Testo dell’intervento della R.S.U. di Richard Ginori all’assemblea dei quadri e delegati sindacali

"Lo sviluppo per l’equità, l’equità nello sviluppo. 10 maggio 2007"
Conclusioni di Guglielmo Epifani


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Intervento Rsu Richard Ginori

Se volete sapere come e’ che non si fa impresa, o come funziona la finanza in Italia, e qual’è il livello degli imprenditori nel nostro paese, pensiamo che la vicenda di Richard Ginori possa essere emblematica, ma che senz’altro non debba essere presa ad esempio. Richard Ginori è un’azienda presente a Sesto Fiorentino dal 1735 e da allora rappresenta l’eccellenza nel settore della porcellana che da sempre è sinonimo di qualità del prodotto e marchio di prestigio del Made in Italy.
Un’azienda che ha attraversato la storia del paese e che è stata all’avanguardia nelle lotte e nelle conquiste sociali delle lavoratrici e dei lavoratori.
Un’azienda che ha passato negli anni tante traversie ma che oggi, a causa di una gestione incapace dell’attuale proprietà, si trova in una crisi finanziaria talmente profonda da mettere a rischio la sua stessa sopravvivenza.

La proprietà dicevamo, che sin dall’inizio, ragionando solo in termini finanziari, ha delocalizzato in Bangladesh, Cina, India e Romania, interi segmenti della produzione, e che non ha mai saputo valorizzare e non ha mai investito su quelle che sono le peculiarità di una manifattura come Richard Ginori fondamentali, secondo noi, in un mercato dove la qualità costituisce il valore aggiunto per poter competere in maniera efficace. Una proprietà, nella persona di Carlo Rinaldini, che nel giro di pochi anni ha distrutto un intero gruppo industriale, con la conseguente perdita di centinaia di posti di lavoro.
Ma siamo all’oggi. Le lavoratrici ed i lavoratori hanno dovuto contrastare un piano industriale che prevedeva 109 esuberi su 340 addetti oggi occupati, ma non solo, hanno dovuto respingere l’idea di trasformare la manifattura in una fabbrica industrializzata che avrebbe inevitabilmente portato ad un prodotto di bassa qualità, con un progetto che avrebbe costituito la premessa per una progressiva dismissione dello stabilimento e che avrebbe probabilmente favorito una speculazione edilizia sulle aree dove oggi insiste la fabbrica, un rischio comunque sempre presente.

Lo hanno fatto a costo di grandi sacrifici personali: trentamila ore di sciopero e le conseguenze pesanti di una cassa integrazione. Ci sono riusciti con il sostegno unitario delle Organizzazioni Sindacali di categoria e grazie anche ad una posizione intransigente dell’Amministrazione Comunale di Sesto Fiorentino che ha da sempre e con grande forza dichiarato la propria contrarietà a qualsiasi progetto speculativo.
In questi due anni, tanto ormai è lunga la vertenza Richard Ginori, abbiamo assistito ad un vero e proprio balletto di amministratori delegati chiamati dalla proprietà per tentare di risolvere in qualche modo, la situazione sempre più grave dello stabilimento.
Tutti, dopo una breve permanenza, sono scomparsi senza aver fatto niente anzi, spesso causando danni, ma comunque con in tasca sostanziose parcelle, come per esempio Domenico Dal Bò, ex presidente dell’Associazioni Industriali di Treviso, che voleva licenziare 109 lavoratori e che per qualche mese di lavoro ha percepito un compenso di 95.000 euro.
Ma ormai Richard Ginori sembra essere arrivata ad un bivio: o la società viene ricapitalizzata, oppure si possono aprire scenari gravi di cui è difficile capirne oggi gli esiti.
Anche in questa vicenda, assolutamente finanziaria, stiamo assistendo ad un vergognoso teatrino, giocato senza scrupoli sulla testa dei lavoratori e delle loro famiglie.
Presunti compratori, che si sono avvicinati a Richard Ginori solo per ricavarne un po’ di prestigio, prestanomi, consigli di amministrazioni convocati e continuamente rinviati, ricapitalizzazioni annunciate e mai avvenute, assemblee dei soci andate deserte, mancate certificazioni dei bilanci, titolo ormai sospeso dalla borsa da tempo immemore, minacce di fallimento, il tutto con la più assoluta arroganza, e nella più assoluta impunità.
Le conseguenze di questo ignobile balletto sono l’avere ridotto lo stabilimento allo stremo delle sue forze. Ormai non ci sono più risorse per poter continuare la normale attività, al punto di rischiare di dover fermare gli impianti per mancanza di materie prime non acquistate. Anche gli stipendi cominciano ad essere a rischio.

Il tutto in una situazione paradossale in cui, nonostante niente si sia fatto per il rilancio dello stabilimento, e l’incapacità del gruppo dirigente, gli ordinativi sono in crescita, il lavoro non manca, tanto che l’azienda ha dovuto provvedere a fare delle nuove assunzioni, a dimostrazione, se mai ce ne fosse bisogno, delle enormi potenzialità della manifattura e a conferma che la crisi è solo finanziaria e non di prodotto.
Ma se siamo giunti a questo punto, è bene essere chiari fino in fondo, esistono delle responsabilità ben precise, ed è bene denunciarle. Se la proprietà, il sig. Carlo Rinaldini, si è permesso di fare e disfare a suo piacimento, è perché qualcuno non ha fatto bene il suo lavoro e non ha vigilato come era suo compito fare.
Sicuramente grande responsabilità va attribuita alle banche che hanno permesso al proprietario di Richard Ginori di continuare a tirare avanti in una situazione economica disastrosa e portare l’azienda sull’orlo del fallimento. Due pesi e due misure, forti con i deboli e deboli con i forti.
I sindaci revisori, responsabili di aver taciuto sino ad oggi rispetto ad una situazione finanziaria e societaria allarmante che R.S.U. e Organizzazioni Sindacali avevano denunciato da tempo con forza in ogni forma ed in ogni luogo.

E la Consob? Il suo ruolo non è quello di vigilare per garantire che le regole del libero mercato siano rispettate? Dov’era quando i bilanci di Ginori ripetutamente non venivano certificati?
Anche il ruolo che ha giocato in questa vicenda l’Associazione Industriale Fiorentina non è stata a nostro parere, positivo. Ha perso una grande occasione per dare sostanza a quei propositi di sviluppo e di salvaguardia del Made in Italy, che con facilità vengono enunciati nei vari convegni ma con difficoltà trasformati in fatti.
Come infine, vanno sottolineati i limiti della politica di fronte a situazioni come quelle di Richard Ginori in cui è evidente la sua impossibilità di incidere in maniera determinante. Siamo convinti che, nella nostra regione in particolare, lo sviluppo non può essere coniugato solo con il turismo i beni culturali ed i servizi in generale, ma debba passare anche attraverso una maggiore attenzione delle realtà produttive, peraltro importanti, presenti sul territorio.

Le R.S.U. con le Organizzazioni Sindacali, le lavoratrici ed i lavoratori, hanno avuto ben presente, sin da subito, che era necessario trasformare la vertenza Ginori da un livello locale ad un livello nazionale, e per fare questo hanno messo in campo tutto ciò che era possibile, sino a richiedere un’intervento del governo, che si è concretizzato in un incontro avvenuto a gennaio presso il Ministero delle Attività Produttive a Roma.

In questo incontro era stato stabilito un percorso che prevedeva successivi incontri a breve con le parti, con l’intento di esaminare le linee guida di un piano industriale ed avviare una discussione per il rilancio dello stabilimento di Sesto Fiorentino.
Purtroppo ad oggi dobbiamo registrare l’interruzione di questo percorso. Dopo il primo incontro il Ministero non ha ancora richiamato le parti al tavolo già fissato.
Cogliamo quindi l’occasione, in una sede importante ed autorevole come quella di oggi, ringraziando per l’opportunità che ci viene data, per rinnovare la richiesta d’intervento da parte del governo, che ci auspichiamo venga accolta nel più breve tempo possibile, convinti e preoccupati che ogni giorno in più che passa, possa complicare una situazione già gravemente compromessa.
Le lavoratrici ed i lavoratori sono sicuramente stanchi per questa situazione, ma sicuramente non lo sono per continuare una lotta che comunque ha consentito loro di essere, ancora oggi, al proprio posto di lavoro e che porti a salvare la loro fabbrica.
Continueranno a farlo grazie anche alla solidarietà che in tanti hanno loro espresso, a partire dalle lavoratrici ed i lavoratori delle altre aziende che non hanno fatto mai mancare il loro sostegno.
Continueranno a farlo convinti che la loro lotta sia la lotta di tutti.
E continueranno a farlo sostenendo CGIL, CISL e UIL in questa delicata trattativa con il governo per affermare, in Ginori come in tutti i luoghi di lavoro un’idea sana di sviluppo, dove la competitività delle imprese non sia pagata dalle retribuzioni e dalle pensioni, dove la qualità sia un modello sociale per tutti, a cominciare da quei dirigenti aziendali bravi a percepire compensi stratosferici ed immorali, senza garantire risultati concreti, dove la sicurezza diventi un parametro di eccellenza, anziché un’aspetto marginale nella gestione aziendale e nell’organizzazione del lavoro.
Un salto di qualità che le imprese devono fare perché non è accettabile morire di lavoro.

R.S.U. Richard Ginori 1735