La Bormioli, società leader nella produzione di vetro, lancia una ciambella di salvataggio a Rinaldini, attuale proprietario di Richard Ginori, ed entra con 15 milioni di euro nel capitale della storica manifattura sestese di porcellane. Bormioli e Rinaldini controlleranno Ginori pariteticamente, attraverso la costituzione di una nuova società nella quale saranno al 50%. L'accordo fra Rinaldini e Bormioli è stato siglato ieri a Venezia, al termine di convulse trattative. Per oggi era fissata infatti la scadenza della ricapitalizzazione di Pagnossin, società che controlla Ginori. Entro oggi Rinaldini doveva trovare chi sottoscrivesse l'aumento di capitale di 30 milioni di euro. E Carlo Rinaldini, patron di Ginori e vecchio leone della finanza, all'ultimo tuffo ha calato l'asso e sembra in extremis essere riuscito a restare comunque dentro Ginori. Per il momento esce invece sconfitta l'offerta di Starfin, azionista di minoranza di Ginori, che aveva offerto 29 milioni per la maggioranza delle azioni, scommettendo sull'incapacità di Rinaldini di trovare i soldi per andare avanti. Nel dettaglio l'accordo finanziario è piuttosto complesso. A sottoscriverlo sono state la società I.pr.ei spa di Carlo Rinaldini, azionista di controllo di Pagnossin spa, e la società Vetrofin srl di Rocco Bormioli. Le due società hanno firmato una lettera d'intenti, ancora non vincolante. C'è un accordo per quello che i due definiscono "un piano di ristrutturazione e rilancio del Gruppo Pagnossin - Richard Ginori 1735, proporzionato ai fabbisogni finanziari ed allo sviluppo industriale ed immobiliare". Per far questo i due nuovi soci costituiranno una nuova società, che sarà controllata alla pari: a ciascuno dei due andrà la metà esatta delle azioni. Rinaldini, che è molto indebitato, apporterà nella nuova società non soldi ma azioni, ossia il pacchetto azionario di controllo di Pagnossin pari al 50,01% del capitale sociale, mentre Bormioli verserà denaro fresco inizialmente per 12,5 milioni di euro, con possibilità di salire fino a 15. Rinaldini ha insomma voluto scegliersi il nuovo socio e restare della partita: il controllo di Pagnossin vale in sostanza 15 milioni di euro, mentre pochi giorni fa Rinaldini aveva rifiutato l'offerta di Starfin su Ginori di 29 milioni di euro che però prevedeva la sua uscita di scena. La nuova società di Rinaldini e Bormioli adesso sottoscriverà la quota di propria competenza (pari a 15 milioni) dell'aumento di capitale sociale di Pagnossin, mentre gli altri 15 milioni Rinaldini e Bormioli contano di raccoglierli sul mercato finanziario. I.pr.ei e Vetrofin designeranno gli amministratori ed i sindaci delle società del gruppo in misura paritetica.
Nelle scorse ore l'azienda a chiesto alle rappresentanze sindacali la possibilità di effettuare doppi turni di lavoro sull'impianto di viale Giulio Cesare, per aumentarne la produttività. A renderlo noto sono le stesse Rsu, non senza qualche stupore. "Nel momento in cui l'azienda dichiara la volontà di aprire una procedura di Cassa Integrazione che coinvolge gran parte dello stabilimento, la stessa chiede un incremento della produttività, attraverso una richiesta di doppi turni agli impianti di fabbricazione", scrivono Cgil, Cisl e Uil in una nota. "La richiesta dell'azienda oltre che essere in contrasto con l'annuncio della Cassa Integrazione straordinaria, si prefigura come un comportamento antisindacale, nel momento in cui, evidentemente, si tenta di recuperare le ore di sciopero, magari per fare magazzino in vista della CIG, e attenuare così l'efficacia della lotta delle lavoratrici e dei lavoratori della Richard Ginori" dichiarano le Rsu della storica manifattura di porcellana di Sesto Fiorentino, in lotta ormai da mesi per la difesa del posto di lavoro e dell'esistenza stessa della fabbrica.. Secondo le Rsu Ginori, con questi presupposti, "non vediamo come l'azienda possa richiedere al Ministero del lavoro un intervento di ammortizzatore sociale e come pensi poi, con una riduzione di personale, di gestire una situazione in cui ci sono ordini consistenti da evadere e centinaia di migliaia di pezzi da produrre. È del tutto evidente ormai come la cassa integrazione sia funzionale solo a dinamiche finanziarie e sicuramente non ad un rilancio della manifattura". Secondo le organizzazioni sindacali il rilancio della storica manifattura di porcellane sarà possibile ottenerlo sono attraverso cospicui investimenti in alcuni particolari settori produttivi e con "l'avvio di un processo di formazione che garantisca la continuità delle professionalità presenti in azienda". Ma al di là delle scelte strategiche delle azienda, l'ultimo atto, la richiesta di fare doppi turni, crea una nuova profonda frattura fra le rappresentanze sindacali e i nuovi manager di Ginori. Secondo le Rsu infatti "l'atteggiamento ed il modo di procedere dell'Amministratore Delegato Domenico Dal Bò rende sempre più complicato, da parte delle organizzazioni sindacali, la possibilità di stringere accordi che, nell'intenzione dell'azienda e senza impegni credibili e concreti in termini di investimenti, rilancio, e prospettive, rischiano semplicemente di scaricare tutte le difficoltà sulla pelle dei lavoratori".
La precisazione arriva da parte della stessa Starfin, per bocca dell’amministratore unico della finanziaria, Antonio Gabriele Cenni. Starfin si era vista rigettare nei giorni scorsi l’offerta depositata presso la Borsa Italia per l’acquisizione, a fronte di un esborso di 29 milioni di euro, della maggioranza delle azioni Ginori.
Nella nota sottoscritta da Cenni si precisa inoltre che “Starfin spa non si è mai avvalsa, né in questa occasione né in altre, dell’assistenza professionale della società Ivanauri Consulting e di non conoscere né aver mai avuto alcun contatto con il signor Domenico Leggiero». In questo modo vengono smentite le indiscrezioni circa la possibilità di un rilancio da parte di Starfin sulla quota di controllo di Richard Ginori. La manifattura sestese di porcellane sta attraversando ormai da diversi mesi un lungo e travagliato periodo di difficoltà, e i prossimi giorni potrebbero essere quelli decisivi per il futuro dell’azienda, perché per far fronte ad una pesante situazione finanziaria, Pagnossin, che controlla Ginori, ha lanciato la proposta al mercato finanziario di un consistente aumento di capitale, destinata a scadere nei prossimi giorni. La Richard Ginori di Sesto Fiorentino e i suoi 370 lavoratori sono insomma al centro di una dura battaglia finanziaria combattuta senza esclusione di colpi, di cui fa parte anche l’indicazione, fatta propria dall’azienda, di 109 esuberi nell’attuale forza lavoro. Il titolo Ginori, quotato sul mercato di Milano, ha fatto registrare nelle ultime ore anche consistenti oscillazioni. Nel comunicato di Starfin si fa anche sapere che “unico advisor della società per l’operazione in oggetto è Gdp sim spa di Milano”.
Starfin non abbandona il campo per la conquista della Richard Ginori dopo il secco no ricevuto dal consiglio di amministrazione di Pagnossin che non ha giudicato vantaggiosa l’offerta di 29 milioni di euro, ma anzi rilancia. E’ questa la novità più importante di un’altra giornata di passione della Ginori, quella di ieri, vissuta a Sesto Fiorentino con le orecchie tutte rivolte alle novità in arrivo dal mondo finanziario milanese dove si sta giocando la partita decisiva per il futuro della manifattura di porcellana. Nel giro di pochi giorni Starfin formalizzerà una nuova offerta per Richard Ginori, ma il colpo di scena è che l’offerta per il pacchetto di maggioranza della società sarà inferiore a quella scaduta lunedì scorso, e non superiore come avviene di solito in questi casi. In sostanza Starfin scommette che Rinaldini non riesca a trovare i fondi per far fronte agli impegni entro la fine di maggio, e quindi sia costretto ad accettare un’offerta peggiorativa rispetto a quella che ha rifiutato, attraverso Pagnossin, solo tre giorni fa. A dare conferma delle mosse di Starfin è la Ivanauri Consultino, società di consulenza finanziaria che sta seguendo Starfin in questo passaggio, e nel tentativo di scalata alla Richard Ginori: “Quello che vuole essere lanciato è un segnale anche alla comunità finanziaria – dichiara Domenico Leggiero- poiché la situazione finanziaria di Richard Ginori è molto molto delicata e ogni giorno che passa è importante. Starfin è interessata all’attività industriale di Richard Ginori, e crede nelle potenzialità di un marchio e nelle professionalità della forza lavoro. In queste ore Rinaldini, attuale proprietario di Ginori, ha fatto circolare voci circa l’esistenza di trattative in corso con un altro istituto bancario, interessato a correre in soccorso di Pagnossi, dopo che un importante istituto bancario tedesco sembra essersi tirato indietro. Noi siamo convinti che difficilmente un istituto bancario, presa visione dell’attuale situazione, possa sostenere un piano industriale che mira apertamente alla valorizzazione immobiliare dei terreni di viale Giulio Cesare, su cui il Comune di Sesto Fiorentino ha apertamente dichiarato la propria indisponibilità a cambi di destinazione, e a modificare la struttura produttiva dell’azienda, assimilandola ad una mera attività industriale.”
E’ trascorsa tutta in attesa di notizie sul fronte finanziario la giornata di ieri per i lavoratori della Richard Ginori. Alle 24 di ieri scadevano infatti i termini di validità dell’offerta presentata alla Borsa Italiana da Starfin, attuale società di minoranza dell’azionariato Ginori che aveva messo sul piatto 29 milioni di Euro per acquistare la maggioranza delle azioni. Sindacati, lavoratori e istituzioni facevano conto in un passaggio di proprietà dell’azienda per favorire un reale rilancio della manifattura. Ma dalle indiscrezioni filtrate ieri pare che Rinaldini e Pgnossin abbiano lasciato cadere l’offerta senza accettarla. Le frenetiche consultazioni, e le pressioni dell’ultima ora per tentare di convincere l’attuale proprietà a cedere il passo, sembra non abbiano prodotto effetti. Escluso per il momento un rilancio o una proroga dell’offerta. La giornata si era aperta con l’incontro fra sindacati di categoria e rappresentanze di base della Richard Ginori con il sindaco di Sesto Fiorentino Gianni Gianassi che aveva rinnovato l’attenzione e la solidarietà dell’amministrazione comunale e di tutta la città alla vertenza della manifattura di Sesto. “Siamo grati a tutta la cittadinanza-ha commentato ieri Luca Paoli della CGIL-dell’affetto e della partecipazione dimostrati nei confronti della Ginori e dei suoi lavoratori. Con ogni probablità in questa settimana l’azienda aprirà le procedure per la cassaintegrazione, e avremo una ventina di giorni per gestire questa fase della trattativa.”
Il mercato penalizza Richard Ginori. A scatenare le vendite sui titoli del gruppo fiorentino è stato il rifiuto da parte della controllante Pagnossin dell'offerta di Starfin sull'acquisto della controllata Ginori. Così ieri Ginori ha chiuso in calo del 5,13% a 0,42 euro. Secondo il management di Pagnossin l'offerta di Starfin sarebbe inadeguata quindi la strada da imboccare è quella della ricapitalizzazione. Rinaldini, azionista di controllo di Ginori, ha contatti in corso con un nuovo potenziale socio e i prossimi giorni potrebbero portare delle novità. Con l?aiuto del cavaliere bianco, Rinaldini (cui fa capo il 57,97 della società attraverso Pagnossin) si è detto pronto a risollevare le sorti della sua società con un piano di ristrutturazione. Se il misterioso socio non dovesse comparire il manager ha più volte ribadito di essere pronto a mettere mano al portafogli. Pagnossin ha bisogno di una iniezione di liquidità di almeno 20 milioni. E la quota di Rinaldini non è lontana da 10 milioni. Senza contare i 22 milioni necessari alla Pagnossin per rimborsare il debito con le banche creditrici (di cui è capofila Antonveneta) che scadrà questo mese.
La situazione dell'azienda Richard Ginori continua a far parlare di sè.
Questa volta la parola passa ai commercianti che, solidali con i lavoratori della Ginori, si schierano al loro fianco a difesa di una presenza industriale storica, simbolica e imprescindibile per Sesto Fiorentino.
Lo fanno con una nota ufficiale della Confcommerccio, secondo la quale "il ridemensionamento della Ginori porterebbe a un depauperamento del tessuto economico dell'intera città".
La crisi della Richard Ginori non lascia insomma indifferenti neanche i commercianti sestesi, che anzi esprimono la loro forte preoccupazione per l'impoverimento che un eventuale ridimensionamento della storica azienda significherebbe per l'intero tessuto economico della cità.
"pur non essendo coinvolti in maniera diretta - dichiara il presidente della Confcommercio Filippo Bongiorno - come imprenditori sestesi non possiamo non essere preoccupati per il rischio di un vuoto che una eventuale diminuzione dell'attività della fabbrica significherebbe nel panorama dell'economia di Sesto Fiorentino".
Secondo Bongiorno: "Sesto Fiorentino ha avuto storicamente come peculiarità una forte propensione alla creazione di lavoro, e questo ha determinato in passato anche il volano per lo sviluppo del commercio che ha sempre caratterizzato il nostro territorio".
La Confcommercio esprime dunque "solidarietà a coloro che vivono in prima persona questo momento di difficoltà", e auspica che "si arrivi ad una soluzione che scongiuri il ridimensionamento dell'azienda e la perdita dei posti di lavoro".
"Ci auguriamo - è questa la conclusione di Bongiorno - che si possa evitare di cancellare un pezzo di storia della nostra città che ha dato a Sesto visibilità internazionale e che ha costituito e continua a costituire una importante risorsa non solo per tante famiglie di Sesto, ma anche per la nostra economia".
Incertezza sulla durata del provvedimento per i 109 esuberi. Oggi l’assemblea e sciopero
«Dobbiamo informare i lavoratori in assemblea - si limita a dire
Luca Paoli - parlare con loro e decidere insieme come comportarci. Aspettiamo
anche alcune conferme da parte dell’azienda ma di certo non ci sono sviluppi
positivi».
Su cosa le parti si siano dette nel corso dell’assemblea trapela
per ora soltanto qualche indiscrezione. Che conferma, però, tutti gli elementi
di negatività già espressi dal sindacato dopo la presentazione del piano
industriale. «Il dato vero che emerge - spiega Massimo Guerranti della Femca
Cisl - è che l’azienda pensa di far fronte ai problemi finanziari soltanto
attraverso la riduzione di personale. Ma è chiaro a tutti che questo non può
bastare per ripianare i 30 milioni di debito che ha Rinaldini».
La situazione, dal punto di vista dei conti, è davvero difficile. Da quanto emerge da chi vive la realtà della storica fabbrica di porcellana, infatti, allo stato attuale mancano perfino i fondi per procedere alla manutenzione ordinaria. Non solo. Nell’incontro di ieri, infatti, sarebbe emersa in tutta la sua drammaticità l’ammissione da parte della proprietà di non avere a disposizione le risorse per procedere alla realizzazione del nuovo stabilimento programmato nel piano industriale. Ed è altresì impensabile che i soldi risparmiati con gli esuberi di personale possano sbloccare qualcosa in tal senso. Senza contare ciò che i sindacati ripetono ormai da settimane: «Se si procedesse a oltre 100 licenziamenti l’azienda sarebbe presto destinata a chiudere». Stando alle ultime indiscrezioni, però, l’azienda non sarebbe interessata, nell’immediato, a procedere alla mobilità quanto piuttosto alla cassa integrazione straordinaria.
C’è però un altro punto su cui i sindacati vogliono fare chiarezza: ci sono compratori seri interessati alla Ginori? L’unica offerta sul tavolo, al momento, è quella di Starfin pari a 29 milioni di euro (il debito di Rinaldini è di 30) ma per il momento la proprietà non la ritiene sufficiente. Il nodo sta quindi nel capire come potrebbe evolvere, entro la fine del mese, questa questione. Un dilemma non da poco perché i sindacati, per assurdo, potrebbero trovarsi a trattare oggi con un soggetto che già domani potrebbe non esserci più. Nella speranza che un eventuale nuovo socio (il cui primo compito dovrebbe essere quello di procedere a una ricapitalizzazione da 30 milioni di euro) decida di rilanciare seriamente una fabbrica non certo decotta e che rappresenta un pezzo di storia della manifattura italiana
Ginori, il giorno della verità
si
«Noi andiamo all’incontro con una serie di proposte per correggere il piano industriale - spiega Luca Paoli, segretario fiorentino della Filcem-Cgil - Abbiamo costruito una quarantina di riflessioni, considerazioni e proposte per ribattere e integrare le varie questioni del piano. La cosa che più ci proeccupa è che in 120 pagine non c’è una riga sui possibili investimenti futuri o su azioni da intraprendere sul piano commerciale che, alla fine dei conti, è il vero presupposto per il rilancio».
Su tutto pesa poi l’incertezza relativa alla possibile vendita da parte di Rinaldini. «È complicato trattare con qualcuno che oggi c’è e domani chissà» chiosa Paoli. Che prevede un futuro molto delicato. «Noi continueremo a muoverci per la nostra strada - spiega - ma se domani (oggi, Ndr) non avremo risposte adeguate il passaggio sindacale rischia di morire prima di nascere. Dubito che ci verrà dato mandato a trattare senza un piano di rilancio serio. Di certo non siamo disposti a fare sacrifici per Rinaldini».
Ieri, intanto, anche i consiglieri regionali del Pdci Luciano Ghelli e Eduardo Bruno hanno aderito all’appello lanciato nei giorni scorsi per salvare la Richard Ginori, promosso dal presidente del Consiglio regionale Riccardo Nencini. f.san.
IL CASO La decisione nelle prossime ore
A pochi giorni dalla scadenza dell'offerta consegnata alla Consob
da parte di Starfin, si fa tutta in salita la strada per acquistare la
maggioranza delle azioni e il controllo della Richard Ginori.
Nella battaglia
tutta finanziaria e senza esclusione di colpi in corso per il controllo della
storica manifattura di Doccia, titolare di un marchio prestigioso e famoso in
tutto il mondo, Carlo Rinaldini, attuale proprietario, sembra aver segnato un
punto a suo favore.
L’intervento straniero
Gli ambienti finanziari
scommettono infatti sull'intervento e la discesa in campo di una importante
banca tedesca a fianco dell'attuale proprietà di Ginori e di Pagnossin. Per far
fronte alle impellenti necessità finanziarie Pagnossin, proprietaria di Ginori,
ha in corso una richiesta di liquidità sul mercato. L'importante istituto
finanziario si sarebbe reso disponibile a dare fiducia all'attuale managment e
ai suoi programmi.
Questo da un lato darebbe fiato alla gestione finanziaria
di Ginori, e dall'altro metterebbe fuori gioco l'offerta di Starfin di rilevare
la maggiorana delle azioni Ginori con un esborso iniziale di 29 milioni di euro
e una successiva opa totalitaria.
Le prossime ore saranno decisive, perché
l'offerta della finanziaria Starfin scade il prossimo 22 maggio. La notizia
certamente non fa piacere a sindacati,
lavoratori ed istituzioni locali, che guardano di buon occhio alla possibilità
di un ricambio al vertice.
Un parere pessimista
Intanto a prendere posizione è il
consigliere di An Domenico Leggiero: «Se le voci che vogliono una banca tedesca
scendere in campo in soccorso di Rinaldini fossero vere, questo non farebbe che
prolungare l'agonia della Ginori, perché adesso più che mai è importante
smascherare il gioco di chi intende fare soldi solo attraverso una
valorizzazione immobiliare dei terreni di viale Pratese, senza curarsi del
rilancio produttivo dell'attività».
Città più coraggiosa
A istituzioni e
sindacati, e anche ad alcune forze di opposizione a
Sesto, chiediamo più coraggio per difendere questa importante risorsa economica
del territorio».
Non una semplice fabbrica. Non una semplice vertenza sindacale. La Richard Ginori è e deve essere qualcosa di più. «Una manifattura artistica, un pezzo di storia toscana e italiana. Perché è così, e solo così, che la storica fabbrica di Sesto Fiorentino potrà essere salvata dal decadimento e rilanciata».
È questo il cuore dell’appello lanciato da politici e uomini di cultura toscani in un momento particolarmente difficile per l’azienda di porcellana dove sono stati previsti 109 esuberi su 370 dipendenti totali. L’appello, nato da un’idea del presidente del consiglio regionale Riccardo Nencini insieme ai sindacati e alla Rsu, è stato presentato ieri mattina e conta già su alcune firme molto prestigiose. Nell’elenco dei primi firmatari compaiono infatti quelle dello storico Franco Cardini, della direttrice del museo dell’Accademia Franca Falletti, della direttrice del museo del Bargello Beatrice Strozzi, del sovrintendente del polo museale fiorentino Antonio Paolucci e degli scultori Igor Mitoraj e Giuliano Vangi. Tra i politici si sono invece fatti avanti anche Franco Giordano (Prc), Stefano Boco (Verdi), Riccardo Migliori (An), Ermete Realacci (Margherita) e Denis Verdini (Forza Italia) ma nei prossimi .
«La Richard Ginori - ha affermato Nencini - è da più di tre secoli ambasciatrice della Toscana nel mondo e non è un caso se i suoi pezzi sono esposti nei più importanti musei. Per questo è importante che in suo favore si mobilitino non solo i sindacati ma anche il mondo della cultura e della politica, in maniera completamente trasversale». Concetti rafforzati da Beatrice Strozzi che ha sottolineato come l’azienda di Sesto sia «una istituzione culturale straordinaria prima ancora che una semplice fabbrica» mentre Franca Falletti ha aggiunto che «non possiamo permetterci di perderla e con questo appello dobbiamo aiutarla a riacquistare il suo ruolo».
Il testo dell’appello cone le modalità di adesione, gli
aggiornamenti sulla vertenza sindacale in corso e gli altri modi per dare il
proprrio sostegno ai lavoratori saranno visibili on line dalla prossima
settimana sul sito www.laginorisiamonoi.net. Giovedì, invece, i sindacati hanno
ricordato che avrà luogo un nuovo incontro con l’azienda per discutere il piano
industriale.
«Senza un vero piano di rilancio e senza investimenti nuovi che
non si autofinanzino con la riduzione del personale - hanno commentato
Alessandro Bianchi della Femca-Cisl e Luca Paoli della Filcem-Cgil - non ci sono
concrete prospettive sul futuro dell’azienda. Se si pensa solo alla possibile
redditività di uan speculazione finanziaria sull’immobile la Ginori è destinata
a morire in breve tempo».
“La Ginori non è un patrimonio solo di Sesto o della Toscana ma, nei suoi quasi tre secoli di vita, è stata un’ottima ambasciatrice dell’Italia nel mondo, perciò in questo momento difficile occorre tutti stare vicini a questa azienda”. Sta in queste parole, pronunciate ieri mattina dal presidente del consiglio regionale Riccardo Nencini, il senso dell’appello che personalità dell’arte, della cultura, della scienza ed esponenti di partiti politici di opposti schieramenti hanno lanciato per scongiurare il ridimensionamento, o peggio la chiusura, della storica manifattura.
Fra i primi firmatari lo storico Franco Cardini, l’artista Sandro Chia, le direttrici del Museo dell’Accademia e del Museo del Bargello Franca Falletti e Beatrice Strozzi, la stilista Regina Schrecker solo per citarne pochi. Il fronte politico è assolutamente “bipartisan”: con Nencini si schierano infatti, tra i molti altri, il senatore verde Stefano Boco, il deputato Udc Francesco Bosi, i deputati An e Forza Italia Riccardo Migliori e Denis Verdini, gli onorevoli Ermete Realacci (Margherita) e Michele Ventura (Ds). In arrivo anche l’adesione del nuovo segretario di Rifondazione Franco Giordano. Personalità dell’arte e della politica unite per scongiurare - si legge nell’appello- “la chiusura di questa azienda che significherebbe privare Firenze, la Toscana, l’Italia di un pezzo importante della loro storia, espropriare tutti noi di una parte della nostra identità. La scomparsa di questo storico stabilimento o il vederlo ridotto ad un’ entità commerciale, in cui lavorazioni ad alto contenuto professionale ed artistico rimarrebbero solo come testimonianza delle produzioni che furono, magari ad uso e consumo dei turisti, significherebbe impoverire il nostro territorio, di una esperienza unica e irripetibile”.
Alla presentazione del documento in Palazzo Panciatichi sono intervenuti anche i sindacati e le Rsu Ginori: “L’appello- ha detto fra l’altro Giovanni Nencini delle Rsu- sarà in rete a partire dalla prossima settimana sul sito www.laginorisiamonoi.net e sarà possibile dare sostegno ai lavoratori Ginori e conoscere le iniziative per cercare di salvare l’azienda”. “La Ginori- ha concluso Luca Paoli Filcea - non può rimanere solo una vertenza, altrimenti rischia di scomparire nell’arco di tre, quattro anni”. La preoccupazione- espressa da Alessandro Bianchi Femca Cisl- è invece “che purtroppo la proprietà punti all’operazione immobiliare legata allo stabilimento e che ci sia dunque poco interesse al rilancio della produzione della manifattura”.
RICHARD GINORI E’ il primo dopo la presentazione del pianoÈ fissato per giovedì prossimo il primo incontro fra azienda e
csindacati per discutere nel merito della vertenza
della Richard Ginori 1735 di Sesto Fiorentino. L’incontro è il primo dopo la
presentazione del piano industriale da parte della proprietà della manifattura,
e l’annuncio della presenza di 109 esuberi. Nei giorni scorsi il clima attorno
alla vertenza si è molto surriscaldato, con i
sindacati che hanno tentato di portare
all’attenzione generale il destino di una manifattura a cui la proprietà sembra
guardare oggi solo in funzione delle opportunità di valorizzazione immobiliare
dei terreni sui quali è insediata.
«Abbiamo comunque deciso di non eludere il
confronto e di essere presenti e attivi ai tavoli della trattativa» fanno sapere
i sindacati di categoria, che hanno avuto un
paio di settimane per studiare nei dettagli il piano industriale messo a punto
dall’amministratore Dal Bò. Nodo centrale, oltre agli esuberi, è la strategia
per il rilancio dell’azienda: «A nostro parere la strada
dell’industrializzazione forzata della Ginori, con l’idea di produrre il doppio
di pezzi con la metà di personale, è completamente assurda – sostengono i
sindacati – ed altro non è che l’anticamera al
definitivo affossamento dell’azienda».
Franco Calamassi
Molti anche i rappresentanti sindacali intervenuti in conferenza che hanno sottolineato all’unanimità l’ottima salute di cui gode l’azienda e la sua enorme capacità produttiva. “Non possiamo permettere che la Richard Ginori rimanga una vertenza sindacale o sia ridotta a una questione di esuberi perché scomparirebbe nel giro di tre-quattro anni – ha sottolineato il segretario della Filcem Cgil Firenze Luca Paoli. E’, per questo, nostro dovere far arrivare la vicenda all’attenzione del Parlamento e delle massime cariche dello Stato”. Tra gli altri interventi quelli di Franca Falletti, direttrice del Museo dell’Accademia; Alessandro Bianchi Cisl Firenze; Augusto Maionchi segretario provinciale Uil Firenze; Giovanni Nencini Rsu Cgil. Tra i firmatari anche il soprintendente del Polo Museale Antonio Paolucci, lo storico Franco Cardini e una rappresentanza politica di livello nazionale trasversale ai partiti: oltre a Riccardo Nencini e Luciano Ghelli, capogruppo PdCI in Consiglio regionale, anche il senatore dei Verdi Stefano Boco, il deputato UDC Francesco Bosi, il deputato di AN Riccardo Migliori, il deputato della Margherita Ermete Realacci, il deputato di Rifondazione Comunista Mario Ricci, il deputato della Rosa nel Pugno Lanfranco Turci, il deputato DS Michele Ventura e il deputato di Forza Italia Denis Verdini. Da lunedì prossimo sarà possibile consultare e scaricare la petizione dal sito internet www.laginorisiamonoi.net (fm)
IL CASO
«SALVIAMO tutti insieme la Ginori», è l´appello lanciato giovedì sera durante un´affollata assemblea sotto le stelle, in piazza Ginori a Sesto, dai sindacati e dai lavoratori della Richard Ginori, la storica azienda dove sono stati dichiarati dalla proprietà a rischio 109 posti di lavoro e dove i dipendenti temono che questo non sia altro che un inizio. Coniugano i licenziamenti annunciati con le incertezze sul nuovo stabilimento da costruire e si preoccupano che il primo dimagrimento altro non sia che l´imbocco di una strada che potrebbe portare alla chiusura della produzione.
All´assemblea, cui partecipavano anche il pievano e il sindaco Gianassi di Sesto, i lavoratori hanno raccontato le loro vicende e hanno chiesto ai cittadini di stare loro accanto. «Salvare la Ginori deve diventare una sfida di tutta la città e non solo una vertenza sindacale. Anzi deve diventare una sfida italiana», hanno detto.
«In quest´ultimo senso un primo passo è già stato fatto - spiega Luca Paoli della Cgil - con l´iniziativa della Regione che il presidente del consiglio regionale Nencini ci presenterà lunedì», Ovvero una raccolta di firme, una lista preannunciata come lunghissima, di parlamentari e di personalità della cultura, dell´economia, della politica, del sindacato e dell´industria in difesa dell´azienda di porcellane nota a livello nazionale e internazionale. L´appello, si spiega in Regione, è «per difendere il posto di lavoro dei dipendenti della Ginori, ma anche per far sopravvivere una delle più antiche industrie italiane, conosciuta in tutto il mondo per l´altissima qualità del prodotto e con capolavori di porcellana che arricchiscono collezioni famose».
GINORI / Ieri sera assemblea in piazza per fare il punto sulla dura e dolorosa vertenza
Sesto Fiorentino si è stretta giovedì sera accanto alla Ginori e ai suoi lavoratori. Lo ha fatto con la manifestazione pubblica in piazza Ginori organizzata dai sindacati e alla quale hanno preso parte alcune voci della società civile. Accanto al sindaco Gianassi, significativa la presenza sul palco del pievano di Sesto, don Silvano Nistri. Davanti a circa 500 persone hanno preso la parola, fra gli altri, Biagio Anselmi, insegnante all'istituto d'arte, e Sandra Buti, che si è occupata di fare un tuffo nella storia per spiegare cosa l'azienda rappresenti per Sesto.
A rompere il ghiaccio è toccato a Luca Paoli della : "Il piano industriale che ci è stato presentato altro non è che uno specchietto per le allodole - ha sintetizzato il sindacalista - chiediamo ai cittadini di Sesto di stare vicini alla Ginori in questo momento difficile perché senza la Ginori saremmo tutti più poveri. Abbiamo fatto uscire la vertenza dai confini aziendali, adesso vogliamo far uscire la questione dai confini sestesi e far diventare quella per la Ginori una vertenza nazionale".
Il momento più intenso è stato certamente quando ha preso la parola don Silvano Nistri, che pur con qualche cautela ha avuto parole molto nette: " Se le città hanno un'anima - ha detto - l'anima di Sesto si chiama Ginori, che è stata una 'scuola' di solidarietà, di passioni politiche, di impegno sociale, di cooperazione Per chi come me ha visto la Ginori di 50 anni fa, e ha conosciuto ad esempio il reparto pittoria che era il fiore all'occhiello dell'azienda, a vederlo oggi piange il cuore. Oggi comunque, anche se si ha la sensazione di essere su un piano inclinato e che il tramonto sia quasi fatale, siamo tutti impegnati nella difesa di questa azienda. Viene da chiedersi perché alcuni prodotti del made in Italy abbiano tanto successo nel mondo e per la porcellana Ginori questo non possa accadere: forse anche l'imprenditoria toscana, e tutti noi, abbiamo delle responsabilità al riguardo".
In chiusura della serata, ha preso la parola il sindaco di Sesto, Gianni Gianassi. Lo ha fatto per ricostruire le vicende degli ultimi mesi, ma soprattutto per ribadire che per l'attuale proprietà, che in questi ultimi anni "ha dimostrato davvero scarsa affidabilità e credibilità, anche solo per i continui cambiamenti al vertice e azzeramenti di programmi, non c'è nessuno spazio per una speculazione edilizia gratuita. Le porte sono chiuse e resteranno chiuse". Poi Gianassi ha anche aggiunto che al contrario, esiste una "disponibilità del Comune a stare vicino ad azienda e lavoratori nell'ambito di un piano di rilancio e sviluppo condiviso e concordato".
GINORI / Le reazioni
Umori, sensazioni, attese, ansie, aspettative e speranze dei lavoratori della Ginori giovedì sera si sono mescolate con quelli dei sestesi. E se è vero, come è vero, quanto ha detto il sindaco, che per fortuna Ginori è oggi solo una delle fabbriche del territorio, tuttavia il legame con il territorio resta fortissimo. "Io sono entrata in Ginori solo pochi anni - dice una ragazza trentenne - e pensavo di poter stare tranquilla, invece sono anni che viviamo nella incertezza, perché mi dicono che i problemi dell'azienda vengono da lontano".
A Sesto tantissimi hanno amici o parenti che hanno lavorato o lavorano alla Ginori: "Per noi vecchi sestesi - dichiara una signora sulla sessantina - la Ginori è l'essenza stessa della nostra storia. Pensare che adesso sia ridotta così male ci ferisce e ci indigna profondamente". "Io sono venuto in pensione dopo tanti anni alla Ginori - dice un uomo di quasi settant'anni - e ho vissuto altri momenti difficili. La Ginori ha sempre avuto una storia difficile: io spero che riesca a superare anche questa fase di incertezza. Magari passando di proprietà".
SESTO FIORENTINO
GINORI-Un giallo il trasferimento ipotizzato
di Franco
Calamassi
43 milioni di euro per costruire il nuovo stabilimento, ma non una
lira per l’acquisto del terreno e per il pagamento di concessioni e oneri di
urbanizzazione: si tinge di giallo la vicenda del trasferimento della
manifattura Ginori ipotizzato nel piano industriale presentato nei giorni scorsi
dalla proprietà e di cui via via emergono nuovi dettagli.
Mentre lavoratori e sindacati raccolgono le adesioni per la manifestazione in piazza Ginori in programma giovedì prossimo, anche attraverso il presidio e volantinaggio svoltasi oggi al mercato, sembra essere il tempo la variabile che alla fine giocherà un ruolo decisivo nella partita in atto in questi giorni per il futuro Ginori. Che ha un contratto con Ginori Real Estate per il pagamento di un affitto di 120.000 euro l’anno fino al luglio 2010.
Ma i proprietari di Ginori hanno dato assicurazione ai soci della Ginori Real Estate che entro il luglio 2010 i terreni di viale Giulio Cesare dovranno liberarsi per avviare una nuova operazione immobiliare. «Una previsione – dichiara Luca Paoli della Cgil - che è stata ritenuta a tal punto realistica da inserire negli accordi la previsione che dall’agosto 2010 l’affitto passerà da 120.000 euro all’anno a 125.000 euro al mese, fino al 2013. I tempi sono molto stretti per il nuovo stabilimento. Ma quello che è più strano è che nel piano sta scritto che a Ginori serve un’area di 90.000 metri quadrati per un investimento di 43 milioni. Ma in questo conto non sono previsti nè l’acquisto del terreno nè gli oneri di urbanizzazione, che i rappresentanti dell’azienda ci hanno detto ufficialmente che se li aspettano a costo zero dal Comune e senza contributi da pagare. Una procedura insolita. Il nuovo stabilimento è tarato su 250 persone rispetto alle 370 di adesso».
Una situazione che ha innescato la presa di posizione dell’amministrazione comunale: «Il Comune non è un’agenzia immobiliare – dichiara il sindaco Gianni Gianassi - attraverso il consiglio comunale facciamo la programmazione del territorio per gli anni a venire, organizzando le aree e gli spazi. Che Ginori ci chieda di mettere a disposizione un terreno non l’abbiamo mai saputa e vorrei relegarla sullo sfondo delle cose curiose di cui tutta questa vicenda è infarcita. Anche se, trattandosi del destino di centinaia di famiglia e del futuro di una manifattura prestigiosa, servirebbe un approccio più serio. Detto questo noi siamo disponibili ad affrontare un ragionamento per garantire un futuro serio a questa fabbrica».
LE DUE FACCE della medaglia si specchiano sui due lati della strada: da un lato i lavoratori che manifestano davanti allo stabilimento principale contro i 109 esuberi prospettati dalla proprietà, dall’altro la “Botteguccia” che ogni giorno produce affari per migliaia di euro
Luca, Massimo, Rolando, Laura, Silvia. Eppoi Marco, Andrea, Chiara, Camilla. Alle 9 del mattino si sono seduti davanti all’ingresso della loro fabbrica. Ed hanno mischiato i loro nomi a quelli di altre decine e centinaia di lavoratori (in rappresentanza anche delle vicine Manetti, Sanchemical e Menarini) decisi a lottare con fermezza e decisione contro i propositi della proprietà di licenziare 109 dipendenti della Richard Ginori. Dalla presentazione del piano industriale contenente quella messe di esuberi (quasi un terzo del totale del personale) è passata una settimana. Da lunedì all’interno della storica fabbrica di porcellane di Sesto Fiorentini vanno avanti gli scioperi articolati. Mezz’ora a scacchiera, oggi per settore, domani per turno, domani l’altro per ordine alfabetico. Il risultato è che la produzione si ferma, i prodotti non vengono realizzati, il fatturato dell’azienda frena nella speranza che tutto questo serva da leva in una trattativa che si annuncia dura e difficile.
Preoccupazioni che l’intera cittadina di Sesto Fiorentino ha, in questo periodo di lotta, fatto proprie. A cominciare dal sindaco Gianni Gianassi che ieri mattina si è seduto coi lavoratori della Ginori fuori dallo stabilimento. «È un segnale simbolico e politico importante - spiega Paoli - che dimostra quanto forte sia anche la preoccupazione delle istituzioni nei confronti di quello che sta succedendo». Non solo. Ad essere vicini ai lavoratori della Ginori sono anche, se non soprattutto, i cittadini di Sesto. «Più o meno direttamente - spiega Silvia Taddei della Rsu - tutti gli abitanti hanno avuto a che fare con questa fabbrica. E ora vivono quello che succede a noi anche un po’ come problema loro». Si stenterebbe a crederci se certe testimonianze d’affetto non fossero riscontrabili dal vivo. Come ieri mattina, quando i lavoratori hanno chiuso il sit in ed improvvisato un corteo per le vie della città. Nelle strade intorno alla fabbrica il traffico si è paralizzato ma nonostante questo automobilisti e semplici cittadini hanno applaudito al passaggio dei lavoratori e li hanno incitati ad andare avanti nella protesta.
E proprio in questa ottica le maestranze e le organizzazioni sindacali ritengono di dover allargare ancor di più il coinvolgimento della cittadinanza di Sesto Fiorentino e dintorni compreso Firenze stessa. «La Richard Ginori è un patrimonio da mantenere e valorizzare - dicono i rappresentanti sindacali - e vogliamo che la cittadinanza sestese viva questa trattativa e venga messa a conoscenza del famigerato piano industriale che, oltre ai tagli sul personale, non dice nulla sul futuro della realtà produttiva». Ecco perché ieri è stato lanciato un invito alla popolazione e alle associazioni culturali, religiose e di volontariato presenti nel territorio a partecipare a un dibattito pubblico che si svolgerà giovedì alle 21 in Piazza Ginori «nel quale spiegheremo anche le nostre posizioni e intenzioni». Altri momenti di informazione avverranno facendo un volantinaggio con presidio oggi al mercato, mentre continueranno in fabbrica gli scioperi articolati per rivendicare rispetto e dignità delle lavoratrici e lavoratori. «In questo senso - spiega Paoli - è giusto sottolineare un aspetto maturato all’interno della fabbrica. Quando abbiamo illustrato alle maestranze il piano industriale abbiamo ricevuto la richiesta spontanea di intensificare addirittura la portata degli scioperi».
E così nei prossimi giorni non è escluso che la protesta si articoli su astensioni dal lavoro di un’ora (anziché di 30 minuti) in modo da bloccare in maniera ancora più efficace la produzione dello stabilimento. Il tutto in attesa di giovedì 18 quando le parti torneranno a incontrarsi per cercare di portare avanti una trattativa. «La nostra intenzione - conclude Paoli - è quella di rovesciare il concetto e far capire alla proprietà che la via per uscire dalla crisi non è quella degli esuberi ma quella degli investimenti». Francesco Sangermano
LA CURIOSITÀ
Proteste contro i 109 licenziamenti
annunciati
HANNO scioperato dalle 8 alle 11, hanno fatto due sit in davanti ai cancelli, applaudito il sindaco di Sesto, Gianassi, che si è seduto con loro, accolto delegazioni dalle altre fabbriche - Menarini, Manetti, Sun Chemicals - fatto un corteo in città. I lavoratori della Richard Ginori, dove il piano industriale dell´azienda prevede 109 licenziamenti, non vogliono cedere.
«La Ginori siamo noi. Non sono le speculazioni edilizie né i debiti finanziari del signor Rinaldini (il proprietario, ndr), né questo piano industriale o le false promesse di nuovo stabilimento», questo lo slogan degli operai. Con loro anche la neo onorevole diessina Marisa Nicchi: «Dobbiamo impegnarci tutti insieme, lavoratori, sindacati, rappresentanti della politica, per scongiurare tutti i licenziamenti nell´hinterland fiorentino». Giannassi dichiara: «Il sindaco di Sesto sa da che parte stare, per questo è qui con i lavoratori. Auspicando un confronto con l´azienda che parta dal mantenimento dell´occupazione e dello stabilimento».
Uno stabilimento che la Ginori, costretta a sgomberare entro il 2010, deve per forza costruire fare se vuole vivere ma che i lavoratori, citando il piano industriale, accusano l´azienda di voler fare «solo se l´amministrazione darà terreno, oneri e concessioni gratis». Ce n´è abbastanza, spiegano, da sospettare che i 109 messi fuori siano solo l´anticamera della «futura riduzione a piccolo ufficio commerciale con la produzione mandata fuori Italia». Da lunedì si continua a scioperare a scacchiera, fino all´assemblea pubblica di giovedì 11, in piazza Ginori alle 21, cui parteciperà anche il pievano di Sesto. Scioperi ieri anche alle sedi Getronics di Firenze, Pisa e Siena, in acordo con la mobilitazione nazionale che dice «no ai centinaia di licenziamenti minacciati e sì al rilancio dell´azienda».(i.c.)
VERTENZA I confini della trattativa si allargano
Far uscire la vertenza dai confini aziendali e coinvolgere quanto più possibile tutto il territorio, e la città di Sesto in primo luogo, nella battaglia a difesa della Richard Ginori e dei 109 posti di lavoro minacciati dal piano industriale. È con questo spirito che ieri a Sesto si è svolta una intensa giornata di lotta, segnata la mattina a partire dalle 8 da un sit-in di protesta davanti ai cancelli della fabbrica e poi da un rumoroso corteo che si è snodato per le vie della città. Anche il sindaco di Sesto, Gianni Gianassi, ha partecipato al presidio di protesta davanti ai cancelli organizzato dai lavoratori, dalla Rsu e dai sindacati confederali. «Davanti alla mancanza di qualsiasi dibattito tra proprietà e lavoratori - ha dichiarato Gianassi - le istituzioni sestesi sanno da che parte stare. Per questo sono venuto ai cancelli della fabbrica, auspicando la ripresa di un confronto che parta dal mantenimento dello stabilimento nel nostro comune e del livello di occupazione».
«Dai lavoratori è arrivato un altro secco no a questo piano industriale che mira a smantellare la Ginori - ha commentato ieri mattina Luca Paoli della Cgil- Si tratta di un piano assolutamente incoerente con il rilancio dell’azienda, e conferma i veri interessi, che sono immobiliari e speculativi. Hanno cercato di dare un messaggio rassicurante alle banche, dicendo che si può produrre il doppio con un terzo di lavoratori in meno: 7 milioni di pezzi all’anno contro i 3 e mezzo attuali, con 109 persone di meno. Ma da questo punto di vista intendiamo rendere evidente che non daremo spazio a scorciatoie di questo tipo».
Nello sforzo di lavoratori e sindacati di allargare quanto più
possibile il coinvolgimento della cittadinanza, e nella convinzione che la
Richard Ginori rappresenti un grande valore storico, culturale ed industriale in
Italia e nel mondo, per la prossima settimana, l’11 maggio, è in programma alle
21 un’assemblea pubblica in piazza Ginori. Altri momenti di informazione
avverranno con un volantinaggio e un presidio di lavoratori domani al mercato di
Sesto, mentre anche la prossima settimana continueranno gli
scioperi.
Franco Calamassi
L’ASSEMBLEA dei lavoratori ha deciso di astenersi dal lavoro dalla giornata di ieri fino all’11 maggio in attesa del nuovo incontro con la proprietà fissato per il 18. I sindacati: «A rischio non sono solo i dipendenti ma il futuro di questo storico marchio»
È un secco no quello dei lavoratori della Richard Ginori al piano
presentato dalla proprietà, il Gruppo Pagnossin di Carlo Rinaldini, nel quale
sono previsti 109 esuberi corrispondenti a circa un terzo dell’attuale forza
lavoro. I sindacati hanno presentato ieri il piano all’assemblea dei lavoratori
della storica azienda di porcellana e la prima risposta è stato uno sciopero
immediato attuato ieri e che sarà seguito da iniziative di lotta, scioperi
articolati e manifestazioni pubbliche ogni giorno fino all'11 maggio. Venerdì,
in particolare, oltre allo sciopero è stato organizzato anche un sit-in davanti
ai cancelli dello stabilimento anche se resta ferma l’intenzione dei sindacati e
della Rsu di andare al tavolo della trattativa convocato per il prossimo 18
maggio. In serata i rappresentanti dei lavoratori si sono incontrati col sindaco
di Sesto Gianni Gianassi per mettere a punto una grande manifestazione di piazza
che si terrà giovedì 11 maggio.
Il nuovo piano industriale dello storico stabilimento fiorentino (facente capo al gruppo Pagnossin di Carlo Rinaldini) è stato illustrato ieri a tutti i lavoratori dalla Rsu e immediato è stato proclamato un pacchetto di iniziative di protesta iniziato già ieri con uno sciopero protrattosi per l’intera giornata. Il loro è un secco no al ridimensionamento di circa un terzo del personale che vorrebbe la proprietà. Allo sciopero di ieri seguiranno infatti iniziative di lotta, scioperi articolati e manifestazioni pubbliche fino all’11 maggio «perché - è stato spiegato nel corso dell’assemblea - se gli esuberi fossero attuati non metterebbero in ginocchio solo i lavoratori ma anche l’intera produzione aziendale». L’appuntamento “clou” è già stato fissato per venerdì. «Oltre allo sciopero - spiega Luca Paoli, segretario della Filcem Cgil di Firenze - è stato organizzato dalle 8 del mattino anche un sit-in davanti ai cancelli dello stabilimento». Nonostante la ferma contrarietà a quanto annunciato dall’azienda, Paoli spiega che «è comunque intenzione dei sindacati e della Rsu andare al tavolo della trattativa convocato per il prossimo 18 maggio».
Giudizio sospeso, invece, sull’offerta della Starfin, società formata da imprenditori finanziari italiani, già azionista della Richard Ginori, che venerdì scorso ha offerto 29 milioni di euro per la quota di controllo di Richard Ginori pari al 58%. «Sappiamo che Rinaldini ha detto no», spiega Paoli. «In ogni caso, se ci dovesse essere una nuova proprietà sappia che non saranno possibili speculazioni immobiliari come pensava di fare Rinaldini». L’offerta di Starfin (che in caso di acquisizione del controllo intende lanciare un’opa totalitaria) è stata fatta al prezzo di 0,5 euro per azione per un controvalore complessivo di 29 milioni di euro.
Ai lavoratori della Ginori, intanto, non mancano gli attestati di solidarietà. Dopo quelli, arrivati durante la Festa dei lavoratori dai segretari toscani dei sindacati confederali, ieri è toccato nuovamente (anche lui l’aveva fatto il primo maggio) al sindaco di Sesto Gianni Gianassi. «Gli abbiamo chiesto di partecipare alla manifestazione pubblica dell’11 maggio in piazza Ginori - spiega Paoli dopo aver incontrato il primo cittadino nel tardo pomeriggio - Sarà l’occasione per spiegare alla cittadinanza cosa succede e cosa succederà se dovesse realizzarsi il piano industriale. A rischio non ci sono solo i lavoratori ma una parte del patrimonio sociale e manifatturiero italiano».
Oltre al sindaco anche il gruppo consiliare regionale e la segreteria toscana di Rifondazione hanno dato il loro appoggio ai lavoratori. «L’annuncio di 109 licenziamenti è un fatto gravissimo che rende esplicita la volontà di disimpegno rispetto a qualsiasi ipotesi di rilancio della produzione». Secondo Rifondazione «sono evidenti le responsabilità della proprietà che con continui cambi dei gruppi dirigenti e altrettanto continui stravolgimenti delle varie ipotesi di piani industriali che si sono succedute negli anni, ha palesato la propria incapacità e il crescente interesse per ipotesi di speculazione immobiliare. Anche per questo è importante che tutti i livelli istituzionali facciano e continuino a fare la propria parte».