La R.S.U. dello stabilimento Richard Ginori di Sesto Fiorentino denunciano l'atteggiamento
scorretto e provocatorio dell'azionista di minoranza di Richard Ginori dott. Roberto Villa che, accompagnato dalla Responsabile del personale
dottoressa Albertoni, in un incontro svoltosi nella giornata di ieri con le rappresentanze sindacali, ha minacciato la possibilità di licenziamento per giusta causa un delegato sindacale per aver rilasciato dichiarazioni sulla stampa, chiedendo conto di
queste e di altre rilasciate dalle OO.SS.
A questo proposito la R.S.U. Richard Ginori vuole fare le seguenti considerazioni:
Alle 12.00 di oggi 20 luglio la Direzione Aziendale Richard Ginori ha comunicato alle R.S.U. che le retribuzioni di luglio compreso la quattordicesima mensilità, saranno regolarmente corrisposte alla data del 31luglio.
L'azienda ha nel contempo specificato che le risorse finanziarie necessarie per l'operazione derivano esclusivamente dall'interno dello stabilimento.
Le R.S.U. hanno immediatamente informato i lavoratori e le lavoratrici riuniti in assemblea, sottolineando come l'unità sindacale e dei lavoratori, unita ad una lotta intransigente, abbia ad oggi portato un risultato importante.
E' altrettanto evidente che, visto anche la conclusione di questa vicenda, ad oggi può essere incauto e prematuro dare aperture di credito a Starfin, che potrà essere per il sindacato un interlocutore affidabile solo nel momento in cui si presenterà con un piano industriale di rilancio di Richard Ginori, garanzie occupazionali, e garanzie per un nuovo stabilimento.
Ad oggi va sottolineato come l'unico effetto prodotto da Starfin in Richard Ginori è il salvataggio, con il ritiro delle denunce, di Carlo Rinaldini.
Nonostante l'importante risultato raggiunto, con la sicurezza delle regolari retribuzioni, rimane tutta la preoccupazione legata alla data del 26 di luglio giorno dell'assemblea dei soci R.G, in cui verrà deciso il futuro dello stabilimento.
E' sottinteso che le iniziative in programma vengono ritirate, ma i lavoratori e le lavoratrici sono comunque pronti a riprendere la lotta con l'intransigenza sino ad oggi dimostrata nel momento in cui ce ne fosse la necessità.
In merito alle dure critiche del consigliere comunale Domenico Leggiero, secondo il quale la CGIL agirebbe a favore dell’amministrazione straordinaria in Richard Ginori e contro l’ipotesi Starfin, Luca Paoli della FILCEM CGIL dichiara quanto segue:
“In una recente lettera alle organizzazioni sindacali, scritta per conto d’un onorevole che voleva intavolare una trattativa con l’azienda al posto della RSU, Domenico Leggiero di Alleanza Nazionale si è definito capogruppo di minoranza dell’opposizione al Consiglio Comunale di Sesto Fiorentino.
Benché si sia in presenza di una minoranza della minoranza, che, per inciso, a un’indagine approfondita, potrebbe rivelare la rappresentanza oceanica di se stessi, la FILCEM CGIL di Firenze, rispettosa del pluralismo delle opinioni e della convivenza civile, tiene a precisare quanto segue nella speranza di chiarire la posizione del sindacato in una situazione intricata e complessa qual è quella che contraddistingue Richard Ginori.
Si comunica che l'azienda ha informato le R.S.U. circa l'impossibilita' ad oggi di erogare l'intero importo relativo alla mensilita'
di luglio, (compreso rimborso 730), e quattordicesima.
Nel dettaglio l'ipotesi che sono state illustrate sono le seguenti:
La R.S.U. della R.ichard Ginori esprime la massima cautela di fronte all’annuncio di ieri 27 giugno circa l’accordo tra IPREI (Carlo Rinaldini) e Starfin, che prevede il passaggio del controllo del pacchetto azionario pari al 50,8% di Pagnossin e di conseguenza il controllo di Richard Ginori alla finanziaria Starfin.
Va precisato infatti che ad oggi siamo in presenza di un accordo sottoposto ad una clausola sospensiva dell’accordo stesso che prevede l’assunzione da parte di Starfin di tutti i debiti di Pagnossin, che ancora non un solo euro stato versato e che il contratto stipulato prevede che l’aumento di capitale venga effettuato entro il 27 luglio 2007.
Va inoltre precisato che tutta la partita di Ginori Real Estate, quella che riguarda gli assets immobiliari dello stabilimento, non viene menzionata nell’accordo, e quindi rimane oscuro chi e come gestirà tutta questa parte, assolutamente determinante, per il futuro di Richard Ginori e dei suoi lavoratori.
Siamo quindi di fronte ad un intento e niente di più. Troppe volte i lavoratori di Richard Ginori sono rimasti scottati da annunci roboanti che poi si sono rivelati delle clamorose bufale; come necessario sottolineare che ancora una volta a Richard Ginori si avvicini una entità finanziaria e non un vero imprenditore.
Una cosa certa, chiunque controllerà Richard Ginori dovrà confrontarsi con il sindacato ed i lavoratori su tre punti fondamentali e da sempre ribaditi: un piano industriale che preveda il rilancio di Richard Ginori che passi per il mantenimento della peculiarità manifatturiera; la salvaguardia dei livelli occupazionali; la certezza della realizzazione di un nuovo stabilimento.
In una situazione che rimane comunque contrassegnata da nessuna certezza, le lavoratrici ed i lavoratori di Richard Ginori continueranno a presidiare lo stabilimento per filtrare ed impedire il passaggio a tutti coloro che non vogliono il bene della Ginori, e proseguiranno nel loro impegno per garantire la continuità dell’attività con tutti i lavoratori attualmente occupati.
La situazione in Richard Ginori si fa ogni giorno che passa sempre più drammatica. La mancata ricapitalizzazione della scorsa settimana e quindi la certezza da parte dei creditori di non vedere, almeno per ora, saldate le pendenze vantate nei confronti di Richard Ginori, sta costringendo molti di loro ad assumere posizioni intransigenti nei confronti della società.
Il servizio di vigilanza del Corpo dei Vigili Giurati è stato sospeso da sabato notte, cosicché il Museo di delle Porcellane di Doccia e i magazzini di Richard Ginori rimarranno privi di sorveglianza, soprattutto nelle ore notturne.
La società Pellegrini che fornisce il servizio mensa, sta valutando in queste ore se continuare a fornire il servizio ai lavoratori o interromperlo, a causa degli ingenti debiti non onorati da parte di Richard Ginori.
Anche le Cooperative che gestiscono alcuni importanti servizi all’interno dello stabilimento, hanno iniziato a diminuire il personale occupato in Richard Ginori con la prospettiva di non rinnovare i contratti di appalto.
In questa situazione sempre più compromessa le lavoratrici ed i lavoratori di Richard Ginori hanno iniziato, organizzandosi in scioperi articolati, un presidio davanti ai cancelli dello stabilimento, che ha come obbiettivi quello di impedire l’ingresso a tutti coloro che in questi anni hanno contribuito a determinare la drammatica situazione in cui versa R.G. e quello, in un momento di assenza assoluta di certezze e di sostanziale sbando dell’intera struttura, impedire che qualcuno possa portare via da Richard Ginori materiale determinante per la produzione, quale i calchi e gli stampi, oppure materiale prezioso come le forme storiche.
Lo sciopero ed il presidio, a salvaguardia della manifattura, è organizzato in maniera da continuare la produzione e garantire il carico e lo scarico delle merci.
Per chiarezza cerchiamo di rimettere in fila i fatti accaduti negli ultimi giorni.
Richard Ginori ha un debito verso l’IVA di 5.4 milioni di euro, debito accumulato dal 2004 ad oggi.
Improvvisamente qualcuno se ne accorge e piombano in stabilimento funzionari della società CERIT che si occupa del recupero crediti per conto dello Stato. La sostanza è che alla fine delle verifiche i funzionari della CERIT verbalizzano e pongono sotto custodia e quindi di fatto sequestrano prodotto ed impianti per un valore pari a circa 11 milioni di euro.
La prima conseguenza di questo atto è che da oggi Richard Ginori si trova nell’impossibilità di spedire e quindi di fatturare il prodotto sequestrato, rendendo ancora più paradossale una situazione che vede lo stabilimento di Sesto Fiorentino sempre più in difficoltà a causa di eventi esterni che rendono problematica la sua operatività.
E’ evidente che l’importante valore sequestrato di fatto apre la strada, nel momento in cui non avvenisse la tanto attesa ricapitalizzazione, al fallimento di Richard Ginori.
Tutto ciò che è avvenuto, si chiedono i lavoratori, è casuale o esiste una regia che ha pilotato gli eventi?
Una cosa è certa, le R.S.U. e le OO.SS. aspettano dal mese di gennaio che il governo le convochi presso il ministero delle Attività Produttive, così come concordato. Ad oggi non c’è stata nessuna risposta, però l’ufficio IVA (il governo) dispone improvvisamente un azione di recupero crediti.
Ma fino ad oggi non si erano accorti di niente? I 5,4 milioni di euro non risalgono agli ultimi mesi ma agli ultimi 3 anni. Perché allora, muoversi soltanto adesso, proprio quando la ricapitalizzazione sembra prossima?
Il governo fa forse da sponda agli interessi di qualcuno? Se così fosse non ci resta che sperare che questi siano gli interessi giusti, dove per giusti s’intende l’arrivo di un imprenditore che abbia come primo interesse il rilancio di Richard Ginori e la salvaguardia dei livelli occupazionali e non, presempio, l’arrivo di costruttori e finanzieri che abbiano come unico interesse la messa a valore degli assets immobiliari e, come già è successo in passato, lo sfruttamento del marchio per i loro giochi finanziari
Le lavoratrici ed i lavoratori di Richard Ginori sono stanchi di questa lenta agonia e del gioco al massacro che si sta compiendo sulle loro teste. Anche il governo, in sostanza, deve decidere da quale parte stare, con i lavoratori oppure no. Sapendo che se scegliesse la salvaguardia di interessi diversi da quelli dei lavoratori e quindi di una minoranza, si dovrà assumere le proprie responsabilità, compreso quelle della gestione dell’ordine pubblico.
Strano paese l’Italia. Un paese dove qualcuno può fare ciò che vuole e tutti gli altri, invece, devono seguire le regole.
Le R.S.U. della Richard Ginori e le OO.SS. sono in attesa di una convocazione da parte del Ministero delle Attività Produttive per incontrare la proprietà ed i nuovi soci che si sono impegnati a presentare in quella sede il nuovo Piano Industriale.
Ma da Roma nessuna nuova e dal Ministero nessuna notizia. Forse si aspetta che Carlo Rinaldini ed i suoi nuovi soci abbiano sistemati i propri affari a Treviso e, una volta in comodo, si degnino di concedere udienza ai rappresentanti dei lavoratori di Sesto.
Nel frattempo, a proposito di Treviso, il nuovo presidente di Pagnossin e R.G. ha trovato il tempo di dichiarare che, o le istituzioni locali gli danno possibilità, attraverso un cambio di destinazione d’uso delle aree adiacenti lo stabilimento Pagnossin, di avviare la speculazione edilizia ( chiamiamo le cose con il loro nome), o altrimenti chiude lo stabilimento di Treviso ed insieme a quello anche Richard Ginori di Sesto Fiorentino. Per lo meno è da apprezzare la chiarezza!!
Ma allora chiarezza per chiarezza: le R.S.U. ed i lavoratori di Sesto, pur esprimendo tutta la loro solidarietà ai lavoratori di Treviso che si trovano in Cassa Integrazione Straordinaria ed il cui futuro si fa sempre più preoccupante (chissà quante e quali promesse gli sono state fatte!) ritengono inaccettabile e di conseguenza respingono con forza il tentativo di saldare la vertenza Pagnossin con quella Richard Ginori. L’operazione che si vuole fare è chiara: sacrificare la manifattura di Sesto per far credere di salvare lo stabilimento di Treviso sul quale, per esempio, non pensiamo esista un Piano Industriale di rilancio di quell’attività.
Siamo quindi, nuovamente, a richiedere con urgenza l’attivazione del tavolo presso il Ministero delle Attività Produttive e la presentazione del nuovo Piano Industriale di Richard Ginori perchè, sempre in nome della chiarezza, ogni giorno che passa senza avere risposte, rende la situazione sempre più drammatica.
In merito al comunicato diffuso da Pagnossin ieri 18 gennaio, in cui si dichiara che il motivo principale del risultato negativo di Richard Ginori è ascrivibile alle ore di sciopero proclamate in azienda durante la vertenza della scorsa estate, la R.S.U. precisa quanto segue:
La pesantissima situazione debitoria dell’azienda, i cui contorni sono sempre meno definibili, è emersa in tutta la sua gravità da diversi anni, molto prima che iniziassero le agitazioni nello stabilimento di Sesto Fiorentino.
Come si evince dallo stesso comunicato di Pagnossin, i conti sono migliorati proprio nel periodo in cui si sono verificati gli scioperi.
Evidentemente Carlo Rinaldini, tenta di giustificare a chi si propone di entrare in azienda come nuovi soci una situazione finanziaria devastante, creata dalla sua totale incompetenza come imprenditore. Basta ricordare che in meno di dieci anni è riuscito a distruggere un intero gruppo industriale e licenziando centinaia di lavoratori.
Vale la pena sottolineare che se Richard Ginori, tra mille difficoltà è ancora viva, lo si deve esclusivamente all’impegno delle lavoratrici e dei lavoratori che continuano a credere in questa azienda.
Nel ricordare al dott. Rinaldini che lo sciopero è un sacrosanto diritto dei lavoratori, soprattutto quando si annunciano licenziamenti, consigliamo che si preoccupi dei veri motivi che hanno determinato il calo di vendite, quindi un problema del settore commerciale, da anni denunciato dalle R.S.U. , che è stato sino ad oggi diretto da sua figlia Maria Carlotta Rinaldini e di preoccuparsi della fuga di dirigenti e responsabili che si sta verificando in azienda.
Infine le R.S.U. si augurano che i conti dell’azienda non subiscano un ulteriore aggravamento in seguito al vergognoso aumento di compensi deciso all’assemblea dei soci per il nuovo consiglio di amministrazione. Nella situazione attuale tale decisione non può che suscitare l’indignazione di chi ogni giorno entra in fabbrica senza nessuna certezza per il proprio futuro.
Il dramma di Richard Ginori e dei suoi lavoratori sembra non avere fine.
Sfumato l’accordo tra l'attuale proprietario Carlo Rinaldini e il re del vetro Rocco Bormioli ecco presentarsi sulla scena un nuovo cavaliere bianco. Anzi... due.
Da quanto si apprende dalle agenzie di stampa, nessuno si preoccupa di informare R.S.U. e 00.SS., Carlo Rinaldini mentre ancora stava trattando con Bormioli ha definito una nuova intesa con tale Ronny Bonelli e tale Luca Fabrizio Sarreri. Il primo risultato di questa operazione sarà quello di un nuovo .Ammmistratore Delegato a Sesto Fiorentino. Il settimo in meno di due anni. Un record!! .
Ma chi sono questi due nuovi personaggi? Di loro, nonostante ricerche accurate, non si sa molto.
Cominciamo dal primo: Ronny Bonelli. Di lui si sa solo che è .proprietario dell'azienda di Arezzo Porcellana Bianca e della ditta Viceversa. Tutte e due queste aziende versano in pessime condizioni con bilanci in passivo. Il secondo, Luca Fabrizio Sarreri, oltre che essere rampollo di una nobile famiglia genovese, è titolare di una importante impresa immobiliare milanese. Qui i conti vanno un po' meglio: i bilanci sono in attivo di ben 900 euro!! ( Fonte Internet). .
Infine Carlo Rinaldini il suo curriculmn è impressionante: in poco meno di l0 anni ha distrutto un intero gruppo industriale. Ha chiuso aziende e licenziato centinaia di lavoratori. Ed ha accmnulato un debito di circa 50 mil Di Euro.
Ma in questa vicenda ci sono anche altri attori. Le banche che hanno permesso e continuano a sostenere Carlo Rinaldini nelle sue pratiche di finanza molto creativa.
E che dire della Consob che fino a pochi giorni fa si è tappata il naso, gli occhi, e la bocca, anche di fronte all'evidenza di una situazione tutt'altro che chiara a partire dai bilanci non certificati.
Di fronte a questo scenario la preoccupazione che denunciamo da tempo sta prendendo forma. E' evidente che non c'è alcun interesse per l’attività produttiva. Basta vedere m quale situazione versa lo stabilimento. La gravissima situazione finanziaria rende ormai difficile la normale operatività della manifattura. Ogni giorno che passa aggrava questa situazione. La sensazione è che Carlo Rinaldini continui a prendere tempo per condurre Richard Ginori ad una inevitabile quanto volontaria chiusura. Il passo successivo sarebbe quello di mettere tutti di fronte al fatto compiuto e rendere così più facile ed accelerare il progetto a cui si mira da sempre: l'unica ancora di salvezza che permetterebbe a Rinaldini di salvarsi, la speculazione edilizia sulle aree dello stabilimento.
Il prossimo martedì le R.S.U. e le 00.SS. si recheranno a Roma per un incontro con il Ministro delle Attività Produttive Bersani. Queste saranno le cose che gli verranno comunicate, con la richiesta forte, che attraverso l’interessamento e l’impepegno del ministero si arrivi finalmente a capire con chiarezza il futuro della Richard Ginori e approdare ad una soluzione positiva.
Una cosa è certa, i lavoratori e la lavoratrici di Sesto Fiorentino hanno sostenuto sacrifici enormi pari a 29.000 ore di sciopero per salvare il loro posto di lavoro e il patrimonio di tutta una comunità, e sono pronti a fame altrettante per salvaguardare il loro futuro e il marchio di una delle aziende più antiche e prestigiose d'Europa. ,
Nostro malgrado, siamo costretti a rispondere all'inutile sfogo del Nostro Direttore, che nel lamentarsi del clima in azienda fa invece di tutto per alimentare le tensioni, come dimostrano i tempi delle precisazioni fatte.
Dopo il comunicato di ieri pensiamo sia utile, per consentire ai lavoratori di darsi le
risposte giuste, e siamo convinti se le siano gia date senza gli inviti del Direttore, (ve
lo ricordate come veniva rappresentato negli striscioni durante gli scioperi ?) fornire tutti gli elementi necessari. ^
Abbiamo a che fare con la persona che ha sostenuto tre piani industriali diversi.
Che
con Biesuz voleva salvare i lavoratori dell'MPF e che appena due mesi fa gli ha
liquidati. Con il Direttore che ferma un delegate R.S.U. per convincere il sindacato
sulla necessita a rimanere tutti uniti perché tanto I 'Amministratore Delegato Dal Bo è
ormai finito. Con la Direzione che avvalla le scelte degli amministratori che via via
si succedono, anche se contrastanti tra loro. Con una Direzione che al di la degli
scioperi, e la prima responsabile insieme alla proprietà, della crisi che investe la
nostra Fabbrica.
Entrando nel merito dell'increscioso accaduto e ci riferiamo all’episodio citato dal Nostro Direttore alla fine del comunicato, precisiamo quanto segue: al direttore di stabilimento e stato semplicemente richiesto di verificare quanto accaduto rispetto alla scomparsa di una forma cosi come denunciato dai suoi collaboratori. Certo con preoccupazione, non con pesante allarmismo, e come poteva essere altrimenti visto i precedenti dell'Azienda che ogni anno, vicino alla ricorrenza del Natale delocalizza di nascosto alcune nostre produzioni? Dobbiamo forse ricordare che nel Piano industriale non c'e traccia della modellazione e che tra le righe si afferma la volontà di esternalizzare gran parte del prodotto bianco?
Infine un invito sincero: che il Direttore faccia il suo lavoro, che pensi alla fabbrica,
visto che i lavoratori vogliono bene all'Azienda ma sono stanchi delle chiacchiere.
P.S. Nella fiaba di CoIIodi il personaggio principale alla fine si riscatta e diventa un bambino vero. Questa Direzione e rimasta quello che e sempre stata.
Sesto Fiorentino, 18 settembre 2006 - Per il terzo giorno consecutivo la fabbricazione è paralizzata. Mancano le materie prime e gli impianti del settore bianco sono fermi, i lavoratori addetti alle presse, le macchine che producono il bianco, spostati in altri reparti. La sensazione di sbando è sempre più forte.
La situazione, se non fosse tragica, sta assumendo toni grotteschi; gli impianti fermi sono proprio quelli in cui l’A. D. Domenico Dal Bò aveva predisposto i doppi turni e dove i caporeparto pressavano maggiormente i lavoratori affinché aumentassero la loro efficienza.
Venerdì, per dimostrare agli agenti in visita allo stabilimento che tutto funzionava per il meglio, le presse erano state fatte partire solo per pochi minuti, con le poche scorte messe da parte per l'occasione, giusto il tempo della visita, poi, di nuovo tutto fermo.
La strategia messa a punto dal l'Amministratore Delegato, tesa a produrre una grande quantità di prodotto industrializzato, tralasciando così la produzione manifatturiera e artistica, sta miseramente fallendo a causa dei problemi organizzativi e logistici creati dall’assoluta mancanza di lungimiranza e conoscenza dell'azienda e dagli insormontabili problemi finanziari che di fatto stanno paralizzando la Richard Ginori.
La domanda nasce spontanea; ma Dal Bò, che si è sempre dichiarato il medico chiamato d'urgenza al capezzale della Ginori per tentare di salvarla, è il medico o la malattia?
Richard Ginori, simbolo dell’Italia produttiva nel mondo, è nel caos.
La nostra preoccupazione e il rischio concreto di disperdere un patrimonio industriale ci impone di rivolgerci alle massime istituzioni dello Stato e alle istituzioni locali, che tanta attenzione e sensibilità hanno mostrato da marzo scorso, per evidenziare la condizione precaria di una storica azienda alla luce di una vertenza ancora aperta da sei mesi e, soprattutto, sia dopo un mese e mezzo di cassa integrazione, sia per le scelte operate dall’Amministratore Delegato Domenico Dal Bò.
La cassa integrazione decisa dall’azienda sta dando il colpo di grazia a una struttura già minata da anni di abbandono e scelte consapevolmente e colpevolmente sbagliate.
Il disordine organizzativo è ai massimi livelli: in molti settori dello stabilimento manca il personale per sopperire a una produzione minimamente sufficiente e, nonostante le continue richieste della R.S.U., ci si ostina a non voler richiamare i lavoratori dalla cassa integrazione per andare avanti con insormontabili difficoltà.
Il risultato è quello di spremere il personale rimasto al lavoro, costringendolo a continui spostamenti nel tentativo di tamponare le falle produttive che via via si creano e sobbarcare il singolo lavoratore di mansioni mai svolte, senza minimamente pensare a una adeguata formazione, creando così i presupposti per una progressiva perdita di qualità del prodotto.
Il personale è così ridotto che basta un’assenza per malattia per determinare la fermata di un impianto o mettere in difficoltà un intero settore.
Le scelte produttive dell’azienda, per niente ostacolate da un gruppo dirigente allineato, che nel momento decisivo non si è dimostrato all'altezza della situazione, preoccupato solo di difendere posizioni di privilegio,
stanno provocando scientificamente soluzioni irreparabili. Nel tentativo di dimostrare che Richard Ginori ha un futuro soltanto puntando sulla parte industriale e producendo a bassi costi, tralasciando così i settori artistici e manifatturieri, è stato deciso di forzare al massimo sugli impianti, inserendo addirittura in alcuni settori i doppi turni. Il risultato è stato quello di intasare i magazzini di prodotto semilavorato, gettare nel caos l’aspetto logistico, rallentare il flusso del prodotto e generare l’impossibilità di spedire in maniera rapida e tempestiva, scontentando il cliente costretto ad aspettare per lungo tempo l’espletamento dell’ordine.
A tutto questo si aggiunge la crisi economica e finanziaria che investe Richard Ginori.
Mentre stiamo scrivendo gli impianti si stanno fermando a causa della mancanza di materie prime.
Ormai non ci sono più i soldi per niente: mancano i pezzi di ricambio per gli impianti, non vengono più comprate le protezioni e i dispositivi di sicurezza per i lavoratori. Non potendo sostenerne i costi, vengono trascurati interventi atti a salvaguardare la salute delle maestranze.
I debiti non si contano più e sono con tutti: con l’INPS, con l’erario, senza parlare dei fornitori. I lavoratori sono costretti a portarsi le penne da casa e i manutentori devono letteralmente frugare nella spazzatura per reperire un pezzo di tondino di ferro e poter così riparare un impianto.
In questa situazione la gente se ne va. Nell’ultimo periodo si sono verificate più di venti dimissioni. I lavoratori esasperati dalla mancanza di prospettiva preferiscono licenziarsi e cercare lavoro altrove. Viene così a mancare personale con anni di esperienza e alta professionalità, difficilmente sostituibile. Ma forse è proprio questo che vogliono.
Si, perché qual è la strategia di questa proprietà, qual è il progetto di Carlo Rinaldini e di Dal Bò? Provare, costi quel che costi, che è possibile produrre con molti meno lavoratori?
Oppure, al contrario, dimostrare che questo stabilimento è ormai “cotto”, esaurito, quindi smantellarlo, vendere il marchio, magari ai cinesi, e gettare i presupposti per la succulenta e tanto agognata speculazione edilizia?
E quello che diventerà il nuovo azionista di maggioranza (se mai lo diventerà), cosa vuole da Richard Ginori? Quali sono i suoi progetti? Il dubbio, legittimo, è che l’ingresso di Rocco Bormioli sia funzionale a quelle strategie.
Il dramma è che in mezzo a tutto questo ci sono i lavoratori e le loro famiglie. E la realtà è che Richard Ginori sta morendo. Si sta piano piano spengendo a causa di una malattia odiosa e implacabile e che ha tanti nomi: avidità, egoismo, mancanza di scrupoli e di rispetto.
Sì, anche di rispetto. Di rispetto per una storia che dura da trecento anni, rispetto di una civiltà, rispetto di un territorio.
Questo è l’ennesimo grido di allarme che i lavoratori lanciano, che non deve e non può cadere nel vuoto, pena lo spezzarsi di quella lunga e meravigliosa storia.
Se questo avvenisse, le responsabilità sarebbero di molti.
La R.S.U. comunica ai lavoratori che la Commissione Provinciale sulla Cassa Integrazione dell’ INPS, riunitasi nella giornata di ieri ha deciso di rinviare a data da destinarsi qualsiasi decisione in merito alla domanda di utilizzo di CIG ordinaria presentata da Richard Ginori. Questo, nonostante le forti pressioni dell’Associazioni Industriali di Firenze che insistevano per una rapida accettazione.
Organizzazioni Sindacali e R.S.U. avevano gia da tempo denunciato il fatto che Richard Ginori tentasse di ottenere l'accettazione della domanda prima di effettuare la reale ripresa produttiva che prevede il rientro di tutti i lavoratori in azienda al termine del periodo di Cassa, cosi come previsto dalla norma
II rischio, secondo i sindacati, era quello che Richard Ginori, dopo aver ottenuto la garanzia di erogazione da parte dell’ lNPS dei fondi previsti, potesse non effettuare la ripresa produttiva e passare direttamente ai licenziamenti.
OO.SS. e R.S.U. che avevano anche denunciato una non corretta applicazione della Cassa integrazione da parte dell’Azienda che, nel mese di agosto, non aveva esitato a sostituire lavoratori posti in CIGO con personale appartenente ad una cooperativa esterna, continuano ad esprimere grande preoccupazioni circa il futuro dello stabilimento di Sesto Fiorentino e suite reali intenzioni di rilancio di Richard Ginori, anche a seguito delle dichiarazioni rilasciate alla stampa da Rocco Bormioli, colui che potrebbe diventare il nuovo socio di maggioranza, circa il progetto di fusione tra la Pagnossin di Treviso e Richard Ginori stessa.
Le R.S.U. denunciano per l’ennesima volta il comportamento scorretto dell’azienda che, in presenza di una Cassa Integrazione, hanno fatto ricorso a dei lavoratori di una cooperativa per continuare le attività lavorative ed incrementare il fatturato durante la prima settimana di chiusura dello stabilimento.
E’ bene sottolineare che, durante la lunga trattativa tra sindacati e l’Amministratore Delegato Dal Bò sulla Cassa Integrazione, le R.S.U. e le OO.SS. avevano richiesto di ritardare l’apertura della CIGO proprio nel Magazzino Spedizioni, dove ora sono impiegati i lavoratori della cooperativa, visto che tutti gli anni, in maniera strutturale, veniva richiesto un prolungamento dell’attività per consentire il completamento delle spedizioni. Ma l’azienda ha preferito, pur di mettere a casa due delegati sindacali e dei lavoratori a lei sgraditi, aprire anche in questo settore, fin da luglio, la Cassa Integrazione mettendo così, per puro puntiglio, a rischio il fatturato ed il risultato del mese di Agosto.
Come già annunciato le R.S.U., di fronte alle continue scorrettezze dell’azienda, si vede costretta a denunciare all’ INPS una situazione che conferma la natura di questa Cassa Integrazione, che invece di sostenere il reddito dei lavoratori in mancanza di lavoro è mirata a sostenere e mantenere a galla, nel mare di debiti dove rischia di affogare, il proprietario di Richard Ginori Carlo Rinaldini e di permettergli di continuare nei suoi giochini finanziari che consentirebbero di salvare lui ma non la Richard Ginori e soprattutto i suoi lavoratori.
(AGI) - Firenze, 10 lug. - "Le garanzie sociali, quindi tutte le condizioni ci sono: adesso bisognera' che la politica, in tutte le sue manifestazioni, riesca a far valere una ragione". Cosi' il presidente della Camera Fausto Bertinotti, ha commentato l'incontro che ha avuto con i rappresentanti sindacali della Richard Ginori, storica fabbrica fiorentina, che rischia la cassa integrazione per oltre cento lavoratori. "La piattaforma delle Oss e' molto forte, fondata su un disegno di politica industriale che oltre che su una sacrosanta richiesta di garanzie". "Siamo soddisfatti - ha detto Luca Paoli,segretario provinciale della Filcem-Cgil - per l'impegno che il presidente della Camera Bertinotti e le istituzioni ci hanno assicurato, anche come pressioni nei confronti della proprieta'". "Purtroppo la situazione e' davvero drammatica. C'e' uno spiraglio se l'azienda decide di venire giovedi' prossimo all'incontro a fare un passaggio costruttivo con noi". Se, viceversa, "siamo ancora all'aut aut, credo che sara' molto complicato anche perche' i lavoratori della Ginori hanno una lunghissima tradizione di non sottostare ai soprusi". Infine il sindacalista ha reso noto che il sindaco di Firenze Leonardo Domenici "sosterra' e coordinera' la pressione delle istituzioni nei confronti dell'azienda". (AGI) Cab/Glc 101242 LUG 06
Nuova iniziativa sindacale per fronteggiare la delicata situazione in Richard Ginori. La Filcem Cgil ha infatti deciso di acquistare un pacchetto di azioni della Richard Ginori con l’obiettivo di partecipare all’assemblea degli azionisti, che si svolgerà il 28 giugno prossimo. "Il nostro intento," dichiarano Luca Paoli e Marco Mencobello della Filcem fiorentina, "è quello di ribadire in quella sede quanto sostenuto in questi mesi di lotta e cioè," continuano i sindacalisti, " che il problema principale dell’azienda è finanziario, dovuto a una gestione scriteriata da parte di Carlo Rinaldini." Altro aspetto che si prefiggono i sindacati "azionisti" è di far risaltare il valore di Richard Ginori e, di conseguenza, il potenziale industriale. "Sarà importante ribadire agli azionisti che," precisano ancora Paoli e Mencobello, "a fronte di un piano industriale diverso da quello presentato dall’amministratore delegato Dal Bò, si potrebbe rilanciare Richard Ginori in tempi brevi, consentendo finalmente agli stessi azionisti di guadagnare qualcosa dopo anni di perdite." Con questa iniziativa il sindacato si propone di sensibilizzare anche il microcosmo finanziario che gravita attorno all’azienda e i cui interessi sono molto distanti da quelli dei lavoratori. "Ci rivolgiamo alle banche e ai piccoli azionisti nella speranza di far loro capire che, proseguendo sulla strada scelta da Rinaldini e Dal Bò, a rimetterci non saranno solo i lavoratori. Forse un’alleanza tra i loro e gli interessi dei dipendenti potrebbe liberare la manifattura di Sesto dalle pastoie di una proprietà e di una dirigenza che, almeno fino a oggi, ha pensato principalmente a salvare se stessa piuttosto che a recuperare valore all’impresa." Il sindacato è consapevole della delicatezza di questa iniziativa e di quanto sia importante distinguere il suo ruolo di rappresentante dei lavoratori da quello improprio di piccolo azionista di un’impresa privata. "È scontato," concludono Paoli e Mencobello, "che un minuto dopo aver raggiunto i nostri obiettivi le azioni saranno vendute indipendentemente dal loro valore di borsa. Anche perché, altrimenti, ci sarebbe un palese conflitto d’interessi. Fermo restando l’aspetto fortemente innovativo di un sindacato che sceglie di misurarsi sugli ambiti preferiti dell’impresa, in una logica di partecipazione e, nello stesso tempo, di controllo della gestione aziendale."
In merito ad alcune dichiarazioni rilasciate alla stampa, la R.S.U. della Richard Ginori vuole precisare quanto segue:
pur rispettando le opinioni personale di chiunque, a nostro giudizio crediamo che, prima di essere espresse, sia necessario conoscere approfonditamente ciò di cui si parla e, per fare questo, pensiamo sia necessario avere avuto un contato diretto con i lavoratori per essere a conoscenza dei reali obbiettivi che essi hanno.
L’obbiettivo delle lavoratrici e dei lavoratori della Richard Ginori, che fino a d oggi è stato perseguito con gli scioperi e con le lotte, non è sicuramente, anche se da tanti ritenuto auspicabile, quello del cambiamento della proprietà. Tutti sono coscienti che questo non rientra nelle loro possibilità.
Il vero ed unico obbiettivo è la salvaguardia di tutti i posti di lavoro e la continuità, intesa come manifattura, dello stabilimento di Sesto Fiorentino, unico requisito questo, che possa garantire un futuro alla Richard Ginori.
Obbiettivo da perseguire attraverso il confronto con l’azienda, confronto che deve necessariamente passare attraverso un radicale cambiamento del piano industriale che, così come è stato presentato alle forze sindacali, garantisce un progressivo impoverimento e conseguente smantellamento della fabbrica per favorire una speculazione edilizia sulle aree Richard Ginori. Confronto che ad oggi l’azienda ha sempre respinto, chiarendo nell’ultimo incontro in Associazione Industriali la sua posizione: immodificabilità del piano industriale e dichiarazione di 109 esuberi strutturali.
I lavoratori della Richard Ginori, coscienti della posta in gioco, e cioè della sopravvivenza della LORO manifattura e del patrimonio che essa per tutti rappresenta, hanno deciso in assemblea e democraticamente, di dare mandato alle R.S.U. e alle OO.SS., non di interrompere la trattativa, ma di continuare il confronto per perseguire gli obbiettivi sopra esposti, che certamente non può che passare attraverso la difesa degli attuali livelli occupazionali.
Una cosa è certa: è vero, in questo momento è a rischio l’azienda, ed i posti di lavoro, ma la responsabilità di tutto ciò è attribuibile solo ed esclusivamente all’azienda ed in particolare alla sua proprietà che, nel perseguire solamente obbiettivi finanziari e speculativi, ha colpevolmente e volontariamente tralasciato gli obiettivi che un serio imprenditore dovrebbe avere.
Crediamo infine che, in rispetto dei lavoratori che da mesi, a costo di grandi sacrifici, sono in lotta, sia opportuno che tutti si ritengano vincolati dalle opinioni e dalle decisioni da loro espresse in una democratica assemblea.
Oggi, dopo l’incontro svoltosi venerdì 9 giugno in Associazione Industriali con l’A. D. Domenico Dal Bò e il direttore di stabilimento ing. A. Mugnaioni, si è tenuta in Richard Ginori l’assemblea generale in cui l’R.S.U. e le OO.SS. hanno informato i lavoratori circa l’esito della discussione con l’azienda.
Le R.S.U. e le OO.SS. hanno ribadito, così come dichiarato in Associazione Industriali, di essere pronti a sostenere la trattativa nell’ambito del mandato ricevuto dai lavoratori nelle precedenti assemblee, sintetizzato in tre punti:
• Un piano industriale concordato.
• La salvaguardia dei livelli occupazionali.
• La certezza della costruzione di un nuovo stabilimento.
Precisando così, che l’incontro di venerdì si è interrotto per volontà dell’azienda che ha dichiarato il piano industriale immodificabile e che i 109 lavoratori che saranno posti in CIGS non rientreranno comunque in stabilimento alla fine della Cassa Intgrazione.
Alla luce di quanto sopra i lavoratori hanno deciso, dopo un approfondito dibattito di votare e di rinnovare il mandato alle OO.SS. e alle R.S.U, rifiutando qualsiasi ambito di confronto che presupponga la mancata salvaguardia dei posti di lavoro.
Dall’assemblea è emerso inoltre l’opposizione a qualsiasi disegno speculativo, e la volontà inoltre di difendere sia la Richrd Ginori di Sesto Fiorentino, sia i 362 posti di lavoro impegnando ogni risorsa possibile al raggiungimento di questo obbiettivo.
Le R.S.U. della Richard Ginori informano che, nel momento in cui l'azienda dichiara la volontà
di aprire una procedura di Cassa Integrazione che coinvolge gran parte dello stabilimento, la stessa chiede un incremento della produttività,
attraverso una richiesta di doppi turni agli impianti di fabbricazione.
La richiesta dell'azienda oltre che essere in contrasto con l'annuncio della Cassa Integrazione straordinaria
, si prefigura come un comportamento antisindacale, nel momento in cui, evidentemente, si tenta di recuperare le ore di sciopero, magari per fare magazzino in vista della CIG, e attenuare così l'efficacia
della lotta delle lavoratrici e dei lavoratori della Richard Ginori.
Ci chiediamo inoltre come, con questi presupposti, l'azienda possa richiedere al Ministero del lavoro
un intervento di ammortizzatore sociale e come pensi poi, con una riduzione di personale, gestire una situazione in cui ci sono ordini
consistenti da evadere e centinaia di migliaia di pezzi da produrre.
Ribadiamo che, con tutta evidenza la cassa integrazione è funzionale solo a dinamiche finanziarie e sicuramente non ad un rilancio della manifattura che anzi, necessiterebbe in alcuni
particolari settori di un rafforzamento e dell'avvio di una formazione che garantisca la continuità delle professionalità presenti in azienda.
Ribadiamo inoltre che l'atteggiamento ed il modo di procedere dell'Amministratore Delegato Domenico Dal Bò rende sempre più complicato, da parte di R.S.U. e Organizzazioni Sindacali, la possibilità di accordi che, nell'intenzione dell'azienda e senza impegni credibili e concreti in termini di investimenti, rilancio, e prospettive, scarichino tutto sulla pelle dei lavoratori.
Smentita la cassa integrazione per 109 operai
Firenze, giovedì 25 maggio 2006. Ai lavoratori della Richard Ginori non manca di certo la fantasia, nella dura battaglia per salvare lo stabilimento di Sesto Fiorentino e il loro posto di lavoro , non lasciano niente di intentato. Da qualche giorno hanno prodotto un sito internet dove tutti possono seguire e partecipare alla loro lotta , si può firmare un appello e diffonderlo a tutti coloro che hanno a cuore le sorti dello storico stabilimento di ceramica artistica di Sesto Fiorentino. Il sito internet ci pare una novità nel panorama degli strumenti di lotta dei lavoratori, è stato creato da loro e il solo fatto di esistere smentisce chi pensa che gli operai siano desueti, vecchi, non qualificati , ma noi che conosciamo le maestranze della Richard Ginori non ci stupiamo affatto, conosciamo la "cultura" di quella azienda e dei suoi lavoratori. Quelle donne e quegli uomini di oggi, le generazioni che hanno lavorato in quella fabbrica possono affermare senza possibilità di essere smentiti :La Ginori siamo noi.La R.S.U. della Richard Ginori, avendo appreso della decisione del Consiglio di Amministrazione
della Pagnossin di rifiutare l'offerta di Starfin inerente l'acquisto delle quote di maggioranza di Richard Ginori
, denunciano come si sia persa un'occasione importante che, pur non avendone la certezza, poteva rappresentare una svolta e una prospettiva di rilancio per la manifattura.
Al contrario il piano industriale triennale presentato dall'attuale Amministratore Delegato Domenico Dal Bò, essendo privo di qualsiasi tipo di investimento, non prevede nessuna prospettiva di rilancio, e anzi getta le basi per un progressivo impoverimento dell'azienda.
Gli scioperi sostenuti con forza dalle lavoratrici e dai lavoratori avevano ed hanno tutt'ora il solo scopo di salvaguardare la manifattura, con gli attuali livelli occupazionali ed il suo patrimonio artistico, al contrario dell'attuale proprietà, che non segue una logica industriale, ma unicamente finanziaria che rischia di condurre la Richard Ginori
sino ad un punto di non ritorno.
Con Queste premesse siamo a ribadire le difficoltà nel poter trovare un accordo che oggi rappresenterebbe solo lo strumento a 'salvataggio' dell'attuale proprietà.
Oggi, in concomitanza con la riunione in azienda del cda, proseguono le interruzioni del lavoro programmate dalle Rsu. La dura e complicata fase della trattativa rende sempre più evidente la mancanza di una filosofia industriale da parte della proprietà attuale. Nel piano industriale, tanto puntiglioso nel dichiarare le carenze organizzative ed enumerare gli esuberi, mancano completamente le prospettive e gli investimenti per la Ginori che Dal Bò dice di voler salvare. Le lavoratrici e i lavoratori della Ginori consci, con le Rsu e le organizzazioni sindacali, di giocare una partita sempre più pesante, si rendono conto di aver bisogno per vincerla dell'appoggio, oltre dei vari livelli istituzionali, della società civile in tutte le sue migliori espressioni. Le ooss ,la RSU le lavoratrici e i lavoratori della Richard Ginori Invitano perciò la popolazione di Sesto F.no e zone limitrofe, le associazioni culturali, religiose e di volontariato presenti nel territorio e la stampa al dibattito pubblico di domani sera 11/05/06 che si terrà alle 21 in piazza Ginori per spiegare il piano dell'azienda e le contromisure che intendono adottare per la salvezza del sito produttivo attuale.
Sesto F. venerdì 5 maggio 2006:
Ancora una giornata di lotta alla Richard Ginori, le maestranze, dopo un sit-in davanti all'ingresso della fabbrica a dimostrazione della ferma volontà di salvaguardare il futuro della storica azienda ed il posto di lavoro, sono uscite in corteo nelle vie adiacenti. In questa trattativa dura e complicata da molteplici interessi diversi da quelli industriali veri, le maestranze e le organizzazioni sindacali ritengono di dover allargare quanto più possibile il coinvolgimento della cittadinanza di Sesto Fiorentino e dintorni compreso Firenze stessa. Siamo convinti che la Richard Ginori rappresenti un grande valore storico, culturale ed industriale in l'Italia e nel mondo. Fin'ora tale valore che è la capacità delle maestranze di saper coniugare buon gusto e operosità ha sempre risollevato le sorti della fabbrica. Il nome Richard Ginori è sinonimo di produzioni di grande pregio. I lavoratori intendono ribadirlo nei confronti dell'attuale proprietà ad oggi unicamente e grettamente interessata all'aspetto finanziario e speculativo. Le oo.ss e la RSU , proprio perché la Richard Ginori è un patrimonio da mantenere e valorizzare, vogliono che la cittadinanza sestese viva questa trattativa e venga messa a conoscenza del famigerato piano industriale che, oltre ai tagli sul personale, non dice nulla sul futuro della realtà produttiva. Pertanto invitano la popolazione e le associazioni culturali, religiose e di volontariato presenti nel territorio ad un dibattito pubblico che si svolgerà l'11/05/06 alle 21 in Piazza Ginori, nel quale spiegheremo anche le nostre posizioni e intenzioni. Altri momenti di informazione avverranno facendo un volantinaggio e presidio sabato 6/5 al mercato, mentre continueranno in fabbrica gli scioperi articolati per rivendicare rispetto e dignità delle lavoratrici e lavoratori.
Vi ricordiamo che domani venerdì 5 maggio i lavoratori della Richard Ginori effettueranno uno sciopero e un sit-in di protesta contro i 109 esuberi annunciati dalla direzione. I lavoratori aspettano la stampa preferibilmente dalle ore 9,30 alle ore 11.00. In questa occasione verranno annunciate le prossime iniziative di lotta
In occasione del CdA, in programma oggi 26 aprile presso la Richard Ginori 1735, le R.S.U. avevano preparato un documento da consegnare ai consiglieri delegati, che avrebbe dovuto richiamarli alle loro responsabilità nel decidere sul futuro dell’azienda. La riunione infatti dovrebbe prevedere l’approvazione del piano industriale in cui, stando al tam tam aziendale, sarebbe previsto un cospicuo numero di licenziamenti. Con tale decisione, se confermata, si pongono le premesse, a giudizio del sindacato e delle R.S.U., per il definitivo affossamento di Richard Ginori e, nello stesso tempo, l’avvio del processo di speculazione immobiliare sull’area, che dovrebbe consentire il salvataggio finanziario dell’attuale proprietà. Nel documento delle R.S.U. si annuncia l’opposizione delle lavoratrici e dei lavoratori a questo scellerato disegno. Il documento avrebbe dovuto essere consegnato ai consiglieri prima dell’inizio della riunione odierna. Invece si è verificato un curioso disguido: parte dei consiglieri si sono presentati a Milano e parte a Sesto Fiorentino, a causa di un difetto di comunicazione. La vicenda, di per sé banale, accresce tuttavia la preoccupazione dei lavoratori di Richard Ginori, che vedono il loro destino professionale affidato nelle mani di dirigenti che si confondono al momento decisivo per stabilire il rilancio dell’azienda. C’è da chiedersi, secondo le R.S.U., quale sia il grado di affidabilità del CdA che pensa di ridurre i costi e gli sprechi, compresi decine di posti di lavoro, senza essere in grado di coordinarsi nemmeno per prendere decisioni determinanti per il futuro di Richard Ginori. L’episodio, se ci fosse stato bisogno, conferma la linea sindacale, per la quale ogni trattativa dovrà essere vincolata al raggiungimento di tre obbiettivi: un piano industriale concordato, la certezza della costruzione di un nuovo stabilimento attraverso un protocollo d’intesa istituzionale e la salvaguardia tanto del marchio, con l’attività connessa, quanto degli attuali volumi occupazionali su Sesto Fiorentino.
Si susseguono le iniziative di lotta dei lavoratori della Richard Ginori. Oggi , martedì 28 febbraio, si è svolto un volantinaggio che ha interessato il territorio di Sesto Fiorentino. Domani con inizio alle ore 18 i lavoratori informeranno della loro vertenza, attraverso un nuovo volantinaggio, il pubblico della partita di calcio Italia Germania che si svolgerà a Firenze , allo stadio Artemio Franchi.
L'intenzione dei lavoratori è di non lasciare nulla di intentato per far recedere la Direzione dalla decisione di mettere in cassa integrazione per 3 mesi 50 dei 370 lavoratrici e lavoratori dello stabilimento a partire dal prossimo 6 marzo.
Vi ricordiamo che le richieste avanzate dai lavoratori sono le seguenti:
" Avere un piano industriale triennale di rilancio dell'azienda concordato e sottoscritto fra Direzione e Rappresentanti dei lavoratori
" Far recedere l'azienda dalla procedura di Cassa Integrazione
" Avere certezze, attraverso un Protocollo istituzionale, sull'occupazione e sullo sviluppo produttivo e commerciale dell'azienda e sulla costruzione del nuovo stabilimento produttivo in un'area del Comune di Sesto.
La RSU e le organizzazioni sindacali stanno valutando il da farsi su alcuni episodi che sono accaduti durante il volantinaggio ai centri commerciali principali del territorio sestese ( Carrefour, I Gigli, Coop) dove i lavoratori sono stati allontanati con modi molto poco civili . Mentre non sono escluse forme di boicottaggio per chi ha dimostrato così poca sensibilità sociale, sono state informate le RSU di quei centri commerciali affinché si adoperino presso le loro Rispettive Direzioni perché si modifichino da subito atteggiamenti e comportamenti non all'altezza della solidale e civilissima popolazione di Sesto Fiorentino e più in generale di una civile convivenza.
Venerdì 24 febbraio, Sesto Fiorentino: questa mattina, alle ore 11, una affollatissima assemblea dei lavoratori in sciopero ha deciso di continuare manifestazioni e scioperi per far recedere la Direzione dalla decisione di mettere in cassa integrazione per 3 mesi 50 dei 370 lavoratrici e lavoratori dello stabilimento a partire dal prossimo 6 marzo.
Le organizzazioni sindacali e la RSU aziendali hanno sottoposto all'assemblea una piattaforma in 3 punti:
" Avere un piano industriale triennale di rilancio dell'azienda concordato e sottoscritto fra Direzione e Rappresentanti dei lavoratori
" Far recedere l'azienda dalla procedura di Cassa Integrazione
" Avere certezze, attraverso un Protocollo istituzionale, sull'occupazione e sullo sviluppo produttivo e commerciale dell'azienda e sulla costruzione del nuovo stabilimento produttivo in un'area del Comune di Sesto
La RSU Richard Ginori e le organizzazioni sindacali aspettano la presenza degli organi di informazione
L'amministratore delegato Giuseppe Biesuz della Richard Ginori di Sesto Fiorentino ha rilasciato a "La Nazione" un'intervista , uscita mercoledì 26 ottobre, a dir poco provocatoria.
Siamo rimasti profondamente offesi e allibiti dalle sue affermazioni fra le quali spicca quella nella quale definisce la classe operaia toscana " la peggiore che abbia visto in giro per l'Italia".
Sono questi un' affermazione e un giudizio che tradiscono da una parte una scarsa conoscenza del patrimonio professionale fiorentino e toscano e dall'altra una assoluta inadeguatezza a gestire corrette relazioni industriali.
A smentire la sua affermazione c'è una lunga e importante tradizione sindacale fatta di relazioni, confronti serrati e anche conflitto quando necessario; sono accordi e gestioni condivise dei problemi e delle criticità che hanno attraversato l'economia e il mondo produttivo del nostro territorio.
Non ultimo per importanza è il "Patto per lo Sviluppo" che è stato sottoscritto da CGIL/CISL/ UIL insieme a tutte le associazioni di rappresentanza datoriale e da tutte le amministrazioni locali. Di quel patto il Comune di Sesto Fiorentino con il suo sindaco sono stati protagonisti attivi e responsabili.
Forse l' amministratore delegato farebbe bene a rileggersi la storia sociale di questo territorio, o quantomeno lo stesso Patto per lo Sviluppo, che la CGIL di Firenze rivendica come un elemento innovativo e di risposta alla crisi pesante del sistema economico. Troverà lì una serie di buone pratiche per lo sviluppo e soprattutto potrà constatare che nell'insieme dei modelli scelti dalle parti non è previsto quello dell'ingiuria e del mancato rispetto degli interlocutori.
L'invito che possiamo rivolgere al Signor Biesuz è di stare al merito e avviare finalmente il confronto con il sindacato aziendale e di categoria sul piano industriale aziendale, mirando alla capacità di stare sul mercato con un prodotto di qualità, allo sviluppo della Richard Ginori e delle capacità professionali e occupazionali presenti in un'azienda dal marchio storico e con una prospettiva che vorremmo chiaramente tracciata anche per il futuro.