambito della riunione, che aveva all’ordine del giorno l’indizione di una assemblea straordinaria dei soci ed il passaggio obbligato per procedere alla ricapitalizzazione, infatti è praticamente saltata l’ipotesi del finanziamento di nuovi capitali che avrebbero dovuto ripianare i debiti della storica manifattura. A questo punto le ipotesi che si aprono per la Ginori sono due, entrambe drammatiche: il fallimento o il commissariamento. “Sono due strade che vorremmo scongiurare in ogni modo- spiega con amarezza Giovanni Nencini della rappresentanza sindacale unitaria- perché anche la presenza di un commissario straordinario non risolverebbe certo il problema della necessità di un rilancio industriale e di coprire i debiti. L’unica possibilità che rimane ancora valida, secondo noi, è che un imprenditore serio voglia accollarsi la responsabilità di una ricapitalizzazione e cercare di salvare la Richard Ginori e soprattutto operare per dare nuovo impulso alla produzione.
Stiamo comunque parlando di eventualità teoriche, solo per notizie che non abbiamo ricevuto direttamente dall’azienda perché non c’è un comunicato ufficiale sulla mancata ricapitalizzazione, né ci sono state fornite informazioni ufficiali: siamo totalmente all’oscuro di tutto e questo è grave”. La situazione descritta dai sindacati all’interno di quella che rappresenta un fiore all’occhiello nel mondo, per quanto riguarda il marchio, nell’ambito della porcellana è infatti surreale: “Ogni giorno in tutti i reparti- racconta infatti Nencini- siamo costretti a fare i conti con la mancanza di risorse economiche, a non sapere se la produzione potrà essere ultimata, a elemosinare, letteralmente, i materiali dai fornitori.
E’ una condizione ormai insostenibile: la Ginori rischia di spegnersi con lenta consunzione e non vorremmo che proprio questo fosse l’auspicio della proprietà”. Dietro alle manovre messe in atto in particolare dall’azionista di maggioranza Ginori Carlo Rinaldini infatti- a detta della Rsu aziendale- potrebbe esserci proprio un disegno premeditato: “Non vorremmo- conclude infatti Nencini- che l’intenzione della proprietà fosse quella di chiudere Ginori, o una sua parte, magari per salvare Pagnossin che viaggia con conti sempre più in rosso, si parla di 94 milioni di debiti. Abbiamo sempre detto che la vicenda Pagnossin non può essere legata a Ginori.
Alla base del disegno di far chiudere Ginori lentamente ci potrebbe anche essere l’intenzione che Rinaldini ha da sempre di sfruttare, per una operazione immobiliare, i terreni dell’area dello stabilimento. E’ una eventualità cui ci opporremo in ogni modo”.

14/02/2007

Sesto Fiorentino. Venti milioni di debiti sono troppi: l'amministrazione controllata è a un passo

Ginori, salta la ricapitalizzazione l'azienda in mano ai commissari

Il ministero era stato chiaro: «Senza ripianamento delle perdite è una scelta obbligata»
da il Firenze 14/2/2007

Il consiglio d’amministrazione della Richard Ginori non ha trovato l’accordo sull’aumento di capitale necessario per salvare l’azienda di Sesto Fiorentino. All’ordine del giorno della riunione che si è tenuta ieri a Milano c'erano l’indizione di un’assemblea straordinaria dei soci ed il passaggio obbligato per procedere alla ricapitalizzazione di 20 milioni di euro, ultimo passo rimasto per ripianare i debiti della manifattura e riuscire a salvare la storica azienda di ceramiche.
MA LA SEDUTA-FIUME, iniziata nel pomeriggio e durata fino a tarda sera, si è conclusa con un nulla di fatto: niente accordo, niente convocazione straordinaria dei soci e quindi niente aumento di capitale a breve. Risultato, se prima la Ginori camminava sull’orlo del baratro, ora ha già un piede dentro. «Se le cose stanno così, si conferma ciò che pensiamo da tempo: è in atto una strategia per far morire la Ginori – commenta Giovanni Nencini delle Rsu dell'azienda – Ora il ruolo del governo diventa davvero fondamentale. Anche se c’è da chiedersi chi ci troveremo davanti nel caso il ministero delle Attività produttive convochi un nuovo tavolo. Anzi, a questo punto mi domando se qualcuno della proprietà verrà davvero a Roma».
PER LA MANIFATTURA di ceramiche sembrano restare aperte soltanto due prospettive: il commissariamento o il fallimento. Nei giorni scorsi l’onorevole Gianfranco Borghini, coordinatore del tavolo ministeriale sulle vertenze, aveva anticipato questa eventualità sottolineando che «se i soci di Ginori non riescono a ricapitalizzare, l’amministrazione controllata diventa una scelta obbligata». Il commissariamento dell’azienda, agli occhi dei sindacati, rappresenta però un dramma per i lavoratori. I rappresentanti sindacali hanno fatto più volte notare che la nomina di un commissario straordinario non risolverebbe il problema della mancanza di soldi, né quello del rilancio industriale, ma sarebbe soltanto a tutela delle banche creditrici. L’unica vera soluzione sarebbe l’arrivo di un imprenditore deciso a rilanciare un marchio storico e investire davvero su quel made in Italy di cui molti si riempiono la bocca. «In fabbrica scarseggiano i materiali e non ci sono soldi per comprare niente», racconta Nencini. Ma la speranza e la voglia di lottare sì, ci sono ancora. Dopo mesi di incertezza e frustrazione, servirebbe una nuova pagina. Ma non è così.

Il destino legato a Treviso

Il futuro di Pagnossin

Il Consiglio comunale di Treviso dovrà decidere sul cambio di destinazione d’uso del sito Pagnossin, l’azienda che controlla la Ginori. Il presidente dell’azienda sestese, Sarreri, ha sempre detto che i destini delle due imprese sono legati: «Se non ci fanno costruire a Treviso, chiude anche la Ginori

Estromettere Rinaldini

l'Opinione di Mauro Fuso

Dopo questo ennesimo nulla di fatto, l’incertezza regna sovrana. La vertenza Ginori ormai potrebbe essere intitolata “Alla ricerca di un imprenditore industriale”, ma purtroppo c’è in gioco il futuro di centinaia di lavoratori. La notizia dell’esito del cda è che i nuovi soci non sono in grado di influenzare l’azionista di maggioranza Carlo Rinaldini. A questo punto chiediamo al ministero delle Attività produttive di fare leva sul marchio Ginori per premere sui proprietari e capire i loro progetti industriali. D’altronde il governo ha sempre detto che intende puntare sulle aziende che hanno mercato nel mondo, e la Richard Ginori rientra senza dubbio in questa categoria. Serve una pressione politica per mettere alle strette la società. *Membro Direttivo Cgil Firenze

09/02/2007

Ginori I sindacati rispondono al ministero: «L'amministrazione controllata tutelerebbe solo i creditori»

Cgil: «I commissari possono attendere»

da il Firenze 9/2/2007

«La salvezza della Richard Ginori passa per un imprenditore che abbia voglia di investire, non per un commissario straordinario». I sindacati guardano con preoccupazione all’ipotesi di commissariamento dell’azienda di Sesto Fiorentino ventilata ieri dal coordinatore del comitato ministeriale sulle vertenze, l’onorevole Gianfranco Borghini. Se i soci di Ginori non procederanno all’aumento di capitale -ha detto ieri Borghini al Firenze — si aprono due scenari: il fallimento o l’amministrazione straordinaria».
Ma i rappresentanti sindacali fanno notare che il commissariamento risolverebbe soltanto i problemi dei creditori di Ginori, ma non influirebbe sul rilancio industriale. Anzi. «Le procedure di amministrazione controllata metterebbero a rischio i posti di lavoro, meglio evitarle», dice LucaPaoli della Cgil.
PIÙ POSSIBILISTA, ma non certo entusiasta, il segretario della Camera del lavoro sestese, Mauro Fuso. «Il commissariamento potrebbe servire a smuovere le acque - spiega - Ma se non arriva un soggetto imprenditoriale pronto a investire, le analisi su ciò che potrebbe fare un commissario straordinario restano chiacchiere al vento».
Il sindaco di Sesto, Gianni Gianassi, preferisce non commentare le ipotesi avanzate da Borghini, ma auspica che la proprietà di Ginori rispetti gli impegni presi al primo tavolo ministeriale: ricapitalizzazione, cambiamento negli assetti societari e rilancio del marchio. «Sono disponibile a partecipare a qualunque incontro il Ministero voglia organizzare - dice Gianassi — Anzi, spero di essere chiamato quanto prima». Una speranza condivisa dai sindacati. «Il governo deve convocare subito il tavolo, anche solo per fare il punto della situazione - conclude Paoli della Cgil -Il fatto che abbiano parlato ai giornali prima che ai sindacati non ci è andato giù». Rc.

08/02/2007

Lavoro. La ricapitalizzazione farebbe finire Rinaldini in minoranza
Ginori, servono soldi senza nuovi capitali il commissariamento

Il Ministero: «Tuteleremo questo marchio, ma bisogna sganciarsi dalla veneta Pagnossin»

Paolo Ceccarelli su Il Firenze 8/2/2007

«Se i soci di Richard Ginori non riescono a ricapitalizzare, l’amministrazione controllata dell’azienda è una scelta obbligata». L’onorevole Gianfranco Borghini è l’uomo del governo, che si occupa di coordinare le iniziative per l’occupazione, il rappresentante del ministero delle Attività produttive che segue le vicende delle imprese italiane in crisi. Tra queste, ormai da diversi mesi, c’è la Richard Ginori di Sesto Fiorentino.
«Una situazione molto critica – la definisce Borghini – Il ministero è in attesa che i soci diano seguito a quanto annunciato nell’ultimo tavolo di confronto, cioè procedano all’aumento di capitale. Stando a quanto ci hanno detto, la ricapitalizzazione porterà anche a nuovi assetti societari, con l’azionista di maggioranza (Carlo Rinaldini, ndr) che diventerà socio di minoranza». Una volta ufficializzata l’operazione di ricapitalizzazione, il ministero convocherà un nuovo tavolo sul futuro della manifattura di porcellane.
«Voglio essere molto chiaro – dice Borghini – Il commissariamento dell’azienda è un’ipotesi sul tavolo. Se la proprietà non ricapitalizza si aprono due scenari: o la procedura di fallimento o quella di amministrazione straordinaria».
QUEST’ULTIMA , secondo Borghini, non è una soluzione auspicabile, perché «poi non sarà facile spiegare all’estero che non si tratta di un fallimento vero e proprio». Ma a mali estremi, estremi rimedi. «La legge Marzano non è applicabile, ma la 270 del 1999 sì –continua Borghini - Questa legge prevede un iter più lungo e una interlocuzione continua tra giudice e commissario straordinario. Certo che se non ci sono i soldi il problema resta».
I sindacati e le Rsu dei lavoratori della Ginori, intanto, tornano a chiedere di separare la vertenza Pagnossin da quella dell’azienda di Sesto, perché Rinaldini «vuole sacrificare la Ginori per far credere di salvare lo stabilimento Pagnossin» di Treviso. «Se si riesce a sganciare Ginori da Pagnossin si apre un nuovo scenario – conferma Borghini –ma questo non dipende dal ministero. Noi ribadiamo che il marchio Ginori non sarà lasciato alla deriva».

03/02/2007

I lavoratori:

«La vertenza della Ginori non si tocca»

dal Firenze 3/2/2007

«Se non si salva Pagnossin, non si salva Ginori e viceversa». Il presidente del gruppo, Luca Sarreri, è chiaro. Se il progetto della cittadella polifunzionale non va in porto, ha continuato Sarreri, «vedo molto difficile un futuro per Pagnossin e per l’intera società, compresa dunque la controllata Richard Ginori.
Una doccia fredda per i lavoratori di Sesto Fiorentino, che in ogni occasione ribadiscono la loro “indipendenza” dalle vicende venete. Ma per gli amministratori del gruppo la società è una e come tale va trattata. Dallo stabilimento Ginori la presa di posizione è chiara: «Come abbiamo già chiarito durante l’incontro in Comune - dichiara Giovanni Nencini, esponente Rsu Ginori - il tavolo è stato avviato dai lavoratori di Sesto e la trattativa dovrà continuare separatamente. Non accettiamo che una parte della Ginori si sacrifichi per Pagnossin». Il piano industriale del nuovo Cda è pronto. «Aspettiamo - conclude Nencini - la convocazione del ministero per discutere coni vertici». UC.D.A.


IL NUOVO PRESIDENTE

"O costruisco oppure chiudo la Ginori"

da la Repubblica 3/2/2007

UN ultimatum che non fa presagire molto di buono per le tormentate sorti della storica manifattura di porcellane Richard Ginori. «O ci fare costruire o chiudiamo, non solo la Pagnossin di Treviso ma anche la Ginori di Firenze», non fa tanti complimenti il nuovo presidente di Pagnossin-Ginori, Luca Sarreri. E´ deciso il costruttore milanese che dopo la ritirata di Rocco Bormioli è entrato in società con Carlo Rinaldini, proprietario del gruppo Pagnossin che possiede a Treviso la Pagnossin e a Firenze la Ginori. L´ultimatum Sarreri lo lancia agli enti locali, Regione, Provincia e Comune, trevigiani a proposito della richiesta ormai avanzata da tempo dal gruppo Pagnossin. Il gruppo ambisce a ottenere il cambio di destinazione d´uso di larga parte dell´area su cui sorge lo stabilimento per trasformarla in una cittadella munita di albergo, ristorante, asilo e quant´altro. O ci date questo cambio o lo stabilimento lo chiudiamo del tutto, minaccia Sarreri. Ma la storia non resta confinata a Treviso. «Le sorti della Pagnossin e della Ginori di Firenze sono indissolubilmente legate - aggiunge - Se chiude l´una chiude anche l´altra». Se non possiamo costruire, chiudono tutte e due, è il succo. <> E´ appena arrivato, ma le ha dette chiare il nuovo presidente. «In pericolo - ha avvisato gli enti locali di Treviso - ora non sono più 120 posti di lavoro, quanti ne ha la Pagnossin, ma 550, quanti ce ne sono sommando anche i lavoratori della Ginori». E così ha fatto aumentare la preoccupazione, già alta, delle rsu Ginori. Oltretutto, andasse lisca a Treviso, anche a Sesto, sui terreni della manifattura, pesa la minaccia di una speculazione edilizia. «Abbiamo chiesto da alcuni giorni un tavolo ministeriale sulla Ginori - ricorda Giovanni Nencini - E insistiamo. Vogliamo subito il piano industriale già promesso mesi fa». (i.c.)

02/02/2007

Venerdì, 2 Febbraio 2007

Aut-aut Pagnossin: la cittadella o si chiude

Nulla di fatto al vertice di ieri. Ora ci saranno un consiglio comunale e un incontro al ministero per la cassa integrazione Il salvataggio della Pagnossin passa per due appuntamenti. Uno, già fissato per lunedì prossimo a Ca' Sugana. L'altro, da stabilire in tempi stretti, a Roma, al ministero. Dopo le quasi tre ore di vertice di ieri al Centro provinciale per l'impiego, con i lavoratori ad attendere nel piazzale, Luca Sarreri, presidente del gruppo, l'ha detto chiaro: «Se la cittadella polifunzionale non va in porto, vedo molto difficile salvare la Pagnossin ». E non solo la storica manifattura trevigiana, ma l'intera società, compresa la controllata Richard Ginori: «Non stiamo parlando di 120 persone (gli occupati nello stabilimento della Marca, ndr), ma di 560. Se non si salva Pagnossin , non si salva Ginori e viceversa».
Il nuovo numero uno del Cda, accompagnato da Domenico Dal Bo', amministratore delegato dimissionario, l'ha ribadito ai rappresentanti di Regione, Provincia e Comune e ai sindacati: la proprietà entrante è disposta ad accollarsi i 94 milioni di debito che gravano sulla società a condizione che l'operazione di riqualificazione dell'area dello stabilimento abbia via libera. Altrimenti l'industria è destinata alla chiusura. Non c'è l'esigenza di aprire il cantiere domani, ma Sarreri e i suoi partner vogliono la garanzia che il cambio di destinazione d'uso da industriale a commercial-direzionale sarà fatto. Premesso che l'autorizzazione per le strutture al di sopra dei 5 mila metri quadrati spetta alla Regione, il sindaco Gian Paolo Gobbo e l'assessore all'urbanistica Sergio Marton da un lato, il presidente della Provincia Leonardo Muraro e gli assessori Denis Farnea e Michele Noal dall'altro, hanno dato la disponibilità a cercare una soluzione. «La volontà c'è - nota Muraro - prima però vogliamo avere in mano un progetto dettagliato con planimetrie, superfici, volumi». La dirigenza Pagnossin li presenterà lunedì. Sull'altro fronte lavorano i sindacati: convincere il ministero a concedere un ulteriore periodo di cassa integrazione, oltre ai due anni già consumati. «Abbiamo già chiesto un incontro urgente - dicono Paolino Barbiero e Andrea Guarducci della Cgil -. L'azienda si è impegnata a mantenere la produzione, inizialmente con una sessantina di dipendenti, gli altri verrebbero riassorbiti nel nuovo complesso, ma tutto è collegato al cambio d'uso». Fra dieci giorni scade la cassa integrazione. I sindacalisti sottolineano che prima di firmare la mobilità dovranno trascorrere 75 giorni «in cui faremo sentire la nostra voce».
Un nuovo summit tra tutti le parti in causa si terrà l'11 o il 12 febbraio. E verrà convocato anche un consiglio comunale straordinario, comunque dopo metà mese. «Rispetto a un settimana fa qualcosa si è mosso, ma per ora non ci sono certezze - commentano Antonio Confortin e Moreno Di Filippo della Uil -. Al di là della ripresa annunciata, qui ci sono ancora 120 posti di lavoro a rischio».

24/01/2007

Il caso. Caos totale negli assetti proprietari dell'azienda di ceramiche. Mancano all'appello 20 milioni di euro

La Ginori è senza un “timoniere ” ma il Cda si aumenta lo stipendio

Ieri le commissioni Lavoro di Regione e Provincia riunite in un vertice a Sesto Fiorentino
Paolo Ceccarelli su il Firenze 24/1/2007
Le istituzioni toscane chiedono al governo di riaprire immediatamente un tavolo di trattative sulla Richard Ginori, ma il futuro della storica manifattura di Sesto Fiorentino sembra farsi sempre più nero.
IERI LE COMMISSIONI LAVORO di Regione e Provincia si sono incontrate con l’Amministrazione comunale sestese per fare il punto della situazione e, al termine del vertice, hanno chiesto al ministero dello Sviluppo Economico di riattivare un tavolo specificamente dedicato alla Ginori.
«Siamo venuti a Sesto per serrare le fila a livello istituzionale e chiedere al governo di riacquistare un ruolo nella vicenda Ginori. C’è bisogno di un’iniziativa forte», ha detto il presidente della commissione provinciale, Andrea Calò. I sindacati definiscono «molto positiva» la richiesta avanzata da Regione, Provincia e Comune. «È importante che al tavolo ministeriale si discuta soltanto di Richard Ginori e che la nostra vertenza non sia mescolata con quella di Pagnossin – ha commentato Giovanni Nencini delle Rsu Ginori – Temiamo che Rinaldini voglia usare l’incontro che si terrà a Roma per salvare qualcosa di Pagnossin e sacrificare qualcos’altro nella vicenda Ginori. L’iniziativa delle istituzioni toscane, comunque, ha anche il merito di ravvivare l’attenzione sulla manifattura sestese, che nell’ultimo periodo era un po’ calata». Il problema è che, come ha ammesso il sindaco Gianassi, «più di questo le istituzioni non possono fare, siamo tutti in attesa del piano industriale e della ricapitalizzazione promessa dal nuovo presidente di Ginori Luca Fabrizio Sarreri e dalla Starfin». Secondo il primo cittadino di Sesto, la vera novità della vicenda Ginori è che «nell’ultima assemblea dei soci due soggetti hanno prospettato un aumento di capitale: se Sarreri non metterà i soldi lo farà Starfin». Ma anche questa novità potrebbe non avere seguito. A quanto risulta, il nuovo consiglio d’amministrazione nominato dall’assemblea dei soci del 15 gennaio pare però non essere ancora entrato in carica. I nove consiglieri, tra cui figurano Carlo Rinaldini e la figlia Maria Carlotta, non hanno ancora accettato ufficialmente la nomina. Potrebbe trattarsi di un ritardo legato a tempi tecnici, come già successo all’epoca dell’ingresso di Bormioli nel cda della Ginori, ma potrebbe anche essere un segnale molto preoccupante.
> L’ENNESIMO nel giro di pochi giorni. Il proprietario della Basic Essence Ronny Bonelli, che doveva lanciare la scalata dell’azienda insieme a Sarreri fornendo il 50 per cento dei soldi necessari, si è sfilato all’ultimo momento e aspetta che venga fatta chiarezza sul piano di sviluppo industriale. Ora i consiglieri appena nominati sembrano temporeggiare. Perché? I 20 milioni di euro necessari per la ricapitalizzazione non ci sono o non si vogliono trovare? Pagnossin vuole puntare tutto sul sito di Treviso, dove ha già ottenuto il permesso di costruire? Paradossalmente l’unico segnale che fa ben sperare è l’aumento degli stipendi dei consiglieri concordato durante l’ultima assemblea dei soci (da 240mila a 280mila euro). Se i nuovi membri del consiglio d’amministrazione vogliono percepire i nuovi emolumenti devono accettare la carica. Altrimenti che senso avrebbe l’aumento? Sembra un ragionamento banale, ma nella vicenda Ginori non c’è davvero niente di scontato.

Opinione di Luca Paoli SEGRETARIO FIORENTINO DELLA FILCEM - CGIL

«Rinaldini cambi aria»

Non possiamo essere ottimisti. Finché Carlo Rinaldini rimane al comando di Pagnossin e quindi di Ginori, l’unico scenario possibile è la chiusura dell’azienda di Sesto. Rinaldini ha affossato Ginori dal punto di vista strategico e, per far finta di risolvere il problema, ha messo in piedi una serie di operazioni di facciata che non hanno risolto niente. Anzi, hanno solo prodotto altri danni. Credo che nemmeno l’immobiliarista milanese Sarreri sia in grado di salvare l’azienda, visto che finora non ha investito un centesimo in questa sua nuova avventura.


Sesto Le commissioni lavoro di Regione e Provincia riunite insieme

Chiesto un “tavolo” per Ginori

Il Comune conferma: “Fermeremo le speculazioni”
Daniele Calieri sul Corriere di Firenze 24/1/2007

SESTO - Un tavolo ministeriale riservato all’esclusiva analisi della situazione della Richard Ginori. E’ questa la richiesta ufficiale che Regione Toscana, Provincia di Firenze e Comune di Sesto porranno al ministero per lo sviluppo economico.
La proposta è scaturita al termine di una riunione congiunta tra la commissione lavoro del Consiglio regionale, quella del Consiglio provinciale e gli amministratori comunali sestesi. Ieri mattina, dopo l’audizione di sindacati e Rsu aziendale, la conclusione è stata presentata dal presidente della commissione regionale Osvaldo Bruno, dal collega della Provincia Andrea Calò e dal sindaco di Sesto Gianni Gianassi.
Al centro del ragionamento degli amministratori toscani il ruolo della proprietà attuale della Ginori invischiata nella crisi Pagnossin anche se alla ricerca di un nuovo assetto dopo l’arrivo di nuovi pretendenti alla guida della storia società sestese. Del resto l’assemblea del 15 gennaio si è conclusa con l’enunciazione di una disponibilità da parte di Starfin, che adesso possiede il 5% del capitale sociale, ad investire 20 milioni di euro pur di diventare il socio di maggioranza della spa di via Cesare.
Ma queste sono situazioni che non competono alle commissioni lavoro di Provincia e Regione, ha commentato Osvaldo Bruno che ha aggiunto come “l’interesse sia quello di avere al più presto un piano industriale che rilanci l’attività, difenda il marchio e i posti di lavoro”. “I lavoratori hanno dimostrato il loro impegno per difendere l’azienda - ha detto Calò -adesso le istituzioni stanno costituendo una rete perché si individui una soluzione che salvi la Ginori lasciando fuori la crisi di Pagnossin”. Lo stesso Giovanni Nencini della Rsu sottolinea questo aspetto: “Non possiamo permettere che le crisi di altri- dice - affondino la storia e la qualità della Ginori”. D’accordo sul tavolo ministeriale, il sindaco Gianassi va oltre e conferma l’intenzione di bloccare “qualsiasi ipotesi di intervento urbanistico su quell’area. Del resto - dice - non esiste alcuna richiesta i tal senso. Ma non permetteremo alcuna speculazione e nessuna manovra. Ci presentino un piano industriale credibile e su quello discuteremo tutte le ipotesi possibili”.

21/01/2007

GINORI DELLA DELEGAZIONE PROBABILMENTE NON FARÀ PARTE RONNY BONELLI

Entro gennaio la vertenza torna al ministero
dalla Nazione 21/1/2007

SARÀ CONVOCATO entro gennaio il tavolo istituzionale aperto al ministero dell’Industria a Roma per la Richard Ginori. La notizia arriva da fonti sindacali ma viene confermata anche dalle istituzioni locali, che stanno lavorando dietro le quinte per evitare una deriva della vicenda e per ricomporla all’interno delle consuete trattative. L’incontro a Roma segue quello di pochi giorni prima di Natale, con il quale i nuovi futuri proprietari si presentarono al ministero stesso e ai sindacati. Della delegazione della società non farà parte con ogni probabilità Ronny Bonelli patron di Viceversa e Porcellana Bianca.
QUELLO che era indicato come il socio industriale di riferimento, si è tirato indietro dopo un’iniziale disponibilità a rilevare lo storico marchio e la manifattura, probabilmente per non aver trovato un accordo finanziario con Rinaldini. L’assemblea dei soci dello scorso 15 gennaio ha indicato in Luca Fabrizio Serreri il nuovo presidente di Ginori e sarà lui a esporre a Ministero e sindacati le linee guida del nuovo piano industriale, così come promesso a dicembre. Difficile tuttavia capire quali potranno essere gli indirizzi strategici della nuova proprietà, anche perché al momento non è stato designato il nuovo amministratore delegato: una poltrona particolarmente scomoda, e sulla quale si sono alternate numerosi manager negli ultimi mesi.

20/01/2007

Sesto Il sindacato della Ginori risponde alle accuse Pagnossin

Conti in rosso? Colpa di chi non sa gestire

Dura replica sul diritto di sciopero e sull’aumento dei compensi al Cda
sul Corriere di Firenze 20/1/2007

SESTO - L’attribuzione dei cattivi risultati di bilancio della Pagnossin agli scioperi dei lavoratori della Ginori ha fatto arrabbiare il sindacato che rimanda al mittente le accuse sulla crisi dell’intero gruppo ceramico.
“La pesantissima situazione debitoria dell’azienda - precisa la Rsu del­a Ginori - è emersa in tutta la sua gravità da diversi anni, molto prima che iniziassero le agitazioni nello stabilimento di Sesto”. Pagnossin afferma che i conti sono migliorati proprio nel periodo in cui si sono verificati gli scioperi di conseguenza, dice la Rsu, “Rinaldini tenta di giustificare a chi si propone di entrare in azienda come nuovi soci una situazione finanziaria devastante creata dalla sua totale incompetenza come imprenditore’ Secondo i sindacati basti ricordare che “in dieci hanno ha distrutto un intero gruppo industriale licenziando centinaia di lavoratori” Sullo sciopero in se stesso la Rsu sottolinea che “lo sciopero è un sacrosanto diritto dei lavoratori soprattutto quando si annunciano licenziamenti”
Il comunicato della Rsu della Ginori si conclude con l’augurio “che i conti dell’azienda non subiscano un ulteriore aggravamento in seguito al vergognoso aumento di compensi deciso all’assemblea dei soci per il nuovo consiglio di amministrazione. Nella situazione attuale tale decisione non può che suscitare l’indignazione” dei lavoratori.

19/01/2007

Pagnossin fa i conti e scopre che la Ginori ha diminuito le vendite del 19%

Crisi Ginori? Colpa degli scioperi

Rinaldini conferma l’alleanza con Sarreri e Bonelli
Daniele Calieri su Corriere di Firenze 19/1/2007

SESTO - I conti in rosso di Pagnossin gridano tutta la loro gravità anche se, stando ai comunicati ufficiali, il passivo della società veneta guidata da Carlo Rinaldini sarebbero leggermente migliorati: al 31 dicembre 2005 il passivo ammontava a 44,2 milioni mentre il 30 settembre scorso la cifra esposta era di “soli” 43,1 milioni. I dati, esaminati dal Cda della società trevigiana, si riferiscono all’approvazione della relazione obbligatoria trimestrale e qui saltano fuori le sorprese che riguardano proprio la sestese Richard Ginori. Secondo il comunicato Pagnossin la controllata Ginori avrebbe diminuito del 19%, pari a 4,9 milioni di euro, il volume delle vendite aziendali. E il motivo principale a cui imputare questa empasse sarebbe “da ascrivere in misura determinante alle agitazioni sindacali”. Secondo i conti di Pagnossin i lavoratori Ginori avrebbero scioperato per oltre 28mila ore fino a tutto luglio 2006 solo per dimostrare contrarietà “alla presentazione delle linee guida strategiche che avevano evidenziato esuberi di personale per il rilancio dell’azienda”.
“E’ una contraddizione in termini - afferma il segretario della Filcem-cgil Luca Paoli - se da un lato lamentano il calo delle vendite dall’altro dovrebbero riconoscere che avevano ragione i lavoratori a scioperare. Con 109 lavoratori in meno, come era stato proposto, la produzione sarebbe ancora calata di più. Di conseguenza difendere il posto di lavoro, come abbiamo fatto, significa proprio difendere il futuro della Ginori. Al contrario, mi sembra, di quanto stiano propugnando i vertici societari”. Fra l’altro, insinuano i sindacati, negli ultimi tempi pare sia stato accantonato anche qualsiasi progetto per la nuova fabbrica sestese. E nessun ha raccolto, neanche durante l’incontro al Ministero, l’invito a incontrare i vertici della Ginori Estate, la società composta da Rindaldini e un pool di imprenditori guidati dal gruppo Fusi.
“La cosa ci preoccupa - conclude Paoli - ma non possiamo far altro che aspettare. A breve dovrebbe tenersi l’incontro preannunciato per la presentazione di un nuovo piano industriale che speriamo non sia aleatorio e orientato solo a sgomberare lo scenario locale dagli ingombranti lavoratori”.


La Commissione speciale lavoro della Regione incontrerà i sindacati della Richard Ginori

da La Nazione 19/1/07

LA COMMISSIONE Speciale Lavoro della Regione Toscana guidata dal suo presidente Bruno sarà in missione a Sesto Fiorentino martedì prossimo per esaminare la situazione della Richard Ginori assieme ai sindacati di categoria e alle rappresentanze sindacali di base. All’incontro saranno presenti anche i membri della la VI Commissione Consiliare della Provincia di Firenze, oltre a rappresentanti dell’Amministrazione Comunale di Sesto Si tratta di un segno tangibile della volontà delle istituzioni locali di essere vicine ai lavoratori in questo passaggio fondamentale per la sopravvivenza della Richard Ginori e anche di un messaggio forte inviato all’attuale proprietà del valore strategico che gli enti locali attribuiscono alla permanenza di questa storica manifattura sul territorio sestese.

17/01/2007

Il sindacato vede nero ma non sciopera

da La Nazione 17/1/2007

È ATTENDISTA la posizione del sindacato sulla Richard Ginori dopo le ultime novità emerse nel corso dell’assemblea dei soci svoltasi a Verona, che ha sancito anche la scelta di Ronny Bonelli di Viceversa di restare per il momento alla finestra. E per il momento non ci saranno assemblea, scioperi o manifestazioni di sorta da parte dei lavoratori, che peraltro continuano ad essere sempre più preoccupati per il futuro della storica manifattura, su cui l’assemblea di due giorni fa sembra non aver fatto luce.«Non vogliamo fornire pretesti e soprattutto aspettiamo la convocazione al Ministero dell’Industria così come concordato nell’incontro svoltosi prima di Natale per la presentazione delle linee guida del nuovo piano industriale», dichiara Luca Paoli della Cgil, il sindacato nettamente più rappresentativo all’interno della fabbrica di viale Giulio Cesare. «Per noi – prosegue il sindacalista che da mesi segue la vertenza Ginori – il punto centrale adesso è vedere quali sono le intenzioni di queste persone che sono entrate nel consiglio di amministrazione. Al momento quello che possiamo dire è che qualsiasi iniziativa all’interno della fabbrica difficilmente potrà trovare la collaborazione della controparte sindacale. Il nuovo corso, per dir così, dovrà davvero dimostrare di essere tale a cominciare dalla presentazione del nuovo piano industriale. Alla Ginori oggi servono garanzie sul breve periodo ma anche sul medio». Per ora il comunicato ufficiale della società diffuso dopo l’assemblea dei soci è piuttosto vago nella parte in cui si fa riferimento alla questione cruciale della ricapitalizzazione.
ALLA GINORI servono infatti con urgenza capitali freschi per far fronte alla produzione ordinaria e anche a quel minimo di investimenti comunque necessari. La nota della società fa infatti riferimento alla necessità di «provvedere, nel minor tempo possibile, ed in ossequio alle disposizioni vigenti, alla formulazione di una proposta di aumento del capitale della società nella misura ritenuta congrua per ottenere il riequilibrio finanziario della medesima». Nei prossimi giorni il nuovo consiglio di amministrazione di Richard Ginori dovrà anche sciogliere un primo nodo importante, e provvedere alla nomina del nuovo amministratore delegato, un ruolo-chiave tuttora vacante dalla fine di novembre dopo le dimissioni di Ciarlini, uomo di Bormioli, poi uscito di scena senza riuscire a trovare un accordo con Bormioli.

16/01/2007

RICHARD GINORI

Il nuovo Cda si aumenta subito gli emolumenti

sull'Unità 16/1/07

Luca Fabrizio Sarreri è il nuovo presidente della Richard-Ginori 1735. Sarreri è stato nominato al termine dell’assemblea, riunitasi ieri in prima convocazione a Verona, dopo le dimissioni di Rocco Bormioli che fino al dicembre scorso aveva condiviso il progetto di Carlo Rinaldini, maggiore azionista dell’antica azienda fiorentina. I soci hanno anche nominato il nuovo consiglio d’amministrazione composto da nove membri e conferito al consiglio «mandato per l’aumento di capitale nel minor tempo possibile per ottenere il riequilibrio finanziario». Secondo quanto appreso la Starfin, socio di minoranza, avrebbe dato la disponibilità a procedere, dopo opportune verifiche dello stato patrimoniale dell’azienda, a un aumento di capitale pari a 20 milioni di euro. Nel Cda sono stati designati Luca Fabrizio Sarreri, Carlo Rinaldini, Maria Carlotta Rinaldini, Gabriele Cenni, Nicla Grizzetti, Mauro Faneschi, Ernani Coluccini, Gabriele Cipolletti, Massimo Gaboardi. «Noi non facciamo il tifo per nessuno - ha detto Giovanni Nencini della Rsu - La cosa che ci preoccupa è che Rinaldini è sempre presente e che come primo atto si sono aumentati gli stipendi da 240 a 280 mila euro». Nencini ricorda che nel dicembre scorso si era parlato di una cordata composta da Rinaldini, dall’immobiliarista milanese Sarreri e da Ronny Bonelli. Quest’ultimo, proprietario di Viceversa Edizioni Design di Firenze e Porcellana Bianca di Arezzo, si riserva di «valutare l’entrata nel gruppo Richard Ginori e Pagnossin in rapporto al progetto di sviluppo industriale che sarà individuato dall’attuale proprietà». A margine dell’assemblea, secondo quanto si è appreso, si sarebbe discusso anche dell’opzione offerta da Rinaldini, per cedere il controllo della stessa Richard Ginori a Ronny Bonelli e Luca Fabrizio Sarreri. f.san.


Ginori

Sarreri presidente del nuovo cda

da La Repubblica 16/1/2007

NUOVO giro di valzer alla Ginori. Sparito Rocco Bormioli, un tempo dato come partner del proprietario Rinaldini, apparentemente sparito anche l´altro possibile acquirente (Ronny Bonelli, patron della Porcellana Bianca), è rimasto in lizza l´immobiliarista Fabrizio Sarreri nominato ieri dai soci presidente del nuovo consiglio di amministrazione. In consiglio, anche tre rappresentanti delle banche. Votata una nuova ricapitalizzazione.


SESTO FIORENTINO

Ginori: Viceversa si tira indietro e l’assemblea vota Sarreri presidente

da La Nazione 16/1/2007

PERDE UN PEZZO importante il progetto di rilancio della Richard Ginori messo a punto da Rinaldini lo scorso dicembre. Ronny Bonelli di Viceversa non ha ratificato gli accordi iniziali. Una nota di Viceversa informa che "l'intesa definitiva non si è ancora concretizzata ed è legata alla condivisione di un progetto di sviluppo che riporti Richard-Ginori, quale realtà industriale italiana, ai livelli di fama internazionale riconosciuti adeguati al marchio".
LE DIVERGENZE fra Rinaldini e Bonelli sono venute alla luce ieri nel corso dell'assemblea dei soci svoltasi a Verona: Bonelli, che avrebbe dovuto essere il nuovo socio industriale forte, non ha assunto cariche operative e l'assemblea ha nominato Luca Fabrizio Sarreri, immobiliarista con interressi nel campo degli immobili commerciali, nuovo presidente della Richard Ginori. L'assemblea dei soci di Verona ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione, che sarà composto da nove persone e che rimarrà in carica fino all'approvazione del bilancio per l'esercizio 2008. Il nuovo cda sarà composto da Luca Fabrizio Sarreri, Carlo Rinaldini, Maria Carlotta Rinaldini, Gabriele Cenni, Nicla Grizzetti, Mauro Faneschi, Ernani Coluccini, Gabriele Cipolletti, Massimo Gaboardi. Per la prima volta il sistema bancario, fortemente esposto con Richard Ginori, ha voluto mettere "le mani nel piatto" ed entrare direttamente nella stanza dei bottini di Richard Ginori.
TRE DEI NOVE membri del nuovo cda sono infatti espressione del mondo creditizio. L'assemblea dei soci ha anche provveduto a dare mandato per un aumento di capitale e un po' a sorpresa, visto l'andamento della società, ad aumentare gli stipendi degli amministratori.


La crisi. A Verona, i soci dell'azienda di ceramiche nominano un nuovo Cda. Sarreri è il presidente Ginori, ancora cambio al vertice ma la Starfin ritenta la scalata

E i consiglieri si aumentano lo “stipendio ” che dai 240mila cresce fino a 280mila euro
Clara D'Acunto su Il Firenze 16/1/2007

Il cambio di guardia è ufficiale. Luca Fabrizio Sarreri, immobiliarista milanese, è il nuovo presidente della Richard Ginori. L'assemblea di ieri a Verona è servita solo ad ufficializzare quello che era già noto da tempo e, particolare da non sottovalutare, a deliberare l'aumento degli emolumenti dei consiglieri da 240 a 280 mila euro. L'avanzata del cavaliere bianco Rocco Bormioli si è conclusa con delle meste dimissioni, ora tocca a Sarreri cercare di risollevare dalla profonda crisi in cui è caduta la storica impresa di ceramiche di Sesto Fiorentino. L'impresa è dura e in molti hanno già alzato bandiera bianca. L'unico a rimanere al timone è sempre Carlo Rinaldini, la cui condotta è stata spesso duramente contestata dai lavoratori. IL CONSIGLIO d 'amministrazione è stato rinnovato. Ora il gruppo dirigente è formato da nove membri, in carica fino all'approvazione del bilancio 2008: Luca Fabrizio Sarreri, Carlo Rinaldini, Maria Carlotta Rinaldini, Gabriele Cenni, Nicla Grizzetti, Mauro Faneschi, Ernani Coluccini, Gabriele Cipolletti, Massimo Gaboardi. Non compare Ronny Bonelli, titolare di Basic Essence, in prima fila fino a pochi giorni fa e che ora attende chiarimenti sul piano di sviluppo industriale. I soci, si legge in una nota, hanno anche conferito al nuovo Cda «mandato per l’aumento di capitale», da realizzarsi «nel minor tempo possibile».
IL SOCIO di minoranza, la Starfin, ha fatto formalizzare a verbale di essere disponibile a sostenere un aumento di capitale fino a 20 milioni di euro, a patto però di diventare azionista di maggioranza della Ginori. Anche in questa occasione, la Starfin manifesta la sua volontà di crescere nell'azienda fiorentina. Progetto sempre ostacolato da Rinaldini. «Questa volta - sottolineano da Milano - con la verbalizzazione, la società ha voluto metter alla strette Rinaldini». Fatto sta che, se anche questa volta la ricapitalizzazione dovesse saltare, il rischio che si corre è grave: la bancarotta fraudolenta. Entra in campo, con forza, anche il gruppo Monte dei Paschi di Siena. All’assemblea erano presenti i lavoratori, titolari di quote acquistate proprio per poter partecipare alle assemblee. «Non facciamo il tifo per nessuno - ha detto Giovanni Nencini della Rsu - Ci preoccupa solo la presenza fissa di Rinaldini».

Incontro al ministero

Il prossimo faccia a faccia tra lavoratori e dirigenza sarà al ministero dell'Economia. L'incontro è atteso tra il 25 e il 31 gennaio. «C'è sempre grande pessimismo - ha dichiarato Luca Paoli, della Cgil - e chiunque abbia intenzione di speculare sulle proprietà immobiliari, avrà pane per i suoi denti».
1 Arrivano i “salvatori ” Dopo le dimissione di Rocco Bormioli, si delinea un nuovo scenario per la Ginori: entrano in campo Ronny Bonelli e Luca Sarreri. Insieme a Rinaldini mettono in piedi un piano salvezza.
2 Dal Bo' lascia il campo L'amministratore delegato storico del gruppo Pagnossin-Ginori abbandona la scena. Portava la sua firma il tanto contestato piano industriale. Ma, secondo i lavoratori, la sua strategia resta sempre quella dominante.
3 Obiettivo ricapitalizzare Ora serve una grossa iniezione di liquidità. Venti milioni è quanto è disposta a sostenere la Starfin, a patto di ottenere il pacchetto di maggioranza. «Una mossa - dicono da Milano - per mettere alle strette Rinaldini». Tra i due, si sa, non è mai corso buon sangue

14/01/2007

RICHARD GINORI I RUMORS

Nuove e vecchie cordate all’assalto

di FRANCO CALAMASSI su La Nazione 14/1/07

SI APRE DOMANI una settimana forse non decisiva ma certamente carica di attese e densa di appuntamenti importanti per il futuro della Richard Ginori di Sesto Fiorentino. Nell'insolita piazza di Verona è infatti fissata per domani la prima convocazione (e per martedì l'eventuale seconda) dell'assemblea generale dei soci, che dovrebbe prendere atto, confermando e ratificando con atti ufficiali il passaggio di proprietà annunciato a metà dicembre con l'ingresso di nuovi soci nella compagine azionaria. Poiché l'assemblea si terrà solo in presenza della maggioranza dei soci, e poiché la maggioranza delle azioni è detenuta da una sola persona, Carlo Rinaldini, il fatto stesso che l'assemblea si svolga lunedì significherà che il programma annunciato a dicembre ha le gambe per andare avanti. Se Rinaldini dovesse disertare l'assemblea da lui stesso convocata, sarebbe un segnale certamente negativo per il piano da lui messo a punto. I RUMORS DI BORSA e del mondo della finanza sembrano non dare troppe chance a Rinaldini, e continuano a scommettere su nuove cordate che potrebbero rilevare Richard Ginori. La Ginori è un'azienda che sembra 'stregare' coloro che, anche se solo per poco tempo, l'hanno guidata. Ecco allora che fra le cordate in corsa ce ne sarebbe una guidata da Biesuz, ex amministratore delegato di Ginori fino ad un anno e mezzo fa. Ma si parla anche con insistenza del ritorno sulla scena del socio attuale di minoranza della manifattura, Villa, alleato stavolta niente meno che con Rocco Bormioli, socio deluso di Rinaldini, e che sarebbe intenzionato a non lasciare tanto facilmente perdere le mire sull'azienda sestese. Insomma, paradossalmente, quanto più il futuro sembra incupirsi per la Ginori, con una produzione industriale e i conti economici ai minimi termini, tanto più sembra accendersi l'interesse della finanza sull'azienda di viale Giulio Cesare. Domani a Verona intanto saranno presenti anche i rappresentanti della Cgil fiorentina, che prenderanno la parola nel corso dell'assemblea in virtù del piccolo pacchetto di azioni che hanno acquistato lo scorso maggio. I sindacati sono intenzionati in questo modo ad essere presenti anche nelle sedi meno consuete per loro, per seguire da vicino tutti gli sviluppi della situazione.

13/01/2007

GRUPPO RICHIARD GINORI

Dal Bò esce da Pagnossin Due piani industriali

da La Nazione 13/1/2007

IL CONSIGLIO d'Amministrazione di Pagnossin ha preso atto ieri pomeriggio delle dimissioni di Domenico dal Bò che, così, esce completamente di scena dal gruppo Pagnossin-Ginori. Il Consiglio non ha provveduto alla cooptazione di alcun amministratore ed ha deliberato di convocare quanto prima l'assemblea dei soci per provvedere al rinnovo dell'intero Cda. Il presidente ha quindi informato il Consiglio circa le trattative in corso per la valorizzazione delle aree industriali di proprietà del gruppo Pagnossin. Per quanto riguarda il «Piano industriale» della Pagnossin sono stati esaminati due diversi progetti, il primo dei quali prevede lo sviluppo di un fatturato tale da portare il conto economico in sostanziale pareggio, mentre il secondo configura uno sviluppo delle vendite tale da ottimizzare la capacità produttiva degli impianti con i conseguenti risultati reddituali. L'ADOZIONE dell'uno o dell'altro piano, spiega la società, dipenderà anche dalla raccolta ordini che si potrà effettuare nell'imminente fiera Macef. Inoltre il consiglio di amministrazione ha approvato la Relazione trimestrale al 30 settembre 2006, già esaminata in precedenti riunioni, con la sola astensione del Presidente in quanto non in carica nel periodo di riferimento. Infine, come richiesto dal Collegio Sindacale, il Consiglio di Amministrazione ha dato mandato al Presidente per convocare un'assemblea dei soci, nel minor tempo tecnico possibile, al fine di deliberare un aumento di capitale sociale tale da riequilibrare la struttura finanziaria della società. Lunedì è poi prevista a Verona alle 11 l’assemblea dei soci della Ginori.