Rassegna stampa 2006

31/10/2006

Richard Ginori nuovo padrone e futuro a rischio

I revisori di Kpmg mettono in dubbio «la continuità aziendale». Posti a rischio
Non certificata la relazione semestrale I sindacati: non è cambiato nulla, neanche con i nuovi azionisti
di Francesco Sangermano/ Firenze sull'Unità 31/10/06

POCHE RIGHE bastano per suonare come una sentenza. «La società di revisione Kpmg non è in grado di esprimere un giudizio sulla semestrale di Richard Ginori». Motivo: «l’assenza di ragionevoli e verificabili presupposti di continuità aziendale».Nonostante l’ingresso di Rocco Bormioli (eletto presidente dall’assemblea dei soci lo scorso 30 giugno), insomma, il futuro della storica azienda di porcellane di Sesto Fiorentino appare ancora decisamente a rischio.
Da febbraio i 340 lavoratori dello stabilimento sono impegnati in una vertenza durissima, culminata finora con 29 mila ore complessive di sciopero e un accordo (siglato a luglio) per tre mesi di cassa integrazione ordinaria terminati proprio ieri. E a niente, almeno per ora, sembra valso l’accordo siglato tra Bormioli e Carlo Rinaldini, attualmente socio di maggioranza di Richard Ginori, per la creazione di una Newco paritetica destinata a subentrare all’attuale proprietà.
Sulla vicenda sono infatti intervenuti ieri i revisori di Kpmg, che non hanno certificato la relazione semestrale, ponendo obiezioni sul valore degli impianti di Trequanda del gruppo Pagnossin e sull’esistenza di presupposti per la stessa continuità aziendale. Secondo il gruppo di Sesto Fiorentino, però, il valore del ramo dello stabilimento di Trequanda, conferito lo scorso 18 settembre alla controllata Vaserie Trevigiane, risulta recuperabile, a differenza di quanto indicato da Kpmg. Quanto invece all’assenza di «ragionevoli e verificabili presupposti di continuità aziendale» indicata dai revisori, il gruppo toscano ha rinviato la questione alla definizione del piano di salvataggio (annunciato da tempo ma ancora non presentato) frutto dell’accordo tra Bormioli e Rinaldini.
Il consiglio di amministrazione - si legge nella nota diffusa da Sesto Fiorentino - «ha già intrapreso «iniziative volte alla ricapitalizzazione della controllante Pagnossin (30 milioni di euro entro la fine di novembre, Ndr)», i cui effetti, secondo il consiglio stesso, «si rifletteranno positivamente anche sulla Richard Ginori 1735». Iniziative che, una volta perfezionate, consentiranno a Richard Ginori di «ripristinare rapporti normalizzati con il sistema bancario». Inoltre il consiglio, guidato dal presidente Rocco Bormioli e dall’amministratore delegato Graziano Ciarlini, ha esaminato lo scorso 13 ottobre il «piano aggiornato di ristrutturazione» del gruppo, che è ora «in corso di finitura e forma parte integrante del piano di ristrutturazione complessivo». Tale piano prevede, tra le altre cose, «adeguati aumenti di capitale di Pagnossin e di Richard Ginori, che consentiranno di provvedere ai fabbisogni per il riequilibrio della posizione finanziaria» diminuita, allo scorso 30 giugno, da 17,5 a 16,24 milioni di euro. A bloccare la definizione del piano, però sarebbe il mancato assenso delle banche creditrici, guidate da Antonveneta. Ieri, intanto, i titoli di Richard Ginori e di Pagnossin sono rimasti sospesi dalle contrattazioni di Borsa per l’intera giornata anche se, dopo il parere favorevole espresso dalla Consob, già oggi dovrebbero tornare al centro degli scambi


Richard Ginori a rischio di chiusura

La società di revisione Kpmg congela il suo giudizio sulla relazione semestrale del bilancio e avverte: senza investimenti il crollo è vicino. I sindacati: «Da mesi diciamo che il futuro della fabbrica è in pericolo»
DA IERI sono rientrati i lavoratori dopo 3 mesi di cassa integrazione: alcuni di loro si sono ritrovati «parcheggiati» e con mansioni meno qualificanti rispetto alle precedenti
di Francesco Sangermano / Firenze

«Questa notizia non ci dice niente di nuovo. Che il futuro dell’azienda sia a rischio lo diciamo da mesi. Speriamo soltanto che, ora che l’ha detto un organismo di revisione molto accreditato, questa situazione venga sul serio una volta per tutte». È laconico il commento del segretario fiorentino della Filcem-Cgil, Luca Paoli, alla notizia che la società di revisione Kpmg «non è in grado di esprimere un giudizio sulla semestrale di Richard Ginori» dal momento che ha rilevato «l’assenza di regionevoli e verificabili presupposti di continuità aziendale». Una posizione che il cda di Richard Ginori dice di «non condividere», ma che i sindacati giudicano invece «logica conseguenza» di una situazione che, se possibile, peggiora giorno dopo giorno. «Oggi (ieri, Ndr) sono rientrati in azienda i lavoratori che erano in cassa integrazione - spiega Paoli - e quello che hanno trovato è che alcuni di loro eranto stati arbitrariamente spostati a svolgere mansioni dequalificate rispetto a quelle che avevano precedentemente. Un provvedimento che ha il chiaro intento di “parcheggiarli” in attesa di coinvolgerli a breve in un nuovo procedimento di cassa integrazione che pure non è stato ancora concordato. È un’interpretazione disinvolta della cassa non come ammortizzatore per ritrovare il lavoro ma come anticamera per perderlo».
Il problema, per i sindacati che da febbraio stanno portando avanti una durissima vertenza che ha già vissuto un totale di 29mila ore di sciopero, è essenzialmente di natura finanziaria. Dall’ingresso di Rocco Bormioli (presidente dallo scorso 30 giugno) «ancora non è stato tirato fuori un centesimo, il “buco” da 30 milioni di euro continua ad esserci e si fanno strani giochi di scatole cinesi sul versante finanziario più che avere la volontà di rilanciare l’azienda». In tutto questo, dalla nomina del nuovo amministratore delegato, le parti non si sono più incontrate «e non sappiamo cosa potrà accadere alla Ginori nelle prossime settimane». L’unica certezza è che il 30 novembre scadono i termini per la ricapitalizzazione. Un appuntamento imprescindibile perché quel futuro, oggi così nebuloso, possa per lo meno iniziare a schiarirsi.

30/10/2006

RICHARD GINORI: FILCEM, NUOVO AD NON HA CAMBIATO NULLA

30/10/2006 - 15.04.46

La venuta del nuovo amministratore delegato, Graziano Ciarlini, non ha cambiato nulla sul piano finanziario e delle prospettive dell' azienda: crediamo sia giusta la posizione della società di revisione". Così Luca Paoli, segretario della Filcem Cgil di Firenze, alla notizia che la società di revisone Kpmg non è in grado di esprimere un giudizio sulla semestrale di Richard Ginori, la storica manifattura di porcellane di Sesto Fiorentino. Il sindacalista della Filcem ricorda che "permane lo stato di agitazione dei lavoratori della Richard Ginori, in attesa di capire quali saranno le prossime scelte dell' azienda".(ANSA).


RICHARD GINORI: KPMG NON CERTIFICA RELAZIONE SEMESTRALE AL 30/6

30/10/2006 - 14.45.01

La società di revisione Kpmg non ha certificato la relazione semestrale al 30 giugno scorso della
Richard Ginori in quanto mancano ''ragionevoli e verificabili presupposti per garantire la continuità aziendale". Il cda di Richard Ginori invece ''non condivide'' la posizione della società di revisione e sottolinea che ''i provvedimenti di gestione adottati e adottandi unitamente alle imminenti operazioni societarie di carattere straordinario, fanno ritenere che saranno raggiunti gli obiettivi in termini di efficienza generale e di equilibrio economico, patrimoniale e finanziario che
consentiranno il pagamento dei debiti pregressi ed in scadenza e costituiranno il presupposto per l'eliminazione dell'incertezza sollevata dalla società di revisione sulla continuità aziendale".

24/10/2006

VERTENZA Salta l’incontro con la ditta

Ginori, gli operai tutti reintegratiDubbi dei sindacati

da la Nazione 24/10/06

È saltato il primo incontro fra il nuovo amministratore delegato della Richard Ginori di Sesto e i sindacati che era stato convocato per ieri mattina. A mettersi in contatto con le organizzazioni sindacali per annunciare la disdetta è stata l’Associazione industriali di Firenze, parlando di sopraggiunti impegni del nuovo amministratore delegato della ditta, Ciarlini.
L’incontro che era stato organizzato per ieri era particolarmente importante intanto perché il primo del ‘nuovo corso’ dopo l’ingresso di Bormioli e poi perché c’era da valutare il futuro dei lavoratori in cassintegrazione. Il periodo di cassa integrazione avviato a luglio per 120 persone a rotazione scade questa settimana.
L’azienda ha fatto sapere ai sindacati attraverso l’Associazione industriali di Firenze che da lunedì tutti i lavoratori rientreranno al lavoro in azienda. Si tratta di una buona notizia ma ora il timore delle stesse organizzazioni sindacali è che l’azienda con questa mossa intenda incassare il via libera dell’Inps (che ancora non c’è) al pagamento dei contributi della cassintegrazione e poi riprendere un nuovo periodo di cassintegrazione dopo una sospensione di un paio di settimane.
«In questa situazione ci tocca fare gli avvocati del diavolo, ma purtroppo i segnali sono univoci — dichiara Luca Paoli della Cgil — Il fatto che l’incontro di ieri sia saltato all’ultimo momento ci induce a riflettere. Infatti, per interposta persona, ci è stato comunicato che a partire da lunedì tutti rientreranno a lavorare. Questo fa pensare che l’azienda voglia in qualche modo rassicurare l’Inps per ottenere i soldi della cassintegrazione e far pensare ad una ripresa produttiva stabile e magari fra 15 giorni avviare un nuovo periodo di cassintegrazione, fino a marzo del prossimo anno, e per un numero maggiore di persone. Speriamo sinceramente di sbagliarci». Nelle scorse settimane, in considerazione della situazione abbastanza incerta e turbolenta che da mesi agita la Richard Ginori l’Inps aveva deciso di rinviare l’approvazione della cassintegrazione, anche a seguito di un esposto per irregolarità presentato dai sindacati. «Dal cambio al vertice e dall’assunzione di responsabilità da parte dei nuovi soci — chiosa Paoli — ci aspettavamo un’inversione di tendenza rispetto alla gestione delle relazioni sindacali che ha contraddistinto gli ultimi mesi, ma ancora dobbiamo registrare fatti concreti».

17/10/2006

L´appello del sindaco ai rinnovati vertici perché la manifattura esca dalla crisi: "Tutti ai remi"

Sesto alla nuova Ginori "Ora un piano industriale"

ILARIA CIUTI su la Repubblica 17/10/06

«E ora tutti ai remi». E´ l´appello lanciato dal sindaco di Sesto, Gianni Gianassi, dopo il cambio ai vertici della Richard Ginori, la storica manifattura di porcellane di Sesto che sembrava ormai sull´orlo del tracollo. Adesso lo scenario cambia con l´entrata in società campo di Bormioli e con la nomina di un suo uomo, Graziano Ciarlini, come amministratore delegato al posto di Domenico Dal Bò, l´autore dell´ultimo piani industriale duramente contestato dai sindacati. «Finalmente - dice il sindaco - qualcuno nell´industria italiana si è accorto delle enormi potenzialità della Ginori». A questo punto il sindaco rinnova tutta la solidarietà ai lavoratori del manifattura, dichiara di confidare in una nuova fase e raccomanda a tutti di fare la propria parte. All´azienda perché rilanci davvero il marchio, a Confindustria perché stringa alle loro responsabilità i propri associati, ai sindacati perché continuino a reclamare chiarezza ma cerchino anche il risultato. Quanto al Comune di Sesto, Gianassi si impegna a non dare nessuna concessione all´utilizzo del vecchio stabilimento se non ne verrà costruito uno nuovo e se la manifattura non sarà rilanciata.
«Sarà necessario chinarsi tutti sui remi della barca per superare una tempesta della cui fine non vediamo ancora segnali», dice il sindaco. Non basta il ricambio ai vertici per fare sparire le nuvole, secondo Gianassi. Tutti devono lavorare per salvare la Ginori. L´azienda: «Deve smettere con i giochi finanziari e presentarsi finalmente in prima persona ai tavoli della trattativa con un nuovo piano industriale che dia il messaggio di affidabilità mancato fino ad oggi. La proprietà immobiliare, ovvero la Ginori Real Estate proprietaria delle mura dello stabilimento, «che vede la presenza di importanti imprenditori toscani» e che finora ha sottoscritto importanti contratti «nell´indifferenza verso le norme urbanistiche sestesi». Confindustria locale: «Pretenda che i suoi associati agiscano con una trasparenza finora ignorata in modo da sviluppare le iniziative societarie che non frenino ma rilancino il marchio». I sindacati: «Trattino continuando a denunciare ambiguità e furbizie ma tenendo anche conto del migliore risultato ottenibile». Lui stesso: «Il Comune di Sesto è più che disponibile a discutere del nuovo stabilimento Ginori e dei destini dell´attuale proprietà, ma solo se ciò sarà indissolubilmente legato al rilancio della manifattura».


RICHIARD GINORI Vogliono sapere più particolari sul futuro dei dipendenti e sugli investimenti promessi

I sindacati chiedono un incontro a Ciarlini

da la Nazione 17/10/06

Un incontro con il nuovo amministratore delegato per discutere del nuovo piano industriale. Una richiesta formale in questo senso è stata inviata dai rappresentanti sindacali della Richard Ginori di Sesto Fiorentino alla proprietà dell’azienda, anche a seguito dell’intervista dell’nuovo Ad al nostro giornale, a poche ore dalla sua nomina.“Abbiamo chiesto di poterci incontrare quanto prima – fanno sapere i sindacati – perché crediamo che il tavolo fra azienda e sindacati sia il luogo giusto per un confronto sui temi dello sviluppo e rilancio industriale”.
Richard Ginori vive una prolungata situazione di incertezza, ed è al centro di una dura vertenza sindacale e di una complessa battaglia finanziaria. Il confronto fra azienda e sindacati si era interrotto circa tre settimane fa quando i rappresentanti dei lavoratori avevano preso atto che con il precedente amministratore, Dal Bò, non vi fossero le condizioni di proseguire il dialogo, perché non erano chiari gli assetti azionari di Richard Ginori. La nomina di Ciarlini, espressione di quello che si avvia a diventare il nuovo socio di maggioranza di Ginori, Rocco Bormioli, da questo punto di vista sembra fare chiarezza e dare maggiori garanzie. I sindacati si preparano al confronto con il quinto amministratore negli ultimi 24 mesi, e intanto chiedono garanzie sul fronte delle risorse finanziarie e degli investimenti: “Ci chiediamo dove saranno reperite tutte le risorse necessarie a dare sostanza agli impegni annunciati, come la costruzione del nuovo stabilimento, per il quale l’azienda dichiara di voler investire 40 milioni di euro”. Ma ci sono anche questioni di gestione dello stabilimento, come l’esternalizzazione del servizio di spedizioni o il potenziamento del settore commercial, su cui il confronto si annuncia tutto in salita.

Franco Calamassi


LAVORO: RICHARD GINORI; RSU, NO TAGLI PUNTANDO SUL LUSSO

"Non tagli puntando sul lusso": Così, in una nota, la rsu della Richard Ginori si rivolge al nuovo amministratore delegato dell' azienda, Graziano Ciarlini. "Se si pensa di riproporre il vecchio piano industriale addolcendolo con la pillola di minori esuberi, non ci siamo", prosegue la nota della rsu, nella quale, inoltre, viene criticato il fatto che Ciarlini "come chi lo ha preceduto, ha sentito il bisogno di illustrare le principali linee del piano industriale prima ai giornali che ai diretti interessati: i lavoratori". Infine, i rappresentanti dei lavoratori chiedono di incontrare "al più presto" il nuovo amministratore delegato perché "illustri, nei dettagli, il cambio di rotta: sviluppo e non tagli puntando sul lusso, così come dichiarato alla stampa".(ANSA).

14/10/2006

«Ginori cambia rotta Sviluppo e non tagli puntando sul lusso»

La strategia del neo amministratore delegato
di PINO MIGLINO su la Nazione 14/10/06

— SESTO FIORENTINO —CAMBIA GUIDA la Richard Ginori, la storica manifattura di porcellane da anni afflitta da una crisi, la cui ultima cura prescritta era davvero da cavallo: 109 licenziamenti e 60 cassa integrazioni su 348 persone in organico. Cambia guida con il nuovo amministratore delegato Graziano Ciarlini che prende il posto di Domenico Dal Bò. E cambia direzione: non più tagli ma sviluppo, con produzioni di lusso che possono contare su un nome blasonato. Lo ha deciso il consiglio di amministrazione di ieri. Come spiega appunto Ciarlini, 47 anni, di Parma, laurea in economia e commercio che viene dalla Cerve, azienda di Parma di prodotti casalinghi.

Che cosa vuol dire un nuovo amministratore delegato alla Ginori?
«Sono espressione della nuova società (Bormioli al 51% e Rinaldini al 49, ndr) e del progetto di rilancio del marchio Ginori, attraverso la valorizzazione degli importantissimi asset interni, in questi anni penalizzati».
Un cambio di rotta.
«Certo, vogliamo inserirci nella moda del ritorno dei marchi storici, come Mini, Lavazza, Seleco, Brion Vega...».
Un recupero della parte artigianale sulla parte industriale...
«Della parte artistica e storica. Non una operazione nostalgia ma una riproposizione appetibile per il consumatore. E questo credo che sia la vera difficoltà: un prodotto antico e nobile ma per i tempi moderni».
Quindi la ristrutturazione, i tagli all’occupazione vanno rivisti?
«Noi tendiamo allo sviluppo dell’azienda e non ai tagli dei costi come finora si è fatto non vedendo prospettive di crescita. Le professionalità per le produzioni artistiche vanno quindi salvaguardate».
Insomma meno tagli?
«Puntiamo a questo. Se tagli ci saranno andranno rimodulati in funzione dello sviluppo attraverso un confronto con le parti sociali, sindacati ed enti locali, che porti a un patto con l’azienda, che si impegnerà alla massima occupazione possibile in cambio della elasticità nella gestione del personale che attualmente è esuberante».
Si costruirà il nuovo stabilimento?
«Sì, entro il 2010 e resterà a Sesto. Il che ci consentirà anche la valorizzazione dell’asset immobiliare. E cioè di vendere l’area attuale che è ormai nella città. Una convenienza anche per Sesto, per la comunità».
La Ginori ha un debito importante.
«Nell’immediato cercheremo di pacificare le banche, di ottenere dilazioni delle scadenze. In seguito ci sarà un aumento di capitale».
Altro punto debole è la commercializzazione.
«Direi la logistica e le difficoltà nella programmazione della produzione: ritardi nelle consegne ma anche sfasature, errori nelle consegne stesse. Se si vende un servito di caffè, non si possono mandare prima le tazzine e poi i piattini...».

13/10/2006

Ciarlini nuovo ad della Ginori

I sindacati: «Adesso trattiamo»
da l'Unità 13/10/06

La speranza è che l’avvicendamento possa aprire qualche spiraglio in una trattativa che, finora, è apparsa umn muro contro muuro insolubile. Graziano Ciarlini è da ieri il nuovo amministratore delegato di Richard Ginori 1735, la storica manifattura di porcellane di Sesto Fiorentino. Ciarlini succede a Domenico Dal Bò, l’uomo con cui si sono consumati, nei mesi scorsi, i contrasti più duri con sindacati e lavoratori. Una decisione «presa all’unanimità dal cda della società» che, riunitosi l’altro ieri, ha anche deliberato di delegare al presidente Rocco Bormioli tutti i poteri di ordinaria amministrazione e a Walter Mauri quelli del marketing strategico. Non solo. Il cda di Richrad Ginori tornerà infatti a riunirsi nuovamente domani, a Parma, «per esaminare e approvare il piano di rilancio del marchio e dell’attività commerciale dell’azienda», che prevede, tra l’altro, anche un aumento di capitale per riequilibrare una posizione finanziaria che allo stato attuale registra un passivo di circa 30 milioni.
«Speriamo che Ciarlini sia disponibile alla trattativa e apra un tavolo di confronto coi sindacati» è il commento di Luca Paoli, segretario provinciale della Filcem Cgil di Firenze. Il giudizio dell’avvicendamento, almeno per adesso, «è positivo» ma, precisa Paoli, «intendiamo verificare se da parte della proprietà c’è disponibilità a concordare un piano industriale coi rappresentanti sindacali, a ritirare i 109 licenziamenti e a recuperare i 60 lavoratori in cassa integrazione» senza dimenticare che «è ancora da capire se finanziariamente Bormioli è o meno il nuovo proprietario dell’azienda».


Ciarlini subentra a dal Bò

Nuovo ad alla Ginori è il sesto

da la Repubblica 13/10/06

NUOVO amministratore delegato alla Richard Ginori. E´ il sesto in due anni. Graziano Ciarlini prende il posto di Domenico dal Bò in seguito alla decisione presa dal consiglio di amministrazione mercoledì. Il consiglio si riunirà ancora oggi per esaminare e approvare il piano di rilancio del marchio. Piano su cui Dal Bò si era duramente e ininterrottamente scontrato con i sindacati e i lavoratori che dicono di sperare adesso in una svolta. «Siamo pronti a trattare - dice Luca Paoli, Filcem Cgil - Purchè l´azienda ritiri la minaccia di 109 licenziamenti e sia disponibile a concordare con noi e le istituzioni un piano industriale non unilaterale». Ciarlini è considerato uomo di Roco Bormioli che è entrato recentemente nell´azienda finora di proprietà di Carlo Rinaldini e da due anni in forte crisi. A Bormioli il cda ha dato tutti i poteri di ordinaria amministrazione e a Walter Mauri quelli del marketing strategico.

12/10/2006


GINORI Il sindacato denuncia situazioni al limite dell’inverosimile: «Siamo al collasso»

Gli operai bloccano la spedizione di una partita di prodotti scadenti

di Franco Calamassi su la Nazione 12/10/06

"Si sta andando a passi veloci verso la più completa paralisi produttiva": è senza precedenti, e senza mezzi termini, la denuncia appello lanciata dai sindacati della Richard Ginori sul destino della storica manifattura di porcellane sestese, e l'ultimo atto della forte contrapposizione con l'amministratore delegato della società. A due anni all'apertura di una durissima vertenza che mette in gioco il futuro stesso e la sopravvivenza dell'azienda, i sindacati adesso fanno sapere di essere vicini ad un punto di non ritorno: "La Richard Ginori rischia concretamente di andare verso un blocco produttivo e verso l'impossibilità a garantire produzione e consegne — dichiara Giovanni Nencini della Rsu di Ginori — La colpa di tutto questo sta nella scellerata politica aziendale, volta a spingere al massimo la produzione industriale del 'bianco' e a sacrificare tutte le lavorazioni manuali che stanno a valle, con l'evidente intento di massificare e industrializzare la produzione di Ginori. Ma il risultato di questa politica aziendale è che il magazzino è pieno di prodotto non finito, e che in altri reparti, dove si è più pesantemente applicata la cassaintegrazione, non ci sono persone in grado di lavorare il bianco, proseguire le lavorazioni più manuali e garantire le consegne. Siamo vicini ad una situazione di collasso".
Proprio l'eccesso quantità di prodotto stoccato nei magazzini fu all'origine della crisi finanziaria, più di due anni fa, della società guidata da Rinaldini."Ad aggravare la situazione — prosegue Nencini — c'è anche il pervicace rifiuto di richiamare dalla cassaintegrazione persone che in questo momento servirebbero in fabbrica. Siamo pieni di prodotto semilavorato che non può essere finito. Forse si vuole dimostrare che l'azienda non è in grado di produrre, ma noi a questa logica non ci stiamo".Secondo i sindacati insomma la filiera produttiva, nelle mani dell'amministratore delegato Domenico Dal Bò, è andata in tilt, e la fabbrica è completamente in ginocchio.
"O ci sono evidenti limiti tecnici nella gestione manageriale di questa azienda - rincara la dose Luca Paoli della Cgil - oppure siamo di fronte alla volontà precisa e allo scientifico tentativo di impoverire l'azienda, di dimostrare che non funziona, aggravando la situazione negativa. Faremo di tutto per difendere l'azienda e il suo patrimonio anche di conoscenze e di sapere". Nencini della Rsu racconta anche un episodio emblematico accaduto qualche giorno fa: "Siamo dovuti intervenire come sindacato con i capireparto invitandoli a non spedire una partita di prodotti già pronti per la consegna ma che a nostro giudizio non rispecchiava assolutamente gli standard qualitativi di un'azienda come Ginori".

04/10/2006


GINORI Imbarazzanti vuoti all’assemblea societaria: rappresentati solo la Retma e la Cgil. E ora l’attenzione di sposta ad Amsterdam

Presenti solo due azionisti

di Franco Calamassi su la Nazione 4/10/06

Erano in due, ieri mattina alle 11, all'assemblea degli azionisti della Richard Ginori che si è svolta nei prestigiosi e un po' austeri saloni del Museo delle Porcellane di viale Pratese a Sesto. E anche questo è forse un segno del livello di problematicità finanziaria nel quale l'azienda si dibatte da molti mesi. C'erano il rappresentante di Retma, la finanziaria di Carlo Rinaldini, la 'cassaforte' dentro la quale sta il 51% delle azioni di Ginori, e un sindacalista della Cgil, Carlo Mencobello, in forza delle 100 azioni (circa 50 euro in tutto) acquistate qualche mese dal sindacato per poter essere presente negli appuntamenti societari dell'azienda.
Assenti tutti i pezzi grossi, da Rinaldini a Bormioli, ma anche alla Starfin, socio di minoranza per il momento fuori dai giochi, l'assemblea si è limitata, con i voti dell'azionista di maggioranza, ad alcune nomine nel consiglio di amministrazione della società. Una situazione che ha provocato qualche delusione in chi si attendeva dall'assemblea degli azionisti qualche chiarimento sugli assetti azionari di Richard Ginori In attesa di questo appuntamento qualche giorno i sindacati avevano scelto di rinviare lo scontro sul piano industriale, sperando di trovarsi a che fare, nel giro di qualche giorno, con nuovi interlocutori giudicati più affidabili degli attuali. Ma la situazione di incertezza è destinata a durare ancora, almeno fino a quando non si concretizzerà l'accordo stretto fra Rinaldini e Rocco Bormioli che dovrebbe portare quest'ultimo a diventare proprietario della maggioranza delle azioni della società sestese di porcellane.
Ma i colpi di scena non sono finiti e il destino della Richard Ginori potrebbe incrociarsi con quanto decideranno nelle prossime ore i giudizi del tribunale di Amsterdam a cui si sono rivolti i rappresentanti della potente banca olandese Abn Ambro. La controllante Pagnossin - a margine dell'approvazione dei dati della semestrale (molto negativi anche per 'colpa' di Ginori e degli scioperi nella fabbrica sestese) ha fatto sapere che il giudizio sul ricorso è atteso per la giornata di domani. La banca olandese ha chiesto il sequestro del pacchetto di azioni possedute da Rinaldini a garanzia di un debito scaduto e ancora aperto con Ginori. Il credito era stato concesso a Ginori dalla Banca Antonveneta, ma da quando gli olandesi della Abn Ambro hanno acquistato la Banca Antonveneta i rapporti con Ginori sono diventati via via più tesi, con i nuovi proprietari non più intenzionati a dare ulteriore tempo a Ginori per saldare il finanziamento, fino alla clamorosa richiesta di sequestro delle azioni.Se i giudici olandesi dovessero dar corso alla richiesta di Abn Ambro, per Ginori si aprirebbe uno scenario davvero inatteso e spiazzante per tutti quanti gli attori che finora hanno occupato la scena e che dovrebbero fare i conti con un nuovo interlocutore, i cui interessi (c'è a scommetterci) saranno esclusivamente finanziari, volti a cedere le azioni al migliore offerente. E in tal caso potrebbe anche tornare d'attualità l'offerta dell'attuale socio di minoranza, la Starfin di Villa, che nelle settimane passate era sembrata essere riuscita a mettere insieme la cordata di investitori con le maggiori disponibilità finanziarie da mettere sul tavolo

28/09/2006


GINORI Ora si attenderà l’assemblea degli azionisti

Sindacati-azienda: l’incontro dagli Industriali va in ‘bianco’

di Franco Calamassi su la Nazione 28/9/06

Decidere di non decidere per evitare di arrivare ad una rottura si è risolto con un nulla di fatto l'incontro di ieri pomeriggio per la Richard Ginori nella sede dell'Associazione Industriali fra l'azienda e i sindacati.Questi ultimi hanno deciso di non scendere nel merito della trattativa per evitare di arrivare ad una rottura certa.
"Abbiamo valutato che non ci fossero proprio le condizioni per riprendere il confronto - spiega Alessandro Bianchi della Cisl - perché da parte dell'azienda manca qualcosa di certo, di chiaro, di definitivo, specie negli assetti azionari.Abbiamo di fronte in questa fase un interlocutore che non può darci se non delle risposte parziali e allora abbiamo convenuto di attendere una prossima convocazione da parte dell'Associazione Industriali dopo il 3 ottobre, data fissata per l'assemblea dei soci della Ginori".I sindacati contano sul fatto che nell'assemblea dei primi di ottobre (inizialmente prevista per giugno poi rinviata) Rinaldini e Bormioli abbiano fatto chiarezza su chi comanda in Ginori, chi possiede la maggioranza delle azioni, chi in sostanza decide la politica industriale.
Finora infatti, nonostante gli annunci, l'azienda è rimasta in uno stato di limbo.Intanto ieri sono state inviate le lettere ai lavoratori interessati al terzo turno di cassa integrazione.Fra i 20 lavoratori a casa da lunedì ce ne sono anche 25 che hanno già "osservato i primi due turni di riposo: è una rotazione beffa - commenta Bianchi - che va contro a quanto pattuito e che manda un nuovo segnale negativo".

26/09/2006


LA VERTENZASempre più aspra la polemica tra le rsu e l´ad

"Prodotti massificati per il vertice Ginori"

"Si scordano che la manifattura ha tradizioni artistiche"
da la Repubblica 26/9/06

SEMPRE più tesi i rapporti alla Ginori. Le rsu protestano per la dimostrazione fatta ieri dall´amministratore delegato Dal Bo´ e dai tecnici dell´azienda tedesca Lippert sui modi per produrre porcellane «in modo industrializzato e massificato», come spiegano i delegati. «Dal Bo´ - polemizzano - dice che quello è l´unico modo di salvare la Ginori ma si scorda che l´antica manifattura ha una tradizione artistica completamente diversa da aziende che si occupano solo di fornitura alberghiere». Secondo le rsu l´attuale dirigenza vorrebbe trasformare la storica manifattura in una fabbrica di prodotti «massificati e di scarso valore». Le rsu restano convinte che solo la qualità potrebbe rilanciare la Ginori e sostengono anche che per trasformarla in fabbrica automatizzata ci vorrebbero 16 milioni: «Difficili da trovare nello stato di indebitamento in cui è l´azienda». L´altra polemica riguarda la cassa integrazione. «Era stata concordata a rotazione - è la protesta - Invece adesso l´azienda ci ha presentato il piano per il terzo mese di cassa e 22 dei cassintegrati sono sempre gli stessi, per di più categorie protette, sindacalisti e lavoratori sgraditi all´azienda. (i.c.)

21/09/2006


GINORI L’azienda annuncia la fine della cassa integrazione a rotazione per 120 dipendenti entro metà novembre

Presto tutti al lavoro

di Franco Calamassi su la Nazione 21/9/06

I 120 lavoratori della Richard Ginori che a turno sono stati e sono in cassintegrazione fino alla prima settimana di novembre rientreranno tutti quanti in fabbrica al termine del periodo di cassintegrazione. La ripresa della normale attività produttiva entro metà novembre è stata comunicata ieri dall'azienda di Sesto Fiorentino nel corso dell'incontro fra azienda e sindacati svoltosi in associazione industriale e arrivato al termine di una due giorni di fuoco, con pesantissime accuse incrociate fra i rappresentanti dei lavoratori e l'amministratore delegato Domenico Dal Bò.
Richard Ginori si trova da mesi in una difficile situazione produttiva e finanziaria e da luglio 58 lavoratori a rotazione sono in cassintegrazione. "Il clima resta difficile e molto teso, ma diciamo che abbiamo ripreso a parlare" ha commentato a caldo appena terminato l'incontro Alessandro Bianchi della Cisl. Il rientro di tutti i lavoratori in cassintegrazione non era scontato e a più riprese i sindacati avevano paventato il rischio di licenziamenti. La sensazione è che a favore della ripresa del dialogo abbia fatto sentire il suo peso l'Associazione Industriali, preoccupata per l'inasprirsi e l'inacidirsi di una vertenza a livelli non consueti per il territorio fiorentino. "Il dialogo è ripreso sulla base della riaffermazione di due concetti - spiega Bianchi della Cisl - la volontà dell'azienda di restare a Sesto e la ripresa della normale attività produttiva al termine della cassintegrazione". Una condizione questa che probabilmente darà il via libera all'approvazione della 'cassa' da parte dell'Inps, anche dopo la richiesta di verifiche da parte del sindacato.
Le parti hanno fissato nuovi appuntamenti e in particolare si sono date appuntamento per lunedì prossimo quando alla riunione prenderanno parte anche le istituzioni locali, alle quale la Richard Ginori intende presentare una 'demo' multimediale: un filmato nel quale illustrerà i metodi di lavoro dei principali concorrenti europei e mondiali, e un profilo di quello che la proprietà intende far diventare il nuovo stabilimento di Sesto Fiorentino, da realizzarsi entro il 2010

19/09/2006


SESTO FIORENTINO

La Rsu della Richard Ginori: «Fabbrica paralizzata da 3 giorni»

da l'Unità 19/9/06

L’attacco è della Rsu aziendale: «L’amministratore delegato di Richard Ginori Dal Bò è il medico o la malattia?». La replica dello stesso Dal Bò: «La preoccupazione dell’azienda è che il caos produttivo a causa di circa 29.000 ore di scioperi selvaggi a scacchiera e a singhiozzo possa dare il colpo di grazia alla Richard Ginori». La dura vertenza tra sindacati e proprietà ha vissuto ieri un duro faccia a faccia a distanza. «Per il terzo giorno consecutivo - attaccano i sindacati - la fabbricazione è paralizzata. Mancano le materie prime e gli impianti del settore bianco sono fermi, i lavoratori addetti alle presse spostati in altri reparti (situazione che Dal Bò attribuisce a un errore nelle consegne da parte di un fornitore, Ndr). La sensazione di sbando è sempre più forte anche perché gli impianti fermi sono proprio quelli in cui Dal Bò aveva predisposto i doppi turni e dove i capireparto pressavano i lavoratori perché aumentassero l’efficienza». Secondo la Rsu «la strategia dell’ad tesa a produrre una grande quantità di prodotto industrializzato, tralasciando la produzione manifatturiera e artistica, sta fallendo per l’assoluta mancanza di lungimiranza e conoscenza dell’azienda e per gli insormontabili problemi finanziari che stanno paralizzando la Richard Ginori».


Ginori, l’ad Dal Bò replica: «Il caos creato dagli scioperi»

Secca è poi arrivata la risposta di Dal Bò. «L’azienda ha investito più di 20 milioni di euro - dice - ma durante la vertenza i sindacati di categoria e le Rsu hanno avuto una condotta che ha prodotto il caos. Se in ogni vertenza sindacale si tenesse questo’atteggiamento la dispersione del patrimonio industriale in Italia sarebbe totale». E se la produzione «è purtroppo ai minimi», per Dal Bò la causa «è la perdurante e manifesta volontà sindacale di impedire il normale svolgimento dell’attività produttiva con l’azienda che registra da tempo un livello pessimo di efficienza produttiva che fa lievitare i costi e le impedisce di essere competitiva sul mercato». E all’accusa di costringere i lavoratori a continui spostamenti, l’azienda risponde che «sta facendo ogni possibile tentativo per far girare gli impianti salvaguardando la produzione con l’obiettivo di mantenere inalterato il proprio patrimonio industriale». L’ultimo riferimento è invece alla nuova impostazione elaborata per il reparto “fabbricazione”. «Non può essere oggetto di commenti da parte delle Rsu - tuona Dal Bò - perché non ho ancora potuto spiegare il progetto. Ma nessuno vuol tralasciare la parte manifatturiera e artistica a favore di grandi quantità di prodotto industrializzato». f.san.


CRISI GINORI Lettera di accuse dell’amministratore delegato Dal Bò: «Abbiamo subito 29mila ore di scioperi selvaggi»

«Tutta colpa dei sindacati»

da la Nazione 19/9/06

E’ un Dal Bò in piena quello che ha sentito la necessità di scrivere il primo comunicato stampa in qualità di amministratore delegato di Richard Ginori e di inviarlo ai giornali. Se l’azienda va male, anzi malissimo, la colpa è di sindacati e lavoratori, è in sintesi il pensiero dell’amministratore delegato della storica manifattura di porcellane di Sesto, da due anni alle prese con una crisi prima latente poi esplosa in tutta la sua gravità. Il capo dell’azienda non punta certo sulla diplomazia: «Richard Ginori - scrive - uno dei simboli dell’Italia produttiva nel mondo, è oggi nel caos produttivo a causa di circa 29.000 ore di scioperi selvaggi a scacchiera e a singhiozzo. La nostra preoccupazione è che questo tipo di conflittualità possa dare il colpo di grazia alla Ginori. Durante la vertenza i sindacati di categoria e le R.S.U. hanno avuto una condotta che, manipolando la realtà dei fatti alle maestranze, ha prodotto il caos».La conseguenza? «La produzione è purtroppo ai minimi, a causa della perdurante e manifesta volontà dei sindacati di impedire il normale svolgimento dell’attività produttiva. Da tempo abbiamo un livello pessimo di efficienza produttiva, che fa lievitare i costi, impedendoci di essere competitivi sul mercato». Ma non basta. «A questo atteggiamento - prosegue l’Ad - provocatoriamente punitivo nei confronti dell’Azienda, aggiungiamo il forte assenteismo mai raggiunto nella storia della stessa azienda e ben superiore anche alle statistiche nazionali». Dal Bò assicura di stare lavorando per «riportare in equilibrio la situazione produttivo-economica, rilanciare l’attività, ridare fiducia al mercato e infine investire nel nuovo stabilimento che si vuole costruire a Sesto Fiorentino». In chiusura attacca infine la Cgil per aver acquistato alcune azioni e partecipato all’assemblea dei soci dello scorso giugno.A stretto giro si incarica di rispondere a Dal Bò proprio la Cgil, che alla Richard Ginori esprime 7 dei 9 rappresentanti sindacali di base: «L’Amministratore di Ginori - dichiara Luca Paoli della Filcam Cgil - dice cose che semplicemente non sono vere. Da mesi non ci sono scioperi in Ginori. Abbiamo assunto una atteggiamento di grande senso di responsabilità: dal 5 dicembre in Ginori non c’è stato un solo minuto di sciopero. E queste non sono opinioni su cui discutere, sono semplicemente i fatti. Se non riesce a portare a casa i risultati che si attendeva, non dia la colpa ai sindacati. Siamo in presenza della testimonianza di una persona in grandissima difficoltà. Stiamo inoltre valutando di dare mandato ai nostri legali per il passaggio in cui ipotizza strane connivenze della nostra organizzazione sindacale con finanziarie e altri imprenditori: la storia della Cgil non è in bocca al primo che passa».

Franco Calamassi

17/09/2006


GINORI Reazioni forti alla lettera aperta a Napolitano sul degrado dell’ambiente di lavoro dello storico marchio

«L’intera città è ferita»

di Sandra Nistri su la Nazione 17/9/06

“La Ginori sta morendo”. E’ uno scenario drammatico, con tanto di impiegati costretti a portarsi da casa la cancelleria e operai impegnati a frugare nella spazzatura alla ricerca di ferro per le manutenzioni, quello che le Rsu Ginori hanno descritto in una lettera aperta inviata alle massime istituzioni, locali e nazionali, presidente della Repubblica in testa. E ancora: «Non ci sono più i soldi per comprare le materie prime o i dispositivi di sicurezza», «L’azienda ha debiti con tutti, dall’Inps ai fornitori». «Regna l’avidità e l’egoismo. Vogliono dimostrare che questo stabilimento è cotto e creare i presupposti per la tanto agognata speculazione edilizia». Parole pesanti e affilate che non potevano non suscitare reazioni. Per la gente è l’intera città che viene ferita: «La sofferenza dei lavoratori della Ginori è di tutti i sestesi». Reazioni pesanti anche fra i politici.
‘‘E’ una lettera bellissima, vera, che si sente sgorgare dal cuore- commenta infatti il presidente del consiglio regionale Riccardo Nencini. Non è un appello, anche se sentito, che arriva da un insieme di sigle sindacali ma dagli stessi lavoratori, da chi ama profondamente questa azienda che è anche simbolo prestigioso dell’Italia nel mondo.Come Regione ci siamo già mossi e io stesso, alcuni mesi fa, sono venuto in visita alla Ginori ma ora lo scenario appare ancora più difficile rispetto a luglio: martedì parlerò con l’assessore regionale alle attività produttive Brenna e ci attiveremo con un impegno ancora più grande viste le mutate condizioni”. E’ un appello all’incontro tra le parti invece quello che fa il vicepresidente della Provincia Andrea Barducci: “ Non posso chiaramente essere a conoscenza di quanto accade ogni giorno all’interno della Ginori e perciò prendo atto di quanto scritto dai lavoratori- sottolinea. Credo che ora più che mai sia importante aprire una trattativa e prendere atto del fatto che lo scenario in cui ci si muove per la Ginori non è più quello di qualche anno fa: occorre però uno sforzo da parte di tutti, della proprietà ma anche dei sindacati”. “Una uscita così forte in piena trattativa sul piano industriale e a fronte delle notizie che giungono a riguardo degli assetti societari interpreta ancora una volta la preoccupazione che tutta la comunità ha riguardo al destino produttivo della Ginori- spiega invece il sindaco sestese Gianni Gianassi. A questo punto è necessaria la chiarezza totale da parte del nuovo socio di maggioranza tale da far prefigurare un percorso di rilancio e sviluppo. Continuo a credere che per il bene dei lavoratori sia necessario discutere a tutto campo di come ‘oggettivamente’ rilanciare la fabbrica e discutere con gli interlocutori che ci sono, se ci sono. Da parte nostra non dobbiamo che ribadire le decisioni già prese a riguardo delle presunte speculazioni immobiliari che con gli strumenti urbanistici vigenti sono semplicemente impossibili. Bene rivolgersi a Napolitano ma la partita si svolgerà sul terreno di casa cioè a Sesto Fiorentino”. Non rappresenta invece le istituzioni ma a Sesto è “una istituzione” don Silvano Nistri, parroco della Pieve di San Martino: “La Ginori è nel Dna dei sestesi, non è una fabbrica ma ‘la fabbrica’- dice. Non voglio assolutamente pensare all’ipotesi della sua scomparsa anche se quanto scrivono i lavoratori è davvero molto serio. Sarebbe una perdita irreparabile

16/09/2006


Secondo i dipendenti si punta a costruire case al posto dello stabilimento

Gli operai a Napolitano "Ginori, rischio speculazione"

Lettera al capo dello Stato
ILARIA CIUTI su la Repubblica 16/9/06

LA Ginori è in pericolo, rischia di naufragare in nome della speculazione edilizia, avvertono gli operai, rivolgendosi alle massime cariche dello Stato. L´allarme per la sorte della storica manifattura di porcellane di Sesto sale a tal punto da indurre le rsu a chiamare in causa il presidente Napolitano, il presidente della Camera Bertinotti, il ministro alle attività produttive Damiano, oltre ai presidenti della Toscana, Martini, del consiglio regionale, Nencini, della Provincia Renzi, gli assessori all´economia di Regione e Provincia e il sindaco di Sesto Gianassi. Il destino della Ginori, spiegano, non è problema locale: la manifattura è stata fin dal lontano 1735 una gloria del saper fare italiano e del panorama industriale della nazione. Ora tutto questo patrimonio, scrivono le rsu, «è nel caos» e il sospetto è che il proprietario Carlo Rinaldini e l´amministratore Domenico Dal Bo´, autore dell´ultimo piano industriale, non vogliano tanto «dimostrare che la manifattura, costi quel che costi, può comunque andare avanti con meno personale», ma che puntino dritto a «quella speculazione edilizia di cui si parla da tempo». Ovvero chiudere, vendere il marchio e, al posto dello stabilimento, costruire case.
A Napolitano, Bertinotti e Damiano, le rsu descrivono una situazione allo sbando. Il piano industriale, raccontano, ha chiesto la cassa integrazione, per operai obbligati a restare a casa mentre nei reparti manca chi faccia fronte alle necessità della produzione. «Ormai - scrivono - basta un operaio malato a fermare un reparto, tale è la scarsità di manodopera». E tanto è peggio, continuano i delegati sindacali, perché gli operai allontanati sono proprio quelli delle produzioni artistiche dove maggiore è la professionalità. Con il risultato che «si spremono i lavoratori presenti e li si costringono a continui spostamenti per tamponare le falle sobbarcandoli di compiti mai svolti e per i quali non hanno ricevuto nessuna formazione». Il risultato dipinto è disastroso: magazzini intasati da prodotti non finiti, consegne ferme, clienti insoddisfatti. E il nuovo socio Rocco Bormioli cosa fa ? chiedono le rsu. «Sta a guardare o è d´accordo con il progetto di smantellamento della manifattura edilizia?». In attesa di risposte, le rsu avvertono: «La Ginori sta morendo. Si sta piano piano estingendo a causa di una malattia che si chiama avidità e mancanza di rispetto per una storia che dura da trecento anni, di una civiltà e di un territorio. Se questo veramente avvenisse le responsabilità sarebbero di molti».

15/09/2006


Il Cda: ‘Ginori affossata da 25mila ore di scioperi’

I sindacati: ‘Bormioli venga al tavolo della trattativa’

da la Nazione 15/9/06

I sindacati si appellano a Provincia e Regione e chiedono di convocare quanto prima il tavolo istituzionale che era la "seconda gamba" dell'accordo per il salvataggio della Ginori siglato in extremis a luglio e che ha aperto le porte alla cassintegrazione a rotazione per 120 lavoratori. Ieri i sindacati di categoria hanno scritto a Comune di Sesto, Regione e Provincia per chiedere di convocare le parti in causa per parlare del futuro della Ginori, così come stabilito a luglio. In particolare all'ordine del giorno c'è la questione del nuovo stabilimento. I sindacati temono infatti che tutti i buoni propositi esposti dall'azienda non siano altro che uno specchietto per le allodole. "Ecco perchè facciamo soprattutto un appello al signor Bormioli (diventato l’azionista di maggioranza)- dichiara Massimo Guerranti della Cisl - affinché ci sia pure lui presente, in prima persona, a questo tavolo dove si decide il futuro di Ginori. Siamo convinti che la sua presenza sarebbe una buona iniezione di fiducia, soprattutto verso i lavoratori, che da tempo sono convinti di avere a che fare con un'azienda che giudicano poco affidabile. Per questo invitiamo ufficialmente Bormioli ad essere presente".
Che ci sia bisogno di migliorare i rapporti fra azienda e lavoratori lo dimostra anche il comunicato del cda di Richard Ginori che addossa agli scioperi dei mesi scorsi il cattivo andamento commerciale dell’azienda. Il Cda ha infatti approvato la relazione del primo semestre 2006 con un fatturato in calo a 17,9 mln, contro i 18,9 mln dello stesso periodo 2005, e un risultato economico che chiude in rosso a 3 mln di euro. ''La diminuzione del fatturato e la contrazione dei margini al 30 giugno 2006 - si spiega in una nota - sono da imputare in larga misura alla capogruppo i cui ricavi di vendita sono diminuiti di 2,9 mln di euro, ed il margine operativo netto si e' contratto di 2,2 mln''. Il risultato operativo negativo, spiega ancora la stessa nota, ''e' stato determinato dalle agitazioni sindacali messe in atto dalle maestranze. Tali agitazioni - si fa notare nel documento - si sono concretizzate in 25.000 ore di sciopero''.

14/09/2006


Ginori, niente cassa integrazione

da la Nazione 14/9/06

— SESTO FIORENTINO —La Commissione provinciale sulla Cassa integrazione dell’Inps ha rinviato a data da destinarsi qualsiasi decisione sulla domanda di utilizzo di Cig ordinaria presentata da Richard Ginori. Questo nonostante le forti pressioni dell’Associazioni industriali di Firenze che insistevano per una rapida accettazione. «Organizzazioni sindacali e Rsu - si legge nel comunicato - avevano da tempo denunciato il fatto che Richard Ginori tentasse di ottenere l’accettazione della domanda prima di effettuare la reale ripresa produttiva».

13/09/2006


GINORI Rapporti difficili

Altolà dell’azienda ai permessi sindacali ‘Esaurito il monte ore’

da la Nazione 13/9/06

Stop ai permessi sindacali da qui alla fine dell'anno alla Richard Ginori. L'azienda ha ufficialmente comunicato ai sindacati che si è esaurito il numero di ore per legge riservate ai rappresentanti di base per svolgere attività sindacali all'interno della fabbrica. I delegati sindacali della Rsu non potranno quindi più assentarsi dal lavoro per fare attività sindacale. Se vorranno potranno farla al di fuori dell'orario di lavoro, utilizzando il loro tempo libero.
La decisione dell'azienda, piuttosto insolita, ha colto di sorpresa i sindacati, anche se si inquadra in un clima di relazioni industriali molto difficile, che si trascina da mesi in un confronto senza esclusioni di colpi, e nel quale ognuno utilizza tutti i mezzi per mettere in difficoltà la controparte. Basti ricordare il blocco del magazzino, gli scioperi articolati su base nominale e zodiacale per la parte sindacale e il ricorso ad una cooperativa esterna per spedire la merce durante le ferie da parte della proprietà. I delegati sindacali alla Ginori sono nove: sette sono della Filcem Cgil, e uno ciascuno della Femca Cisl e della Uilcem.
"Ora non sarà più possibile fare riunioni o assistere i lavoratori nel caso ne abbiano bisogno - spiega Luca Paoli della Filma Cgil - il provvedimento dell'azienda da un punto di vista formale è inappuntabile. Le ore di permesso sindacale come è ovvio sono state consumate nel lungo impegno che è stato richiesto in questi mesi difficili per Ginori. Da parte nostra non credo che ci opporremo, perché crediamo che le regole vadano rispettate da parte di tutti e quindi anche da parte nostra. Certo questo ragionare dell'azienda in termini per dir così ragionieristici rischia di accrescere le difficoltà e non aiuta al ricomporsi di una trattativa sempre più in salita e dalle prospettive incerte".

08/09/2006


Ginori, la Filcem scrive all’Inps: «Fate controlli sulla gestione della cassa»

sull'Unità 8 Settembre 2006

LA TENSIONE resta alta. Perché da un lato il primo confronto sul piano industriale alla ripresa delle trattative si è concluso con un nulla di fatto e ha rischiato da subito di provocare una rottura. Dall’altro perché il sindacato ha deciso di rivolgersi all’Inps in merito alla gestione della cassa integrazione ordinaria da parte dell’azienda. Due questioni distinte, certo, ma la sostanza è comune: alla Richard Ginori di Sesto Fiorentino le posizioni tra la proprietà e il sindacato restano diametralmente opposte.
«L’amministratore delegato Domenico Dal Bò, ha tenuto un atteggiamento provocatorio che sembrava teso a rompere la trattativa» spiega il segretario fiorentino della Filcem-Cgil, Luca Paoli. «In virtù dell’atteggiamento di chiusura di Dal Bò - aggiunge - che ha parlato di scarsa collaborazione e di sabotaggi da parte dei sindacati e che ha ribadito di voler andare avanti con il piano industriale, è stato ritenuto opportuno chiudere presto la riunione e fissare due nuovi incontri per il 20 e il 27 settembre». Annunciando una lettera dei sindacati a Regione, Provincia e Comune per aprire un tavolo sul nuovo stabilimento della Richard Ginori che dovrebbe essere costruito a Sesto Fiorentino, Paoli ribadisce che «noi questo piano industriale non lo sosterremo mai, perché è solo un tentativo di ridimensionare l’azienda».
Un’altra lettera, invece, è stata fatta partire dalla Filcem-Cgil e dalla Rsu destinata all’Inps per chiedere un controllo alla Richard Ginori, in particolare sulla gestione della Cassa integrazione. «Dopo la firma dell’accordo per la Cigo il 13 luglio scorso - spiega uan nota - fu una brutta sorpresa vedere come la direzione aziendale avesse già un suo piano non condiviso con le organizzazioni sindacali, teso a stravolgere completamente l’organizzazione del lavoro interna allo stabilimento». f.san


IL CASO L’azienda accusata di aver continuato a utilizzare, con i dipendenti in cassa integrazione, personale esterno

Ginori denunciata all’Inps

di Franco Calamassi sulla Nazione 8/9/06

Gli ispettori dell'Inps alla Ginori. Lo chiedono i sindacati e torna ad infiammarsi la vertenza Ginori. I sindacati hanno infatti inviato una lettera esposto all'Inps per chiedere ufficialmente all'istituto della previdenza di effettuare un controllo alla Richard Ginori, denunciando la violazione delle norme sulla cassintegrazione. La lettera è stata inviata dalla Filcem Cgil e dalla Rsu della manifattura di porcellane di Sesto.
L'iniziativa rischia di creare un grosso danno alla proprietà, perché se gli ispettori dell'Inps dovessero ravvisare un comportamento dell'azienda non compatibile con la richiesta di cassintegrazione, potrebbero negarne i contributi, mettendo l'azienda nella posizione di dover sborsare di tasca propria i soldi per i lavoratori che ha tenuto e sta tendendo a casa a rotazione.
In un comunicato la Filcem Cgil ricorda come, fin da subito dopo la firma dell'accordo per la cassaintegrazione, il 13 luglio scorso, furono espresse preoccupazioni per la gestione attuata in azienda. "Fu davvero una brutta sorpresa vedere - spiega la Cgil - come la direzione aziendale avesse già un suo piano non condiviso con le organizzazioni sindacali, come era stato invece da queste richiesto con forza, teso a stravolgere completamente l'organizzazione del lavoro interna allo stabilimento". Secondo il sindacato l'azienda ha spostato "gruppi di lavoratori in reparti diversi, con postazioni lavorative del tutto scomparse, il tutto finalizzato a dimostrare come per un certo numero di persone (fra cui disabili e alcuni delegati sindacali) non fosse più possibile una collocazione in azienda".
Nell'esposto presentato all'Inps la Cgil ricorda anche che al rientro dalle ferie nel magazzino spedizioni era presente "personale esterno facente capo ad alcune cooperative di facchinaggio che, oltre alla movimentazione delle merci, sostituiva e integrava il personale Ginori in ferie o in cassaintegrazione".
Gli ispettori dell'Inps avranno anche modo di valutare una lettera a cura del direttore di stabilimento indirizzata all'amministratore delegato nella quale viene lodata "l'efficienza delle cooperative, tacciando di inefficienza il personale Ginori!".Intanto ieri l'Associazione Industriali di Firenze ha convocato le parti per riprendere la trattativa, sia sulla gestione della cassintegrazione a rotazione, sia sulla formazione dei lavoratori da riconvertire, sia sul piano industriale.
L’incontro si è risolto molto rapidamente e con un nulla di fatto. Come spiega Luca Paoli della Cgil: “'L'amministratore delegato Domenico Dal Bo', ha tenuto un atteggiamento provocatorio, che sembrava teso a rompere la trattativa, parlando di scarsa collaborazione da parte dei sindacati. Dal Bò ha ribadito di voler andare avanti con il piano industriale, ed è stato ritenuto opportuno chiudere presto la riunione e fissare due nuovi incontri per il 20 e il 27 settembre''. Per la Cgil “questo piano industriale non è sostenibile perché è solo un tentativo di ridimensionare l'azienda. Paoli ha anche annunciato una lettera dei sindacati a Regione, Provincia e Comune per aprire un tavolo di confronto sul nuovo stabilimento della Richard Ginori che dovrebbe essere costruito a Sesto Fiorentino.

06/09/2006


Accordo tra Iprei e Vetrofin

Rilancio per Pagnossin e Ginori

Cgil scontenta "Il vertice ha portato l´azienda sull´orlo del dissesto"
da la Repubblica 6/9/06

Iprei spa (guidata da Carlo Rinaldini) e Vetrofin srl (che fa capo a Rocco Bormioli) hanno sottoscritto un accordo «vincolante finalizzato alla realizzazione di un piano di ristrutturazione e rilancio del gruppo Pagnossin-Richard Ginori 1735». Lo ha reso noto un comunicato. Il nuovo accordo prevede che Pagnossin deliberi una ricapitalizzazione da 30 milioni.
L´aumento di capitale sarà riservato per 15.003.000 (50,01%) a Profind 2006 srl, società che Vetrofin capitalizzerà con il versamento di euro 12,5 milioni, mentre il restante fabbisogno finanziario (2,5 milioni di euro) sarà finanziato da una banca. La restante quota di aumento (49,99%) sarà destinata al mercato. Iprei e Vetrofin saranno legate da un patto parasociale fino al 30 aprile 2009. Vetrofin e Iprei «confermano la loro piena fiducia ed apprezzamento all´amministratore delegato Domenico Dal Bò». Infine, il nuovo accordo è sottoposto alle condizioni «che la società di revisione rilasci la certificazione dei bilanci civilistico e consolidato al 31 dicembre 2005 di Pagnossin spa» e che «le banche creditrici di Pagnossin approvino il piano di ristrutturazione del debito».
L´accordo non convince il sindacato. «Ci sono troppe variabili e troppi incastri» commenta Luca Paoli, segretario provinciale della Filcem-Cgil. «Nell´accordo si conferma la fiducia nell´attuale gruppo dirigente della Ginori, che ha portato l´azienda sull´orlo del dissesto». Paoli si dice «perplesso» anche «sulla ricapitalizzazione, che non è sufficiente per il rilancio della Ginori», e sul fatto che l´accordo «prevede il salvataggio di Pagnossin, che rischia di affossare il progetto di rilancio della Ginori».


L’AZIENDA DI SESTO I sindacati: «Prima di tutto chiarezza»

Richard Ginori a Bormioli Ed è nuovo colpo di scena

da la Nazione 6/9/06

Nuovo colpo di scena alla Richard Ginori di Sesto, destinata a finire nelle mani dell'ex imprenditore del vetro Rocco Bormioli, attraverso un complesso accordo finanziario con Carlo Rinaldini, l'attuale patron della manifattura, e utilizzando lo strumento di un aumento di capitale di Pagnossin, la società che controlla la maggioranza delle azioni Ginori.La storica manifattura di porcellane di Sesto, da due anni al centro di una difficile crisi di identità e di mercato è insomma a un passaggio probabilmente decisivo. A dare comunicazione dei nuovi assetti sono state ieri mattina, a conclusione di una trattativa protrattasi fino a tardi la sera prima, le due casseforti finanziarie di Bormioli e Rinaldini, con un comunicato congiunto.
L'accordo fra Bormioli e Rinaldini prevede che venga lanciato un aumento di capitale di 30 milioni di euro per Pagnossin e che alla fine dell'operazione Bormioli controlli, attraverso Vetrofin, il 51% di Profind, che a sua volta avrà il 50,01% delle azioni Pagnossin, che a sua volta possiede Ginori.
Una lunga catena di controllo finanziario che non convince del tutto i sindacati. «Da quanto abbiamo capito siamo ancora in una fase di profonda incertezza — dice Alessandro Bianchi della Cisl — anche perché l'accordo sottoscritto dai due finanziari è vincolato, per diventare operativo, al verificarsi di una serie di circostanze sulle quali non c'è ancora certezza: dal coinvolgimento delle banche al fatto che Consob non ritenga necessario varare un'Offerta pubblica di acquisto».La paura dei sindacati è palpabile: «Temiamo — prosegue Bianchi — che si resti nel limbo fino a novembre, senza una situazione chiara e definita. L'azienda avrebbe invece bisogno di certezze e di chiarezza». Altro elemento di debolezza è una sorta di ripartizione delle competenze che Bormioli e Rinaldini sembrano essersi ritagliati, con Bormioli a occuparsi della gestione industriale dell'azienda e Rinaldini pronto a seguire il fronte della valorizzazione immobiliare dei terreni.«Su certe questioni — è ancora il parere di Bianchi della Cisl — ci piacerebbe sapere con chi dovremo parlare. Per esempio, quando parleremo di nuovo stabilimento, dovremo riferirsi a Bormioli o a tutti e due? La nostra sensazione è che comunque anche in questo passaggio Rinaldini, nonostante la montagna di debiti, sia riuscito a restare a galla e a continuare a far parte della partita».
Preoccupazione anche per l'attuazione del Piano industriale.Nell'accordo, un passaggio fa riferimento alla riconfermata fiducia accordata da Bormioli e Rinaldini all'amministratore delegato Domenico Dal Bò, quindi indirettamente al piano di rilancio da lui messo a punto e che chiede non pochi sacrifici ai lavoratori.
Attualmente sono in Ginori (35 milioni di euro di fatturato, un export in numerosi Paesi, in particolare in Giappone e 370 dipendenti) c'è la cassintegrazione a ruotare per 120 lavoratori. Luca Paoli della Filcam Cgil raffredda gli animi: «Ci sono ancora troppe variabili e troppi incastri per poter dire che c'è già un accordo — dice — Nell' accordo si conferma la fiducia nell'attuale gruppo dirigente della Ginori, che ha portato l'azienda sull'orlo del dissesto. Siamo anche molto perplessi e scettici sulla ricapitalizzazione, che non è sufficiente per il rilancio della Ginori e sul fatto che l'accordo 'prevede il salvataggio di Pagnossin, e rischia di affossare il progetto di rilancio della Ginori». Franco Calamassi

03/09/2006


RICHARD-GINORI

Primi segnali di distensione verso i sindacati

Corsi di formazione per una decina di cassintegrati e la disponibilità a rivedere la lista del secondo turno
di Franco Calamassi su la Nazione 3/9/06

La Richard Ginori si è impegnata a predisporre entro il mese di settembre un corso di formazione professionale per una decina dei lavoratori posti in cassintegrazione.
A renderlo noto sono le Rappresentanze sindacali della Ginori, a margine della trattativa in corso con l'azienda. Quello di avviare in tempi rapidi un corso di formazione per i lavoratori posti in cassintegrazione era una delle condizioni chiave per i sindacati e uno degli elementi di forza previsto dall'accordo siglato lo scorso luglio con le istituzioni.
Da lunedì prenderà il via il secondo turno di cassintegrazione a rotazione, che interesserà 60 lavoratori. In un primo momento l'azienda aveva inserito in questo gruppo 35 lavoratori che hanno già fatto il primo mese di 'cassa', sollevando le proteste dei sindacati.Ora c'è stata la disponibilità a rivedere le liste di coloro che dovranno stare a casa da lunedì prossimo per un mese, ma soprattutto a discutere della formazione."L'azienda considera alcune mansioni 'esaurite' e noi non vogliamo che le persone che le esplicano diventino immediatamente degli esuberi. - chiosa Giovanni Nencini della Rsu - Nonostante le ultime aperture che giudichiamo importanti resta una grande e vigile attenzione sui comportanti dell'azienda e uno stato di agitazione con i lavoratori pronti a tornare ad incrociare le braccia se ve ne sarà la necessità". Intanto sempre per lunedì è in programma il consiglio di amministrazione di Ginori, rinviato nei giorni scorsi.

01/09/2006


LAVORO La decisione dei sindacati per protesta sulla gestione della cassa integrazione

Ginori, proclamato di nuovo lo stato di agitazione

da la Nazione 1/9/06

L’assemblea dei lavoratori della Richard Ginori ha proclamato ieri lo stato di agitazione per rispondere all’atteggiamento dell’azienda in materia di gestione della cassintegrazione a rotazione e di formazione.La decisione è arrivata nonostante, per ammissione degli stessi sindacati, dall’azienda siano arrivate “alcune aperture” rispetto alla proposta iniziale e alla lista dei 56 lavoratori che dovranno entrare in cassaintegrazione a partire da lunedì per sostituire i 56 per i quali si concluderà il primo turno.I sindacati mirano a spalmare la cassintegrazione sul maggior numero di lavoratori possibile, mentre accusano l’azienda di aver applicato criteri discriminatori basati sui criteri dell’efficienza produttiva.
«La trattativa è comunque ancora in corso – spiega Luca Paolo della Filcam Cgil – e speriamo che possa andare a buon fine. Trattiamo sui criteri della cassintegrazione ma anche sulla formazione, prevista dall’accordo firmato con le istituzioni».«A questo riguardo - ha ancora spigato Luca Paolo - vogliamo sgombrare il campo dal dubbio che sul tema della formazione l’azienda prenda tempo. Per noi è un banco di prova decisivo per valutare le reali intenzioni della proprietà. Rimandare questo passaggio potrebbe voler significare porre le premesse di fatto per escludere alcuni lavoratori dal ciclo produttivi e considerarli fra pochi mesi degli esuberi. Noi vogliamo evitare che questo accada».

31/08/2006


Crisi industriali. In attesa di novita, in Borsa contrattazioni altalenanti sul titolo dell'azienda di Sesto

Partita a scacchi sulla Ginori Rinaldini da forfait e salta il Cda

Il patron di Pagnossin non accetta il diktat di Bormioli, Starfin rimane alla finestra
Claudio Bozza - Il Firenze del 31/08/06

Salta, ancora una volta, il consiglio d'amministrazione decisivo di Richard Ginori, quello che avrebbe dovuto sancire l'aumento di capitale da 30 milioni euro, per ripianare la voragine che si e aperta nel bilancio dell'azienda. Ieri mattina era tutto pronto, ma il cda e stato rinviato a lunedi prossimo.
NELLA SEDEdi Sesto Fiorentino erano infatti presenti i consiglieri di Rocco Bormioli, che avrebbe gia pronto un piano di rientro, mentre mancavano all'appello i rappresentanti di Carlo Rinaldini, che attualmente detiene il pacchetto di maggioranza dell'azienda. E l'ennesimo duro colpo per i lavoratori. Ieri mattina, l'attesa per il responso del cda ha innescato un inspiegabile ed altalenante andamento del titolo azionario in borsa.
Gli investitori, speranzosi che emergessero dati positivi a margine del cda, hanno infatti iniziato a comprare a dismisura,facendo registrare +9%. Poi accordo vicino. Ma evidentemente cosi non e.
la notizia dell'incredibile retromarcia di Rinaldini ha fatto crollare le azioni fino a -6% e il titolo e stato sospeso per eccesso di ribasso, salvo essere riammesso circa un'ora dopo. In questo momento la situazione alla Richard Ginori e in un momento di estrema delicatezza. Certo, con la sua mossa Rinaldini ha dimostrato ancora una volta di voler prendere tempo e misure a Bormioli, che gli ha offerto il salvataggio dell'azienda su un piatto d'argento, a patto che si accontenti del pacchetto di minoranza (49%).
Ma il salvatore di Volare ha puntato i piedi e, non accontentandosi del diktat del re del vetro, ha preso ancora una volta tempo, anche se l'altro giorno la Iprei di Rinaldini aveva invitato i mercati alla calma, annunciando un IN AZIONE c'e infatti anche Starfin, la finanziaria bolognese che lunedi aveva annunciato a Il Fire n z e di avere gia pronto un piano finanziario ed industriale in grado di rilevare, anche totalmente, il marchio Richard Ginori.
Ma ieri da Bologna le bocche erano rigorosamente cucite. Certo e che anche quest'ultimo aspetto ha fatto ulteriormente innalzare il livello di guardia di Rinaldini, sempre piu attento a difendersi dagli attacchi di una out-sider , che attualmente detiene il 7%, ma che ha dimostrato solide credenziali economiche, oltre ad un mirato programma di rilancio prettamente industriale.
Intanto il tempo stringe. Entro i primi giorni di ottobre dovra essere varato l'aumento di capitale, mentre si fanno sempre più pressanti le richieste delle banche, che nelle settimane hanno provveduto ad un sequestro preventivo di 17 milioni di azioni. E il rischio dei libri in tribunale non e poi cosi lontano.

Il Firenze 31 Agosto 2006

RICHARD GINORI

Nuovo strappo sulla cassa integrazione

da l'Unità 31/8/06

La parola “esuberi” non la pronunciano mai. Ma, nei fatti, è come se fosse tornata prepotentemente d’attualità. La trattativa sulle modalità di gestione della cassa integrazione tra sindacati e vertici della Richard Ginori è nuovamente naufragata al primo incontro dopo il rientro dalle ferie. Nel giorno che doveva essere decisivo per dare il via libera alla ricapitalizzazione da 30 milioni di euro e che invece si è tradotto in un niente di fatto per il rinvio del Cda, si è consumata anche la rottura tra le parti.
«L'azienda - spiega Luca Paoli, segretario della Filcem-Cgil - è rimasta ferma alla proposta che prevede la cassa integrazione per 60 dipendenti, per 28 dei quali a rotazione e per i restanti 32 ordinaria. Noi abbiamo chiesto che la rotazione fosse estesa a tutti e 60, provvedimento che l’azienda ritiene impossibile perchè considera quei 32 già in esubero». Esplica il concetto. «Secondo la concezione dell’azienda nei settori dove lavorano quei 32 non c’è più lavoro come nel caso dei decoratori a mano. Tradotto significa che li considerano in esubero. Un’interpretazione che va totalmente contro lo spirito dell’accordo che avevamo raggiunto».
Oggi si terrà l’assemblea dei lavoratori e il sindacato fa già sapere che proporrà ai lavoratori nuove forme di mobilitazione. «Anche perché - conclude Paoli - il rinvio del Cda conferma per lo meno le difficoltà finanziarie di questo gruppo dirigente. Credo sia stato l’ennesimo tentativo di prender tempo pur di non lasciare spazio all’offerta di Starfin per rilevare l’intero pacchetto azionario. Molto probabilmente in gioco ci sono altri interessi e la volontà di fondo è quella di salvaguardare la presenza di Rinaldini ed evitare quindi che Ginori si stacchi da Pagnossin».

f.san.

GINORI Patron Rinaldini dice a La Nazione: «Nonostante le difficoltà, questa è una splendida azienda e poi dispone di aree di eccezionale valore»

«Chi vuole la Ginori lanci un’Opa»

di Franco Calamassi su la Nazione 31/8/06

Se c’è una cosa che non scarseggia in questo periodo alla Richard Ginori di Sesto sono i colpi di scena. Il Consiglio di Amministrazione convocato, a Parma, per prendere alcune importanti decisioni anche circa l’assetto finanziario della società, è saltato. È rinviato, “aggiornato” come spiegano gli addetti ai lavori, a lunedì prossimo, sempre a Parma. Chi si attendeva novità dal cda di ieri è rimasto deluso. Intanto in Borsa le azioni Ginori hanno registrato ieri mattina un’infiammata, con una crescita superiore al 5%, di poco inferiore all’interesse suscitato dalle azioni della capogruppo Pagnossin, che hanno avuto uno spunto positivo di oltre il 6%.
Significa che il mondo finanziario scommette su prossime novità per Ginori, al centro da alcune settimane di molti appetiti. Come conferma il patron di Ginori, titolare ancora della maggioranza dei titoli, Carlo Rinaldini: «C’è molto interesse su Ginori, anche perché da quanto mi anticipava l’amministratore delegato il secondo trimestre è andato abbastanza bene. Sono in arrivo chiarimenti a breve, ma per il momento non c’è ancora nulla di nuovo».
Circa la possibilità, ventilata da più parti, che Bormioli possa farsi promotore di un nuovo assetto al vertice, scalzando Rinaldini dalla responsabilità di azionista di maggioranza, Rinaldini getta acqua sul fuoco: «Al momento Ginori non può cambiare assetto finanziario, a meno di non lanciare un’Opa. La Ginori è di Pagnossin, e al controllo di Ginori si arriva solo attraverso un’offerta pubblica di acquisto. La cagnara che si è accesa attorno a Ginori dipende dal fatto che nonostante le difficoltà è una splendida azienda e poi dispone di aree di eccezionale valore».
Intanto sono sul piede di guerra lavoratori e sindacati. Oggetto del contendere la gestione della cassintegrazione. Dopo aver giudicato del tutto insoddisfacente la griglia di rotazione, solo parziale, proposta due giorni fa dall’azienda, ieri le rappresentanze sindacali sono tornate ad incontrarsi con la dottoressa Albertoni, responsabile del personale. Assente invece l’amministratore delegato Dal Bò. «Abbiamo presentato una nostra proposta di rotazione che coinvolge il maggior numero possibile di lavoratori – dichiarano i rappresentanti della Rsu di Ginori – e anche la richiesta di dar corso a quanto previsto dall’accordo sottoscritto in Provincia riguardo alla formazione dei lavoratori in cassintegrazione. Per l’azienda ci sono molte mansioni per le quali non c’è più lavoro, e senza un’attività di riconversione e formazione molti lavoratori sarebbero comunque destinati ad uscire dalla fabbrica». Una nuova prova di forza è alle porte. In attesa della risposta dell’amministratore Dal Bò alle proposte avanzate, per stamani è in programma un’assemblea dei lavoratori, con l’intenzione di dare una risposta immediata, ovvero probabilmente scioperi, nel caso l’azienda mantenga la sua idea di gestione della cassintegrazione.

30/08/2006


Tra Bormioli e Starfin partita a due per la Ginori

OGGI in programma il Cda che dovrebbe dare il via libera alla ricapitalizzazione
/ Firenze sull'Unità 30/8/06

A«Da una parte c’è Bormioli, dall’altra Starfin. Da una parte c’è la volontà di salvare Rinaldini, dall’altra quella di investire per davvero sul rilancio della fabbrica». Luca Paoli, segretario fiorentino della Filcem, spiega così la situazione in cui si trova la Richard Ginori di Sesto Fiorentino alla vigilia del consiglio d’amministrazione in programma oggi e che avrà come ordine del giorno la ricapitalizzazione aziendale.
Due strade nettamente separate che lasciano presagire due diversi scenari. «L’offerta da 30 milioni è stata fatta da Bormioli 3 mesi fa ma non si è ancora concretizzata - spiega Paoli - Secondo quanto sappiamo il suo obiettivo sarebbe quello di acquisire il 51% di Ginori all’interno di un’operazione finanziaria e speculativa fatta però soltanto per salvare Pagnossin e Rinaldini».
Di diverso spessore l’interesse mostrato da Starfin. «In teoria si parla in quel caso di 90 milioni di euro che sarebbero messi sul piatto solo e soltanto per la Ginori, nuovo stabilimento compreso. Ma a quello che ci risulta la proprietà non è intenzionata a prenderla in considerazione e non riusciamo a capirne il motivo considerando anche la grave esposizione debitoria che attualmente l’azienda ha con le banche».
Proprietà che, ieri, ha comunicato i nuovi criteri per la rotazione della cassa integrazione. «La prima cattiva notizia è che si è passati da 56 a 60 lavoratori interessati ma il criterio di rotazione varrà solo per 28 - spiega - Ma quel che è peggio è che, nell’analizzare le persone messe in cassa, si confermano criteri di discriminazione che riguardano donne appena rientrate da maternità, persone in malattia, delegati sindacali e in generale le categorie protette. Per questo motivo è già stata fissata un’assemblea per giovedì (domani, Ndr) che, con queste premesse, non potrà che portare a un nuovo stato di agitazione».

f.san.

Con settembre tornano alla ribalta i drammatici problemi legati al rischio occupazione

Richard Ginori, riparte la trattativa

da la Repubblica 30/8/06
Le aziende riaprono le porte e tornano sulla ribalta i problemi legati al rischio occupazione. Sono tre le fabbriche a cui i sindacati fiorentini guardano con preoccupazione. La prima è quella della Richard Ginori, dove è ripartita ieri la trattativa con i vertici aziendali. La storica ditta di porcellane di Sesto Fiorentino ha in corso una proposta di cassa integrazione per 60 dipendenti, a rotazione per 28 dipendenti e ordinaria per gli altri 32. Oggi è previsto un nuovo incontro. «Se l´azienda non cambierà atteggiamento, insieme ai rappresentanti di Fenca Cisl e Uilcem convocheremo l´assemblea dei lavoratori per decidere nuove agitazioni», dice Luca Paoli, segretario provinciale della Filcem Cgil. A metà settembre si dovrebbero definire con più chiarezza anche i destini dei lavoratori della Ote, per cui fu annunciata nello scorso aprile una procedura di cassa integrazione ordinaria di 13 settimane, complessivamente per 375 dipendenti. La terza situazione su cui potrebbe scattare un allarme è quella della Pirelli, per cui è previsto lo spostamento di una cinquantina di macchinari dalla sede di Figline in Romania. Per ora non ci sarebbero rischi per i posti di lavoro ma Cgil, Cisl e Uil chiederanno all´azienda chiarezza sul piano industriale.All´attenzione dei sindacati anche le situazioni della Ote e dello stabilimento Pirelli a Figline.

Oggi incontro a SestoGinori, riparte la vertenza sui posti di lavoro

NOSTRO SERVIZIO

Con la riapertura delle fabbriche tornano i drammatici problemi legati al rischio occupazione. Sono tre le situazioni che i sindacati fiorentini considerano con più attenzione. La prima è quella della Richard Ginori, dove è ripartita ieri la trattativa con i vertici aziendali. La storica ditta di porcellane di Sesto Fiorentino ha in corso una proposta di cassa integrazione per 60 dipendenti, a rotazione per 28 dipendenti e ordinaria per gli altri 32. Luca Paoli, segretario provinciale della Filcem Cgil, giudica «discriminatori i criteri con cui sono state compilate le liste dei lavoratori per la cassa integrazione» e considera le proposte dell´azienda «insostenibili sul piano del rispetto dell´accordo».
Oggi è previsto un nuovo incontro. «Tenteremo di correggere questa impostazione», annunciava ieri Paoli, «ma se l´azienda non cambierà atteggiamento, giovedì prossimo, insieme ai rappresentanti di Fenca Cisl e Uilcem convocheremo l´assemblea dei lavoratori per decidere nuove agitazioni».
E intorno alla metà di settembre si dovrebbero definire con più chiarezza anche i destini dei lavoratori della Ote, per cui fu annunciata nello scorso aprile una procedura di cassa integrazione ordinaria di 13 settimane per 375 dipendenti a livello nazionale. Di questa particolare situazione il segretario della Camera del lavoro di Firenze Alessio Gramolati parlò col ministro Fabio Mussi alla festa dell´Unità la sera del 31 luglio, insieme alle rappresentanze sindacali che chiesero al governo di garantire i finanziamenti del Cipe per il rinnovo dei contratti di lavoro dell´azienda.
La terza situazione su cui potrebbe scattare un allarme è quella della Pirelli, per cui è previsto lo spostamento di una cinquantina di macchinari dalla sede di Figline al nuovo stabilimento in Romania. Per ora non sembrano esserci riflessi diretti sui posti di lavoro ma Cgil, Cisl e Uil chiederanno a giorni un incontro con l´azienda per chiedere chiarimenti sul piano industriale e sul numero di macchine da trasferire o da dismettere perché considerate ormai improduttive.
All´inizio di agosto tre aziende toscane hanno fatto ricorso alla cassa integrazione straordinaria, la Panini di Livorno, la Lorenzi di Montemurlo e l´Isea di Casole d´Elsa in provincia di Siena. Tutte e tre hanno potuto ottenere con anticipo l´assegno mensile per i lavoratori grazie allo speciale fondo di 200 mila euro che la Regione ha istituito per il sostegno del reddito dei dipendenti delle fabbriche in corso di fallimento, in modo che vengano retribuiti regolarmente ogni mese. Per gli 87 lavoratori della Lorenzi, che produce scaldabagni, è stato firmata un´intesa per la cassa integrazione speciale tra Provincia di Prato, curatore fallimentare e sindacati. Nell´accordo l´impegno di salvaguardare i posti di lavoro e mantenere l´attività produttiva sul territorio provinciale, con l´eventuale procedura di cessione o di affitto dell´azienda. (s.p.)


GINORINuovo giro di casse integrazioni ma i criteri sono mortificanti. Proprietà: Bormioli punta al colpo grosso

‘Lavoratori discriminati’

da la Nazione 30/8/06
di Franco Calamassi

«La promessa rotazione nella cassintegrazione? Solo un palliativo. In realtà l’azienda applica criteri discriminatori per mettere fuori dalla fabbrica i lavoratori più deboli e meno produttivi». È naufragato nell’ennesimo muro contro muro il primo incontro fra azienda e sindacati svoltosi ieri alla Richard Ginori. Di fronte del rappresentanze sindacali e i vertici della manifattura, guidata dall’amministratore delegato Domenico Dal Bò e dalla direttrice del personale Albertoni. Lunedì prossimo dovranno rientrare al lavoro i primi 56 lavoratori a termine del primo mese di cassintegrazione, e al loro posto dovrebbero subentrare altri 56 lavoratori, in modo da rendere meno dolorosi i costi sociali della cassintegrazione. «In effetti nello schema di cassintegrazione presentatoci dall’azienda – spiega Giovanni Nencini della Rsu – si passa da 56 a 60 lavoratori, ma questo sarebbe anche il meno se non fosse che 32 lavoratori sono gli stessi che hanno fatto il primo turno di cassa. Fra di loro ci sono andicappati, persone con problemi fisici e difficoltà dipendenti comunque dal lavori». Duro il commento di Luca Paoli della Filcem Cgil: «I criteri con cui sono state compilate le liste dei lavoratori per la cassaintegrazione sono discriminatori», e se verranno mantenute così come così «potranno far saltare l’accordo».
Sindacati e azienda si incontreranno nuovamente stamani, i lavoratori promettono battaglia. Già domani potrebbe essere convocata una nuova assemblea per decidere le forme di lotta, e la più probabile è un nuovo ricorso agli scioperi. «A queste condizioni non ci stiamo – prosegue Nencini della Rsu – e siamo pronti a riprendere le forme di lotta più dure».Intanto è sempre molto caldo il fronte finanziario di Richard Ginori.
Mentre da un lato l’azionista di minoranza di Ginori, Starfin, protagonista a maggio di un fallito assalto alla maggioranza di Ginori per cui aveva offerto 29 milioni, ha dichiarato di essere pronta a mettere sul piatto 90 milioni di euro per rilevare la manifattura di porcellana e costruire il nuovo stabilimento, si susseguono le indiscrezioni di ambienti finanziari su un possibile ‘smarcamento’ di Rocco Bormioli da Carlo Rinaldini. I due finanzieri avevano siglato a giugno un intesa per il salvataggio di Ginori scorso ma una serie di vicende –fra cui il sequestro delle azioni della cassaforte di Rinaldini da parte della banca Antonveneta dopo che è divenuta di proprietà del colosso olandese Anb Ambro – sembrano aver messo i bastoni fra le ruote al perfezionamento dell’accordo. Bormioli starebbe pensando rimettere in gioco gli equilibri con Rinaldini, ribaltando la situazione attuale e assumendosi la maggioranza assoluta delle azioni.
Ancora da decifrare il ruolo di Starfin, le cui avances verso Bormioli (insieme al pacchetto di milioni di euro messo a disposizione sa una serie di investitori) resterebbero per il momento congelate.

29/08/2006


Richard Ginori, ore decisive per decidere sulla ricapitalizzazione da 20 milioni

di Francesco Sangermano sull'Unità del 29/8/06

UNA GIORNATA col fiato sospeso. Nella speranza di conoscere, oggi, se il previsto piano di ricapitalizzazione da 30 milioni di euro (atteso da giugno e condizione imprescindibile per il rilancio dell’azienda) potrà concretizzarsi o meno. Il rientro in fabbrica per gli operai della Richard Ginori è stato all’insegna della più pura incertezza. Nessun dirigente presente in azienda e quindi impossibilità di conoscere cosa i vertici dell’azienda si siano detti nella riunione che, programmata proprio per ieri, aveva l’obiettivo di stilare le prossime mosse per il risanamento finanziario della fabbrica di Sesto Fiorentino.
Tutto congelato, insomma. Compresa l’agitazione sindacale già ipotizzata dopo che, lo scorso 9 agosto, l’azienda aveva fatto ricorso a lavoratori di una cooperativa esterna per sbrigare alcune pratiche di magazzino. Tutto, ieri, si è limitato a un volantino fatto girare dalle Rsu e nel quale, oltre al succitato episodio dei lavoratori esterni accompagnati nell’inscatolamento di prodotti anche da alcuni dirigenti dell’azienda, è stata lanciata anche un’altra denuncia. «Nei giorni di ferie - spiegano i rappresentanti dei lavoratori - sono scomparsi due computer dalle scrivanie di persone messe dall’azienda in cassa integrazione. Vogliamo sperare che si tratti solamente di un caso, altrimenti sarebbe una cosa di una gravità inaudita». Intanto, però, restano sul tavolo problemi da risolvere con estrema fretta. «Entro il 4 settembre dovremo ridiscutere i metodi riguardanti la rotazione della cassa integrazione- spiega Luca Paoli, segretario fiorentino della Filcem-Cgil - ma vogliamo anche sapere cosa sia emerso dalla riunione di ieri perché senza ricapitalizzazione non è ipotizzabile pensare a un futuro per questa fabbrica». E così tutto è stato aggiornato a stamani, quando i vertici aziendali dovranno render conto ai lavoratori di quanto deciso. Poi, domani, toccherà al Cda ratificare o meno le decisioni sul prossimo futuro della Richard Ginori..


GINORI I sindacati, dopo la vertenza di inizio agosto, preferiscono rivolgersi agli avvocati. Che succede in settimana

Al lavoro, niente sciopero

di Franco Calamassi su la Nazione 29/8/06

Ha riaperto i battenti ieri mattina, al suono della tradizionale sirena, la Richard Ginori di Sesto Fiorentino. Ma dove dopo quasi un mese di ferie e di chiusura dello stabilimento, niente sembra cambiato. Né il clima di attesa misto a sfiducia dei lavoratori, né le tensioni, sempre alte all’interno dell’azienda, al centro da quasi due anni di una dura vertenza che fra giugno e luglio ha vissuto i suoi momenti più drammatici, con molti colpi di scena, fino all’accordo per una cassintegrazione per 109 operai.Ieri mattina, senza perdere tempo, le rappresentanze sindacali hanno consegnato a tutti i lavoratori rientrati dalle ferie una nota nella quale spiegavano quanto successo nei giorni di agosto di chiusura della fabbrica.
Neppure durante il periodo di chiusura Ginori ha smesso di generare tensioni e di far parlare di sé. Il ricorso, da parte della proprietà, ad una azienda esterna per garantire alcune consegne prima delle ferie, a seguito del rifiuto dei sindacati a posticipare le ferie del reparto magazzino, ha innescato un’accesa polemica, nella quale non è mancato l’intervento anche del Ministro del lavoro, Damiano, che ha stigmatizzato il comportamento di un’azienda che ha appena chiesto di far ricorso alla cassintegrazione, e annunciato che avrebbe inviato a Sesto i propri ispettori per verificare un eventuale comportamento irrispettoso dei diritti dei lavoratori.
E quello legale sembra al momento proprio uno dei nuovi fronti caldi dell’’eterna’ vertenza Ginori. Le rappresentanze sindacali annunciano infatti la volontà di denunciare l’azienda all’Inps per applicazione non regolare dei criteri della cassintegrazione, proprio in relazione all’impiego di 10 lavoratori di un’azienda esterna durante il periodo delle ferie. «Al momento l’azienda sta anticipando il salario ai lavoratori in cassintegrazione – spiega Giovanni Nencini della Rsu – e la nostra iniziativa sarà volta ancora una volta a tutelare i diritti dei lavoratori. Se l’Inps riterrà valida la nostra denuncia, allora potrebbe anche decidere di non accordare la cassintegrazione, e l’azienda dovrebbe pagarla di tasca propria».
E a proposito di cassintegrazione, c’è attesa fra i lavoratori anche perché l’azienda deve informare i sindacati su come applicare la ‘cassa’ a rotazione. Il 4 settembre scade il primo periodo, nel quale sono rimasti a casa 56 operai, e si aspetta di sapere quali dovranno essere gli altri interessati dal provvedimento. «L’azienda – prosegue Nencini – ci ha assicurato che ci darà comunicazione entro questa settimana».Ma c’è attesa anche perché l’assetto societario e finanziario di Ginori non è ancora chiaro e stabile, e in questo senso saranno importanti le decisioni che potranno essere prese nel consiglio di amministrazione in programma per domani, nel corso del quale dovrebbe essere perfezionato l’accordo con il nuovo socio di Rinaldini, l’ex re del vetro Rocco Bormioli.

27/08/2006


Ginori, ritorno in fabbrica con sciopero

Domani i lavoratori della storica fabbrica di Sesto rientrano al lavoro e preannunciano già nuove iniziative di protesta. Situazione tesa anche alla Longinotti e alla PirelliAUTUNNO CALDO Al rientro dalle ferie si ripropongono situazioni occupazionali molto delicate che, proprio nel caso della Richard Ginori, si sono addirittura incattivite nel mese di agostoC’è una settimana di tempo per ridiscutere i criteri nella rotazione della cassa integrazione

di Francesco Sangermano/ Firenze sull'Unità 27/8/06

L’ultima frattura si è consumata il 9 agosto. «Al posto delle 109 persone messe in cassa integrazione, in azienda lavorano gli addetti di una cooperativa» tuonarono le Rsu della Richard Ginori di Sesto Fiorentino. Le ferie erano già iniziate, ma in un clima già esasperato da mesi di vertenza, la cosa non poteva passare inosservata. E così domani, al rientro in fabbrica, l’argomento sarà subito all’ordine del giorno di un’assemblea tra i lavoratori. «Tutti devono sapere esattamente cosa è successo dalla voce dei loro rappresentanti» spiega Luca Paoli, segretario fiorentino della Filcem. Che dipinge un quadro della situazione affatto tranquillo. «Purtroppo nel corso delle vacanze non è cambato niente - spiega - Anzi, adesso ci troviamo davanti a un’ulteriore complicazione dal momento che la prossima settimana sarà anche l’ultima per poter discutere della nuova rotazione della cassa integrazione visto che finora non è stato fatto». Allo stato attuale i lavoratori interessati sono circa una cinquantina ma le Rsu hanno denunciato come parte di questi siano stati inseriti dall’azienda in maniera discriminatoria. «L’azienda ha promesso che avremmo ridiscusso la rotazione - dice ancora Paoli - ma il tempo per farlo scade il 4 settembre».
Ecco allora che la possibilità di nuovi scioperi è quanto mai concreta, forse proprio a partire da domani. «Questo dà la misura di quanto complicata sia la situazione - conclude Paoli - Nonostante negli ultimi mesi i lavoratori in lotta abbiano rinunciato a 3-400 euro della loro busta paga sono ancora disposti ad andare avanti». E se la Richard Ginori è la punta dell’iceberg, le realtà occupazionali a rischio sono molte altre in tutta la Toscana. Tra quelle più delicate, al ritorno dalle ferie, si preannunciano senza dubbio la situazione della Longinotti di Firenze (con la proprietà che ha portato i libri contabili in tribunale) e la Pirelli di Figline Valdarno.


11/08/2006


Ispezione ministeriale alla Ginori

Il ministro Damiano vuol verificare la regolarità nell’applicazione della cassa integrazione
da l'Unità 11/8/06

Domenica 16 giugno, prima di intervenire a un dibattito presso la Festa de l’Unità di Firenze, il ministro del lavoro Cesare Damiano aveva incontrato una rappresentanza dei lavoratori della Richard Ginori. Dopo due giorni l’intesa ponte sulla cassa integrazione sarebbe stata raggiunta, ma intanto Damiano delineò in maniera netta e precisa la linea del governo sulla vicenda della storica fabbrica di Sesto. «Come Governo monitoreremo e seguiremo da vicino questa vertenza perché questa è una vertenza nazionale: ai lavoratori ho ribadito che una delle nostre priorità è la valorizzazione e salvaguardia del made in Italy». Una promessa che il ministro dimostra di rispettare in pieno all’indomani della denuncia, da parte dei rappresentanti dei lavoratori, del ricorso da parte dell’azienda a lavoratori di una cooperativa esterna per sbrigare gli ultimi lavori di magazzino durante il mese d’agosto.
«Prendendo atto delle dichiarazioni fatte al quotidiano L’Unità da rappresentanti della Rsu della Richard Ginori - spiega il ministro del Lavoro - voglio ribadire che l’utilizzo della cassa integrazione deve avvenire nel puntuale rispetto delle norme ed in conformità alle intese stipulate tra l’azienda e le organizzazioni sindacali». I sindacati di categoria, invece, avevano denunciato come il ricorso a lavoratori esterni anziché a quelli attualmente in cassa trasformasse di fatto la cassa integrazione in un mero strumento di risparmio economico. «Conseguentemente - indica Damiano - disporrò i necessari accertamenti ispettivi per verificare la conformità della situazione in atto nella Richard Ginori alle disposizioni in materia di Cassa integrazione ed alle intese con le organizzazioni sindacali».
La situazione, ad ogni modo, resta tesa. E la tregua rappresentata dalle ferie estive pare destinata a rompersi fin dalla fine di agosto quando i lavoratori della Ginori faranno il loro ritorno all’interno dell’azienda.

Francesco Sangermano

10/08/2006


«La Ginori si affida a operai esterni»

Denuncia del sindacato: «Ad agosto utilizzati in magazzino lavoratori di una cooperativa anziché richiamare i 109 in cassa integrazione». A fine mese nuovi scioperi e forse una denuncia all’Inps
LA REPLICA dell’azienda: «Colpa degli scioperi e dei bassi rendimenti volontari dei lavoratori». Intanto la Regione anticipa la cassa integrazione per gli operai di Longinotti e Gruppo Lorenzi

di Francesco Sangermano/ Firenze sull'Unità 10/8/06

Da una parte ci sono i dipendenti in ferie. Dall’altra 109 lavoratori ormai da diverse settimane in cassa integrazione per la crisi aziendale. Nel mezzo c’è un’azienda, la Richard Ginori di Sesto Fiorentino, che nonostante il mese di agosto si trova a far fronte a una mole di ordini tale da necessitare più personale di quello in organico. La soluzione per sopperire all’eccesso di lavoro? «Ricorrere ad alcuni lavoratori di una cooperativa esterna anziché ai propri dipendenti messi in cassa integrazione» è l’accusa delle Rsu dell’azienda ai dirigenti della stessa. «La cassa integrazione non può essere utilizzata al di fuori di quanto prevede la legge - sostiene Luca Paoli, segretario generale della Filcem-Cgil di Firenze - Se un’azienda ha commesse di lavoro non può mandare a casa i suoi dipendenti e sostituirli con altri a minor costo. Talvolta si ha la sensazione che l’intento sia indebolire l’azienda, magari per dimostrare una crisi strutturale inesistente».
Non solo. Le Rsu sottolineano un aspetto che alla luce di quanto sta accadendo diventa ancora più eloquente. «Durante la lunga trattativa tra i sindacati e la proprietà della Ginori - spiegano - era stato richiesto di ritardare la cassa integrazione proprio nel magazzino spedizioni, dove in questi giorni sono impiegati i lavoratori della cooperativa, visto che tutti gli anni veniva richiesto un prolungamento dell’attività per completare le spedizioni».
In serata, poi, ecco arrivare la replica dell’azienda per bocca del suo amministratore delegato Domenico Dal Bò: «L’inefficenza causata dagli scioperi e dai bassi rendimenti volontari degli operai - spiega - ha ritardato le spedizioni nel mese di luglio e ha costretto la Richard Ginori a ricorrere ai lavoratori della cooperativa». Una spiegazione che non soddisfa i rappresentanti sindacali che così minacciano, al rientro dalle ferie, di denunciare l’accaduto all’Inps anche se «ogni singolo lavoratore può denunciare che un altra persona abbia lavorato in un’azienda al suo posto mentre si trovava a casa in cassa integrazione». Ad ogni modo è molto probabile che dal 28, giorno di rientro dalle vacanze estive, possa ripartire una nuova ondata di scioperi. «Avevamo chiesto che per un mese fosse sospesa la cassa integrazione - conclude Paoli - ma l’azienda ha risposto che non era possibile, ha chiesto ad alcuni lavoratori di ritardare le ferie e, visto il loro rifiuto, ha pensato bene di rivolgersi a lavoratori esterni creando così l’ennesima frizione coi propri lavoratori e i sindacati. Quello che è inconcepibile è che un ammortizzatore sociale come la cassa integrazione finisca per essere usato soltanto come voce di bilancio per risparmiare sui costi».
Sempre in tema di cassa integrazione, invece, buone notizie (almeno dal punto di vista economico) arrivano per i lavoratori della Longinotti e del Gruppo Lorenzi. La Regione Toscana, infatti, in considerazione della pesante situazione di crisi del manifatturiero in atto, ha previsto nel proprio bilancio uno stanziamento specifico per consentire la possibilità di anticipare i soldi della cassa ai lavoratori di aziende sottoposte a procedure concorsuali, in attesa dell’intervento dell’Inps la cui attivazione dei pagamenti richiede alcuni mesi. Per questo motivo, la Regione ha costituito un fondo regionale di solidarietà per i lavoratori in cassa integrazione per un importo di 200.000 euro, destinato a coprire le spese di interessi bancari e a garantire le anticipazioni bancarie.


sindacati: "Grave abuso". L´azienda: "Sopperiamo ai bassi rendimenti delle maestranze"

Ginori recluta operai a tempo

Intanto 109 dipendenti sono in cassa integrazione

A settembre la rsu minaccia di denunciare la situazione all´Inps

MAURIZIO BOLOGNI su la Repubblica 10/8/06

I dipendenti a spasso, in cassa integrazione, perché non c´è lavoro secondo quanto sostiene la proprietà. E gli operai di una cooperativa reclutati per svolgere le mansioni che fino ad un anno fa gravavano sul personale dell´azienda: spedire porcellane in tutto il mondo per far fronte agli ordini prima di ferragosto. E´ quanto starebbe accadendo alla Richard Ginori di Sesto secondo la denuncia dei sindacati: una provocazione, l´ennesimo episodio di una guerriglia senza tregua, violazione delle regole che spinge la rsu a minacciare di denunciare la situazione all´Inps con rischio di revoca della cassa integrazione.L´amministratore delegato di Richard Ginori, Domenico Dal Bò, replica però duramente: «Stiamo solo smaltendo la coda di ordini di luglio provocata dagli scioperi proseguiti anche dopo l´accordo sulla cigo e dai bassissimi rendimenti volontari delle maestranze».
Anche le rsu non usano mezzi termini e definiscono «scorretto» il comportamento della storica azienda di porcellana sestese. «Durante le ferie e quindi con i dipendenti fuori dello stabilimento - sostiene il sindacato - l´azienda è ricorsa a lavoratori di una cooperativa per sopperire all´eccesso di lavoro e incrementare il fatturato durante la prima settimana di chiusura. Peccato - ironizza il sindacato - che Richard Ginori stia tenendo in cassa integrazione ordinaria 109 addetti da circa un mese. La motivazione per richiedere all´Inps il denaro pubblico dell´ammortizzatore sociale? Mancanza di lavoro!». Dal Bo´ rintuzza: «Nessun eccesso di lavoro né incremento di fatturato ma solo inefficienza aziendale provocata dai lavoratori».
«Siamo indignati e preoccupati - incalza Luca Paoli, segretario generale della Filcem Cgil di Firenze - La cassa integrazione dovrebbe essere uno strumento per sostenere le aziende che sono in difficoltà e senza dubbio Ginori lo è, ma la cigo non può essere utilizzata al di fuori di quanto prevede la legge: se un´azienda ha commesse di lavoro non può mandare a casa i suoi dipendenti e sostituirli con altri a minor costo». I sindacati ricordano che durante la lunga trattativa tra i sindacati e Ginori sulla cassa integrazione era stato richiesto di ritardare l´apertura dell´ammortizzatore sociale proprio nel magazzino spedizioni, dove in questi giorni - sostiene il sindacato - sono impiegati i lavoratori della cooperativa: e questo perché tutti gli anni, in maniera strutturale, veniva richiesto un prolungamento dell´attività per consentire il completamento delle spedizioni. «Ma l´azienda - sostiene il sindacato - ha preferito, pur di mettere a casa due delegati sindacali e lavoratori a lei sgraditi, aprire fin da luglio la cassa integrazione anche in questo settore». Dal Bò replica anche a questa accusa: «Prima che i lavoratori andassero in ferie è stato chiesto loro se vi erano volontari disposti a recarsi al lavoro presso il magazzino spedizioni nella settimana dal 7 all´11 agosto per terminare le spedizioni - sostiene l´ad - ma nonostante alcuni lavoratori si fossero resi disponibili, le rappresentanze sindacali non hanno permesso che questo accadesse».
Le rsu minacciano comunque di denunciare l´accaduto all´Inps al rientro dalle ferie, ritenendo che questa cassa integrazione «è mirata a sostenere e mantenere a galla, nel mare di debiti dove rischia di affogare, il proprietario di Richard Ginori, Carlo Rinaldini, e di permettergli di continuare nei suoi giochini finanziari, che consentirebbero di salvare lui ma non la Richard Ginori e soprattutto i suoi lavoratori».


L’ACCUSA I sindacati vanno all’attacco

La Ginori è in crisi «Ma ora ricorre al lavoro esterno»

da la Nazione 10/8/06

«E’ diffuso nelle grandi e medie aziende il ricorso ai lavoratori delle cooperative, ma non lo si può fare utilizzando i soldi pubblici. Ogni lavoratore con la sua busta paga contribuisce alla causa della Richard Ginori e davanti ad un simile spreco di denaro non possiamo tacere».
Luca Paoli, segretario generale della Filcem-Cgil di Firenze, non usa mezzi termini per criticare l’operato dell’azienda di Sesto che con i dipendenti in ferie da venerdì 4 agosto e altri 109 in cassa integrazione per la crisi aziendale è ricorsa ad alcuni lavoratori di una cooperativa per sopperire all’eccesso di lavoro. Una situazione un po’ paradossale sulla quale i sindacati e le Rsu non faranno sconti.Per i lavoratori, invece, ogni giorno sembra essere più amaro. Le stesse Rsu della fabbrica sestese avevano chiesto la sospensione (anche per una settimana) della cassa integrazione e il reintegro dei lavoratori per far fronte alle spedizioni. Poi i lavoratori sarebbero rientrati in cassa integrazione: è un meccanismo collaudato che evita anche uno spreco di denaro pubblico. L’azienda invece ha detto no preferendo gli addetti di una cooperativa. «La cassa integrazione non può essere utilizzata al di fuori di quanto prevede la legge — prosegue Paoli — se un’azienda ha commesse di lavoro non può mandare a casa i suoi dipendenti e sostituirli con altri a minor costo. Troppo facile. Talvolta si ha la sensazione che l’intento sia indebolire l’azienda, magari per dimostrare una crisi strutturale inesistente. La Richard Ginori ha un modo di agire che ci lascia alquanto perplessi. Stiamo lavorando da mesi per ricreare un clima positivo nei rapporti fra azienda, lavoratori e sindacati ed ecco l’ultima trovata. Il lavoro alla Ginori c’è, non ci sono dubbi, quindi l’azienda dovrebbe impegnarsi per arrivare ad un dialogo».Le Rsu di viale Giulio Cesare sottolineano che «durante la lunga trattativa tra i sindacati e Ginori, era stato richiesto di ritardare la cassa integrazione proprio nel magazzino spedizioni, dove in questi giorni sono impiegati i lavoratori della cooperativa, visto che tutti gli anni veniva richiesto un prolungamento dell’attività per completare le spedizioni».
I rappresentanti sindacali minacciano di denunciare l’accaduto all’Inps al rientro dalle ferie e aggiungono che «una nuova ondata di scioperi con queste premesse è la previsione più probabile». I dipendenti della Ginori, lo ricordiamo, sono andati in ferie quando erano ancora in sciopero (dal 25 luglio scorso) dopo la rottura della tregua sindacale seguita all’accordo del 17 luglio, sul criterio utilizzato dalla proprietà e giudicato «discriminatorio» per la scelta delle persone da mandare in cassa integrazione. Il ricorso al personale delle cooperative o al dare in appalto alle coop interi settori di produzione, è un meccanismo consolidato da tempo nelle industrie e destinato, forse, a svilupparsi. L’appalto alla cooperativa elimina la burocrazia del contratto al lavoro dipendente e i costi di gestione sono inferiori. Per esempio, all’interno della Gkn Driveline di Campi Bisenzio che lo scorso anno superò il problema (non senza difficoltà) degli esuberi, operava già in alcuni comparti una cooperativa esterna. Settembre si preannuncia già critico per la storia fabbrica di ceramiche.

M. Serena Quercioli

26/07/2006


Richard Ginori, tregua finita da oggi nuovi scioperi

di Valeria Giglioli sull'Unità 26/7/06

Prima l’accordo che aveva scongiurato i licenziamenti per sei mesi e aveva fatto tirare un sospiro di sollievo a tutta la città. Poi la doccia fredda, con il mancato perfezionamento dell’intesa con Bormioli. Alla Richard Ginori la tregua è finita. Ieri mattina in fabbrica si è tenuta un’assemblea nel corso della quale i lavoratori hanno deciso di riprendere gli scioperi, a partire da domani fino al 5 agosto. A far precipitare la situazione è stato «l’atteggiamento della direzione aziendale - scrivono le Rsu dello storico stabilimento di Sesto Fiorentino - nella gestione della cassa integrazione ordinaria». I lavoratori contestano le modalità con cui la dirigenza ha scelto le persone destinate alla cassa integrazione e il mancato confronto con i sindacati sui trasferimenti da una mansione ad un’altra in seguito alle rotazioni. Ma temono anche che il procedimento possa sfociare nell’esternalizzazione di alcune lavorazioni.


NUOVI SCIOPERI ALLA GINORI

«Scelte discriminatorie sulla cassa integrazione»

Il sindacato: «Gli scioperi sono la conseguenza della intransigenza della proprietà Necessari chiarimenti sulla situazione finanziaria»

Il buongiorno, dunque, dopo la pausa seguita all’accordo, per i lavoratori è stato pessimo. È proprio la RSU a mettere nero su bianco le motivazioni della ripresa degli scioperi: «Denunciamo i criteri punitivi e discriminatori che hanno determinato le liste della cassa integrazione». Per le rappresentanze sindacali, nel ‘mirino’ della proprietà ci sarebbero i lavoratori delle categorie protette o con problemi di salute. E «l’azienda che ha spostato i lavoratori da un reparto all’altro senza accettare il minimo confronto preventivo». Ma la RSU mette il dito anche in un’altra piaga: «Appare concreta la possibilità di utilizzare la cassa integrazione per una ristrutturazione ‘silenziosa’ di Ginori, tale da consentire di ridimensionare o addirittura cancellare importanti settori della produzione». Il timore è che il lavoro che faceva capo alle persone in cassa integrazione possa essere dirottato ad altre aziende «dai costi e dalla qualità più bassi». Una serie di posizioni, insomma, che per la RSU mettono a rischio il confronto di settembre su piano industriale e nuovo stabilimento, perché «conferma la volontà di rottura dell’attuale gruppo dirigente».
Dure le parole del segretario Filcem Cgil, Luca Paoli: «La scelta dei lavoratori è conseguenza dell’intransigenza della proprietà su qualsiasi ipotesi di rilancio che escluda licenziamenti. E dell’uso della cassa integrazione per colpire i lavoratori più deboli». Una linea che secondo Paoli fa nascere il sospetto che «non solo si voglia ridimensionare la Ginori, ma forse cancellarla: se non è così la dirigenza lo dimostri con un atteggiamento costruttivo». Per il segretario Filcem rimane poi da chiarire la situazione finanziaria della società: «Ancora non si sa se Bormioli entrerà né quanto investirà. Dal Bò dice che è tutto regolare, ma intanto le banche hanno sequestrato le azioni e l’azienda è senza cda».

Valeria Giglioli


Dopo dieci giorni di tregua ieri l´assemblea dei lavoratori ha deciso per la linea dura

Ginori, la pace è già finita si ricomincia a scioperare

ILARIA CIUTI su la Repubblica 26/7/06

LA pace è già finita, si ricomincia a scioperare. La tregua alla Richard Ginori di Sesto è durata solo dieci giorni, l´assemblea dei lavoratori di ieri ha deciso: da oggi ricominciano le fermate quotidiane articolate che erano andate avanti da marzo fino all´accordo dello scorso 17 luglio e di fronte a cui l´amministratore delegato della storica azienda di porcellane, Domenico Dal Bò, aveva dato un ultimatum: «O smettono le proteste, o chiudiamo l´azienda».
Dopo l´ultimatum, azienda e sindacati erano riusciti ad arrivare al faticoso accordo che sventava la cassa integrazione straordinaria, ovvero l´anticamera del licenziamento, per 109 persone e la trasformava in una meno minacciosa cassa integrazione ordinaria per 186 dipendenti, in modo da garantire la rotazione. Ma sulla decisione di chi coinvolgere in questa cassa si è consumata la nuova rottura.
Le rsu denunciano che le liste di cassa sono state fatte «con criteri punitivi e discriminatori verso le categorie protette, le persone che avevano avuto problemi medici spesso legati proprio al lavoro, le donne in maternità, i delegati sindacali» e, come spiega Luca Paoli della Filcem-Cgil, «i dipendenti particolarmente bravi dei reparti modellazione, prodotti per alberghi, serigrafia». Da quest´ultimo particolare il sospetto delle rsu e di Paoli che «la cassa integrazione sia solo la prova per spostare intere produzioni all´estero, in paesi a basso costo del lavoro e a nessuna garanzia ambientale e sindacale».
A questo punto la situazione dell´azienda torna in alto mare e gravi sono le ipoteche sui due tavoli previsti per settembre, uno sul piano industriale e l´altro sul nuovo stabilimento. Spaventa anche la situazione finanziaria. Dopo che le banche, cui la Ginori deve 23 milioni entro settembre, hanno mostrato di non fidarsi sequestrando 17 milioni di euro di azioni della Retma, la finanziaria che controlla il gruppo Pagnossin, proprietario della Ginori e guidato da Carlo Rinaldini. Sull´azienda gravano anche 30 milioni di ricapitalizzazione da fare, 12 e mezzo dei quali dovrebbero arrivare da Rocco Bormioli che si è accordato per entrare al 50% ma per ora non ha tirato fuori una lira nè nominato i suoi due uomini nel consiglio di amministrazione mentre la Consob non ha dato via libera all´accordo. Bormioli potrebbe essere costretto a questo punto a lanciare l´opa ma sembra improbabile che voglia comprare azioni che valgono ora 35 centesimi al prezzo di 1,34 come ha pagato quelle acquistate da Rinaldini.

23/07/2006


SESTO Bormioli e Rinaldini devono dirimere l’intrigo finanziario delle varie società. L’accordo previsto in settimana

Ginori e le scatole cinesi

di Franco Calamassi su la Nazione 23/7/06

Bormioli e Rinaldini e i loro consulenti stanno lavorando ad un nuovo accordo fra di loro per il controllo e il salvataggio di Richard Ginori dopo che la Banca Antonveneta ha ottenuto il sequestro conservativo di 17 milioni di azioni della Retma che controlla la Pagnossin, che a sua volta controlla la Ginori, e soprattutto dopo che dalla Consob non è arrivato il via libera all’accordo siglato a maggio. Secondo fonti finanziarie un'intesa sarebbe possibile e prevista già per la settimana prossima: serve definire una nuova struttura economico-finanziaria per il salvataggio di Ginori.
Poichè Ginori è quotata in Borsa, la questione centrale adesso è se Bormioli, che è diventato azionista di riferimento insieme a Rinaldini debba o meno lanciare un’Offerta Pubblica di Acquisto, offrendo a tutti coloro che possiedono azioni Ginori un prezzo simile a quello di fatto pagato a Rinaldini. In questo caso per Rocco Bormioli la conquista di Ginori, di cui dai primi di luglio è presidente, diventerebbe assai più onerosa. L’intesa iniziale prevedeva la costituzione di una nuova società paritetica, a cui Rinaldini doveva apportare il pacchetto azionario di controllo, pari al 50,01% del capitale sociale di Pagnossin, mentre Bormioli avrebbe versato 12,5 milioni di euro.
Secondo fonti finanziarie la Consob, l’autorità di controllo della Borsa, avrebbe fatto capire informalmente che l'operazione poteva arrecare un pregiudizio al mercato. Poco ‘apprezzato’ dalla Consob anche il fatto che della nuova società Rinaldini e Bormioli abbiano il controllo alla pari, avendo ciascuno il 50% delle quote. La volontà dei soci Rinaldini e Bormioli di andare comunque avanti secondo i programmi è stata confermata anche dall’attribuzione delle nuove deleghe e responsabilità operative da parte dell’ultimo consiglio di amministrazione. Al presidente Bormioli sono stati affidati tutti i poteri di ordinaria amministrazione e al- l’amministratore delegato Domenico Dal Bò, la direzione e gestione della società. A Carlo Rinaldini sono stati affidati i poteri di coordinamento, mentre a sua figlia, Mariacarlotta Rinaldini è stato affidato il settore commerciale. Intanto i sindacati fanno sapere di aver chiesto un incontro urgente a Domenico Dal Bò per avere spiegazioni alla luce del sequestro delle azioni Retma da parte della Banca Antoneveta e delle possibilità dell’attuale assetto societario di mantenere gli impegni assunti sono pochi giorni fa.

22/07/2006


Doccia fredda sulla Ginori: accordo a rischio

Rinaldini e Bormioli non perfezionano l’intesa sul risanamento finanziario dell’azienda sesteseAssindustria preoccupata. I sindacati: «Il problema sono i debiti con le banche, non i lavoratori»
MARTEDÌ era stata ritirata la cassa integrazione straordinaria per 109 dipendenti, ma ora tutto potrebbe essere rimesso di nuovo in discussione
di Francesco Sangermano/ Firenze sull'Unità 22/7/06

La doccia fredda arriva quando tutto sembrava ormai incanalato nella giusta direzione. La trattativa fiume, l’accordo, il rischio dei 109 licenziamenti apparentemente scongiurato. Ma il destino dei lavoratori della Richard Ginori, evidentemente, è quello di dover continuare a vivere un’estate di passione. La ristrutturazione del gruppo Pagnossin da parte della Vetrofin di Carlo Bormioli, infatti, non è stata perfezionata «per il mancato avveramento delle condizioni sospensive e lo scadere dei termini originariamente previsti».
Ad annunciarlo sono stati in due differenti comunicati la società e la controllata Richard Ginori che, dal canto suo, ha precisato che per tale ragione due consiglieri, Luca Ponti e Marco Ziliotti, nominati dall’assemblea di fine giugno che ha eletto Bormioli alla presidenza, non hanno accettato la nomina nel consiglio che si è riunito l’altro ieri. Nonostante questo, però, Vetrofin e la Iprei di Carlo Rinaldini, azionista di maggioranza di Pagnossin e Richard Ginori, confermano la volontà di realizzare la ristrutturazione e stanno negoziando il contenuto del definitivo accordo. Non solo. Richard Ginori spiega che il consiglio di amministrazione, convocato per il 30 agosto, sta valutando l’opportunità di sottoporre all’assemblea del 3-6 ottobre, una proposta di aumento di capitale. E sebbene sia confermata la volontà della Richard Ginori di mantenere la localizzazione nel territorio del comune di Sesto Fiorentino, «per salvaguardare l’occupazione locale compatibilmente col piano strategico e sul presupposto che le autorità amministrative locali faranno la loro parte per consentire il raggiungimento di questo risultato», la preoccupazione delle varie parti in causa è molto alta.
«Siamo preoccupati come credo lo siano i sindacati - dice il presidente di Assindustria Firenze, Sergio Ceccuzzi - possiamo solo aspettare e vedere». Assindustria si era spesa per arrivare, martedì scorso, ad un preaccordo tra l’azienda e i sindacati ed impedire la cassa integrazione straordinaria per 109 lavoratori. «Ora dobbiamo aspettare perché il risanamento industriale che doveva essere contemplato nell’accordo - conclude Ceccuzzi - ha come precondizione il risanamento finanziario. Senza questo...». La frase non finisce, ma lascia capire bene quali atroci scenari potrebbero profilarsi in quel caso. «Quanto sta accadendo conferma purtroppo i sospetti che avevamo e dimostra che i problemi veri dell’azienda non sono i lavoratori ma i debiti con le banche» è invece l’analisi di Luca Paoli, segretario fiorentino della Filcem-Cgil. «In qualche modo - prosegue - questo getta una nuova luce su tutta la situazione, compreso l’accordo raggiunto 3 giorni fa». Tutto, insomma, potrebbe essere rimesso in discussione e, per questo, i sindacati hanno chiesto un incontro con l’amministratore delegato della Richard Ginori Domenico Dal Bò. «Vogliamo chiarimenti sulla situazione - spiega Paoli - e vogliamo sapere con quali soldi si può sostenere il rilancio dell’azienda e il piano industriale. O arriva una soluzione in tempi rapidi - conclude - oppure c’è il rischio che debbano essere portati i libri contabili in tribunale».


Ceccuzzi: «Sono preoccupato». I sindacati: «L´avevamo detto, il problema sono i debiti»

Sequestro di azioni e altri guai a rischio l´accordo sulla Ginori

NOSTRO SERVIZIO su la Repubblica 22/7/06

Un sequestro di azioni e altri guai minacciano l´accordo per salvare lo stabilimento di Sesto di Richard Ginori, il cui titolo ieri è stato nuovamente sospeso dalle contrattazioni in Borsa. Le ultime notizie mettono in allarme Assindustria e sindacato. Da un lato Vetrofin e la Iprei di Carlo Rinaldini, azionista di maggioranza di Pagnossin e Richard Ginori, ricordano che la loro volontà di realizzare la ristrutturazione rimane subordinata all´autorizzazione da parte della Consob. Dall´altro lato Pagnossin, che sta cercando di ristrutturare il proprio debito bancario, comunica che Antonveneta, banca agente del pool di banche di un finanziamento scaduto il 22 febbraio con debito residuo in linea capitale di 23 milioni, ha eseguito presso la controllata olandese Retma, la holding che possiede il controllo di Richard Ginori, un sequestro conservativo di 17 milioni di azioni. Richard Ginori spiega che il consiglio di amministrazione del 30 agosto valuterà l´opportunità di sottoporre all´assemblea del 3-6 ottobre una proposta di aumento di capitale e una fusione per incorporazione delle controllate Imgit 87 srl e Cop 84 srl in Richard Ginori. Confermata, infine, la volontà di mantenere la localizzazione nel territorio del comune di Sesto Fiorentino, ma «in un contesto di compatibilità con il piano strategico e sul presupposto - si legge nella nota - che le autorità amministrative locali faranno la loro parte per consentire il raggiungimento di questo risultato».
«Siamo preoccupati» dice Sergio Ceccuzzi, presidente di Assindustria Firenze, che si era spesa per arrivare al preaccordo di martedì scorso tra l´azienda e i sindacati per impedire la cassa integrazione straordinaria di 109 lavoratori. «Ora possiamo solo aspettare perché l´accordo stipulato ha come precondizione il risanamento finanziario». In allarme anche i sindacati che hanno chiesto un incontro urgente all´ad della Richard Ginori Domenico Dal Bò.
«Quanto sta accadendo - commenta Luca Paoli, segretario fiorentino della Filcem-Cgil - conferma purtroppo i sospetti che avevamo e dimostra che i problemi veri dell´azienda non sono i lavoratori ma i debiti con le banche. In qualche modo questo getta una nuova luce su tutta la situazione, compreso l´accordo raggiunto 3 giorni fa. Vogliamo sapere con quali soldi si può sostenere il rilancio dell´azienda e il piano industriale. O arriva una soluzione in tempi rapidi oppure c´è il rischio che debbano essere portati i libri contabili in tribunale».


SESTO L’accordo con Bormioli non è stato completato. Sequestrate le azioni del gruppo Retma che la controlla

Ginori, nell’inferno finanziario

di Franco Calamassi su la Nazione 22/6/06

Non finiscono mai i guai per la Ginori, che rischia di restare travolta dalle difficoltà finanziarie della società che la controlla, la Pagnossin di Treviso, a sua volta controllata da Carlo Rinaldini attraverso una società olandese, la Retma. La Banca Antonveneta (da alcuni mesi controllata dall’olandese Abn Ambro), per garantire un credito di 23 milioni di euro verso Pagnossin , ha ottenuto il sequestro conservativo di 17 milioni di azioni di Retma Holding, gettando Richard Ginori e Pagnossin in una situazione di estrema difficoltà. Le agenzie economiche e finanziarie parlano apertamente di rischio di un crack finanziario. Le azioni sono state sospese alla Borsa di Milano. Per il momento nessuna azione del genere è stata intrapresa dai creditori di Ginori, Unicredit in prima fila, che attende di riscuotere un debito da diversi mesi.La discesa in campo del re del vetro, Rocco Bormioli, annunciata solo tre settimane fa sembra per il momento non aver prodotto quella inversione di tendenza attesa. Anzi, nelle stesse ore in cui veniva confermata la notizia del sequestro delle azioni di Rinaldini, due note distinte di Bormioli e Rinaldini informavano che l’ingresso di Rocco Bormioli nel capitale Pagnossin e quindi indirettamente in Ginori, di cui è diventato Presidente, “non e' stata perfezionata per il mancato avveramento delle condizioni sospensive e lo scadere dei termini originariamente previsti”.
Contestualmente per questa ragione si sono dimessi dal consiglio di amministrazione di Ginori anche due consiglieri eletti solo tre settimane prima. Si tratta di Luca Ponti e Marco Ziliotti, nominati dall'assemblea di fine giugno che ha eletto Bormioli alla presidenza. Rinaldini e Bormioli hanno tuttavia confermato che i programmi andranno avanti e che procederanno alla ristrutturazione industriale e finanziaria, e anche che stanno negoziando il contenuto definitivo dell’accordo. In particolare Bormioli vuole esser certo, con l’autorizzazione attesa dalla Consab, di non dover lanciare un’Opa (offerta pubblica di acquisto) che sarebbe per lui molto, forse troppo, onerosa.Per mettere ordine nella situazione Richard Ginori ha convocato un nuovo consiglio di amministrazione per il 30 agosto, e sta valutando l'opportunità di sottoporre all'assemblea ai primi di ottobre una proposta di aumento di capitale, forse di almeno una decina di milioni. Ma per risolvere i problemi finanziari potrebbe essere decisiva la decisione di Rinaldini di mettere sul piatto i valori immobiliari delle proprietà a Treviso, dove ha ottenuto il via libera per una valorizzazione immobiliare di parte dei terreni dove sorgevano gli impianti produttivi di Pagnossin. E’ in sostanza allo studio una fusione per incorporazione in Richard Ginori delle società Imgit 87 srl e Cop 84 srl , prive di debiti e veicolo dell'operazione di valorizzazione e cessione del complesso immobiliare di Quinto di Treviso.Gli ultimi drammatici sviluppi finanziari che sono rimbalzati da Milano hanno scosso hanno il mondo economico e sindacale fiorentino.
Il presidente dell’Associazione Industriali di Firenze, Sergio Ceccuzzi, ha commentato: ''Siamo preoccupati. Possiamo solo aspettare e vedere. Il risanamento industriale su cui abbiamo trovato un accordo solo pochi giorni fa ha come precondizione il risanamento finanziario”. Duro il commento dei sindacati, che in qualche modo sono quelli che hanno mostrato minor sorpresa per quanto sta avvenendo: “'Quanto sta accadendo conferma purtroppo i sospetti che avevamo e dimostra che i problemi veri dell'azienda non sono i lavoratori ma i debiti con le banche'. Cosi' Luca Paoli, segretario della Filcem-Cgil. ''Vogliamo chiarimenti sulla situazione - spiega Paoli - e vogliamo sapere con quali soldi si puo' sostenere il rilancio dell'azienda e il piano industriale. O arriva una soluzione in tempi rapidi o adesso è più concreto il rischio che debbano essere portati i libri contabili in tribunale''.

21/07/2006


RICHARD GINORI (FI): FILCEM, PROBLEMA SONO I DEBITI

''Quanto sta accadendo conferma purtroppo i sospetti che avevamo e dimostra che i problemi veri dell'azienda non sono i lavoratori ma i debiti con le banche. In qualche modo questo getta una nuova luce su tutta la situazione, compreso l'accordo raggiunto tre giorni fa''. A dirlo è il segretario della Filcem-Cgil di Firenze Luca Paoli, commentando le ultime notizie sulla Richard Ginori di Sesto Fiorentino. I sindacati e l'azienda avevano siglato martedì scorso un preaccordo per evitare la cassa integrazione per 109 lavoratori della storica manifattura. Adesso tutto potrebbe essere rimesso in discussione e, per questo, i sindacati hanno chiesto un incontro con l'amministratore delegato della Richard Ginori Domenico Dal Bò: ''Vogliamo chiarimenti sulla situazione e vogliamo sapere con quali soldi si può sostenere il rilancio dell'azienda e il piano industriale. O arriva una soluzione in tempi rapidi oppure c'è il rischio che debbano essere portati i libri contabili in tribunale''.

21/07/2006 14.26
21 Luglio 2006 11:16 FIRENZE (ANSA)

RICHARD GINORI: INDUSTRIALI FIRENZE, POSSIAMO SOLO ASPETTARE

PRESIDENTE CECCUZZI, RISANAMENTO FINANZIARIO PRECODIZIONE
(ANSA) - FIRENZE, 21 LUG -

"Siamo preoccupati come credo lo siano i sindacati: possiamo solo aspettare e vedere". Questo il primo commento del presidente di Assindustria Firenze Sergio Ceccuzzi dopo le ultime notizie sulla Richard Ginori di Carlo Rinaldini e il mancato perfezionamento degli accordi tra Pagnossin e la Vetrofin di Carlo Bormioli che, all'ultima assemblea, della storica azienda era stato nominato presidente. Assindustria si era spesa per arrivare ad un accordo tra l'azienda e i sindacati ed impedire la cassa integrazione straordinaria per 109 lavoratori. L'accordo, o meglio un preaccordo per impedire la messa in mobilità dei dipendenti, è stato siglato martedì scorso, dopo oltre 15 ore di trattativa. "Ora dobbiamo aspettare perché il risanamento industriale che doveva essere contemplato nell'accordo - ha concluso Ceccuzzi, ricordando che a settembre è previsto un nuovo incontro tra sindacati e azienda - ha come precondizione il risanamento finanziario. Senza questo ....". (ANSA).


Pagnossin: queste le ultime novità

12:37:12 - 21/07/2006

Pagnossin Spa e Iprei Spa hanno comunicano congiuntamente quanto segue:
1. gli accordi prima d’ora intercorsi tra Vetrofin Srl ed Iprei Spa, così come pattuiti e strutturati, non si sono potuti perfezionare a causa del mancato avveramento delle condizioni sospensive e dello scadere dei termini originariamente previsti; Vetrofin ed Iprei stanno negoziando il contenuto del definitivo accordo ed hanno confermato la loro volontà di realizzare l’operazione per la ristrutturazione del gruppo Pagnossin; ciò è testimoniato anche dal fatto che il dott. Rocco Bormioli, nelle more del definitivo accordo, ha accettato di assumere la presidenza di Richard-Ginori 1735 Spa;
2. l’accordo resta sempre condizionato all’ottenimento dell’autorizzazione, da parte di Consob, all’esecuzione dell’operazione in esenzione da obblighi di Opa, nonché all’ottenimento della garanzia per il collocamento della parte di aumento di capitale destinata al mercato;
3. Pagnossin sta operando per ottenere la ristrutturazione del debito bancario;
4. all’avverarsi di quanto sopra esposto si realizzeranno anche i presupposti affinché la società di revisione possa rilasciare la certificazione dei bilanci 2005.
All’avverarsi di quanto sopra sarà effettuata l’operazione di aumento di capitale di Pagnossin Spa, finalizzata alla raccolta di nuova liquidità (mezzi propri) per euro 30 milioni. Pagnossin ha reso inoltre noto che Banca Antonveneta Spa, in qualità di banca agente del pool di banche di cui al contratto di finanziamento del 22 febbraio 2002 scaduto il 22 febbraio 2006 con debito residuo in linea capitale di euro 23 milioni, “ha comunicato di aver eseguito presso la controllata olandese Retma Holding BV sequestro conservativo su 17 milioni di azioni che Pagnossin Spa possiede in Retma Holding BV; il provvedimento sarà notificato a Pagnossin nei termini di legge”.“Il suddetto provvedimento – in ordine al quale Pagnossin si riserva ogni valutazione - non dovrebbe costituire causa ostativa alla operazioni di ristrutturazione in atto”, conclude la nota di Pagnossin, il cui titolo oggi resta immobile a 0,693 euro per azione (invariato) con scambi ridotti al lumicino, inferiori agli 8 mila titoli. (l.s.)

Richard Ginori in calo dopo slittamento accordo Bormioli-Pagnossin

12:25:57 - 21/07/2006

In una nota diffusa ieri in tarda sera, Richard-Ginori, oggi in calo del 3,78% a 0,356 euro per azione a Piazza Affari, informa che nel corso della riunione il dott. Rocco Bormioli ha precisato “che gli accordi prima d’ora intercorsi tra Vetrofin srl ed Iprei Spa, così come pattuiti e strutturati, riguardanti la ricapitalizzazione e la ristrutturazione della capogruppo Pagnossin Spa non si sono potuti perfezionare a causa del mancato avveramento delle condizioni sospensive”. In ragione del mancato avveramento di dette condizioni l’avv. Luca Ponti e il dott. Marco Ziliotti hanno ritenuto di non accettare le cariche. Vetrofin srl ed Iprei Spa stanno negoziando – con l’obiettivo di essere perfezionato in questi giorni - il contenuto del definitivo (nuovo) accordo ed hanno confermato, si legge nella nota, la loro volontà di realizzare l’operazione per la ristrutturazione del gruppo Pagnossin; “ciò è testimoniato anche dal fatto che il dott. Rocco Bormioli, quale ulteriore dimostrazione della sua fiducia che l’accordo possa concludersi positivamente, ha accettato di assumere la presidenza di Richard-Ginori 1735 Spa”.L’accordo dovrà essere rispettoso delle indicazioni e delle prescrizioni che dovessero esser impartite da Consob e resta sempre condizionato all’ottenimento dell’autorizzazione, da parte di Consob, all’esecuzione dell’operazione in esenzione da obblighi di Opa, nonché all’ottenimento della garanzia per il collocamento della parte di aumento di capitale destinata al mercato.La capogruppo e Richard-Ginori 1735 Spa stanno operando per il raggiungimento dell’accordo di ristrutturazione del debito bancario, “prodromico all’ottenimento della certificazione dei bilanci 2005 e dell’aumento di capitale della capogruppo”.La mancata accettazione delle cariche da parte dell’Avv. Ponti e del dott. Ziliotti non determina alcuna influenza nè limitazione sulla pienezza delle facoltà e dei poteri dell’attuale Cda, precisa la nota; la nomina dei due consiglieri non accettanti la carica è di competenza dell’assemblea e pertanto il Cda ha deciso di convocare l’assemblea per il giorni 3 / 6 ottobre 2006, alle ore 11,00 per deliberare sulla nomina di 2 amministratori onde integrare a 7 il numero dei componenti del Cda, così come stabilito dall’assemblea del 30 giugno us. (l.s.)


Pagnossin, le banche all’attacco

da Milano su il Giornale 21/7/06

Il gruppo di banche creditrici di Pagnossin, di cui è capofila Antonveneta, avrebbe ottenuto - secondo quanto risulta all'agenzia Radiocor - il sequestro conservativo di titoli Retma, la holding olandese tramite cui Pagnossin controlla Richard Ginori. Il credito complessivo ammonta a circa 23 milioni di euro. Alla Retma holding bv (controllata al 100% da Pagnossin) fa capo il 57,9% della Richard Ginori. Non risultano invece iniziative da parte del pool di banche creditrici della stessa Ginori, che è guidato da Unicredit.Ambienti vicini alla società veneta minimizzano precisando che si tratta di un semplice «atto formale», e che le azioni già da tempo erano state messe a disposizione degli istituti a titolo di garanzia.Nella riunione di ieri il consiglio della Ginori - secondo quanto riferiscono fonti finanziarie - ha deciso di convocare per il 3 ottobre un'assemblea degli azionisti per la nomina di due amministratori al posto di Luca Ponti e Marco Ziliotti che sono stati nominati all'assemblea del 30 giugno, ma non hanno accettato l'incarico. L'obiettivo è quello di arrivare entro il 3 ottobre a una soluzione per il complesso percorso di ristrutturazione del gruppo, che ha visto recentemente la discesa di campo di Rocco Bormioli, nominato presidente della Ginori dall'assemblea di fine giugno.In attesa di una nota delle società, i titoli Pagnossin e Ginori sono stati sospesi alla seduta di ieri di Piazza Affari.

19/07/2006


RICHARD GINORI

Quindici ore di trattativa, poi l´accordo. Riguarda 109 lavoratori con rotazione

Cassa integrazione fino al 20 ottobre
da la Repubblica 19/7/06

Da settembre due tavoli per discutere anche del nuovo stabilimentoL´azienda dovrà costruire prima gli impianti e solo dopo abitazioni nell´area
QUINDICI ore di aspra trattativa tra azienda e sindacati. Poi l´accordo alla mezzanotte di lunedì scorso. Alla Richard Ginori è stata concordata la casa integrazione ordinaria fino al 20 ottobre, invece della straordinaria (che prelude al licenziamento), per i 109 dipendenti dichiarati dal piano industriale in esubero. Anzi, per permettere la rotazione i lavoratori coinvolti saranno 186. E questo è stato uno dei punti spinosi della trattativa; decisi a volere la rotazione i sindacati per evitare che la cassa somigliasse al licenziamento, meno convinta l´azienda. Alla fine si verificherà la rotazione di mese in mese. E´ stato anche firmato un protocollo in cui si fissano per settembre due tavoli. Uno, sindacale, per discutere di piano industriale e uno istituzionale dove si parlerà del nuovo stabilimento che l´azienda deve costruire a Sesto e il punto più combattuto è stato l´inserimento della cosiddetta clausola di salvaguardia, come spiega Luca Paoli della Filcem Cgil. «La clausola assicura prima la costruzione dello stabilimento e poi le concessioni per costruire abitazioni nell´area attuale», spiega Paoli.
Ieri i lavoratori hanno tutti approvato l´accordo meno due. «E´ una piccola tregua - avverte Paoli - Si è trattato di un accordo sofferto, spesso la trattativa è stata sul punto di rompersi, le posizioni rimangono distanti, ma ora l´azienda non ha più alibi». Un accordo che non ha accettato la tregua sindacale fino al 20 ottobre chiesta dall´azienda e che non conclude ma apre la possibilità di una trattativa.
«Ha vinto l´idea del confronto sul piano industriale e il nuovo stabilimento senza lo spettro della cassa integrazione straordinaria - conclude il segretario della Cgil di Sesto, Mauro Fuso - Adesso si tratterà sullo stabilimento e la salvaguardia dell´occupazione». (i.c.)


RICHARD - GINORI L’intesa raggiunta dopo 15 ore ininterrotte di trattativa. Riguarda 180 dipendenti

Firmato l’accordo ponte

di Franco Calamassi su la Nazione 19/7/06

Più che un accordo è una tregua. Più che una pace, è una tregua armata. Ci sono volute 15 ore ininterrotte di trattativa fra azienda e sindacati per arrivare a firmare un accordo per la Richard Ginori di Sesto Fiorentino. 15 ore durante le quali l’intesa è parsa in più occasioni vicina a saltare. Poi, intorno alle 23.30 di lunedì scorso, la sigla dell’intesa. Che prevede 13 settimane di cassintegrazione, con sospensione per il periodo di ferie, fino al 20 di ottobre, e rotazione fra i lavoratori. Ad essere interessati dal provvedimento saranno in 180, ma a tutti viene assicurato il rientro in fabbrica al termine del periodo di cassintegrazione. L’azienda si è comunque riservata la possibilità di richiedere altre 13 settimane di cassintegrazione.Si mette così per il momento fine ad una vertenza lunga ed estenuante durata diversi mesi e che ha visto momenti di tensione molto alta, oltre che la mobilitazione di un’intera città ed istituzioni locali.C’è comunque la consapevolezza che si tratta di un’intesa fragile, che potrebbe rompersi entro poco tempo, prima della sua scadenza naturale.
L’azienda aveva chiesto ai rappresentanti dei lavoratori di rinunciare agli scioperi e alle agitazioni durante questo periodo, ma i sindacati non hanno voluto firmare cambiali in bianco e su questo punto la tensione è stata molto alta.«Non dobbiamo dare la sensazione di essere ad un punto d’arrivo - dichiara Luca Paoli della Cgil – credo che nei prossimi mesi ci troveremo di fronte ad un percorso piuttosto accidentato e che rischia di riservare ancora molte sorprese».Oltre all’accordo sulla cassintegrazione, azienda e sindacati hanno firmato anche un protocollo d’intenti, per avviare, a partire da settembre, due tavoli di confronto. Il primo sul piano industriale (su cui restano profonde divergenze), e il secondo per il nuovo stabilimento. In questo secondo caso i sindacati hanno ottenuto che si tratti di un tavolo istituzionale, a cui partecipino anche gli enti locali coinvolti.
Significative le note al verbale che i sindacati hanno chiesto di aggiungere e su cui non è stato raggiunto un accordo. Si tratta della richiesta di coinvolgere anche Ginori Real Estate, la società immobiliare proprietaria dei terreni di viale Giulio Cesare, nella trattativa per il nuovo stabilimento, e soprattutto della necessità di inserire una clausola di salvaguardia: «chiediamo che prima che vengano approvate le concessioni per costruire là dove adesso c’è la fabbrica sia aperto e funzionante il nuovo stabilimento», conclude Luca Paoli. Il timore diffuso fra lavoratori e sindacati è che l’azienda possa “incassare” il via libera ad edificare, senza garanzie per il mantenimento dell’attività produttiva. L'accordo sulla cassa integrazione è stato comunque approvato, a maggioranza dall'assemblea dei lavoratori convocata per ieri mattina.
Le rappresentanze sindacali di base hanno comunque deciso, sulla scorta della linea del massimo coinvolgimento nella vertenza della società civile di dare ampio risalto all'accordo. Il testo dello stesso è stato infatti messo a disposizione su internet di tutti quanti vogliano leggerlo. Chi è interessato può andare sul sito www.laginorisiamonoi.net lo stesso dove nelle scorse settimane oltre 2500 persone hanno sottoscritto l'appello per salvare la storica manifattura di porcellane sestese.

18/07/2006


SESTO FIORENTINO«A rischio l’intesa sulla cassaintegrazione»

Ginori, un altro giorno di trattativeAccordo sul nuovo stabilimento

da la Nazione 18/7/06

Seduta fiume per tutta la giornata di ieri sul futuro della Richard Ginori e dei suoi lavoratori, non senza qualche colpo di scena. Dopo il ritiro da parte dell’azienda della richiesta di cassintegrazione per crisi e la disponibilità ad aprire una procedura di cassintegrazione ordinaria (che dunque non faccia riferimenti ad esuberi strutturali), l’intesa sembrava raggiunta, invece ieri tutto è tornato in discussione. In ballo soprattutto il destino dei 180 lavoratori che dovranno star fuori dall’azienda per 13 settimane di cassintegrazione.L’incontro si è svolto nella sede della Direzione provinciale del Lavoro ed è andato avanti per tutta la giornata, pur con alcune interruzioni, alla ricerca di un punto di equilibrio per ricercare un accordo possibile. Si è trattato dalla mattina alle 9 per tutto il giorno, senza però trovare fino alla tarda serata di ieri, una via d’uscita.«Ci siamo trovati di fronte al tentativo dell'azienda di far rientrare dalla finestra gli esuberi che la scorsa settimana aveva accettato di stralciare» hanno detto sindacati ed Rsu. In pratica si è discusso sulla possibilità di attuare una rotazione nella cassintegrazione, per una durata di 13 settimane e che riguarderà 180 lavoratori. Se il periodo di permanenza fuori dalla fabbrica fosse molto lungo, per i sindacati significherebbe porre le premesse per allontanare comunque i lavoratori. Sulla possibilità di trovare un accordo ha pesato anche l’intesa firmata due anni fa proprio su un periodo di cassintegrazione.Un accordo sostanziale è stato invece trovato sul nuovo stabilimento, anche se limitato alla reciproca disponibilità a firmare un documento che riporti due soli indicazioni: il luogo dove costruire la nuova fabbrica (la zona di Sesto) e il tempo entro il quale farlo (il 2010).Posizioni invece ancora molto divaricate per quanto riguarda il piano industriale, con l’amministratore delegato Dal Bò intenzionato in ogni modo a recuperare produttività e ad elevare la quantità di pezzi prodotti.

F. C.

17/07/2006


SESTO Il ministro del lavoro Damiano conferma l’impegno del Governo a sindaco e lavoratori

«Ginori, noi ci saremo»

di Sandra Nistri su la Nazione 17/7/06

«Non ci sono alibi per non uscire da questa crisi. In un territorio come questo esistono tutte le condizioni favorevoli per poter risolvere in maniera positiva la vertenza Ginori». Ha parlato in maniera convinta il ministro del lavoro e della previdenza onorevole Cesare Damiano, ieri pomeriggio nella Sala Biondi del Comune di Sesto, con i sindacati ed i rappresentanti dei lavoratori della storica manifattura sestese.«La Ginori può contare su un marchio prestigioso, conosciuto a livello mondiale, che andrebbe valorizzato attraverso una attenta azione di marketing e di estensione della rete commerciale, su professionalità altissime e su un territorio amico — ha spiegato — . Penso al ruolo di istituzioni come Regione, Provincia e Comune di Sesto che hanno fatto quadrato su questa vicenda. Per questo ci sono tutti i presupposti per imprenditori che vogliano puntare al rilancio di questa realtà e non ad aspetti speculativi». Qualche segnale di speranza, in effetti, negli ultimi giorni c’è stato con il ritiro della cassa integrazione straordinaria e l’apertura di quella ordinaria anche se sono tanti ancora gli interrogativi che restano senza risposta sul futuro della Ginori a Sesto.«Domani (oggi ndr.) — ha aggiunto il ministro Damiano — inizierà la trattativa in Provincia tra proprietà e sindacati che non potrà prescindere da alcuni punti fondamentali: la presentazione di un piano industriale serio, il mantenimento dei livelli occupazionali e garanzie sul futuro, ad esempio, per quanto riguarda l’ipotesi del nuovo stabilimento. Come Governo monitoreremo e seguiremo da vicino questa vertenza che è una vertenza nazionale: ai lavoratori ho ribadito che una delle nostre priorità è la valorizzazione e salvaguardia del made in Italy».A questo proposito, i dipendenti della Ginori hanno domandato al ministro assicurazioni: «Abbiamo chiesto — ha detto infatti Giovanni Nencini della Rsu aziendale — che ci sia un impegno del Governo per tutelare la qualità, in particolare attraverso una legge per la tracciabilità dei prodotti e per istituire un marchio Doc per la porcellana che già esiste per la ceramica».
Il padrone di casa, il sindaco sestese Gianni Gianassi, ha invece annunciato che spera di poter incontrare in tempi brevi il nuovo presidente della Ginori Bormioli: «Per il momento — ha sottolineato — non c’è giunta alcuna richiesta, proposta o indicazione dall’azienda sulla possibile sede del nuovo stabilimento, vincolata comunque dalle destinazioni previste dal piano strutturale del Comune. Ribadiamo che anche ogni intervento nell’area Ginori è vincolato al mantenimento del polo produttivo a Sesto: quando avremo il disco verde da azienda e sindacati saremo a disposizione per metterci a un tavolo a discutere su proposte che ci saranno avanzate».

15/07/2006


Accordo Ginori «Ora il nuovo stabilimento»

da la Nazione 15/7/06

I lavoratori della Richard Ginori hanno tirato un sospiro di sollievo. Ieri mattina si è riunita l’assemblea dei lavoratori per ascoltare dai sindacalisti i contenuti dell’accordo raggiunto giovedì sera alle 20 con l’azienda e che prevede il ritiro della cassintegrazione per crisi.«Si tratta di un primo punto a nostro favore, ma ancora la strada è lunga», ha commentato un lavoratore. E un altro gli fa eco: «Abbiamo vinto una battaglia, ma la guerra è ancora lunga».
Clima comunque più sereno, anche se sempre ieri mattina l’azienda ha aperto le procedure per la cassintegrazione, stavolta ordinaria, per 180 lavoratori.«La differenza da prima è che non si parla più di esuberi. Con la cassa integrazione per crisi alla fine ci sarebbero stati licenziamenti. Con la cassaintegrazione ordinaria al termine del periodo fuori dalla fabbrica, i lavoratori rientreranno a lavoro» spiega Nencini della Rsu.«Se abbiamo ottenuto questo primo importante risultato, sgombrando il campo dal rischio di licenziamenti - prosegue Nencini - lo dobbiamo in primo luogo ai lavoratori, che sono stati per 3 mesi sui cancelli, scioperando senza sosta, e facendo anche grandi sacrifici economici.
Probabilmente tutti avevano capito che non c’era altra strada per salvare la Ginori. Un pò del merito va anche all’unità e alla compattezza sindacale, oltre che al sostegno di tante persone e delle istituzioni». Lunedì prossimo nuovo incontro tecnico alla direzione provinciale del lavoro fra azienda e sindacati, per esaminare gli aspetti tecnici della nuova richiesta di cassintegrazione, che sarà per 180 lavoratori, per 13 settimane, con ogni probabilità a rotazione. Ma adesso il clima dei rapporti industriali è cambiato e i sindacati guardano avanti: «Puntiamo a definire con l’azienda - proseguono i rappresentanti sindacali - un’intesa per le altre due questioni: piano industriale e nuovo stabilimento». Per costruire il nuovo stabilimento l’azienda si è detta pronta a mettere sul tavolo 43 milioni di euro di investimenti. «Intendiamo capire dove e come sarà costruito e soprattutto inserire una clausola di salvaguardia, spiegando che non si dia il via agli interventi sull’area di viale Pratese dell’attuale stabilimento, prima che non sia avviata la produzione nel nuovo stabilimento - dichiarano i sindacati - Chiediamo che il protocollo da firmare con l’azienda abbia un sigillo istituzionale, da parte del comune di Sesto Fiorentino in primo luogo, in modo che offra per le più ampie garanzie".

F.C.

14/07/2006


Richard-Ginori, nessun licenziamento

Anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in visita a Firenze, ha parlato della vertenza della fabbrica di Sesto Fiorentino ed ha chiesto «uno sforzo di sistema»Lunedì nuovo incontro per riprendere la trattativa e delineare il piano di rilancio aziendale LA TENACIA dei lavoratori ha vinto. La svolta ieri sera alla fine di un incontro in Provincia fra l’azienda e i sindacati. Per i prossimi sei mesi niente cassa integrazione straordinaria
di Francesco Sangermano / Firenze sull'Unità 14/7/06

La buona notizia arriva quando il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, se n’è già andato da un po’. Dopo tre ore e mezzo di trattativa sindacati e azienda escono dalla Provincia con la firma in calce a un accordo che scongiura, per i prossimi sei mesi, il rischio di licenziamenti alla Richard Ginori di Sesto Fiorentino. Tradotto significa che il procedimento di cassa integrazione straordinaria (che avrebbe dovuto entrare in vigore lunedì e riguardare 109 dipendenti) viene ritirato e i lavoratori restano al loro posto. Dopo mesi di muro contro muro, di scioperi pressoché quotidiani, di scontro aperto fra le parti ecco arrivare la firma, il primo passo per pensare al rilancio della storica azienda di Sesto Fiorentino senza tagli selvaggi al personale. «Questa è senza dubbio una buona notizia» esordisce Luca Paoli, segretario fiorentino della Filcea-Cgil. Che poi spiega. «Adesso dovremo proseguire la trattativa, fin dal prossimo incontro previsto per lunedì, cercando di mettere in piedi un piano di rilancio industriale serio e concreto. La cosa importante è che questo avverrà sapendo che per sei mesi non ci saranno né esuberi né licenziamenti». Alla fine, insomma, azienda e associazione industriali hanno accettato di portare avanti il confronto sull’impostazione che fin dal primo momento il sindacato aveva dato alla vertenza. «Certo - prosegue Paoli - il piano di rilancio aziendale dovrà prevedere un contenimento dei costi ma l’importante è che non presupponga alcun licenziamento. Siamo soddisfatti, la lotta portata avanti in questi mesi è stata molto dura ma evidentemente ha prodotto buoni risultati». Adesso si tratta di lavorare, fino a lunedì, per gettare le basi su cui portare avanti la trattativa che delineerà il percorso per i prossimi sei mesi. Il ricorso ad ammortizzatori sociali di altro tipo non è totalmente escluso ma, rispetto alla situazione che si prospettava fino a qualche giorno fa, il quadro sembra aver assunto tinte decisamente meno fosche.


«Mi farò interprete del problema della Ginori»

Il capo dello Stato Giorgio Napolitano a Firenze si imbatte anche nella crisi della storica fabbrica di Sesto di Osvaldo Sabato / Firenze

UN GRANELLO piccolo, piccolo, nel mare di sabbia della politica internazionale e nazionale. Eppure, fra una domanda sulla crisi mediorientale e le scintille nella maggioranza di governo sul finanziamento della missione in Afghanistan, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, è stato anche sollecitato sulla vertenza in atto alla Richard Ginori di Sesto Fiorentino. In mattinata durante i saluti ufficiali in prefettura il presidente del Consiglio regionale della Toscana, Riccardo Nencini, aveva donato proprio a Napolitano un piatto decorato a mano della Richard Ginori, un gesto semplice, ma incisivo: «Guardando questo dono che mi è stato fatto mi ricorderò bene della Richard Ginori...» ha poi affermato infatti nel pomeriggio il Capo dello Stato nel briefing finale con i giornalisti a Palazzo Medici Riccardi. All’incontro in prefettura con il presidente della Repubblica c’erano anche il presidente della Giunta regionale Toscana, Claudio Martini; il sindaco di Firenze, Leonardo Domenici, e il presidente della Provincia, Matteo Renzi. Mai forse c’era stato questo concentrato di interesse delle massime cariche dello Stato ad una vertenza sindacale in corso: lunedì era toccato al presidente della Camera, Fausto Bertinotti, affrontare la vicenda dopo aver visto la Rsu della fabbrica a Palazzo Vecchio «le loro sono richiesta sacrosante» aveva poi commentato. Ora è addirittura il presidente della Repubblica a dire la sua su questo caso che appare sempre di difficile soluzione con il rischio di 109 licenziamenti. Fin dai primi giorni del suo mandato presidenziale Napolitano aveva immediatamente mostrato il suo interesse per i problemi legati alla sicurezza nel mondo del lavoro, una sensibilità che arriva da lontano e che si porta dietro anche ora da Capo dello Stato. Un punto di forza in più per i lavoratori, che sanno di poter contare su Napolitano. Una crisi quella della Ginori, che parte da lontano, ed è sintomatica di un generale momento di difficoltà che richiederebbe più coraggio dagli stessi industriali e non la solita soluzione choc dei licenziamenti sulla pelle dei lavoratori. Certo anche il sistema paese dovrà cercare di dare una risposta. Ma cosa si può fare per aiutare questa azienda storica? «Ritengo che certamente non ci possa essere un atteggiamento di indifferenza verso concrete situazioni di crisi» più o meno significative, sottolinea Napolitano «noi in qualche caso abbiamo avuto delle prove straordinarie di superamento di queste crisi», il riferimento è alla Fiata e alla Parmalat. Giganti dell’industria con delle ferite enormi che hanno riempito pagine e pagine dei maggiori giornali nazionali e internazionali. Macigni, appunto, di fronte al piccolo granello di sabbia che può essere la crisi della Ginori «ci deve essere uno sforzo combinato di sistema: gli istituti di credito dove possono, autorità locali e governo nazionale» insiste Napolitano. Proprio il governo viene chiamato in causa dal presidente della Repubblica «questa situazione della Richard Ginori, vanto del nostro paese, sia stata prospettata, o stia per essere prospettata anche al governo» dice Napolitano, che assicura «anche io me ne farò interprete». E il piatto decorato della Ginori donato ieri da Nencini a Napolitano servirà sicuramente a non far passare nel dimenticatoio questa vertenza, nonostante la buona notizia di ieri sera: bloccati i licenziamenti e per sei mesi non ci sarà la cassa integrazione. La tenacia dei lavoratori ha vinto. Per il momento.


Il presidente

Napolitano "Mi ricorderò bene della Ginori"

MARZIO FATUCCHI su la Repubblica 14/7/06

«Mi ricorderò bene della Ginori». Si conclude con una speranza e l´impegno diretto a farsi interprete presso il governo dei problemi della Richard Ginori la visita del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a Firenze. Il capo dello Stato, arrivato in treno da Roma (con una sobrietà che ha stupito molti passeggeri alla stazione di Santa Maria Novella) per incontrare il presidente della Repubblica austriaca Heinz Fischer, ha parlato dell´Unione europea e di come «possa fare di più» nella crisi tra Libano e Israle, di come la maggioranza in Italia debba essere compatta nel voto sul rifinanziamento della missione militare in Afghanistan, altrimenti si «potrebbero aprire problemi politici abbastanza delicati». Ma poi, complice il vaso prodotto dell´azienda di Sesto Fiorentino donato a Napolitano dal presidente del consiglio regionale Riccardo Nencini (che gli ha fatto visita assieme al sindaco Leonardo Domenici e al presidente della Provincia Matteo Renzi), Napolitano ha toccato anche il tema della Richard Ginori. «Non si può certamente essere indifferenti a concrete situazioni di crisi. Di crisi ce ne sono state di significative e notorie. In alcuni casi abbiamo avuto, non arrivo a dire miracoli, ma prove straordinarie per superarle in tutte le dimensioni. Penso alla crisi della Fiat, ne si può sottovalutare il grandissimo sforzo per salvare la Parmalat. Ci sono anche grandi istituti di credito - ha sottolineato il capo dello Stato - che mettono in luce il loro contributo alla soluzione di crisi aziendali meno notorie». Per la Ginori, c´è bisogno di uno sforzo coordinato «di sistema» tra istituti di credito, autonomie locali e governo: «Ritengo che situazioni come quella della Richard Ginori, che è un vanto per il Paese - ha concluso Napolitano - debba essere prospettata anche al governo: io mi farò interprete».


LA GINORIUn passo in avanti apre lo spiraglio sui licenziamenti. Lunedì si continua

Firmato il ritiro degli esuberi

ILARIA CIUTI su la Repubblica 14/7/06

PRIMO passo in avanti alla Ginori ieri, la giornata chiave in cui le uniche possibilità erano aprire una trattativa con l´azienda o firmare un mancato accordo e dare il via a un processo che l´amministratore delegato Dal Bo´ aveva dipinto come tale da portare all´inevitabile chiusura dell´azienda di Sesto (dove finora erano stati minacciati 109 licenziamenti). La trattativa si è aperta sulla base della firma da parte dell´azienda del ritiro della cassa integrazione straordinaria di un anno per crisi per 119 operai, una lunga perifrasi che in realtà significava che questi non sarebbero mai più rientrati in fabbrica. Ora l´ipotesi che sostituisce la cassa per crisi è una normale cassa integrazione ordinaria (che si usa nei momenti difficili ma che non prevede il definitivo allontanamento) e non più per dieci ma per sei mesi. Dal Bo´ avrebbe voluto ieri concordare anche questa. Ma i sindacati hanno chiesto il tempo di avvertire prima i lavoratori in assemblea e ottenere il loro assenso. Lunedì ci si rivedrà, sempre in Assindustria, e sul piatto sarà non solo la cassa ordinaria ma anche un protocollo che i sindacati chiedono e in cui l´azienda si impegni a discutere, durante questi sei mesi, di piano industriale e di garanzie per la costruzione del nuovo stabilimento anche con le istituzioni locali. Tra le quali, il sindaco di Sesto Gianassi ha chiesto e ottenuto che il ministro del lavoro Cesare Damiano incontri domenica alle 17.30 in Comune, a Sesto, le rsu della Ginori.


VERTENZA Salvi, per il momento, gli oltre 100 posti di lavoro

Richard Ginori, accordo fatto

Ritiro della cassa integrazioneda la Nazione 14/7/06

Ritiro della cassintegrazione straordinaria per 109 lavoratori: accordo in extremis per la Richard Ginori di Sesto Fiorentino. L’intesa è stata raggiunta nella tarda serata di ieri. Poco prima delle 20, nella sede dell’associazione Industriali, azienda e sindacati hanno firmato il documento che sgombra, per il momento, il campo dalla questione della riduzione di un terzo della forza lavoro. Per la Ginori a siglare l’accordo era presente l’amministratore delegato, Domenico Dal Bò. inizialmente sembrava possibile accordo più ampio, legato ad una previsione ridotta di cassintegrazione ordinaria, ma poi ha prevalso la linea dei piccoli passi, oltre che la difficoltà a trovare un’intesa su questioni rilevanti, come il piano industriale e il nuovo stabilimento, su cui sono rimaste le divergenze. Tuttavia, fin da lunedì, azienda e sindacati torneranno a sedersi a un tavolo per una trattativa ad oltranza. «Si tratta di un primo passo, ma importante – ha commentato Massimo Guerranti della Cisl –. Adesso abbiamo tempo e serenità per discutere del futuro dell’azienda». Per stamani è convocata in fabbrica l’ennesima assemblea dei lavoratori, indetta dai sindacati per illustrare i contenuti dell’accordo. Ieri mattina, incontrando i giornalisti a margine della sua visita fiorentina, anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, aveva auspicato una soluzione positiva della crisi, proponendo di farsi interprete presso il governo.

F. C.

12/07/2006


SESTO FIORENTINO

Domani incontro decisivo tra azienda e sindacati

Uno spiraglio per la Ginori Stop alle agitazioni dei lavoratorisu la Nazione 12/7/06

I lavoratori della Richard Ginori lanciano segnali di distensione. Dopo mesi di agitazione e di acuirsi della tensione fuori e dentro la fabbrica, l’ultima assemblea dei lavoratori, svoltasi nello stabilimento di viale Giulio Cesare. ha deciso di sospendere le agitazioni più dannose per il funzionamento dell’azienda e le interruzioni articolate dal lavoro che tanto hanno messo in difficoltà produzione e consegne.Si tratta di un segnale distensivo importante in vista dell’atteso incontro di domani fra azienda e sindacati, un vertice dal quale è attesa una risposta alla proposta di un percorso di uscita dalla crisi diverso dal licenziamento di 109 lavoratori.I segnali distensivi di questi ultimi giorni, arrivati da entrambe le parti proprio allo scadere del tempo utile per la trattativa, sono frutto anche della pressione esercitata dagli organi istituzionali intervenuti nella vicenda, e che in un primo momento si sono attivati per sollecitare l’azienda a non inviare le lettere di cassintegrazione il 3 luglio, come inizialmente annunciato e anche più volte confermato.Il clima arroventato in azienda era peraltro uno degli elementi di maggiore insofferenza espresso dal managment di Ginori, che in più occasioni ha accusato sindacati ed Rsu di fare veri e propri sabotaggi.In preparazione all’incontro di domani si lavora informalmente all’ipotesi di un periodo più breve di cassintegrazione, per alcuni mesi, che diano il tempo alle parti, e agli enti locali coinvolti, di approfondire nei dettagli e di rendere concretamente valutabile la disponibilità e l’annunciata intenzione dell’azienda di costruire un nuovo stabilimento, nella Piana, investendo 43 milioni di euro. “A fronte di una concreta prospettiva di questo tipo – hanno dichiarato i sindacati – e in presenza di precise garanzie siamo disponibili a riprendere il filo di una trattativa ad ampio raggio”. Intanto l’azienda ha confermato che Bormioli ha accettato la carica di presidente, smentendo alcune indiscrezioni circolate nelle scorse ore negli ambienti finanziari che dava per vacillante l’accordo fra Rinaldini e lo stesso Bormioli di soli pochi giorni prima.

F.C.

11/07/2006


Ginori, Bertinotti accanto ai lavoratori

Il presidente della Camera incontra a Palazzo Vecchio i sindacati e la Rsu dell’azienda di SestoLapidario il suo giudizio sulla vertenza contro i 109 licenziamenti: «Sacrosante le loro richieste»IL SINDACO di Firenze Domenici coordinerà «la pressione delle istituzioni sull’azienda». Mentre da ieri Rocco Bormioli è il nuovo presidente del Cda della Richard Ginori

di Osvaldo Sabato / Firenze sull'Unità 11/7/06

Centoventi ore di sciopero per salvare il posto di lavoro. Una vertenza difficile con una controparte aziendale, che non ha nessuna intenzione di esaminare le proposte dei sindacati impegnati a salvare il futuro della fabbrica. Succede alla Richard Ginori di Sesto Fiorentino. Una fabbrica, che storicamente non ha mai voluto piegare la testa di fronte ai soprusi «e non lo farà neanche questa volta» commenta Luca Paoli della Filcem-Cgil. Così una delegazione della Ginori ieri ha incontrato il presidente della Camera Fausto Bertinotti proprio per raccontare il dramma di chi ha famiglia e rischia di restare per strada. Chissà quante volte avrà sentito racconti di questo tipo nella sua lunga militanza di sindacalista anche ora nella veste di presidente della Camera, Bertinotti, mantiene la stessa delicatezza e attenzione. Non ha paura Bertinotti nel dire chiaramente che «la piattaforma delle organizzazioni sindacali è molto forte, fondata su un disegno di politica industriale oltre che su una sacrosanta richiesta di garanzie sociali».A Firenze per partecipare ad un convegno sul ruolo delle assemblee elettive, il presidente della Camera ha visto anche i lavoratori che sono in lotta contro il piano industriale presentato dal Gruppo Bormioli-Rinaldini che prevede 109 casse integrazioni straordinarie. All'incontro hanno partecipato anche il sindaco di Firenze Leonardo Domenici, il presidente del consiglio regionale Riccardo Nencini, e alcuni consiglieri comunali del capoluogo e di Sesto Fiorentino. Proprio Domenici, secondo quanto ha riferito Luca Paoli, coordinerà la «pressione» delle istituzioni nei confronti dell'azienda. «Purtroppo la situazione è davvero drammatica - ha concluso il segretario della Filcem - e l'unico spiraglio può venire dalla decisone dell'azienda di partecipare all'incontro in programma giovedì per fare un passaggio costruttivo con noi». Se viceversa, ha spiegato Paoli, resterà l'aut aut (l'azienda ha minacciato la chiusura completa dello stabilimento di Sesto Fiorentino qualora il piano industriale non venga accettato), «credo sarà molto complicato anche perché i lavoratori della Richard Ginori hanno una lunghissima tradizione di non sottostare ai soprusi».

Bertinotti, faccia a faccia con i dipendenti della Ginori

Il presidente della Camera ai lavoratori: «Sacrosante le vostre richieste». Giovedì incontro sindacati-azienda di Osvaldo Sabato / Firenze

DA EX SINDACALISTA non poteva restare indifferente di fronte alle preoccupazioni dei lavoratori della Richard Ginori di Sesto Fiorentino. E così è stato. Il racconto della vertenza fatto dai sindacalisti al presidente della Camera Fausto Bertinotti è stato lungo, intenso e sereno, nonostante il rischio concreto di licenziamento per 109 persone. Frutto della forza della ragione che dà la spinta a non mollare «perché sarebbe una giustizia enorme e noi non abbiamo voglia di chinare la testa» dice una signora arrivata a Palazzo Vecchio da Sesto Fiorentino, con la delegazione della sua fabbrica. La testa di Bertinotti che fa cenno di sì è una garanzia che apparentemente potrebbe sembrare vuota ma quando anche la terza carica dello Stato si schiera accanto ai lavoratori anche il management della Ginori dovrà tenerne conto «ci sono tutte le condizioni» per arrivare a riaprire una trattativa anche se afferma Bertinotti «adesso bisognerà che la politica, in tutte le sue manifestazioni, riesca a far valere una ragione». Ma quali sono gli strumenti che ha la politica per costringere la Richard Ginori a fare marcia indietro dal suo piano fatto di lacrime e sangue solo per i lavoratori? Sul piano legislativo pochi «ma l’attenzione dello Stato e del sindaco di Sesto possono incidere sensibilmente» spera il segretario provinciale della Filcem/Cgil, Luca Paoli. Paradossalmente chi può incidere di più è proprio il Comune di Sesto Fiorentino «il sindaco Gianassi ha ribadito più volte che non permetterà una speculazione sulla pelle dei lavoratori» aggiunge Paoli. Bisogna capire, appunto, quali sono le intenzioni degli imprenditori che ruotano attorno alla Ginori. E di ieri la notizia della nomina del nuovo presidente del Cda dello storico stabilimento di Sesto Fiorentino. Si tratta dell’emiliano Rocco Bormioli «sappiamo che è un nome importante dell’imprenditoria del vetro - commenta Paoli -. Ora si tratta di vedere se questa scelta presuppone il rilancio della porcellana alla Ginori». I sindacati però non perdono tempo e lanciano a Bormioli un messaggio molto chiaro «ci auguriamo che venga con lo spirito costruttivo, se viene con l’idea esclusiva di speculare sul piano finanziario e immobiliare troverà davanti una resistenza importante» dice Paoli, forte anche delle parole di Bertinotti «la piattaforma delle organizzazioni sindacali è molto forte, fondata su un disegno di politica industriale oltre che su una sacrosanta richiesta di garanzie sociali» ha infatti spiegato il presidente della Camera al termine del faccia a faccia con i sindacati e la Rsu.
All'incontro hanno partecipato anche il sindaco di Firenze Leonardo Domenici, il presidente del consiglio regionale Riccardo Nencini, e alcuni consiglieri comunali del capoluogo e di Sesto Fiorentino. Proprio Domenici, coordinerà la «pressione» delle istituzioni nei confronti dell'azienda. «Purtroppo la situazione è davvero drammatica - ha concluso il segretario della Filcem - e l'unico spiraglio può venire dalla decisone dell'azienda di partecipare all'incontro in programma giovedì per fare un passaggio costruttivo con noi». Se viceversa, ha spiegato Paoli, resterà l'aut aut (l'azienda ha minacciato la chiusura completa dello stabilimento di Sesto Fiorentino qualora il piano industriale non venga accettato), «credo sarà molto complicato anche perché i lavoratoti della Richard Ginori hanno una lunghissima tradizione di non sottostare ai soprusi». Per sperare di sbloccare una trattativa che fin dall’inizio è apparsa complicata i lavoratori hanno già fatto 120 ore di sciopero e per un azienda che ha il fatturato scontato dalle banche per i deficit è stato un duro colpo «noi non ci vantiamo - conclude Paoli - ma siamo stati costretti per sperare in una trattativa che tenga conto anche dell’interesse dei lavoratori». E a quanto pare non hanno nessuna intenzione di fermarsi qui. È la forza di chi pensa di subire un ingiustizia


Il presidente della Camera a Firenze. "Hanno già scioperato 120 ore, più di quanto fu fatto per il contratto metalmeccanici"

Bertinotti difende gli operai Ginori

"Le istituzioni devono tutelare le fabbriche legate al territorio"
da la Repubblica 11/7/06

La lotta per il posto di lavoro degli operai della Richard Ginori di Sesto è il tema centrale del discorso del presidente della Camera Fausto Bertinotti, ieri in Palazzo Vecchio per partecipare ad un convegno sul ruolo delle assemblee elettive. «Ho incontrato i sindacati della fabbrica», racconta nel Salone de´ Dugento. «Quei lavoratori si trovano in una situazione drammatica che rischia di restare invisibile. Hanno già fatto 120 ore di sciopero, più di quelle necessarie per rinnovare un contratto nazionale. La vicenda Ginori rappresenta una nuova sfida per le istituzioni locali, che devono difendere il legame storico tra aziende e territorio. Al contrario di quanto accadeva in passato oggi il posto si può perdere anche per ragioni di strategia industriale, perché la fabbrica viene delocalizzata e questo problema non può essere caricato solo sulle spalle dei lavoratori».

LA DIFESA DEL POSTO DI LAVOROIl presidente della Camera in Palazzo Vecchio mette al centro del suo discorso la lotta degli operai della manifattura

"Le istituzioni devono avere anima"

Ginori: Bertinotti sprona gli enti locali a trovare un "ruolo nuovo"
"Questa vicenda è una sfida per la politica perché non c´è un´azienda in crisi""Il problema della delocalizzazione non può cadere solo sulle spalle dei lavoratori"
SIMONA POLI

Gli operai prima di tutto. Presidente della Camera con un lungo passato di sindacalista e di leader della sinistra parlamentare, Fausto Bertinotti mette al centro del suo discorso in Palazzo Vecchio la lotta per la difesa del posto di lavoro dei dipendenti della Richard Ginori. Dovrebbe parlare del ruolo delle assemblee elettive, l´argomento a cui è dedicato il convegno a cui è stato invitato a partecipare. Invece Bertinotti parla di quello che le istituzioni dovrebbero e potrebbero fare per tutelare il legame storico tra aziende e territorio. «Ho incontrato i sindacati della Ginori», racconta nel Salone de´ Dugento. «Quei lavoratori si trovano in una situazione drammatica che rischia di restare invisibile. Hanno già fatto 120 ore di sciopero, sono tante tante, più di quelle richieste per chiudere il rinnovo di un complesso contratto nazionale come quello recente dei metalmeccanici. La vicenda Ginori rappresenta una nuova sfida per la politica, perché non si tratta di un´azienda in crisi. Al contrario di quanto accadeva in passato oggi il posto si può perdere anche per ragioni di strategia industriale, perché la fabbrica viene delocalizzata in una paese dove il costo del lavoro è più basso. Questo problema non può essere caricato solo sulle spalle dei lavoratori, le istituzioni locali devono trovare un ruolo nuovo in queste vertenze. In questo ci guida la Costituzione». Soddisfatto dell´impegno preso da Bertinotti il segretario provinciale Filcem Cgil (Federazione lavoratori italiani chimici elettrici e manifatturiera) Cgil Luca Paoli, che dice di contare sull´appoggio promesso dal sindaco Leonardo Domenici che si è impegnato «a coordinare le forme di "pressione" delle istituzioni nei confronti dell´azienda.I consigli comunali, provinciali e regionali - ma anche lo stesso Parlamento - devono contare di più, secondo Bertinotti, incidere profondamente nelle vite delle persone. «Abbiamo visto come hanno reagito gli italiani alla vittoria della nazionale di calcio a Berlino», dice il presidente della Camera, «sappiamo che tipo di cuore e di emozioni sappiano esprimere. E non possiamo rischiare di avere istituzioni senz´anima, impigliate nelle ingegnerie ma lontane dalla gente.». Anche il metodo con cui è stato presentato il Dpef è criticabile: «Parlo della forma, non della sostanza. Ma se uno mi chiede se questo è un modello accettabile, io debbo rispondere brutalmente no. Vi sembra ragionevole che il Dpef, cioè il documento di indirizzo della politica economica del paese, esca da qualche nottata del Consiglio dei ministri? Dobbiamo coinvolgere i cittadini nella costruzione democratica e ricostruire una mappa dei problemi della società».Il presidente del consiglio regionale Riccardo Nencini è d´accordo. «Un nuovo ruolo delle assemblee elettive difficilmente potrà nascere da una contrapposizione con sindaci, presidenti di Provincia e di giunte regionali», dice. «Oggi grazie agli statuti regionali ci sono nuove opportunità offerte a tutte le assemblee elettive, da quelle regionali a quelle comunali e provinciali. E´ stato possibile prevedere una forma di equilibrio a vantaggio dei parlamenti regionali rispetto ai presidenti di giunta, prevedendo nuove funzioni e compiti per le assemblee: partecipazione, trasparenza, qualità della legislazione, bilanci sociali, nuovi rapporti con il mondo dei consumatori». All´incontro è intervenuto anche Carlo Cinquini, coordinatore della Conferenza dei consigli comunali. Ma l´organizzazione e la scelta dei relatori non è piaciuta affatto al gruppo di Forza Italia in Palazzo Vecchio, che ha messo in scena una protesta che ha ottenuto una notevole visibilità. I consiglieri azzurri si sono imbavagliati e hanno abbandonato l´aula. «Fuori gli ex terroristi dalle assemblee elettive» era la scritta su uno dei cartelli esposti davanti a Bertinotti che entrava nella sala del consiglio. Ovviamente si riferiva a Sergio D´Elia, deputato della Rosa nel Pugno, segretario della Camera ed ex militante di Prima Linea. «Chiediamo a Bertinotti di intervenire su D´Elia per invitarlo a rassegnare le dimissioni», dice il senatore azzurro Paolo Amato. «Come cittadino mi vergogno di far parte di uno Stato che ha nominato ai vertici di una sua assemblea legislativa un ex terrorista». Oltre a questo però c´è dell´altro: «L´incontro di oggi organizzato dal presidente del consiglio comunale di Firenze Eros Cruccolini è una passerella di regime», dicono Gabriele Toccafondi e Massimo Pieri, «visto che non è stata data voce agli eletti e in particolare alle opposizioni che non hanno potuto parlare». E Amato rincara: «Da parte del presidente Bertinotti mi sarei aspettato più attenzione. Dovrebbe informarsi meglio sulle manifestazioni a cui decide di prendere parte come presidente della Camera».

9/07/2006


Bertinotti incontra gli operai della Ginori

da l'Unità 9/7/06

Avrà l’occasione di sentire direttamente con le sue orecchie il dramma di chi sta perdendo il posto di lavoro. E da ex sindacalista l’attuale presidente della Camera Fausto Bertinotti, non resterà insensibile. A sorpresa l’agenda delle visita fiorentina di Bertinotti si arricchisce con questo incontro con gli operai della Richard Ginori prima di prendere parte alla seduta straordinaria del consiglio comunale di Firenze. Domani il presidente Bertinotti, infatti, interverrà all'incontro "Il ruolo delle assemblee elettive" in programma nel Salone dei Duecento a partire dalle 11.30. All'iniziativa, organizzata dal sindaco Leonardo Domenici e dal presidente del consiglio comunale Eros Cruccolini, parteciperanno il presidente del consiglio regionale della toscana Riccardo Nencini, il coordinatore nazionale dei consigli comunali Carlo Cinquini. La seduta del consiglio comunale riprenderà alle 15 con gli argomenti all'ordine del giorno.

08/07/2006


L´azienda si è presa "una pausa di riflessione" fino al 13 luglio

Spiraglio alla Ginori sul futuro dei 109 operai

Trattativa per non escluderne il rientro I sindacati disponibili a discutere se si tratterà di cassa integrazione ordinariaEvitata la rottura completa dopo l´ultimatum sulla chiusura della fabbrica
ILARIA CIUTI su la Repubblica 8/7/06

SI apre uno spiraglio sulla vicenda della Ginori dove sono in ballo non solo 109 licenziamenti su 350 lavoratori ma anche la possibile chiusura della storica azienda di ceramiche di Sesto. Dopo la rottura di ogni trattativa tra sindacati e azienda, ieri l´incontro in cui quest´ultima ha deciso di prendersi una pausa di riflessione fino al 13 luglio. Per verificare se esiste una possibilità di dialogo. Lo snodo sarà la sorte dei 109 operai definiti dall´amministratore delegato Domenico Dal Bò «esuberi strutturali», il legnoso termine tecnico che copre la più brutale ma veritiera dicitura di «persone da licenziare», e per i quali l´azienda ha chiesto la cassa integrazione straordinaria per crisi: quella da cui non c´è rientro in fabbrica. Bene, ieri i sindacati si sono detti disponibili a ritentare una trattativa solo se la cassa integrazione verrà trasformata in ordinaria (quella che si usa per alleggerire le aziende nei periodi di difficoltà congiunturali dei mercati) per 26 settimane. E l´azienda ha risposto: ci penso.La decisione è stata nel corso di un incontro carico dalla tensione derivatagli sia dall´essere il primo tentativo di riaprire un dialogo dopo l´ apparentemente irreparabile rottura settimana scorsa, che dall´ultimatum di Dal Bò il giorno prima: «O si apre una trattativa seria e si smette di scioperare e continuare a sommare perdite su perdite o chiudiamo l´azienda». Non è per la verità sembrato, sostengono i sindacati, che almeno a parole l´ad fosse poi così deciso a derogare di una virgola dalle sue precedenti affermazioni. Né i sindacati si sono presentati come disposti a venire meno, anche se di pochissimo, alle loro tre condizioni di sempre: salvare l´occupazione, avere garanzie sul nuovo stabilimento, concordare un piano industriale più credibile di quello presentato da Dal Bò e giudicato da loro inefficace a rilanciare l´azienda. Un incontro dunque difficile. Ma l´opera di mediazione di Assindustria cittadina, presso la cui sede ci si è riuniti, ha permesso almeno la stesura di un verbale finale concordato e la sosta per riflettere. Nonostante Dal Bò avesse detto che non c´era un solo minuto da perdere.Il verbale non concede illusioni facili e dichiara subito che «le posizioni sono ancora distanti». Però spiega anche che, di fronte alle richieste sindacali, l´azienda ha detto che darà una risposta giovedì. I sindacati hanno chiesto di non licenziare, ma di usare gli ammortizzatori sociali disponibili. Tre, secondo loro. O la cassa integrazione straordinaria, come chiesto dall´azienda, ma per ristrutturazione (e dunque con ritorno in fabbrica), o la cassa ordinaria, oppure i contratti di solidarietà (si lavora meno ma si lavora tutti). «Assindustria ci chiede un accordo per gestire insieme all´azienda un periodo di difficoltà. Siamo disponibili a ridurre i costi a patto che non venga licenziato nessuno», dice Paoli. E, siccome Dal Bò ha già rifiutato la cassa per ristrutturazione, la cosa più probabile è che in questi giorni la Ginori verifichi se sarà possibile procedere con la cassa integrazione ordinaria. I sindacati chiedono anche assicurazioni sul nuovo stabilimento - dove, quando e come sarà fatto - tramite un protocollo da sottoscrivere con le istituzioni locali, in particolare con il sindaco di Sesto Gianassi e di ridiscutere il piano industriale.«Non firmeremo nessun accordo anche se ci verrà concessa la cassa ordinaria, se prima non si sarà trovata soluzione anche per gli altri due punti», Paoli toglie l´illusione della via più facile: si conclude adesso sui 109, si firma l´accordo e poi si usano i sei mesi di cassa integrazione per mettere a posto le questioni dello stabilimento e del piano industriale. «Non vogliamo scherzi sullo stabilimento», dicono le rsu. Quanto al piano industriale, Paoli gli contesta di «volere rafforzare l´automazione e l´industrializzazione in una manifattura dove il salto di qualità si può fare solo trovando un equilibrio da quanto di qualità si produce a Sesto e quanto di quantità si compra fuori». Impossibile, ma anche inutile, secondo i sindacati, puntare sulla quantità a Sesto. «Le famose tazzine per i bar da produrre in quantitativi industriali la Ginori le sta facendo già da quattro anni in Bangladesh, dove un operaio guadagna 130 euro al mese e gli adolescenti si ammalano di silicosi nelle cittadelle dove limano la ceramica a mano - dice Paoli - Costerebbero in ogni caso assai di più se prodotte qui. Ma nel frattempo vogliamo ricordare che chi compra i prodotti fatti in Bangladesh alimenta un sistema iniquo di lavoro totalmente fuori dalle norme e dalla civiltà».


Ginori, uno spiraglio che incoraggia

Nel confronto di ieri in Provincia i sindacati lanciano nuove proposte e la proprietà chiede tempo per valutarle di Valeria Giglioli/ Firenze sull'Unità 8/7/06

ANCORA TEMPO. Ma il clima registra un cambiamento, seppur in modo impercettibile e con la tensione che rimane alta. Dopo l’ultimatum dell’ad Richard Ginori, Domenico Dal Bò, che giovedì aveva sostanzialmente chiesto la fine degli scioperi, pena la chiusura dello stabilimento di Sesto Fiorentino, il trasferimento dell’attività e la vendita del marchio, dall’incontro tra sindacati e proprietà tenutosi ieri in Provincia sembrava che ci fosse da aspettarsi un’altra burrasca.E invece, anche se le posizioni rimangono distanti, potrebbe spuntare un barlume in fondo al tunnel della lotta per la salvezza della storica manifattura, che va avanti da mesi. Uno spiraglio che sarebbe veicolato dalla mediazione dell’Associazione industriali fiorentina. E che vede sul tavolo una nuova proposta elaborata dalle organizzazioni sindacali sugli ammortizzatori sociali e sullo stabilimento.All’incontro di ieri hanno preso parte i rappresentati della proprietà (c’era lo stesso Dal Bò), le Rsu e i sindacati: all’ordine del giorno rimangono il nuovo stabilimento, l’esame della cassa integrazione e il piano industriale. Ma il tavolo di trattativa è stato aggiornato al 13 luglio. Perché, spiega il segretario della Filcem Cgil Firenze Luca Paoli «l’azienda ha chiesto una pausa di riflessione a fronte delle nostre proposte sul piano industriale e in particolare sulle garanzie per la realizzazione di un nuovo stabilimento e sulla gestione delle persone in cassa integrazione». La proprietà dunque prende tempo. Mentre Paoli dice che «solo i sindacati hanno fatto proposte concrete per risolvere i problemi della Richard Ginori». E definisce «molto rigida» la posizione espressa giovedì da Dal Bò, che aveva insistito sul tasto della cassa integrazione ‘per crisi’. «Non firmeremo nessun accordo che presupponga il licenziamento delle persone» ha ribattuto Paoli. Ieri mattina comunque non si è discusso di numeri e la trattativa parte dai 109 esuberi. Le lettere di cassa integrazione dovrebbero però rimanere nel cassetto almeno fino all’incontro di giovedì. E lunedì i lavoratori della Ginori si riuniranno in assemblea discutere eventuali sviluppi.Caute le Rsu, che sottolineano di aver «fatto un passo avanti, lanciando proposte e dimostrandoci come sempre pronti a fare una trattativa seria». Ora si tratta di aspettare: «Speriamo che la pausa di riflessione richiesta dall’azienda produca risultati positivi». Che, spiegano, dovrebbero concretizzarsi nel «parlare di ammortizzatori sociali diversi dalla cassa integrazione straordinaria per crisi e affrontare seriamente la questione del nuovo stabilimento». Forti critiche alle dichiarazioni rilasciate giovedì dall’amministratore delegato Ginori arrivano dai gruppi consiliari di Rifondazione Comunista in Comune e Provincia di Firenze e in Regione: «È inaccettabile l’impostazione secondo la quale o si accettano i 109 esuberi o si chiude l’azienda - si legge in una nota - È un diktat che preclude una reale trattativa e che rafforza il sospetto che la proprietà stia procedendo per arrivare alla chiusura della fabbrica mandando a casa i dipendenti un po’ per volta».


SPERANZA Ecco uno spiraglio dei sindacati

RICHARD GINORI Si riapre la trattativa

Dopo l'incontro di ieri l'azienda ha chiesto qualche giorno di proroga

Si apre uno spiraglio, seppur minimo, nella tormentata vicenda della Richard Ginori. L'appuntamento di ieri mattina nella sede provinciale del lavoro di Firenze, che doveva essere l'ultimo passaggio prima di inviare le lettere di cassa integrazione per 109 lavoratori, ha fatto registrare l'ennesimo colpo di scena. A trovarsi di fronte ancora una volta, azienda e sindacati. I sindacati hanno avanzato una proposta per uscire dallo stallo e l'azienda, presente l'amministratore delegato "il duro" Domenico Dal Bò, assistito dall'associazione industriali di Firenze ai massimi livelli, dopo una pausa ha deciso di prendere qualche giorno di tempo per valutare le proposte del sindacato. Quindi una notizia positiva, anche se molto parziale: per la prima volta da tempo l'azienda non ha chiuso la strada alla trattativa.
A sbloccare lo stallo è stata una apertura del sindacato, che si è detto disponibile a ragionare su una ampia gamma di ammortizzatori sociali, a condizione che l'azienda- che 24 ore fa aveva affermato di voler investire 43 milioni di euro per un nuovo stabilimento - passi dalle parole ai fatti, si sieda ad un tavolo e indichi dove, quando e come intente costruire questo stabilimento che dovrà essere sempre a Sesto.
"Mi auguro che si tratti di un passaggio positivo per i lavoratori e per il futuro dell'azienda-ha commentato Massimo Guerranti della Cisl -. Alla luce delle novità nell'assetto azionario di Ginori, vogliamo chiarire che noi non tifiamo nè per questa nè per quella cordata di imprenditori. Se i soci hanno intenzione di rilanciare l'azienda, ci dimostrano di avere la forza e le risorse necessarie per farlo, oltre a progetti e idee chiare, allora si può parlare di tutto quanto, e costruire una nuova pagina di sviluppo per Ginori".
"L'azienda si è presa del tempo per valutare le nostre proposte relative a garanzie sul nuovo stabilimento, disponibilità ad abbassare i costi senza ricorrere ai licenziamenti, e al piano industriale - ha dichiarato Luca Paoli della Cgil -. Anche se le posizioni restano distanti, specie sul piano industriale, si tratta di un primo passo in avanti. Mi sia consentita anche una battuta: industriali e proprietà dicono che sono alla ricerca nel sindacato di un interlocutore serio, che eviti il fallimento e la delocalizzazione di Ginori. Facciamo notare che agli ultimi due tavoli di trattativa solo il sindacato si è presentato con proposte concrete mentre l'azienda si è mantenuta sempre ferma sulle sue posizioni".

F.C.

07/07/2006


Richard-Ginori, stretta finale «O la trattativa o si chiude»

L’amministratore delegato Dal Bò avverte: «Indispensabile fermare le perditealtrimenti dobbiamo pensare alla dismissione e alla vendita del marchio»

L’AMMINISTRATORE delegato chiede di far ripartire la trattativa per fermare le perdite: in caso contrario per la Richard Ginori potrebbe arrivare la dismissione
di Valeria Giglioli/ Firenze sull'Unità 7/7/06

Domenico Dal Bò batte un colpo. Mentre il fronte Richard Ginori rimane incandescente, l’amministratore delegato esce allo scoperto e lancia in campo una palla che ha il sapore di un ultimatum, incontrando la stampa nella sede fiorentina di Assindustria. «Deve ripartire una trattativa seria e produttiva - ha detto Dal Bò - perché se non fermiamo l’emorragia delle perdite dovremo pensare ad una dismissione dell’azienda di Sesto Fiorentino, alla vendita del marchio e al trasferimento dell’attività».Sullo sfondo numeri pesanti: negli ultimi 3 anni Ginori ha accumulato perdite per 40 milioni di euro. A cui si aggiunge un debito non quantificato. Dal Bò si fa forza del nuovo assetto di governance della società e sottolinea l’avvio della ricapitalizzazione.
Poi però chiama in causa la controparte sindacale, esprimendo «profonda amarezza per non aver trovato fino ad oggi un interlocutore intenzionato a dialogare costruttivamente sul rilancio e sullo sviluppo dell’azienda: ho presentato il piano industriale scritto, ma non ho mai ricevuto un pezzo di carta che dicesse cosa andava e cosa no». Aggiunge che «con la conflittualità non si risolvono i problemi e non si riesce a gestire l’azienda: tra scioperi a scacchiera e sabotaggio del prodotto perdiamo clienti. Siamo pronti a discutere per mantenere la Richard Ginori sul territorio. Faremo il possibile, ma - ribadisce l’ad - se si continua con il percorso imboccato dalle maestranze, bisognerà pensare a dismettere l’azienda». Non sono toni conciliatori, quelli dell’ad di Richard Ginori, né le notizie che porta sono di quelle da festeggiare: «I 109 esuberi sono strutturali» dice. E spiega che la cassa integrazione sarà ‘per crisi’: «L’azienda farà investimenti nell’arco di tre anni, non abbiamo le caratteristiche per la cassa integrazione per ristrutturazione». Anche se, sforzandosi di leggere tra le righe di un paio di risposte indefinite, sembra di capire che con l’eventuale avvio di una trattativa il numero degli esuberi potrebbe essere ritoccato. A questo punto l’ad apre il capitolo del piano industriale e quantifica gli investimenti, compresa la costruzione del nuovo stabilimento.


«Ripartire con le trattative o ce ne andiamo»

L’ad di Richard Ginori Dal Bò ai sindacati: «Pronti a discutere per mantenere l’azienda sul territorio»SUL PIATTO mette un impegno per 43,6 milioni di euro. Suddivisi in 20,7 milioni per capannoni e piazzali, 15,2 per impianti e macchine, 5,2 per la logistica e 2,5 per uffici, mensa e servizi. Ma la cifra non comprende il costo del terreno e delle opere di urbanizzazione, necessari alla costruzione della nuova fabbrica, per la quale in ogni caso non è ancora stata stabilita una dislocazione. E se Dal Bò si dichiara pronto, una volta definita la trattativa sindacale, «a sedersi al tavolo con il sindaco di Sesto Fiorentino per avviare subito le procedure per la scelta del terreno, la sua acquisizione e la presentazione del progetto architettonico» il pensiero corre subito all’investimento immobiliare che Ginori vorrebbe realizzare in parallelo alla costruzione del nuovo stabilimento. Le risposte dell’ad non sono troppo definite. La ricetta sarebbe quella di chiudere con gli scioperi per frenare le perdite, «perché se l’azienda non è in perdita si trovano gli investitori». Spunta anche un accenno alla possibilità di vendere il Museo della Ginori. Per quel che riguarda il piano finanziario Dal Bò dice che c’è, niente di più è dato sapere, anche se poco prima pareva di averlo sentito affermare che «c’è ancora da farlo». E spiega che «la volontà di confronto» della proprietà è attestato dall’aver accettato «già dal mese di aprile l’invito delle istituzioni a non accelerare provvedimenti dovuti come logica conseguenza dell’andamento economico dell’azienda». Insomma «non aver spedito le lettere sulla cassa integrazione è un segno di responsabilità dell’azienda, ma non può durare in eterno».
Al fianco dell’ad Ginori, nell’incontro con la stampa, c’erano il presidente e il direttore di Assindustria Firenze. «Noi, i sindacati e gli enti locali - dice Sergio Ceccuzzi - dobbiamo fare il possibile per sventare l’ipotesi di un trasferimento dell’azienda. È necessario fare sistema per favorire insieme il rilancio della Richard Ginori, anche la nascita di un vero e proprio polo della ceramica, intorno a quella che è una realtà di eccellenza del nostro territorio». Per Ceccuzzi quella sulla Ginori è «una sfida: a noi sembra che l’azienda abbia voltato pagina. Andiamo a vedere». Ma poco dopo si scalda per la domanda di un giornalista: «In questo paese la colpa è sempre del bieco imprenditore che fallisce. Certe cose fanno parte del sistema, le aziende non possono stare vive per fare beneficenza. Altrimenti si può decidere di tornare alla preistoria».Sul fronte dei lavoratori le dichiarazioni di Dal Bò non sono state accolte con calore. Oggi è previsto un incontro in Provincia, che potrebbe essere decisivo: «Siamo sempre stati disponibili a fare una trattativa - dicono le Rsu della Ginori - aspettiamo l’incontro e che l’azienda venga con la volontà di fare una proposta seria, che però non può riguardare solo gli esuberi».
Durissima la reazione di Luca Paoli, della Filcem Cgil: «Le parole di Dal Bò mi sembrano una sciocchezza che maschera una decisione disonesta». Sono due le possibilità, secondo il sindacalista: «O fin dall’inizio Dal Bò aveva questo obiettivo e cerca un pretesto per chiudere, e alla fine quella è la ‘specialità della casa’. Oppure cerca di nascondere i suoi limiti e allora è doveroso ricordare che la dirigenza non è stata capace». Paoli non si ferma qui: «Per quel che riguarda gli investimenti, quelli annunciati stamani riguardano esclusivamente lo stabilimento, come spiega il piano industriale. In realtà nell’attività non viene investito un solo centesimo. Nel corso di un tavolo ufficiale ad Assindustria ci è stato detto che gli investimenti non ci sono». E chiude spiegando che «mi sembra che ormai si utilizzino mezzucci. Spero che non prevalga la logica del ‘fate come dico io oppure si chiude’ perché non gioverebbe al clima già surriscaldato della fabbrica».


presidente di Assindustria, Ceccuzzi, si appella ai sindacati perché riaprano la trattativa. "E´ l´unica alternativa"

"Smettete di scioperare o chiudo"

Ultimatum del manager della Ginori ai lavoratori
ILARIA CIUTI su la Repubblica 7/7/06

OGGI si gioca il destino della Ginori. Ultimo round possibile per una trattativa in cui l´azienda chiede 109 tagli su 350 lavoratori e di cui l´amministratore delegato Domenico Dal Bo´ dice: «O si conclude o chiuderemo l´azienda». In ballo, la discussione su esuberi, piano industriale, nuovo stabilimento. Finora azienda, rsu e sindacati non si sono mai trovati d´accordo. Ma «abbiamo rimandato da aprile a oggi le decisioni, ora non possiamo attendere un solo minuto di più - è l´ultimatum di Dal Bo´ - Abbiamo perso 40 milioni di euro in tre anni, se le maestranze continuano a scioperare, picchettare i cancelli, sabotare i prodotti continueremo a perdere e non troveremo mai nessun socio disposto a investire. Noi vogliamo restare a Sesto e rilanciare l´azienda. Ma se non si può ce ne andremo».


L´amministratore delegato Dal Bò, dalla sede di Assindustria, non prevede altre possibilità: "I 109 esuberi sono strutturali"

Ginori, l´ultimatum dell´azienda

"Interrompete gli scioperi altrimenti chiudiamo la fabbrica"
I sindacati non sono convinti del piano industriale per il rilancio. "E non è vero che non abbiamo fatto controproposte"
ilaria ciuti

LA Ginori minaccia di andarsene. E pare fuori d´Europa. La situazione è grave. Tanto che Assindustria cittadina ha convocato ieri una conferenza stampa. Il presidente Ceccuzzi e il direttore Bonelli sono più possibilisti dell´amministratore e lasciano capire che, purchè si tratti, anche il numero dei 109 può essere discusso, nonostante Dal Bo´ dichiari: «Gli esuberi sono strutturali e indiscutibili». Ma avvertono: «O si realizza il piano industriale della Ginori e si rende possibile non solo il rilancio dell´azienda ma anche la nascita di un polo della ceramica a Sesto, oppure l´azienda chiuderà». Ceccuzzi ricorda, riferendosi all´entrata di Rocco Bormioli nel gruppo Pagnossin proprietario della Ginori, che «a Sesto c´è una nuova governance e che è cambiata era». Chiama a condividere l´impegno le istituzioni locali: «La sfida è difficile ma non c´è alternativa». Bonelli taglia corto: «O si realizza un nuovo modello di stabilimento più produttivo e automatizzato, come chiede la globalizzazione, o i licenziamenti saranno non 109 ma 350».Dal Bo´ tiene il piano industriale saldamente in mano e protesta: «E´ stato studiato da me e da fior di professionisti, l´ho presentato pagina per pagina ai sindacati, non ho mai ricevuto una controproposta scritta. Non abbiamo trovato interlocutori all´altezza. Dicono di no e basta. Il piano chiede 7 milioni di pezzi, se ne stano facendo 3 milioni e mezzo, non possiamo sprecare energia in forni che stanno comunque accesi e consumano anche quando sono vuoti. Si può benissimo fare la ceramica artistica da una parte, e dall´altra tazzine da caffè a machina per i bar». Il piano prevede anche 43 milioni di investimenti. Ma come attuarli se già ci sono circa 50 milioni di debiti e la ricapitalizzazione è di 32 milioni, ragionano maestranze e rsu? «Le banche e gli investitori si trovano, ma solo se torniamo a fare risultati economici. Ecco perché gli scioperi devono smettere subito», rilancia la palla Dal Bo´. Ancora, il nuovo stabilimento. Il piano non parla di investimenti per acquistare il terreno e pagare gli oneri di urbanizzazione. «Aspettiamo di sederci a un tavolo con il sindaco di Sesto per parlare della questione», dice Dal Bo´, forse pensando a sconti sul terreno e alla possibilità di non pagare gli oneri in cambio del mantenimento dell´attività a Sesto e magari anche la disponibilità del Museo di Doccia che, ricorda, è costato all´azienda ben 20 milioni.Assindustria ammette che le perdite sono dovute anche «a errori di management». E dovremmo pagare tutto noi? hanno sempre chiesto gli operai che da tempo lamentano «una pessima gestione, quattro amministratori delegati cambiati in un solo anno, l´area dell´attuale stabilimento venduta a metà prezzo pur di pagare i debiti». Ma è il rischio industriale, bellezza. Così almeno pensa Ceccuzzi che ripete: «Non guardiamo alle colpe, pensiamo che non ci sono alternative». Tranne che l´impegno di Assindustria a limitare l´impatto sociale e dunque a cercare di ricollocare gli eventuali licenziati.Una bella responsabilità per i sindacati. «Siamo disposti a trattare - dice Luca Paoli della Filcem-Cgil - Ma alle solite condizioni: difesa dell´occupazione, piano industriale concordato, concretezza sul nuovo stabilimento. Abbiamo presentato 40 controproposte per il piano industriale, ma Dal Bo´ non vuole modificarne un solo paragrafo. Secondo noi, se il piano è quello, la chiusura è solo rimandata. Quanto alle tazzine per i bar, la Ginori le ha sempre fatte in Cina e in Bangladesh». Paoli non risparmia Assindustria: «Ora devono mostrare come vogliono rispettare il patto per lo sviluppo. Il modello Zanussi o Matec, dove si chiama accordo una chiusura, non ci va bene». D´accordo rsu e sindacati di categoria. Più prudenti le tre confederazioni che pare fossero propense a non rompere già all´ultima trattativa fallita.


LA VERTENZA Per la prima volta interviene in prima persona il presidente di «Assindustria», Sergio Ceccuzzi

Gli «Industriali» per la Ginori

da la Nazione 7/7/06

L’Associazione Industriali di Firenze scende in campo per tentare di salvare la Richard Ginori. Per la prima volta da quando si è aperta la vertenza della manifattura sestese di porcellane il presidente di Assindustria Firenze Sergio Ceccuzzi (nella foto piccola) si espone in prima persona per tentare di rionnodare il filo una trattativa di fatto mai avviata e trovare una via d’uscita ad una situazione finita in una situazione di pericoloso stallo, con l’azienda che continua a perdere e i lavoratori che proseguono gli scioperi articolati e mettono in crisi consegne e fatturazioni. Secondo Ceccuzzi e Dal Bò le opzioni che Ginori ha di fronte sono il fallimento, la dismissione dell’attività, il trasferimento all’estero per assicurare la prosecuzione delle consegne. "Ci troviamo di fronte ad una sfida - ha detto Ceccuzzi - riuscire a costruire tutti assieme un futuro per Ginori, per farla diventare un vero e proprio polo della ceramica, capace di aggregare risorse e lavoro, che accanto all’eccellenza di Ginori punti ad una forte industrializzazione". Ceccuzzi e l’Amministratore Delegato di Ginori Dal Bò hanno illustrato il piano industriale che prevede di fare nei prossimi tre anni il nuovi stabilimento investendo un totale di 43,6 milioni di euro per capannoni e piazzali (20,7 milioni di euro), impianti e macchine (15,2 milioni di euro), logistica (5,2 milioni di euro), uffici e servizi (2,5 milioni). Dal conto mancano tuttavia le risorse per acquistare i terreni e pagare gli oneri di urbanizzazione. Al piano industriale Dal Bò ha anche ammesso che per il momento non corrisponde un piano finanziario:"i soldi li reperiremo sul mercato non appena l’azienda avrà cessato di produrre perdite". Intanto nei primi sei mesi di quest’anno Ginori ha generato un buco da oltre 3 milioni di euro e negli ultimi tre anni le perdite sono ammontate a 40 milioni di euro. Dal Bò e Ceccuzzi dichiarano di essere pronti "definita la trattativa industriale per l’indispensabile recupero di produttività, a sedersi ad un tavolo con il sindaco di Sesto per avviare subito le procedure per la scelta del terreno, la sua acquisizione, la presentazione del progetto". Sullo sfondo resta sempre la questione dei 109 "esuberi strutturali" come li ha definiti Dal Bò. L’azienda sembra intenzionata a darsi qualche altro giorno ancora prima di inviare le lettere di cassintegrazione. "Abbiamo fatto questa scelta per senso di responsabilità - ha detto Dal Bò - e continuano a ricercare un interlocutore serio con il quale discutere del futuro di Ginori". Sempre, beninteso, con 109 lavoratori in meno.

Franco Calamassi

05/07/2006


Ginori: ancora tre giorni di scioperi, ma adesso gli operai ci credono davvero

Nell’assemblea di ieri mattina i lavoratori hanno deciso di continuare con gli scioperi a scacchiera. Venerdì in Provincia il prossimo incontro con l’azienda
di Alessio
Schiesari/ Firenze sull'Unità 5/7/06

LA LOTTA E LA SPERANZA Gli operai della Ginori non mollano, e hanno deciso di continuare la loro mobilitazione fino a venerdì, quando sindacati e proprietà si incontreranno nuovamente. È questa la notizia uscita dall’assemblea di ieri mattina tra lavoratori e sindacati. Un incontro in cui si respirava un aria diversa: l’agognata riapertura della trattativa, giunta a sorpresa lunedì sera, ha infatti dato nuova linfa alle speranze e alla lotta degli operai del ceramificio sestese.
Di qui all’incontro di venerdì gli operai hanno deciso di scioperare 2 ore e mezza al giorno, ma si tratterà di scioperi a scacchiera. Ciò significa che terranno le braccia incrociate prima gli uomini e poi le donne, in turni di mezz’ora ciascuno. In questo modo la produzione verrà bloccata per cinque ore al giorno, ma gli effetti sul salario degli operai sarà dimezzato. Ieri è stato anche il giorno in cui si è fatto il punto sulle concrete possibilità di trovare uno sbocco positivo alla vertenza. Sembra che i sindacati siano disposti ad accettare la cassa integrazione straordinaria per gli operai, a patto però che la Cigs sia finalizzata al reintegro in azienda e non al licenziamento. Un’altro dei punti nodali intorno a cui si articolerà la discussione di venerdì è la questione del nuovo stabilimento. L’attuale fabbrica della Ginori è stata venduta ad un’impresa edile, e il contratto tra i quest’azienda e Rinaldini prevede che, entro il 2010, l’immobile di Sesto venga lasciato vuoto. È quindi necessario trovare al più presto un nuovo sito produttivo. Su questo punto i sindacati non sembrano intenzionati a mediare troppo: chiedono delle garanzie precise su quale sarà il prossimo stabilimento che ospiterà lo storico ceramificio.
Sulla riapertura della trattativa in Ginori è intervenuto l’ieri l’assessore regionale allo sviluppo economico Angelo Brenna. «Ora che le parti si sono sedute ad un tavolo - ha detto Brenna - confidiamo che si possa avviare un confronto di merito a partire da una continuità produttiva e da garanzie occupazionali. La Regione non farà mancare il suo sostegno e una forte determinazione».


Richard Ginori, è l’ora delle trattative

Gianni Gianassi Sindaco di Sesto Fiorentino
lettera aperta sull'Unità 5/7/06

Egregio dott. Bormioli, dal 30 giugno lei è presidente di una delle più antiche manifatture d'Italia. Capacità industriale, maestria dei lavoratori, un grande prodotto hanno a lungo caratterizzato la storia di Ginori. Oggi però Ginori è in crisi per responsabilità della vecchia proprietà che ha distrutto un patrimonio straordinario, caricando l'azienda di debiti, rendendola debole su un mercato già provato, facendo cassa con la vendita dei terreni. Questa proprietà non ha mai indicato strategie né un nuovo assetto industriale, non ha chiarito l'ipotesi di un nuovo stabilimento, anzi ha sottoscritto accordi senza cercare nessun raccordo con il Comune, con arroganza e scarso senso delle istituzioni. I lavoratori sono stati usati come pretesto della crisi finanziaria, senza che sia stato chiesto loro di contribuire ad un futuro forse difficile ma con obiettivi condivisi.Il suo arrivo rappresenterà una novità se, oltre ai capitali, porterà idee nuove per riposizionare Ginori sul mercato facendo i conti con l'efficienza dello stabilimento e con la giusta esasperazione dei dipendenti. Dopo tante delusioni tocca a lei convincere di essere affidabile per una trattativa senza pregiudiziali e di credere nell'azienda per produrre porcellana di qualità a Sesto. Dovrà spiegare come vorrà concentrare e potenziare la capacità produttiva dello stabilimento per aumentare il fatturato e ridurre i costi, individuando qui, e non solo nella cassa integrazione, un provvedimento strutturale. Dovrà costruire un percorso trasparente sull'ipotesi di costruzione di un nuovo stabilimento.
È lei l'uomo nuovo che ha fama di imprenditore vero. Tocca a lei convincere OO. SS., Rsu, istituzioni e l'intera comunità che è arrivato il momento di lavorare per lo sviluppo. Ginori ha bisogno e si merita questo. Tocca a lei dire se sarà possibile da subito discutere le condizioni per far ripartire la produzione ed aumentarla, per disegnare strategie di ripresa e per non "marchiare" 109 persone come candidati al licenziamento. Le chiedo di fare un passo in avanti. Creda in quest'azienda e nei suoi dipendenti. Rompa una tradizione di relazioni arroganti e pregiudiziali. Sono certo che troverà disponibilità da parte dei sindacati, dei lavoratori e delle istituzioni locali. Dia un segnale di discontinuità. Diversamente, sarà difficile per noi tutti credere che si possa aprire una pagina nuova e diversa per il futuro di Ginori a Sesto Fiorentino.

04/07/2006


Uno spiraglio alla Richard Ginori

Riaperta la trattativa sui licenziamenti

da l'Unità 4/7/06

Un sospiro lungo una settimana. È infatti una settimana il tempo che dovranno attendere gli operai della Ginori per conoscere il loro futuro. L’azienda ha deciso di sospendere fino a venerdì la messa in cassa integrazione di 109 operai decisa la settimana scorsa. È questa la notizia a sorpresa uscita dall’incontro tra azienda e sindacati svoltosi ieri sera in Provincia.
Il meeting, in cui l’amministratore delegato della Richard Ginori Dal Bò avrebbe dovuto comunicare ai sindacati i nomi degli operai da mandare in cassa integrazione, era stato inizialmente programmato per le 11 del mattino. L’azienda però aveva chiesto alle parti sociali di rimandarlo di qualche ora. Da questa mossa i più attenti avevano già capito che Dal Bò e Rinaldini, il patron del ceramificio sestese, stavano preparando un coup de theatre. E così è stato. Alle 18, quando sindacati e proprietà si sono incontrati, Dal Bò ha deciso di prendere altro tempo. I rappresentanti dei lavoratori a questa ipotesi non avevano mai smesso di credere. Per questo avevano già deciso di fare un’ultima disperata offerta alla proprietà. Non si sa quanto la mossa dei sindacati abbia inciso sulla scelta dei Rinaldini, ciò che è certo è che gli operai del ceramificio possono tornare a coltivare un po' di speranza. Una speranza che però, giurano i sindacati, non farà abbassare la guardia ai lavoratori. Già domani mattina infatti sono in programma due ore di sciopero. Due ore in cui gli operai si metteranno faccia a faccia con i sindacalisti per programmare gli scioperi di qui a venerdì. Un appuntamento importante in cui i lavoratori saranno chiamati a un altro sforzo, che si andrà ad aggiungere alle 130 ore di sciopero già fatte dall’inizio della vertenza. Ma, per non lasciar morire la Ginori, gli operai di Sesto sanno che non possono smettere di lottare. Alessio Schiesari


Tutto rinviato a venerdì. La firma del mancato accordo avrebbe fatto chiudere la fabbrica

Ginori, la cassa integrazione non parte

da la Repubblica 4/7/06

Richard Ginori, l´azienda prende tempo. L´incontro di ieri presso la Provincia di Firenze, ultima data prima del via libera per 109 lettere di cassa integrazione, si è invece concluso con un nuovo rinvio. Sono stati i rappresentanti dell´azienda a chiedere di non firmare subito il verbale di mancato accordo. Una richiesta che i sindacati hanno accolto. Il risultato è che le lettere per il momento rimangono nel cassetto, e fino a venerdì la situazione rimane bloccata. Tutto questo mentre il nuovo azionista, la Rocco Bormioli, insiste a parlare di un piano salvifico dell´azienda. Ma anche nell´incontro di ieri, sono state chieste garanzie dai sindacati. L´azienda ha chiesto una pausa, fino a venerdì. «Noi ci siamo presentati facendo proposte, come risposta a chi ci accusava di non voler fare l´accordo» racconta Luca Paoli della Filcem Cgil. Una accusa rivolta proprio alla Filcem: «C´è stata una risposta compatta da parte di tutto il sindacato, che ha chiesto garanzie e dato indicazioni per interventi sulla qualità del prodotto, sulla formazione del personale, sulle politiche commerciali» ribadisce Paoli. Al centro del confronto, l´aspetto più importante della vita futura della Richard Ginori a Sesto Fiorentino: il nuovo stabilimento. «L´azienda parla di un investimento da 60, 70 milioni di euro, con la costruzione di due scuole professionali. Ci diano garanzie» dice Paoli.


GINORI / 1 Ieri dovevano partire le 109 lettere di «pre-licenziamento», poi a sera il rinvio a sorpresa

‘Casse’ congelate fino al 7

di Franco Calamassi su la Nazione 4/7/06

Si è trattato fino all’ultimo minuto utile, su più tavoli, a livelli incrociati, sull’asse Firenze-Milano-Roma, e alla fine l’azienda ha deciso di sospendere ogni decisione fino a venerdì, optando per una “pausa di riflessione” e scegliendo di non inviare per adesso le 109 lettere di cassintegrazione ad altrettanti lavoratori. È l’ennesimo colpo di scena quello che si è consumato nella giornata di ieri fino all’epilogo serale nella vicenda Richard Ginori. La notizia è stata comunicata nella tarda serata di ieri nella sede della Provincia dall’azienda ai sindacati e alle Rsu, convocate in un primo tempo per la mattina. Erano presenti l’Associazione Industriali di Firenze e la dottoressa Toscano dell’Ufficio Provinciale del Lavoro, oltre all’amministratore delegato di Ginori, Domenico Dal Bò.La notizia è certamente di quelle da annoverare fra le positive, e segnala la necessità per l’azienda di percorrere ulteriori strade per tentare di arrivare ad un accordo. Decisivo nella giornata di ieri è stato l’intervento delle istituzioni, Comune di Sesto e Regione Toscana in prima fila, che hanno attivato anche parlamentari e membri del governo. Sul piatto è stata messa la disponibilità ad attivare canali e risorse pubbliche per formazione e riqualificazione. Quella di ieri era la data annunciata più di un mese fa dall’azienda per inviare le lettere di cassintegrazione. Ancora venerdì scorso, a margine dell’assemblea dei soci, l’amministratore Dal Bò annunciava che avrebbe proseguito dritto per la sua strada con o senza l’accordo con i sindacati. L’incontro fra azienda e sindacati era fissata per la mattinata di ieri, poi un giro di telefonate alle organizzazioni sindacali e il rinvio al tardo pomeriggio. In mattinata e anche nel pomeriggio febbrili trattative per tentare di arrivare ad una soluzione condivisa. Poi l’annuncio della sospensione e la decisione di prendersi qualche ulteriore ora per trattare.Difficile comunque per sindacati e lavoratori interpretare e decifrare la decisione dell’azienda, che comunque è il segno di una volontà, magari fortemente ‘ispirata’ dalle istituzioni, di espletare un ultimo tentativo.L’incontro di ieri pomeriggio è stata breve ma non privo di attriti.«Noi abbiamo subito accettato la proposta dell’azienda di una pausa di riflessione – racconta Luca Paoli della Cgil – perché crediamo che comunque possa servire per trovare una via d’uscita da una situazione che finora all’azienda non ha portato i risultati sperati. Ci sono stati alcuni passaggi un po’ tesi quando Dal Bò ha accusato un’organizzazione sindacale e la Rsu di non voler giungere ad un accordo, ma la Cgil esprime semplicemente la volontà dei lavoratori emersa più volte in assemblea. Comunque se l’azienda puntava a dividere il sindacato, è uscita sconfitta perché anche ieri il fronte di rappresentanza dei lavoratori è stato quanto mai univoco e compatto».Anche per stamani mattina intanto nella storica manifattura di porcellane di viale Giulio Cesare è in programma un’assemblea e proseguono gli scioperi. «Gli scioperi proseguiranno – annuncia Paoli – finché non ci saranno garanzie per i lavoratori».

02/07/2006


dal Corriere di Firenze del 02/07/06

SESTO – “Le macchine non possono sostituire la manualità dei lavoratori”. La Rsu della Richard Ginori risponde alle dichiarazioni dell’amministratore delegato Domenico Dal Bò, che venerdì scorso, al termine dell’assemblea degli azionisti aveva asserito che la manovalanza dovrà lasciare il posto alla meccanizzazione. “Dal Bò ragiona tenendo conto dei parametri della Pagnossin, dove lui ha lavorato a lungo e dove dovrebbe ben sapere che vengono fatti dei prodotti industriali – dice Giovanni Nencini della Rsu - la Richard Ginori è una manifattura. I clienti pretendono prodotti di qualità con la garanzia che siano realizzati a mano”. Il marchio Ginori è conosciuto in tutto il mondo proprio per la peculiarità di avere prodotti fatti a mano. “Sbaglia Dal Bò a pensare che i clienti non si accorgono se il manico della tazzina è stato attaccato a mano oppure a macchina – continua Nencini – la differenza tra le decalcomanie applicate a macchina e tra quelle a mano è ben visibile. Chi compra i prodotti Ginori parte con l’idea di volere dei manufatti, non dei pezzi prodotti in serie”. A differenza dell’amministratore delegato, le Rsu sono convinte che nel rilancio dell’azienda è possibile mantenendo l’aspetto manifatturiero. “Ad una manifattura di ceramica come la Ginori non possono essere applicate regole matematiche come invece intende fare Dal Bò – aggiunge Nencini – lui ha preso il budget dell’anno passato, redatto da Maricarlotta Rinaldini, e su quei dati, con un paio di operazioni matematiche, ha calcolato che in fabbrica ci sono 109 esuberi. Sarebbe questo il metodo scientifico di cui tanto parla?”. Nel precedente piano industriale, quello redatto dall’allora amministratore delegato Giuseppe Biesuz prevedeva degli esuberi, ma numericamente meno consistenti. “Non sono stati cancellati con il bianchetto – dice Nencini – con Biesuz avevamo un dialogo, un accordo. Con questo amministratore non è possibile, non ci ha mai permesso di entrare nel merito del piano industriale, punto centrale di tutta la questione”. L’arrivo di un nuovo presidente, Rocco Bormioli, non apre nuove speranze per la vertenza sindacale. “L’ingresso di Bormioli non ci tranquillizza – conclude Nencini – dal momento che l’imprenditore del vetro ha recentemente lodato l’operato di Dal Bò, condividendo il piano industriale”.


dal Corriere di Firenze del 02/07/06

SESTO – Nuove iniziative di solidarietà nei confronti dei lavoratori della Richard Ginori, dove già lunedì potrebbero arrivare le lettere per la cassa integrazione a 109 dipendenti. Stasera, alle 21, in piazza Ghiberti a Firenze, si svolgerà uno spettacolo di ballo della scuola “Royal Step”. L’iniziativa è promossa dalla Scuola di ballo con la collaborazione del Quartiere 1 di Firenze.La Confesercenti e la Confcommercio di Firenze e la Cna della Piana, invece, stanno portando avanti una campagna di solidarietà tra le attività commerciali e produttive del territorio fiorentino. Le tre associazioni di categoria hanno realizzato un volantino da appendere all’interno dei negozi con il quale si dichiara che quella attività commerciale sostiene la Ginori e dove è possibile firmare l’appello di solidarietà lanciato dal Presidente del consiglio Regionale Riccardo Nencini.

01/07/2006


Richard-Ginori raffica di scioperi contro l’azienda

Per lunedì è attesa la lista con i nomi dei 109 cassintegrati della storica manifattura di Sesto
di Alessio Schiesari / Firenze sull'Unità 1 Luglio 2006

RAFFICA DI SCIOPERI Gli operai della Ginori hanno deciso di vender cara la pelle, e sono pronti a dare battaglia alla proprietà sul licenziamento dei 109 operai deciso giovedì dopo la rottura del tavolo di concertazione con le parti sociali. Ieri le quattro ore di sciopero, su esplicita richiesta dei lavoratori, sono diventate otto e questa mattina i turnisti terranno le braccia incrociate per altre quattro ore. Lunedì poi ci saranno altre due ore e mezza di agitazione, che precederanno l’incontro in programma alle 11, in cui l’azienda discuterà con le parti sociali la lista dei 109 cassintegrati, e non è da escludere che al termine del meeting i lavoratori non decidano di allungare lo sciopero. Gli operai di Sesto sembrano davvero decisi a non arrendersi, e i bene informati affermano che sono pronti a una lotta durissima. Ieri la loro frustrazione si è scaricata - ed è l’ennesima volta - su Domenico Dal Bò, l’amministratore delegato della Ginori. I lavoratori ieri mattina hanno aspettato Dal Bò mentre stava uscendo dal Consiglio d’amministrazione aziendale e lo hanno accolto con cori e grida.
L’amministratore delegato, uomo di fiducia del proprietario Carlo Rinaldini, aveva appena preso parte alla riunione del consiglio d’amministrazione da cui è uscito il nome del nuovo presidente della Ginori: Rocco Bormioli. Bormioli è l’uomo che insieme a Rinaldini sta dando vita all’aumento di capitale del Gruppo Pagnossin, la società proprietaria di Ginori. Questa manovra porterà nelle casse del Gruppo Pagnossin 30 mln di euro, ma nemmeno una lira sembra verrà spesa per salvare i lavoratori di Sesto. L’aumento di capitale doveva essere ufficializzato ieri, ma la Consob ancora non ha dato il via libera all’operazione. In mattinata l’ex presidente di Ginori Turchetti seminava ottimismo sulla riuscita dell’operazione assicurando che «non ci saranno problemi sul nullaosta». Ma il tono di Turchetti è cambiato al termine della mattinata, quando a causa dell’uscita dal Cda di quattro consiglieri si è visto privare del ruolo di presidente della Ginori da parte di Bormioli. Dopo il Cda Turchetti ha detto di essere stato silurato perché si rifiutava di «considerare i dipendenti dei numeri». Ma le esternazioni di Turchetti hanno provocato la reazione stizzita di Luca Paoli, il sindacalista della Filcem Cgil che ha seguito la vertenza Ginori. «Quando si allontanano - ha detto Paoli riferendosi a Turchetti - diventano tutti dei cuor di leone. In realtà l’ex presidente ha sempre avvallato tutti i licenziamenti voluti da Dal Bò». Intorno alla vertenza Ginori si sta mobilitando anche il mondo della politica. Ieri il senatore del Pdci Pagliarini ha scritto una lettera al Ministro del welfare Damiano in cui chiede, per conto dei sindacati della Ginori, che gli ammortizzatori sociali da concedere all’azienda sestese non siano finalizzati alla chiusura del sito produttivo, ma a un suo rilancio.
Una forte condanna all’operato dell’amministratore delegato Dal Bò e ai vertici di Ginori è arrivato da un pulpito inaspettato, il presidente degli industriali toscani Sergio Ceccuzzi. «Assindustria si è spesa molto - ha affermato Ceccuzzi - per convincere l’azienda a fare alcuni passi indietro, ma si è trovata davanti un muro di gomma». Il presidente degli industriali, commentando le voci di una probabile delocalizzazione della produzione Ginori, ha anche espresso la sua preoccupazione per un futuro dell’azienda lontano dalla regione, futuro che purtroppo con questa proprietà è quasi una certezza. Il richiamo dell’Asia, e dei suoi operai sottopagati, sembra troppo forte perché Rinaldini fermi il suo progetto di smantellamento la Ginori di fronte alle ragioni, storiche ed economiche, dei toscani.

Dal marchese che amava l’arte a Rinaldini, passando per Sindona

al.sch.

È una storia che affonda le sue radici nel passato più profondo quella della Ginori, addirittura nel Granducato di Toscana. Era il 1735 quando il marchese Carlo Andrea Ginori, un nobile dal rinomato gusto per l’arte e dalla mentalità spiccatamente imprenditoriale, decise di aprire nella sua tenuta di famiglia a Doccia la “fabbrica dell’oro bianco”, come veniva chiamata allora la porcellana.
Centocinquant’anni dopo , nel 1889, i dipendenti divennero 1200, quattro volte tanti quelli impiegati di oggi. Ma il periodo di maggior splendore la Ginori, che dal 1896 era diventata Richard Ginori in seguito alla fusione con l’azienda del ceramista milanese Augusto Richard, lo vive sotto la direzione artistica dell’architetto Gio Ponti, tra il 1923 e il 1930. In questi anni la Ginori abbandona il classico stile baroccheggiante per abbracciare i dettami dell’Art Deco. Dal 1958 la Ginori lascia lo stabilimento di Doccia per trasferirsi a Sesto Fiorentino. Negli ultimi anni hanno collaborato con Ginori alcuni dei più grandi designer e stilisti mondiali, tra cui spiccano le firme di Giugiaro e Missoni. Negli anni 70 e 80 il ceramificio passa sotto il controllo di alcuni spregiudicati finanzieri, tra i quali si ritrovano nomi noti come quelli di Michele Sindona e, poi, di Salvatore Ligresti. Ed è proprio da Ligresti che Carlo Rinaldini rileva la Ginori nel 1997. Se le ultime gestioni hanno pesato fortemente sui bilanci e i livelli occupazionali dell’azienda di Sesto, certamente non hanno inciso allo stesso modo sul pregio e la considerazione di cui le sue ceramiche godono a livello internazionale. Basti ricordare che il servizio di piatti e tazzine usato dai presidenti della repubblica nelle cene ufficiali porta il glorioso stemma dell’azienda sestese.

IL PROFILO

Carlo Rinaldini, l’imprenditore che non era abituato a Volare

di Alessio Schiesari

CARLO RINALDINI è nato 64 anni fa nel mantovano. A capo delle due finanziarie Irpei e Prosimet, ha rilevato la Richard Ginori nel 1997 da Salvatore Ligresti. E proprio il costruttore siciliano sembra sia stato tra i principali sponsor dell’ultima avventura imprenditoriale di Rinaldini, il commissariamento speciale della compagnia aerea lombarda Volare nell’autunno del 2004. Un commissariamento terminato con le dimissioni di Rinaldini pochi giorni fa. Ma per convincere Rinaldini a lasciare il posto sembra si sia dovuto muovere il ministro Bersani in persona, che auspicava la sostituzione di Rinaldini perchè convinto che, per risanare la compagnia aerea sull’orlo del fallimento, fosse necessaria una figura neutrale. E l’imprenditore mantovano certamente poco risponde a questa qualità: fonti sindacali affermano infatti che Rinaldini abbia conseguito il commissariamento grazie ai suoi buoni uffici, oltre che con Ligresti, con la Lega Nord lombarda. I due anni in Volare di Rinaldini non ha lasciato un buon ricordo nel cuore dei sindacati, che non gli hanno mai perdonato di non aver accettato il prestito ponte di 25 mln di euro offerto dallo stato per salvare la compagnia, perché convinto che la strada per salvare Volare fosse l’acquisto della compagnia di Varese da parte di Alitalia. Un acquisto che non si è mai realizzato, perché Consiglio di stato e Tar hanno annullato la gara d’appalto voluta da Rinaldini. Ma i sindacati riferiscono che la pervicacia con cui l’imprenditore mantovano ha sostenuto la soluzione Alitalia celasse un interesse. Dicono infatti che, se l’acquisto di Volare fosse andato in porto, Rinaldini sarebbe stato nominato amministratore delegato della compagnia aerea di Varese, nel frattempo blindata dall’acquisizione di Alitalia. Cioè che è sicuro è che nei due anni di commissariamento Rinaldini i problemi di Volare non sono stati risolti. L’imprenditore mantovano lascia l’azienda varesotta con 200 mln di euro di debiti. Insomma, un vero flop, nonostante il ricco fondo per la Cassa integrazione generosamente elargito dall’ex ministro del Welfare Roberto Maroni, guarda caso varesotto pure lui. Ma la cosa che ha fatto arrabbiare maggiormente i sindacati riguarda i noleggi degli aerei sotto la gestione Rinaldini. In questo periodo infatti Volare noleggiava da compagnie ungheresi e greche gli aerei per i propri voli, con contratti in cui le aziende straniere fornivano anche piloti e personale di volo. Insomma, si dava lavoro a greci e ungheresi, con centinaia di lavoratori italiani pronti a svolgere la stessa mansione cassintegrazione. Ma in questi casi, si sa, la filosofia è sempre la stessa: tanto, paga Pantalone.


Allarme del presidente degli industriali Ceccuzzi mentre continua la protesta

"Ginori a rischio partenza"

da la Repubblica 1/7/06

«Il grande rischio è che si scelga una strada diversa da Firenze e a quel punto perderemmo un´area produttiva importante per il territorio». La grande paura per i dipendenti della Richard Ginori, 109 dei quali da lunedì saranno in cassa integrazione, si materializza nelle parole del presidente degli industriali toscani Sergio Ceccuzzi, intervenuto ieri mattina sulla questione dell´azienda di Sesto, ai margini di un convegno. Una strada diversa da Firenze, dice Ceccuzzi: «Assindustria si è spesa molto con le autorità per convincere l´azienda a fare alcuni passi indietro e tornare al tavolo di discussione, ma si è ritrovata un muro davanti e questo ci preoccupa e amareggia». Ceccuzzi ha parlato proprio mentre in mattinata si stava svolgendo l´assemblea dei soci Richard Ginori che ha nominato Rocco Bormioli nuovo presidente e confermato il piano industriale dell´azienda e i 109 esuberi previsti. Bormioli sostituisce Filippo Montesi Righetti, decaduto ieri mattina dopo che quattro consiglieri su sette hanno presentato le proprie dimissioni («Non ritengo legittimo questo modo di far decadere il consiglio» ha polemizzato Montesi). Fuori dall´assemblea, i lavoratori in sciopero hanno duramente contestato i rappresentanti del gruppo Rinaldini (che controllano l´azienda tramite la Pagnossin), e per un quarto d´ora alcuni hanno bloccato l´auto sulla quale è salito l´amministratore delegato della società Domenico Dal Bò: urla, cori, tra cui lo slogan «La Ginori siamo noi la Ginori siamo noi». A Dal Bò, chiuso nell´auto con l´autista, è stata mostrata una piccola bambina figlia di una dipendente. Un lavoratore si è abbassato i pantaloni mostrando l´inguine. Sulla vertenza è tornato ieri anche il presidente della commissione Lavoro della Camera, Gianni Pagliarini, che ha scritto una lettera-informativa al ministro del Lavoro Cesare Damiano: «Il piano industriale della Ginori deve prevedere investimenti nella formazione, ma soprattutto la salvaguardia degli attuali livelli occupazionali, unica garanzia per una prospettiva di mantenimento e rilancio dell´azienda».


ASSEMBLEA DEGLI AZIONISTI Varato il piano di salvataggio. L’appoggio del gruppo bancario amico della Credem

Ora comanda il re del vetro

di Franco Calamassi su la Nazione 1/7/06

Da ieri la Richard Ginori ha un nuovo padrone, e si chiama Rocco Bormioli. Al termine di una mattinata campale per la storica manifattura, con l'attesa assemblea degli azionisti nella sala riunioni del Museo di Doccia ad approvare i nuovi assetti societari e all'esterno i lavoratori a scioperare e protestare per i 109 licenziamenti, Bormioli è stato nominato presidente di Richard Ginori. Una doppia partita, del cuore e della finanza: fuori i lavoratori, a ripetere lo slogan "la Ginori siamo noi", dentro i soci della società a cercare un equilibrio finanziario difficile. La cosa che forse sintetizza meglio quello che è accaduto è toccato dirla a Filippo Montesi Righetti, presidente 'dimissionato' di Ginori: "Chi comanda oggi in Ginori? Nelle aziende direi che comanda chi ci mette i soldi, e qui a metterci i quattrini è stato Bormioli. Non a caso è lui il nuovo presidente. La mia sostituzione? La logica conseguenza di divergenze prolungate con il socio di riferimento e con l'Ad, anche se tengo a dire che negli ultimi due anni la situazione debitoria di Ginori è passata da 54 a 16 milioni di euro". Di Dal Bò Righetti ha detto di "non condividere la strategia industriale e il fatto di considerare i dipendenti solo dei numeri". L'assemblea dei soci si è aperta con le dimissioni, contestate, di 4 dei 7 consiglieri, che hanno fatto decadere il vecchio consiglio, e reso necessario eleggerne uno nuovo. A quel punto l'accordo fra Rinaldini e Bormioli annunciato un mese fa si è tradotto in scelte formali. Si è infatti passati alla elezione del nel nuovo consiglio, nel quale sono entrati tre consiglieri ciascuno per Rinaldini e Bormioli, e un consigliere, Gabriele Cenni, per il socio di minoranza Starfin. Rinaldini torna a sedere in prima persona nel consiglio di amministrazione Ginori dopo alcuni anni, e insieme a lui solo persone molto fidate: la figlia, Maria Carlotta, e l'ad Dal Bò, entrambi confermati. Del gruppo Bormioli, oltre allo stesso Rocco Bormioli, sono entrati nel consiglio Luca Ponti e Marco Ziliotti. In primo piano all'assemblea dei soci la difficile situazione finanziaria di Ginori. Ginori deve ancora mettere a punto l'accordo con il gruppo di banche, capitanate da Unicredit, con le quali è scaduto da diversi mesi il rimborso di un prestito da 5,6 milioni di euro. Occhi puntati sull'aumento di capitale da 30 milioni di euro per Pagnossin - che i sindacati accusano di aver drenato risorse a Ginori - a cui parteciperà per 15 milioni Profind, la nuova società costituita da Bormioli e Rinaldini, e che per la parte restante sarà reperito sul mercato. Il presidente della controllante Pagnossin, Manfredo Turchetti ha detto di avere in tasca "l' accordo con Abax Bank del gruppo Credem, per costituire il consorzio di garanzia per i 15 milioni di euro della restante quota dell'aumento di capitale".

30/06/2006



Cassintegrazione alla Richard Ginori

È saltato il tavolo di trattative messo in piedi da Regione ed enti locali con la proprietàPer 109 lavoratori si apre il percorso che porta ai licenziamenti. Oggi sciopero di 4 oreLA NOTIZIA che tutti temevano è arrivata: lunedì per 109 operai del ceramificio ci sarà la Cig, il preludio alla disoccupazione. Ma i lavoratori non si arrendono e già oggi fanno 4 ore di sciopero


di Alessio Schiesari sull'Unità 30/6/06

QUESTA VOLTA sembra davvero finita. E, tra tutti gli epiloghi che si potevano immaginare, non ce n’era uno peggiore. I padroni di Treviso hanno deciso: 109 operai della Ginori il prossimo lunedì verranno messi in cassa integrazione e, fra un anno, licenziati. Il tavolo di trattative che la Regione, la Provincia di Firenze e il Comune di Sesto erano riusciti ad aprire con Rinaldini, il proprietario del Gruppo Pagnossin, è saltato. È stato questo il risultato dell’incontro svolto ieri in Assindustria tra i sindacati e il rappresentante dell’azienda, l’amministratore delegato Domenico Dal Bò. Un summit durato appena quattro ore, troppe poche per sperare di risolvere una vicenda che va avanti ormai da quasi quattro mesi in cui i dipendenti della Ginori le hanno provate tutte: dai volantinaggi allo stadio a una serie di scioperi serrati che ha raggiunto le 120 ore. Purtroppo però non è bastato.L’infelice esito dell’incontro si colora di tinte addirittura beffarde se si pensa che domani il Gruppo Pagnossin, proprietario di Ginori, ha in programma una ricapitalizzazione di 30 miliardi di vecchie lire.


Rottura alla Richard Ginori: licenziamenti già da lunedì

di Alessio Schiesari

Quanto è bastato per salvare dal licenziamento cento operai delle fabbriche trevigiane, ma evidentemente non abbastanza da dissuadere i vertici dell’azienda ad infliggere questo duro colpo a un pezzo di storia dell’industria toscana. A chi gli chiede che cosa ne pensi della ricapitalizzazione, Luca Paoli, il sindacalista della Filcem Cgil che ha seguito la vertenza Ginori, risponde laconico: «Peccato che per Sesto non abbiano trovato una lira».Secondo il sindacalista l’azienda nell’incontro si sarebbe limitata a proporre un rinvio della messa in Cassa integrazione, e in cambio avrebbe chiesto ai rappresentanti dei lavoratori di accettare i licenziamenti e di non partecipare alla discussione del nuovo piano industriale del ceramificio sestese. «Ci hanno chiesto di firmare una cambiale in bianco senza alcuna garanzia per i lavoratori», si legge in una nota delle Rsu Ginori, che definisce l’incontro di ieri «una trappola scientificamente preparata con lo scopo di arrivare all’ultimo giorno di trattativa e porre il sindacato di fronte a una sorta di prendere o lasciare».
Nonostante la situazione ora si faccia molto difficile i lavoratori hanno deciso di non mollare, e già oggi daranno vita uno sciopero di quattro ore. «È bene che l’azienda sappia - spiega Paoli - che la nostra lotta non sarà limitata agli scioperi, i lavoratori sono arrabbiatissimi e i padroni in fabrica se ne accorgeranno». Di certo se n’è già accorto Domenico Dal Bò, che ieri pomeriggio quando intorno alle cinque e mezza è rientrato in azienda è stato accolto da un mare di fischi e cori.Un paio d’ore prima della rottura delle trattative Palazzo Vecchio aveva annunciato che domenica sera alle 9:00 in piazza Ghiberti si terrà una serata di sensibilizzazione sulla vertenza del ceramificio sestese, un’iniziative che alla luce della rottura del tavolo tra azienda e sindacati assumi un valore ancora più forte. È stato anche creato un fondo di sostegno per i lavoratori, chiamato “Cassa di resistenza Laginoriasiamonoi”. Chi volesse dare il suo contributo lo potrà fare tramite bonifico bancario sul conto corrente 73198459 intestato a Mancini Camilla, Cin J, Abi, 07601, Cab 02800.


LA CRISI

Richard Ginori il dialogo finisce prima di cominciare

da la Repubblica 30/6/06

Richard Ginori, non c´è spazio per la trattativa. Il tentativo di riaprire il dialogo con i proprietari da parte delle Rsu, ottenuto con difficoltà dai sindacalisti perché gli operai ritenevano non ci fosse dall´altra parte nessuna intenzione di trattare, si è risolto con l´ennesimo muro contro muro. E oggi partiranno le 109 lettere di cassa integrazione per gli operai, fuori dalla fabbrica da lunedì.Un nuovo piano industriale, perché quello vecchio non prevedeva il rilancio dell´azienda; certezze sul nuovo stabilimento; garanzie sui livelli occupazionali e che la cassa integrazione fosse per ristrutturazione, non per crisi. "Queste le condizioni poste dagli operai per la trattativa. Ma subito, fanno sapere le Rsu, è stato chiaro che nessuno di questi punti era tra quelli su cui i proprietari avevano intenzione di discutere ieri pomeriggio, nell´incontro tenutosi presso l´Assindustria di via Valfonda grazie alle pressione degli enti locali. L´amministratore della Richard Ginori, controllata dal gruppo Pagnossin di Carlo Rinaldini, Domenico Dal Bò si dice «amareggiato e deluso» perché «all´azienda non è stato neppure consentito di entrare nel merito della trattativa». «L´azienda non ha accettato nessuna proposta dei sindacati - ribatte Luca Paoli della Filcem Cgil - nessuna possibilità di discutere il piano industriale, né di rinviare la cassa integrazione».
I timori degli operai era che la riapertura della trattativa, senza entrare nel merito delle questioni, potesse essere usata dall´azienda per buttare fumo negli occhi alle banche e ai gruppi finanziari creditori. Ieri Dal Bò è stato fischiato, al suo rientro in fabbrica. Via libera quindi alle lettere di cassa integrazione, ma anche, promettono sindacati e Rsu, a nuove azioni di lotta ancora più dure. Oggi invece si terrà l´assemblea dei soci dove interverranno anche rappresentanti della Filcem Cgil, che per parlare hanno rastrellato un piccolo pacchetto azionario. Per sensibilizzare su quanto sta succedendo alla storica azienda di Sesto Fiorentino, i lavoratori, le Rsu ed il Quartiere 1 di Firenze hanno organizzato una serata per raccogliere fondi per la Cassa di resistenza degli operai, domenica sera alle ore 21 in piazza Ghiberti a Firenze. (m.f.)



sesto fiorentino

Richard Ginori scattano 109 casse integrazioni

su la Nazione 30/6/06

L'ultimo tentativo di istituzioni e Assindustria Firenze non ha sbloccato la trattativa tra la Richard Ginori e i sindacati. Dal prossimo 3 luglio, quindi, l’azienda controllata dal Gruppo Pagnossin di Carlo Rinaldini farà partire il nuovo piano che prevede, tra l’altro, 109 casse integrazioni per i lavoratori dello stabilimento di Sesto Fiorentino dove stamani è prevista l’assemblea degli azionisti.


CONFINDUSTRIA

Nuovo flop con i sindacati

da la Nazione 30/6/06

È intanto fallito il tentativo in extremis sollecitato con forza dalle istituzioni di riannodare il filo della trattativa. La riunione che ieri pomeriggio ha visto incontrarsi nuovamente, al tavolo dell’associazione industriali sindacati e rappresentanti dei lavoratori è naufragato di fronte all’impossibilità delle parti di trovare un punto di equilibrio fra le rispettive posizioni. L’azienda ha proposto la sospensione della cassintegrazione, ma a fronte dell’accettazione di condizioni che i sindacati hanno ritenuto di non poter accettare. Fra queste il fatto di non discutere il piano industriale, di non mettere all’ordine del giorno la questione del nuovo stabilimento, e di accettare comunque che la cassintegrazione fosse per stato di crisi. E oggi è di nuovo sciopero per tutta la mattina.


FIRENZE NUOVA PRESIDENZA E PIANO DI RILANCI

Salvagente per Richard Ginori Bormioli entra con Rinaldini

di FRANCO CALAMASSI su la Nazione 30/6/06

«DA DOMANI CAMBIA tutto. Il vecchio consiglio di amministrazione decade e viene nominato un nuovo consiglio, nel quale entreranno rappresentanti di Rocco Bormioli e verrà ufficializzata la nomina dello stesso Bormioli a presidente di Richard Ginori. Stiamo lavorando in queste ore per puntare al rilancio di Richard Ginori». A parlare così, a poche ore dall’attesa assemblea dei soci in programma per stamani nella sede del Museo di Doccia in via Pratese a Sesto, è Carlo Rinaldini, patron di Ginori e attuale proprietario della storica manifattura di porcellane, dal suo quartier generale di Milano.IL VECCHIO LEONE torna insomma a ruggire, per riaffermare con forza il suo ruolo in Richard Ginori, la volontà di non abbandonare l’azienda, e in qualche modo anche il suo attaccamento a Ginori. Mentre la questione della cassintegrazione per 109 lavoratori resta sullo sfondo, l’accordo con Bormioli non si ferma e va avanti: «Abbiamo costituto la nuova società: si chiama Profind 2006, con presidente Rocco Bormioli e sede a Parma. Io sarò consigliere delegato e la proprietà sarà al 50% della Vetrofin di Bormioli e al 50% della mia Iprei. La Profind possiederà il 50,01 di Pagnossin, e sarà priva di debiti. Faremo un aumento di capitale fino a 30 milioni di euro, e a settembre un aumento di capitale anche per Ginori da 10 milioni di euro in modo da azzerare i debiti a monte e a valle. Faremo il nuovo stabilimento: sarà un impianto modello, sorgerà a Sesto e all’interno avrà le due scuole artistiche».Rinaldini insomma non molla ma anzi rilancia: «La Richard Ginori – dichiara Rinaldini – è una manifattura ad elevata componente artistica ma con una dimensione industriale. Abbiamo avuto problemi su qualità e consegne. Ci sono responsabilità precise su cui qualcuno dovrebbe trarre qualche conclusione. Negli ultimi cinque mesi abbiamo avuto ben 21.000 ore di sciopero».RINALDINI scommette sull’alleanza con Bormioli e ‘incorona’ il nuovo socio: «Rocco Bormioli è una persona perbene e molto preparata. Ha studiato a lungo il dossier e ha molte idee per rilanciare l’azienda. Avrà responsabilità operative. La Ginori è una manifattura di prestigio, al suo interno dovranno nascere una scuola di disegno e una di colaggio artistico per diventare un punto di riferimento nel segmento del lusso».

Salvagente per la Ginori Azzerati i debiti

Costituita una nuova società: la Profind (al 50%) con presidente sempre Bormioli e Rinaldini consigliere delegato. Previsto un aumento di capitale di 30 milioni di euro e di altri 10 milioni per la Ginori Un nuovo stabilimento collegato a 2 scuole artistiche

di Franco Calamassi su la Nazione 30/6/06

Si apre oggi un nuovo capitolo della storia di Richard Ginori. Comincia l’era di Rocco Bormioli (nella foto piccola a sinistra), e ad incoronare il nuovo socio forte della storica manifattura è il vecchio patron di Ginori, quel Carlo Rinaldini (nella foto grande) che con Bormioli ha stretto un’alleanza per gestire in forma paritetica la società. Rinaldini, vecchio leone della finanza, rivela a La Nazione strategie e retroscena nel giorno più importante per Richard Ginori.Oggi è infatti in programma, nella sala riunioni del Museo delle Porcellane di Doccia, l’attesa assemblea dei soci che dovrà sancire l’alleanza fra Rinaldini e Bormioli.«Il vecchio consiglio di amministrazione decade e viene nominato un nuovo consiglio, nel quale entreranno rappresentanti di Rocco Bormioli e verrà ufficializzata la nomina dello stesso Bormioli a presidente di Richard Ginori– rivela Rinaldini - Stiamo lavorando in queste ore per comporre i dissidi e puntare al rilancio di Richard Ginori».Dopo mesi di silenzio, Carlo Rinaldini, patron di Ginori e attuale proprietario della storica manifattura di porcellane, dal suo quartier generale di Milano esce quindi allo scoperto con dichiarazioni che faranno discutere ma che senza dubbio tendono a riaffermare con forza il suo ruolo in Richard Ginori, la volontà di non abbandonare l’azienda, e in qualche modo anche il suo attaccamento a Ginori. Il tutto mentre mancano poco più di 48 ore all’annunciato invio di 109 lettere di cassintegrazione ad altrettanti lavoratori, che l’azienda intende mettere fuori della fabbrica per 12 mesi.Rinaldini annuncia che l’accordo con Bormioli non si ferma e va avanti: «Abbiamo costituto la nuova società: si chiama Profind 2006, con presidente Rocco Bormioli e sede a Parma. Io sarò consigliere delegato e la proprietà sarà al 50% della Vetrofin di Bormioli e al 50% della mia Iprei. La Profind possiederà il 50,01 di Pagnossin, e sarà priva di debiti. Faremo un aumento di capitale fino a 30 milioni di euro, e a settembre un aumento di capitale anche per Ginori da 10 milioni di euro in modo da azzerare i debiti a monte e a valle. Faremo anche il nuovo stabilimento: sarà un impianto modello, sorgerà a Sesto e all’interno avrà le due scuole artistiche».Rinaldini insomma non molla ma anzi rilancia: «La Richard Ginori – dichiara – è una manifattura, ad elevata componente artistica ma con una dimensione industriale. È un’azienda che va seguita, gestita.Quando me ne occupavo direttamente, l’azienda produceva utili e andava bene. Poi una malattia mi ha tenuto lontano per qualche tempo e l’azienda è non è stata gestita come avrebbe dovuto. Abbiamo avuto problemi sulla qualità e anche sulle consegne. Negli ultimi mesi poi siamo stati oggetto di vari attacchi concentrici: da gennaio a metà maggio abbiamo avuto ben 21.000 ore di sciopero».Rinaldini scommette sull’alleanza con Bormioli e ‘incorona’ il nuovo socio : «Rocco Bormioli è una persona perbene e molto preparata. Ha studiato a lungo il dossier Ginori e ha molte idee per rilanciare l’azienda. Avrà responsabilità operative e di gestione. La Ginori è una manifattura di prestigio, al suo interno dovranno nascere una scuola di disegno e una di colaggio artistico, magari con il sostegno dell’Unione Europea, per diventare un punto di riferimento nel segmento del lusso».

29/06/2006


Richard-Ginori, ennesimo scandalo

L’azionista di maggioranza e l’amministratore delegato disertano l’assemblea a SestoUn altro schiaffo ad un’azienda gloriosa il cui marchio è conosciuto e amato nel mondo
STILLICIDIO L’assemblea tanto attesa di ieri mattina è andata deserta. I Pagnossin e l’amministratore delegato non si sono fatti vedere. I soci di minoranza: «Fatto gravissimo».

di Silvia Gigli / Sesto Fiorentino sull'Unità 29/6/06

Possibile che non si possa fare niente per la Richard-Ginori? Possibile che il socio di maggioranza (Pagnossin) possa permettersi di disertare l’attesa assemblea che avrebbe dovuto tenersi ieri mattina rimandando così ancora una volta le scelte sull’azienda ceramica di Sesto? Quello che accade alla Richard-Ginori è un vero stillicidio, un logorio quotidiano che vede da una parte un proprietario di fatto disinteressato alle sorti di uno dei gioielli della manifattura non solo italiana ma mondiale e oltre 300 lavoratori, la metà dei quali ha davanti lo spettro della cassa integrazione già dal 1° luglio. La nuova assemblea si terrà il 30 giugno. Andrà deserta anche quella? Un fatto è certo. Ieri al tavolo nella sede di Sesto c’erano solo i rappresentati dei lavoratori (che hanno comprato un pacchetto di azioni pur di poter dire la loro ai tavoli che contano) e i rappresentanti di minoranza della Starfin. Comunque vada, la sensazione è che le parti in gioco non abbiano la minima idea del valore straordinario di un’azienda come la Richard-Ginori, un gioiello che il mondo ci invidia. E questa cecità è il delitto più grande.

Richard-Ginori assemblea deserta

I soci di maggioranza non si fanno vedere
DELUSIONE È andata deserta l'assemblea dei soci della Richard Ginori, la storica azienda controllata con circa il 58% da Retma (Gruppo Pagnossin), la cui prima convocazione era fissata per ieri a Sesto. Hanno disertato l'azionista di maggioranza Carlo Rinaldini e l’amministratore delegato Domenico Dal Bò. L'assemblea (la seconda convocazione i sarà il 30 giugno) doveva autorizzare il Cda all'acquisto e alla vendita di azioni proprie in vista dell'accordo tra la Pagnossin e la Vetrofin di Rocco Bormioli per il rilancio del gruppo con la creazione di una NewCo che dovrebbe sottoscrivere un aumento di capitale di 32 milioni di euro. Aumento di capitale che, tra l'altro, è all'ordine del giorno dell'assemblea di Pagnossin prevista per oggi. Il gruppo che controlla la Richard Ginori ha presentato un piano industriale che prevede 109 casse integrazioni che scatteranno il 1° luglio. All’assemblea si sono presentati invece i rappresentanti della Filcem/Cgil che nei giorni scorsi avevano comprato un piccolo pacchetto di azioni per portare le ragioni dei lavoratori, e i rappresentanti della Starfin che controlla il 7% delle azioni. Proprio la Starfin alla fine di aprile aveva presentato un'offerta per rilevare il pacchetto di Retma, con la possibilità poi di lanciare un'opa totalitaria. Offerta respinta dal gruppo Pagnossin che poi ha sottoscritto l'accordo con Bormioli. Fonti finanziarie parlano ora di un esposto presentato alla Consob a seguito dell'accordo tra Rinaldini e Bormioli. La Starfin intanto definisce «grave e sconcertante il disinteresse dell'azionista di maggioranza che fa capo a Carlo Rinaldini verso l'azienda, i lavoratori, le rappresentanze sindacali e gli azionisti di minoranza». Un atteggiamento grave e irresponsabile nei confronti di un’azienda storica dal passato e dal presente glorioso, dei suoi lavoratori, e del nome della Richard Ginori nel mondo. si.gi.


Situazione precaria e 109 posti di lavoro a rischio per la storica manifattura

Ginori, anche i piccoli azionisti contro il Gruppo Pagnossin

ILARIA CIUTI su la Repubblica 29/6/06

NON sono più solo gli operai a protestare contro il gruppo Pagnossin proprietario della Richard Ginori di Sesto, dove sono a rischio 109 posti di lavoro, e contro il titolare Carlo Rinaldini. Adesso anche gli azionisti minori fanno sentire la loro voce. «Il disinteresse dell´azionista di maggioranza che fa capo a Rinaldini verso l´azienda, i lavoratori, le rappresentanze sindacali e gli azionisti di minoranza è grave e sconcertante», si ribella la Starfin spa che possiede il 7% delle azioni e che si è recentemente vista rifiutare la sua offerta di rilevare al quota di maggioranza della Ginori. Oltretutto, spiega Starfin, la situazione alla Ginori è precaria, non c´è tempo da perdere. La polemica di Starfin arriva dopo che all´assemblea dei soci, convocata in prima istanza ieri e dove erano all´ordine del giorno l´entrata in società di Rocco Bormioli e la conseguente ricapitalizzazione dell´azienda con 32 milioni di euro, non si è presentato nessuno, né Rinaldini, né l´amministratore delegato Domenico Dal Bo, autore del piano industriale contestato dai lavoratori.L´assemblea, cui invece si sono presentati i sindacalisti Filcem-Cgil che hanno comprato cento azioni che poi rivenderanno pur di avere il diritto di partecipare, è riconvocata per domani. Nel frattempo la protesta degli operai continua con scioperi ieri e presidi ai cancelli della Ginori sotto il sole e con l´angoscia di una cassa integrazione per 109 di loro che dovrebbe partire da lunedì e che, se chiesta per crisi come vuole l´azienda, significherebbe, sostengono i sindacati, il licenziamento certo alla fine della cassa. Lavoratori e sindacati chiedono invece una cassa per ristrutturazione. Unico spiraglio, dopo che lunedì Dal Bo´ aveva accennato davanti ai sindacati perfino alla possibilità di chiedere la cassa per chiusura dell´azienda, è quello che si è aperto ieri attraverso la mediazione del sindaco di Sesto Gianassi, l´assessore regionale Brenna e il vicepresidente della Provincia Barducci. I tre hanno parlato con la dirigenza aziendale e ottenuto la riapertura della trattativa con i sindacati fino a domani, l´ultimo giorno utile per l´invio delle lettere di cassa integrazione. L´accordo è che, se entro domani si intravedranno possibilità di continuare a discutere, le lettere verranno rinviate. Stamani i sindacati chiederanno in assemblea ai lavoratori il mandato a tornare in trattativa. Se sarà sì, il tavolo si aprirà alle 14 presso Assindustria e andrà avanti non stop.


GINORI Guerra nell’alta finanza. L’assemblea dei soci salta: mancavano azionista di controllo e dirigenti

Per un pugno di... piatti

di Franco Calamassi su la Nazione 29/6/06

La resa dei conti per il controllo di Richard Ginori non c'è stata. Ma è solo rinviata. A domani. L'assembla generale dei soci, in programma in prima convocazione per ieri mattina nella sede del Museo di Doccia e che doveva approvare il bilancio 2005 e i nuovi assetto societari dopo l'ingresso nel capitale di Rocco Bormioli, è stata infatti dichiarata nulla per mancanza del numero necessario a rappresentare la maggioranza dei soci. E fatto insolito ad essere assente era proprio Carlo Rinaldini, azionista di maggioranza. La seconda convocazione dell'assemblea è prevista per domani mattina. All'assemblea non si sono presentati né il rappresentante dell'azionista di maggioranza che controlla Ginori tramite la società olandese Retma Holding Bv nè i consiglieri d' amministrazione ed i sindaci espressione dell' azionista di maggioranza. Presente invece il presidente Filippo Montesi Rigetti, che ha preso atto dell'assenza anche dell'amministratore delegato Domenico Dal Bò.L'assemblea doveva autorizzare Ginori all'acquisto e alla vendita di azioni proprie in vista dell'accordo tra la controllante Pagnossin e la Vetrofin di Rocco Bormioli per il rilancio del gruppo attraverso la creazione di una nuova società detenuta alla pari da Rinaldini e Bormioli. Per l'assemblea si sono presentati invano anche i rappresentanti della Filcem Cgil che nei giorni scorsi avevano annunciato di aver comprato un piccolo pacchetto di azioni per poter prendere la parola in assemblea, per portarvi le ragioni dei lavoratori, a cui il piano industriale presentato da Dal Bò chiede 109 licenziamenti. Dopo che l'assemblea è andata deserta, dura e immediata la reazione di Starfin spa, socio di minoranza che aveva tentato di scalare Ginori. Starfin in una nota definisce "grave e sconcertante il disinteresse dell'azionista di maggioranza che fa capo a Carlo Rinaldini verso l'azienda, i lavoratori, le rappresentanze sindacali e gli azionisti di minoranza. Tanto più che la società versa in grave crisi industriale e che il bilancio 2005, oggetto di approvazione da parte dell' assemblea che si sarebbe dovuta svolgere ieri, non è stato certificato da Kpmg".Attorno al controllo finanziario di Ginori si è dunque scatenata ormai una guerra senza quartiere, una battaglia che si combatte senza esclusione di colpi, dopo che le difficoltà finanziarie del suo azionista principale, Rinaldini, hanno reso l'azienda di fatto contendibile. Una battaglia che adesso è anche di natura legale dopo che un'azionista di minoranza ha presentato un esposto alla Consob in sostanza per sapere come mai Bormioli abbia pagato a Rinaldini le azioni un valore quasi doppio rispetto a quello di Borsa, e se questo non lo obblighi a presentare un'offerta pubblica di acquisto obbligatoria che lo costringerebbe ad un esborso assai maggiore dei 12,5 milioni di euro promessi finora a Rinaldini. Il socio di minoranza di Ginori, la Starfin spa, considera questo passaggio una vera e propria beffa, perché solo pochi giorni prima Rinaldini aveva rifiutato un'offerta della stessa Starfin da ben 29 milioni di euro per la cessione del pacchetto di maggioranza delle azioni. Secondo ambienti finanziari milanesi l'esame dell'esposto da parte della Consob dovrebbe essere imminente, e comunque avvenire entro la giornata di domani. Se infatti venissero riconosciute le ragioni di chi sostiene che l'accordo fra Rinaldini e Bormioli, così come è stato congeniato, non rispende ai criteri di trasparenza della Borsa, allora l'intera operazione potrebbe saltare e si aprirebbe lo spazio per ogni scenario e per nuovi colpi di scena.


Gli 80 anni di Bruno Bartoletti

da una intervista al celebre direttore d'orchestra sul Corriere di Firenze 29/06/06
di Rossella Rossi

..."Come è continuato il suo rapporto Sesto dopo il suo ingresso al Teatro Comunale?
Nel dopoguerra ho avuto un lungo rapporto con la banda musicale della Richard Ginori. L'ingegnere Merlini che allora dirigeva l'azienda, aveva assunto molti elementi della Banda Presidiaria Militare che formarono un complesso di grande valore. Dei semi professionisti. E lo si capisce dal repertorio che avevamo in programma, brani scelti dall'Incompiuta di Schubert, il Boris Godunov, Tannhauser, Mefistofele, Traviata.
Quello e' stato un vero banco di prova per me. Suonavamo su partiture strumentate da Vessella,che era il direttore della più importante banda d'Italia, quella di Roma, che suonava ogni domenica al Pincio. La Richard Ginori, oltre ad essere il polmone economico di Sesto, era in questo modo anche un centro culturale e di aggregazione sociale di tutto il paese e anche ripensando a questo, guardo ora con preoccupazione alla grave crisi che oggi l'attraversa".

28/06/2006


Ginori: un azionista contesta il patto Rinaldini-Bormioli. E dopo la minaccia di chiudere lo stabilimento è stato sciopero

La Consob ora indaga

di Franco Calamassi su La Nazione 28/6/06

I lavoratori della Richard Ginori ribattono colpo su colpo e all'annuncio-minaccia dell'amministratore delegato Dal Bò, che aveva parlato di rischio chiusura se non si manda subito a casa un terzo della forza lavoro), hanno risposto ieri mattina con uno sciopero immediato (nelle foto), durato per tutta la mattinata e proseguito anche nel pomeriggio in forma invece articolata. La contrapposizione ormai è totale. Le possibilità di dialogo ridotte al lumicino, mentre la scadenza del 3 luglio di avvio della cassintegrazione si avvicina. È invece alle porte, con la prima convocazione per oggi e la seconda per dopodomani, l'assemblea dei soci di Richard Ginori, che si annuncia delicata e decisiva, non solo per valutare e definire nei dettagli l'ingresso di Bormioli nel capitale sociale, ma anche perché alcuni soci di minoranza intendono dare battaglia e la Cgil ha acquistato un pacchetto simbolico di azioni per avere la possibilità di prendere la parola nel corso dell'assemblea.La situazione in azienda era e resta molto tesa. Le ultime uscite dell'amministratore delegato non hanno certo contributo a rasserenare un clima che si fa sempre più minaccioso per il futuro ella manifattura sestese vecchia di quasi 300 anni. "Una storia e un patrimonio, quella ella Richard Ginori - diceva ieri mattina una delle lavoratrici in sciopero - che non appartengono agli attuali proprietari ma che finanzieri senza scrupoli rischiano di distruggere e disperdere per sempre".Ma per Rinaldini e soci il passaggio delle prossime ore è davvero stretto. Anche perché da Milano e dagli ambienti finanziari della Borsa rimbalza la notizie che un azionista di minoranza ha presentato alla Consob e alla Procura della Repubblica di Milano un esposto a seguito degli accordi siglati da Carlo Rinaldini e Rocco Bormioli per sostenere con l'ingresso di denaro fresco (12,5 milioni di euro per l'intanto) la gestione della società. Il ricorso presentato verte sul fatto che gli accordi potrebbero rivelarsi nulli a meno che non venga lanciata un'Opa (offerta pubblica di acquisto) su tutte le azioni di Pagnossin. A seguito degli accordi fra Rinaldini e Bormioli infatti il prezzo pagato da Bormioli per le azioni Pagnossin-Ginori è praticamente il doppio (1,24 euro) rispetto a quello di Borsa (0,69 euro ad azione). Una situazione attualmente al vaglio degli organismi di vigilanza della Borsa, e che va ad aggiungersi al fatto che per tre anni consecutivi Richard Ginori non ha visto i propri bilanci certificati da parte delle agenzie specializzate, con grave deficit di trasparenza per gli investitori.

25/06/2006


25/06/2006


GINORI - Domani in Provincia

Barducci ha invitato allo stesso tavolo azienda e sindacati

da La nazione

Le istituzioni provano a riannodare il filo di una trattativa di fatto mai avviata, e così la Provincia di Firenze, per iniziativa dell'assessore alle attività produttive e vicepresidente, nonchè ex sindaco di sesto,Andrea Barducci, ha convocato le parti per lunedì pomeriggio a Firenze. All'incontro saranno presenti da una parte l'azianda e l'associazione industriali di Firenze, dall'altra rappresentanti dei lavoratori e sindacati di categoria. A cercare un punto di incontro a posizioni finora fortemente divergenti ci proveranno sia la Provincia che la Regione Toscana, pure lei presente al tavolo.
Il tentativo è quello di scongiurare di arrivare al 3 luglio, ormai prossimo, senza uno straccio di accordo sulla cassa integrazione, perchè l'azienda ha dichiarato di voler comunque procedere anche in assenza di una intesa con il sindacato. Il sindacato sta cercando di mettere l'azienda alle corde, e scommette iltutto per tutto. La proprietà di Richard Ginori ha fatto chiaramente intendere che la cassa integrazionea zero ore per 12 mesi per 109 lavoratori non si chiudera con il rientro in fabbrica ma con altrettanti licenziamenti .

F.C.

23/06/2006


Il presidente dell´Istituto De Martino insieme agli operai in lotta

La resistenza di Della Mea "Il mio canto per la Ginori"

ROBERTO INCERTI su la Repubblica 23/6/06

IL suo canto libero. A favore dei più deboli, degli operai, della povera gente che a Milano viveva nelle mitiche case di ringhiera. Sono oltre trent´anni che il cantautore Ivan Della Mea - direttore anche dell´Istituto di musica popolare De Martino a Sesto Fiorentino - è sulle barricate, con la voce, con la musica, soprattutto con la sua sensibilità si batte da sempre contro sfruttamento e disoccupazione, contro gli abusi del potere. E´ evidente che un personaggio di tale spessore e umanità non poteva rimanere insensibile alla difficile situazione che in questi giorni stanno vivendo i lavoratori della storica ditta di Sesto Fiorentino Richard Ginori. Il piano presentato dall´azienda prevede infatti 109 casse integrazioni. Ieri mattina, durante un´ora di sciopero, Ivan Della Mea si è esibito fuori dalla fabbrica davanti agli operai, suscitando consensi e commozione.«Parole come ristrutturazione e cassa integrazione spesso nascondono trappole per i lavoratori, trappole che possono scaturire in licenziamenti. Io lo so per esperienza, in quanto a Milano, fra gli anni Ottanta e Novanta, ho fatto centinaia di dimostrazioni davanti alle fabbriche». Oltre ai suoi hit Ivan Della Mea ha presentato il brano La palla sta su, scritto appositamente per la Richard Ginori ed i cui versi dicono: «Se vedi una palla/che arrampica il cielo e leggi il suo nome/che è Richard Ginori ti vengono in mente/stoviglie di casa insieme a ricordi/di capolavori di ieri e di oggi/cultura di un fare e pensi a un tempo/che sa d´immortale: la palla è lassù/e lassù deve stare. La palla lassù/racconta colori le crete le argille/le terre gli smalti i forni i torni/i segni di artisti e di artigiani/di lavoratori d´ingegno e fatica/di esseri umani. La palla lassù/fa storia e destino: la palla fa Sesto/e fa Fiorentino. La palla lassù/terreno industriale d´incanto diventa/terreno per case e chi se ne frega/se il lavoratore dovrà trasferire/sua vita sue ore c´è già chi patisce/l´infame tormento che dietro la cassa/dell´integrazione ci sia il futuro/del licenziamento»…Intanto stamani - dalle 10 - Giovanni Pagliarini, presidente della Commissione Lavoro della Camera e deputato dei Comunisti italiani sarà a Firenze per incontrare i lavoratori della Richard Ginori. L´incontro è stato organizzato dal gruppo consiliare regionale dei Comunisti italiani e dalla federazione fiorentina del PdCi.

16/06/2006


Richard Ginori, la vertenza entra nelle istituzioni

Ieri il presidente del Consiglio regionale Nencini ha visitato la fabbricaA Roma il senatore Bellini ha chiesto l’intervento del governo

di Tommaso Galgani / Firenze sull'Unità 16/6/06

A QUESTO PUNTO la questione s’allarga. Per esorcizzare il pessimismo della ragione, si punta sul gramsciano ottimismo della volontà: «Serve una cornice istituzionale dentro cui svolgere il rapporto tra amministrazioni locali, nuova proprietà e sindacato»: di questo è persuaso Riccardo Nencini, presidente del Consiglio regionale, che ha così sintetizzato l’incontro di ieri mattina con la dirigenza della Richard Ginori, l’ad Carlo Dal Bò e rappresentanti fiorentini dell’Unione Industriali. La riunione, definita da Nencini (invitato dall’Rsu) «probabilmente utile», si è svolta nella sede della storica manifattura di Sesto Fiorentino, tra le vampe dell’aspra vertenza sindacale in atto (già avviata la procedura di cassa integrazione per 109 dei 360 dipendenti). L’incontro ha seguito la visita alla manifattura e al museo di Doccia, con gli artigiani a fungere da ciceroni, da parte dello stesso Nencini, rimasto impressionato da «la qualità e la specificità della manifattura Ginori». Quanto ai contenuti del faccia a faccia con l’azienda sulla crisi, la percezione è che si aspetti da essa una prospettiva di rilancio, conditio sine qua non per stemperare lo scontro coi dipendenti, timorosi che la cassa integrazione sia l’anticamera del licenziamento. Si guarda con timida speranza al 29 giugno («ma prima va certificato il bilancio, cosa per niente scontata», denuncia Luca Paoli della Filcem Cgil), data in cui dovrebbe ufficializzarsi l’insediamento della nuova proprietà, presupposto alla cornice istituzionale di concertazione evocata da Nencini. Sì perché la Ginori non va delocalizzata, ma valorizzata dove è. In questo senso, l’eco del problema è arrivato anche a Roma. Come già annunciato da l’Unità, il senatore Ds Giovanni Bellini ha presentato un’interrogazione a Cesare Damiano, ministro del Lavoro e Previdenza Sociale, per chiedergli di interessarsi istituzionalmente alla questione della Richard Ginori, difendendo gli attuali livelli occupazionali e le punte d’eccellenza del sito produttivo di Sesto. Martedì conclave dell’Rsu coi comuni di Sesto e Firenze.


Poi riammesso ma è andato a picco. Per la terza volta consecutiva il bilancio non è stato certificato. I sindacati: "Dissesto "

Ginori, il titolo bloccato in borsa

NOSTRO SERVIZIO su la Repubblica 16/6/06

LA società di revisione non certifica il bilancio 2005 del gruppo Pagnossin, proprietario della Richard Ginori dove sono a rischio 109 posti di lavoro. Siccome questo avviene per il terzo anno, si annunciano possibili terremoti in Borsa dove il titolo è stato prima sospeso e ieri, quando è stato riammesso, ha subito un brusco scivolone. Non è escluso il rischio dell´esclusione dalla Borsa di Piazza Affari. «Segno - commenta Luca Paoli della Filcem-Cgil - che le difficoltà della Ginori sono solo finanziarie». Nel frattempo, mentre l´offerta di Bormioli di entrare al 50% non è ancora perfezionata, torna a farsi avanti la finanziaria Starfine che già aveva chiesto invano di acquistare l´azienda.Sempre ieri il presidente del consiglio regionale, Riccardo Nencini, ha incontrato alla Ginori l´amministratore delegato Dal Bo´ ricordandogli che «la vicenda può essere risolta solo in un quadro istituzionale».Anche i sindacati si appellano alle istituzioni. E chiamano in causa Assindustria.«La vicenda Ginori sarà per gli industriali la cartina di tornasole - spiega Paoli - per vedere se il famoso patto per lo sviluppo che hanno firmato resta per loro solo una buona intenzione o diventa un fatto concreto. Nelle vicende Zanussi e Matec gli industriali non lo hanno messo in pratica. Alla Ginori per ora sostengono il piano industriale dell´azienda che non assicura nessun rilancio».Perché, continua il segretario della Cgil di Sesto, Mauro Fuso, «è un piano che punta su una produttività industriale da catena di montaggio piuttosto che da manifattura in cui il lavoro manuale e vivo fa la differenza. In quest´ottica ci sono 109 lavoratori di troppo. E´ l´ottica giusta? Ne dubito. Ma se si dimostrasse il contrario, come gestire la crisi? Nel patto abbiamo posto le basi perché comunque si garantiscano reddito e occupazione». (i.c.)


GINORI 1

Ieri la visita di una delegazione guidata dal presidente Nencini. Poi a sorpresa l’incontro con i dirigenti

«La Regione non si tira indietro»

di Sandra Nistri su la Nazione 16/6/06

“Per cercare di risolvere la crisi della Ginori occorre pensare a una cornice istituzionale dentro la quale svolgere il rapporto tra istituzioni locali, nuova proprietà con gli assetti che si stabiliranno nel prossimo consiglio di amministrazione e sindacati”. Al termine della visita, ieri mattina, della delegazione dell’Ufficio di presidenza della Regione Toscana allo stabilimento della Ginori in viale Giulio Cesare il presidente del consiglio regionale Riccardo Nencini si è espresso così, prefigurando anche un impegno concreto, a breve termine, della Regione nella trattativa sul futuro della manifattura, con 109 provvedimenti di cassa integrazione straordinaria che dovrebbero scattare a partire dal prossimo 3 luglio. Puntualissimo Nencini si è presentato, ieri mattina alle 9, ai cancelli della Ginori dove ha trovato ad attenderlo i rappresentanti dei sindacati, Luca Paoli e Massimo Guerranti fra gli altri per Cgil e Cisl, e la Rsu aziendale al completo. Con il presidente del consiglio regionale hanno effettuato la visita di ieri anche i consiglieri Gianluca Parrini e Luca Ciabatti. Prima tappa sono stati i vari reparti dello stabilimento con la scoperta di materiali preziosissimi come i calchi e stampi del 1700 e poi la delegazione si è spostata al Museo di Doccia dove particolarmente apprezzati sono stati i pezzi firmati da Gio Ponti.Quando il “tour” sembrava già ultimato la dirigenza Ginori, compreso l’amministratore delegato Domenico Dal Bò, che aveva autorizzato l’ingresso in azienda della delegazione ha richiesto un incontro a Nencini e agli altri componenti della delegazione: il “faccia a faccia”, cui era presente attraverso propri rappresentanti, anche l’Unione industriali di Firenze, si è protratto per oltre un’ora. “Si è trattato di un incontro utile, molto utile- ha commentato Nencini all’uscita- abbiamo ribadito che c’è una competenza del governo regionale, con l’assessore Brenna che da tempo si sta muovendo, ma anche che solo in un quadro istituzionale si può, pur nella complessità della vicenda, dare garanzie a chi lavora nell’azienda ma anche a chi pensa di voler investire per una nuova manifattura”. Per Luca Ciabatti, che ha sposato le tesi già espresse dai sindacati, “lo scontro fra lavoratori e proprietà è destinato a radicalizzarsi, a proposito dei 109 annunciati provvedimenti di cassa integrazione che rischiano di diventare licenziamenti, se la proprietà non indicherà con chiarezza una prospettiva di rilancio dell’azienda”.

GINORI 2
L’intervento chiesto dalla Rsu per evitarne la dispersione

Anche la Soprintendenza in fabbrica ma per inventariare i calchi del ’700

La Soprintendenza alle Belle Arti di Firenze ha fatto “visita”, nei giorni scorsi, alla Ginori. Su richiesta delle Rsu aziendali infatti alcuni operatori della Soprintendenza hanno inventariato il vero e proprio patrimonio (fra l’altro una collezione di forme e modelli settecenteschi) presente nello stabilimento di viale Giulio Cesare. “La nostra preoccupazione- spiega Giovanni Nencini della Rsu- era che una ricchezza del genere potesse essere dispersa o potesse finire in alte sedi, magari allo stabilimento di Treviso della Pagnossin. Ora, dopo l’intervento della Soprintendenza, questo materiale non potrà essere facilmente allontanato da qui”.

GINORI 3
Il sindacato

«In salvo i 109 o è scontro totale»

Se non ci saranno “spiragli” positivi si andrà a uno scontro totale fra sindacato e proprietà della Ginori. A confermare la linea della “lotta dura”, già annunciata nei giorni scorsi dopo l’assemblea generale dei lavoratori, ieri mattina è stato Luca Paoli segretario generale della Filcem Cgil Firenze: “Il prossimo 3 luglio dovrebbero scattare i provvedimenti di cassa integrazione- ha spiegato- e prima, il 29 giugno, è fissata la riunione del consiglio di amministrazione della Ginori con l’ingresso del nuovo socio Bormioli che dovrebbe garantire 15 milioni di euro: peccato che di questi soldi neanche un centesimo ricadrà sulla Ginori visto che serviranno tutti per pagare gli ingenti debiti accumulati da Rinaldini e dalla proprietà. I punti sui quali vogliamo discutere sono gli stessi: un piano industriale concordato, la salvaguardia dei livelli occupazionali e la certezza della costruzione del nuovo stabilimento. Se non ci sarà questa linea andremo allo scontro frontale con l’azienda”.

GINORI 4
Il marketing inesistente

Un marchio mai sfruttato In Olanda fanno così...

Il marchio Ginori rappresenta di per sé un patrimonio che purtroppo è sconosciuto ai più. A differenza di quanto accade in altre realtà italiane ed europee del settore, i possibili turisti-acquirenti, non sono mai potuti entrare nel circuito museo-show room, magari vedendo anche dal vivo i pittori Ginori (oggi, purtroppo, solo 5) all’opera. In Olanda, tanto per fare un esempio, a Delft, i turisti acquirenti, vengono invitati da appositi spazi pubblicitari a vedere il museo gratuitamente eppoi, nell’uscire, a fermarsi nel grande spazio commerciale. Nella stessa città decine di negozi vendono i vari pezzi di porcellana prodotti, mettendo in moto, così, un meccanismo psicologico di acquisto indotto. Da noi, invece, chi si ricorda che la porcellana Ginori è la prima griffe fiorentina mai prodotta? Nessuno. E quanti sono i negozi specializzati in prodotti Ginori che vendono e al tempo stesso fanno pubblicità al marchio?

15/06/2006


ISTITUZIONI
15/06/2006

Ginori, Nencini: “La questione diventa istituzionale”

Delegazione dell’Ufficio di presidenza all’azienda di Sesto Fiorentino, dove è stata invitata dalle Rsu. Lungo colloquio con l’amministratore Domenico Dal Bo’

“E’ stato un incontro probabilmente utile, dal quale è emerso che serve una cornice istituzionale in Toscana dentro la quale svolgere il rapporto tra Istituzioni locali, nuova proprietà e sindacato”. Riccardo Nencini, presidente del Consiglio regionale, ha così sintetizzato l’esito del colloquio che questa mattina ha avuto con la dirigenza della Richard Ginori (compreso l’amministratore delegato Domenico Dal Bo’), presente anche l’Unione Industriali di Firenze. L’incontro si è svolto nella sede della storica manifattura di Sesto, dove è in atto una dura vertenza sindacale e dove è già stata avviata la procedura per la cassa integrazione per 109 dei 360 dipendenti. Aspetto che è stato tra gli argomenti trattati durante il colloquio durante il quale, ha detto Nencini, “abbiamo ribadito che c’è una competenza del governo regionale, con l’assessore Brenna che si sta interessando della vicenda, ma anche che solo in un quadro istituzionale si può, tenendo conto degli aspetti che rendono complessa la vicenda, dare garanzie a chi lavora nell’azienda e anche a chi pensa di voler investire per una nuova manifattura Richard Ginori”. Con Nencini, nella delegazione dell’Ufficio di presidenza del Consiglio, anche il segretario consigliere Gianluca Parrini e il segretario questore Luca Ciabatti, che prima di incontrare i vertici aziendali hanno visitato la manifattura e il museo delle porcellane della Doccia. L’iniziativa – è la prima volta che i vertici dell’Istitituzione regionale entrano nella fabbrica – è nata dall’invito delle Rsu dell’azienda, invito al quale Nencini ha risposto e sul quale si è innestato il colloquio con la direzione aziendale. Sul tavolo la lunga crisi della storica manifattura di Sesto Fiorentino, che attende per il 29 giugno l’ufficializzazione dell’insediamento della nuova proprietà, data alla quale Nencini ha legato l’attivazione della “cornice istituzionale toscana”. Una cornice ritenuta essenziale anche da Luca Ciabatti: “Mantenere la Ginori in Toscana è un fatto importante: sino ad oggi non era stato detto così esplicitamente”, ha dichiarato al termine del faccia a faccia con l’azienda, richiamando anche “la preoccupazione diffusa” sull’effettiva decisione da parte della proprietà di mantenere la produzione sul territorio. Secondo Ciabatti, la stessa spinosa vicenda dei 109 esuberi indicati dall’azienda (ciò per cui si teme che la cassa integrazione sia in effetti il passo verso un licenziamento del personale) è destinata ad avere, sul piano sindacale, “un andamento più liscio, se solo l’azienda indica con chiarezza una prospettiva di rilancio; altrimenti, lo scontro si radicalizzerà”. L’incontro con la direzione è stato preceduto dalla visita alla manifattura e al Museo di Doccia, spiegata dagli artigiani che lavorano nello stabilimento di Sesto. “Una vista indispensabile – l’ha definita Nencini – perché senza questa non si capisce la qualità e le specificità della manifattura Ginori”. Manifattura famosa in tutto il mondo, che nello stabilimento di via Giulio Cesare conserva calchi e stampi che dal 1700 attraversano le più significative stagioni artistiche e di design, messe a punto con tecniche invariate ed esclusivamente a mano. Inclusi i pezzi unici firmati da Gio Ponti, in mostra nei locali del Museo. (Cam)


Ginori, 2200 firme per la salvezzaOggi visita di Nencini

Il presidente del Consiglio regionale è stato primo firmatario dell’appello lanciato il 15 maggio

di Francesco Sangermano sull'Unità 15/6/06

SENZA FINE La lista è un susseguirsi di nomi, di uomini e donne, di esponenti istituzionali e semplici cittadini. Duemiladuecento in fila fanno una certa impressione. E il numero continua a crescere di giorno in giorno.La mobilitazione per la Richard Ginori di Sesto Fiorentino non conosce sosta. E quell’appello promosso per primo dal presidente del consiglio regionale Riccardo Nencini è oggi il segno più tangibile di quanto forte sia l’attaccamento non solo dei lavoratori ma di tanta gente comune per la storica fabbrica di Sesto. E proprio Nencini, stamani alle 9, sarà in visita alla fabbrica dopo aver risposto positivamente all’invito dei lavoratori della Ginori. Insieme ai consiglieri Gianluca Parrini e Luca Ciabatti il presidente incontrerà la Rsu ed i sindacati. Un incontro che servirà anche per acquisire informazioni proprio circa l’appello lanciato da Nencini in favore dei lavoratori della Ginori e a salvaguardia dello stabilimento di Sesto Fiorentino lo scorso maggio.Dopo l’incontro con i lavoratori, la delegazione dell’Ufficio di presidenza del Consiglio visiterà lo stabilimento e il Museo delle porcellane di Doccia. Da tempo l’assemblea regionale registra con preoccupazione l’evolversi delle vicende nella storica azienda di porcellane. Le prime mozioni risalgono al 2003 e al 2004, quando l’aula votò parole di preoccupazione avanzate sia dalle file di Toscana Democratica che della Cdl, vincolando la Giunta regionale ad un tavolo di concertazione con Enti locali e organizzazioni sindacali. I più recenti passaggi istituzionali hanno invece seguito la procedura dapprima per mettere in cassa integrazione ordinaria 50 dei 370 occupati della manifattura sestese (procedura poi ritirata il 3 marzo 2006), quindi la notizia dei 109 esuberi e infine la spedizione della lettera che annuncia per questi ultimi l’avvio dal 3 luglio di un anno di cassa integrazione straordinaria.«Ci tengo a sottolineare - ha dichiarato Nencini - che la chiusura dei cancelli di una delle quattro aziende europee di maggior prestigio nelle porcellane di alta qualità sarebbe una grave mancanza per la Toscana. La nostra Regione perderebbe un pezzo di storia della manifattura italiana, un patrimonio non solo economico ma anche artistico e culturale legato al territorio».Il 15 maggio scorso, come detto, Nencini ha promosso un appello a difesa della storica azienda sestese che in questo mese è stato sottoscritto da oltre 2mila persone. Tra i primi firmatari della petizione, giova ricordarlo, compaiono Franca Falletti, direttrice del Museo dell’Accademia; Antonio Paolucci, Franco Cardini e politici di tutti gli schieramenti tra cui Luciano Ghelli, Stefano Boco, Francesco Bosi, Riccardo Migliori, Ermete Realacci, Mario Ricci, Lanfranco Turci, Michele Ventura e Denis Verdini.


GINORI Dal palcoscenico al corteo

Teatro e musica: anche l’arte è scesa in campo

da la Nazione 15/6/06di Sandra Nistri

La Ginori anche “in scena” per cercare di salvare la storica fabbrica sestese. Artisti, attori affermati, giovani della scuola di teatro della Limonaia, Anna Meacci, Monica Bauco, Ivan Della Mea presidente dell’Istituto Ernesto De Martino si sono esibiti ieri pomeriggio sul palco del Teatro della Limonaia per appoggiare i lavoratori della storica manifattura impegnati nella difesa del posto di lavoro di fronte a ben 109 provvedimenti di cassa integrazione annunciati.Dopo lo spettacolo teatrale di circa un’ora gli spettatori e le istituzioni, con alla testa il sindaco Gianni Gianassi, si sono mossi in corteo preceduti dalla Banda comunale Arci di Sesto e hanno raggiunto Piazza Vittorio Veneto con alcune “fermate” nelle quali si è esibito il coro “Sesto In Canto” della Scuola di musica di Sesto. Dopo quella degli artisti oggi i lavoratori Ginori riceveranno un altro importante attestato di solidarietà: alle 9 infatti il presidente del consiglio regionale Riccardo Nencini sarà nella sede dell’azienda in viale Giulio Cesare alla guida di una delegazione istituzionale, di cui fanno parte i consiglieri regionali Gianluca Parrini e Luca Ciabatti, che si incontrerà con le Rsu aziendali ed i sindacati.Il confronto servirà anche per avere informazioni sull’appello “Salviamo la Ginori” lanciato dallo stesso presidente del consiglio regionale a metà maggio sottoscritto fin da subito da una vasta rappresentanza del mondo politico, culturale, artistico e che due giorni fa, aveva riscosso circa 2200 adesioni. Dopo l’incontro con i lavoratori la delegazione dell’ufficio di presidenza del consiglio regionale visiterà anche lo stabilimento e il museo delle porcellane di Doccia. Intanto, in attesa dell’importante visita, i lavoratori della Ginori rispondono anche con un deciso comunicato alle parole del segretario generale della Cisl Firenze Adriano Fratini che, proprio sulle nostre pagine, aveva polemicamente rilevato che l’obiettivo prioritario per la salvezza della fabbrica, viste le azioni portate avanti da Rsu e sindacati, sembrava più il cambio della proprietà che la salvaguardia delle attività produttive: “L’obiettivo delle lavoratrici e dei lavoratori della Richard Ginori che fino ad oggi è stato perseguito con gli scioperi e le lotte- si legge nella nota della Rsu Ginori- non è sicuramente, anche se da tanti ritenuto auspicabile, quello del cambiamento della proprietà.Tutti sono coscienti che questo non rientra nelle loro possibilità. Il vero e unico obiettivo è la salvaguardia di tutti i posti di lavoro e la continuità, intesa come manifattura, dello stabilimento di Sesto Fiorentino, unico requisito questo che possa garantire un futuro alla Richard Ginori”.

13/06/2006


Ginori, i lavoratori votano la linea dura

Nell’assemblea di ieri mattina ribadita la contrarietà a un accordo sul piano industriale che prevede 109 esuberi

da l'Unità 13/6/06

Nessun accordo sulla cassa integrazione, avanti con la lotta e gli scioperi. I lavoratori della Richard Ginori lo hanno votato quasi all’unanimità nell’assemblea di ieri in cui Rsu e organizzazioni sindacali hanno relazionato sull’esito dell’incontro che si era tenuto venerdì e in cui la proprietà aveva ribadito la volontà di portare avanti il piano industriale contenente 109 esuberi.«La quasi totalità dell’assemblea - spiega Luca Paoli della Filcem-Cgil - ha ribadito con forza di rifiutare un’intesa che presupponga lo smantellamento della Richard Ginori perché alla fine i 109 esuberi sarebbero la prima mossa in questo senso». L’incontro di venerdì, oltretutto, ha ulteriormente deteriorato i rapporti tra sindacati e rappresentati dell’azienda. «L’amministratore delegato Dal Bò - spiega ancora Paoli - ha detto dato la colpa di tutto alla Cgil dicendo che ora vorrà sapere chi sta al tavolo della trattativa. Alla luce di questo la Filcem prenderà una posizione molto ferma perché non vogliamo assolutamente sederci a un tavolo, istituzionale o sindacale che sia, con una persona che usa queste scorrettezze dopo non aver aperto bocca venerdì in sede di trattativa. Questo è un gioco al massacro che i lavoratori non meritano». Ecco allora che da subito, finita l’assemblea, è ricominciata la mobilitazione. Saputo che ieri mattina era arrivato a Sesto anche Rocco Bormioli, proprietario dell’omonima azienda da qualche giorno partner di Ginori, i lavoratori hanno promosso subito due ore di sciopero spontaneo. Domani sera, invece, è prevista a sostegno della vertenza una rappresentazione teatrale che si terrà al teatro della Limonaia di Firenze mentre dopodomani il presidente del consiglio regionale, Riccardo Nencini, visiterà lo stabilimento assieme a tutti i capigruppo in consiglio.

Francesco Sangermano

11/06/2006


La vertenza Ginori in Parlamento

Il senatore diessino Giovanni Bellini ha annunciato che presenterà un’interrogazione sul futuro dell’azienda di Sesto. Domani assemblea dei lavoratori, previsti nuovi scioperiVENERDÌ la trattativa tra sindacati e azienda era saltata praticamente ancor prima di iniziare. Il nodo irrisolto sono i 109 esuberi: da un lato si vuole toglierli dal piano industriale, dall’altro si dà per scontato il licenziamento dopo un anno di cassa integrazione straordinaria

di Francesco Sangermano sull'Unità 11/6/06

Nulla di fatto. L’incontro di venerdì in Associazione industriali a Firenze, tra azienda, Rsu e rappresentanze sindacali ha una volta di più acuito il muro contro muro tra le parti sul piano industriale e, in particolare, sui 109 esuberi in esso contenuti. I tre punti ritenuti fondamentali dai sindacati (piano industriale concordato, salvaguardia dei livelli occupazionali, certezza della costruzione di un nuovo stabilimento a Sesto Fiorentino) non sono stati recepiti dalla proprietà e così la tratttaiva si è arenata di fatto ancor prima di partire. Ecco allora che da domani, con l’assemblea dei lavoratori, si prevedono nuove iniziative di sciopero e di lotta a sostegno di una vertenza che sta per travalicare i semplici confini locali. Secondo quanto annunciato dal senatore diessino Giovanni Bellini, infatti, nei prossimi giorni sarà presentata un’interrogazione parlamentare proprio sulla situazione della storica fabbrica sestese.


La vertenza Ginori finisce in Parlamento

Il senatore Bellini (Ds) ha annunciato che presenterà un’interrogazione in merito al piano industriale di risanamento che prevede 109 esuberi

di Francesco Sangermano/ Firenze

MOBILITAZIONE Domani in Consiglio provinciale, dopodomani perfino in Parlamento. Perché l’obiettivo deve e vuole essere quello di spostare l’attenzione sulla vertenza relativa alla Richard Ginori di Sesto Fiorentino dalla dimensione locale a quella nazionale. La situazione all’interno della storica azienda di porcellana pregiata è in fase di stallo. Forse anche qualcosa di più. L’incontro tra le parti previsto per giovedì, di fatto, non è neppure cominciato. Perché se i sindacati da una parte chiedono all’azienda di togliere dal piano industriale i 109 esuberi, dall’altra la proprietà risponde che non solo questo non sarà fatto ma anche che al termine dell’anno di cassa integrazione straordinaria (che partirà a zero ore dal 3 luglio) i suddetti 109 non saranno reintegrati ma direttamente licenziati. Presupposti, questi, che porteranno domani i lavoratori (che si riuniranno al mattino in assemblea per conoscere dai sindacati l’esito dell’incontro) a confermare, se non addirittura ad intensificare, le iniziative di protesta e di lotta. Ma non solo. Lo stato di apprensione sulla sorte della Richard Ginori ha infatti portato i consiglieri provinciali di Rifondazione Comunista a presentare una domanda d’attualità nel consiglio provinciale previsto per domani. «Serve una risposta - dicono - di fronte all’annuncio della messa in cassa integrazione di 109 lavoratori, mentre la dirigenza aziendale chiede di effettuare doppi turni di lavoro, tutto ciò in assenza di una chiara strategia industriale da parte della proprietà».Ma, come detto, la vicenda relativa alla Ginori finirà all’inizio della prossima settimana sui banchi del Parlamento. A portare le istanze dei lavoratori sestesi fino a Roma sarà il senatore diessino Giovanni Bellini che proprio in questi giorni sta preparando un’interrogazione in merito alla questione. Bellini, che già in passato ha mostratoforte attenzione sulle crisi dell’area fiorentina (come Electrolux e Matec) solleciterà il governo a prendere in esame la questione ricercando una soluzione che possa garantire la salvaguardia degli attuali livelli occupazionali.


TEATRO DELLA LIMONAIA

Lo spettacolo per la Ginori comincerà sul palcoscenico ma terminerà per le strade

da la Nazione 11/6/06

Anche il teatro della Limonaia si mobilita a favore della Richard Ginori e dei suoi lavoratori in lotta per la difesa dei posti di lavoro e del futuro stesso dell’azienda. Dopo aver sottoscritto l’appello lanciato dal presidente del Consiglio Regionale Nencini, adesso il Teatro della Limonaia ha deciso di dedicare alla lotta dei lavoratori Ginori uno spettacolo ah hoc, che si svolgerà in un contesto molto particolare, in parte all’interno del teatro e in parte per le vie di Sesto. Lo spettacolo è in programma per mercoledì prossimo, 14 giugno, dalle ore 17.30 alle 20, e si intitola “Gli artisti di Sesto Fiorentino per i lavoratori della manifattura Richard Ginori”.Lo spettacolo, che ha ottenuto il patrocinio del Comune di Sesto Fiorentino, raccoglie una serie di artisti e associazioni locali, tutti uniti dal desiderio di fare qualcosa per difendere quella che a Sesto, la Ginori, è considerata molto più che una fabbrica ma come un pezzo dell’identità stessa della città. Fra i contributi previsti quelli di Anna Meacci, della banda musicale dell’Arci, della Compagnia Tri-boo, della Company Blu, del Coro Sesto in Canto della Scuola di Musica di Sesto, di Ivan della Mea, dell’Istituto Ernesto De Martino, del Laboratorio Nove, di Monica Bauco.E fra le adesioni e i supporti ricevuti a decine in questi giorni dai lavoratori della Ginori c’è anche quello, significativo, fatto pervenire dal sindacato Cgil della Polizia di Sesto, che esprime solidarietà e appoggio ai lavoratori della manifattura di porcellane

10/06/2006


MANIFATTURA A RISCHIO

Aperta la procedura di cassa integrazione straordinaria per crisi per un anno, a zero ore e senza rotazione

Ginori, la trattativa salta subito

Linea dura dell´azienda, i sindacati lasciano il tavolo dopo un´ora
Ribadito: tra dodici mesi 109 operai verranno licenziati
ILARIA CIUTI su la Repubblica 10/6/06

PRIMA riunione, ieri tra azienda e sindacati, di apertura della trattativa sui 109 lavoratori per i quali la Richard Ginori ha aperto la procedura di cassa integrazione straordinaria per crisi: per un anno dal 3 di luglio, a zero ore, senza rotazione. Aperta e chiusa. La trattativa si è immediatamente bloccata. «Non c´erano le condizioni», spiegano i sindacalisti, perchè i dirigenti Ginori hanno comunicato subito che gli esuberi sono strutturali e che il piano industriale può essere al massimo spiegato meglio ma non modificato. «Ci hanno detto che esistono due sole verità - protesta Luca Paoli della Filcem- Cgil - Una, che dal 3 di luglio i 109 andranno in cassa, qualunque sia lo stato della trattativa e anche senza nessun accordo sindacale. Due, che il loro numero corrisponde ai posti di troppo dichiarati dal piano industriale e che quindi quei lavoratori non rientreranno mai più in fabbrica e ala fine dei 12 mesi verranno licenziati».
Proprio come gli operai e le rsu della storica azienda di ceramiche di Sesto temevano. «E´ evidente che, come il piano industriale dell´amministratore delegato Domenico Dal Bo´ lasciava presumere - continua Paoli - in questo caso la cassa integrazione è solo una forma di licenziamento differito».La norma concede 25 giorni dopo l´apertura di procedimento di casa integrazione per trovare un accordo tra azienda e sindacati. Ma la trattativa non sembra cominciata bene. «La colpa non è nostra ma della Cgil che non vuole trattare», replica l´amministratore delegato Dal Bo´ pur rifiutandosi di entrare nel merito sulla disponibilità o meno dell´azienda a ritirare la cassa integrazione per crisi e dunque senza ritorno o a discutere il piano industriale. «Prima dobbiamo capire chi sta o non sta al tavolo», dice Dal Bo´. Mentre i tre sindacati si dichiarano tutti e tre concordi sulla sostanza, ma meno ugualmente convinti a proposito dei metodi. «Secondo noi non si può riaprire il confronto senza rispettare almeno tre condizioni - spiega Paoli - Che il piano industriale non venga imposto ma concordato; la salvaguardia dell´occupazione e dunque il ritiro della cassa integrazione per crisi che implica un non ritorno indietro e la certezza che il nuovo stabilimento promesso venga davvero realizzato entro il 2010». Convinte invece a usare in ogni caso i 25 giorni in cui c´è possibilità di trattativa, Cisl e Uil. «Questo piano industriale non porta a niente, è basato solo sulla riduzione dei costi in un´azienda che invece, al contrario di altre in crisi, ha tutte le possibilità di essere rilanciata - dichiara Massimo Guerranti della Femca-Cisl - Ma temiamo che se non si tenta fino all´ultimo una via alternativa i cassintegrati possano restare anche senza i diritti minimi loro garantiti».
A questo punto l´ultima parola non l´avranno né Cgil, né Cisl e né Uil. Ma i lavoratori della Ginori che decideranno lunedì in assemblea che mandato dare ai loro rappresentanti. Certamente la situazione a Sesto diventa sempre più difficile. Se il 3 luglio non si sarà raggiunto nessun accordo ma l´azienda andrà avanti lo stesso con la cassa integrazione- licenziamento, lo scontro sarà cruento, si prevede. Nel frattempo la città tutta si mobilità intorno ala sua antica e gloriosa manifatura. Gli artisti di Sesto si spenderanno per sostenere i lavoratori il 14 giugno al teatro della Limonaia. La sera, poi, dal teatro partirà con un corteo verso la piazza del Comune. «Abbiamo sentito il bisogno di unirci - dice Dimitri Milopulos, direttore della Limonaia - Ognuno con la propria arte, per offrire un contributo e sperare in un futuro migliore». Il sindaco Gianassi aggiunge: «La forza di una comunità è data dalla sua capacità di stare vicino a chi è in difficoltà e si batte per difendere diritti e futuro. Sono orgoglioso di questa mobilitazione degli artisti a difesa di un passato grande, ma anche di una prospettiva che credo ancora possibile per la manifattura Ginori e per le lavoratrici ed i lavoratori dell´azienda».

07/06/2006


Richard Ginori scioperi quotidiani per tutto giugno

Non si ferma la mobilitazione dei lavoratori dopo l’annuncio di cassa integrazione per 109

di Francesco Sangermano sull'Unità 7/6/06

IN LOTTA Hanno continuato a presidiare il cancello d’ingresso per l’intera giornata. Uno sciopero articolato, coi vari settori a darsi il cambio ogni due ore.

Il giorno dopo l’arrivo di 109 lettere di cassa integrazione straordinaria, la rabbia dei lavoratori della Richard Ginori è sempre più grande. Loro non ci stanno e hanno l’intenzione di gridarlo, ogni giorno, a una proprietà che finora si è dimostrata invece sorda di fronte a ogni loro istanza. «Andremo avanti almeno per tutto giugno» gridano dalla Rsu. E non è certo difficile da credere. Lunedì pomeriggio, giorno dell’annuncio della procedura di cassa, l’amministratore delegato Domenico Dal Bò arrivò a bordo della sua Mercedes ma non fu fatto entrare nello stabilimento. Ieri, invece, Dal Bò non si è presentato in azienda.
«Noi continueremo a fare scioperi - spiega Luca Paoli, segretario provinciale della Filcem-Cgil - ed abbiamo già registrato un aumento di richieste di partecipazione a partire dalla festa regionale del lavoro organizzata dai Ds il 13 a Scandicci». Un appuntamento cui seguirà (la sera successiva al teatro della Limonaia dalle ore 18) una rappresentazione teatrale messa in scena da alcuni artisti sestesi proprio sulla crisi della storica fabbrica di porcellana.
«A questo punto - prosegue Paolo - aspettiamo la data che ci sarà comunicata dall’azienda per dare inizio alla trattativa. Certo è che ci andremo con poca speranza perché siamo davanti a un muro contro muro molto difficile da superare». Con lo scontro di lunedì fuori dai cancelli e la mediazione da parte delle forze dell’ordine i rapporti si sono, se possibile, ulteriormente deteriorati. «Dal Bò continua a dire che è necessario lavorare in quell’azienda e che se non si lavora c’è perfino il rischio che non vengano pagati gli stipendi. Ma questa è una incongruenza fra ciò che dice e ciò che fa perché i lavoratori sarebbero più che disposti a lavorare. Solo che è piuttosto complicato farlo sapendo che a breve si va in cassa integrazione. Ma probabilmente lo spirito degli imprenditori di Varese e del nord è quello di voler lavorare gratis e mettersi in tasca un sacco di soldi».
L’ultima considerazione è una punzecchiata decisamente polemica nei confronti della linea che l’azienda sta tenendo in senso più generale. «La richiesta di riduzione d’organico arriva da un’azienda che su sprechi e abbattimento di costi dovrebbe interrogare se stessa e non certo i lavoratori» dice. Per poi spiegare il concetto: «Mi chiedo se siano o meno legittimi certi compensi per i consiglieri d’amministrazione o se era il caso di cambiare e pagare quattro amministratori delegati come se questo fosse normale. Il tutto mentre dall’altra parte si procede invece a far perdere un terzo dei posti di lavoro a persone che certo non guadagnano 120 mila euro come qualcun altro...».



Fra gli operai della storica fabbrica in un clima da roulette russa: "La nostra professionalità è inutilizzabile in altre aziende"

"La vita di tutti noi è a rischio"

Richard Ginori: cassintegrati in 109 ma non si sa a chi toccherà

Francesca dice: "La manifattura è un luogo speciale, il menefreghismo di chi vuole smantellarla è deprimente"
ILARIA CIUTI su la Repubblica 7/6/06

I giovani hanno più voglia di dire: io non ci credo. I meno giovani hanno l´angoscia dipinta sul volto. Insieme, ieri, a turni di mezz´ora per reparto, bloccano le merci agli ingressi della manifattura. «Finchè l´amministratore delegato Dal Bo´ non ne potrà più e se ne andrà», dicono. Chiarendo subito che alla Ginori di Sesto è un muro contro muro. «Se Rinaldini (il patron del gruppo Pagnossin che, da pochi giorni a metà con la Bormioli, è proprietario dell´azienda, ndr.) crede di pagare i debiti a nostre spese si sbaglia», dichiarano gli operai alludendo alla cassa integrazione che scatterà il 3 luglio per 109 dipendenti: a zero ore, per un anno, senza rotazione e per crisi, non per ristrutturazione. «Caratteristiche tali da sapere fin da ora che non ci sarà rientro e che in realtà si tratta dei 109 licenziamenti annunciati dal piano industriale di Dal Bo´ - spiega Giovanni Nencini - Il problema è solo la situazione finanziaria di Rinaldini perché il lavoro c´è, tanto che alle presse sono stati chiesti i doppi turni».Anche lui sui cancelli, Lauro Faggi, moglie a carico e due figlie che studiano, lavora nel reparto modellazione. «Cercano di industrializzare sempre di più un marchio che invece è famoso per qualità e creatività - dice - E siccome il mio è un reparto creativo, è a rischio, come è a rischio la vita di tutti noi. Non si sa chi ci sarà nei 109. Nel reparto abbiamo maturato una grande professionalità che però è inutilizzabile in qualsiasi altra azienda del territorio. Chiunque venga licenziato dovrà arrangiarsi». Ecco, l´esperienza, la professionalità, un lavoro da operai che oscilla tra i 900 euro e i 1.200 euro, ma che comunque è creativo. «E´ questo il punto», dice Francesca Coppini, 31 anni, sposata da uno - «No, figli ancora no, non è il momento per metterli in cantiere» - un mutuo da pagare, la voglia si far capire che perdere il lavoro alla storica azienda di ceramiche non vuol dire solo lo spettro della disoccupazione ma anche il dolore di perdere «un lavoro che piace». Francesca ha studiato all´Istituto d´arte di Porta Romana: «Faccio il lavoro che volevo e che non farò altrove. La manifattura è un luogo speciale, il menefreghismo di chi pensa di smantellarla è deprimente. Noi cerchiamo di impegnarci ma ormai ci domandiamo: perché lo faccio?».Accanto a Francesca, Paolo Pappalardo: «Sì, certo, ho paura - dice - Ho paura perché in tutte le aree degli stabilimenti Ginori e che hanno chiuso in Italia è stata fatta una speculazione edilizia, come credo vogliano fare qui». Hanno paura tutti, nessuno sa a chi toccherà. Anche Gabri Terrafino che ha due bambini piccoli: «Per le donne trovare un altro lavoro è ancora più difficile». Anche Daria Cammelli che è vedova e deve mantenere un ragazzo di 15 anni: «Di cassa integrazione ne abbiamo vista tanta, ma mai come questa, senza via d´uscita». E´ un dramma per Luca Arces, 37 anni, operaio del reparto fabbricazione che alla Ginori ha anche la moglie Valentina, 32 anni, in decorazione: «Potremmo venire licenziati tutti e due e già ora dobbiamo calcolare bene se spendere per il cinema o la pizza. E´ un pensiero che non ti abbandona mai, ti entra nella vita quotidiana, non puoi parlar d´altro a casa». Un´ansia distribuita tra tutti, che «se fosse un film si chiamerebbe suspence», come dice Adriano Bruscagli, 48 anni, moglie a carico e figlia quindicenne. «Si sta giocando sul futuro di 109 famiglie - continua - Nessuno è al riparo».

06/06/2006


Ginori, arriva la cassa integrazione

Sconcerto e delusione: prima la speranza "Bormioli" , poi la cattiva notizia

da METROPOLI LA PIANA di FRANCESCA GAMBACCIANI

"Cambiare tutto per non cambiare niente". La celebre frase del romanzo "Il Gattopardo" calza perfettamente alla situazione della Richard Ginori: una settimana fa la notizia dell’ingresso del nuovo socio Bormioli aveva alimentato speranze sul futuro dell’azienda, i cui problemi finanziari parevano giunti al termine, e i giornali titolavano "La Ginori è salva". Ma il grosso cambiamento nella proprietà non ha portato alcuna modifica nel piano industriale, e lunedì è infine arrivata la temuta notifica dell’apertura della procedura di cassa integrazione. Questa, dal 3 luglio, dovrebbe interessare 109 lavoratori, a zero ore e per dodici mesi rinnovabile, e senza possibilità di rotazione. Condizioni che, secondo l’opinione di alcuni, non lasciano intravedere alcun reintegro, ma pone la cassa integrazione come mera anticamera del licenziamento. «Nel piano industriale si parla di esuberi strutturali- spiegano alla Rsu-e il timore è che ciò si traduca nella scomparsa di intere sezioni dell’azienda». La lettera che ha annunciato l’avvio della procedura ha chiarito che la richiesta dell’azienda riguarda un procedimento di cassa integrazione straordinaria per crisi, non per ristrutturazione. «Una richiesta che riteniamo ingiustificata e illegittima» sostengono i rappresentanti sindacali «la realtà dell’azienda è molto diversa, è la realtà di una azienda cui certo il lavoro non manca. La scorsa settimana la direzione aveva richiesto un incremento di produttività, con doppi turni agli impianti di fabbricazione, dimostrando tutta la sua incoerenza. Siamo molto perplessi che l’Inps possa concedere la cassa integrazione con queste modalità». L’impressione dei lavoratori è che questa cassa integrazione non serva a tutelare alcun posto di lavoro, ma solo a salvare la proprietà e Pagnossin grazie ai soldi delle casse dello Stato. In diversi vedono una conferma a questa loro impressione nel fatto che proprio in questi giorni l’azienda Pagnossin sta reintegrando 50 dipendenti dopo la fine della cassa integrazione; uno "scambio" che fa pensare ad alcuni che si usino i lavoratori come garanzia di liquidità.Da lunedì pomeriggio stanno proseguendo gli scioperi e la mobilitazione dei dipendenti Ginori; le organizzazioni sindacali dovrebbero avere nei prossimi giorni un incontro con l’Associazione Industriali ma, ci tengono a precisare dalla Rsu, ciò non significa che ci saranno accordi.«La direzione dell’azienda si è riconfermata come poco credibile» affermano i rappresentanti sindacali. «Sarà molto difficile che si giunga ad un accordo: sarebbe necessario che il piano industriale venisse modificato, presentando un piano di investimenti e rilanci».

Ginori, a rischio 109 lavoratori

da La Nazione

La raccomandata, il postino, l'ha consegnata alle 12.30 esatte. La notizia era in qualche modo attesa, e anche più volte annunciata. Ma renderla ufficiale, definitiva, senza appello, non ha mancato di suscitare proteste, indignazione, preoccupazione. La Richard Ginori di Sesto Fiorentino, due mesi dopo un improvvido annuncio, ha ufficialmente formalizzato di voler richiedere la cassintegrazione per 109 dei 370 lavoratori dello stabilimento di porcellane di viale Giulio Cesare a Sesto.La procedura è stata aperta ieri, e prevede una cassintegrazione a zero ore per 12 mesi, a partire dal prossimo 3 luglio. Nella comunicazione ufficiale l'azienda spiega che non intende ricorrere ad una rotazione per motivo tecnico-organizativi, ma piuttosto ad interessare interi reparti, chiudendo di fatto interi pezzi della manifattura. "È l'inizio dello smantellamento dell'azienda, come altro definirlo?" si chiede Luca Paoli ella Cgil ieri di nuovo davanti ai cancelli insieme ai lavoratori.Davanti ai cancelli si sono infatti radunati i lavoratori della Ginori, appena appresa la notizia, inscenando uno sciopero improvviso e immediato, con un presidio davanti all'ingresso della fabbrica. Presidio nel quale, verso le 15.30, si è imbattuto l'amministratore delegato Domenico Dal Bò, che anche ieri, come già era capitato in passato, ha scelto un giorno molto particolare per arrivare in fabbrica a Sesto. Fino alle 17.30 Dal Bò non era riuscito ad entrare nella manifattura.I sindacati sono sulla linea dura: "In queste condizioni l'accordo con i sindacati per la cassintegrazione appare un'ipotesi molto remota - dichiara Luca Paoli - anche perché per legge la cassintegrazione ha finalità diverse da quelle che vorrebbero Dal Bò e soci. La cassintegrazione serve per difendere i posti di lavoro, e non per alleggerire un po' una situazione finanziaria. Per questi motivi la richiesta fu bocciata qualche mese alla Fiat e noi crediamo che gli stessi presupposti esistano nel caso della Ginori, dove non esiste un piano di investimenti, di rilancio, uno studio sui prodotti, sul marketing: niente di niente". La battaglia insomma si annuncia dura, muro contro muro.Il primo a portare solidarietà ai lavoratori è stato il sindaco di Sesto Gianni Gianassi: "Esprimo una grande preoccupazione - ha dichiarato - sul metodo come sul merito per l'avvio delle procedure di cassaintegrazione. Tale proposta di cassaintegrazione - a zero ore, non a rotazione e per 12 mesi per 109 operai della Richard Ginori - appare più come l'anticamera di licenziamenti che quella di una robusta e necessaria ristrutturazione. Purtroppo, da parte dell'Azienda, - ha proseguito il Sindaco - ancora oggi manca sia la disponibilità ad un confronto sul piano industriale, sia la possibilità di conoscere le reali intenzioni dell'ipotetico nuovo socio Bormioli. Sono vicino a tutti i lavoratori della Ginori e alle loro famiglie". E pensare che nei giorni scorsi si era sperato in un epilogo diverso della vicenda. Soprattutto legato alla possibilità che l'azienda passasse di mano, in ragione del disperato bisogno di soldi dell'attuale proprietario, Carlo Rinaldini, che è molto indebitato. Prima era sfumata l'offerta di un socio di minoranza, Starfin, che aveva ricevuto da Rinaldini un secco no di fronte a 29 milioni di euro per la maggioranza delle azioni. Poi, la scorsa settimana, il colpo di scena: l'entrata in gioco di Bormioli, che - per il momento solo attraverso una lettera di intenti da confermare entro qualche settimana - promette di venire incontro a Rinaldini entrando nel capitale di Ginori e versando in tutto 15 milioni di euro. E qualcuno è convinto che Bormioli passerà dalle parole ai fatti, cioè verserà effettivamente il denaro richiesto, solo se Ginori riuscirà a far approvare la richiesta di cassintegrazione.

[Franco Calamassi]

Ginori

109 lavoratori a casa, per un anno, a zero ore, la forza lavoro ridotta da 370 a 260 addetti, la chiusura di interi reparti produttivi: ecco il futuro di Richard Ginori delineato dall'amministratore delegato Dal Bò, dopo che ieri mattina la storica manifattura di porcellane di Sesto Fiorentino, proprietaria di un marchio famoso in tutto il mondo, ha formalizzato la richiesta di cassintegrazione, aprendo la procedura, e dichiarando di essere in stato di crisi.La cassintegrazione dovrebbe partire dal prossimo 3 di luglio e lasciare a casa un terzo dei lavoratori, senza rotazione - non possibile, dice l'azienda, "per ragioni tecnico-organizzative" interessando invece interi reparti. "È l'inizio dello smantellamento della manifattura, il primo passo del piano di Rinaldini e Dal Bò che vogliono smantellare la produzione, chiudere la Ginori, trasferire la produzione all'estero e costruire case al posto della fabbrica" dichiara Luca Paoli della Cgil.Ieri mattina, non appena appresa la notizia, i lavoratori della Ginori hanno incrociato le braccia e sono scesi davanti ai cancelli per l'ennesimo sciopero improvviso e spontaneo. Anche se a dire il vero alcuni di loro, a turno stavano già scioperando, ma per opporsi alla richiesta di doppi turni fatta dall'azienda qualche giorno fa. "Come può l'azienda chiederci di fare i doppi turni, e poi mandare 109 di noi in cassintegrazione - si chiede Nencini della Rsu della Ginori - In fabbrica ci sono decine di ordini da evadere e migliaia di pezzi da produrre. È difficile credere all'affermazione che qui c'è uno stato di crisi. Piuttosto Ginori paga il conto della crisi finanziaria di Pagnossin e del suo proprietario Carlo Rinaldini".Nel presidio attuato dalla tarda mattinata di ieri davanti ai cancelli è incappato anche l'amministratore delegato Domenico Dal Bò, che è giunto a Sesto nel pomeriggio, con un tempismo che qualcuno ha giudicato provocatorio, capitando nel bel mezzo della manifestazione dei lavoratori, suscitando reazioni e polemiche, e non riuscendo ad entrare in fabbrica.Reazioni anche dal mondo politico. In prima fila il sindaco di Sesto Gianni Gianni che ha voluto esprimere "una grande preoccupazione sul metodo come sul merito per l'avvio delle procedure di cassaintegrazione. Tale proposta di cassaintegrazione - a zero ore, non a rotazione e per 12 mesi per 109 operai della Richard Ginori - appare più come l'anticamera di licenziamenti che quella di una robusta e necessaria ristrutturazione. Purtroppo, da parte dell'Azienda ancora oggi manca sia la disponibilità ad un confronto sul piano industriale, sia la possibilità di conoscere le reali intenzioni dell'ipotetico nuovo socio Bormioli". Nei giorni scorsi infatti la notizia che il patron del vetro Bormioli era entrato nel capitale di Ginori in accordo con Rinaldini aveva suscitato qualche speranza, che però ieri è andata rapidamente disattesa.

[Franco Calamassi]

Ginori

La rabbia è esplosa spontanea fra i lavoratori della Richard Ginori appena appresa la notizia della cassintegrazione per 109 lavoratori. I sindacati quasi non hanno avuto bisogno di chiedere lo sciopero che i lavoratori della storica manifattura di porcellane, ieri poco dopo mezzogiorno, sono tornati ad incrociare le braccia e a fare l'ennesimo sciopero. Stavano già scioperando, nel corso della mattinata, a dire il vero. "Proprio così - dice uno di loro - ed è paradossale, perché stavano scioperando contro la richiesta dell'azienda di fare doppi turni di lavoro nei reparti della produzione. Ora quale è la logica di chi da un lato dice di essere in stato di crisi e di volere mandare a casa 109 lavoratori e dall'altro ci chiede di lavorare il doppio? Non è necessario essere dei geni della finanza per capire che c'è qualcosa che non quadra"."Quello che è incredibile - spiega un altro lavoratore - è che sembra che della Ginori e del suo futuro interessi più a noi che ai suoi attuali proprietari".Ma la preoccupazione più lacerante è quella per il futuro, il futuro dei singoli ma anche quello della fabbrica: "Una cassaintegrazione a zero ore per un intero anno, senza rotazione, senza un piano di rilancio significa semplicemente che fra un anno quei 109 lavoratori saranno mandati a casa - spiega una lavoratrice - Ci guardiamo tutti quanti negli occhi per capire a chi potrebbe toccare, ma tutti insieme vogliamo essere uniti per sperare in un futuro diverso". E in effetti i lavoratori non mostrano la minima crepa, il minimo cedimento, suppur la vertenza vada avanti da mesi, anzi da quasi due anni, in un tira e molla che forse qualcuno contava avrebbe fiaccato la resistenza dei lavoratori. "Per noi questa fabbrica è un po' la nostra storia, quella di Sesto, il futuro di questa città e dei nostri figli. Perderla non avrebbe prezzo" chiosa un altro. E in città torna a respirarsi un clima pesante, anche di irritazione verso imprenditori e finanzieri senza scrupoli e senza legame con il territorio. "Abbiamo a che fare - dice un sindacalista - con persone che stanno facendo sulla pelle della Ginori, dei lavoratori e di Sesto una speculazione finanziaria senza alcuna prospettiva industriale. Noi crediamo ancora che ci sia un futuro per questa azienda". Per i prossimi giorni sono attese iniziative e manifestazioni da parte dei lavoratori di Ginori sia a Sesto che fuori città, perché la loro vertenza diventi quella a difesa di tutto il manifatturiero di qualità made in Italy.

[F.C.]

01/06/2006


da La Nazione

Il giorno dopo la sigla dell'intesa fra Rinaldini e la Bormioli per il salvataggio della Richard Ginori, con la configurazione di un nuovo assetto di controllo ella storica manifattura di porcellane, a Sesto tutti si interrogano sul futuro di Ginori, e su cosa possa significare l'ingresso del re del vetro come socio di Rinaldini. A cominciare dal sindaco Gianni Gianassi, che commenta: "Le notizie che abbiamo sull'eventuale ingresso del gruppo Bormioli nella società Pagnossin e dunque nel capitale di Ginori - afferma il Sindaco Gianassi - se confermate imprimono sicuramente alla situazione dell'azienda un importante elemento di novità. Un solido gruppo industriale parrebbe dunque interessato alla manifattura di Sesto Fiorentino. Permangono però - prosegue Gianassi - dubbi e perplessità sulla reale uscita di scena del dott. Rinaldini e sulle reali intenzioni del gruppo Bormioli riguardo al rilancio della produzione, all'acquisizione di nuovi mercati, ed alla salvaguardia dell'occupazione dello stabilimento di viale Giulio Cesare. Se le notizie di queste ore porteranno in concreto un nuovo assetto societario ed una nuova solidità finanziaria dell'azienda sarà certo un passo avanti per tutti, altrimenti il rischio di perdersi nei meandri della finanza sarà ancora presente".
Scetticismo e prudenza da ambienti sindacali. Luca Paoli della Cgil che "per ora il piano industriale non è cambiato, resta la richiesta di 109 esuberi - peraltro in evidente contraddizione con la richiesta di fare doppi turni - e dunque per noi ad oggi è molto complicato fare accordi su queste basi, con i vecchi proprietari o con i nuovi. Se l'arrivo di Bormioli significherà la disponibilità del managment a confrontarsi sul piano industriale, allora il sindacato saprà fare la sua parte".
Più esplicito Massimo Guerranti della Cisl: "Da quanto abbiamo capito noi i 30 milioni di euro della ricapitalizzazione, portati da Bormioli e dall'operazione sul mercato, entreranno in azienda e ne usciranno un minuto dopo, diretti verso le banche, che vantano 29 milioni di euro di crediti. Dunque saremo daccapo. Bisognerà vedere se con Bormioli arriveranno altri soldi per rilanciare l'azienda oppure no. Noi non siamo né pessimisti né ottimisti. Al momento l'ingresso di nuovi soci rappresenta un'ottima boccata d'ossigeno, ma non vorremmo che il problema fosse solo rimandato di qualche mese".

[F.C.]